Le buone azioni ci salvano la vita.

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Le buone azioni ci fanno splendere ogni giorno, ci salvano la vita quando siamo nella tempesta, sono crediti dell’anima credetemi. Esse diventano buona materia che si fonde in ogni cellula e genera positività e punti luminosi lungo il nostro passaggio. Le buone azioni illuminano il nostro esistere ogni giorno; in ogni momento che sia di gioia o che ci troviamo in difficoltà potremo sempre volgere lo sguardo a questi punti luminosi e loro ci parleranno di noi e di chi siamo e di quanto di buono e di bene sappiamo fare ed abbiamo fatto tanto per gli altri quanto per noi stessi. Tutti abbiamo fatto cose buone, a allora narriamole ed elenchiamole mettiamole in mostra facciamole cantare. Facciamolo con gli altri, facciamolo da soli, facciamone un libro, un video o una poesia o ogni cosa ispiri la nostra creatività. Mostriamoli e consolidiamo in noi la conoscenza positiva, facciamoci i complimenti; tante altre ne verranno e tante ne riceveremo (garantito) e si rinforzeranno ancor di più in noi le immagini e si alzeranno al cielo come acquiloni i ns meriti, i nostri talenti e la nostra arte nel vivere … e la gratitudine; non fermiamoci mai al bene e nel dubbio quando non sappiamo cosa fare, nel dubbio tra amare e odiare, scegliamo di vivere il dramma dell’incertezza e poi scegliamo con un atto supremo di amore globale di scegliere il “bene e le buone azioni” e diveniamo ogni istante sempre più querce altissime e robustissime sequoie forti della della nosta identità più profonda e autentica che penetra la terra madre con gratitudine e si tente al sole padre in una sintesi magnifica che siamo noi e che è la nostra storia unica e irripetibile, noi siamo creatori di azioni buone e quando c’è tempesta è ad esse che volgiamo lo sguardo e loro ci raccontano e ci donano di noi… il meglio.

Ve ne racconto intanto io una che frequentemetne mi ritorna in mente:

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Ho 20 anni e faccio il barista in un chiosco bar in un villaggio turistico. C’è un signore anziamo che frequentemente viene a sedersi al bar e racconta. Lui ora è in pensione e di lavoro aveva fatto il direttore in un centro per l’impiego. Ricordo che si muoveva a fatica ed aveva un braccio non mobile perchè ha avuto in ictus. Una mattina lo vedo arrivare dal vialetto vestito a malo modo e mi chiede di dargli una mano a sistemarsi. Era agosto e dal vialetto era un gran via vai di gente che andava al mare e io un pò mi sentivo in imbarazzo a quella richiesta. Poi però mi sono reso di sponibile e gli ho dato una mano a sistemarsi i pantaloni e camicia tra i bagnanti. Poi siamo andati insieme a sederci al bar e abbiamo preso a parlare e lui mi ha detto che mi era molto grato per quello che avevo fatto. Io quel momento ancora me lo ricordo e frequentemente penso a quel vecchietto e cosa sarà poi stato il seguito della sua vita. E ogni volta che ci penso mi sento felice perchè ho fatto una cosa buona…e oggi sono di nuovo grato a quel momento e al mio blog perchè raccontandovela essa sarà ancor più viva in me.

Dono a voi questo racconto e nella libertà di accettare o meno vi propongo di poter dare un contributo e scrivete nei commenti un vostro racconto, io poi la riporto qui nel post con data e nome dell’autore e così facciamo un bel momento di condivisione di “buone cose”.
Buona giornata a tutti

Sopravvissuti e Artisti. 38°Seminario di Cinematerapia

In questo periodo sto lavorando a questo evento🤗 e ho piacere di parlarvene. Il prossimo 20 e 21 Ottobre presso l’IStituto Solaris di Roma si terrà il 38°

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seminario di Cinematerapia. Si lavorerà con la visione del film The Martian (Sopravvissuto) un film del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott.

La proposta di crescita di questo seminario questa è sul potenziamento del nostro Io Artista.

Possibili domande: Chi? Io Artista? Ma io? Ma mica sono un artista io…io faccio l’impiegato😁?

Risposta: Tutti mettiamo mano alla ns vita elaboriamo emozioni e gestiamo situazioni. Combiniamo emozioni e le trasformiamo come fanno gli artisti classici as esempio con i colori, noi e loro allo stesso modo operiamo scelte e creiamo😎😎. Ecco quindi che anche noi abbiamo un Io Artista già bello e pronto, e che lavora da tanto tempo silenziosamente.

In che senso🤔🤔? Ok Seguitemi.

