La profezia che si autoavvera

Parlavo l’altra sera con mia figlia Emma di come capita, è capitato e chissà, forse ricapiterà, di trovarci in una situazione nella quale, come nuvole, ci si può sentire avviluppati in un senso di predestinazione e pensare che “tutto è stabilito”. La mia condivisione con lei è nata dalla curiosità che ha saputo stimolare in me il tema del titolo e di cui, tra le tante altre cose, ho sentito parlare recentemente seguendo una masterclass di Mindfullness.

Forte è la tendenza – umana – di incasellare persone ed eventi. Se non adeguatamente svegli, automaticamente, tendiamo a selezioniamo, tra i mille stimoli e le mille opzioni che la vita ci pone davanti, prevalentemente quelle che giustificano le nostre aspettative ( ovvero come siamo abituati a vedere le cose ). Un giorno, sono certo, si potranno misurare questi tipi di effetti, ora siamo un po carenti di strumenti di misurazione, anche se gli effetti li vediamo eccome. Chissà magari un giorno, come accaduto per i batteri con il microscopio, avremo modo di misurare l’energia dei pensieri, autodiretti ed eterodiretti, e vedere i cambiamenti che operano. A volte gli imprevisti sono come docce fredde improvvise. Spaventano e determinano reazioni varie. Tra le tante vi è anche quella di “svegliarci”, ed in quel caso più che un danno è una benedizione. Stimolato dal tema ho iniziato a ricercare ed approfondire. Mi sono imbattuto in questo video e ho piacere di condividerlo.

Godersi la vita è possibile. Ecco una cosa da fare, impegnativa ma funziona.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Godersi la vita è un ambizione di molti, ma non a tutti riesce di farlo. Un’ostacolo al godimento è che su alcuni aspetti della nostra storia siamo ancora molto coinvolti e ciò nonostante spesso ci separino tanti anni, visi e chilometri.

Ci sono persone per i quali la vita non è stata facile, sono accadute cose dolorose e certi colpi hanno fatto molto male.

Quello che segue potrà apparire indigesto.

Il dolore fa parte della vita. Chi ne ha fatto esperienza, o la sta vivendo in questo momento, reattivamente si appunta su una sorta di taccuino interiore le forme ed i modi di questa esperienza. Sono fatti oggettivi, inopinabili. Sono successe “cose” ed è la verità fredda e pungente.

Il taccuino interiore, tuttavia, nel tempo – potrebbe – assorbire ed assolve anche una ulteriore funzione, oltre a quella di ricordarci.

La funzione cui faccio riferimento è di tipo sedativa, interviene facendoci sentire giustificati a non essere “migliori”, ovvero giustificati per essere ” mediocri o inadeguati”.

Più o meno questa funzione, quando ci troviamo di fronte alle sfide della vita, si attiva e di fronte alle difficoltà inizia a granare nella nostra mente il rosario delle tante pene passate. Altra funzione sedativa la assolve contro la paura, o almeno così ci illude.

Questa funzione ha bisogno di mantenere in vita un aspetto dell’esperienza del dolore, anche se sono passati molti anni, e mi riferisco alla “sofferenza”.

L’ho “virgolettato” per aiutarmi nel tentativo complesso di dire che, rispetto al dolore ed alle ferite che ci sono state, la permanenza del sentimento della sofferenza nella nostra vita trova linfa in un nostro accanimento a tenerla sempre attiva.

In sintesi il dolore fa parte della vita, abbiamo dato e sofferto, ma scegliere di permanere nella visione di una vita di sofferenza è una decisione.

Tornando all’inizio quindi il godersi la vita trova un ostacolo nella nostre decisioni di mantenere attiva quesa funzione.

Seppur a fatica, devo riconoscere quanto mi hanno insegnato i miei maestri e cioè che la sofferenza è una decisione.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Noi e “gli altri”

Una delle occupazioni della mente umana ha “gli altri” come focus. Cosa penseranno gli altri? Cosa diranno gli altri?

“Gli altri” ad un certo punto smette di avere sembianze di persone in carne e ossa con un nome e un cognome. Diviene semplicemente una emozione che abita in noi e che si attiva come un programma quando viene lanciata.

Diventa condizionante, si lo diventa eccome! Ci vuole lavoro, anima e coraggio per andare a snidare questa coabitazione.

“Gli altri” interiorizzati prendono varie forme a seconda della specifica situazione in cui li abbiamo assunti a “rilevanza”.

Non è solo un fatto personale, molto spesso questa è un acquisizione che ci arriva sia dalla cultura sociale che da quelal familiare.

E’ un bell’ostacolo…”gli altri”, sapete? Un gran legaccio alle nostre azioni. Prende varie connotazioni e forme, dicevo. Imbarazzo, timore e giudizio credo siano quelle da podio.

Queste emozioni interiorizzate appesantiscono la nostra vita.

Provate a immaginare quanto è pesante la paura di essere giudicati e come questo toglie slancio alla nostra libertà e creatività di poter fare il ca.zo che ci pare e di sbagliare alla grande e di essere imperfetti e di avere delle debolezze ecc ecc.

E’ un fatto personale, dicevo, ed è un chiacchiericcio tutto tra se e se stessi. Se vi capita di sperimentare questa coabitazione dolorosa non sentitevi sbagliati, capita. Ma una volta che la ritrovate mi raccomando, lavorateci e sciogliete i nodi.

La mia esperienza? Si conosco ciò di cui scrivo, non scimmiotto cose che non conosco. Ci ho lavorato tanto su questo tema e mi piace spoilerare il finale.

Il finale è che gli “altri” ovvero ai rappresentanti in carne e ossa delle nostre paure o timori interiorizzati hanno, come noi del resto, tante altre cose a cui pensare. La vita è interessante. E ogni persona è davvero molto interessante, anche se non ci crede.

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Nell’era delle connessioni permanenti, il cyberbullismo non è più solo un problema adolescenziale tra i banchi di scuola. Nel 2025, questo fenomeno ha superato ogni confine generazionale e personalmente credo anche ogni limite, entrando nelle vite di persone di tutte le età, trasformando gli spazi digitali in campi minati emotivi dove chiunque può diventare una […]

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Davvero un Counselor può aiutarmi?

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

La vita è un esperienza ricca. Sono tante le cose che accadono ogni giorno, la quantità di scelte che prendiamo è incalcolabile. Si incalcolabile! Pensiamo a ogni azione e ogni sguardo, ogni parola detta o non detta, maglia rossa o maglia blu… in ogni grande e piccola cosa noi scegliamo. L’automatismo di tante nostre attività fa si che certe scelte non le percepiamo. Non per questo, però, non ci sono. Noi siamo pieni di risorse, molte più di quante ce ne riconosciamo.

Siamo pieni di risorse, quindi, ed abitano in ogni nostra cellula anche innate tante alleanze.

Tra queste, la prima cui penso è quella che si perfeziona sin dal nostro concepimento, un big bang che in un lampo ha siglato e fuso in noi l’alleanza per la sopravvivenza e per la nostra piena realizzazione … ed è bella forte.

A causa degli automatismi, e delle variabili della vita, può accedere, però, e mi spiace dirlo ma purtroppo accade😊, che sotto pressione delle molte cose della vita perdiamo il contatto con questo patrimonio. Ecco allora che all’orizzonte si addensano nubi. Nei casi di “nuvola nera” ci incazziamo! Pieni di rabbia non è raro pensare che lei, la vita, più che un alleata è una rifilatrice di fregature. Ed ecco che per non “farci fregare” alziamo barricate di comportamenti, di idee e “verità assolute” circa il “come funziona il mondo”.

Sarò schietto! Secondo la mia esperienza da sopra quelle barricate più che utili a descrivere il “come funziona il mondo” fuori, è un ottimo punto di osservazione per vedere al come ho “acchittato” il mio mondo interiore.

Quali valori vi abitano? Qual’è il clima emotivo? Come rispondo alle situazioni?

Se siete stati così bravi e coraggiosi al punto da essere arrivati a dirvi “questo che vedo non mi piace!” e anche “voglio rimboccarmi le mani e fare pulizia” beh allora sia glorificato tutto quel disordine ed il malessere perché vi hanno permesso questo fresco “risveglio”.

Primo step. Rinnovate e rinsaldate le alleanze, riportatele in altro nella classifica delle cose da fare, come ad esempio “il rispetto e la cura di voi stessi”.

Se non sapete da dove iniziare, ma volete iniziare, potete trovare alleanze ausiliarie. Metti il counseling, ad esempio.

Il counselor è una valido professionista, trovate il vostro. Fate ricerche, fate colloqui e chiedete ogni cosa (come funziona, quanto costa, quanto dura, come si svolge ecc) senza imbarazzo e risparmio alcuno.

Io, come tanti altri colleghi, sono solito offrire un primo incontro gratuito.

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

Quindi si rispondo alla domanda del titolo: Si, eccome se lo è!

Se volete lavorare con me scrivetemi, non pensateci troppo!

Nuovi Eroi per la Bellezza

Ritorniamo ad essere umani con noi stessi e tutto il resto scompare

Ogni persona ha il proprio mostro interiore.

Ha avuto origine quando la tua ferita si è generata. A ciascuno la propria. In quel momento ha preso delle sembianze Specifiche in base a come hai risposto a quella prima esperienza con il dolore.

Non c’è un prontuario a quel tempo, eravamo tutti molto giovani e tutto era molto nuovo.

In quel preciso momento, il mostro, ha indossato un abito cucito su misura per te. Un abito che dice: “ non valgo nulla”, oppure “non ce la farò mai” … e l’immancabile “ e’ tutta colpa mia”…ed infine ma solo per necessità di sintesi “non sono adeguado”.

Quel mostro ogni volta che ci apprestiamo a fare qualcosa che ci “impegna” mente, anima e corpo tende a ripresentarsi ed a descrivere un futuro conforme alla sua visione.

Con personaggio (interiore e simbolico dei nostri stati emozionali) che chiamo mostro facciamoci pace; c’è e continua a fare capolino. Non ho la soluzione per farlo scomparire.

So invece cosa fare con lui.

VI sembrerà strano ma non c’è nulla da sconfiggere, se volete su questo potere costruirci un intera esistenza. La letteratura e la filmografia sono piene di eroi che si sono immolati contro i mostri e/o contro le sorti avverse. Il mito dell’eroe ed il suo cammino di crescita e liberazione è una cosa belle e buona, beninteso.

Qui io dico che la vera trasformazione di questo conflitto non è ponendo il focus su di lui.

La vera e definitiva soluzione si realizza nel rapporto con noi stessi e la scelta DECISA di tracciare, e fortificare, nuovi solchi e nuovi sentieri esistenziali lasciando che agli argini, in panchina, i mostri facciano il loro baccano ma tenendo lo sguardo fisso verso la meta, ovvero l’obiettivo di vivere ora la nuova era della nostra vita.

Vi propongo di divenire eroi in altro modo, eroi nell’arte di creare bellezza nella nostra vita. Facciamoci ogni momento il dono inestimabile di vivere le situazioni della vita per quelle che sono; liberi di avere paura quando qualcosa ci spaventa ; liberi di sentirsi preoccupati quando qualcosa ci disturba; avendo rispetto per tutta la nostra persona e potendo vivere con le nostre fragilità senza dare ad esse l’etichetta di indegnità.

Al mostro poi non presterete più attenzione, e per ricordarvi di lui dovrete girare lo sguardo e andarlo a cercare nel suo posto lì…ai margini della vostra vita.

Ritorniamo ad essere umani, morbidi ed accoglienti, con noi stessi e tutto il resto scompare.

Risultato garantito.

Il Counseling della libertà

La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane.

Ogni persona è per definizione libera. Anche nelle situazioni più estreme la libertà permane. La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane. La forza si percepisce ad esempio dalla lettura della poesia Invictus utilizzata anche da Nelson Mandela e pubblicata sul sito giorni fa .

Sulla scelta tra benessere e malessere similarmente abbiamo libertà.

Possiamo purificare dove abbiamo depositato scorie di rancore che sta inquinando la nostra vita.

Non abbiamo bisogno di alcuna autorizzazione “da fuori” per questa opera di pulizia.

Possiamo farlo in forza proprio della capacità di libertà e per noi solo.

