Torino Italia. Askatasuna significa libertà

Chi aveva manganelli li ha usati per colpire, senza pietà

Chi non li aveva ha usato atro per colpire, senza pietà.

Gli sciacalli della politica hanno subito fiutato la preda.

Con il pettine della demagogia hanno pettinato la pancia del votospettatore,

hanno usato parole e strategie proprie del mercato rionale del voto per salire sul pulpito e condannare.

Chi si sentiva minacciato ha preso posizione ed ha scelto di accodarsi e condannare.

Le ragioni dei manifestanti sono state sacrificate così.

Hanno preso sberle tutti, poliziotti e malcapitati dalle parti di rabbiosi con elmetti blu e cappucci neri.

Han preso sberle i cittadini che chiedevano attenzione per uno “spazio sociale”.

Han preso sberle i cittadini che hanno visto i propri rappresentanti incapaci di essere politici migliori.

Il clima nel paese è carico di rabbia, è evidente.

L’attuale governo continua nella sua azione di propaganda come fosse opposizione.

C’è scollamento e percezione di assenza, quando non proprio di ostilità, verso lo stato.

Volano parole illiberali ad ogni lato del pianeta, volano missili e armi.

E pare uno spettacolo televisivo.

Anestetizzati da molti anni di spazzatura televisiva amplificata dai social stupefacenti facciamo fatica a realizzare che tutto questo accade veramente, che non è solo una serie da seguire per un po’ e poi subito digerire chiedendosi ancora in un insaziabile pulsione di emozioni cosa di nuovo c’è da vedere, cosa di nuovo deve accedere.  

Autoerotismo “Recriminazione”

Se avete letto il mio post di stanotte sulla “Reattività” nelle relazioni umane avete fatto bene 😊, bravi. Se non lo avete fatto invito a farlo, dato che quanto vado a dirvi parte da quel tema con l’intento di approfondirlo.

Perché è tanto difficile rinunciare alla reattività?

Il motivo è il “piacere”. L’autoerotismo per come lo intendiamo generalmente è legato all’ambito del piacere sessuale autoprodotto. Il tema della ricerca del piacere, come sapete, è vasto e a quello fisico per la finalità di questo post affianco quello mentale. L’autoerotismo mentale è finalizzato anch’esso a produrre un piacere. Pensate al piacere di quando pregustiamo qualcosa che desideriamo tanto, non stiamo più nella pelle e siamo in fibrillazione. Accade anche, ad esempio, quando pianifichiamo un bel viaggio oppure pensiamo all’ amata/o e fantastichiamo e tutto è bellissimo.

Il piacere è gratificante, tuttavia, anche nella connotazione di lamento e la continua la recriminazione. La reattività è “l’agito ed il detto” che ha radici sul terreno delle personali recriminazioni.

Rinunciare alla recriminazione ed al lamento ci depriva di un certo tipo di piacere, quello seduttivo del riscatto e/o risarcimento. Rinunciare, tuttavia, è antidoto contro la virulenza della reattività.

Rinunciarvi è una sofferenza. Si esatto una sofferenza. Con certe elucubrazioni ispirate ad offese o ingiustizie patite ci siamo cresciuti, siamo di casa, e delle ragioni di “incazzatura” ci abbiamo arredato creato altarini sulle pareti (non tutte per fortuna) del Sancta Santorum della nostra anima. A quegli altarini torniamo a ciucciare nettare di rabbia quando qualcosa nella vita ci fa rivivere – simbolicamente – il nostro dolore.

Oggi non mi dilungo perché è un tema sensibile, molto umano. Scegliere di andare oltre non vuol dire disconoscere quanto è accaduto, ma solo accettare, è faticoso e richiede tempo e rispetto.

Il primo passo che mi sento di suggerire oggi è di aprire le porte del Sancta Santorum per far entrare aria nuova e fresca come quella del mattino. Non isolatevi, parlatene, scrivete al riguardo, esplorate e fate luce in ogni angolo per trovarvi, accogliervi e prendervi cura di voi. Tutto questo ha solo voi ed il vostro benessere come obiettivo finale. Se scegliete di fare pulizia lo fate per voi, ve lo meritate.

Quando sceglierete di fare la prova di mettere in “pausa” la reattività, fatemi saper come vi siete sentiti e quali emozioni avete provato. E’ stato facile o difficile?

Ragionevolmente, ve lo auguro, potreste contattare una nuova dimensione di piacere, la soddisfazione per voi ne un particolare senso di gioia. Guardandovi allo specchio potreste ritrovarmi con viso sereno, sorridente, compiaciuto, presente e consapevole che avete fatto una cosa buona … e l’avete fatta per voi.

Buona giornata

La Reattività nelle relazioni

La modalità reattiva nei rapporti interpersonali si esprime con una intensità direttamente proporzionale al grado di vicinanza, intimità e familiarità. Paradossalmente nella familiarità ci sentiamo liberi di dare anche il nostro peggio (ed il meglio certamente ). Macchiavelli suggeriva al principe di farsi temere più che amare, le persone hanno più timore ad offendere chi si teme rispetto a chi si ama.

Da cosa nasce il nostro patrimonio di reattività? Provo a raccontarla con una visualizzazione.

Visualizzate il vostro arrivo alla vita prima del momento del concepimento. Siete una particella di una particolare ( e sconosciuta ) dimensione dell’esistenza. Scegliete voi le luci, i suono, le forme e le energie che governano questa dimensione. Siamo nel regno del pensiero quindi visualizzate come volete, sfido chiunque a dimostrarvi che non è così.

Bene quindi. Ora visualizzate che arrivate alla vita con la vostra bella e unica specialità così come unici – e diversi da ogni altro- sono i fiocchi di neve. Fatevi fiocco di neve, sceglietevi la forma che più vi piace. Visualizzatevi nel venir giù cullati da correnti ascendenti ed accoglienti e immersi in un aria fresca e dolce.

Visualizzatevi atterrati agevolmente su una bella e altra montagna, tutto attorno c’è una calma ovattata, e si sta anche bene.

Da questo stato di beatitudine ora vi scuote un gran boato, forse un tuono, che fa vibrare il terreno sotto di voi. Lentamente scivolate verso valle. Man mano che scivolate e vi capovolgete in continue capriole sentite altri fiocchi di neve che vi si aggrappano addosso. Non è piacevole e man mano che scivolate diventate una palla di neve sempre più grossa che rotola e rotola sempre più veloce e, e nel mentre scende a valle, raccoglie pietre e rami e tronchi e ogni cosa che trova lungo il cammino fino a che quella emozionante discesa di conclude e ritorna la quiete.

Visualizzate delle fasi della vostra vita pressappoco allo stesso modo, a volte è una calma nevicata ed a volte una valanga.

Dal nostro concepimento in poi immagazziniamo esperienze così come la palla di neve ha raccolto materiale lungo la sua discesa. La gran parte sono esperienze “buone”, siamo qui siamo vivi e quindi questo dimostra ( nei fatti ) che sulla bilancia hanno avuto un peso maggiore le cose buone. Ma ci sono state anche quelle meno buone. Chiamiamo quelle meno buone le esperienze ( umane) di dolore e le sofferenze. Ce le portiamo dentro e, come in una rappresentazione teatrale, loro hanno il ruolo di stressare la nostra esperienza in senso fisico ed emotivo.

Siamo quindi tutti belli carichi di una moltitudine di esperienze, le vorremmo gestire tutte e vorremmo padroneggiarle da veri campioni.

Noi uomini tessiamo quotidianamente una vastissima rete di relazioni, dalla coppia ai figli, ai colleghi, ai parenti e gli amici, lo stato, il condominio, la squadra di calcio, la band ecc.

Queste relazioni sono le nostre gioie ed i nostri dolori. Nelle relazioni ci completiamo e siamo naturalmente spinti verso esse, abbiamo una speciale frenesia a voler tessere relazioni.

Le relazioni hanno una tipicità, la reciprocità. In una relazione ogni componente porta un proprio stile esistenziale (anche se camuffato di professionalità, di amorevolezza e di santità), così come lo ha costruito negli anni. Quel particolare stile è anche la costruzione di un sistema complesso di equilibri dentro ogni individuo e con questo equilibrio andiamo perennemente alla ricerca della tanto desiderata “tranquillità”; invece la vita è un tagadà.

Accade che nelle relazioni ci si scontra con l’altro (è matematico). In genere si parla eufemisticamente di “confronto” ma in realtà ci si scontra eccome.

Nelle dinamiche quotidiane stretti stretti a braccetto con l”altro” siamo a volte (non sempre per carità!) come valanghe di emozioni sul tagadà che corrono tutti alla ricerca de propri equilibrio. Ed a braccetto con altri che, similarmente, stanno gestendo la loro valanghe.

Accade che mentre una sta cercando un appiglio per gestirsi una turbolenza interiore ferisce l’altro (più o meno volontariamente) ed allora apriti cielo, dallo scontro andiamo alla guerra aperta.

Nella reattività, semplicemente, non siamo noi. Ovvero si, lo siamo anche, ma non siamo il Noi che ci piace e che vogliamo sviluppare.

La reattività è un veleno che inquina i rapporti umani, se lasciata libera di agire.

Il solo modo per salvarsi è quello di non lasciarsi tirare dentro con tutte le scarpe.

Per salvarsi ci vuole forza, e ce ne vuole tanta.

Quando la valanga vien giù ci vuole una grande energia per trovare il modi di fermarla, aggrapparsi a tutto ciò che sta attorno, aggrapparsi alle cose vere tangibili alla realtà. Chiedere aiuto anche, non dimentichiamocelo mai! Solo così la folle corsa si interrompe. Ci vuole capacità creativa, inventiva e soprattutto uno spirito che ha ben chiaro il senso del suo essere ed esistere e che non risparmia nulla e non lascia nulla di intentato per evitare la catastrofe. Tutto quello che ci vuole è dotazione di ogni persona, se decidiamo di usarla.

La reattività è un veleno e l’antidoto è la decisione di essere “più persona”, avere una grande conoscenza di sè e del proprio mondo interiore.

Ciò che accade in una relazione quando a governare è la “reattività” è sostanzialmente un ammutinamento di emozioni che prendono il controllo della nostra vita.

Dalla reattività ci si salva, rinunciando al piacere della rivalsa, facendo i padroni in casa propria, rimanendo svegli e piazzando decisioni ferme contro ogni inizio di valanga.

Godetevi questa clip:

Il “Contratto con l’Amore”

Fare della propria vita un opera d’arte, prima che un bel motto, è una bellissima prospettiva, un opportunità, che ci si può dare nella vita. Con tenacia e utilizzando come un artista le nostre qualità umane possiamo realizzarla. Provate a sussurrare: “voglio fare della mia vita un autentica opera d’arte”. Non sentite come l’anima riceve da questa prospettiva un ben pieno di senso?

Bene, rigenerati da questa bellissima opportunità, iniziamo.

Oggi vi parlerò di un particolare tipo di contratto, quello che tutti e che abbiamo stipulato – un tempo, appunto – con l’Amore. Non dite che non lo avete…c’è! Consiglio di cercare bene e di non trascurate i dettagli.

Provo a darvi qualche dritta.

Da alcuni giorni, dal mio passato di ricordi universitari, sono tornati a stimolarmi ed ispirarmi le teorie di pensatori/filosofi come Rousseau, Locke e Hobbes. Per quali ragioni, si chiedevano i tre autori, l’uomo, ad un certo punto della propria vita, ha lasciato, o sarebbe meglio ha dovuto abbandonare, lo stato di natura?

Possiamo visualizzare lo “Stato di Natura” come il tempo di un passato remoto in cui l’ uomo viveva in armonia con il pianeta e gli altri esseri viventi. Avevano anche loro un sistema di accordi d’amore dato che è trasversale ai vari autori l’idea che nel tempo dello stato di natura vi fosse equilibrio, armonia e rispetto.

MA le cose cambiano per tutti. Così ecco che ad un certo punto l’uomo ha abbandonato questo stato per approdare ad una evoluzione del “vivere” fatto di regole a protezione della convivenza nella società che si separava dalla dimensione di natura per approdare a quella “civile” . Ad inquinare la bontà dello stato di natura, sono intervenuti, a seconda dei diversi autori, cambiamenti nella società naturale (diffidenza e ostilità, rabbia e desiderio di vendetta, proprietà privata e sfruttamento). Gli effetti dei cambiamenti hanno sbilanciato quell’equilibrio naturale tra uomo, suo i simili e natura, al punto da far percepire un sentimento di paura verso l’altro. Così, per cercare di governare le forze aggressive si è reso necessario, per bisogno, ed a caro prezzo di libertà, sancire delle regole. Tali regole hanno assunto fisionomie organizzative in tutto nuove, si è andati dal riconoscere il potere ( di proteggere ) ad un sovrano assoluto, o a una monarca affiancata da un parlamento, o ad un organo di rappresentati del popolo democraticamente eletto. A questi l’uomo ha ceduto per sempre, o delegato per un intervallo di tempo, una grossa fetta del proprio potere in cambio della promessa di una convivenza “pacifica”.