Nel film c’è un giovane astronauta biologo che fa parte di un progetto di ricerca spaziale ed un bel giorno la vita e le sue scelte lo portano ad approdano su Marte. Una brutta tempesta però si catena sul pianeta ed ecco che la missione viene abortita e tutto l’equipaggio scappare via. Nel corri corri il giovane Mark (interpretato da Mat Demon) ha un incidente e il suo sensore vitale smette di funzionare al punto che il resto dell’equipaggio lo ritiene morto, ripartono senza di lui. Al risveglio dopo la tempesta ed un pò stordito il nostro giovane biologo si ritrova solo, su un pianeta inadatto alla vita umana per lunghi periodi e con risorse alimentari per max 30 gg. Insomma un gran bel casino a cui deve trovare una soluzione…e la trova e sopravvive. Ma non vi racconto i particolari del film che – se non lo conoscete – vi invito a vedere.

Veniamo invece a noi😋.

Tutti noi, se vogliamo, siamo dei sopravvissuti. A ciascuno di noi è capitato di trovarci in situazioni ostili e/o minacciose. Forse non ne abbiamo memoria ma la storia della vita di ognuno di noi è farcita anche di queste esperienze. Una prima fase di contatto di difficoltà può essere stato anche la nostra vita intrauterina. Eravamo attesi, o no? Eravamo desiderati maschi o femmina? Era il momento opportuno per arrivare? Com’era il clima che viveva la madre e quello del suo ambiente familiare e comunque com’era il suo mondo allora? Era felice? Era spaventata? Ha avuto paura?

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A noi piace – e permane in noi – l’immagine del tempo del nostro approdo (concepimento e gravidanza) alla vita come a una fase di totale beatitudine cullati e sostenuti nel comodo ambiente intrauterino. Forse il ricordo permane perché tanto tantp tempo fa era così, ipotizzo.

Nello sviluppo del mio intervento però devo introdurre delle variabili storiche ed esistenziali, in estrema sintesi: ” Anche in quel periodo succedono tanti casini e non tutto va come vorremmo. I genitori sono persone del nostro tempo e oggi vi pare davvero che alla gioia per l’arrivo di un figlio non si accompagnino anche tante paure. Vi pare che tutte le gravidanze sono desiderate?”, ecco insomma anche quell’esperienza ha i suoi casini…

Nel mio articolo mi ispiro al contributo ed al grande patrimonio disciplinare dell’antropologia personalistica esistenziale ideato dal prof Antonio Mercurio è più precisamente al lavoro fatto dall’autore proprio sulla tema della vita intrauterina. Laviro avvalorato e universalmente riconosciuta e confermata anche a livello scientifico. Gli studi e l’esperienza di lavoro oltraventennale ci dicono che la vita intrauterina pur nella sua magnificenza non è però privo di sofferenze e di traumi, e di paure.

Immaginiamo un giovane “noi” piccolo piccolo che si trova un pò come Mark su Marte e deve trovare una soluzione per portare a casa il proprio progetto di vita ( a ciascuno il suo).

E quindi 😎dato che siamo qui, io a scrivere e voi coraggiosi a leggemi spero😀 c’è è un dato di fatto ed è che noi siamo stati Artisti ed abbiamo trovato soluzioni.

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Abbiamo un bell’artista dentro di noi e con questo seminario vogliamo andarlo a conoscere meglio😍.

Noi consapevoli del ns potere artistico “possiamo” crescere e far fruttare i nostri talenti e la nostra capacità artistica e fare salti esistenziale importanti passando da quell’universo di quotidianità in cui si “sopravvive” ad una nuova era autentici artisti e figli della vita ” vivi e viventi…e creatori di bellezza nella ns vita e di ogni cosa buona per noi”.

Si può fare e ce lo meritiamo. Io ci sarò, orgogliosamente a lavoro per preparare questo bellissimo evento e se vi va di partecipare contattatemi pure, oppure contattate istituto Solaris a questo link. Buon we e se siete arrivati a leggere fin qua sotto beh, vi meritate uno speciale ringraziamento e se me lo fate sapere nei commenti sarà anche lieto di leggervi e di ringraziarvi uno a uno😀

Riemergere all’Amore.

Come Ulisse con le sirene anche a noi può capitare (a me capita) di seguire voluttuose derive di pensieri rabbiosi, vendicativi, rancorosi e distruttivi 🤢🤢🤢 rincorrendo falsi conigli bianchi e ologrammi alimentati a fumi di rabbia, pretese, veleni e dolori😣😣. Io? Proprio stamattina ho viaggiato tra le braccia di una seducente sirena. Poi la vita mi ha portato a frugare nel mio zaino e la mia mano ha ritrovato il “manuale del guerriero della luce” (con me sempre da oltre 12 anni) ed ho aperto una pagina a caso con il cuore voglioso di pace ed ho trovato questa risposta (foto in basso). Affermo: “Mio maestro interiore, scelgo di riemergere perché questi fondali non mi piacciono e mi fanno star male”.

Nessun moralismo…Capita, ci sta! Facciamocene una ragione ma soprattutto decidiamo di non starci nelle nebbie o sott’acqua come dice il manuale , ok abbiamo visto/rivisto la “solita storia”, in qualche modo ci serviva ricontattarla…ma ora riemergiamo ok😊😊! E quando capita non diamoci troppo addosso (doniamoci il massimo bene) …sono solo fasi tempestose di un lungo e avvincente cammino che siamo noi e che è la vita. Se vi chiedete perché lo facciamo beh io rispondo che forse lo facciamo perché ci siamo avvezzi – lo facciamo da una vita, ci è quasi familiare e poi in giro lo fanno tutti !! – e poi è una reazione immediata della nostra mente quando siamo sotto pressione e riviviamo dolori antichi.

