Cosmo Art. Divenire Artisti, Signori della nostra vita e servitori della vita

Astrofisici ed esperti di tante fantastiche discipline e scienze ci dicono che all’origine dell’universo, il momento iniziale “creativo”, è stato il big bang.

Dal big bang in poi è iniziato il tempo, da allora l’universo, come un organismo, non ha più smesso di crescere ed espandersi. Di tutto ciò che è accaduto dal gran botto in poi si hanno tante teorie e ipotesi valide. Tanti studiosi spremono ancora le meningi e soprattutto la passione per sapere cosa c’era però nel secondo prima del big bang, e nel tempo prima di quel gran botto. Forse c’era una stella che ha finito il suo ciclo di vita con il big bang, appunto. Una esplosione che ha seminate donato allo spazio immenso tutta la materia essenziale per nuova la vita, inclusi noi. Non è sbagliato quindi dire che siamo fatti di polvere di stelle ed aggiungo che possiamo sentire anche dentro tanta gratitudine per questo dono cosmico.

Di universi, ci dicono gli astrofisici, ce ne sono tanti. Dei tanti e della loro origine ho piacere di riportare un immagine liberamente tratta dalle premesse al libro ” Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art” di Antonio Mercurio. Buona lettura:

“Dell’origine degli infiniti universi se ne può parlare solo con un’immagine poetica. All’origine delle origini c’era una bambina, la VITA, (…) alla quale piaceva giocare con le bolle di sapone, così come piace sin dai tempi antichi a tutte le bambine. La VITA, soffiava sul cerchio con l’acqua e sapone e vedeva con meraviglia le infinite bolle, che nascevano le une dalle altre in un’unica sequenza o in sequenze successive, sempre danzando nella luce, per il godimento dei suoi occhi e del suo cuore. Ogni bolla era un universo. Ora accadde che la VITA, la quale è potente ma non è onnipotente, che è intelligente ma non è onnisciente, (…) di una cosa si doleva immensamente: sapeva che era eterna ma sapeva pure che non era immortale. Per vivere, doveva sempre incarnarsi in forme diverse e ogni forma nuova poteva apparire solo alla morte della forma precedente. Le sue bolle potevano durare un’eternità ma era un’eternità che si consumava in un istante. Tutte nascevano e morivano. Non ce n’era nessuna che nascesse e non morisse più. Che immenso dolore! Finché un giorno arrivò l’idea vincente. Dentro una speciale bolla di sapone, la VITA mise gli umani, e poi insegnò loro come fondere insieme dolore, saggezza e arte, e da essi nacque un’opera d’arte, un’opera d’arte dotata di vita immortale, che si staccò dalla bolla e si mise a volare danzando da una bolla all’altra, da un universo all’altro, all’infinito. Era come se su ogni bolla potesse posarsi, con la sua Rosa in mano, ormai senza più spine, un “Piccolo Principe”, che ora veniva danzando felice e contento e che non doveva più farsi mordere da un serpente per poter volare da un universo all’altro. Bastava immaginare di volare e subito il volo si realizzava. Immortale il Piccolo Principe, immortale la VITA in lui e con lui e immortale la bolla che gli aveva dato la vita, anche se ormai, come bolla, aveva cessato di esistere. Ora la VITA era contenta e non provava più dolore; ora essa era eterna ed era insieme immortale. Poteva ancora cambiare forma così come cambia forma un’opera d’arte vista da un angolo e vista da un altro; letta da uno e letta da un altro. Ma cambiare forma non significava più morire; significava arricchirsi continuamente di nuova vita e di nuovi significati. Tutto ciò accadde nel passato ma si dispiegò nel futuro che doveva ancora venire. Ciò che appartiene al passato si può raccontare e ciò che appartiene al futuro si può solo sperare.”

E noi?

Anche ciascuno di noi ha avuto il proprio personale big bang al momento del concepimento e da lì è iniziato il nostro tempo e la nostra espansione. In quanto generati dalle stelle abbiamo in noti tutti elementi luminosi delle stelle e come le stelle quando si formano anche ci generano processi creativi e costruttivi.

Così come materia cosmica si condensa intorno ad un nucleo di una nuova stella anche per noi accade che materia umana ed emozionale si condensa quando volontariamente o spinti dalla vita andiamo verso un passaggio di crescita.

