Rosa Parks. The Mother of Civil Rights Movement.

View this post on Instagram

ACCADDE OGGI: 1 dicembre 1955. A Montgomery la sarta Rosa Parks rifiuta di cedere il posto sull'autobus ad un uomo bianco. Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa Parks stava tornando a casa in autobus e, poiché l'unico posto a sedere libero si trovava nella parte davanti, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Quando salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, il conducente le ordinò di alzarsi, cedere il posto a un bianco e andare nella parte riservata ai neri, come imponeva il regolamento. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe, rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Da allora è conosciuta come "The Mother of the Civil Rights Movement". La sua foto segnaletica risale proprio all’arresto per il suo gesto così offensivo. #lefotografiechehannofattolastoria #accaddeoggi #rosaparks

A post shared by Fotografie Della Storia (@fotografie_della_storia) on

Balto

View this post on Instagram

Non è cane, non è lupo. Sa soltanto quello che non è. La storia di Balto, ovviamente molto meno romanzata, è vera e nell'inverno del 1925 un coraggioso team di cani da slitta portò attraverso i ghiacci un vaccino indispensabile alla comunità. « Dedicata all'indomabile spirito dei cani da slitta che trasportarono sul ghiaccio accidentato, attraverso acque pericolose e tormente artiche l'antitossina per seicento miglia da Nenana per il sollievo della ferita Nome nell'inverno del 1925. Resistenza – Fedeltà – Intelligenza » Sulla statua di Balto a Central Park è possibile leggere questa frase. Allo scoppio di una terribile epidemia in Alaska, si rese necessario reperire un milione di entità di antitossina, ma il maltempo non permetteva agli aerei di alzarsi in volo e gli iceberg non permettevano alle navi di attraccare. Si decise quindi di usare il metodo che da sempre era utilizzato per trasportare la posta: i cani da slitta. Venne organizzata una staffetta di venti mute di cani da slitta che si assunsero il compito di trasportare l'antitossina da Nenana a Nome.Vennero percorse ben 674 miglia in circa 127 ore e mezzo (poco più di cinque giorni) con una temperatura media di 40 gradi sotto zero (arrivò infatti congelata), quando i normali corrieri lo facevano in 25 giorni. Balto fu il cane che entrò in città con l'antitossina completando la corsa e per questo divenne il più famoso ed onorato meritando una statua a Central Park e un cortometraggio. Purtroppo Balto venne successivamente acquistato insieme alla sua muta per esibirsi in uno spettacolo circense anche se, grazie a un commerciante di Cleveland che notò i cani in pessime condizioni, si organizzò una raccolta di beneficenza attraverso la radio salvando gli animali. Nella foto, il ritratto del vero Balto che ha ispirato il famoso cartone animato. #lefotografiechehannofattolastoria #balto

A post shared by Fotografie Della Storia (@fotografie_della_storia) on

Giovannino, storia d’amore e di rifiuto

Un pò di giorni fa la storia di Giovannino ha attraversato trasversalmente la rete rilanciata sui social e commentata da tantissime persone. Io non ho seguito la vicenda, ciononostante oggi nell’era dei social è praticamente impossibile non ricevere una notizia e le sue parole chiavi che in questo caso erano “bambino, malattia, genitori, abbandono, solidarietà, adozioni”.  Io non commento la vicenda perché davvero non ho informazioni.

Mi è capitato però giovedì scorso di sentire delle presone che parlavano del caso di Giovannino, ero nella sala d’attesa dello studio del mio medico. Una giovane donna, da poco mamma, ne parlava con alcuni signori anziani ed è stata questa la mia unica occasione di avere informazioni su Giovannino, la sua storia e la sua malattia.

Il mood del dibattito, come quello della rete, tendeva verso l’atto di condanna per i genitori abbandonici. Poi la giovane donna ha detto una cosa che mi ha colpito, ha detto che lei non se la sentiva di giudicare quei genitori. A suo dire la malattia del bambino è una cosa molto seria e richiede cure continuative e probabilmente anche costose. A suo dire ci può anche stare che quei genitori forse non lo hanno abbandonato, forse si sono fatti dolorosamente da parte non avendo risorse per potergli assicurare le cure.  Forse, diceva lei, il loro è stato un atto d’amore.