Dico che è un bene che “vediamo” e dico che andiamo oltre e scegliamo di condividere la speranza così aumentiamo la ns consapevolezza di essere navigatori e creatori di bellezza per noi e per la vita e poi se qualcuno anche ora sta in fase tempestosa chissà che non possa trovare in questo post di condivisione un approdo utile per riemergere😀…dai amico…aggrappati e tirati su. Buona settimana a tutti

I follow him in me, in you … in us.

Torno a casa con questa canzone che bussa fortemente alla mia attenzione e quindi…eccola. Follow chi? Allora a prescindere dall’immagine religiosa del video mi piace tanto il messaggio e lo indirizzo verso Him in noi…chi? Beh quella parte di noi che incessantemente ci dice “Tu vali, non è vero che non vali niente! Tu non sei solo e hai molto talento, non è vero che non vali niente e che non hai nessuno! Tu sei una persona speciale, non è vero che sei una mezza sega”. Ecco chi followiamo stasera ed a ritmo di musica. In diverse discipline si parla del SE’ come sede del nostro progetto esistenziale e fonte inesauribile di amore per noi. A ciascuno ora auguro di seguire le parti migliori e buone di se così come le intende e qualunque nome voglia dargli va bene lo stesso. Stay tuned with our best friend inside.

Gli altri e noi.

Chi sono i tanti “altri” che popolano il nostro quotidiano? Sono quelli che hanno avuto successo ed hanno quello che ancora noi non abbiamo e sono quindi quegli altri che ci fanno arrivare il messaggio che “non andiamo bene”.  Ho proposto questa apertura non perché “gli altri” di questa categoria siano il tutto ma solo perché sono una categoria molto frequente nel dialogo tra noi e noi stessi.

Gli altri e noi, che fare quindi?

Io consiglio di lasciare “liberi” questi altri e fare della nostra esperienza con loro un “uso”  realmente valido per noi.

Proviamo ad assumere “gli altri” come “ns parti” che “gli altri” semplicemente ci fanno vedere, quindi lasciamo liberi gli altri e guardiamo a noi. Dentro di noi vivono parti che si svalutano, che hanno paura, che non si ritengono adeguati e bravi.

Quando ci parte il “trip” e quindi quando sugli altri “amici, famiglia, tv, capoufficio, colleghi ecc” si attiva il dialogo perverso del “loro sono bravi, loro hanno ragione, loro sono più belli, loro sono più ricchi ecc ecc ” beh ecco….quello è il momento della rivoluzione. Accogliamo queste parti, facciamo un bel respiro, riconosciamo che vivono in noi e poi lasciamole andare libere di andare via da noi.

Perché abbiamo anche tanti talenti, tante qualità, tante cose che sappiamo fare bene e sono le stesse che pensiamo di non saper fare, abbiamo tanti talenti e sono gli stessi che pensiamo di non avere.

Il passato e le esperienze sin dalle prime fasi della ns esistenza hanno contribuito a depositare in noi concetti  e pensieri svalutanti e la reiterazione di tali punti di vista ha creato tante esperienze negative, bene tempo di farla finita. Si può modificare l’approccio a partite da questo semplice suggerimento di vedere agli altri semplicemente come a nostre parti…chi dice che non abbiamo bene ci fa vedere la ns parte che dice che non andiamo bene.

E noi, invece, andiamo bene…buon pomeriggio a tutti.

 

Il Buongiorno con Positività

Buongiorno a tutti con l’affermazione di oggi:
“La mia vita migliora giorno dopo giorno.
Io mi accetto e mi approvo per come sono”

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(Foto presa da https://pixabay.com/it/ e affermazione presa dal video a lato)

Il Buongiorno con Positività

Buongiorno a tutti con l’affermazione di oggi:
“Inspiro serenità ed espiro negatività”

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(Foto presa da https://pixabay.com/it/ e affermazione presa dal video a lato)

Lacrime nuove

Piangere al dolore nuovo
all’imprevisto che smuove l’anima nel petto o ovunque si trovi;
Buon pianto nuovo, che sia copioso,
liberatorio e senza giudizio, limpido e fresco;
Buon urlo al fiato che sgorga dal vulcano del cuore,
sali pure alto e in cielo con libero fragore, come tuono;
Basta pianto di un tempo, finiscila;
Che ogni secondo è tempo nuovo
che è sterile la sua ripetizione
seducente il solito narrare
Che già abbiamo versato lacrime copiose, ed era giusto allora;
Ora piangere per un dolore nuovo
per il superamento che fa paura e disperare
per la fatica
per la forza che ci vuole ad armonizzare il bene ed il male, l’odio e l’amore,
piangere per vivere
per nascere ancora
e aprire i polmoni;
Siamo tutti vincitori
sopravvissuti
dal primo respiro nel mondo di allora
Buon pianto nuovo e nuova forza e vita fresca a noi ricercatori di bellezza