E’ un fatto spontaneo? E’ certamente, come detto, un attitudine umana ma attivarla richiede una decisa azione di volontà. Con i miei clienti ci lavoriamo insieme, un passo alla volta con la stessa cura e determinazione degli esploratori.

Mi occupo di crescita personale ed ho dedicato questo blog al tema proprio della libertà.

Dal pensiero all’azione certamente il counseling è ottimo alleato per far essere realtà nella vostra vita quella che diversamente rimane solo una “possibilità” ferma in panchina.

Se la cosa vi interessa sarò ben lieto, e senza impegno alcuno, di potervi dare tutte le informazioni per le vostre curiosità e dubbi.

Buona giornata

Rimaniamo più svegli…e più vigili. Noi possiamo!

Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.

Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.

Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:

  • È un bluff
  • Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
  • Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
  • Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
  • Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
  • Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
  1. Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
  2. Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
  3. Non potranno essere padroni a casa loro
  4. Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
  5. L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”

Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.

L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.

L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.

Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.

Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)

L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.

Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)

Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.

Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo  o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?

E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.

E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.

STOP “ISRAELE”. STOP GUERRE E GENOCIDI ( dentro e fuori).

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”, per cui rapiti da “problemi” e “seduzioni” siamo anestetizzati contro eventi di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Antonio Mercurio in una sua pubblicazione afferma: ” E’ NEL CUORE DELL’UOMO CHE DI COMPIE IL DESTINO DELL’UMANITA'”.

Spesso in questi ultimi anni ho pensato e fatto al parallelismo storico tra noi persone del 2025 e quelli vissuti al tempo della seconda guerra mondiale quando in Germania si compiva lo sterminio degli ebrei.

Perché non hanno fatto nulla quelle persone? Pensa, una mia parte. Probabilmente questa mia parte è stimolata dalle emozioni e informazioni che mi abitano e che, non nego, ho appreso più dalle produzioni cinematografiche che dalla scuola. Chissà forse anche altre persone nel mondo si sono fatte la medesima domanda e come me hanno pensato: “Io mi sarei opposto con tutte le mie forze non avrei mai permesso una cosa simile avrei lottato e mi sarei ribellato a tale abominio ecc ecc”.

Un’alta parte “giustificativa” in me pensa anche che molta parte dell’umanità nemmeno lo sapeva, penso ai miei nonni ad esempio ed ai loro coetanei degli anni 40 quando avevano 20 anni o trenta e vi era alcun tipo di informazione. Penso: “Mica c’era l’informazione come oggi…mica c’era internet come oggi…mica c’era la capacità di un messaggio di arrivare in tempo reale in ogni angolo del pianeta!!!”

Insomma la mente cerca di capirci qualcosa e gira come un criceto, fa il suo lavoro.

E oggi?

Oggi in Italia c’è uno sciopero generale. Sono anni che sappiamo e vediamo quanto accade in terra di Palestina, e senza filtri perché il controllo dell’informazione (un tempo tanto ambito dal potere politico) fa fatica ad essere efficace, meno male. Le molte opportunità della rete e delle telecomunicazioni veicola contenuti a velocità pazzesche, difficile da ingabbiare

Anche il mio canale, nel suo piccolo, oggi fa questo.

E noi cosa stiamo facendo? Chissà se tra 30/40/50 anni ad un Leonardo verrà da pensare: “come mai quelli del 2022/2023/2024/2025 (in poi) non hanno fatto nulla di “efficace” per interrompere quel capovolgimento storico in cui lo stato ebraico di Israele ha agito su un altro popolo la medesima sorte che i nazisti hanno inflitto loro, ritenendoli sostanzialmente “nemici” da eliminare?” Già…come mai?

Non si potrà certo dire che non si sapeva perché oggi le cose le sai anche se non le hai cercate, le informazioni arrivano.

Mi interrogo allora: “cosa stavo facendo io” e chissà che quelli degli anni ‘40 (almeno diciamo quelli che avevano notizia) non avessero poi le stesse sensazioni.

Io ho usato a più riprese i miei canali social (pur non essendo uno che li usa assiduamente) per amplificare quanto stava accadendo.

Io, e ipotizzo anche tanti altri, nei momenti di sconforto, ho cercato un colpevole (chissà forse alimentato anche dal viscido senso di colpa che ci condanna per “non fare qualcosa in più”). Ho pensato anche che questi, “loro, gli stati, gli arroganti che hanno il potere economico e militare”, fanno quello che vogliono e se ne fregano dell’opinione pubblica e quindi sono loro i responsabili;

Ho deciso, un bel giorno, di sostenere un associazione che opera lì per aiutare quella gente…pochissima roba lo so ma meglio di niente.

Ho pensato – sempre sulla scia del sentimento di impotenza per non riuscire a salvare il mondo – che la vita tutta è un gran casino e che io, ma probabilmente anche altre persone, siamo quotidianamente in guerra perché:

  • Perché tutto è diventato complicato e anche le piccole cose del quotidiano richiedono a volte approcci bellicosi ( strategia, preparazione, calcoli, ricalcoli, confronti, scontri);
  • Perché forse (scusatemi il paragone che non sta assolutamente in piedi ma mi serve per esprimere il pensiero) anche noi come quella gente siamo assediati da problematiche che ci tengono in scacco dei poteri che come ci muoviamo ci incalzano e ci prendono tempo, risorse ed energie con il risultato che siamo interiormente arrabbiati e ci sentiamo sotto attacco….chissà forse;
  • Perché la vita è una battaglia di sopravvivenza e non possiamo pensare a tutto.

Messa così:” che cosa possiamo mai fare noi?”. Eppure quella proposta di Antonio Mercurio non mi molla, non mi da pace e mi pungola nel profondo chiedendomi di trovare una cavolo di soluzione di altro tipo, per me certamente. Io lo so che ha ragione Antonio Mercurio ed esemplificando affermo che: “E’ nel cuore dell’uomo la causa e la soluzione”.

Mi fermo un attimo, mi metto in ascolto, e sento l’ostacolo della paura.

Io, le persone del mondo, forse non facciamo niente (o poco) perché abbiamo costantemente paura e questo ci porta ad essere cauti, anche menefreghisti per difesa, centrati sulle nostre “cose”.

In un giorno come questo in cui il paese Italia, al meglio che può, vuol legare alta la voce quanti non stanno aderendo allo sciopero per paura?

Tanti si sentono sotto minaccia, non ce la fanno e non ce la facciamo.

Non condanniamoci certo per questo, non è assolutamente mio intento quello di colpevolizzare.

Sono cose umane, di tutti gli umani beninteso.

Cambiamenti interiori, risolvere le paure che ci sequestrano, sono processi lunghi e dolorosi. Gli ostacoli ( a ciascuno i propri ) si legano alle dinamiche degli altri e generano quel diffuso senso di sfiducia e impotenza contro ogni evento maledetto, come le guerre, di ogni angolo del nostro pianeta.

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”. Rapiti da “problemi” e “sedotti” da addestratori e conoscitori delle nostre pulsioni siamo anestetizzati contro eventi umani di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Allora dato che molti non possono, o non ce l’hanno fatta, a far sentire la loro voce in piazza oggi allora magari si può trovare un modo diverso di essere presenti.

Se nel futuro qualcuno capiterà su questa pagina a lui ed a me dico che ho certato di fare qualcosa ed ho scelto di usare i miei canali per amplificare il mio dissenso e la mia condanna contro quanto sta accadendo. Affermo che: seppure il mio culo è su una sedia d’ufficio e le mie mani tamburellano una tastiera tutto il mio esistere è con l’umanità di ogni angolo del pianeta. Prima o poi lo devono capire che si DEVONO FERMARE!!!

Di fronte all’anestesia della paura scelgo di fare l’artista e trasformo le mie paure lasciando liberamente fluire la mia opposizione e condanna in tutti i modi che conosco, che posso e che inventerò per fuggire dalla prigione della paura.

Se staniamo il conflitto dentro il nostro cuore poi quelli fuori hanno meno virulenza, parola mia.

5 azioni di sicuro successo per stare bene ed essere Felici.

Respiriamo pienamente e lasciamo aprirsi il sorriso, è un era nuova e lo è perché lo abbiamo deciso noi e tanto vale. 

Eccoci qua, dopo ave esplorato il collettivo “loro” ed esserci posti nella volontà di cambiare “epoca esistenziale” il prossimo passo è fare gli artisti con la nostra vita.

La prigione della reattività e dell’orgoglio ha sbarre robuste e richiede altrettante robuste azioni.

La prima azione è l’accettare che “Loro”, nel bene e nel male, ci sono stati, ci sono e ci saranno.  Accettiamo anche che possiamo fare tanto per cambiare Noi.

La seconda Azione che sento importante è “Amarsi in modo folle”. Si follemente, essere pronti a tutto per il nostro bene.

La terza azione ha le radici nell’amore ed i muscoli alimentati a capacità perdonare (tutti, noi inclusi) ! Non ragionateci sopra, fatelo ebbasta! Fatevene “dono” per voi, qualsiasi cosa “loro” possono aver fatto e qualsiasi cosa “noi” possiamo aver fatto ora è tempo di andare avanti.

La quarta è riparare; non c’è un modo buono o sbagliato di farlo. Riparare, ricucire, ricostruire, e ogni cosa che in sintesi dia dignità di prosecuzione a noi.

La quinta è godere di Sè. Qualsiasi cosa sia accaduta godiamo di noi, avanziamo verso il centro della pista della vita e lasciamo che gli altri si chiedano anche “che cosa ancora possiamo avere da ballare”.

Già vedo sbarre sgretolarsi.

Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE II. Iniziare una nuova vita.

Meritiamo di godere della pienezza del nostro essere e di attuare l’opportunità di costruirsi una vita all’insegna di valori altri, nuovi, godere della pienezza dell’essere. 

Bentrovati, e spero abbiate letto il post dal titolo  “Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I” se non avete ancora fatto beh…fatelo ok?

Siamo in un tempo epocale, stanno accadendo nel mondo eventi che segnano un epoca.  Passano sopra le nostre teste trasformazioni sociali radicali, le parole stanno scolorendo e le passioni sbadigliano. In questo momento storico di conflitti l’uso della parola “atomica” avviene con una tale frequenza che se dovesse (ci auguriamo di no) ricomparire il fungo mortale in qualche parte del mondo “forse” ci troverebbe già pronti e assuefatti.

watch-dealers-g25635f5db_1920E’ tempo di far suonare la sveglia, svegliarci. Le nebbie della posizione rabbiosa ci imprigionano e ci fanno naufragare.

Se abbiamo fatto – e continuiamo a fare – i conti con il tema del rancore allora la domanda che vi pongo è : “Vogliamo fare un passaggio epocale nella nostra vita? ”

Si “epocale” perché si uscire dal medioevo delle nostre rabbie e vivere il rinascimento della vita libera.

Oggi è un giorno nuovo. E’ oggi la nuova epoca in cui possiamo e dobbiamo entrare, vogliamo tutti legittimamente  stare bene ed essere felici. Fissiamo questo punto di cambiamento da “voglio avere ragione” al “voglio essere felice”. No, non sto chiedendo a nessuno di svilirsi e non è nemmeno un atto di resa passiva e vigliacca, nulla di tutto questo. Vi sto chiedendo solo di spostare il baricentro da un obiettivo all’altro. Il dolore che ciascuno di noi ha provato – e prova – merita rispetto, l’ho già detto ma è utile ripeterlo. Allo stesso modo però merita rispetto la nostra vita tutta, la pienezza di noi che non può e non deve essere legata al palo della rabbia.

“La pienezza dell’essere è una novità continua di essere.(..) Appare ritmicamente, come il giorno e la notte, e si accresce all’infinito. Non ci può essere esperienza della pienezza dell’essere per chi non ha ancora deciso di lasciare l’utero e di nascere pienamente al mondo della realtà”. ( Le leggi delle vita di Antonio Mercurio)

Per fare questo passaggio dal mondo della rabbia e dell’attesa di rivalsa all’epoca nuova dobbiamo metterci ben saldi ok? Non è un giochetto, ho parlato non a caso di cambiamento epocale e bellissimo. Siete pronti?

Al prossimo articolo quindi, e scrivetemi…che mi fa sempre tanto piacere. Grazie a tutti e uno speciale a Raffa per il commento ed il contributo al precedente post.