Lo stato di bisogno, quindi, fu la molla ispiratrice della decisione di cambiare.

Lo stato di bisogno da sempre è un pungolo al cambiamento.

Proprio dai bisogni umani, e la ricerca dei modi migliori per soddisfarli, si è generata l’economia. Le scienze economiche sono divenute, via via sempre più complesse man mano che anche i bisogni, e le variabili, si sono fatte più complesse. Come scienza, l’economia, studia i modi più efficaci per soddisfare i bisogni umani con le risorse a disposizione.

Quelli primari di mangiare, bere, dormire, e di sicurezza sono certamente i primi che l’uomo deve soddisfare. La miglior soddisfazione è – dicono gli economisti- il risultato delle scelte di”allocazione di risorse”in modo ottimale. Le scelte sono necessarie dato che le risorse non sono limitate.

Garantiti – al meglio – i bisogni primari ecco che all’orizzonte se ne affacciano altri. Sono i bisogni di benessere fisico, sociale e di realizzazione di sé.

A questi bisogni siamo chiamati, singolarmente e collettivamente, come i nostri avi dello stato di natura, a trovare una soluzione.

Come dicono gli economisti, ciascun uomo con le proprie risorse può trovare la miglior combinazione di qualità umane e risorse materiali per soddisfare i bisogni in modo duraturo e di “qualità”, e gratificante.

La qualità anche. Pensate ad un albero, un bell’albero grande e rigoglioso, una quercia ad esempio. Osservandolo possiamo dire, con ragionevole certezza pur non essendo botanici, che è ben radicato nel suolo, che le sue radici attingono buoni nutrimenti dal terreno fertile, che in esso la linfa circola bene portando i nutrimenti ad ogni ramo ed ogni foglia e che il clima è favorevole allo sviluppo della sua natura profonda di produrre gustosi frutti (ad esempio). La qualità è quindi sia nei componenti essenziali (acqua, terreno, luce) ma anche nella evoluzione che è piena realizzazione di sè (albero).

Come un albero anche noi abbiamo la nostra “natura” da realizzare…ed è un bisogno che spinge. La ricerca di senso della vita è un esigenza molto diffusa.

Esiste poi veramente questa natura profonda? Certo, dico io! E’ la dimensione del nostro essere in cui è depositata la nostra natura ed opera costantemente, instancabilmente, per la nostra crescita ed evoluzione. E quando ci sono problemi ci spinge a superarli e trasformarli, senza perdersi nel lamento ( ma questa è un altra storia).

A volte è soffocata sotto scorie di dinamiche umane, come la rabbia e il giudizio, facciamo fatica a percepirla ma lavorandoci state pur certi che, come fuoco inesauribile, è viva, c’è e ci sostiene e aiuta incessantemente. Le scienze umane hanno definito tale natura in vari modi e dato vari nomi. Tutte concordano nel riconoscere come sia determinata alla nostra affermazione progettuale. Nel lavoro con le persone la vedo e rinsaldare l’alleanza tra il nostro Io decisionale e garanzia di successo per superare, con slancio, gli ostacoli, soddisfare il bisogno di realizzazione, stare bene ed essere felici.

Ho parlato di “rinsaldare” non a caso. E’ importante mettere in luce il fatto che tale alleanza, seppur certificata, va sostenuta.

La certificazione è il contratto con l’Amore che abbiamo sottoscritto. I termini dell’accordo non li conosciamo nel dettaglio ma, come per gli alberi, anche qui possiamo ragionevolmente affermare, che era un contratto per la crescita a cui la vita, potente ma non onnipotente e perfetta, ha offerto un terreno fertile ed clima buono per svilupparsi, un ambiente di natura, di società e di persone. La prova ne è il fatto che siamo vivi, qui ora.

Abbiamo sancito un contratto con l’amore e la nostra esistenza è oggi la prova che la clausole di collaborazione incondizionata…è stata rispettata ed è pienamente operativa.

Si tratta ora di continuare con il programma…

Già…il programma, la nostra opera d’arte…e di questo vi dirò.

Che il fuoco sacro delle alleanze scoppietti in ognuno di voi.

Tipi umani. Scaramantici e frenetici.

In riferimento alle cose della vita, e precisamente in riferimento agli eventi, le persone si dividono tra gli “scaramantici” e quelli che chiamo i “frenetici del dire… fare…condividere …chiedere ecc ecc”. I secondi fanno fatica a tenere il cecio in bocca mentre i primi trattengono meglio.

Non c’è il comportamento giusto o meno. Gli scaramantici sentono di dover proteggere, i frenetici sono incontenibili.

Quando le cose non vanno bene gli scaramantici si vivono un dolore intimo, i frenetici hanno un ritorno di dolore + di giudizio.

Io sono un frenetico.  A che ci posso fare!!

Quando ho qualcosa in ballo la frenesia mi si legge praticamente in fronte e scalpitò come un bimbo davanti ad una montagna di pacchi regalo; ma quando c’è da tenere un segreto sono affidabilissimo.

Dal Contratto Politico al Contratto d’Amore

Negli anni della mia vita universitari ho amato molto studiare i saggi soprattutto afferenti il pensiero politico. I cosiddetti contrattualisti, Hobbes – Locke e Rousseau, mi hanno sempre catturato con le loro ricostruzioni a partire dal teorizzare – ognuno a modo suo – come era la vita dell’uomo nello “stato di natura”.

Partire da com’era la vita nello stato di natura gli serviva per la loro ricerca e per capire le caratteristiche, o problematiche principali, da cui è scaturita – poi – tra gli uomini un graduale allontanamento, dallo stato di natura, e la conseguente esigenza di stringere un accordo, un contratto appunto, che definisse le regole della comune convivenza.

Ci si metteva insieme, prevalentemente, per garantirsi la sicurezza – seppur a caro prezzo di libertà – da quelle attitudini umane disgregative, diffidenti e di volontà di dominio sull’altro. Meglio un brutto accordo quindi che la minaccia ella propria sopravvivenza.

Sono passati 5 secoli, le loro teorizzazioni e proposte hanno ispirato tanti altri pensatori ed ispirato tanti movimenti di popoli e di valori. Hanno offerto piattaforme di programmi e visioni del come “sarebbe giusto che fosse”. Molti movimenti di popoli hanno poi – in fase di fondazione – provato a tradurre in organizzazione di poteri e gestione dell’equilibrio tra diritti e doveri dei cittadini, quelle visioni.

I contrattualisti si rivolgono all’umano anche loro, cercavano di far emergere i punti di luce e quelli oscuri che abitano nell’animo delle persone per capire e per pensare a come le opposte tendenze potessero essere organizzate affinché prevalesse – per il bene – la miglio armonia possibile.

Uno stato è la rappresentazione di un progetto, e tutti siamo interessati e coinvolti in progetti, famiglia, scuola, lavoro, società, partito politico, ecc ecc. Anche chi si esclude da tutto ha in se un “progetto” di esclusione.

I progetti nascono da tutti da una scelta. Nei secoli ci si è fatti guidare dallo stato di necessità.

Ma come sarebbe se a guidare le scelte aggregative e progettuali fosse il bisogno di liberare l’amore? E quindi si scelga di sancire un bel contratto d’amore?

Tema interessante. E per stasera mi fermo alla domanda.

Se avete qualche spunto intervenite pure. Non so dove andremo a parare, ma sarà un gran bel cercare.

L’Intransigenza

Quando si ha a cuore un obiettivo l’intransigenza è un valore. Intransigenza, come valore positivo, per come lo voglio intendere qui, è buon alleato di chiunque ha sviluppato una visione chiara. Arrivare a questa “visione” può essere stato faticoso, frutto di ricerca, perseveranza, di belle scoperte come di amare constatazioni.

Supermen, c’èra poco da fare ma, dalla criptonite doveva proprio stare alla larga. Rispetto a questo elemento non poteva essere accondiscendente.

Nei giorni scorsi ho proposto dei temi utilizzando immagini come le sentinelle e sono stato ispirato da loro per alimentare una riflessione che ha poi scomodato le tentazioni.

Oggi vi saluto con questa parola quindi, Intransigenza.

Siate folli quindi e lanciatevi con passione in ogni progetto che vi fa sentire bene.

Siate intransigenti verso tutto ciò che, invece, vi tiene legati al palo, e che ha un nome speciale per ognuno, e che ognuno conosce bene. Essere intransigenti vuol dire rinunciar a certi piaceri. Spiace…lo so, è doloroso; ma è necessario e vitale.

Buona serata

Essere, apparire, sapere.

Essere o apparire?

La consapevolezza di se può esser la via per definire su quale aspetto – in questo momento – siamo posizionati.

Il passaggio successivo il compimento di una scelta.

L’obiettivo di essere è ambizioso, vogliamo e possiamo assumere decisioni di libertà per evitare di “non essere” e di doverCi quindi subire la ricerca insaziabile dell’apparire.

L'”apparire“, tuttavia, potrebbe farci percepire un nostro “bisogno”, magari, di riconoscimento.

L‘apparire ricerca fuori qualcosa che. pur arrivando, non ha la capacità di placare la fame “di riconoscimento”, come dicevo, e che abita dentro.

E’ una gara in casa. E non ci sono colpevoli da individuare,

Se ne sentite la smania, la frenesia, fatevi una carezza e create spazio anche di libertà diversa in voi. Li imbandite la tavola per il godimento del vostro essere e che, sono certo, non è affatto male.

La consapevolezza e la conoscenza di se, quindi, sono certamente protagonisti che, nella nostra squadra del cuore, sono decisamente da confermare.

Buona serata

La pienezza dell’Essere e le tentazioni

Le prove più dure sono presentate ai combattenti che hanno vera forza

Cosa intendo per pienezza? Intendo la percezione di te, nella vita, quando:

  • non vorresti essere in nessun altro posto diverso da quello in cui ti trovi
  • non vorresti essere diverso da come sei
  • non vorresti fare altro che quello che stai facendo
  • hai un sacco di progetti belli da realizzare

In pienezza sorride l’anima e si è “pienamente” nel “flusso della vita”.

Lo stato di pienezza si realizza, è risultato di lavoro e ricerca. E’ una dimensione di esistenza che si accompagna con il sentimento permanente della gioia.

In pienezza percepiamo la nostra potenza, non onnipotenza badate bene.

Potenza come “potere” e capacità di leggere la trama della vita, i passaggi fatti e quelli da fare.

La permanenza della pienezza in noi è una dimensione da alimentate costantemente ed accrescere ma è anche da difendere.

Si da difendere, ed oggi voglio dirvi dei nemici delle tentazioni.

Le tentazioni sono minacce alla nostra pienezza, ce la rubano.

Qualche giorno addietro vi ho parlato delle “sentinelle” ed ho portato come esempio la modalità del “rimandare/rinunciare”.

Ecco quelle sono tentazioni! Ci palesano un “altro” come migliore.

Per affrontarle bisogna per prima cosa conoscerle.

Quali sono quelle a cui fate fatica a non cedere?

Come vi sentite dopo? No…non mi interessa il senso di colpa, quella è cacca pura e va buttata nel cesso. Mi interessa sapere qui se avete magari la consapevolezza di essere “retrocessi” evolutivamente. Spesso trascorriamo la vita a fare e disfare, costruire e distruggere, in uno strano gioco che ci tiene fermi e non ci fa avanzare.

Le tentazioni trovano alleanze nelle nostre paure. Le abbiamo tutti e nessuno DEVE sentirsi colpevole di questo, e condannarsi. Queste derive non ci interessano. Ci sono, le conosciamo, ma abbiamo cose molto più importanti da fare per perdere tempo con compagni di viaggio come il lamento e la commiserazione.

Sappiate che quanto più sono forti le vostre tentazioni tanto più voi siete forti. Tantissime volte le abbiamo sconfitte, e ci si sente benissimo … ed avanzati. In una letizia irrefrenabile che vien voglia di ballare e cantare come fossimo matti.

I santi, ed aspiranti santi, praticavano molto la penitenza e le sofferenze corporali per tenerle lontane.

Non è questo quello che propongo di fare, il nostro corpo è un dono e va protetto. Non condanno o giudico ciò che è stato provato per rispondere alle tentazioni, l’umano cerca soluzioni e noi siamo la punta avanzata delle esperienza dei nostri avi. Verso loro più che condanna provo gratitudine per quanto hanno saputo provare e fare.

Oltre, ed in alternativa, alle pene corporali ci si difendeva anche tantissimo con lo strumento della preghiera.

Vado a chiudere questa riflessione di oggi valorizzando questo strumento, la preghiera.

La preghiera è una modalità per rimanere in contatto intimo con la nostra identità profonda.

Laica o religiosa che sia non faccio distinzione, usate quella che vi aiuta.

Ogni tentazione è seduzione delle forze di “resistenza interiore” che rispondono alla paura ed alla fatica della crescita con il miraggio di un piacere “altro” (piacere della rinuncia e del rimando … e poi ancora lamento ecc ecc).