Elliot 3. Bye Bye rancore

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Metti Elliot ad esempio, e metti uno come me che è giusto un “pochino” rancoroso. Metti che lui ad esempio dopo giorni di “successo” un bel giorno ti fa i bisogni in casa, Metti che mi sono incavolato 😤😤😠😠: “Tu questo e tu quello … io così e io colà ecc ecc”. Ma lui è un cucciolo di cane, titolare di tanto pelo ed istinto con cui c’è poco da parlare. Quindi mi sono piegato e ho pulito … poi ho pensato e riflettuto🤔.

Lui, Elliot, esprime ancora tanto istinto e reattivita (confido nell’addestramento😅); queste caratteristiche però sono anche mie (e vostre?) di quando qualcosa non mi va bene o mi addolora e me la prendo tanto, troppo.

Quando la mia rabbia va fuori dal recinto dell’evento contingente a me si accende ogni volta un ALLERT☠💣 e senza voler giustificare il malcapitato di turno quando la rabbia va oltre mi aiuta la consapevolezza che il mio Io Fetale é sempre pronto a battagliare.

Cos’è Io Fetale? (Il termine non é mio ma preso a prestito dall’Antropologia Personalistica Esistenziale – in sigla APE).

Parte teorica breve breve, lo giuro🤓: L’ Io fetale è quella parte della ns “personalità” che si struttura sin dalla vita intrauterina ed in risposta agli stimoli che riceviamo. L’Io fetale vive male le frustrazioni, le paura, è la ns dimensione incazzosa 😡; quando pure sembra che “lascia correre😇” poi tende a conserva dentro l’intendimento di rivalsa😏. In “utero” il ns rabbioso ragazzotto “io fetale” vive una realtà complessa ed ambivalente, da un lato vive un senso di grandezza perchè come embrione prima e feto poi lui/io/noi ci percepiamo come “il tutto” (AMORE, Assoluto e Onnipotenza), dall’altro vive un senso di grande debolezza perchè nei fatti “l’utero ed il mondo fuori” sono più forti di lui/io/noi al punto che se vogliono possono anche finire la partita e GAME OVER 😨😨(ODIO, Dolore, Impotenza). Questa ns dimensione ” Fetale” non si dissolve e non scompare con il parto ma permane come uno dei tanti elementi della ns complessa e ricca personalità.

Se dal concepimento alla nascita abbiamo avuto esperienze difficili e dolorose, vedi ad esempio 1. una fase di stress della mamma 2. una mamma spaventata 3. una mamma addolorata e che magari pensa di interrompere la gravidanza perché non desiderata ecc, allora ci può stare che a tale dolore, frustrazione o senso di minaccia si possa essere sviluppata una qualità emozionale e decisionale di tipo reattiva e rabbiosa.

Tali tipologie di risposte fetali possono permanere e caratterizzare la qualità delle risposte che diamo e delle decisioni che prendiamo nella vita da grandi e ce ne accorgiamo quando ad esempio 1. perdiamo il lavoro 2. la ragazza/o dei ns sogni non ci si fila 3. non ci sentiamo valorizzati ecc ecc. Può accadere e spesso accade che le ns risposte vanno ben oltre il problema contingente e assumono connotazioni epiche. L’io fetale é scemo!

Dunque che fare? Io consiglio di accrescere la consapevolezza e la conoscenza di se per non subire e inseguire ad libitum intendimenti “fetali” (la famosa rivalsa) che in tanti casi si presentano anche sotto vesti seducenti come “senso di ingiustizia, spirito del guerriero, intendimento di rivalsa e di vendetta (stile Edmond Dantes il “Conte di Montecristo”).

Come fare? Lavorarci sopra perchè queste vesti seducenti sono veleni per la nostra vita e in realtà ci tengono fermi al palo o peggio ci fanno naufragare sugli scogli come le sirene di Ulisse.

Perchè farlo? Noi meritiamo di “godere della felicità” e di realizzarci invece che rimanere ancorati a antichi traumi ed alla fissazione rabbiosa di una ns parte scema.

Dobbiamo farlo per forza? No, Scegliete voi. Io consiglio di farlo, io ci lavoro e non vi nego che sono tante le volte che il mio Io Fetale si mette in cattedra e vuole comandare lui. Ma Lui Non Deve Comandare👨‍✈️👨‍✈️!!!! E noi dobbiamo essere bravi a stanarlo.

Torniamo a Elliot e a me dunque dopo il pistolotto teorico, sorry mi é scappato 🤗. Con Elliot la partita è persa… ed il mio rancore va a farsi benedire (alleluia).

Con lui, come con il mio Io Fetale ho ben poco da dover ragionare. Elliot mi piego e pulisco e l’Io Fetale pure lo DEVO piegare.