Il nostro nucleo ruota come una stella e come una stella si surriscalda prima di decidere che cosa fare. In pratica abbiamo in noi uno speciale laboratorio stellare in chiave umana, una speciale fucina in grado di fondere elementi e trasformare ostacoli più o meno ostici.

A noi la vita ci ha creati “Uomini” e ci ha dato la capacità di saper riconoscere e trasformare il dolore quando si presenta – qualunque esso sia. Ci ha dato anche la saggezza e l’arte e quindi la consapevolezza e l’agire artistico per trovare le soluzioni e le armonizzazioni che ci permettono di cambiare davvero e creare presupposti per soluzioni nuove.  Queste possibilità non sono già pronte all’uso, sono presenti in noi in “potenzialità”, spetta a noi quindi saperle sviluppare e utilizzare per il progetto che vogliamo realizzare e che la vita ci ha affidato.

Come una nuova stella ha un suo nucleo di progetto anche noi ne abbiamo uno storico e che nasce e vive in noi e con noi, anche se ci sembra di vivere una vita in cui siamo portati dalla corrente degli eventi.

Il nostro progetto si alimenta ad Atti di amore, capacità di sognare, speranza e fiducia, decisioni costruttive, decisioni di riparazione, decisioni di perdono, decisioni di ricerca dell’armonia e ferma decisione a trasformare i conflitti, le paure e i vari sentimenti inadeguatezza che premono dentro di noi quando dobbiamo decidere.

Ogni decisione è una possibilità di  “rinascita”, quindi rimaniamo ancorati al nostro progetto e se non ci è chiaro andiamolo a cercare, mettiamoci in ascolto della voce del nostro Sè, facciamoci aiutare insomma facciamo ogni cosa utile e costruttiva per nascere ogni momento nell’amore per noi.

Il big bang del concepimento ha il suo sound ed i suoi tempi sono veloci o meglio frenetici, le fasi della gravidanze fondono nella nostra materia stellare anche tanta materia umana, emozioni di gioia e emozioni di paura in pari misura.

Siamo una complessità bellissima di cosmo e terra. La consapevolezza di noi è un grande valore e il nostro Sè è la stella fissa cui riferirsi in ogni momento in cui abbiamo un passaggio da fare.

Con la consapevolezza di noi e della nostra vita alimenta la saggezza che diviene sempre più una qualità umana forte e da usare per vedere e sentire in modo consapevole ed autentico tutto l’universo della materia emozione in noi e decidere di fare sintesi di tra le tante emozioni tra loro opposte.

Ogni giorno nel nostro laboratorio stellare tanta materia si condensa e noi come gli artisti modelliamo l’esistenza in noi ed intorno a noi armonizzandoci con gli altri e con la vita.

Le nostre creazioni, la bellezza che sapremo creare tutti insieme generano un campo energetico speciale, una proprietà che la vita ha donato alla nostra speciale bolla e che ci permette,  nella favola come nella vita,  di danzare da un universo all’altro all’infinito, da una crescita all’altra all’infinito, da una situazione ad un altra all’infinito ed evolvendoci sempre…

Obbedisco mio Sé.

Obbedisco!!! Mio Sé.

Garibaldi aveva un progetto personale ed aveva un’autorità fuori. Questa autorità non la metteva in  discussione. “Obbedisco” è la formula con cui chiude il suo famoso messaggio al Generale La Marmora che gli chiedeva di arrestare la sua avanzata verso Trento (era agosto del 1866, fonte Wikipedia).

“Obbedisco”…mio Sé, anche se a volte è difficile ma lo faccio…punto.

Il Sè esprime una parte importante di noi, preziosa e speciale. La parte in cui è contenuto il nostro progetto esistenziale, fonte di amore per noi incondizionato e che ci spinge in continuazione alla crescita ed alle trasformazioni.

Come Garibaldi con il suo Generale ( preso qui per il solo simbolismo) anche a noi il nostro progetto e la sua realizzazione può cercare, trovare e scegliere una persona cui  affidarsi, meglio se maestri di saggezza, persone speciali dotati di tanto amore e di speciali qualità umane che ci seguono e ci sostengono nel cammino quando si fa tosta!

