Obbedisco mio Sé.

Obbedisco!!! Mio Sé.

Garibaldi aveva un progetto personale ed aveva un’autorità fuori. Questa autorità non la metteva in  discussione. “Obbedisco” è la formula con cui chiude il suo famoso messaggio al Generale La Marmora che gli chiedeva di arrestare la sua avanzata verso Trento (era agosto del 1866, fonte Wikipedia).

“Obbedisco”…mio Sé, anche se a volte è difficile ma lo faccio…punto.

Il Sè esprime una parte importante di noi, preziosa e speciale. La parte in cui è contenuto il nostro progetto esistenziale, fonte di amore per noi incondizionato e che ci spinge in continuazione alla crescita ed alle trasformazioni.

Come Garibaldi con il suo Generale ( preso qui per il solo simbolismo) anche a noi il nostro progetto e la sua realizzazione può cercare, trovare e scegliere una persona cui  affidarsi, meglio se maestri di saggezza, persone speciali dotati di tanto amore e di speciali qualità umane che ci seguono e ci sostengono nel cammino quando si fa tosta!

A loro ci affidiamo.

Frequentemente i maestri ci chiedono di fare cose, o di rinunciare a qualcosa.  Maestro, Sé fuori di me. Obbedisco mio Sè, ed: “anche se mi pare una sventura quel che chiedi per me è guadagno” (cit. da la preghiera degli Ulissidi di Antonio Mercurio). 

Con il Sé non c’è da trattare. Quando entriamo nella “trattativa” in quel momento il nostro portavoce è l’ “Io Fetale”, ed a questa parte di noi di crescere non frega un bel niente. Testardamente rimane sui motivi del proprio dolore e vuole solo essere risarcito.

Ci caschiamo tutti, frequentemente. Crescere nella consapevolezza è il metodo per cascarci sempre meno…e magari poi “mai più”.

“Quel che tu vuoi (mio Sé) è giusto che accada…e quando tu vuoi allora è tempo”; solo l’IO Persona che è la nostra capacità di decidere e di renderci liberi può scegliere se ascoltare le ragioni mirabolanti e dettagliatamente giustificate dell’Io fetale oppure se seguire le indicazioni a volte dolorose e non sempre chiare del SE’.

A ognuno la libertà…che siamo troppo pronti a trattare, e poche inclini ad obbedire!

Certo, la libertà… ma attenzione che non necessariamente “sbagliando si impara”, anzi….” Si impara tanto e meglio anche amandosi e facendo il bene per se, vale a dire quello che ci fa crescere”.

Obbedisco, mio Sè. Come Ulisse accolto l’invito di Atena ad entrare in casa da mendicante. E vado avanti …

 

Arrendersi alla “Liberta

candido-vessilloAutore: mi capita spesso che persone che conosco poco e niente mettono a nudo alcune mie “menzognucce”, di loro tempo fa ebbi modo di dire che sono portatori di doni a loro insaputa.

Ecco che in una mattina di pioggia di un febbraio particolarmente pungente sto per partire per andare a lavoro in moto quando una voce dice: “Vai ancora in moto? Certo che “tu non ti arrendi proprio mai!”.

Colpito e affondato.
E’ da tanto, troppo tempo, che dico che voglio trovare una soluzione alternativa al dovermi muovere in moto per andare a lavoro.  Crescere per me passa a volte da atti di resa verso delle parti mie che non sono proprio di “amore per me” contro cui intavolo delle battaglie che però mi distraggono dall’obiettivo primari che è “godere della vita e stare bene”. Affermo dunque che devo arrendermi:

– alla mia testardaggine, di sicuro;
– alla lotta contro sensi di colpa, quelli sono cani che latrano e deviano il mio cammino di crescita;
– all’accettare che alcune cose non le posso cancellare, ma devo assumermi le mie “carogne” con responsabilità ed agire per trasformarle (vedi il mio rognoso Io Fetale, quello che la mia amica di Blog Benedetta nei commenti al prcedente articolo ha chiamato anche “il muflone” );
Il re è nudo e spesso ci facciamo sedurre e derubare da ostacoli interiori che ci tengono fermi nei “non posso”.

E Voi a cosa vi volete/vorreste arrendere?

Elliot 3. Bye Bye rancore

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Metti Elliot ad esempio, e metti uno come me che è giusto un “pochino” rancoroso. Metti che lui ad esempio dopo giorni di “successo” un bel giorno ti fa i bisogni in casa, Metti che mi sono incavolato 😤😤😠😠: “Tu questo e tu quello … io così e io colà ecc ecc”. Ma lui è un cucciolo di cane, titolare di tanto pelo ed istinto con cui c’è poco da parlare. Quindi mi sono piegato e ho pulito … poi ho pensato e riflettuto🤔.