Fanno errori gli altri e ne faccio anche io ( e voi?) e quando accade come con Elliot Bye Bye rancore e lavorare, riparare e ricostruire … che la nostra vita la deve condurre il ns Io Adulto per nascere per intero…costi quel che costi!

Ciao A tutti e se siete arrivare a leggere fin qua sotto vi dico che mi sento onorato e grato…miei eroi 😘😘. E sono grato a tutti gli uteri del mondo che donano seppur in modo imperfetto e con corredo di dolore ” l’opportunità”…prendere o lasciare, io scelgo di prendere😁😁… e voi vi opportunitate?

1- Ho il sole dentro (Gpp)

Trovo il posto, la posizione.
Proporzioni avanti irrispettose, a minacciare e sfidare.
Un respiro e assaporo ancora il sole, tempo di iniziare.
Il mio spazio ed il tempo
Bene – guerriero – spalle dritte…
Ho il sole dentro …

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Lascia scorrere via la rabbia

Senti a me…Lascia perdere
Lascia correre
Non ti incapronire, non c’e’ niente da guadagnare.
Una volta provaci

La mosca davanti al naso falla volare
Respira a fondo
Fallo per te solo
Per amore

Provaci, lascia perdere
Siediti
Lascia scorrere le parole
Respira a fondo
Passera’ l’ombra scura
E sarai persona nuova
Piu’ vera
Libera e forte
Lascia correre
Stringi aria
Una volta…una sola
Prova.

daZeroaInfinito.com…che puo’ essere l’inizio di un modo nuovo di vivere, fondare il senso profondo che l’importante e’ stare bene…i fumi e le provicazioni sono cazzate…lascia stare, lascia correre

Artisti della propria vita in 10 mosse

(Breve saggio in 10 punti sull’arte di saper valorizzare le occasioni)

Suggerimento simbolico da visione brano del film “Nuovo Cinema Paradiso”. A Totò sua madre ha  imposto di non frequentare il Cinematografo e lui, da artista della sua vita, alla prima occasione utile invece di vendicarsi decide di usare la situazione per dare una possibilità al suo sogno.

Suggerimento liberamente ispirato alla metodologia della Cinematerapia® dell’Istituto Solaris® ed al pensiero di Antonio Mercurio. 

Step One: Le occasioni ci sono state, ci sono e ci saranno…sempre.

Step Two: Se alcune sono andate sprecate o usate male … beh agire vagonate di accettazione, accoglienza e perdono per non essere stati all’altezza.

Step Three:  Fissa un tempo minimo in cui sguazzare nella disperazione e nel vittimismo … poi BASTA. Tante nuove occasioni sono intorno a noi. Il mondo non si ferma certo perchè una volta abbiamo fallito … non siamo così presuntuosi su!

Step Four: Il dolore è tuo,USALO in modo nuovo. Usalo come dato di fatto su cui poggiare il piede della tua crescita, in esso vi sono enormi quantità di energia…decidi di usarla.

Step Five: Stop complicità con il sistema di pensieri centrati sulle cose che non vanno. La vita non è perfetta e nemmeno noi. Eppure non è proprio tutto da buttare. Fai una ricerca  trova cose potevano andare male e che invece sono andate ALLA GRANDE.

Step Six: Sancire una alleanza nuova e definitiva con il nostro progetto ed i nostri sogni (cosi come siamo in grado di contattarli oggi).

Step Seven: Il passato va accettato, che piaccia o meno. In esso vi e’ tutto quello che ci serve per sapere e per accrescere la consapevolezza del “perche’ e per come” le cose sono andate in un certo modo. Ma è nel presente e nel futuro che costruiamo la vostra storia NON DIMENTICHIAMOCELO MAI!

Step Eight: Nuovo obiettivo “l’arte di scegliere e di decidere” cio’ che e’ bene (nel senso che ci fa crescere) e che sentiamo appartenerci autenticamente.

Step Nine: Usa TUTTE le esperienze che ti accadono, fai la sintesi tra gli opposti. Guarda alal tua vita così come un pittore guarda la sua tela, fai della tua vita un opera d’arte. Stai certo che con saggezza e fermezza alla prossima occasione saprai scegliere in modo nuovo e libero.

Step Ten: Tieniti allenato, non farti fregare più. Può ricapitare di sbagliare, ma tu hai il potere di andare avanti e tientiti forte … decidere di RIPARARE. Ora sai usare ogni elemento per andare avanti Sei un artista e non una vittima.