Musica per questa fase… Learn to Fly dei Foo Fighters

Noi e “Loro”: Uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I

.

Quante volte, ispirati da incazzature abbiamo detto, o pensato, : … Siccome loro NON!. Beh allora Io… !”.

Mi occupo di benessere da oltre 20 anni e, sia per esperienza personale che di lavoro con i clienti, conosco bene questa posizione esistenziale.

Una fetta importante di nostre energie la dedichiamo alle seghe mentali sul “collettivo loro”.

Chi sono “loro”? L’elenco è lungo, possono essere: genitori, iinsegnanti, partner, fratelli, datori di lavori, amici, i governanti, l’agenzia delle entrate, i vigili urbani, i tifosi dell’altra squadra di calcio, il meccanico, l’idraulico, il sacerdote, parrucchiere ecc ecc. Insomma “Loro”!

Con il “collettivo loro” ci relazioniamo e, a volte, facciamo esperienza di incavolature (giuste o sbagliate qui non interessa). Alcuni, poi, pare hanno un talento particolare a tirar fuori da noi certi speciali loop di pensieri.

Reattivamente pensiamo (o potremmo aver pensato) :”Beh allora Io …!” , faccio come mi pare, non vi credo più, non vi ascolto più, non ci vengo più, cambio città, cambio vita, meccanico, lavoro, dentista, partner, ecc ecc“.

Antropologia Personalistica Esistenziale, disciplina elaborata dal prof Antonio Mercurio, ci da sempre una mano. Ci dice, in molti casi, che ciò che proviamo nel tempo presente non è, in qualche modo, proprio nuovo e originale. Spesso sperimentiamo con i vari “loro” di turno un tipo di emozione già familiare e di cui abbiamo poca memoria. Se ci mettiamo a spulciare nelle nostre vite con la meticolosità degli archeologi magari troviamo tracce di remote esperienze.

Chiusa la parentesi dei riferimenti disciplinari ed all’archeologia torniamo ora al tempo presente.

Oggi, e questo lo dobbiamo ben sapere, se rimaniamo bloccati, affezionati direi, ai motivi di malumore ed alle famose “questioni di principio” dalle radici remote, siamo belli che fregati!

Non ci dobbiamo cascare ok! Ne va della salvezza della nostra vita.

Le questioni di principio, ed i progetti di rivalsa, ammanettano il nostro presente ed ipotecano il futuro. Non ne vale la pena!

Beninteso non voglio banalizzare il dolore che ciascuno di noi ha provato, merita rispetto e serietà. Ciò posto non dobbiamo darci fregare da:

  • l’orgoglio. Ci frega se non lo conosciamo bene e non lo disinneschiamo subito .
  • il lamento. Se non lo riconosciamo autenticamente e non decidiamo di farla finita.

Dobbiamo uscire da simili prigioni. Conoscere queste cose è una delle chiavi verso la libertà. Il prossimo passo di cui vi dirò è “Come liberarci”.

Come scovare il veleno dell’odio e rendersi liberi

Quando c’è un conflitto o un problema andiamo subito alla ricerca del colpevole. Fa così la nostra mente per dare un senso a ciò che appare senza senso e minaccioso.

Il sentimento dell’Odio è spesso tenuto nascosto. Io Odiare?! Ma quando mai – ci diciamo – io sono un angioletto, semmai gli altri sono stronzi ecc ecc .

Il sentimento dell’odio ha di frequente radici nel “non sentirsi amati, rispettati e riconoscimenti”. In quest’area emozionale molti sono fermi con le 4 frecce in attesa che arrivi risarcimento.

L’ho detto un sacco di volte e lo ripeto: “non ci sarà mai risarcimento e l’unico a pagare siamo noi che, drogati di fumi di mirabolanti rivincite, abbiamo costruito su questa attesa di giusto risarcimento “il senso del vivere”. Non sentitevi nudi e coglioni se lo avete fatto, è un fatto umano e capita a tutti, è solo che non tutti lo dicono perché è difficile aprire gli occhi e vedere la realtà.

Il mio consiglio è di prestare attenzione a questi mood di risentimento ricorrenti. La via della libertà inizia dal “vedere”.

Rendiamo gli onori al nostro passato e deponiamo quelle armi.

Se mi avete seguito fin qui allora ecco che dobbiamo accettare che anche noi, pur angioletti, siamo capaci di provare incazzature molto ampie.

Cosa fare quindi? Ecco alcune cose che penso siano utili:

  1. Prendetevi il tempo per familiarizzare con queste emozioni che la società rimuove o vede solo nell’altro in una continua ricerca del colpevole da condannare e imprigionare;
  2. Non condannatevi se le trovate in voi, non siete sbagliati e non siete colpevoli di provare emozioni;
  3. Rinforzatevi nella capacità di ascolto di voi stessi e alimentate il dialogo interiore con le vostre emozioni;
  4. Apprendete l’arte coraggiosa di scegliere voi;
  5. Riconoscete il vostro potere di decidere;
  6. Assumetevi le responsabilità delle vostre azioni;
  7. Siate disponibili sempre a perdonarvi per tutte le volte che avete odiato altri e voi stessi con giudizi feroci;
  8. Provate e riprovate alimentandovi a fiducia e speranza
  9. Non siete soli
  10. Daje

Superare le Paure per Crescere ( P.Coelho)

All inizio di un cammino di ricerca (e di crescita) siamo agevolati dalla fortuna del principiante ma poi alla fine ci vuole la prova del conquistatore.

Buongiorno a tutti.

E’ dura la consapevolezza di essere più bravi di come siamo abituati a vederci. Vi ci trovate? Ci facciamo un mazzo per crescere e poi ad un tratto arrivano i dubbi. Questo accade perché siamo avviluppati nelle paure e nella svalutazione. Possiamo sfondare questa membrana che ci avvolge. Non guardiamoci indietro, che è un attimo ritrovarsi imbrigliati di nuovo. Andiamo avanti, piangiamo se ci scappa ma andiamo avanti. Nascere è doloroso, rinascere anche. Ma anche non nascere, lo è. Mostriamo il nostro valore, ce lo meritiamo.

Cit liberamente ispirata da “l’Alchimista di Coelho”: All’inizio di un cammino di ricerca (e di crescita) siamo agevolati dalla fortuna del principiante ma poi alla fine ci vuole la prova del conquistatore.

Buona giornata a tutti e buone conquiste.

8 regole d’oro per vincere la Rabbia.

Io non ho ancora trovato una sola persona “arrabbiata” e che – in base al suo racconto – non avesse poi ragione ad essere arrabbiata. Corrisponde al ero quindi il fatto che quando ci hanno ferito noi poi abbiamo provato rabbia. La ferita c’è stata e quindi anche la rabbia è reale. E quanti romanzi abbiamo scritto nella nostra mente alimentati da quella rabbia!!

 Ma ad un certo punto anche STOP, direi!!. Ed ecco il perché.

Anche Stop perché la rabbia lasciata “pura” avvelena la nostra vita. Ad un certo punto la vita ci presenta il conto di tanto “veleno” e necessariamente siamo chiamati a scegliere che fare.  Come fa a chiedercelo? Spesso arriva attraverso il disagio ed il malessere, spesso ci incasiniamo la vita con le nostre mani. Richiama in questo modo la nostra attenzione, ci mette davanti allo specchio e ci chiede: ” Questa rabbia ti aiuta a star bene ed essere felice? E’ questo che vuoi?

Se la risposta è “Si” allora continuate pure. Se invece è “NO” beh…allora mettiamo un “punto” al nostro racconto ed andiamo a capo.

Che farne della rabbia.

La rabbia ha una parte utile, è energia. Energia che può essere incanalata per alimentare ( invece che i segono mentali di rivalse mitiche) la nostra tenacia e perseveranza ad esempio, ch e Dio solo sa quanta ne occorre nella vita!!

La rabbia dunque è un veleno da trasformare, non va assunta “pura” .

Che fare allora? Ecco dei miei semplici e potenti consigli:

1- Prima cosa “non raccontiamocela più“. Tutti intimamente sentiamo quando la narrazione è diventata lunga e ripetitiva, sterile e mortifica. Ecco quando ci arriva questa percezione diamogli valore,  è il momento di “finirla”.

2 – Seconda cosa “diamo valore alla vostra decisione”. Ergiamo la decisione di “farla finita” a totem del nostro progetto d’amore, a onore della nostra grandezza. Rendiamo visibile e diciamolo al mondo intero ” Oggi è il giorno glorioso dell’avvento dell’amore nella mia vita”.

3- Terza cosa “siamo grati”. Si,  siamo grati a noi stessi per aver ascoltato e dato un senso a quel senso di malessere che ci ha nauseato in modo insopportabile. Siano grati per esserci resi disponibili ad ascoltarci seriamente. Siamo grati per aver scelto di parlarne con qualcuno e/o di esserci farci aiutare. Siamo grati perché ci siamo scelti come protagonisti, finalmente.

4 – Quarta cosa “siamo gentili”. Si, pratichiamo la gentilezza con noi stessi quando ci riparte il loop. Siamo gentili sempre!

5 – Quinta cosa ” siate amorevoli”. Non siamo perfetti, pratichiamo accoglienza verso di noi e le nostre debolezze  fragilità. Andiamo bene così come siamo, stiamo costruendo.

6 – Sesta cosa ” Siamo innamorati pazzi di noi stessi”. Perdoniamoci gli errori, facciamoci sempre il dono della possibilità di riparare, abbracciamoci, sorridiamoci allo specchio, siamo leggeri e morbidi. Voltiamo le spalle al corteo della rabbia quando lo sentiamo arrivare, siate signori della nostra vita e possiamo farlo.  Ce lo meritiamo.

7- Settima cosa ” Facciamoci un mondo di complimenti”. Si, ogni giorno. Ogni volta che notiamo la rabbia insinuarsi in parole e pensieri e scegliamo di essere, invece, gentili e amorevoli con noi e gli altri. Facciamoci tanti complimenti perché abbiamo tenuto bene il comando.   Perdonatevi, riparate, ricominciate.

8- Ottava cosa ” Sentiamoci grandi”. Si, perché lo siamo! Gonfiamo il vostro petto d’amore per voi, ogni momento. Siamo fieri di noi per le nostre scelte e decisioni.  Godiamo della Nostra grandezza che è bella e luminosa.

Un grande abbraccio a tutti.

Estate 2020: Il Bicchiere è Pieno. Sintonizziamoci con la gratitudine

In questa estate 2020 io voglio centrarmi sulla Gratitudine. Gratitudine per quanto siamo riusciti a fare. Mi aggrappo a questo sentimento per non dimenticare il rischio da cui siamo partiti. Solo qualche mese fa era in dubbio la possibilità stessa di potere trascorrere del tempo al mare. Chi ha potuto ha trascorso giornate di mare, chi di montagna, chi di campagna. Chi ha potuto e chi ha scelto ha avuto in questa estate la possibilità di trascorrere del tempo vacanziero. Lo spirito “vacanziero” ha bisogno di allearsi fortemente con il sentimento della gratitudine per non lasciare il campo alle istanze della rabbia e delle pretese che vedono in tutto l’imperfezione e giudicano.

L’emergenza del Covid 19 è ancora realtà nell’intero mondo. Oggi sintonizziamoci con il sentimento della gratitudine, siamo grati a noi per quanto ci siamo potuti permettere di fare, siamo grati a chi ha lavorato per offrirci dei servizi, a quanti hanno vigilato, a quanti hanno gestito emergenze, a quanti hanno rispettato le regole. Siamo grati per le musiche che ci hanno accompagnati, e per i balli che abbiamo potuto fare, per le passeggiate serali, per le chiacchierate con gli amici ed i familiari, grati per esserci potuti vedere, grati per il tempo benevolo, grati per la salute, grati per la tenacia, grati per l’amore che mettiamo in campo, grati per la fiducia che investiamo, grati per la speranza di cui ci nutriamo.

Per molti all’orizzonte c’è il rientro al lavoro, che sia ufficio o ancora smartworking; per molti ci sono i conti che non tornano in base a quello che ci si attendeva; per molti è stato un periodo che ha risollevato le economie; per molti all’orizzonte ci saranno cambiamenti.