Riporto dalla biografia di S. Francesco di Alessandro Barbero:

“La tentazione sconfitta è l’anello con cui il Signore sposa l’anima del suo servo. Ci sono tanti che si illudono di aver accumulato meriti negli anni, e sono fieri di non aver mai subito tentazioni.(…) Dio conosce la debolezza del loro animo, e che la paura basterebbe a spazzarli via ancor prima dello scontro. Le prove più dure sono presentate ai combattenti che hanno vera forza.

Della preghiera, vi dicevo, e poi vi saluto.

I miei maestri mi hanno condotto lungo i sentieri aperti dai loro maestri, e tra questi Antonio Mercurio. Egli ha scritto, a proposito di preghiera, quella al Sé che riporto qui per tutti voi e di nuovo per me. Per darvi un idea di cosa si intende per Sé leggete questo post dal titolo proprio Preghiera al Sè, di Antonio Mercurio

Ecco la preghiera.

O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.

Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?

Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.

Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.

Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?

E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?

Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.

Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.

La casa

La casa, la tua casa, è fatta di specialità.

Ogni casa è unica, negli oggetti, negli odori, nell’ordine e nel disordine.

Ne sei pieno padrone, ci cammini al buio di notte

Mezzo addormentato e comunque ad occhi chiusi

E senti, e tocchi e trovi conferme di percorsi in angoli, sedie, maniglie

Ad accompagnare ed a farti sentire al sicuro anche senza vedere.

La casa, dagli oggetti vari

Vecchi, nuovi da usare e mai usati.

Con il tempo diventano musei

Narrano vite e storie accessibili solo con la generosità a raccontare di chi ci ha vissuto dentro

Mani raggrinzite di abitanti di lungo tempo

Che osservano e raccontano di oggetti e momenti

Tutti presenti tutti ancora vivi

A continuare a raccontare

Finché ci saranno occhi a guardare

Curiosità di figli e nipoti a chiedere di sapere

A desiderare di sognare cullati da parole

Immagini e forme,  odori,

cassetti da aprire

pane da inzuppare

rimproveri per il disordine creato

e sorrisi e discussioni

d’amore, preghiere, prescrizioni e benedizioni.

Le sentinelle d’Amore e del Benessere

Questo che vi dico ora non può essere oggetto di generalizzazione; ciascun passante che leggerà questo post, legittimamente, si guarderà tra le cose della propria vita e potrebbe trovare le forme, le parole, gli odori, le sensazioni ed i propri speciali modi di ciò che vado ora a presentarvi.

Un valido alleato per il nostro benessere esistenziale sono le “sentinelle”. Mi piace questa immagine e la userò per proseguire. Se non vi è di utilità cambiatela con un altra, un alternativa potrebbe essere le “spie” del pannello di controllo della vostra macchina.

Le sentinelle, dicevo, è bene, che impariamo a riconoscerle. Ci dicono pressappoco che “sta succedendo qualcosa”.

Ce ne sono tante e oggi, dato che è domenica e dalla cucina mi arriva un profumo molto invitante che mi rende difficile permane, indifferente e concentrato, davanti ad al PC, ve ne porto una facile.

La sentinella del rimando.

Il rimando potete vederlo in scala facile con riferimento ad un oggettino, ad esempio, piccolo e che desiderate ma che ogni volta rimandate l’acquisto per una serie di motivi che possono essere: ” è una cazzata – non voglio spendere questi soldi, anche se lo vorrei – continuo a cercare magari lo trovo a metà prezzo, o magari a 1/3 – non è giusto che le cose costino così tanto, sono tutti degli approfittatori ed in questo tempo di crisi forse è meglio comprare cose più utili ecc ecc.

Beninteso, mettiamo da parte ogni ipotesi di critica al sistema e non vuole essere un invito all’acquisto compulsivo.

Quindi se avete la sensazione, l’intuizione, o la certezza che state rimandando come se fosse “normale” farlo allora siete fantastici.

Ora che, grazie alla vostra speciale sentinella, avete stanato questa dinamica esistenziale potete passare all’azione.

L’azione, e quindi ecco l’utilità, è che ora grazie al vostro fiuto, e coraggio, potete mandare al cesso tutte le elugubrazioni di rimando e tirare l’acqua. Questa sentinella vi manda un messaggio di amore e vi dice, seppur in modo traverso, che non vi state amando.

Accogliete il momento. NO biasimo e giudizio per carità! Ringraziate la vostra speciale sentinella e riportate la rotta sul merito d’amore. Siate liberi e pieni di gioia nel donarvi ciò che desiderate, con i tempi e le fatiche, che a volte le dinamiche di mettono tra i piedi. L’importante è arrivare al successo, le forme ed i modi sono i dettagli che parlano della nostra speciale ed unica storia.

Buona domenica a tutti, luminose stelle

L’ingrediente del Successo.

Il senso di “successo” è leggibile come il risultato – positivo o negativo – che deriva dalla sommatoria algebrica delle nostre esperienze. Un risultato con il segno positivo genererà il senso di successo e la soddisfazione.

Non dico nulla di originale nell’affermare che un ingrediente prezioso per il successo esistenziale è la “fame di superamento” . Il senso di fame ha radici nella nostra esperienza con “le cose della vita”, così come le abbiamo interiorizzate dal nostro ambiente familiare e sociale. Le cose della vita hanno natura sia materiale che non. il primo gruppo è quello del bisogno di cibo, acqua e protezione e sono la prima cosa a cui siamo chiamati a trovare una soluzione ( sensato e ben espresso da .Maslow, nella sua famosa piramide dei bisogni).  Il secondo gruppo delle cose della vita sono il bisogno di realizzazione di sé, ovvero di quell’alimento per l’anima più che per lo stomaco.  

Dicevo della fame!

L’emergenza di soddisfazione di questo bisogno spinge alla evoluzione, ovvero ci costringe a “fare” qualcosa per non soccombere.

Non possiamo vivere senza cibo, acqua e protezione – in senso fisico – così come non possiamo sopravvivere alla negazione della affermazione di noi. Non avanzare dallo stato di bisogno è mortale per il nostro corpo come per la nostra anima.

La fame di cose dell’anima morde a prescindere dallo stato sociale e dalla quantità di cose materiali che si dispone.

Non è un assoluto, beninteso, ma credo che l’abbondanza di cose materiali se non gestite in modo saggio possono facilmente accrescere gli ostacoli alla realizzazione di Se. Pigrizia, superbia e capricci sono paludi in cui è facile impantanarsi; queste forze ipotecano i talenti, li sequestrano e sacrificano sull’altare della ricerca del piacere psichico più che esistenziale.

Quando la fame, sana, morde una cosa è certa…ci si deve dare da fare. Riconoscere questo tipo di “morsi” è lo stesso che saper riconoscere la stella polare per sapersi orientare verso la meta che si vuole raggiungere.

Ed il successo, come è noto, è l’arte di fare, disfare, rimediare, rilanciare, riparare, riprogrammare, ripartire e …poi ancora fare, disfare, riparare…ecce cc.

Il misuratore del successo non è la “fama e l’ammirazione dagli altri” (che non sono comunque un reato, beninteso)  quanto piuttosto lo stato di gioia che abita nella nostra casa, del corpo e dell’anima.

Buona giornata e buon appetito a tutti.

La tristezza è cattiva suggeritrice

Attenti al sentimento della tristezza.

Quando si attiva e si insinua tra pensieri ed emozioni ha l’attitudine ad accrescere se stessa chiamando a raccolta altre emozioni (recriminazioni, fantasie, lamento e vittimismo anche).

Pur rispettandola perché anch’essa è nostra compagna nel viaggio della vita, invito a stare molto attenti.

La tristezza è revisionistica, riscrive la storia in modo diverso. Tende a dipingere bello quello che in realtà non lo era ( o almeno non lo era come lo vediamo, o vorremmo vedere, oggi ); mantiene giovani forti e belle le persone, cancella i loro difetti e la loro realtà, rende le cose e le persone irreali.

Ci appartiene, beninteso e non dico di censurarla. E’ quell’area di noi che tiriamo fuori quando, ad esempio, ci sono gli anniversari, festività e ricorrenze. quando vediamo ciò che altri anno con invidia e ne proviamo dolore che cerchiamo di risolvere mettendoci sopra del miele lenitivo magico (come la tristezza ad esempio).

Attenti a questo sentimento, se lo dobbiamo proprio rievocare facciamolo con cautela e con grande rispetto per noi, per non affogare nelle sabbie mobili di una banale rievocazione di ciò che c’è stato (che riscriviamo e narriamo come perfetto ma che non lo era), di ciò che sarebbe oggi (che è impossibile sapere, pura sega mentale) e di ciò che avremmo potuto, saputo, dire fare o essere ( pura illusione mentale, segone anch’esso).

Attenti quindi, quando arriva a bussare teniamoci forte alla nostra saggezza e, se proprio il dolore arriva facciamone un uso costruttivo ringraziando il passato tutto, per ciò che ha saputo dare alla nostra storia, e ringraziando noi che ancora invece siamo qui a scrivere ed a costruire … nella consapevolezza che abbiamo tante cose da fare.

L’importanza del rispetto.

Uno dei passaggi più intensi – e che io amo in modo particolare – del film “Il Divo” di Paolo Sorrentino del 2008 è la fase finale del dialogo-intervista tra Eugenio Scalfari (fondatore e direttore del quotidiano La Repubblica, interpretato da Giulio Bosetti) e l’on. Giulio Andreotti (Uomo politico della DC e più volte presidente del consiglio, interpretato da Toni Servillo).

Chi ha desiderio può vedere la clip alla fine di questo scritto.

Dicevo che del dialogo mi è sempre piaciuto molto il finale e quella sottolineatura del tema della “complessità delle cose della vita”.

Ho pensato a questo film riflettendo sul tema della Felicità, pià precisamente agli ostacoli (auto o eteroprocurati) alla sua piena attuazione “qui e ora”.

Crescendo lungo l’intensa avventura della vita, sia di anni che di le esperienze, potremmo trovarci a ricordare – a rimuginare – sul tempo passato. Non è certo che accade ma qualora accadesse potrebbe capitare, con riferimento proprio al nostro passato, che ci parta in automatico il programma di esemplificazione. Per modalità esemplificativa intendo la tendenza a rileggere le cose del passato con gli occhi, le mani e le emozioni dell’oggi (il qui e ora).

In questa rilettura potremmo scivolare sul viale romantico lamentoso del biasimo e del rimprovero per il tempo e le energie sprecate a combattere contro ostacoli che erano (viste del tempo di oggi) delle cavolate.

Stiamo attenti ok? Non commettiamo questo errore! Se caschiamo in questo tranello della mente ci facciamo lo sgambetto, ovvero introduciamo nel “qui e ora” l’insoddisfazione per come ci siamo comportati ( e quindi per come siamo). L’insoddisfazione diviene quindi l’ostacolo che “oggi” si frappone alla felicità. Siate/Siamo scaltri quindi, con i pensieri e con le parole…e con le azioni anche.

Non scivoliamo sulla esemplificazione. Le cose della vita, ci suggerisce l’on Andreotti, sono varie e complesse.

Il viaggio nella vita è fatto di tante cose e la nostra esperienza si sviluppo lungo fasi di maggiore o minore intensità. Così come, quando guidiamo, e troviamo una salita ripida, adattiamo il cambio alla situazione, allo stesso modo può essere capitato di gestire degli ostacoli e questo ci ha fatto perdere ritmo, e chissà, delle opportunità.

Mi fermo con l’invito a tutti voi, ed a me chiaramente, a non cadere nel tranello del revisionismo semplicistico ed irrispettoso. Al contrario invito tutti, qualora dovesse succedervi una situazione simile, a farvi una carezza ed a volervi un mondo di bene. A ciascuno la propria complessità ed il rispetto.

Se dovesse capitarvi, quindi, di infognarvi in queste seghe giudicanti, e se siete passati dalle mie pagine ed avete letto questo post, potete fare un passetto di lato e imboccare il sentiero dell’accoglienza. Vedrete che vi si stamperà sul viso un bel sorriso e sarete fieri di voi, gente di grande valore. Avete fatto tutti del vostro meglio…il resto sono solo chiacchiere.

L’arte e la fatica di avere successo.

Avere successo!

Ciascuno, credo, nel proprio piccolo, magari silenziosamente ed intimamente ambisce ad avere “successo”. Scendendo dall’altezza di questa parola che può confondere dico che esso equivale al riuscire a fare bene una cosa che ci piace, o che magari vediamo/abbiamo visto fare ad un altro e vorremmo farla anche noi. Avere successo è certamente gratificante nella misura in cui ti fa sentire che hai ottenuto un ottimo risultato e che lo hai fatto tu. E’ un bel punto di osservazione da cui poter vedere la scia delle tante decisioni prese che, come in una mappa del tesoro, disegnano il tuo sentiero evolutivo.