Io non lo so cosa è successo, ma cavolo quella valutazione mi ha steso. Che corrisponda o meno alla realtà la sua riflessione, che sia sua o che l’abbia letta in rete a me io non lo so. Ma mi ha fatto riflettere alla tante forme che può assumere l’amore.

E non aggiungo altro perché davvero non so altro e spero che il piccolo Giovannino possa stare sempre meglio e che possa crescere forte e sano per poter fare tutte le trasformazioni necessarie e fare della sua vita una opera d’arte.

 

… e comunque Babbo Natale esiste, secondo me! (parte 2)

IMG_5113… prima o poi i figli ci chiedono:”Ma dimmi la verità. Babbo Natale esiste davvero oppure è come dicono in tanti a cui i genitori hanno detto che non esiste e che in verità sono loro che fanno i regali?”. 

Io non ho dubbi, a questa domanda la risposta è: “SI, eccome se esiste!”.

Babbo Natale è energia d’amore e ognuno può chiamarlo come desidera. Come energia è una essenza diffusa in tutto il mondo. Ad un certo punto sulla scia del bisogno di “vedere” l’essere umano ha pensato di costruire un immagine iconica che potesse catturare questa sensazione e che la rappresentasse, appunto, e da allora l’energia ha preso in modo diffuso il nome e le forme di Babbo Natale. Io non ho nulla contro questo nome e sinceramente mi piace e pur non avendolo inventato io di fatti l’ho adottato e quindi sento che esprime anche un mio sentire che mi piace e quindi caro Babbo Natale tu sei il benvenuto.

Babbo Natale, come ci chiedono i più piccoli, come fa a portare tanti regali in una sola notte ed in tutto il mondo? 

Ecco come fa. Lui da solo non può riuscirci ma siccome ha un progetto d’amore,  da sempre, utilizza un energia forte, quella dell’amore e della condivisione. In questo periodo la sua energia si diffonde come fa il polline in un campo di fiori, e l’energia cerca i cuori di tutti grandi e piccini. Moltissimi si lasciano fecondare da tale energia. Essa bussa i cuori, rispettosamente, e una volta entrata apre un canale speciale di dialogo silenzioso e intimo con “il magico mondo dei sogni e dei desideri” al punto che i genitori stessi non sanno bene dove inizia la magia e dove li porta, la sentono e basta e iniziano a sognare ad occhi aperti. Babbo Natale attraverso tutto questo flusso arriva in ogni angolo del mondo.

I doni di babbo natale ai bambini ed agli adulti arrivano sia in modo diretto sia tramite questa rete speciale energia ancora tutta da studiare, anzi che forse è meglio non studiare affatto ma solo lasciarla libera di agire.

Babbo natale esiste cari bambini, come esiste tutto ciò a cui decidiamo di credere. Se molti cinicamente vi dicono che non è vero voi sappiate che quella non è la vostra storia ma che anzi avete un compito speciale e di grande responsabilità che è quello di custodire questa verità nel vostro cuore, alimentarla e rinnovarla.

Ma poi Babbo Natale dove va?  

Babbo natale non va mai via, lui è sempre in giro per il mondo anche in tanti altri momenti dell’anno e diffonde questa energia che è sua, che è tua, che è mia e di tutti.

Fai un bel respiro e chiudi un pochino gli occhi, lascia fluttuare il sogno e la magia e sentirai la frequenza speciale che è anche oggi attiva. Alimentala ogni giorno nel tuo cuore, chiedi in dono ciò che desideri e con fiducia e disponibilità stai pur certo che qualcosa di magico … prima o poi accadrà.

E voi grandi? 

Non so figlia mia come fanno tutti, io credo in questa magia e sono ben felice di poter essere fecondato – e di lasciarmi fecondare ogni anno – da tanta bella e amorevole energia.

Andiamo avanti, oltre la svalutazione

Metti che ci troviamo in una situazione della vita, a lavoro ad esempio, e facciamo fatica a concepire di poter “cambiare”. Che fare? i dico che intanto è bene ascoltarsi profondamente e con coraggio. Poi se l’ascolto è stato fatto bene ci può stare che magari sentiamo che dentro nel profondo di noi oltre agli immancabili ( per fortuna 😥) aspetti pratici,  che rendono difficile il “purtroppo sempre difficile cambiamento” , c’è anche un rumore di fondo a cui diamo il nome di “svalutazione” e che ad ascoltare bene dice – seppur in forme strane e non chiare tanto che è più facile decifrarlo partendo dalle esperienze – che più o meno “non valiamo” e che quindi non meritiamo nessuna posizione migliore perché tanto “questo siamo”!