Abbiamo la vita e siamo in un tempo storico particolare in cui frequentemente la paura bussa alle porte. Io ogni volta che mi sento quel particolare morso nello stomaco sono solito anche pregare, una preghiera laica. Mi ritornano frequentemente le parole della preghiera scritta da Antonio Mercurio. Un passaggio in particolare oggi voglio condividere con voi, un profondo dialogo con la nostra saggezza profonda…un profondo ascolto ed il coraggio di vedere eccolo: “(…) Mio Sé…(…) ma dimmi perchè mi hai messo in questa situazione e cosa vuoi da me che io faccia?(…)”. A ciascuno la propria risposta.

Brindo a questo tempo con il bicchiere pieno di quanto abbiamo potuto fare e di quanto siamo riusciti a fare. E’ il tempo dell’accoglienza, noi possiamo farci questo dono. Brindo sia che sono solo, sia che ci sono altri con me, brindo per omaggiare e riconoscere il buono che c’è.

Sono grato per tutto ciò che la vita mi offre, tutto ciò che accade è utile per la mia crescita.

È Sempre Tempo Buono Per Le “Scelte D’Amore”.

Per tutti c’è un cammino di crescita, il cammino della vita, delle realizzazioni delle nostre autentiche propensioni. Per ognuno di noi c’è un tempo buono, quello della chiarezza e della consapevolezza della cosa buona da fare. Ma che non passi il concetto che “tanto arriva” quindi possiamo starcene seduti ad aspettare. Una e una sola è la scelta primaria, uscire dall’ombra del nostro dolore (a ciascuno il suo), accettare di separarcene e scegliere di investire ogni energia nella via che ci indica il nostro SÉ, la nostra guida interiore sempre presente, fonte si amore sede della nostra tenacia forte e del nostro forte e autentico progetto di vita. Buon tempo di scelta tutti, e non abbiate paura che “andrà tutto bene”. Buona scelta a voi e buona scelta d’amore anche a me. Vi saluto oggi rinnovandomi e rinnovando con voi questa consapevolezza.

Non abbiamo paura di contattare il dolore che si affaccia nelle nostre vite. Con l’amore, l’arte e la saggezza possiamo trasformarlo in energia per crescere.

Antonio Mercurio è un uomo che ha donato e dona all’umanità una strada per riuscire a superare i momenti dolorosi che incontriamo nel nostro cammino; l’insieme di pensiero, discipline e metodologie di lavoro ci permettono di poter trarre da queste esperienze le energie necessarie per quei passaggi di crescita – quelle trasformazioni –  necessarie per evolverci. Chiaramente non si cresce solo dal dolore, ma dato che esso è un esperienza che tutti prima o poi facciamo allora ecco che anche da questa, come dall’amore, possiamo attingere energie utili per realizzare il nostro progetto.  Antonio_400x400

Il dolore si può trasformare. Uno degli ostacoli maggiori è insito nella difficile relazione che abbiamo con questo aspetto della vita.

Il dolore cerchiamo di non incontrarlo, e quando le nostre strade si incrociano cerchiamo di cambiare percorso, di non vedere, di non sentire, ci distraiamo, ci anestetizziamo, rimuoviamo. Non è facile far entrare l’esperienza del dolore nella nostra vita, la sua presenza in molti casi ci spaventa perché arriva come una minaccia pronta a far saltare in 1000 pezzi il castello che con tanta fatica teniamo su. Carico di tutto questa virulenza comprensibilmente agiamo strategie difensive, non c’è da sentirsi in colpa se abbiamo paura. Ognuno di noi ha il diritto di difendersi dal dolore e di entrarvi in relazione con i propri modi e tempi.

Nella vita di tutti comunque esso è presente e il mio messaggio e la mia riflessione che condivido con voi è quella di lavorare per crescere, lavorare per armonizzare, lavorare per integrare.

Antonio Mercurio ci offre una prospettiva ed a lui non manco di indirizzare tutta la mia gratitudine. Come le piante sintetizzano sole, terra e acqua allo stesso modo anche noi siamo chiamati a fare continuamente la sintesi di opposti. La nostra vita è fatta di tante esperienze e ogni volta possiamo scegliere di unificare le cose luminose con quelle meno brillanti. Quello che ne deriverà sarà una sintesi speciale, la nostra luce nuova e la nostra nuova identità più ricca perché piena di esperienze tra loro anche opposte.

La vita non sempre va come vorremmo noi e c’è sempre una identità nuova da acquisire, che ancora non conosciamo. Dobbiamo aprici alla ricchezza della vita, ci si apriranno occhi nuovi ( cit. Liberamente Ispirata alle Regole per la navigazione notturna degli Ulissidi di Antonio Mercurio)

Vi saluto cari amici con un messaggio di speranza, entrare in contatto con il dolore è possibile e se ci sentiamo bloccati dall’immagine di noi di persone che “non devono avere

amazing-animal-beautiful-beautifull.jpg
Photo by Pixabay on Pexels.com

paura” allora scrolliamocela di dosso questa menzogna e esprimiamo liberamente le nostre paure. Questo è il cammino che ci porta ad aprire il nostro cuore ed a rinforzarci con atti concreti di amore per noi, amore che arriva dall’ascolto e dalla consapevolezza ed amore si rinforza e ci nutre con atti di decisione ad uscire dalla paura narrandola. Perché non c’è nulla di colpevole nell’avere paura. Siamo figli speciali della vita, tutti ed in ognuno di noi è instillato il progetto della vita stessa. Siamo co-protagonisti della evoluzione umana e qualsiasi cosa accada non saremo mai realmente soli, indirizziamoci ad ascoltare il nostro Sé e impariamo a dialogare con la vita che pulsa dentro di noi, parliamo e apriamo il nostro cuore, chiediamo in dono ogni segnale ed ogni aiuto e stiamo sin da ora certi e felici che ne arriveranno di ricchissimi e che ci sosterranno nel nostro cammino per divenire padroni e artisti della nostra vita. Il dolore di può trasformare, lo fanno in tanti da sempre ed è una capacità umana presente in ogni persona. Non Aggiungo altro. Buon lavoro a tutti noi e buone vacanze.

 

La nostra paura più profonda ( N. Mandela)

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è di essere potenti al di là di ogni misura.
È la nostra luce, non la nostra oscurità a terrorizzarci maggiormente.
Noi ci chiediamo: chi sono io per essere così brillante, stupendo,
pieno di talenti e favoloso?
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.
Non c’è niente di illuminato nel ridursi
perché gli altri non si sentano insicuri intorno a te.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Essa non è in alcuni: è in tutti!
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente
diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa.
Nel momento stesso in cui siamo liberi dalle nostre paure,
la nostra presenza libera automaticamente gli altri.”
(Nelson_Mandela)

Pensieri nel tempo Covid in un giorno di mezza estate.

*** pensieri frequenti di questo periodo. Che siano miei o percepiti conta davvero poco, sono cose dell’umano ed essendo un essere umano riconosco che in ognuno c’è anche una parte di me.

1- Ho paura che all’improvviso si riblocchi tutto;

2- Devo godere di questo periodo di libertà e voglio fare quante più cose possibili – ed in sicurezza – per prepararmi al prossimo lockdown autunnale;

3- In vacanza? Si ci vado! Me la merito e questa volta me la scelgo full optional. Anzi ci vado anche perché poi non so cosa succederà!

4- In vacanza? Oddio speriamo di riuscire ad andare e non si blocca tutto di nuovo

5- Covid? Mah…Boh, a volte mi sembra tutto uno scherzo.

6- Immuni? Si l’ho installato, ed ho visto anche come funziona e credo sia buono e utile

7- Immuni? Si è buono…ma per il momento non lo attivo. Metti che mi segnala di essere entrato in contatto con qualcuno poi risultato positivo che faccio? Dovrei attivarmi, contattare le autorità, fare controlli e metti caso che mi tocca rimettermi in quarantena?

8 – Cavolo in giro siamo veramente in tanti e mi rendo conto che le regole sul distanziamento sono saltate e comunque è difficile rispettarle

9 – Le regole di sicurezza? Si uso la mascherina, mi lavo frequentemente le mani. Ma cavolo entro frequentemente in contatto con persone e cose e a volte mi dimentico le regole

10 – Spero che tutto finisca davvero!

11-  Piano piano tutto sta passando, i contagi sono pochi

12 – In molte parti del mondo ci sono emergenze pazzesche, il mio paese sta facendo qualcosa per aiutare queste persone? Mi piacerebbe poter fare qualcosa.

13 – Desidero con forza che tutto passi, ma non voglio che rimuoviamo tutto correndo come stiamo facendo ora e dimenticandoci delle tante cose che abbiamo sentito nel lockdown, valori come la persona, i rapporti sociali, l’umanità, il rispetto per l’ambiente, l’essere interconnessi a livello mondiale, voler fare tanto per stare bene tutti.

***In questo tempo, un po’ sospeso e di certo unico e – ci auguriamo – irripetibile  non dobbiamo perdere la speranza e dobbiamo lottare con ogni forza per non cedere alla rabbia ed alla paura (che pure ci sono e sono cose umane). Quando paura e rabbia danno le carte al nostro tavolo blocchiamoli subito e scegliamo un altra partita, quella dell’amore, del rispetto per noi e le nostre tante parti e per gli altri, la speranza.

I punti/sentimenti/pensieri/riflessioni che ho indicato sono “umani”. E’ un tempo particolare, vogliamoci bene e facciamo il meglio per dare una mano al cambiamento in noi, con gli altri e nel mondo intero. Non siamo poca cosa, siamo preziosi elementi e della vita e abbiamo una grande forza.

Domande per crescere al tempo del Coronavisus: “Quando Finirà questa storia?”. Noi…Antonio Mercurio e il Mito di Ulisse

Già, ci chiediamo tutti: ma quando finirà?
I tecnici dicono che sarà una lunga e lenta planata il ritorno alla normalità, o comunque ad un nuovo modo di vivere che impareremo a chiamare “normalità”.

analog clock sketch in black surface

Certo ci auguriamo tutti che i ricercatori mettono a punto in breve tempo un  farmaco o un vaccino così da poter accorciare i tempi. A loro da questo post mando tutta la mia e energia.

Ora però, mentre loro fanno il loro lavoro, noi che facciamo? Provo a dare un contributo come Persona, come Counselor e ricercatore in Antropologia Cosmoartistica. Uso gli strumenti della mia formazione e mi domando:  “Quando finirà questa storia, ovvero,  quale cambiamento occorre realizzare il desiderio diffuso di stare bene ed essere felici?

Usiamo il simbolismo e per un momento. Facciamo che il Coronavirus sia la rappresentazione, fuori di noi, di parti umane, parti nostre.

Mi spiego meglio. Ipotizziamo che questo virus, come un attore oggi, rappresenti sul palcoscenico della vita quelle parti nostre velenose ( comportamenti dannosi ) che se non le vediamo e le lasciamo libere di agire infettano e devastano la nostra vita. Pensate a veleni esistenziali come l’odio, l’orgoglio, la bramosia di potere, penso alla svalutazione, penso lamento ecc ecc.

Nell’era del coronavirus a livello planetario si è alzata una voce che dice pressappoco “bisogna fare qualcosa”.

In questo momento in cui abbiamo preso consapevolezza del problema stiamo lavorando tutti a contenere il contagio e la diffusione.

In questa fase possiamo vedere l’ Io Adulto presente in ognuno di noi  e che “qui e ora” si sta dando da fare.

Ecco in questo momento di lucida consapevolezza abbiamo preso atto della virulenza dell’odio ed abbiamo deciso e stiamo facendo tutto il possibile per ridurne la diffusione.

Ad un mese dalle azioni difensive e quando si pianifica il “dopo nel mondo fuori ” si alza la domanda dalla nostra saggezza interiore e dice: “Hey tu! Ma quando finirà questa storia?”  ed ancora…quando la finiremo inquinarci la vita con l’odio, i capricci e le pretese? Non starai a far finta?

Già. Quando?

Ed allora mi metto in ascolto profondo in questo tempo e mi viene un sospetto.

Ma noi stiamo cambiando? Oppure stiamo aspettando che tutto finisca per riprendere a fare semplicemente quello che facevamo prima e magari anche con un pò più di veleni e di jubris, spavaldi e ringalluzziti dallo scampato pericolo?