Chi eccelle in uno sport, nella musica così come in qualsiasi altro ambito della vita, sente spesso altri dire: “eh ma tu sei bravo”.

Si quelli che riescono sono bravi, ma non perché hanno l’esclusiva del gene della bravura. Sono bravi perché hanno lavorato sodo. Non si raggiunge alcun risultato senza sacrificio, e non a tutti piace sacrificarsi.

Quelli che non amano questo tipo di sacrificio non sanno che agiscono comunque questo aspetto della vita, ignorano che sacrificano alla banalità di un dilagante livellamento – imitativo – sempre più al ribasso, i loro talenti.

La tavola imbandita

Mi ha catturato l’attenzione, in questo periodo natalizio, la foto di una tavola apparecchiata per un pranzo, o una cena, di natale, appunto.

Mi ha colpito la precisione, la ricerca minuziosa, l’attenzione ai dettagli, gli abbinamenti e il posizionamento degli oggetti in tavola. Era oggettivamente una bellissima foto, luci calde accoglienti.

C’era, era evidente, un lavoro di preparazione. Ho pensato anche alle aspettative, legittime.

Ho pensato a questa festività usando per similitudine proprio la preparazione della tavola (qualsiasi tavola).

Senza generalizzazione io concordo, e sento in me, il senso di quanti affermano che il periodo natalizio apre un intervallo di tempo complesso. La mia curiosità anche per l’antropologia culturale mi ha offerto la possibilità di poter ampliare la visione su questo momento e le sue ritualità.

Dallo “start” con le prime “leggere” avvisaglie antro-psico-religiose-commerciali preparate ad arte dai primi di novembre, alle azioni più penetranti con azione congiunta di ogni media il passaggio e breve. Aperto il tempo “complesso” anche la nostra vita deve fare i conti con le esigenze stimolate.

Dicevo poco sopra delle aspettative ed ho giocato con la fantasia pensando a cosa metteremmo in tavola se non ci fossero pietanze ma esperienze? Chi sarebbero i nostri ospiti, quali posti occuperebbero?

Seguendo questo schema di pensiero poi mi sono chiesto quanti pranzi e cene di Natale hanno soddisfatto le nostre aspettative (umane più che culinarie). Spero tante, anzi, spero tutte nella consapevolezza che “non sempre le cose vanno come vogliamo noi”.

A volte ci vuole un po di tempo prima di rimettersi in forma dopo certe abbuffate.

Io ho mangiato tre cose buonissime:

Anelli di calamaro su letto di patate al forno: L’AMORE

Crepe con funghi porcini scamorza e altro: LA CURA

Arrosto con piselli e funghi: ACCOGLIERE I LIMITI

22 Dicembre

Rallenta il tempo, silenzioso.

Lui, gran signore,

trasversale agli affanni autocelebrativi,

tra vicoli e saloni, accomodato.

Fumose sere ad annusare emozioni

notte infinita, cineteche di ogni possibile evoluzione.

Illusioni vaporizzate

di mattino nuovo

a lasciare il passato

lì dove deve stare

tra i ricordi cari

con il sole nuovo

che illumina

l’oggi

di luce vera.

La profezia che si autoavvera

Parlavo l’altra sera con mia figlia Emma di come capita, è capitato e chissà, forse ricapiterà, di trovarci in una situazione nella quale, come nuvole, ci si può sentire avviluppati in un senso di predestinazione e pensare che “tutto è stabilito”. La mia condivisione con lei è nata dalla curiosità che ha saputo stimolare in me il tema del titolo e di cui, tra le tante altre cose, ho sentito parlare recentemente seguendo una masterclass di Mindfullness.

Forte è la tendenza – umana – di incasellare persone ed eventi. Se non adeguatamente svegli, automaticamente, tendiamo a selezioniamo, tra i mille stimoli e le mille opzioni che la vita ci pone davanti, prevalentemente quelle che giustificano le nostre aspettative ( ovvero come siamo abituati a vedere le cose ). Un giorno, sono certo, si potranno misurare questi tipi di effetti, ora siamo un po carenti di strumenti di misurazione, anche se gli effetti li vediamo eccome. Chissà magari un giorno, come accaduto per i batteri con il microscopio, avremo modo di misurare l’energia dei pensieri, autodiretti ed eterodiretti, e vedere i cambiamenti che operano. A volte gli imprevisti sono come docce fredde improvvise. Spaventano e determinano reazioni varie. Tra le tante vi è anche quella di “svegliarci”, ed in quel caso più che un danno è una benedizione. Stimolato dal tema ho iniziato a ricercare ed approfondire. Mi sono imbattuto in questo video e ho piacere di condividerlo.

Venti Gelidi

A giocare con il fuoco ci si abitua.

Può addirittura capitare che, di giocare con il  fuoco, se ne senta una qualche forma di bisogno.

I richiami alla cautela entrano nel palazzo Re, sommessamente e con scarsa convinzione.

Il desiderio di potenza induce a osare, ad estendere il piacere nel desiderio di incendiare.

Venti di guerra passano tra sedie nei consigli e nei salotti.

A favore di vento, si sa, l’ incidente può scappare o, inavvertitamente,  lo si può agevolare.

Mente la confusione di Natale, che a valanga scende ricoprendo occhi, orecchie  e bocche, annienta l’ opposizione e la ragione con seducenti promesse che tutto è bene e tutto è buono.

Venti Gelidi, c’è da augurarsi, possano gelare le radici dell’ odio trasversale…altro che fronte del bene contro fronte del male.

Venti Gelidi … tra le incombenze dell’ ennesimo, anche invadente,  Natale.

S.O.S. Natale..ale..ale

Tema scivoloso quello del Natale, divisivo.

L’esperienza con questa festività, ciclica, ha varie connotazioni.

Chi lo ama, e chi un po meno.

Voi che esperienza avete con questa festività?

In sintesi la amate o ne fareste serenamente a meno?

La mia comprensione va per tutti coloro che per scelta di vita, o di necessità, si trovano lontani dai familiari. In questo periodo dell’anno scorrono fiumi di sensi di colpa. Qualsiasi scelta (andare o restare) comporta il dover fare i conti con delle emozioni che non hanno nulla a che vedere con la tanto decantata “serenità”….e ti capita di pensare al momento in cui poter dire… .

Anima Europa

Le parole hanno un peso e, come è risaputo, possono fare molto male. Al bar se ne dicono tante, liberamente, su tutti gli argomenti del mondo, dal calcio alla politica alle macchine, la guerra…la guerra…la guerra.

Al bar è consentito essere leggeri!

Non è consentito essere leggeri, o volutamente provocatori, invece a chi ricopre ruoli che, per magnitudo e “rilevanza”, penso debbano fare un uso delle parole più “pesato”.

Sono fortemente critico verso leader politici, nostrani e non, per il loro utilizzo delle parole – e le prese di posizione opportunistiche, alla ricerca di consensi facili sparandola grossa…proprio come fossero in un bar. Ma non sono al bar.

Non credo che siano sciocchi, tuttavia. E questo mi spaventa! Il linguaggio sciocco utilizzato dei leader politici come se fossero in un bar mi pare “voluto”. Ritengo sia voluto e finalizzato a catturare le emozioni superficiali delle persone e indirizzare le responsabilità sugli altri. Un pericolo si aggira trasversale, la massiva presenza e utilizzo dei social ci annebbia. Facile scivolare dal ruoli attivo di cittadini per ritrovarsi in quello passivo di “spettatori” di ciò che accade, e con la percezione di distanza (illusoria) propria di chi vede un film sapendo che è tutto finto o che comunque a loro non succederà nulla. Errore!!

Certi leader politici, penso a Trump ed ai suoi cortigiani, tra cui eccellono per zerbinismo gli italianissimi sovranisti Meloni e Salvini, fanno dell’uso della parola come un arma anestetica per il pensiero.

Trump sguscia come un anguilla, è instabile e non tiene un pensiero in vita per un giorno intero che subito dichiara l’opposto e manda tutto in vacca. Leader politici e persone non riescono a stargli dietro ed a imporgli uno Stop. Ad oggi lo percepisco: Umorale, rancoroso, vendicativo ma senza coraggio, arrogante, grezzo e volgare, offensivo persone e popoli, prepotente con i deboli e zerbino anche lui con chi – dall’altra parte del mondo – parla molto meno. In un bar che si rispetti avrebbe perso credibilità. Nel mondo degli “spettatori” il suo ciondolare come cow boy genera, più che pensiero e ragionamento, un approccio alle cose complesse con la stessa foga del tifo da stadio. Apre continuamente partite, stabilisce le regole, sceglie chi gioca, sceglie e predilige solo le “sue carte” escludendo chiunque non lo veneri e minaccia in continuazione di abbandonare ciò che lui ha iniziato. Un bambino capriccioso e viziato. Esclusi i ns zerbini sovranisti nostrani patetici sul piano delle relazioni internazionali emerge anche la mancanza, spero ancora per poco, di un leader europeo capace di trasformare gli attacchi assurdi di questi ultimi giorni di Trump e Musk in propellente – anche facendo leva sull’orgoglio se serve – affinché che possa fare da collante tra le tante anime di questo progetto – europeo – che sino ad oggi si sono mosse come pecore sparse.

Le parole possono essere boomerang, e me lo auguro. Io credo che dalle assurde, pericolose e irrispettose uscite di questi signori possa finalmente sollevarsi e aggirarsi per l’Europa un vento identitario a difesa del grande valore e del nostro grande potenziale, non per fare guerre, ma per essere guida di cultura e civiltà contro questi folli pecoroni.

Volersi bene

E’ bello sentire di aver fatto la scelta giusta. Salvi voi e salvi tutti.

Capita di alzarsi con l’aureola storta. Te ne vengono un sacco per la mente e il primo che incontri sembra dire solo cose che ti autorizzano a dargli addosso con tutte le ragioni del mondo. Capita che pensi di uscire di casa come viene viene. Ne capitano tante.

Capita che se hai fatto un lavoro di consapevolezza allora sai che puoi fare qualcosa, e non farla non ti è quasi più possibile.

Quando dovesse capitare di nuovo ecco il mio suggerimento:

Mettete su un po di musica, fate uscire acqua calda dalla doccia, entrateci dentro, godetevi la sensazione di assoluta attenzione verso voi stessi, asciugatevi con cura, mettete un po di profumo, indossate abiti che già sapete che vi piacciono e vi fanno stare bene.

Fatto tutto ciò sono certo che vi potrebbe capitare di non ricordare nulla dell’aureola storta e degli altri e sentirete solo di aver fatto la scelta giusta, salvi voi e salvi tutti.

Buona giornata

3 passaggi per piccole e grandi rivoluzioni

3 Passaggi per sgombrare il campo dalla penetrante velenosità del rimando.

insieme con il Cambio Ritmo ecco un altra cosa che rivoluzionerà la vostra vita. Una tecnica in 3 semplici passaggi. Talmente semplici da poter apparire ad alcuni banali, scontati e quindi anche da criticare per quanto sono, appunto, semplici.

1 passaggio:

Guarda ciò che hai attorno. Che tu sia in macchina, in ufficio, a casa o altro. Trova un oggetto, uno semplice semplice a cui da tempo è abbinato quasi automaticamente un pensiero che potrebbe recitare pressappoco così: “devo ricordarmi di buttarlo”. Che sia un vecchio vecchio foglio, una bottiglia, un’accendino scarico, un volantino ecc ecc.

2 passaggio:

Prendetelo, toglietelo fisicamente dal suo posto solito. Osservate lo spazio “senza” l’oggetto. Quello spazio è nuovo e lo avete creato voi.

3 passaggio

Buttatelo.

Durante questi 3 passaggi accendete un faro di consapevolezza sull’insidiosa e penetrante velenosità del “rimando”. E’ una cazzata, potreste pensare e se vi va fatelo serenamente, sono cosucce di poco conto mentre la vita è fatta di cose ben più serie ed importanti. Io personalmente credo che sia un azione, che tantissimissimi fanno, e che quando approda dalle parti della mia personale consapevolezza e riesco a mettere fine al rimando con un azione risolutiva poi le cose vanno meglio.

Cambiare passo per cambiare visione.

Aumentare il ritmo, stravolgiamo le abitudini e scopriamo noi in una dimensione nuova

La vita è pazzescamente ricca di scoperte. Anche la scoperta della famosa acqua calda quando “la fai tu” puoi esserne fiero…da quel momento quella scoperta è tua e tu ci sei arrivato con le tue gambe per cui il valore è inestimabile. Ai cinici giudicanti non badate…lasciateli perdere mentre mi fate il dono di meravigliarvi ancora.

Tema di oggi😊: Aumentare il ritmo, stravolgiamo le abitudini e scopriamo noi in una dimensione nuova.

Capita a volte di essere in una modalità “standard”, pensiamo ad una certa velocità e usando spesso le stesse immagini e parole, parliamo con la stessa tonalità dosando respiro e pause, camminiamo con il medesimo passo … insomma facciamo le cose del quotidiano con un ritmo “solito”.