Lui, Elliot, esprime ancora tanto istinto e reattivita (confido nell’addestramento😅); queste caratteristiche però sono anche mie (e vostre?) di quando qualcosa non mi va bene o mi addolora e me la prendo tanto, troppo.

Quando la mia rabbia va fuori dal recinto dell’evento contingente a me si accende ogni volta un ALLERT☠💣 e senza voler giustificare il malcapitato di turno quando la rabbia va oltre mi aiuta la consapevolezza che il mio Io Fetale é sempre pronto a battagliare.

Cos’è Io Fetale? (Il termine non é mio ma preso a prestito dall’Antropologia Personalistica Esistenziale – in sigla APE).

Parte teorica breve breve, lo giuro🤓: L’ Io fetale è quella parte della ns “personalità” che si struttura sin dalla vita intrauterina ed in risposta agli stimoli che riceviamo. L’Io fetale vive male le frustrazioni, le paura, è la ns dimensione incazzosa 😡; quando pure sembra che “lascia correre😇” poi tende a conserva dentro l’intendimento di rivalsa😏. In “utero” il ns rabbioso ragazzotto “io fetale” vive una realtà complessa ed ambivalente, da un lato vive un senso di grandezza perchè come embrione prima e feto poi lui/io/noi ci percepiamo come “il tutto” (AMORE, Assoluto e Onnipotenza), dall’altro vive un senso di grande debolezza perchè nei fatti “l’utero ed il mondo fuori” sono più forti di lui/io/noi al punto che se vogliono possono anche finire la partita e GAME OVER 😨😨(ODIO, Dolore, Impotenza). Questa ns dimensione ” Fetale” non si dissolve e non scompare con il parto ma permane come uno dei tanti elementi della ns complessa e ricca personalità.

Se dal concepimento alla nascita abbiamo avuto esperienze difficili e dolorose, vedi ad esempio 1. una fase di stress della mamma 2. una mamma spaventata 3. una mamma addolorata e che magari pensa di interrompere la gravidanza perché non desiderata ecc, allora ci può stare che a tale dolore, frustrazione o senso di minaccia si possa essere sviluppata una qualità emozionale e decisionale di tipo reattiva e rabbiosa.

Tali tipologie di risposte fetali possono permanere e caratterizzare la qualità delle risposte che diamo e delle decisioni che prendiamo nella vita da grandi e ce ne accorgiamo quando ad esempio 1. perdiamo il lavoro 2. la ragazza/o dei ns sogni non ci si fila 3. non ci sentiamo valorizzati ecc ecc. Può accadere e spesso accade che le ns risposte vanno ben oltre il problema contingente e assumono connotazioni epiche. L’io fetale é scemo!

Dunque che fare? Io consiglio di accrescere la consapevolezza e la conoscenza di se per non subire e inseguire ad libitum intendimenti “fetali” (la famosa rivalsa) che in tanti casi si presentano anche sotto vesti seducenti come “senso di ingiustizia, spirito del guerriero, intendimento di rivalsa e di vendetta (stile Edmond Dantes il “Conte di Montecristo”).

Come fare? Lavorarci sopra perchè queste vesti seducenti sono veleni per la nostra vita e in realtà ci tengono fermi al palo o peggio ci fanno naufragare sugli scogli come le sirene di Ulisse.

Perchè farlo? Noi meritiamo di “godere della felicità” e di realizzarci invece che rimanere ancorati a antichi traumi ed alla fissazione rabbiosa di una ns parte scema.

Dobbiamo farlo per forza? No, Scegliete voi. Io consiglio di farlo, io ci lavoro e non vi nego che sono tante le volte che il mio Io Fetale si mette in cattedra e vuole comandare lui. Ma Lui Non Deve Comandare👨‍✈️👨‍✈️!!!! E noi dobbiamo essere bravi a stanarlo.

Torniamo a Elliot e a me dunque dopo il pistolotto teorico, sorry mi é scappato 🤗. Con Elliot la partita è persa… ed il mio rancore va a farsi benedire (alleluia).

Con lui, come con il mio Io Fetale ho ben poco da dover ragionare. Elliot mi piego e pulisco e l’Io Fetale pure lo DEVO piegare.

Fanno errori gli altri e ne faccio anche io ( e voi?) e quando accade come con Elliot Bye Bye rancore e lavorare, riparare e ricostruire … che la nostra vita la deve condurre il ns Io Adulto per nascere per intero…costi quel che costi!