Non è facile il momento che stiamo vivendo ed è forte la spinta umana a difenderci rimuovendo e negando il grande invito al cambiamento che la vita ci chiede di fare. Eppure qui tocca fare qualcosa…la vita lo dice chiaramente.

Recentemente in miei post vi ho parlato dell’IO FETALE. ( invito al leggere il post cliccando sul link). Di questa nostra parte  dobbiamo esser ben consapevoli e imparare a riconoscere quando essa sale in cattedra e impone la sua legge azione-reazione.  Ma per fortuna non c’è solo questa parte in noi, tante ne abbiamo ed in tanti post vi ho parlato anche del nostro Sé, della nostra saggezza interiore e dell’incondizionato amore per noi e che ci sostiene nei passaggi di crescita e ci spinge fermamente ad evolverci.

Ecco quindi che forti nell’amore e centrati con il nostro Sé possiamo cercare di rispondere alla domanda: Quando finirà?

art beach beautiful clouds

Finirà quando noi decideremo di finirla veramente, senza se e senza ma. Finirà quando il nostro IO ADULTO avrà piena cittadinanza nella nostra vita e si muoverà in armonia con il nostro SE’ Personale alla luce del sole e non solo quando ne abbiamo bisogno. Finirà quando avremo preso coscienza del grande potere che abbiamo e che si chiama “libertà” di creare la vita che desideriamo. Noi ficchiamocelo in testa siamo sempre liberi sia quando siamo centrati sull’AMORE che quando siamo centrati sull’ODIO.

imagesQuando finirà?  La mia risposta è che finirà quando avremo deciso nella volontà cosciente ed in quella profonda che è ora di finirla e deciso di amarci come si deve.

Quale è la strada per arrivare a questo obiettivo? Allora una possibile strada ce la dona Antonio Mercurio con il suo grande lavoro di rilettura del mito di Ulisse in chiave antropologica Cosmoartistia.  Ecco cosa accade all’eroe dai mille patimenti e dal grande ingegno in un momento del suo viaggio di ritorno a Itaca. Provo a raccontarvela:

“Siamo sull’isola di Ogigia, qui è approdato Ulisse ormai senza più compagni navi e tesori, solo. Nell’isola vive con la Ninfa Calipso,  e per 7 anni il nostro eroe di giorno piange il ritorno a casa e di notte giace con la bella dea, godendone. Con l’intervento di Atena, Zeus tramite Mercurio fa arrivare a Calipso l’ordine di lasciar libero Ulisse e di permettergli di costruirsi una zattera per riprendere il mare. Così a malincuore la dea fornisce a Ulisse il necessario per costruire una zattera. Calipso offre ad Ulisse di scegliere tra andare via oppure di rimanere con lei che in cambio gli avrebbe offerto l’immortalità. 

Ulisse sceglie il mare. Quasi vicino all’isola dei Feaci ecco che Poseidone gli scatena una terribile tempesta. Ulisse viene ripetutamente sbattuto contro gli scogli e poi dalle correnti risucchiato in mare. La Ninfa INO gli va in soccorso e gli dice di lasciare i tronchi a cui era aggrappato e di liberarsi delle sue vesti pesanti, gli offre un telo chiedendogli di stendervisi sopra e che così lo avrebbe portato in salvo. Ma Ulisse che è anche testardo non accetta e si tiene aggrappato ai tronchi (alle certezze tangibili) in quella tempesta e per gran tempo è sbattuto contro gli scogli. Quasi esanime si abbandona e prega, prega il dio del fiume che le cui acque entrano nel mare in tempesta. Prega il Dio del fiume chiedendogli di accoglierlo nelle sue correnti e di farlo approdare, così ormai stremato e quasi esanime dopo tanta battaglia Ulisse tocca finalmente terra e lì si lascia andare ad un lungo sonno(…). 

9788886406505Antonio Mercurio ci propone Ulisse come esempio di uomo che vive gli accadimenti della vita e che in continuazione si trasforma per divenire sempre più artista della sua vita e non solo. Il bisogno ed il desiderio di immortalità che lo muove non è quella offertagli dalla ninfa Calipso ma quella che è il risultato del suo agire che è costantemente fusione di amore e odio e di tanti altri opposti.

Come Ulisse può capitare anche a noi in questo momento di aver iniziato questo tempo storico con le migliori intenzioni ma di trovarci a volte smarriti e di non sapere cosa fare, pensare e decidere. Alla domanda “Quando Finirà?” magari sentiamo che la tempesta in effetti non è ancora placata, non è vinto il nostro odio e non è saldo il nostro amore così come pensavamo e ancora sentiamo che c’è da lavorare.  Non siamo soli ed è un duro lavoro per ciascuno di noi, teniamo duro. Ancoriamoci saldamente al nostro Sé e ascoltiamolo, preghiamo, facciamo come Ulisse affinché si plachi la tempesta dentro e fuori.

Non molliamo, Rimaniamo concentrati, noi siamo forti e possiamo fare un gran passaggio di crescita proprio in questo periodo ostinato e difficile da digerire. Prendiamoci il tempo per entrare profondamente in contatto con le nostre parti ostinate e rinforziamoci nella decisione di amore per scegliere che è arrivato il momento che finisca … ORA.

Non diamoci addosso se scopriamo che ancora un pò ce la stiamo raccontando, amiamoci incondizionatamente siamo umani ed abbiamo anche le nostre debolezze e paure. Nessuna condanna dunque ma tanto amore e perdono. Rendiamoci disponibili, affermiamolo, sussurriamocelo con affetto guardandoci allo specchio ” Io mi rendo disponibile a fare un passaggio di crescita. Io mi rendo disponibile all’amore. Io mi rendo disponibile al perdono.”

Io mi rendo disponibile insieme con tutti voi e più siamo più energia di amore doniamo a noi ed alla vita cui possiamo essere grati.

Crescita personale. “Riconoscere il narratore di storie tristi in noi. Ringraziarlo e salutarlo.

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacola la crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessarrio nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzati conoscendo cosa succede o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound et voilà eccovi qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissime ne abbiamo fatte dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo ma lo dico a voi e a me “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Crescita personale. “Riconosciamo il narratore di storie tristi in noi, ringraziamolo e salutiamolo. Andiamo con fiducia verso il cambiamento che la nostra vita vi chiede. ❤”

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacolo alla crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessario nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzarci conoscendo cosa succede dopo, o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound …et voilà ..eccoci qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissimi ne abbiamo fatti dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo “ci sta” – lo dico e lo ricordo  a voi e a me-  ed usiamolo come sentinella,  “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Stress da iperattivismo digitale al tempo del coronavirus.

Le restrizioni alle libertà di movimento in tanti di noi sta favorendo un maggior uso della rete, chi per motivo di lavoro e tutti, complessivamente, per sentirci e vederci con le persone e mantenere relazioni che allevino il senso di isolamento. É una cosa naturale e comprensibile e non è un reato. È uno strumento positivo, la rete. Eppure nella mia esperienza e dalla condivisione on-line con tante persone emerge il disagio da abuso di rete, in molti hanno sperimentato una forma particolare di stress. Chiusi nelle nostre case abbiamo un iperattivismo social, ed anche nei casi di smart working frequentemente si va ben oltre gli orari lavorativi, per non parlare delle maratone infinite di film in streaming, le chat e le decine di gruppi che ci notificano ogni istante di andare a vedere a controllare a rispondere.

I messaggi del nostro corpo sono preziosi e parlano chiaro, in questa fase dobbiamo stare attenti a non passare da un opposto ( lo stare in casa senza far niente) all’altro (iperattivismo digitale) e fare invece con saggezza una sintesi per armonizzare i nostri ritmi biologici con la situazione che viviamo. Più volte al giorno spegniamo gli apparati e connettiamoci con noi stessi anche in modo creativo, leggiamo un libro, facciamo 10 minuti di meditazione, ascoltiamo un po’ di buona musica, disegnamo, facciamo qualcosa creativo manuale, respiriamo, scriviamo un diario, passiamo del tempo in poltrona a rilassarci e se arriva un po’ di sonno lasciamoci portare per mano.

A sera poi andare a letto presto non è un reato, per il fatto di non dover uscire per il lavoro o per la scuola non dobbiamo necessariamente fare tardi.

In questa fase riprendiamo il controllo della nostra vita per favore, se fuori ci blocca il coronavirus dentro ci blocca la paura e per non sentirla facciamo incetta di ogni tipo di distrazione e di impegno. Facciamo gli artisti, permettiamoci di poter avere anche paura, è un emozione di stagione. Riprendiamoci la nostra normalità e non scappiamo da noi stessi, facciamoci il dono del tempo, del poter provare la noia dell’imparare a conoscerci più intimamente. Gestiamo il tempo in modo saggio, e anche le pause sono preziose in una bella melodia.

Il potere della Riparazione

freedom-2053281_1280

Capita a tutti di fare piccoli e grandi errori.
A volte il nostro comportamento ferisce altre persone. Capita!
Oggi voglio parlare di cosa possiamo fare quando ci scappa di non essere bravi e agendo, invece del vittimismo, il  potere ed all’arte di Riparare.

Vi Riporto un esempio di un caso accaduto a me recentemente in cui la “dimenticanza” ed il continuo “rimandare” sono state le forme che ha assunto il non prendermi cura di una relazione con una persona.

Ecco il mio esempio.
Un’amica mi affida un suo oggetto che io gli ho chiesto per farne delle prove d’uso per un progetto a cui stavo lavorando. Andando via la mia amica ha dimenticato di riprendere l’oggetto. Io non l’ho vista andare via e così non gli ho potuto riconsegnare il bene. Nulla di grave, come vedete, sono cose che accadono.
Mi propongo di chiamarla subito, per informarla e per rassicurarla.
MA…passano le ora e non chiamo, rimando.
Passano i giorni e non chiamo, rimando.
So che devo chiamare ma non lo faccio, rimando.

Delle vocine dentro se la raccontano a modo loro:
– Tanto non gli serve, dice una, altrimenti avrebbe già chiamato;
– E’ colpa sua che si è dimenticata, dice un’altra;
– Tanto la rivediamo tra qualche giorno e quindi che senso ha chiamare ora?;
– Si vabbè poi gli mando un messaggio;

In sintesi trascuro di prendermi cura della mia amica.

Come facciamo a capire che qualcosa non va bene?

Nel mio caso i continui rimandi e le dimenticanze mi davano un disagio, non parlo di malessere vero e proprio ma di un senso di fastidio e peso sull’anima.

Mi viene in soccorso la consapevolezza di come, a volte, le piccole distrazioni, dimenticanze e rimandi, sono segnali di come non mi prendo cura delle relazioni con altri, e con me stesso.
Il mio messaggio arriva chiaro “basta rimandare!” … riparare è la cosa da fare. Obbedisco e decido, fisso i punti di forza.
1) riparare;
2) Accendere un nuovo faro di consapevolezza sull’importanza di “prendersi cura” a partire dalle piccole cose;
3) vedere come l’ io fetale si annida spesso nelle piccole e innocue “cose”. Ricordate l’io fetale? Ne ho parlato qui.

patch-2328289Dal pensiero all’azione: Operazione riparazione.

Ho preso il telefono, ho chiamato la mia amica, le ho chiesto scusa (a dire il vero anche lei mi ha chiesto scusa per essersi dimenticata di riprenderlo), mi sono proposto – per riparare – di raggiungerla a casa sua e di potergli consegnare l’oggetto. Mi ha ringraziato per averla chiamata.

E’ un esempio semplice semplice come vedete ma utile perché cose simili accadono frequentemente.

L’arte di riparare è una competenza quotidiana e migliora la qualità della nostra vita, garantito.

Per rinforzare questa qualità umana (che tutti abbiamo) o se vi è difficile fare un azione di riparazione verso qualcuno beh fatevi aiutare, può essere utile fare dei percorsi di crescita, ma anche gli incontri di counseling sono sicuramente utili.

La riparazione per sua natura non è perfetta e non può cancellare la ferita originaria, essa non è magia e non riavvolge il nastro del tempo e non cancella ciò che è accaduto.
La riparazione tuttavia è liberatoria, sempre. Nei casi di ferite gravi non cancella il dolore ma ci permette di poterlo contattare in modo trasformativo e con la dignità della nostra dimensione umana, dove non è possibile ricostruire ciò che è definitivamente rotto. La riparazione abbraccia la nostra umanità e la conduce per mano a fare qualcosa di buono per chi abbiamo ferito, ci libera dal senso di colpa e ci libera dal senso di impotenza.