Esperimento. E se cambiassimo il ritmo? Prendo solo a titolo di esempio il passo di camminata (esperimento mio di questa mattina). Aumentate il ritmo e si entrerà in un mondo totalmente nuovo.

Un filino di vento attiverà sensori sulla pelle, qualche ciuffo di capello si sentirà di nuovo “spericolato”, il battito cardiaco aumenterà ed è bellissimo sentire come questo motore non attendeva altro che sgranchire un po i muscoli, dalle narici entrerà aria un filino più fresca, i vostri occhi guarderanno qualche metro più avanti, tutti i vostri movimenti veloci, potreste sentirvi addirittura come i piloti di macchine a schivare cacche di cani e persone troppo lente, passerete vicino ai lenti con la stessa spavalderica con cui Maverick fa il passaggio radente alla torre di controllo in “top gun”, vi sentirete nuovi in tutto perché effettivamente tutto sarà nuovo, vi siete posti fuori dal “vecchio programma”, siete metri e metri avanti al vostro solito e vedete cose, e percepite cose e voi stessi, in modo completamente nuovo.

Provateci con qualsiasi cosa facciate abitualmente, sbrigare pratiche a lavoro, anticipare una telefonate, anticipare un incontro, avviare un progetto, fermarvi al volo davanti a una pasticceria e prendere un bel bignè subito, sorridere a chi vi viene incontro prima che lo faccia lei ecc ecc.

Ci si potrebbe meravigliare e se vi capita suggerisco di abbondare, può provocare dipendenza. Amen.

Click, Ciak, Start, Stop e Boom. La ricchezza degli “attimi”.

Lunga vita agli “attimi”.

I messaggi del nostro Sè (per dirla come fanno gli psicologi), o del nostro progetto esistenziale profondo (come ho appreso dall’Antropologia Personalistica Esistenziale), o della nostra saggezza interiore (come ho letto in certi tipi di libri), o della nostra anima (come ho sentito dire da piccolo nel mio paese e anche dai religiosi), trovano un modo per arrivare. Diffusamente percepiamo che arrivano un po “all’improvviso ed inaspettati”. Diffusamente ci trovano impreparati perché quando arrivano, frequentemente, stiamo facendo/pensando a tutt’altro.

Ho attenzionato e fatto ricerca sulle forme ed i modi di comunicare del nostro Sè. Ho custodito il tema e ci sono andato a spasso nella vita per un po, quanto ho appreso l’ho organizzato e portato all’interno del laboratorio di Fotografia e Spiritualità che ho avuto il privilegio di condurre lo scorso anno accademico presso la scuola di Counseling e Artetereapia dell’Istituto Solaris.

Colgo l’attimo prima che mi sfugga per omaggiare chi ferma la corrente a modo suo. A chi prende una penna e un foglio di qualsiasi tipo anche fosse uno scontrino. Omaggio a chi accudisce e protegge un pensiero, una follia e una visione, che lo fa sentire al proprio posto nel mondo. Omaggio poeti e scrittori, disegnatori che tracciano linee e forme, occhi di spettatori Omaggio chi prende il telefono e registra il suo pensiero. Omaggio chi ci prova, e chi riprova, e riprova ancora e ancora e ancora. Omaggio le foto fatte d’istinto che hanno l’obiettivo ambizioso di liberare un sentimento e un emozione dal flusso inarrestabile dei pensieri successivi.

Cogliamo, e possediamo, l’attimo. Non facciamoci fregare dai rimandi. E’ un attimo e tutto puff…è ritornato sotto ed in attesa di una nuova opportunità che arriverà nuovamente speciale, chiara e con molta probabilità imprevista.

Lunga vita agli “attimi”.

“Il successo” non è in saldo

Non tutti ma tanti aspiranti professionisti, di vari settori che vanno dalla finanza al benessere personale, tendono a dire che è facile…( se segui loro, sottinteso)

Vorrei invitare i cercatori a tradurre il “è facile” con un più corretto “si può fare” e ancora “ci si può lavorare” … per avere successo e per raggiungere l’obiettivo che desiderate. Mi sembra più reale come cosa.

Devo averlo scritto anch’io qua e la, non lo escludo. A volte si dice che una cosa è “facile” perché a noi è riuscito, dopo anni di lavoro anche, di farla. Se l’ho scritto mi scuso e riconosco che devo essere caduto nel tranello della cd ” sindrome dell’impostore”.

Attenti però ai venditori di “soluzioni facili”.

Per avere successo gli ostacoli non fanno sconti. Bisogna lavorarci sodo e provare provare provare… e poi ci si riesce.

Godersi la vita è possibile. Ecco una cosa da fare, impegnativa ma funziona.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Godersi la vita è un ambizione di molti, ma non a tutti riesce di farlo. Un’ostacolo al godimento è che su alcuni aspetti della nostra storia siamo ancora molto coinvolti e ciò nonostante spesso ci separino tanti anni, visi e chilometri.

Ci sono persone per i quali la vita non è stata facile, sono accadute cose dolorose e certi colpi hanno fatto molto male.

Quello che segue potrà apparire indigesto.

Il dolore fa parte della vita. Chi ne ha fatto esperienza, o la sta vivendo in questo momento, reattivamente si appunta su una sorta di taccuino interiore le forme ed i modi di questa esperienza. Sono fatti oggettivi, inopinabili. Sono successe “cose” ed è la verità fredda e pungente.

Il taccuino interiore, tuttavia, nel tempo – potrebbe – assorbire ed assolve anche una ulteriore funzione, oltre a quella di ricordarci.

La funzione cui faccio riferimento è di tipo sedativa, interviene facendoci sentire giustificati a non essere “migliori”, ovvero giustificati per essere ” mediocri o inadeguati”.

Più o meno questa funzione, quando ci troviamo di fronte alle sfide della vita, si attiva e di fronte alle difficoltà inizia a granare nella nostra mente il rosario delle tante pene passate. Altra funzione sedativa la assolve contro la paura, o almeno così ci illude.

Questa funzione ha bisogno di mantenere in vita un aspetto dell’esperienza del dolore, anche se sono passati molti anni, e mi riferisco alla “sofferenza”.

L’ho “virgolettato” per aiutarmi nel tentativo complesso di dire che, rispetto al dolore ed alle ferite che ci sono state, la permanenza del sentimento della sofferenza nella nostra vita trova linfa in un nostro accanimento a tenerla sempre attiva.

In sintesi il dolore fa parte della vita, abbiamo dato e sofferto, ma scegliere di permanere nella visione di una vita di sofferenza è una decisione.

Tornando all’inizio quindi il godersi la vita trova un ostacolo nella nostre decisioni di mantenere attiva quesa funzione.

Seppur a fatica, devo riconoscere quanto mi hanno insegnato i miei maestri e cioè che la sofferenza è una decisione.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Momento pontifex, affermo che: “Tutto ciò che facciamo ha uno scopo”

Accetto la sfida. Trovatemi una sola cosa che una persona fa e che non ha uno scopo. Certo qualcuno potrebbe dire: “io faccio questo e quello e non ho nessuno scopo”. Certo a pensarci bene sarebbe difficile per me confutare tale risposta. Ma la difficoltà non è tanto nella dimostrazione dell’assunto del titolo quanto piuttosto nel fatto che non posso – e nemmeno voglio – entrare nella testa di una persona e confutare una propria posizione, che rispetto, ma che faccio fatica a non vedere come un “arrocco”.

Non vi è nulla in quello che facciamo che non abbia anche uno scopo. Potrebbe capitare che non ne abbiamo consapevolezza ( speso fingiamo di cadere dal pero) ma non per questo uno scopo non c’è.

Pensate alle fotografie.

Riporto dalla rete i seguenti dati:

  • Totale giornaliero: Circa 5,3 miliardi di foto.
  • Totale al secondo: Circa 61.400 foto.
  • Totale annuale (stima 2024): Circa 1,93 trilioni di foto

Non perdiamo il sonno nè ci strappiamo i capelli di fronte a queste cifrone. Abbiamo percezione della grande quantità anche senza conoscere i numeri.

Torno al mio assunto e alla fotografia.

Affermo che non c’è una foto, che dico una, che non venga scattata senza uno scopo.

Ogni foto è una comunicazione. Con ogni foto noi vogliamo comunicare, ricordare, mostrare. Ogni foto è vettore di un emozione.

Vogliamo essere tutti speciali, credo che siamo invece – anche speciali – ma anche molto molto uguali.

Ogni foto che pubblichiamo è un nostro speciale messaggero. Vogliamo tutti apparire “interessanti”, e non c’è nulla di male, beninteso. Magari interessanti lo siamo anche e allora se uno scatto ci permette di contattare questa “aspirazione” non è il caso di dare a tale scopo maggior riguardo, tempo, premura e impegno? Io direi di si.

Mindfulness e Benessere

La mente umana è come una scimmia impazzita, a volte. Salta di palo in frasca e spesso si perde infilandosi in cunicoli ed elaborando una tale quantità di quelle cose che, tecnicamente, vanno sotto il nome di “seghe mentali”.

Che cosa fate se vedete un bambino che si avvicina pericolosamente ad un cavo scoperto dell’alta tensione?

Sicuramente lo richiamate prima e poi, se vedete che ha la testa dura, intervenite a prenderlo di peso allontanandolo dal pericolo.

Pressappoco succede la stessa cosa con i pensieri. Come attirati da appetitosi schemi, e voluttuose elucubrazioni, i nostri pensieri e con loro la nostra anima si addentra.

Se vi capita sotto mano il famoso “ramo d’oro” di Frazer andate alla parte in cui l’autore parla “I pericoli dell’anima” e “Assenza e richiamo dell’anima”, sono certo vi piaceranno. Senza giudicare leggete e fate depositare le info come neve soffice. Io penso che tutto questo è depositato nella cultura e nella memoria esperienziale e cellulare dei popoli antichi, certamente, ma anche di quelli contemporanei “moderni” che si ritengono immuni da tali “pericoli” e giudicano.

Da anni ho introdotto la Mindfulness tra i miei strumenti di benessere e con grande vantaggio.

La mente umana è come una scimmia impazzita, a volte. Salta di palo in frasca e spesso si perde infilandosi in cunicoli ed elaborando una tale quantità di quelle cose che, tecnicamente, vanno sotto il nome di “seghe mentali”. Come nell’esempio del bambino, ad un certo punto devi intervenire

La Mindfulness quest’anno è entrata nel piano di studio della nostra formazione all’Istituto Solaris .

Avere il controllo sulla nostra vita è un desiderio diffuso e non tutti ci riescono. Bene, sappiate che è assolutamente possibile migliorare il rapporto con la scimmia, ovvero è possibile governarla. Riuscire tuttavia ad avere una visione di come la nostra mente e la nostra anima tende a incasinarsi beh è un risultato fantastico. La vita migliora, eccome se migliora.

Se avete esperienza e vi va di condividerle potete farlo nei commenti.

Noi e “gli altri”

Una delle occupazioni della mente umana ha “gli altri” come focus. Cosa penseranno gli altri? Cosa diranno gli altri?

“Gli altri” ad un certo punto smette di avere sembianze di persone in carne e ossa con un nome e un cognome. Diviene semplicemente una emozione che abita in noi e che si attiva come un programma quando viene lanciata.

Diventa condizionante, si lo diventa eccome! Ci vuole lavoro, anima e coraggio per andare a snidare questa coabitazione.

“Gli altri” interiorizzati prendono varie forme a seconda della specifica situazione in cui li abbiamo assunti a “rilevanza”.

Non è solo un fatto personale, molto spesso questa è un acquisizione che ci arriva sia dalla cultura sociale che da quelal familiare.

E’ un bell’ostacolo…”gli altri”, sapete? Un gran legaccio alle nostre azioni. Prende varie connotazioni e forme, dicevo. Imbarazzo, timore e giudizio credo siano quelle da podio.

Queste emozioni interiorizzate appesantiscono la nostra vita.

Provate a immaginare quanto è pesante la paura di essere giudicati e come questo toglie slancio alla nostra libertà e creatività di poter fare il ca.zo che ci pare e di sbagliare alla grande e di essere imperfetti e di avere delle debolezze ecc ecc.

E’ un fatto personale, dicevo, ed è un chiacchiericcio tutto tra se e se stessi. Se vi capita di sperimentare questa coabitazione dolorosa non sentitevi sbagliati, capita. Ma una volta che la ritrovate mi raccomando, lavorateci e sciogliete i nodi.

La mia esperienza? Si conosco ciò di cui scrivo, non scimmiotto cose che non conosco. Ci ho lavorato tanto su questo tema e mi piace spoilerare il finale.

Il finale è che gli “altri” ovvero ai rappresentanti in carne e ossa delle nostre paure o timori interiorizzati hanno, come noi del resto, tante altre cose a cui pensare. La vita è interessante. E ogni persona è davvero molto interessante, anche se non ci crede.

