La svalutazione è un veleno subdolo che può inquinare l’esistenza delle persone. Si annida e si camuffa dietro “luoghi comuni” e nelle risposte di falso buonsenso. Snidarla è possibile, ci vogliono delle strategie. Oggi ve ne propongo una shock che parte dalla frase: Si ok tutto ma … Che ci guadagno io?! Tante volte lo abbiamo sentito dire, tante volte lo abbiamo detto, o almeno pensato, anche noi.
So che questa affermazione genera prurito alle emozioni ed è un tema scivoloso, pericoloso, insidioso. Voglio provare, tuttavia, tentare di usare questa posizione per scopo evolutivo. Per farlo metto, necessariamente, da parte ogni aspetto morale.
L’assunto: Che ci guadagno io?! ha recentemente attirato la mia attenzione. Quando un tema mi si pone ricorrente tendo poi a fermarmi per indagare e, non di rado, scopro utilità. Mi sono così messo in attento ascolto e mi sono venute delle intuizioni. Le intuizioni, di cui ho già scritto, sono uno dei modi che il nostro Sé usa per emergere alla nostra coscienza. .
Che ci guadagno io?
Questa domanda l’ho sentita, prevalentemente, nelle situazioni di conflitto. Capita di sentirla, o pensarla, quando c’e da scegliere tra “fare o non fare / andare o non andare / dare o non dare / fermarsi o continuare ecc ecc.
Essa esprime, cristallina, l’essenza dell’ Homo oeconomicus come presentato da John Stuart Mill, ovvero l’attitudine dell’individuo a fare qualcosa solo se vi è un guadagno.
Questa visione dell’agire centrato sul ritorno “economico” ha in se due opposti; da una parte attira molte antipatie e giudizi e dall’altra è stata una applicazione economica molto diffusa.
Chi agisce con questa filosofia esprime un arroccamento e una indisponibilità che, per risonanza, genera negli altri emozioni dalle tinte scure come: distacco e freddezza, cinismo e rifiuto solo per dirne alcune.
Eppure come per gli antidoti estratti dai veleni io penso che anche da questa domanda – cosa ci guadagno? – possiamo ricavarci qualcosa.
Ecco la mia mia proposta.
- Portiamocela dentro e usiamola come indicatore per capire se, in ciò che stiamo facendo, di stiamo dando un valore o se, invece, ci stiamo svalutando.
Se ci interroghiamo su questo punto sicuramente – Alleluia!! – accendiamo un bel faro di consapevolezza sul valore che ci stiamo riconoscendo, ovvero sulla svalutazione che stiamo agendo.
E se assumessimo il “guadagno” come indicatore “tangibile” della nostra capacità di “darci un valore?”.
Già.
Io affermo che questa posizione potrebbe avere un impatto positivo?
Pur non essendo la mia preferita tra le posizioni umane ad impatto positivo devo riconoscere che, nei fatti , essa potrebbe essere, per i casi gravi, una strategia shock ed un valido antidoto, ancora di salvezza per tirarsi fuori dalle paludi velenose della svalutazione e del “non darsi un valore” che inquinano la nostra vita.
Il guadagno, quindi, potrebbe essere la forma concreta e tangibile della nostra decisione di smetterla, invece, di svalutarsi.
Questo veleno esistenziale, la svalutazione, è subdolo.
Essa, diffusamente, e sotto sembianze di valori come la disponibilità, la benevolenza, lo spirito di sacrificio per l’altro e l’essere donativi, si abbuffa dei nostri talenti e li scarica nella pattumiera di una esistenza poco gratificante.
Che ci guadagno io? Ecco che prima di essere una domanda da usare in un conflitto “contro l’altro” può essere un valido criterio di pianificazione delle nostre azioni.
Lì, nell’intimo del nostro sacro spazio interiore, al riparo da ogni occhio e orecchio giudizioso e indiscreto, possiamo chiedercelo…”Si …ma io che ci guadagno?!.
E se scopriamo che non ci guadagniamo nulla, chiediamoci il perché della nostra azione “gratuita”.
Se fiutiamo che non c’è la consapevolezza e la ricchezza del dono ma fiutiamo piuttosto l’olezzo della svalutazione, della paura del giudizio altrui, della fame d’amore beh…fermiamoci subito.
Cosa fare dopo essersi fermati? Suggerisco di prendere un po di tempo per riflettere.
Può essere un ottima occasione per lavorare su questi aspetti con un counselor come me, ad esempio. Se desiderate prenotare un incontro conoscitivo e gratuito per conoscer meglio di cosa si tratta compilate il form scrivimi pure da qui.
Se scegliete di farlo io sono disponibile per incontri on line. Sono passaggi importanti, con me o con chiunque altro, lavorateci e siate fieri di voi.
Chiusa la parentesi promozionale, doverosa dato che sto trattando anche il tema del darsi un valore, ritorno alla ciccia del tema e mi corre il pensiero alle dinamiche del mondo del lavoro.
La paura e la svalutazione, nelle scelte in ambito lavorativo, potrebbero essere le ragioni in base alle quali si accettano aumenti di carichi di lavoro, ad esempio, senza batter ciglio. Nella vita della persona, poi, questo atteggiamento genera frustrazione, reattività e conflitto con gli altri e con se stessi. Se le macchinette del caffè potessero parlare!! In un caso del genere prendersi del tempo è un atto d’amore. In quel tempo di ascolto si può creare vita nuova, più ricca e gratificante.
Vado a chiudere e dopo questo pistolotto dico a tutti di dare valore alle intuizioni, sono messaggi dal Sé e portano messaggi d’amore, sempre.
Se deciderete di dare un seguito alle intuizioni, comunque arrivino e con ogni veste si presentino, fatelo. Prendetevi il giusto tempo ma rimanete in contatto. Scrivete e parlatene con qualcuno, la ricchezza, la bellezza ed il benessere nella vostra vita aumenterà.
E’ una strategia shock, appunto, per svegliarci e per riappropriarci della libertà di scegliere tornando padroni dei nostri talenti e della libertà di agire in armonia con il nostro Sé, centrati sull’amore da donare, nella libertà e non sotto scacco di veleni esistenziali.
Un caro saluto a tutti