La riparazione porta un messaggio speciale: “Mi dispiace e voglio fare qualcosa per te per riparare al meglio di quello che “ora” mi è possibile. Tengo a te, tu sei prezioso ed anch’io lo sono”.

Con la riparazione liberiamo la nostra capacità creativa e costruttiva dagli orpelli velenosi della pretesa e del lamento che ci legano le ali.

Un saluto affettuoso a tutti voi.

Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.

L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita sperimenta tante cose belle e sperimenta purtroppo anche il dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota,  molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale (A.P.E.)  in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina.

A questo punto abbiamo quindi , da una parte, la rappresentazione del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli ovvero un tempo di totale beatitudine; dall’altra parte abbiamo la proposta di considerare questa fase della vita assumendo che in essa abbiamo sperimentato – oltre alla “beatitudine” – anche le difficoltà e non tutto è stato piacevole. il professor Antonio Mercurio fonda questo assunto sull’esperienza del lavoro fatto con le persone.

Seguitemi ora.  Nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà e questo è pacifico.

Quando accade abbiamo la possibilità di fare un un ponte temporale tra il nostro tempo presente ed il nostro vissuto intrauterino, e vedere se c’è tra le due esperienze una relazione.

Facciamo una ricerca anche con l’aiuto dei nostri genitori. Esploriamo com’era il tempo  del nostro concepimento e della nostra gravidanza:  eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, era il momento opportuno, com’era l’umore della madre, c’era gioia in lei e nell’ambiente in cui viveva, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci raccontano la nostra vita intrauterina.
Tutto queste informazioni hanno sul piano emotivo tante corrispondenti emozioni, ed è con queste che noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.

Nella fase dal concepimento al parto la relazione con la vita passa dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Ora anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati all’ambiente emotivo dell’utero a seconda che si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia,  paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire stimoli e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando tutto va bene, e provando rabbia e paura quando invece ci sentiamo minacciati o preoccupati. 

Dall’armonia alla disarmonia

Nella vita intrauterina ci sviluppiamo quindi sia a livello biologico che sul piano  emozionale.  In questa fase – ci dice l’A.P.E si strutturano tutte le nostre parti, il nostro corpo e la nostra psiche. Nel nostro sviluppo ed in reazione appunto agli stimoli che riceviamo una parte che si struttura nella nostra dimensione psichica è appunto l’ IO FETALE. Per capire il suo ruolo e la sua posizione mi dilungo un po nel racconto.

Seguitemi quindi per favore: ” L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. C’è sicuramente stato un tempo in cui il rapporto con la nature era armonioso. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la consapevolezza di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.”

MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia sopravvive nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.

Per tutta risposta a questi traumi, piccoli o grandi che siano,  l’Io Fetale reagisce. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita patita  per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia. L’Io fetale è molto suscettibile. Nella dimensione intrauterina si percepisce come assoluto e ogni trauma è una “lesa maestà”.

L’Io Fetale è determinato nel suo volere, se ritiene di aver  subito una ingiustizia vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.

L’Io Fetale è una parte di tutti noi, è bene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se ci è difficile accettare questa proposta o magari non abbiamo notizie sulla nostra vita intrauterine consiglio di provare a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.

Dobbiamo conoscerlo e riconoscerlo, per evitare di averlo ai posti di comando della nostra vita. Le sue ragioni sono molto seduttive, e l’ebbrezza del ristabilire la giustizia seduce molti…ma questo non fa crescere la nostra vita bensì ci mantiene bloccati.

Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. Molti si pavoneggiano della loro libertà ma in realtà sono sotto scacco delle pretese del proprio IO Fetale.

Ok,magari prima non lo sapevamo. Per accrescere ed approfondire il tema io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale,  L’Istituto Solaris di Roma  -di cui faccio parte – è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io Fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.

L’Io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi? Non è facile liberarsene in modo definitivo.

Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri.

Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.

Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale e prendere NOI il comando della nostra vita.  Il mondo descritto dall’Io Fetale è un solo un punto di vista e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.

Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente.

Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.

Al posto di comando della della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.

Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti, superare il lamento ed il progetto vendicativo.

Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.

Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale. Proprio perché dotato di libertà ed affinché non cada preda delle seduzioni fetali dobbiamo accrescere e rinforzare la nostra conoscenza di noi e la consapevolezza. Come Ulisse passa davanti all’isola delle sirene legato all’albero maestro allo stesso modo noi ci dobbiamo tenere ben stretti a nostro progetto d’amore e rinforzare l’alleanza tra questo ed il nostro Io Adulto.

Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici?

Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive. L’Io Adulto consapevole sa che anche l’IO Fetale ha delle qualità ( sensibilità al dolore, capacità di reagire alle minacce) e le utilizza per creare e non per distruggere.

Accresciamo il nostro essere Adulti e non solo in senso biologico ( quello avviene naturalmente)  ma in senso spirituale decisione dopo dopo decisione.

Diveniamo Adulti  ed agiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.

Noi siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio, e tu?

Noi siamo creature bellissime e speciali.

“Ognuno di noi é speciale nel far bene qualcuna o più cose. Che sia scrivere o cantare, che sia ascoltare o raccontare, camminare, sorridere, cucinare, amare, andare in bici, strizzare l’occhio, abbracciare, parlare, soffiare, sognare, danzare, passeggiare, disegnare, dire, incontrare, dare, credere, sperare  ma anche semplicemente pensare di sé di essere speciale sentendosi dentro un qualcosa che non si sa ancora ben descrivere… ma c’è. 

Mettere a tacere il giudice interiore con fermezza.

h 08:04- Lo scatto di oggi è un atto rivoluzionario. Ora mi fermo per la colazione e poi verso le 10 vi dico di più. Intanto buona giornata a tutti

h 10:20 ( scusate il ritardo 😊). Vista la foto? Il giudice interiore diceva pressappoco: ” E basta con le foto dei fiori!!! Hai già fatto quella usate per altri post!!! Tutti mettono foto di fiori!!! Devi essere più originale!!! Se non fai foto da premio Pulizar meglio non farle!!!

Ho ascoltato tutto in silenzio e guardavo il fiore. La mia saggezza mi ha sussurrato la parola “Amore” e così ho preso il mio telefono ed ho fatto la foto che a quel punto era già molto più della sua bellezza naturale, era divenuta in me un progetto comunicativo e aveva attivato un travaglio ed una contrapposizione tra forze di amore e libertà da una parte e giudizio negativo dall’altra.

Ho trovato nel mi progetto attraverso il blog il giusto aggancio per rinnovare la forza  che ci vuole ogni giorno – e più volte al giorno – per sceglierci e rinnovarci nelle decisioni di l’amore e la libertà di essere noi stessi.

Io oggi ho fatto la mia capriola interiore per passare dal “non posso” al “si posso! Non ho la pretesa di aver eliminato per sempre questo aspetto della esistenza umana dalla mia vita, ma  riconosco come dice l’antropologia cosmoartistica che con l’arte (fare sintesi tra opposti “posso e non posso”),  un progetto (il desiderio di comunicativo),  la saggezza ( ascolto profondo ) e la decisione si può creare bellezza nella ns vita. Oggi è capitato con questo bellissimo e freschissimo fiore.

Le chiavi del benessere sono l’amore e il perdono

20190223_004955292188928.jpgAvete nel vostro mazzo di chiavi una, o più chiavi, che non sapete più cosa aprono?
Io si, ed in ben 2 mazzi di chiavi!
Recentemente condividevo con una persona questa cosa e ci siamo fatti 4 risate… e ci sta ed è bene anche prenderci un pò in giro.
Per qualche giorno però sono andato in giro con questa immagine e una bozza di riflessione che ha preso a lievitare in me solleticando il mio pensiero e desiderio di esplorare.

Le chiavi, quindi, dicevo. Nei casi più frequenti capita che c’è un cambio di serratura e noi non ci siamo aggiornati.

Le chiavi è chiaro servono per “aprire” e se non aprono nulla allora non servono a nulla e devono essere riciclate, cambiate! .
Eppure le conserviamo! Ma perché le conserviamo?

Provo a spiegarmelo e per farlo ho bisogno di spostarmi dal regno delle chiavi e del loro rapporto con le serrature a quello delle persone.

Simbolicamente la chiave che non serve più ma che conserviamo la vedo che ben rappresenta le nostre abitudini ormai obsolete .

Immersione rapidaaaaa!!! Penso alle pretese ora e alla rabbia ed a tutta l’allegra brigata di emozioni che proviamo quando contattiamo dolore. Pressappoco dicono questo:
Il dolore : Tu non mi hai dato questo? Tu non hai fatto questo?
La rabbia: “Bene allora, io resto come sono e non cambio fino a che tu non mi darai quello che voglio e che mi spetta di diritto.

La permanenza nella reazione rabbiosa alimenta quello che l’antropologia personalistica esistenziale chiama “il progetto vendicativo”.

Il progetto vendicativo dice pressappoco: “Tu mi hai fatto del male e quindi ho diritto ad essere ripagato per l’ingiustizia subita”.

La mia esperienza personale e professionale mi dice che la permanenza di questo assunto non fa che inquinare la nostra esistenza.

Ci sono dolori che ci portiamo dentro e che ricontattiamo in certi momenti della vita. Pensiamo al rapporto con l’ambiente di lavoro, al rapporto con i professori a scuola, al rapporto con il partner. Sono solo un piccolo elenco di situazioni in cui
– opportunamente preparati magari facendo un percorso di crescita e di consapevolezza – possiamo fare passaggi evolutivi e di potenziamento. Se vogliamo possiamo assumere questi ambiti per quella parte che ci fa rivivere nostre esperienze familiari (magari). Detto questo allora quella situazione “disgrazia” può essere un opportunità. Ad esempio a diventare sempre più bravi a non cascare nel trappolone delle proiezione sull’altro di nostri vissuti storico. Insomma ciò che è nostro ( le proiezioni) ce le prendiamo noi. E se l’altro poi è obiettivamente stronzo gli rispondiamo per questa parte “la stronzaggine”.
Si lo so che è faticoso!

Lo so che vi propongo temi impegnativi e impopolari. Ma abbiate fiducia in me ed in voi soprattutto. Tutto questo lavoro, capite bene, lo potete fare per voi. Scegliere di rinunciare a forme obsolete di risposte è un atto d’amore per voi. Non dovete avere nessun “via libera” da fuori.

Emersione quota periscopioooo. 

Ritorno alle chiavi. Beninteso quindi che quella della pretesa, della rabbia e del  progetto vendicativo non aprono nulla e non hanno mai aperto nulla?
E se stanno ancora nel nostro mazzo? Forse perché abbiamo paura? Strano…dopo tutto quelle belle parole!! No amici miei. Non è strano affatto. E’ che con quelle chiavi ci siamo cresciuti e decidere di spogliarsi di quella “familiarità” richiede tempo e fa male. Datevi tempo, senza colpevolizzarsi.,

Messaggio di fiducia: Non succede nulla di tutto ciò che vi spaventa, quelli sono solo pensieri neri, la verità è che una volta sfondato il muro della paura voi siete sempre voi e siete migliori e lo percepite bene che siete migliori e vi sentite bene.
Sono le chiavi dell’amore e dell’accettazione, quelle del perdono e del riconoscimento di valore che vogliamo e possiamo potare con noi sempre, esse aprono le porte nuove che attendono solo di essere spalancate. Porte di maggior benessere e serenità.

Odissea_Ulisse_mendicanteE’ tardi e per fortuna domani non si lavora, penso ad Ulisse prima di mettermi a dormire, al suo ritorno a casa da mendicante. Aveva la casa piena di pretendenti, giovani e forti che divoravano le sue ricchezze ed ambivano alla sua sposa. A lui la sua saggezza – attraverso la dea Atena – fa vestire i panni di un mendicante, un mendicante a casa propria, un Re mendicante a casa propria vi rendete conto?.
Tutti quei Proci ci dice Antonio Mercurio nel suo capolavoro Ipotesi su Ulisse , sono le rappresentazioni esteriori delle pretese che ancora vivono in lui e che sono l’ultima parte che deve morire prima che si compia appieno la sua trasformazione in artista della vita.