Naturalmente se volete potete anche farvi aiutare in questo lavoro, anzi io lo consiglio. Non vi è nulla di male nel farsi aiutare nella vita. Solo i pirla non lo fanno.

daZeroainfinito.com … che se pensate possa io esservi d’aiuto scrivetemi pure 🙂

Libri #6_ Manuale di Cinematerapia di G. Ciappina e P. Capriani

L’ho letto per la prima volta nel 2007, quell’anno con Istituto Solaris abbiamo fatto un eventone presso Istituto Goethe di Roma ed in quell’occasione il testo venne presentato al pubblico. Da allora la scuola è cresciuta e molti allievi la frequentano ogni anno sia per i  Diplomi di Counseling, di Cinematerapeuta e di Antropologo Esistenziale,  ma anche perchè semplicemente è bello crescere  potenziando le proprie capacità in un contesto dinamico, con una proposta formativa di ottima fattura e con un corpo di docenti ed operatori formati a puntino. Passano gli anni eppure il testo che vi propongo stavolta conserva dentro di se un bel carico di potenzialità tutte attualissime ed adatte per ogni tempo ed ogni spazio. 

wpid-wp-1425654010477.jpegIl Manuale di Cinematerapia è un testo valido e piacevole. Gli autori, G.Ciappina e P.Capriani, hanno saputo armonizzare gli aspetti sia del necessario approfondimento disciplinare che quello più piacevoli con la possibilità di immergersi nella lettura delle preziose e potenti chiavi di lettura di film proposti nei seminari creativi di Cinematerapia presso Istituto Solaris.

Chi ha desiderio di acquistarlo può contattare direttamente la scuola, oppure me, E’ disponibile anche in diverse librerie, ad ogni modo potete scrivere ad info@solaris.it .

Un manuale, dunque, che prende per mano il lettore e gli fa fare un giro intorno agli aspetti legati all’arte ed al suo potenziale come strumento di terapia (intesa come processo di crescita e trasformazione e non come cura di patologie); Il Focus speciale è per il Cinema ed il suo potere evocativo. Sono molti i meccanismi psicologici che attiva una visione filmica, molti i riti e gli atti cui noi ci atteniamo scupolosamente ogni volta che decidiamo di andare a vedere un film. Leggendo il libro non mancherete di rimanere piacevolmente sorpresi dalle tante similitudini.

Vedere un film ha in se aspetti piacevoli, è indubbio, a volte è usato a scopi cuturali e sociali.

La proposta degli autori è quella di usare il film per lavorare sulle emozioni che esso suscita. Al film non deleghiamo il compito di cambiarci e farci stare bene, per il solo fatto di vederlo – sottolineano gli autori. MA se si vuole provare ecco che un film, una metodologia adeguata come la Cinematerapia e operatori adeguatamente possono essere una occasione preziosa di crescita. La scuola organizza annualmente due seminari di Cinematerapia ed è in essi che si esprimono le potenzialità del cinema come strumento di crescita. In un seminario creativo di Cinematerapia c’è un film, ci sono persone formate, ci sono partecipanti che hanno desiderio di lavorare mettendosi in gioco, c’è il piano disciplinare, la metodologia e la passione per far emergere punti di forza, rafforzarli e consolidarli in un lavoro esperenziale personale e corale. E tanto altro lo lascio alla vostra scoperta, altrimenti vi tolgo il gusto di essere esploratori e ricercatori di benessere e bellezze.
Un opera d’arte – ci dice Antonio Mercurio – non è mai una creazione individuale bensì Corale.

Il 21 e 22 marzo c’è il 31° Seminario, non fatevelo scappare.

Consiglio di leggerlo se amate il cinema, e se avete tante volte percepito che in alcune scene o in alcuni passaggi beh…il tema era vostro. Buon lavoro e buon divertimento nella lettura.

daZeroaInfinito.com … di libro in libro.

Raw Vs Jpeg, una favola tra sogno e realtà.

wpid-wp-1422724214797.jpegSe come me un giorno avete comprato una macchina fotografica Reflex anche voi un giorno avete scoperto che esistono file Raw.  File dalle enormi potenzialità, materia grezza passibile di interventi grazie alle tecniche di post produzione digitali.
Le foto scattate in Raw necessitano di intervento per poter estrarre da esse il massimo del loro potenziale.

Vi racconto una favola.
Una sera un Raw partecipa ad un laboratorio di fotografia.
Si presenta, parla della sua ricerca. Non parla di qualità del risultato ma di ricerca. Parla di come ha sentito dire tante volte che non è la macchina che fa la foto bensì la persona, parla del fatto che sente vere queste affermazioni e di come lui vuole unificare strumento e persona.

Se avete comprato una macchina Reflex avete probabilmente (ma non necessariamente) fatto espereinza con la frustazione del sentire che essa ha delle potenzialità ma che questo non è garanzia di belle foto. Non basta quanto è tecnologica, a nulla serve il suo costo. la foto è ricerca, va creata dentro.

Raw un giorno ha anche pensato di smettere: “Basta con questa fotografia!”. Era arrabbiato e deluso perchè i risultati non arrivavano.
Un giorno comprò uno smarthpone. Cavolo disse Raw, io so fotografare ed era così facile “Santi automatismi”. Così con il suo smarthpone prese a fare bellissime foto. Con gratuite applicazioni riesce a dare piccoli aggiustamenti che rendono i suo scatti originali, molto gradevoli.

La Reflex è messa in cantina. Raw e la sua potenzialità si indirizzano tutte verso gli automatismi e l’immediatezza. “Cazzo, facile la vita!” dice. “E pensare che mi sono dannato così tanto ed invece bastava fare il minimo”.