Ciao A tutti e se siete arrivare a leggere fin qua sotto vi dico che mi sento onorato e grato…miei eroi 😘😘. E sono grato a tutti gli uteri del mondo che donano seppur in modo imperfetto e con corredo di dolore ” l’opportunità”…prendere o lasciare, io scelgo di prendere😁😁… e voi vi opportunitate?

Ostinazione. Io Fetale # Parte 2

Dunque anche i piccoli “nel loro piccolo” si incavolano, eccome! Basta osservarli per capire.  Già dai primi momenti siamo in grado di manifestare con urla, calci, morsi e pianti quando viviamo un disagio. I primi mesi dal parto richiedono al genitore maggior attenzione – osservazione e d empatia; tutti elementi e capacità  che se ben accresciute ed investite sapranno fornire ai papà ed alle mamme di turno dei validi indicatori dello stato fisico ed emozionale dei baby nel corso delle tante fasi della crescita (da piccoli il canale di comunicazione primaria è visiva, emozionale e fisica più che verbale). Dunque ogni individuo è – in armonia con il proprio stadio di crescita e di evoluzione – in grado di agire e reagire sia in forme e modi adeguati che in forme e modi spropositati agli stimoli – sia positivi e negativi – che lo interessano (sul punto si può ALCapprofondire leggendo “Amore Libertà e Colpa di A. Mercurio” – testo che a breve lo presenterò nel blog ma intanto se siete impazienti potete reperirlo attraverso il sito www.sur.it). Allora quand’ è che si inizia a percepire – ad esempio una paura – e si inizia a decidere -ad esempio di vendicarsi?. La risposta che propongo in questo lavoro è: ” Subito”.

Ma attenzione che sul piano dello sviluppo del tema io parlo di Decisione che non è lo stesso che Attuazione ( valer a dire il fare, l’agire ). In questo momento vi invito a considerare la decisione come “proposito” che assumiamo. Ognuno di noi ha dei valori in cui crede, ed essi – correggetemi se sbaglio – sono degli elementi sia interiori ed originali che esterni e derivati dalla società e dalla famiglia.  Sulla base di questi valori ciascuno di noi pone in essere le sue scelte, fonda la sua realtà. Fiducia e speranza agevoleranno una percezione della realtà più accogliente e ospitale, paura e di rabbia – al contrario – agevoleranno una percezione della realtà più minacciosa ed ostile. Siamo noi stessi a ordinare la realtà, in base ai valori che ci diamo.

CDMEmond Dantes lo avete presente? Beh proviamo ad assumerlo a simbolo della capacità umana di saper scegliere l’intensità e la qualità della risposta ad un trauma causato da altri. Nel Romanzo di A. Dumas “Il conte i Montecristo” il protagonista è vittima di un complotto ai suoi danni ordito dai suoi compagni e che hanno come effetto quello di farlo condannare ingiustamente, imprigionarlo per oltre 20 anni in una prigione, e derubarlo sia della sua donna che del suo patrimonio…per non parlare della sua vita e della libertà. Edmond Dantes è un immagine romanzata che esprime bene una delle forme universalmente più diffuse di risposta umana ad un trauma, ad un offesa, minaccia o frustrazione… mi riferisco alla risposta fondata sul progetto di vendetta, il farsi giustizia.

Noi come reagiamo alle sofferenze, frustazioni e dolori? Io credo che nella volontà profonda sia molto diffuso lo stile Edmond Dantes e nella volontà cosciente esprimiamo la capacità di “lasciar correre”. Insomma esprimiamo una componente visibile che “pare” comprensiva e in grado di saper andare oltre ed una parte nascosta che invece “col cavolo” che lascia correre! Manifestiamo e viviamo una sostanziale ambivalenza. Questo passaggio è importante e quindi vi invito a considerare come noi adulti a fronte di una sofferenza che ci perviene da “qualcun’altro” sappiamo anche lasciar correre veramente accogliendo i nostri limiti e quelli degli altri; ma sappiamo anche serbare rancore, ingoiare il rospo e rimandare a tempi migliori il riscatto. pendoloVoi dove vi posizionate? Siete fermi o come me oscillate ora di qua e ora di la? Siamo umani, lo facciamo. Possiamo anche non ammetterlo, ma sta di fatto che lo facciamo.

Ma questa è una storia di oggi, dunque, oppure è una storia che si ripete? Rispondetevi con onestà e se rispondete con un :” Beh…cavolo però un pò … effettivamente … questi atteggiamenti si ripetono” allora avete dato la risposta esatta.