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Nell’era delle connessioni permanenti, il cyberbullismo non è più solo un problema adolescenziale tra i banchi di scuola. Nel 2025, questo fenomeno ha superato ogni confine generazionale e personalmente credo anche ogni limite, entrando nelle vite di persone di tutte le età, trasformando gli spazi digitali in campi minati emotivi dove chiunque può diventare una […]

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Davvero un Counselor può aiutarmi?

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

La vita è un esperienza ricca. Sono tante le cose che accadono ogni giorno, la quantità di scelte che prendiamo è incalcolabile. Si incalcolabile! Pensiamo a ogni azione e ogni sguardo, ogni parola detta o non detta, maglia rossa o maglia blu… in ogni grande e piccola cosa noi scegliamo. L’automatismo di tante nostre attività fa si che certe scelte non le percepiamo. Non per questo, però, non ci sono. Noi siamo pieni di risorse, molte più di quante ce ne riconosciamo.

Siamo pieni di risorse, quindi, ed abitano in ogni nostra cellula anche innate tante alleanze.

Tra queste, la prima cui penso è quella che si perfeziona sin dal nostro concepimento, un big bang che in un lampo ha siglato e fuso in noi l’alleanza per la sopravvivenza e per la nostra piena realizzazione … ed è bella forte.

A causa degli automatismi, e delle variabili della vita, può accedere, però, e mi spiace dirlo ma purtroppo accade😊, che sotto pressione delle molte cose della vita perdiamo il contatto con questo patrimonio. Ecco allora che all’orizzonte si addensano nubi. Nei casi di “nuvola nera” ci incazziamo! Pieni di rabbia non è raro pensare che lei, la vita, più che un alleata è una rifilatrice di fregature. Ed ecco che per non “farci fregare” alziamo barricate di comportamenti, di idee e “verità assolute” circa il “come funziona il mondo”.

Sarò schietto! Secondo la mia esperienza da sopra quelle barricate più che utili a descrivere il “come funziona il mondo” fuori, è un ottimo punto di osservazione per vedere al come ho “acchittato” il mio mondo interiore.

Quali valori vi abitano? Qual’è il clima emotivo? Come rispondo alle situazioni?

Se siete stati così bravi e coraggiosi al punto da essere arrivati a dirvi “questo che vedo non mi piace!” e anche “voglio rimboccarmi le mani e fare pulizia” beh allora sia glorificato tutto quel disordine ed il malessere perché vi hanno permesso questo fresco “risveglio”.

Primo step. Rinnovate e rinsaldate le alleanze, riportatele in altro nella classifica delle cose da fare, come ad esempio “il rispetto e la cura di voi stessi”.

Se non sapete da dove iniziare, ma volete iniziare, potete trovare alleanze ausiliarie. Metti il counseling, ad esempio.

Il counselor è una valido professionista, trovate il vostro. Fate ricerche, fate colloqui e chiedete ogni cosa (come funziona, quanto costa, quanto dura, come si svolge ecc) senza imbarazzo e risparmio alcuno.

Io, come tanti altri colleghi, sono solito offrire un primo incontro gratuito.

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

Quindi si rispondo alla domanda del titolo: Si, eccome se lo è!

Se volete lavorare con me scrivetemi, non pensateci troppo!

Nuovi Eroi per la Bellezza

Ritorniamo ad essere umani con noi stessi e tutto il resto scompare

Ogni persona ha il proprio mostro interiore.

Ha avuto origine quando la tua ferita si è generata. A ciascuno la propria. In quel momento ha preso delle sembianze Specifiche in base a come hai risposto a quella prima esperienza con il dolore.

Non c’è un prontuario a quel tempo, eravamo tutti molto giovani e tutto era molto nuovo.

In quel preciso momento, il mostro, ha indossato un abito cucito su misura per te. Un abito che dice: “ non valgo nulla”, oppure “non ce la farò mai” … e l’immancabile “ e’ tutta colpa mia”…ed infine ma solo per necessità di sintesi “non sono adeguado”.

Quel mostro ogni volta che ci apprestiamo a fare qualcosa che ci “impegna” mente, anima e corpo tende a ripresentarsi ed a descrivere un futuro conforme alla sua visione.

Con personaggio (interiore e simbolico dei nostri stati emozionali) che chiamo mostro facciamoci pace; c’è e continua a fare capolino. Non ho la soluzione per farlo scomparire.

So invece cosa fare con lui.

VI sembrerà strano ma non c’è nulla da sconfiggere, se volete su questo potere costruirci un intera esistenza. La letteratura e la filmografia sono piene di eroi che si sono immolati contro i mostri e/o contro le sorti avverse. Il mito dell’eroe ed il suo cammino di crescita e liberazione è una cosa belle e buona, beninteso.

Qui io dico che la vera trasformazione di questo conflitto non è ponendo il focus su di lui.

La vera e definitiva soluzione si realizza nel rapporto con noi stessi e la scelta DECISA di tracciare, e fortificare, nuovi solchi e nuovi sentieri esistenziali lasciando che agli argini, in panchina, i mostri facciano il loro baccano ma tenendo lo sguardo fisso verso la meta, ovvero l’obiettivo di vivere ora la nuova era della nostra vita.

Vi propongo di divenire eroi in altro modo, eroi nell’arte di creare bellezza nella nostra vita. Facciamoci ogni momento il dono inestimabile di vivere le situazioni della vita per quelle che sono; liberi di avere paura quando qualcosa ci spaventa ; liberi di sentirsi preoccupati quando qualcosa ci disturba; avendo rispetto per tutta la nostra persona e potendo vivere con le nostre fragilità senza dare ad esse l’etichetta di indegnità.

Al mostro poi non presterete più attenzione, e per ricordarvi di lui dovrete girare lo sguardo e andarlo a cercare nel suo posto lì…ai margini della vostra vita.

Ritorniamo ad essere umani, morbidi ed accoglienti, con noi stessi e tutto il resto scompare.

Risultato garantito.

Il Counseling della libertà

La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane.

Ogni persona è per definizione libera. Anche nelle situazioni più estreme la libertà permane. La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane. La forza si percepisce ad esempio dalla lettura della poesia Invictus utilizzata anche da Nelson Mandela e pubblicata sul sito giorni fa .

Sulla scelta tra benessere e malessere similarmente abbiamo libertà.

Possiamo purificare dove abbiamo depositato scorie di rancore che sta inquinando la nostra vita.

Non abbiamo bisogno di alcuna autorizzazione “da fuori” per questa opera di pulizia.

Possiamo farlo in forza proprio della capacità di libertà e per noi solo.

E’ un fatto spontaneo? E’ certamente, come detto, un attitudine umana ma attivarla richiede una decisa azione di volontà. Con i miei clienti ci lavoriamo insieme, un passo alla volta con la stessa cura e determinazione degli esploratori.

Mi occupo di crescita personale ed ho dedicato questo blog al tema proprio della libertà.

Dal pensiero all’azione certamente il counseling è ottimo alleato per far essere realtà nella vostra vita quella che diversamente rimane solo una “possibilità” ferma in panchina.

Se la cosa vi interessa sarò ben lieto, e senza impegno alcuno, di potervi dare tutte le informazioni per le vostre curiosità e dubbi.

Buona giornata

Creativi alla luce del sole

Prendiamo decisioni nuove quando il cielo è sereno, quando siamo felici e pieni di vita sotto la luce calda e rigenerante del sole

Ho indicato come motto del blog ” Fare della vita un opra d’Arte”. Motto bello, oggettivamente. Mi è familiare e risiede stabilmente, e comodamente anche, nel mio DNA spirituale da oltre 20 anni, ovvero dall’inizio del mio percorso personale e professionale. Io quando sento questi temi penso ad Antonio Mercurio ma altri validamente ne parlano e sono lieto di sentire lo stesso spirito da più direzioni, che siano tutte benvenute.

Due anni fa proprio su questo tema ho avuto il privilegio di condurre un intero corso presso l’Istituto Solaris, e quindi diciamo che sul tema mi sento abbastanza preparato.

Oggi sarò brevissimo.

Voglio dire a voi, e rinnovare a me, quanto è importante e quanto sono forti le decisioni prese “quando il cielo è sereno”.

Quando è burrascoso, emergenziale, ne prendiamo, anche, di decisioni. Poi finito il maltempo?

Prendiamo, e rinnoviamo, decisioni nuove quando il cielo è sereno, quando siamo felici e pieni di vita sotto la luce calda e rigenerante del sole. Con Arte imperitura “dobbiamo” ogni giorno presidiare e fortificare i solchi nuovi che tracceremo. Lì dentro ci seminiamo il corso della vita che vogliamo, quindi siamo seri.

Con i miei clienti cerchiamo la giusta risposta alla loro giusta domanda: “Come si fa?”. Io propongo di vedere alla propria vita come un artista vede ( nel caso di un pittore ) la sua tela, e provare a fare da tutto il bianco la propria autentica opera d’Arte, e vedo sorrisi. Poi con forza, coraggio, amore e lavoro … si fa!

Buona giornata

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi ricopre
Nera come la fossa da polo a polo
Ringrazio gli dei qualunque essi siano
Per la mia anima indomabile.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
Incombe soltanto l’orrore delle ombre.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Di Nelson Mandela

Come spostare “L’accento” ti migliora la vita.

Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

In grammatica l’accento è un segno grafico che indica la sillaba di una parola pronunciata con maggiore intensità e può cambiare il significato di una parola.

Dal senso grammaticale mi sposto ora al senso nella vita, ovvero agli accenti verbali che usiamo nel comunicare di noi. Approfondimenti possibili: Su cosa mettiamo l’accento? Ci valorizziamo o ci svalutiamo? Prevale la fiducia o la sfiducia nelle nostre tonalità comunicative?

L’accento, ovvero la maggiore o minore enfasi su un aspetto è un indicatore importante del clima nel nostro mondo interiore.

La proposta che vi faccio  è di dedicare – intimamente – attenzione amorevole alle parole che utilizziamo. Tutti, chi più chi meno, usiamo parole, immagini ed esempi che ci sono familiari. Magari sono immagini vecchie? Chissà!, Potrebbe essere arrivato il tempo di rinnovarle. Accade tutto molto velocemente, a volte nemmeno ci facciamo caso.

Vi porto un esempio dalla mia esperienza professionale.

All’inizio della mia formazione e professione di counselor si percepiva, da parte di altri professionisti, un clima di giudizio negativo e di aperta opposizione. Scorrendo in rete, a proposito dei “Counselor”, vi sarà facile trovare argomentazioni sia a favore che contro questa figura professionale. Alcuni ordini si sentivano minacciati al punto da muovere azioni per impedire che i counselor potessero operare e portare utilità a molte persone (cosa che all’estero accade, e pacificamente, da molti decenni ormai). Ora il clima è decisamente migliorato.

Agli inizi della mia professione quindi, notavo che, sia io sia tanti miei colleghi, nelle presentazioni ponevamo l’accento principalmente su ciò che non eravamo, ed in buonafede, per evitare di generare fraintendimenti nella nostra attività. A quel tempo ogni comunicazione iniziava sempre con il rosario delle cose che non eravamo: non siamo psicologi … non siamo psicoterapeuti … non ci occupiamo di patologie … non siamo medici ecc ecc. Poi anche basta!

Ero io, e lo era anche la professione, abbastanza giovane. Poi abbiamo fatto parecchia strada. Senza giudizio alcuno e con tenerezza oggi affermo, e riconosco, come l’accento su ciò che non eravamo avesse anche una funzione evolutiva, nel senso che serviva per tutelarci in quel contesto in cui muovevano i primi passi con grande passione, certamente, ma anche con paure e timori.

Prima di salutarvi voglio invitarvi a fare questo tipo di riflessione. Su cosa metto l’accento quando mi presento? Questo esercizio vi permetterà di mettere a fuoco degli aspetti di voi e del vostro clima interiore. Beninteso, teniamo fuori io giudizio. E’ un esplorazione speciale e, parere mio, potentissima.

L’invito che vi faccio è di capitalizzare le emozioni che potreste contattare, paura, giudizio, timore, svalutazione ecc ecc (ammesso che ci siano). Con questo l coraggioso esercizio (magari prendete degli appunti) voi vi riprendete la libertà e potete aggiornare la vostra posizione interiore, adeguarla alle aspettative ed ai risultati che volete raggiungere. Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

Dove metto io l’accento oggi?

Io sono un counselor professionista avanzato competente e con esperienza. I clienti con cui lavoro sono persone stupende e coraggiose che hanno migliorato, grazie anche al mio lavoro, la qualità della loro vita. Come docente sono orgoglioso degli allievi che ho avuto negli anni, sono grato a tutti loro per tutte le volte che insieme abbiamo percorso, e lo facciamo ancora, le vie della crescita personale per divenire sempre più persone libere ed artisti della nostra vita.

E voi?

Che accento volete spostare?

Gli anticorpi

Questa mattina mi serviva del materiale per casa e sono andato da Bricofer (merita la citazione). In cassa, insieme con il conto da pagare mi sento dire: “possiamo offrirle un caffè?”.