Un bel giorno Raw in casa vede dei colori, particolari, e se ne innammora. Una composizione speciale. Cavolo … lo chiamavano a se come in un invito all’amore.
Il suo smarthpone non può aiutarlo, gli automatismi non hanno emozioni e lui voleva di più. Quell’emozione non era per processori ma per anima e cuore. Doveva entrare più dentro a quella immagine, aveva tutto il necessario dentro di se ( e gli strumenti poco lontani).

Guarda sul comodino e riprende con se la reflex, si posiziona. Sente dentro una presenza nuova, quegli scatti con smarthpone sono stati utili ( che Dio li benedica) perchè gli hanno permesso di conservare la sua autostima e mitigare il suo senso di incapacità fotografica.
Si, si dice. Io ho belle foto dentro di me … ora le vedo.

Quel giorno guarda i colori, la luce e la morbidezza. Osserva e respira. La foto è a fuoco dentro e fuori di se. Si posiziona trattiene il fiato per evitare micromosso e poi clik, e poi ancora … e ancora.

Di corsa … via la scheda SD … prende il il PC … apre il programma di post produzione e lascia fluire il suo Io fotografico artista interiore.
Si, cazzo. Questa è una bella foto, ed io sono un bravo fotografo. Raw è di nuovo felice.
Da quel giorno Raw usa di nuovo la sua reflex e usa il suo smartphone, non è più presuntuoso. Ama questo nuovo flusso e lo segue, sa di non essere arrivato ma si sente meglio.

Una sera, vi dicevo, partecipa ad un laboratorio.
Parla di se, del suo lavoro e della sua scoperta. Si sente però stranamente incompreso, molti gli ribattono che la sua foto è “non ortodossa”, esprime “durezza” ed il suo messaggio non è bello, dolce e nitido.

Raw ci rimane male, non pensava di essere ad un concorso fotografico. Intorno in molti pavoneggiavano il loro stile, e la loro immediatezza. Sembravano dire che tutto il senso della ricerca, in fondo non ha senso. Alcuni erano anche arrabbiati perché la presenza di Raw non era in linea con la bellezza di quello che ci si prefiggeva in quel posto.

Raw, non se la prende più di tanto, Ma va via, deluso e intristito.
Gli viene in aiuto un ricordo, un racconto.
Molti anni fa leggendo del gabbiano Jonathan Livingston apprese che a lui piaceva volare, per il bello del volo.
Apprese anche che volare alto era anche profittevole e gustoso.
Più in alto si portava e più spinta aveva nella sua picchiata, maggiore era la profondità che poteva raggiungere. Erano rischiose le picchiate, e molti dei suoi compagni dicevano che era un pazzo e che così si sarebbe ammazzato. Lui però non demorde. Si esercita ogni giorno e così dopo diversi tentativi e fallimenti riesce a controllare le forze ed a scendere con il suo stile.
Vola con grazia e con gioia … in più per effetto del tuffo in picchiata riusciva ad andare più in fondo al mare dove vi erano pesci dal sapore speciale e che non tutti i gabbiani conoscevano.

Così con quel pensiero Raw si senti di nuovo in pace con se stesso, io sono un artista si disse. Sto ricercando e sto lavorando per crescere, e non sempre è facile. Il mio compito è quello di fare sintesi e creare bellezza nella mia vita e questo spesso mi fa vivere il travaglio di rinascere.
Per farlo sempre meglio ho bisogno di ricercare e di imparare l’arte di lavorare con saggezza e arte alla trasformazione delle tante foto grezza dentro di me. Sono solo foto grezze, non brutte. Forse ho sbagliato a portarle, erano solo scatti grezzi. Ad ogni modo sono sicuro che dentro di loro c’è bellezza straordinaria e la devo estrarre io e non il processore di turno.

Pensando a quelli del laboratorio Raw si ricorda che sono suoi amici e si sente ferito perché la loro accoglienza gli ha gelato il cuore. Di nuovo lo soccorre il ricordo lontano e di nuovo pensa  al  gabbiano Jonathan e ricorda di aver letto che quando lui faceva i suoi primi esercizi una volta è piombato sullo stormo pensando di ottenere ovazioni per le sue qualità di volo, però arrivò talmente veloce che a molti ha patto paura quel fulmine pennuto che è sfrecciato in mezzo a loro.

Raw sente che da tanto tempo la sua ricerca lo ha allontanato da loro, e sente come loro hanno sofferto. Il passato non lo può cambiare ma si sente fiducioso che qualcosa di buono da tutto questo saprà creare.

E’ tardi mentre lascia il laboratorio, ha in cuore il dolore ed il dispiacere. Non voleva fare del male a nessuno con i suoi esercizi ma la sua assenza dal gruppo a molti ha dato dispiacere. Non sa ancora se ne è valsa la pena, ma cazzo quella foto gli è venuta proprio bene.  E se ha saputo riprendere una reflex e rimettersi in gioco forse a breve saprà trovare il modo di riparare al loro dolore e fotografare di nuovo tutti insieme portando il contributo della sua ricerca in dono.