A loro ci affidiamo.

Frequentemente i maestri ci chiedono di fare cose, o di rinunciare a qualcosa.  Maestro, Sé fuori di me. Obbedisco mio Sè, ed: “anche se mi pare una sventura quel che chiedi per me è guadagno” (cit. da la preghiera degli Ulissidi di Antonio Mercurio). 

Con il Sé non c’è da trattare. Quando entriamo nella “trattativa” in quel momento il nostro portavoce è l’ “Io Fetale”, ed a questa parte di noi di crescere non frega un bel niente. Testardamente rimane sui motivi del proprio dolore e vuole solo essere risarcito.

Ci caschiamo tutti, frequentemente. Crescere nella consapevolezza è il metodo per cascarci sempre meno…e magari poi “mai più”.

“Quel che tu vuoi (mio Sé) è giusto che accada…e quando tu vuoi allora è tempo”; solo l’IO Persona che è la nostra capacità di decidere e di renderci liberi può scegliere se ascoltare le ragioni mirabolanti e dettagliatamente giustificate dell’Io fetale oppure se seguire le indicazioni a volte dolorose e non sempre chiare del SE’.

A ognuno la libertà…che siamo troppo pronti a trattare, e poche inclini ad obbedire!

Certo, la libertà… ma attenzione che non necessariamente “sbagliando si impara”, anzi….” Si impara tanto e meglio anche amandosi e facendo il bene per se, vale a dire quello che ci fa crescere”.

Obbedisco, mio Sè. Come Ulisse accolto l’invito di Atena ad entrare in casa da mendicante. E vado avanti …

 

Preghiera al SE’_ di Antonio Mercurio

download

Leggevo qualche sera fa nel libro “La nascita della cosmo art” di Antonio Mercurio” che Ulisse nel suo viaggio di ritorno è sostenuto sempre dall’intervento di Atena, e la dea opera anche quando l’eroe dai mille patimenti non ne è a conoscenza. Questi, anzi, in più occasioni si “incavola” e pensa e dice (secondo me): “Ma dove cavolo ti sei nascosta mia dea protettrice?! Perché non intervieni, perché non ti mostri e perché non ascolti le mie preghiere?!”. E così il nostro eroe un poco si incavola e a volte è scoraggiato, ma non smette mai di pregare.

Atena, ci dice Antonio Mercurio, nel suo immenso lavoro lettura dell’odissea in chiave CosmoArtistica , simboleggia il Sé di Ulisse e quindi anche il Sé presente in ognuno di noi. E’ la nostra parte saggia, fonte di amore immodificabile per noi e che sempre opera per la nostra crescita e per la realizzazione del nostro progetto esistenziale. Il Sé, che ha ben chiaro quale è il nostro progetto, non perde di vista la meta come può accadere invece a noi quando siamo smarriti nelle nebbie della rabbia e dello sconforto o seguiamo miraggi e seducenti sirene che falsamente si presentano come “la vera meta”. Quando ci smarriamo e ci sentiamo dentro un malessere, questi proprio sono i modi attraverso i quali il nostro Sé ci fa capire che dobbiamo cambiare rotta.

Io, quindi, e tutti noi e ciascuno con il nostro Sé è bene che iniziamo a dialogarci e a conoscerci. Intanto mettiamo un punto fermo sulla qualità di questa parte di noi, E’ UNA PARTE POSITIVA, FONTE DI AMORE E DI CORAGGIO, SEDE DEL NOSTRO PROGETTO ESISTENZIALE UNICO AUTENTICO E IMMODIFICABILE. In sintesi il nostro alleato buono, onnipresente.

Anche mentre ne ignoriamo la presenza, esso opera per noi. Anche quando dopo averlo conosciuto poi ci smarriamo, esso opera per noi.

Dunque vi propongo dalla “Preghiera degli Ulissidi” il passaggio della P”reghiera al Sé”.

Avvertenza dell’autore: Può accadere che il trovarsi per la prima volta di fronte a questa preghiera possa mettere paura ed è un buon segno che questo accada. Significa che il testo tocca dei punti nevralgici del nostro modo di essere e che emerge in noi un forte desiderio e una forte ribellione al cambiamento”

O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.

Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?

Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.

Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.

Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?

E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?

Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.

Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.