Ad Ulisse le chiavi le fornisce Atena, la sua saggezza interiore.

Anche noi mettiamoci in contatto con la nostra saggezza interiore, il nostro Sè, e troveremo le chiavi giuste per noi.

Se lo sapesse la mia maestra😂😂

20190212_1911471762472427.jpg

Io nel mio piccolo sono uno scrittore. E’ una cosa che nemmeno io mi so spiegare ma sta di fatti che scrivo e pur non facendolo di mestiere mi posso comunque definire tale. Lo faccio strano e come noterete uso poco virgole punti e tante altre cose, questo purtroppo non so da cosa dipende e di certo non mi ha aiutato la prematura scomparsa nel mio cuore della maestra di Italiano alle elementari quando alla prima ingiustizia percepita ho detto che tra me, lei e la sua materia la partita era finita😴😴. Con il professore delle superiori poi non ne parliamo, non mi capiva…era chiaro così anche con lui dopo un pò abbiamo sancito un armistizio😣. Storicamente ho sempre avuto una avversione per ciò che mi “dicono di fare” salvo poi ritrovarmi a ripercorrere le stesse strade “a modo mio”. devo migliorare il mio rapporto con l’autorità👑…un giorno!

Oggi voglio dire dell’importanza di riconoscersi un valore. Non aspettiamo che siano altri a farlo e stacchiamo l’alimento del pensiero e del vivere “ruminante” contro il qualcosa o qualcuno che non vede in noi il grande talento che abbiamo dentro. Facciamo venir fuori ciò che amiamo e facciamolo venir fuori senza timore. Altri da cui attendiamo riconoscimento forse come noi attendono di essere riconosciuti. E’ una catena contagiosa il dolore e quindi prima lo capiamo e prima la rompiamo. Scrivete se vi va di farlo e cantate se lo desiderate,  come ballare e come stare a terra in un prato per ore a guardare le scie degli aerei passare. Facciamo quello che vogliamo e mentre lo facciamo riconosciamoci che ci piace tanto tanto.

Animiamo le passioni e le rivoluzionari, e se ci piace e ci fa stare bene continuiamo e quando siamo stanchi prendiamo fiato e poi dopo andiamo avanti ancora…ispiriamoci alle stelle e ricordiamoci che dentro di noi ci sono elementi della loro stessa materia, splendiamo e sintonizziamoci con il cosmo intero e siamo ogni giorno laboratori stellari.

I Pensieri di Antonio Mercurio, la Luce del sole e la musica del Postino.

Lo sapete che la mattina io, Elliot e il sole ci scambiamo il buongiorno vero? Stamattina tutto era molto evocativo, le luci, le nuvole, i raggi del sole e l’aria fresca. Ho girato questo video e sviluppato un piccolo montaggio ispirato ad un elaborato di Antonio Mercurio che si chiama: ” Regole per la navigazione notturna degli Ulissidi”. Spero vi piaccia, e Grazie ancora all’autore cui esprimo il mio sentimento di gratitudine. Punto di riferimento per la mia formazione e la mia crescita.

Impariamo ad “Accogliere l’amore”

Ciao amici, e buon inizio settimana.

imagesAntefatto: Ieri mattina sono andato a messa con Emma. Abbiamo scelto con mia moglie di iscriverla al corso per la prima comunione, eravamo combattuti ma alla fine abbiamo scelto per il “Si” sospendendo ogni tipo di giudizio e seguendo l’ispirazione e l’aspettativa che sarebbe stata per lei e per noi un esperienza di incontro con suoi coetanei e di socializazzione anche per noi.
Così dallo scorso anno la domenica mattina andiamo a messa.
Io non sono mai stato un grande frequentatore di chiesa ma come ho detto prima sono entrato in questa esperienza con sospensione di giudizio e così continuo e non di rado provo anche piacere
.

L’onore delle Armi: Al parroco del mio quartiere riconosco di essere persona ispirata e con cui è bello dialogare e che quando parla parla molto bene. In molte occasioni ho tratto preziose riflessioni dai suoi sermoni e frequentemente ho trovato anche nei suoi sermoni spunti che alimentano ed integravano il mio percorso di crescita spirituale.
Ieri: Non ho seguito bene il suo sermone ma ad un certo punto il suo parlare ha penetrato il mio rumore mentale e ha catturato la mia attenzione. Ha parlato di Amore. Siamo tutti abituati e pronti ad Amare, ha detto, eppure c’è una cosa altrettanto preziosa e utile per la nostra crescita ed è “accogliere l’amore per noi”.
Sbam … Bingo.

E ora io: Amare ci riesce meglio perché comunque siamo noi che governiamo. Decido di Amare, Scelgo chi amare, Scelgo come amare, Scelgo se amare.

Antonio Mercurio definisce nel suo lavoro espresso ad esempio nel testo teoria della persona la persona come colui che tra tra le sue forze portanti ha la capacità di amarsi, amare ed essere amati nella libertà. 

Dunque:
Capacità di amarsi: Ok dai…possiamo farcela e tante volte lo facciamo.
Amare: Ok dai…possiamo farcela e tante volte lo facciamo.
Essere amati: Beh…qui sento che c’è da lavorare. Io ci sto lavorando, seppur è vero che anche qui tante volte lo facciamo… ma …seguitemi ancora.

Riconoscere di essere amati è “affidarsi (opposto del controllo) , è accettare (opposto del pretendere) è sentire la gratitudine perché chi ci ama ci fa un dono al meglio di come può. Chi ci ama non è tenuto a farlo e se lo fa vuol dire che ha scelto di donarci amore, farsi strumento di vita.

Accogliere l’amore è un potere reale potenziale, decidendo di agirlo noi passiamo alla attuazione e diveniamo potenza creativa.

Quindi per il ns bene e per la ns crescita e felicità lasciamoci penetrare dall’ “amore che c’è”, ammorbidiamo la ns rabbia verso quello che “non c’è” o che “ci sarebbe dovuto essere ma non c’è stato”.

Accogliere l’amore vuol dire rendersi disponibili a liberarci delle pretese.

photo of man in raising baby under blue sky
Photo by Studio 7042 on Pexels.com

Accogliere l’amore che c’è è un atto spirituale profondo anche di “resa” perché “la vita”, il ns partner, i ns maestri, il ns lavoro, i ns genitori ecc ecc … sono stati e sono a modo loro donatori di “amore”, e lo stesso siamo noi ogni giorno in tutto ciò che facciamo.
Accogliere l’amore è un salto quantico. .

Con gratitudine a Don Michele per ieri e ad al prof Antonio Mercurio per la ricchezza del suo pensiero rivoluzionario.

La triste ricerca del colpevole.

Quando accade qualcosa di brutto e ci assale l’angoscia e l’impotenza ci parte la ricerca del colpevole “fuori”. Perché una persona muore all’improvviso? Perché il tuo amico a 4 zampe rischia di morire? Di chi è la colpa. Tendiamo a cercare una soluzione ed una giustificazione “comunque” per non contattare il dolore freddo dell’impotenza. E se un colpevole fuori non lo troviamo allora forse i colpevoli siamo noi, perche non siamo stati attenti, bravi ecc! Che fare allora? Dobbiamo imparare a “starci” ed a accettare che certe cose succedono e fanno male come se ci schiacciamo le dita ad una porta…fa un dolore bestiale. Accettiamo che non siamo perfetti ed onnipotenti e se vi accettiamo a fondo seminiamo terreno fertile per il perdono e ulteriore amore da far crescere in noi, da usare e da mostrare per insegnare ad altri ed ai bambini che accadono incidenti nella vita e che si chiamano incidenti proprio perché non è colpa di nessuno…ma non per questo quando accade fa meno male.

Io, Ken Follet & Elliot a proposito della Fiducia.

img-20180227-wa0015310832615.jpg

Caro mio la storia (ndr: I giorni dell’eternità di Ken Follet) è piuttosto lunghetta, e di pagine ne mancano ancora un po. Siamo negli anni del libero amore caro mio Elliot e a questo punto della storia in molti si ritengono liberi di amoreggiare con chi gli pare!
Che dici? Che è bello!
Mah, non saprei. Certamente l’amore è sempre una bella cosa ma anche la fiducia non è male. E quando anche ci si proclama a favore del “Libero Amore” poi quando capita di dover accettare lo “scambio” beh…insomma… sono dolori. Vedi vecchio mio 😂😂 la fiducia è una cosa preziosa in ogni ambito della vita. Ora prescindendo dal passaggio del libro che sto leggendo il tema di fondo è che tutto il sistema si fonda sulla “fiducia” ad esempio che andanto in strada l’altro rispetterà la precedenza? Attraversando sulle strisce pedonali l’altro si fermerà? Abbiamo certezze che queste cose accadono quotidianamente perchè ci fidiamo. Certo succedono anche gli incidentI…ma la fiducia è molto molto più grande del suo opposto… la sfiducia ed il sospetto. Senza fiducia il mondo non esiste caro mio…Fidati.

Libri_La mia vita per la libertà_ di Ghandi

wp-image-875147019Oddio e che posso dire io di questo libro? Mi lascerò guidare da quello che ho sentito durante questi giorni di lettura perchè mi sono trovato spesso a leggere il suo racconto di se ed a pensare al mio rapporto con il tema della libertà e della verità. Non vogliatemene miei amici per i limiti del mio dire ma per darmi una possibilità narrerò di ciò che ho sentito.
– Gandhi è stato un testardone, uno di quelli che quando si mette in testa una cosa non vi è poi modo di fargli cambiare idea;
– Gandhi, non deve essere stato facile stargli vicino, certo con il senno di poi deve essere stato anche un onore ma conosco persone che hanno modi lontanamente similari e stargli vicino mi procura sempre un grande malessere e non mi è facile per niente per niente;
– Gandhi, che io limitato dalla mia cultura sono stato spesso infastidito dalla sua mancanza di flessibilità … sono stato infastidito perchè nel racconto della sua vita ho potuto vedere le tante mie mancanze, complicità e confusioni intorno ai miei tanti propositi che faticano ad affermarsi;
– Gandhi, che con onestà intellettuale non me la sento di dire che per i miei progetti metto in campo il massimo del mio impegno, amore e passione;
– Gandhi, che un passaggio da giorni mi batte nel petto e nell’animo profondo ed è quello che anche all’autore ha fatto provare un dolore nel constatare che di un intendimento prima che nei fatti l’abbandono interviene nel cuore;
Gandhi, che vorrei crescere un pò di più e sono fiducioso che questa lettura mi darà supporto e sostegno perchè in questo passaggio mi sono sentito come messo a nudo e ho scrutato anche nel mio cuore abbandoni presenti per progetti che ancora aspettano di vedere il sole.
– Gandhi, grazie.

daZeroaInfinito.com… fiducioso e grato nel cuore, ora. E grazie Giampiero per l’invito alla lettura.

Libri_ La mia vita per la libertà_ di Ghandi … lettura in progress.

A mia figlia questa figura mette un po’ di paura. Credo che tanta ne incuta anche a molti di noi più avanti negli anni. Lei dice gli fa paura quel corpo secco che quasi si vedono le ossa; e chissà che a tanti potenti del suo tempo la sua forza non sia apparsa tanto grande proprio a partire da come l’uomo era poi in se gracile nella sua fisicità. Lei dice che quelle ossa la spaventano perché è come se si sentisse il rumore; c’è che di rumore ne hanno fatto tanto e riforme, ricerca e lavoro …tanto rumore che la sua azione è stata come un boato per chi imponeva la discriminazione razziale e la deprivazione di diritti civili, umani. Non avere paura Amore mio, certo ti comprendo ed accolgo il tuo sentire perchè non è una immagine a cui siamo abituati. Un giorno spero che anche tu deciderai di leggere questo libro…intanto io lo sto leggendo e sento che la storia di questo uomo esile e magro magro mi sta nutrendo di buona speranza… perché sai, la paura è una cosa umana ma anche la fede e l’amore lo sono, e la ricerca di verità e libertà. Sai piccola mia, ora sto leggendo di quando lui vive in Africa e sta mettendo su insieme con tanti una organizzazione per la tutela dei diritti delle persone. Lui aveva una grande fede ed un grande coraggio e ricercava sempre la verità e la libertà prima dentro di sé e poi anche per gli altri che erano discriminati. Anche lui aveva paura ma ha scelto di seguire il suo progetto interiore per l’amore e la crescita senza fuggire di fronte alle difficoltà che ha incontrao e ha fatto tutto senza essere mai violento…e quando sbagliava poi riparava … come è bene che facciamo sempre anche noi con noi. Perdonarsi e riparare sono qualità umane che tutti abbiamo e che dobbiamo usare … e poi con impegno e passione possiamo realizzare il progetto che c’è dentro il nostro cuore.