Perché il dolore se non serve per creare, non serve a niente. Se entrarvi dentro serve anche solo per una poesia o per una storia breve ne vale la pena. Sarà una poesia ed un racconto speciale, la nostra.

E si sentì bene.

daZeroaInfinito

Esercitazione di Libertà

wpid-wp-1424167452787.jpegWeek End di lavoro di gruppo presso Istituto Solaris.
Il lavoro in gruppo è un esperienza positiva, difficile certamente ma inequivocabilmente  arricchente. Oggi racconto del gruppo come “laboratorio di vita”. In un gruppo è possibile rivivere e riviversi situazioni “personali” in cui attribuiamo agli altri partecipanti – spesso ignari – ruoli e volontà sia pro che contro di noi. E’ il sistema delle proiezioni e se fate un giro in rete troverete tanti che  lo spiegano meglio di me. Io narro di esperienze cui partecipo, che vivo e che osservo … e poco poco di teorie.

Domande: Che c’è di bello in questa esperienza? Che cavolo c’è di utile nel rivivere proiettivamente attraverso altri, ad esempio, un proprio disagio?

La risposta immediata è che non c’è niente di bello, ci sono cose indubbiamente più divertenti nella vita. Di utile però c’è tanto, perchè se conosci il sistema puoi usarlo per star bene e non per subirlo e stare male.

Poniamo che “sta capitando”… che si può fare? Io dico che ognuno ha due possibilità e puo scegliere liberamente di:
1) piangere e inveire sugli altri (stronzi, cattivi, brutti ecc ecc);
2) provare a fare qualcosa per se.
Se la seconda cosa vi interessa continuate la lettura.

Ecco cosa propongo io.
Poniamo che siete in una situazione gruppo e state sperimentando un disagio. Prendetevi una pausa: “soli con voi stessi, in ascolto profondo”. Donatevi uno spazio sacro.
Provate a fare così.


– Chiudete un attimo in profonda intimità i vostri occhi;
– Ricercatevi, ricontatattevi, rivedetevi in un momento della vostra vita in cui volete parlare a voi stessi. – Magari al famoso bambino che è in voi (tema tanto noto e tanto ignorato);
– Non avete tanto tempo per cui siate incisivi;
– Sto ragazzotto è in tensione, come voi ora;
– Gli altri tuttattorno  agevolano e facilitano nonchè stimolano e rievocano esperienze passate;
-Emozioni del momento: rabbia, colpevolizzazione di se o dell’altro, odio, disagio e senso di alienazione. Tutto normale, diffuso e universale. Niente di cui sentirsi DISUMANI;
– Ditegli e ditevi la verità … fatelo con il cuore sincero;
-Ditegli e ditevi che si può stare tranquillo, credeteci insieme;
-Digli e dici a te che “ora ci pensi tu”;
-Digli e riconosciti che sei disponibile ad assumerti la responsabilità e la fatica di proteggerlo/Ti e liberarlo/Ti;
-Digli che è stato bravo, senti quanto questo è vero per entrambi;
-Digli che può stare tranquillo;
-Digli che insieme avete la libertà di scegliere;
-E raccontagli la realtà che stai vivendo
-raccontagli di dove ti trovi ora e perchè sei li;
-raccontagli di quanto ti piace quello che fai;
-raccontagli delle persone tuttattorno;
-lasciaglieli vedere con calma:
-non vi è nulla di minaccioso in loro;
-digli che stai facendo cose belle;
e che si può godere pienamente del crescere e imparare;
-Usa le migliori parole cha hai, è un caro ragazzotto e tu un Uomo Importante!


Dopo vederete che vi sentirete meglio.
Che cosa è successo? Nulla e tanto.
indexGli altri sono come prima, voi invece non siete più quello di prima perchè avete scelto di rinascere ed il modo in cui farlo. Questa si chiama libertà ed è una qualità della nostra sfera spirituale. Alla nostra psiche di questi argomenti non frega una mazza, questo lavoro include fatica e un pizzico di sofferenza e per la psiche esiste solo “il piacere”… e basta ( per approfondimenti potete leggere “Teoria della Persona” di Antonio Mercurio… di cui ho scritto due cose qui.

Il seguito sono state parole di Gioia, immagini ed emozioni. “Disponibili alla gioia, provare a gioire, manifestarla e sentire la gioia e la vita”.

AVVISO AI NAVIGANTI: Se vi capita di trovarvi in un gruppo e di provare cose che vi appartengono ma che non centrano niente con il gruppo, mettete tra le ipotesi – oltre all’immediata definizione degli altri come Stronzi ( indubbiamente non sono santi, e non lo siamo nemmeno noi)  – anche il tema delle proiezioni  se vi piace provate l’esercizietto che vi ho suggerito. Fatemi sapere com’è andata ok?

daZeroaInfinito.com … Week End di esperienze buone presso Istituto Solaris ….Che scuola ragazzi!