Dopo un velocissimo momento, in cui mi stava per scattare dalle labbra l’immediato automatico “No grazie”, ecco tra la parola e l’azione si è infilato un respiro ed ho detto “Si grazie”.

Ho trovato il tutto molto carino, anche ad altri è stato fatto lo stesso invito. Io mi sono accomodato vicino la cassa continuando a scambiare due parole con la signora e dopo aver gustato un buonissimo caffè ci siamo salutati augurandoci una buona giornata.

Tra gli anticorpi abbiamo anche la gentilezza, ed è una qualità bella tosta…nel caso tante volte la si pensasse di serie B.

Nei giorni scorsi, sempre a proposito di anticorpi, un mare di gente ha preso a camminare per le strade di molte città americane. Hanno fatto vedere gli “anticorpi” a chi pensa di essere un Re mentre è solo un volgarotto bullo che meriterebbe una bella sculacciata per la sua rozza arroganza.

Gli anticorpi fanno il loro lavoro. Nella storia recente li abbiamo visti prendere il mare. Il mare aperto.

I virus pensano di fare ciò che vogliono. Fanno la voce grossa ma sono solo piccoli piccoli. Quando gli anticorpi si mostrano…i virus arretrano, cercano di mistificar la realtà dicendo che non si sono nemmeno accorti dell’esistenza degli anticorpi ma la verità è che erano assediati nelle loro torri molli di pseudo potere.

I virus abitano la casa della nostra vita anche. Pensate al virus del lamento quanto si annida nei nostri pensieri e comunica con la nostra voce. Avete notato come è stancante? Il virus del lamento ha proprio questo effetto di stancarci perché ci succhia energie. Ma quando ci guardiamo allo specchio e gli anticorpi della nostra saggezza fanno diradare le nebbie del velenoso e lamentoso piacere allora “vedere” diviene un faticosissimo ma bellissimo atto di liberazione. E le energie e la creatività entrano in ogni nostra cellula e diveniamo artisti.

I virus hanno certamente la loro funzione, ovvero quella di farci “svegliare”.

Che si stava meglio “prima”…E’ una caz..ta!

E’ successo a tutti di pensarlo, e di affermarlo anche.

Quando “qualcosa cambia”, o è prossimo a cambiare, per quanto potremmo averlo desiderato arriverà il momento del dubbio con il corteo delle paure :”Oddio, avrà fatto veramente bene o sto facendo una cazzata!”.

Le radici del perché, seppur in misura variabile, l’umano fa i conti con questi sabotatori sono profonde e affondano nell’intimo, ed a volte poco noto, vissuto storico personale e familiare di ognuno di noi.

I sabotatori interiori manipolano la realtà percettiva ed ecco che all’improvviso, e magicamente, il “mondo di prima” diventa perfetto, nessun difetto e tutto era idilliaco con flauti e violini.

I cambiamenti (quelli con la C maiuscola) ci mettono di fronte ad aspetti pratici ed organizzativi, certamente, ma, ed è quello che qui mi interessa principalmente, ci mettono anche in contatto con i nostri “assunti di base”. Cosa sono questi assunti di base? Provo a dirlo con dei fatti, consueti. Nelle fasi di cambiamento potrebbero riaffiorare posizioni interiori di svalutazione, di paura o di senso di inadeguatezza. Magari non accade, beninteso questa non è una regola assoluta! Ma qui voglio esplorare la prima opzione, cioè che accade.

Oggi farò un pistolotto breve breve per dire solo che il riverginato “prima” non era affatto perfetto, se abbiamo approcciato un cambiamento magari era perché non ci piaceva … seppur in esso ci eravamo, diciamo, comunque accomodati come in un pigiama logoro ma comodo. Il regno “dopo” – faccio spoiler – diciamolo subito che non sarà perfetto, dovremo penare per prendere le misure e avremo bisogno di tempo, e tanta flessibilità, per sentirci a nostro agio.

Nel mezzo tra la terra del prima e quella del dopo dobbiamo fare i conti con nostre dinamiche di base. Con questo intendo quelle intime e personali riproposizioni, proiezioni, di vissuti che abitano silenziose ma attive. Nulla di patologico, sono le esperienze personali e familiari, e quindi facciamoci pace.

In questa fase di mezzo, dicevo, – tra la fase del “riverginato prima” e quella del “terribile dopo” – una proposta potrebbe che faccio a voi ed a me è quella di provare a fare gli artisti? Se ci poniamo in questa fase con questa visione allora ci può essere una grande opportunità per mettere a fuoco alcuni di questi assunti interiorizzati e trasformarli. Come? Beh un primo punto è farli emergere senza condanna, prendendosi la libertà di raccontarli. Sono come un cronista che viene dal passato. Magari un cronista di guerra che racconta dei possibili danni e dei rischi. Uso l’immagine del cronista di guerra non a caso. Nel silenzio dei passati di tante persone, anche mio, ci sono stati dolori e ferite che la polvere delle mille cose che facciamo solo marginalmente riescono a coprire. A volte si riaprono, e le fasi di cambiamento riescono a farlo bene.

Vogliamoci, vogliatevi, bene. Il presente è un tempo nuovo, imperfetto anch’esso come imperfetti continuiamo ad essere noi.

Nei cambiamenti impostiamo la meta sulla capacità di accogliere, di riconoscere e disinnescare con l’amore il giudizio e la critica verso di noi, respiriamo e rendiamoci morbidi ed elastici.

Quando le sirene torneranno a decantare le lodi del “prima” sappiate che passa. Come fece Ulisse allo stesso modo noi leghiamoci stretti alla nostra umanità tutta, impariamo da questo canto voluttuoso a conoscerci “di nuovo”.

Chiacchieriamo con il nostro cronista di guerra interiore, raccontiamogli quello che è successo dopo e le tante cose che abbiamo fatto e invitiamoci all’amore ed alla gentilezza.

I cambiamenti – quelli con la C maiuscola – sono amati e odiati proprio per questo. Teniamoci forte all’albero maestro dell’amore, le burrasche passano.

Come artisti quindi. Nel cambiamento possiamo lavorare la nostra ferita e metterci amore, sarà un capolavoro garantito.

Oggi è un giorno nuovo e io scelgo l’amore e la bellezza ( A. Mercurio)

Rimaniamo più svegli…e più vigili. Noi possiamo!

Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.

Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.

Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:

  • È un bluff
  • Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
  • Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
  • Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
  • Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
  • Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
  1. Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
  2. Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
  3. Non potranno essere padroni a casa loro
  4. Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
  5. L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”

Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.

L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.

L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.

Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.

Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)

L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.

Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)

Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.

Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo  o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?

E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.

E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.

I “bulli persone” ed i “bulli leader politici o capi di stato e governo”, quando si dimostrano tali vanno presi a schiaffi…forti…e decisi.

Quanto vediamo rappresentarsi sul piano dei conflitti degli ultimi anni è, oltre che terribile per le vite umane cancellate, devastante sul piano del significato pratico.

Nelle relazioni tra stati in modo visibile attraverso le armi si afferma il principio che il forte mangia il piccolo e tutti gli altri sostanzialmente “muti”.

Sotto traccia nell’animo umano questo timore del forte che prevale lo abbiamo sempre percepito.

I bulli vincono e chi subisce soccombe, al massimo riceve parole di consolazione.

L’umanità fa fatica a far vedere i muscoli. Si i muscoli.

L’umanità intesa come “tutto il contrario del bullismo tra persone e tra stati” deve imparare a dare schiaffi … a darli bene … ed a darli forte. Altro che vetrine rotte. Certi leader politici vanno semplicemente tolti dal lorio posto quando il loro agire non è più umano.

Il mondo ha un problema (cit Enrico Mentana), ed il suo nome è Donald J. Trump. Aggiungo io che in Italia – in quanto parte del mondo – abbiamo leader fans di questo pericoloso soggetto, Meloni e Salvini e sono presidente del consiglio e vice presidente.

E girando lo sguardo verso Est altri portatori di problemi hanno il nome di Putin, Zelensky, Orban e altri.

STOP “ISRAELE”. STOP GUERRE E GENOCIDI ( dentro e fuori).

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”, per cui rapiti da “problemi” e “seduzioni” siamo anestetizzati contro eventi di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Antonio Mercurio in una sua pubblicazione afferma: ” E’ NEL CUORE DELL’UOMO CHE DI COMPIE IL DESTINO DELL’UMANITA'”.

Spesso in questi ultimi anni ho pensato e fatto al parallelismo storico tra noi persone del 2025 e quelli vissuti al tempo della seconda guerra mondiale quando in Germania si compiva lo sterminio degli ebrei.

Perché non hanno fatto nulla quelle persone? Pensa, una mia parte. Probabilmente questa mia parte è stimolata dalle emozioni e informazioni che mi abitano e che, non nego, ho appreso più dalle produzioni cinematografiche che dalla scuola. Chissà forse anche altre persone nel mondo si sono fatte la medesima domanda e come me hanno pensato: “Io mi sarei opposto con tutte le mie forze non avrei mai permesso una cosa simile avrei lottato e mi sarei ribellato a tale abominio ecc ecc”.

Un’alta parte “giustificativa” in me pensa anche che molta parte dell’umanità nemmeno lo sapeva, penso ai miei nonni ad esempio ed ai loro coetanei degli anni 40 quando avevano 20 anni o trenta e vi era alcun tipo di informazione. Penso: “Mica c’era l’informazione come oggi…mica c’era internet come oggi…mica c’era la capacità di un messaggio di arrivare in tempo reale in ogni angolo del pianeta!!!”

Insomma la mente cerca di capirci qualcosa e gira come un criceto, fa il suo lavoro.

E oggi?

Oggi in Italia c’è uno sciopero generale. Sono anni che sappiamo e vediamo quanto accade in terra di Palestina, e senza filtri perché il controllo dell’informazione (un tempo tanto ambito dal potere politico) fa fatica ad essere efficace, meno male. Le molte opportunità della rete e delle telecomunicazioni veicola contenuti a velocità pazzesche, difficile da ingabbiare

Anche il mio canale, nel suo piccolo, oggi fa questo.

E noi cosa stiamo facendo? Chissà se tra 30/40/50 anni ad un Leonardo verrà da pensare: “come mai quelli del 2022/2023/2024/2025 (in poi) non hanno fatto nulla di “efficace” per interrompere quel capovolgimento storico in cui lo stato ebraico di Israele ha agito su un altro popolo la medesima sorte che i nazisti hanno inflitto loro, ritenendoli sostanzialmente “nemici” da eliminare?” Già…come mai?

Non si potrà certo dire che non si sapeva perché oggi le cose le sai anche se non le hai cercate, le informazioni arrivano.

Mi interrogo allora: “cosa stavo facendo io” e chissà che quelli degli anni ‘40 (almeno diciamo quelli che avevano notizia) non avessero poi le stesse sensazioni.

Io ho usato a più riprese i miei canali social (pur non essendo uno che li usa assiduamente) per amplificare quanto stava accadendo.

Io, e ipotizzo anche tanti altri, nei momenti di sconforto, ho cercato un colpevole (chissà forse alimentato anche dal viscido senso di colpa che ci condanna per “non fare qualcosa in più”). Ho pensato anche che questi, “loro, gli stati, gli arroganti che hanno il potere economico e militare”, fanno quello che vogliono e se ne fregano dell’opinione pubblica e quindi sono loro i responsabili;

Ho deciso, un bel giorno, di sostenere un associazione che opera lì per aiutare quella gente…pochissima roba lo so ma meglio di niente.

Ho pensato – sempre sulla scia del sentimento di impotenza per non riuscire a salvare il mondo – che la vita tutta è un gran casino e che io, ma probabilmente anche altre persone, siamo quotidianamente in guerra perché:

  • Perché tutto è diventato complicato e anche le piccole cose del quotidiano richiedono a volte approcci bellicosi ( strategia, preparazione, calcoli, ricalcoli, confronti, scontri);
  • Perché forse (scusatemi il paragone che non sta assolutamente in piedi ma mi serve per esprimere il pensiero) anche noi come quella gente siamo assediati da problematiche che ci tengono in scacco dei poteri che come ci muoviamo ci incalzano e ci prendono tempo, risorse ed energie con il risultato che siamo interiormente arrabbiati e ci sentiamo sotto attacco….chissà forse;
  • Perché la vita è una battaglia di sopravvivenza e non possiamo pensare a tutto.

Messa così:” che cosa possiamo mai fare noi?”. Eppure quella proposta di Antonio Mercurio non mi molla, non mi da pace e mi pungola nel profondo chiedendomi di trovare una cavolo di soluzione di altro tipo, per me certamente. Io lo so che ha ragione Antonio Mercurio ed esemplificando affermo che: “E’ nel cuore dell’uomo la causa e la soluzione”.

Mi fermo un attimo, mi metto in ascolto, e sento l’ostacolo della paura.