Lui si chiamava Ghandi. Appena finisco il libro ti racconto di quando aveva paura di parlare in pubblico, non ci crederai ma poi ha fatto un grande lavoro proprio parlando alle persone di ogni parte del Mondo. Piccolo e secco da far paura ma con una grande forza e coraggio. E che la forza e il coraggio uniti al tuo amore e decisione di realizzare i tuoi sogni sono certo non ti mancheranno mai … e noi pure ci saremo ad aiutarti … e anche ora che papà legge questo libro che contiene tante riflessioni utili e buone per me poi te ne farò dono al meglio delle mie capacità. Intanto sai che ti dico piccola mia che magari non sarà bello come il principe azzurro ma credimi che lui è stato un vero guerrero delle stelle e noi possiamo sentirci grati alla vita ed a lui per tutto quanto di buono ha potuto fare così anche noi faremo sempre tanto di buono.

daZeroaInfinito.com … ogni cosa a suo tempo.

Lascia scorrere via la rabbia

Senti a me…Lascia perdere
Lascia correre
Non ti incaponire, non c’è niente da guadagnare.
Una volta provaci

La mosca davanti al naso falla volare
Respira a fondo
Fallo per te solo
Per amore

Provaci, lascia perdere
Siediti
Lascia scorrere via le parole
Respira a fondo
Passerà l’ombra scura
E sarai persona nuova
Più vera
Libera e forte
Lascia correre
Stringi aria
Una volta…una sola

Non è viltà ma amore per te.

Prova.

Libri: 1984_ di George Orwell

wp-1450117688367.jpegCosa posso dire di questo libro che altri non hanno gia detto, e meglio?
Comprato anni fa e tenuto per tanto, troppo tempo in libreria a prendere polvere.
Dopo la fattoria degli animali, letto ormai quasi 15 anni fa, approdo a 1984.
Ci sono autori che si leggono bene perché sanno usare parole semplici e che “dicono” senza saccenza e ricerca del pensiero complesso, Orwell è uno di questi e rendo lode a lui ed anche al traduttore italiano.
Io non so perché uno dovrebbe leggerlo come non mi spiego il perché c’è gente che legge, gente che non lo fa e gente che i libri li regala.
Io sono di quelli che con il desiderio di leggere un bel libro ci va in giro, e che prima o poi riesce a trovare il tempo e la giusta forza per mettere in pausa il mondo intero perché ” sto leggendo”.
Questo libro l’ho letto in bagno per il 70% del tempo ( la mia casetta è piccola così questo luogo si presta “anche” per leggere), il restante 25% attaccato al termosifone in cucina ed il restante 5% in altri luoghi.

In 10 punti.

1-Winston mi è stato simpatico sin da subito, dal nome che mi ricorda le sigarette che fumavo anni fa.
2 – Ho assunto i panni del protagonista. Ho guardato il mondo con lui e non piaceva neanche a me. Freddo, grigio, gelito, stitico, triste, controllato, manipolato, terrorizzato.
3- Oh cazzo si, scrivere un diario è pericoloso. Finisse il mondo qualcuno prima o poi lo leggerà ma cazzo che libertà una penna e che ritmo raggiunge il cuore quando racconti un sentire intimo ed il pensiero che vita.
4- Julia? Certo alzi la mano chi non ha mai sognato una situazione come quella tra di loro, una ragazza che sa cosa vuole … ma che tante altre cose non sa.
5- Le persone sono solo biologicamente uguali, esistenzialmente sono diverse.
6 – Si concordo con Winston, la signora e “la sua immagine di fertilità è bella” anche se trasuda e i suoi fianchi sono larghi.
7- Il potere…ah sublime verità.
8 -Ognuno ha qualcosa che lo frega.
9 – Julia io non l’ho mai creduta sincera, e mi sono sbagliato.
10- il grande fratello è ovunque … va a finire che lo ami.

Sei Libero se …

Sei libero se non usi un pretesto per scatenare una guerra;
… se ingoi il rospo perché riconosci che sono solo tue proiezioni.

Sei libero se rimani al tuo posto davanti ad una provocazione;
… se usi il dolore che senti per un nuovo passaggio trasformativo.

Sei libero se sai contenere le ragioni del tuo dolore immenso;
… se ti fai dono del perdono.

Sei libero se decidi di non vomitare sull’altro le ragioni del tuo malessere ;
… se sei disposto a riconoscere e vedere nell’altro anche  parti tue.

Sei libero se ti assumi il tuo male per superarlo;
… se decidi di farti aiutare perché può essere difficile da soli.

Sei libero se di fronte all’impotenza preghi umilmente;
… se ti riconsci figlio della vita.

Sei libero se usi ciò che hai;
… se non agisci il furto e vivi la vita come dono.

Sei libero se tagli i legami con il destino;
… perché oggi è il tempo presente … e scrivi la storia.

Sei libero se sai aspettare;
… se usi la saggezza ed al momento buono DECIDI.

.

Libri: “Teoria della Persona”, di Antonio Mercurio

E’ il primo libro di questo autore che ho letto (correva l’anno 2005), altri ne sono seguiti poi. Antonio Mercurio è un autore che cito spesso nei miei articoli. Ho avuto la fortuna di poterlo incontrare nell’ambito di preziose occasioni formative cui partecipo con la scuola di counseling dell’Istituto Solaris di Roma. Un grande studioso, un uomo coraggioso e tenace che ha donato e che dona all’umanità un patrimonio disciplinare di grande valore, dall’Antropologia Personalistica Esistenziale, la sophia Analisi, la Sophia Art e giungendo fino alla Cosmo Art (scusate il pippone dell’elencazione ma sono notizie).

Al curioso di passaggio sul mio blog consiglio vivamente di mettere in pausa la vita per una giornata e leggere Teoria della Persona. Non è palloso, anzi sono certo che vi piacerà.   Certo ci vuole un po di attenzione ma ne vale la pena. Ok, andiamo!

TEoria della PersonaCos’è la Persona, si chiede l’autore, e quante dimensioni ha? Di certo vi è una mente, di certo vi è un corpo e di certo vi è uno spirito. Su questo ultimo aspetto AM richiama l’attenzione del lettore. In modo semplice e nella forma del dialogo domanda/risposta con gli studenti esplora quelle manifestazioni dell’agire della persona nelle quali si esprime la dimensione spirituale. Questa sfera spirituale della persona è un fatto esistenziale e non ha niente a che vedere con la spiritualità della religione… e voi sapete quanto è difficile usare la parola spirituale senza sconfinare nell’ambito religioso!

Le manifestazioni dell’agire della dimensione spirituale della persona sono ravvisabili in due aspetti fondamentali, la capacità dell’uomo di perdonare e la capacità di decidere nella libertà (ad esempio di non sfruttare un altro uomo).

L’agire nella vita di queste decisioni di libertà e di perdono, secondo l’autore, non sono spiegabili nel perimetro della nostra dimensione psichica. Essa, diceva, Freud è governata a bacchetta dal principio del piacere e quindi il perdono di chi mi ha offeso è inconcepibile. All’azione corrisponde una reazione, all’offesa una rivalsa ecc.

Eppure però l’uomo perdona! Esprime così la pienezza della libertà di decidere in rottura dell’automatismo azione -reazione. Nel testo troverete anche esempi.

Teoria della Persona si legge bene, tra i tanti valori dell’autore vi è anche quello di comunicare in modo semplice e chiaro. Il lettore è preso per mano e condotto lungo concetti anche complessi ma, se vi capiterà di leggerlo, probabilmente capiterà anche a voi di dire alla fine:”Però detto così mi è stato facile comprendere!”

A prescindere dal titolo e dalle innegabili immagini di “tematiche da strizzacervelli che può suscitare” io ravviso che è un bel libro e contiene un messaggio forte di speranza e lo consiglio.

Se siamo liberi di scegliere allora non siamo in prigione. E se agiamo la nostra forza allora non siamo determinati dal passato … e l’oggi ed il futuro ce lo possiamo creare così come lo desideriamo profondamente.

Buona lettura

Saper dare un nome alle proprie emozioni salva la vita.

SOLDATI-IN-TRINCEA Una buona storia è un dono, una benedizione.

Chi dona la sua esperienza in ogni caso è un uomo libero.

Ho abbinato a questo scritto un immagine di trincea. L’ho scelta perché  penso ai comportamenti ostinati in cui ci “trinceriamo” quando siamo spaventati e minacciati dalla paura nelle sue moltitudini rappresentazioni. Nel rapporto con gli altri e con le situazioni appare come paure di essere ridicoli, paura di sbagliare, di fallire, di non essere pronti, di non avere le idee chiare, di non essere bravi, di non saper dire, di non saper fare, di non essere furbi e forti, di fare brutta figura ecc ecc.

Da queste trincee difensive partono messaggi a voler rassicurare che “va tutto bene”, mentre non va bene per niente.
Una trincea alla lunga diviene una tomba esistenziale, c’è un tempo giusto per stare rintanati e uno per raccogliere il coraggio e mandare a fanculo tutte le elucubrazioni. Si proprio così. Mandare a fanculo la paura e poi chiamarla per nome. Ti vedo sai “mia paura del giudizio” o ancora “ti sento senso di inadeguatezza”.   
Dare il nome al problema o all’emozione che ci assedia vedrete che apre la via verso la libertà.

Ogni momento è una opportunità, allo stesso modo lo sono le storie di buone e umane condivisioni che parlano di noi. 

C’è ogni giorno una cosa da imparare e qualcosa di noi da mettere a fuoco e trasformare. E grazie alle storie che si raccontano.

Come Ulisse scegliamo di realizzare pienamente noi stessi…costi quel che costi.

Cara Calipso, pensava forse Ulisse, non sono insensibile alla tua proposta di immortalità ed al tuo fascino. Se scelgo di riprendere il mare è per ubbidienza al mio progetto esistenziale, anch’esso demone in me, che non mi lascia dormire . Fammi dono del tuo aiuto, indicami in quale direzione è la meta…e non volertene a male. Siamo stati bene insieme ma ora devo andare.

Liberamente ispirata alla chiacchierata finale tra Calipso e Ulisse vista con la proposta di Antonio Mercurio e proposta nel libro Ipotesi su Ulisse. Prima Che questi poi riprenda il mare, di nuovo, per l’ultimo pezzo prima di tornare a casa.

ulisse_e_calipso_20140617_1440828418Calipso:  Penso io a te
non soffrirai
non morirai
non soffrirai.

Mi prendo cura di te
riconosci il mio potere.

Prendere o lasciare
0 me o la morte
la sofferenza ti aspetta
e la vecchiaia

Amami non morirai
amami …firma qua.

Risultato garantito
formula collaudata
soddisfatto garantito
nessun rimborso
nessun reclamo.

E’ il momento di decidere
prendere o lasciare
vivere o morire
entrare o uscire.
…..

Ulisse:  dammi due legni per favore
ed una corda per poterle legare insieme
il tempo è propizio
non ho più godimento nel mio cuore
non voglio restare
voglio andare
smettere di errare
ho visto abbastanza
ho sofferto quanto basta

Eppure…Tutto il tuo promettere mi seduce
e una parte di me vorrebbe accettare, restare.

Ma voglio andare
riprendere il mare
forse soffrire ancora
ancora piangere e penare
non posso farci niente
se resto sarò pure immortale
ma ho bisogno di nascere e di morire
ogni giorno e tante volte in un ora
il mio viaggio ed il mio dolore
hanno un senso …un onore…
un odore…e questo pure mi seduce
mi fa morire …ardere il cuore
desiderio di creare
fare di me qualcosa buona
essere e divenire.

Preferisco esistere
…ecco la sua pena.

Scappo via dalla sua vista
prima che me ne penta.

Addio Calipso.