Il giudicare è, tra le attitudini umane, uno di quei comportamenti a cui abbinerei, in questa fase della mia vita, una colorazione sgradevole. Non me ne vogliano i colori ma dovendo abbinare la giudizio un colore sgradevole mi viene da scegliere il marrone intenso scuro, nessuna volontà discriminatoria la mia ma solo che ho bisogno di uno di loro, Giudicare frettolosamente ha la stessa colorazione della cacca.
Tele comportamento, tra le attitudini umane, è molto diffuso. Siamo tutti bravi a giudicare, e giudicarci. Io stesso nel mentre scrivo non mi sento immunizzato dalla sua virulenza e so di addentrarmi su un crinale scivoloso. Chi scrive, infondo, esprime il proprio sentire rispetto a qualcosa … e si è molto vicini al terreno del giudizio. Che fare allora? Rinunciare? No, non mi va. Mi ancoro alla mia saggezza, corro il rischio, faccio un bel respiro e scelgo di dare fiducia, opportunità, ad un mood che da oggi pomeriggio richiama la mia attenzione e mi stimola una piacevole ispirazione e voglia diriflettere ad alta voce. Quindi ecco a voi il mio pistolotto … Buona lettura.
Il tema del giudizio, nelle società primitive ed in quelle moderne, è sempre stato percepito, a buona ragione, come una cosa seria. L’umano quindi ha da sempre consapevolezza della grande valenza che questa funzione ha laddove c’è da regolare i rapporti umani. Gli ordinamenti degli stati hanno recepito in norme giuridiche tale consapevolezza ed il bisogno di “certezza” delle regole.
Probabilmente l’umanità dopo aver sperimentato dapprima la delega, poi l’appropriazione con la forza (i sovrani assoluti e i totalitarismi contemporanei), in capo ad un solo soggetto dell’esercizio di tale potere si è capito che esso stesso, il potere di giudicare, andava “difeso” dalla sommarietà e dall’uso discrezionale del singolo di turno.
Come fare? I vari ordinamenti hanno cercato una soluzione al bisogno di autonomia ed indipendenza i preposti all’esercizio di tale funzione. Ciò allo scopo di poter far si che tutti potessero essere giudicati, in caso di reati, in modo equo e secondo le “sole ed uniche” disposizioni della legge a cui gli stessi organi giudicanti sono sottoposti.
Ordinamenti come quello italiano hanno ritenuto opportuno introdurre diversi gradi di giudizio proprio con lo scopo di poter intervenire, anche con altri gradi di valutazione e approfondimenti, alla certezza.
“Nel dubbio pro reo e presunzione di innocenza”sono, ad esempio, pilastri cardine del processo penale del nostro ordinamento. Li ho riportati qui solo per sottolineare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto il tema del giudizio è delicato. Ma lasciamo ora gli ordinamenti e veniamo a noi persone.
La presunzione di innocenza, e men che meno il dubbio, per quanto consolidata negli ordinamenti rimane invece indigesta alla natura umana. Questa deve fare i conti con la presunzione di verità assoluta e la frenesia del giudizio sommario. Si lo so che non è bello generalizzare!! Ma passatemela dai, almeno come tendenza diffusa.
Noi esseri umani giudichiamo, e siamo spietati in questo.
Mettiamo su la toga con velocità incredibile, e con altrettanta velocità, emaniamo sentenze inappellabili contro tutto e tutti.
Approssimativi e umorali, sentenziamo sulla base di pochi byte di informazioni, indizi. A prevalere è il mood emozionale del momento. Se siamo arrabbiati…dio ce ne scampi!!! Se ci sentiamo traditi o feriti …apocalisse. Se ci sentiamo rifiutati…vendetta senza pietà!
Dite che esagerò? Può darsi. Ma può darsi anche di no.
La frenesia giudicante è uno dei modi attraverso i quali si esprime il nostro bisogno di potere e di controllo.
Come detto, frequentemente, emaniamo sentenze sommarie senza considerare la complessità delle variabili umane. Il più delle volte liquidiamo con un: “quello/a è uno stronzo” la vertenza ed archiviamo la vicenda nel nostro archivio.
Che cosa è importante fare?
Il giudizio che noi emaniamo verso gli altri (e che riceviamo dagli altri) e verso noi stesso dobbiamo riconoscerlo subito e disinnescare la modalità reattiva.
Messa in pausa la reattività possiamo/dobbiamo guardare a quanto emerso.
Ci siamo sentiti traditi, ad esempio, o abbandonati e non riconosciuti? Sono tutte emozioni preziose, la crosta intorno al diamante che ciascuno di noi è, e che contiene luce e bellezza.
Salviamo le emozioni, guariamole e proteggiamole dalla reattività che si esprime in tanto modi e che oggi ho espresso con la tendenza a giudicare tutti, inclusi noi stessi.
Facciamoci doni di libertà, ad esempio il dialogo accogliente e comprensivo con noi stessi e con gli altri. Capita e capiterà frequentemente che parte la brocca, ecco perché dobbiamo essere allenati così da non cadere nel trappolone dei pensieri di rivalse , insaziabili. E’ una catena, quella dell’azione-reazione che PUO’/DEVE essere spezzata …più e più volte.
E’ un lavoro alla portata di tutti, impegnativo e faticoso anche ma certamente alla portata di tutti. La mia guida Paola Capriani era solita parlarci di “capriole esistenziali”. Bella immagine non credete? Per come la vedo io sono capriole di benessere, e se vogliamo stare bene ed essere liberi e felici allora è necessario provarci … poi fate voi.
A chi non si sente pronto, e si trova tra le gambe il timore di non farcela, ma ha sentore che è la via da percorrere il mio invito è di provare. Fare piccole esplorazioni, piccole esperienze così come vi sentite a vostro agio. Date un opportunità alla vostra “sensazione”.
Fate un cammino di autoconoscenza, con un counselor o un terapeuta ad esempio ma ci sono tanti professionisti in giro e potete trovare quello che fa per voi e che va bene per i vostri tempi e le vostre tasche.
Chi ha consapevolezza e conoscenza, invece, si trova di fronte alla possibilità di consolidare, ulteriormente, con una ennesima capriola esistenziale, la propria alleanza con il proprio Sè Personale e rinforzare il proprio percorso evolutivo e salire ad un nuovo livello di autorealizzazione.
La frenesia di giudizio affonda le radici nelle crepe delle imperfezioni e limiti umani.
In quelle crepe si possono inserire candelotti di dinamite, e lo sappiamo fare.
In quelle crepe si possono inserire anche semi di perdono e semi di riparazione, ed anche questo lo sappiamo fare.
Con mia figlia Emma sono andato a vedere il Pink Floyd The Wall Celebration Tour al Parco della musica di Roma. I veleni ( come la pretesa e l’assoluto ad esempio) ergono muri.
Ed i muri si possono buttare giù, ed anche questo lo sappiamo fare .
Grazie Emma è stato bellissimo fare questa esperienza insieme e poterti presentare quest’opera d’arte musicale e “concettuale”, come dice il tuo boomer Papà.
Facciamo sempre gli artisti e non le vittime, ci si apriranno occhi nuovi (Antonio Mercurio)