Beh se dovesse capitare … che fare?  Io dico che per primo è bene imparare ad ascoltarsi e conoscere le proprie emozioni e farle emergere sempre più, renderle dignitose, libere e decolpevolizzarci. Sono cose umane, a ciascuno la sua area di svalutazione!

A più ampio raggio, poi, possiamo  vedere se questo mood lo ritroviamo anche in alte situazioni e stanarle. Una volta fatto questo lavoro prendiamo consapevolezza di un fatto, e cioè che queste sono “menzogna esistenziale” che ci raccontiamo.

Si tratta menzogne, perché se anche è vero che abbiamo delle fragilità e ci fa fatica riconoscercele ed accoglierle è vero anche che ovunque volgiamo lo sguardo possiamo vedere che di fatti in tutto quello che stiamo facendo “qui e ora” la verità è che  “noi valiamo eccome! “.

Il nostro valore reale ha nelle pretese uno dei suoi principali aggressori. Le pretese spesso si annidano nelle aspettative negative, vale a dire in tutte quelle cose che pensiamo di “dover fare” ed in tutti quei traguardi che “dobbiamo per forza raggiungere” per poterci minimamente sentire soddisfatti. Miraggio…lo sappiamo bene. Perché la meta della soddisfazione quando è drogata dalle pretese e dalle aspettative che non si fondano sull’amore per noi e la libertà  diviene una meta che non si raggiunge mai e che ci scappa di continuo alimentando rabbia e odio verso noi stessi, e svalutazione.

Il nostro valore si alimenta di accettazione pura e semplice delle persone che siamo, perché andiamo bene così come siamo, con i nostri talenti e con le cose che dobbiamo migliorare.

Passo dopo passo togliamo alimento al mood negativo e alimentiamo la consapevolezza su ciò che è buono per noi.

Affermo che possiamo scrivere una storia diversa di noi. Il nostro valore crea la vita che vogliamo e la nostra saggezza interiore è la nostra miglior guida, seguiamola.

Rompiamo le catene…e questo mi ha fatto ricordare un passaggio del film “Ricomincio da tre con Massimo Troisi. Il protagonista ci fa vedere bene quello che succede dentro quando non ci diamo un valore, ecco ora che lo sappiamo vogliamoci un sacco di bene, accettiamo le ns fragilità e riconosciamo i nostri meriti che sono tanti e… andiamo avanti.

Il titolo della Clip su you tube è “la gelosia” ma io ci vedo tanto altro.

Buona serata amici

I can fly

Siamo genitori dei nostri talenti,
di tanti ne presagiamo il successo,
tante cose sentiamo di saperle fare pur non avendole mai fatte.
Siamo genitori dei nostri talenti
delle mani che fremono e che vogliono fare cose
delle fantasie, quelle belle, che fanno volare l’anima.
Siamo genitori dei nostri talenti
di ciascuno di loro si nutre il nostro spirito creatore
possiamo farcela possiamo esserne certi
mettiamo da parte la paura
noi sappiamo volare.

Molti ragazzi/e tra di loro quando parlano di scelte o di cose da fare/non fare sono soliti impettirsi e affermare:”A me non mi frega un cazzo! “.

Secondo me la magnitudo del “non mi frega…” è direttamente proporzionata all’eccesso di presenza dei genitori che troppo frequentemente assecondano capricci per non fare i conti con il dramma del non avere risposte chiare al quesito :” Sono un bravo genitore se dico si o se dico no?”

Conosco tanti anche che il “non mi frega un cazzo” lo dicono di rado e quasi sottovoce senza farsi sentiere perché hanno fatto esperienze diverse e sanno quanto le parole pesano e anche le conseguenze di quello che si sceglie o non si sceglie. E quindi “gli frega eccome”.

Questi frequentemente guardano con invidia agli altri del primo gruppo, non invidiano il loro essere bensì la percezione che qualcuno li sosterrà e li aiuterà.

A loro dico “fregatevene” e siate fieri delle vostre fragilità e paure, sono solo una parte del vostro essere persone speciali e pieni di vita. A voi la vita da grande forza e grandi trasformazione da fare e grandi ricchezze e gioie ha in serbo. Fate gli artisti e nin fate le vittime, avere a cuore le vostre scelte è roba da “grandi”.