I principali pilastri dottrinali del comportamento umano a partire da Freud ( o almeno io parto da lui, che se non è stato il primo di certo ha avuto il merito di aver dato al concetto una enorme amplificazione con i suoi studi) hanno assunto a verità il fatto che l’individuo tra le infinite manifestazioni e capacità creative di cui è dotato ha anche una spiccata tendenza alla coazione a ripetere i comportamenti ( soprattutto quelli che lo fanno soffrire). E’ – diciamo – fissato!

Ma chi è che è rimasto fissato, o meglio quale parte di noi è rimasta e rimane pervicacemente fissata al suo motivo di incavolatura al punto da averlo assunto a valore esistenziale che pure il motto dei carabinieri “nei secoli fedele” gli fa un baffo? L’umanità intera può essere grata ad Antonio Mercurio che con i suoi studi ha anticipato la capacità umana di decidede sin dalla vita intrauterina. E’ già in queste prime fasi dello sviluppo della persona che è presente in fieri  la capacità umana di rispondere qualitativamente e quantitativamente ad un offesa, quella di lasciar correre – di rimandare, e quella di agire. Al “cosa è”, o meglio al “quale è la parte di noi” che rimane impuntata Antonio Mercurio da il nome di IO FETALE. Vediamo se riesco a definirlo, credetemi però che la cosa può apparire complessa ma non lo è. Sono io che la spiego male. Di recente a proposito dell’io fetale ho scritto questo passaggio e voglio riproporlo qui:

Sotto il profilo esistenziale il feto è un individuo dotato di una struttura psichica, biologica e spirituale. Seppure è una struttura in divenire nella crescita essa è perfettamente adeguata al suo tempo ed al suo spazio.

Intorno alle decisioni reattive del feto si struttuta una sua identitò di IO, cui diamo il nome di IO Fetale. Questa struttura è per sua natura assoluta, fragile e rigida.

L’Io fetale è una componente dell’individuo che si sviluppa reattivamente in relazione agli stimoli che riceve. Esso è assoluto perchè nel mondo intrauterino l’embrione prima e il feto poi si colloca al centro di “tutto” e si identifica con il “tutto”.

Ed è proprio questa parte, ancora viva in ognuno di noi, ad essere rimasta fissata e di fargli cambiare idea non se ne parla proprio. Non ne vuole sapere, sapete?

Domanda: E perchè dovrebbe cambiare idea? Risposta: Rispondo alla terza parte :-).

Ora, onestamente, se intimamente vi mettete in ascolto voi potete percepite questo nucleo decisionale e caratteriale di voi, se non lo sentite provate a scovarlo nella ostinazione a rimanere legato ad un motivo di conflitto e/o di insanabile frustazione che mai niente e nessuno potranno farvi cambiare idea che quella offesa ( e solo quella vostra e non quella degli altri) è degna di essere assunta come tale e quindi risarcita a dovere “fin che morte non vi separi”. Ecco se spesso vi sentite così ipotizzate che (forse) si sta manifestando non il vostro Io adulto ma il vostro Io fetale, provateci. imagesFondatore dell’Antropologia Personalistica Esistenziale, Antonio Mercurio a sviluppato tale ipotesi a partire dal suo lavoro sia personale che con clienti e studiosi in oltre quarant’anni di attività come psicoterapeuta, formatore, ricercatore. L’autore analizza la costanza di relazioni tra la quotidianità emozionale delle esperienze delle persone ed il loro corrispettivo (ipotetico) al tempo della vita intrauterina – così come lo si può ricostuire a partire dei racconti delle persone stesse e soprattutto grazie alle informazioni relative all’ambiente familiare e soprattutto all’esperienza emozionale della madre dal concepimento in poi.

Quale sarà l’ambiente intrauterino in caso di concepimento non desiderato? Se ipotizziamo il terrore e la paura di una donna possiamo anche ipotizzare ( ma ormai si può dare anche per certo grazie alle moderne tecniche di analisi mediche) che sin da quel momento – l’embrione prima ed il feto a seguire – percepiscono questo ambiente come ostile, anaccogliente o apertamente rifiutante e che a tale input risponderà. Certo non una risposta verbale o un arringa difensiva ma risponderà in forma di tensione, lo confermeranno le analisi sul flusso sanguigno del feto e l’osservazione della sua irrequietezza. Altro che fermo e “non capisce”, il piccolo capisce tutto e nel suo piccolo si muove, reagisce come i grandi … e allora ipotizziamo che prende anche delle decisioni … tale e quale come i grandi. Intervistare il feto e l’embrione che siamo stati non è possibile ma se abbiamo notizia del nostro ambiente intrauterino proviamo a fare dei test a partire dal tempo presente.

Usiamo lo strumento della similitudine e ascoltiamoci profondamente quando ci troviamo a rivivere situazioni del quotidiano che sono simili a quelle che conosciamo – o ipotizziamo sia successo –  “allora”, o che evocano comunque qualche elemento doloroso oggi ma che in primis lo è già stato “allora”.

Domanda: Ok, faccio dei test e vedo che si… ci può anche stare. E che me ne faccio? Risposta: anche a questa rispondo nell’ultima parte che pubblicherò tra qualche gg.

… to be continued…

daZeroaInfinito.com … con il mio IO Fetale di traverso a fare capricci.

Azione e Reazione. Io Fetale # Parte 1

wpid-wp-1421672409581.jpegSuccede che REAGIAMO quando ci sentiamo/veniamo minacciati, frustrati e non riconosciuti?

Ammazza se succede!

  • Ci può minacciare la presenza e/o l’azione di un amico/collega che liquidiamo sinteticamente come st..nzo.
  • Ci può frustrare il non riuscire – nonostante il tanto impegno – ad ottenere ciò che desideriamo ( un lavoro, un figlio, una famiglia, un/a partner ecc)
  • Ci può far sentire non riconosciuti allorchè veniamo “non considerati” per la nostra identità e valore ( ad esempio se a lavoro avete un ottima idea che poi non viene accolta solo perchè siete nuovi ecc ecc). La prima considerazione che faccio è che se siamo ( o ci sentiamo) minacciati o frustrati e non riconosciuti proviamo paura e poi rabbia.
    E fin qua non ho detto nulla che non sia scontato e risaputo.Ma quando è che proviamo per le prime volte delle emozioni?
    Secondo una grossa percentuale umana molto diffusa e trasversale alle diverse culture il tutto inizierebbe non proprio da piccoli piccoli; …i piccoli (ho sentito dire spesso) non capiscono!
    Pressappoco quando si e piccoli non si sa cosa si e’, i bambini per molta parte di mondo sono come degli insignificanti esseri che possono sopportare tutto e tutti per un bel pò di anni. Sembra come se la coscienza e l’affermazione di qualità emozionali ed umane sia stato fissato convenzionalmente nella mente dell’ uomo a partire da quando si è bambini verso i 4/5 anni. Perchè? Mah… io non lo so, forse faveva comodo e probabilmente è stato assunto così a ragione della difficoltà di relazionarsi all’universo persona dall’inizio.Eppure anche i piccoli si incazzano …eccome se lo fanno!Evidentemente anche loro hanno delle cose che proprio non gli vanno giu’, e si spaventano se si sentono minacciati oppure si incavolano se si sentono offesi.

    … to be continued … per ora vi saluto sottolineando che l’incazzatura e la capacità di decidere in che modo ed in che forma reagire ad un dolore è una qualità umana che non ha età.

daZeroaInfinito.com … aspirante Antropologo.

Avviso ai naviganti, a breve si parla di “Io Fetale”

Voglio provare a trattare un tema complesso, tosto secondo me. Userò diversi strumenti nella narrazione (concetti, immagini, similitudine, simbolismo e ogni alta cosa mi sarà utile per esprimere ciò che ho in testa).  A te fortunato (o meno  )  lettore che passa di qua 🙂 chiedo di sospendere il giudizio e seguirmi pazientemente lungo questo sviluppo tematico, o almeno farlo finchè ti va e finchè leggermi ti torna utile. Mi prendo in carico un tema grosso ed ho paura di toppare, ma è da parecchio che mi frulla nella testa,  non so perchè oggi e non so perchè ORA ho deciso di farmi dono della possibilità di provarci… ma è successo. Ce la metterò tutta e farò del mio meglio. Vi chiedo sin da ora il dono della comprensione, a molti potrà dare fastidio la generalizzazione ad altri la genericità del piano narrativo … e ci sta; tuttavia se aspetto di avere idee chiare ed una capacità comunicativa in grado di far comprendere tutto quello che dico e tutto quello  “vorrei dire”  rischio di ritrovarmi con la barba bianca ed ancora ad attendere.  Pensate che tutto è nato da una fotografia, o meglio dal fatto di aver visto una serie di bottiglie in fila e dopo un pò aver wpid-img_7e1f0bbf4b17292c57cc37a9a31622b5.jpgdeciso di tornare indietro per fotografarla.
Come vi consiglio di leggermi? Io consiglio di farlo con la predisposizione d’animo che si ha quando si pronunciano le parole:”può anche essere”.
A breve per la prima parte.

Intanto buon Week End

daZeroaInfinito.com … instancabile chiacchierone, a volte anche di cose interessanti.