Io, le persone del mondo, forse non facciamo niente (o poco) perché abbiamo costantemente paura e questo ci porta ad essere cauti, anche menefreghisti per difesa, centrati sulle nostre “cose”.

In un giorno come questo in cui il paese Italia, al meglio che può, vuol legare alta la voce quanti non stanno aderendo allo sciopero per paura?

Tanti si sentono sotto minaccia, non ce la fanno e non ce la facciamo.

Non condanniamoci certo per questo, non è assolutamente mio intento quello di colpevolizzare.

Sono cose umane, di tutti gli umani beninteso.

Cambiamenti interiori, risolvere le paure che ci sequestrano, sono processi lunghi e dolorosi. Gli ostacoli ( a ciascuno i propri ) si legano alle dinamiche degli altri e generano quel diffuso senso di sfiducia e impotenza contro ogni evento maledetto, come le guerre, di ogni angolo del nostro pianeta.

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”. Rapiti da “problemi” e “sedotti” da addestratori e conoscitori delle nostre pulsioni siamo anestetizzati contro eventi umani di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Allora dato che molti non possono, o non ce l’hanno fatta, a far sentire la loro voce in piazza oggi allora magari si può trovare un modo diverso di essere presenti.

Se nel futuro qualcuno capiterà su questa pagina a lui ed a me dico che ho certato di fare qualcosa ed ho scelto di usare i miei canali per amplificare il mio dissenso e la mia condanna contro quanto sta accadendo. Affermo che: seppure il mio culo è su una sedia d’ufficio e le mie mani tamburellano una tastiera tutto il mio esistere è con l’umanità di ogni angolo del pianeta. Prima o poi lo devono capire che si DEVONO FERMARE!!!

Di fronte all’anestesia della paura scelgo di fare l’artista e trasformo le mie paure lasciando liberamente fluire la mia opposizione e condanna in tutti i modi che conosco, che posso e che inventerò per fuggire dalla prigione della paura.

Se staniamo il conflitto dentro il nostro cuore poi quelli fuori hanno meno virulenza, parola mia.

REFERENDUM 8-9 GIUGNO

Spero che possa essere rivisto il meccanismo del quorum, o che su tale tema si possa aprire una riflessione e pensare, chissà, a dei correttivi.

Oggi e domani si vota quindi. Molti non andranno a votare, molti non sono d’accordo sui quesiti e sono favorevoli al no, opinione rispettabile.

Molti hanno detto di NO ad alcuni quesiti, ad esempio quello della estensione della solidarietà in tema di infortuni.

Credo ci si confonda tra le questioni di logica, ad esempio: “che responsabilità ho io se un altra ( impresa) non rispetta le regole, deve essere lo stato a controllare!”, ed il dato di realtà.

Concordo che lo stato deve fare il suo lavoro, c’è una grande domanda di “stato” che faccia, appunto, “lo Stato” e che quindi applichi e faccia applicare le leggi.

Condordo, dicevo, con l’idea di stato ma la realtà suggerisce che vanno cercate altre soluzioni, anche.

L’idea di Stato ideale non corrisponde – frequentemente – alla realtà dello Stato che, piuttosto, percepiamo come colpevole di assenza. In questa assenza che si può tradurre in inadempienze ed incapacità, beninteso, si infilano anche tutte le nostre responsabilità. Siamo tutti consapevoli – fini a prova contraria – di cosa è giusto o sbagliato – lo sanno le imprese e lo sanno gli individuo. Ciononostante mi arriva come un rosario anche il mood latente: “che me ne frega … e se succede qualcosa sono cavoli loro”. Questo mood, questo sentimento o questa strategia di sopravvivenza (illusoria beninteso) è forza politica trasversale. Chi la sa governare con proclami semplicistici e di mera propaganda ha molti fans e, purtroppo, elettori che li seguiranno fino all’arrivo del prossimo spacciatore di soluzioni mirabolanti e soprattutto deresponsabilizzanti trovando un nuovo capro espiatorio.

Oggi in sintesi e realtà alla mani si propone se migliorare la condizione di molti che per necessità potrebbero trovarsi ad accettare lavori in cui la sicurezza magari è un optional. Io voto e voterò SI. E’ un fatto di visione della vita.

DAll’I.A. “potrebbe” riemergere l’uomo capace di “sentire”

Dell’I.A. abbiamo già tanti esempi di capacità pazzesche di creare realtà “virtuali” talmente simili alle immagini – e video – reali che facciamo ( e faremo sempre più ) fatica a distinguere le une dalle altre.

Posto allora che il nostro occhio ed i nostri recettori neuronali visivi possono essere tratti in inganno una qualità che credo sarà difficile da rendere artificialmente sarà, invece, quella di sentire.

Capacità ci comprensione, di empatia, di compassione e tutto ciò che ci fa sentire l’altro come persona.

Le professioni del futuro che non potranno essere sostituite sono tutte quelle ad elevatissimo contenuto di “umano”.

Forse è un bene che tante cose vengano eseguite dalle macchine, perché disumane. L’I.A. potrebbe essere uno stress test importante ed una forma particolare di stimolo per tutti ad evolvere verso una maggior pienezza di Se.

Genocidio Gaza e sensi di colpa

Molti molti anni fa i ricercatori analizzando le cause di malattia e le soluzioni trovate dalle popolazioni primitive, tra le tante, scoprirono anche che era molto diffuso l’ammalarsi per violazione di un tabù, ovvero di un divieto. Ciò scatenava in chi lo violava uno stato di malessere profondo.

Negli anni successivi queste “violazioni” presero il nome di “peccato”, termine derivato dalla religione che gradualmente ha preso piede tra i costumi le abitudini e le regolamentazioni morali dei popoli. Di peccati ci si ammalava. La cura dei malesseri passava dalla confessione e dalla espiazione. Dal linguaggio religioso, onnipresente, il messaggio che siamo colpevoli si è depositato come neve lenta sull’animo di tutti. Chi si sveglia da questo inganno diviene libero e lotterà continuamente per liberarsi da questa che è una menzogna ben orchestrata.

La moderna psichiatria ha da sempre escluso dal proprio linguaggio il termine “peccato” sostituendolo con quello di “senso di colpa”.

I sensi di colpa sono depositi tossici di condanna verso di noi che accumuliamo ogni volta che ci giudichiamo per non essere stati bravi. Chi mi legge sa quanto ho in cattivo occhio questo sentimento! Comunque abita in ogni essere umano e quindi anche in me. Va riconosciuto e va disinnescato quotidianamente, è un lavoro faticoso ma necessario se vogliamo essere liberi.

Liberi da cosa? Beh…liberi dalla condanna e da tutto il suo seguito di sentimenti che inquinano la nostra vita facendone veramente uno schifo.

Ne ho sentito parlare recentemente con riferimento al genocidio in corso in Palestina e sono andato in risonanza con l’assunto che ” in Palestina in questo momento si stanno pagando gli effetti dei sensi di colpa degli europei”. Terribile ma, per me, chiaro come concetto. Forse, alimentati da anni sul disumano olocausto degli ebrei, dentro molti europei si è sedimentato un sentimento di cattiveria e condanna. La nostra espiazione la pagano i palestinesi nella menzognera illusione “umana” che lasciando libera Israele di fare ciò che vuole ripianiamo un debito – un peccato – verso di loro. Tutto questo è lo schifo dei sensi di colpa. E mi fermo.

Genocidio popolo Palestinese

Com’è possibile, che assistiamo ad un azione di genocidio intenzionale, di volontà di deportazione manifesta e azioni di morte quotidiana a Gaza … e non stiamo facendo niente? Già…com’è possibile? Eppure è possibile…perché accade!

Non stiamo facendo niente? Proprio niente niente? Nel nostro piccolo ci indigniamo, condanniamo, chissà forse preghiamo anche, protestiamo (poco, mi pare), condividiamo i post, mettiamo commenti. Poi giriamo lo sguardo e ci occupiamo delle cose nostre.

Com’è possibile, ci siamo chiesti, da quando attraverso la televisione sono arrivati nelle nostre case i documentari e soprattutto i film sull’olocausto. Com’è possibile che nessuno ha impedito che accadesse e che continuasse? E dentro ciascuno di noi non escludo che si sia mosso anche qualche sentimento di rabbia verso coloro che erano vivi a quel tempo. Vigliacchi!! Potremmo aver pensato. Abbiamo osannato gli eroi, appresi dai film, e abbiamo pensato che noi al posto loro avremmo fatto gli eroi e avremmo lottato contro quell’abominio, ci siamo ispirato ai buoni dei film e ci siamo immedesimati con loro.

Com’è possibile che sono stati permessi rastrellamenti, violazioni di diritti e uccisioni. Già…com’è stato possibile? Eppure è accaduto. Eppure sta accadendo ora. E i vivi in questo tempo ora siamo noi.

L’esempio del genocidio in corso a Gaza è un esempio perché entra nelle nostre case con numeri di morti che vengono sgranati quotidianamente nei notiziari, e mentre ciò accade pensiamo alle nostre vite ( che non è un reato per carità) e ci stordiamo di rimozione con futili e tossici ( per la nostra mente) reel. No, non voglio condannare nessuno. Non voglio condannare me ne voi. E’ successo allora, e sta succedendo anche ora. Di cosa è fatto l’umano? Di tante cose…e anche di questo.

Dobbiamo fare qualcosa. Lo dobbiamo fare noi come persone, non i governi che hanno disatteso il loro ruolo di controllo e intervento a presidio delle persone di ogni parte del mondo, governi inermi e vigliacchi (come il nostro governo Meloni) e sostenitori indiretti (come il nostro governo Meloni) per chissà quale debolezza o per chissà quale maledetta condannabile ragione di stato.

E non ho la più pallida idea di cosa poter fare. E’ tutto un gran casino e so che siamo già in ritardo di decine di migliaia di morti in Palestina come di tante altre decine di migliaia in varie parti del mondo dove si muore per guerre e per fame e per voglia di libertà.

Facciamolo tremare questo mondo.

Come Gestire Imbarazzi Esistenziali con Umorismo

Avete visto il film Forrest Gump? Ricorderete che – durante la sua famosa corsetta ad un tratto Forrest pesta una bella enorme cacca.

Succede … a volte, dice Forrest! Parole sante.

Ci sono le cacche fisiche e puoi ci sono quelle esistenziali di quando ci infiliamo in “situazioni di cacca”

Quando ci succede ci incazziamo, lesa maestà del nostro orgoglio. Digeriamo male la situazione e forse quello che ci fa più male è il senso di ” imbarazzo”.

Vorremmo sparire. L’orgoglio non si vuole piegare. E fino a quanto siamo legati a lui ed alla sua posizione orgogliosa non risolviamo nulla. Anzi, spesso, ci si incasina di più.

Che fare quindi?

Come prima cosa direi che dobbiamo volerci più bene ed essere meno crudeli con noi quando accade. Usiamo questa “dinamica” per prendere confidenza con i nostri imbarazzi.

Infine, ma non per ultimo, andiamo a scoprire le carte del nostro orgoglio e le sue arringhe.

L’orgoglio è un veleno ed inquina l’esistenza. Con forza e conoscenza possiamo stanare le sue tante manifestazioni e scegliere di togliergli il comando della nostra vita, e riprendercelo.

Una volta riposizionati al nostro giusto posto allora usiamo la libertà, anche di ridere delle nostre imperfezioni. Sarà tutto più bello. Garantito.

Giornata internazionale dei diritti delle donne

Care donne, direi che il tempo delle attese e delle aspettative dei diritti riconosciuti è abbondantemente finito. Prendete ciò che desiderate, affermatevi senza risparmio, siate uguali e, anzi, migliori degli uomini. Non prendete gli uomini come meta, sappiate andare oltre. Lottate contro le ogni discriminazioni. Il tempo dell’esperienza umana è pregna del messaggio che siete “inferiori” e se togliete un po di polvere “in casa” lo troverete anche nelle vostre madri e nelle vostre nonne. E’ una menzogna!

Lottate perché non è più tempo di chiedere ciò che non vi daranno mai, prendetevela la libertà, non aspettate benevolenze, proteggetela.

Lo dico a mia figlia. Non attendere che qualcuno ti riconosca, io ti riconosco e ho i miei limiti perché sono figlio di un era storica cieca e fitta di credenze di convenienza. Vai oltre i miei limiti perché sei Persona – figlia della vita anche – prima di essere mia figlia, sei una donna piena di talento, emozioni e specialità.

Non cadere nel tranello della richiesta di benevolenza e dell’attesa figlia mia. Io sono al tuo fianco per combattere ogni giorno le guerre contro le discriminazioni che – come l’inquinamento dell’aria – entrano e si depositano nelle cellule legandosi alle umane paure ed alle fatiche che a volte ci fanno sentire inadeguati.

Affrontami, e fammi vedere i miei limiti e le mie stupidità.

Non sia oggi solo il tuo giorno ma ogni giorno (frase scontata, ed iper inflazionata in questo giorno, ed anche questo ciò contro cui devi lottare).

Basta attese, basta giorni dedicati. Figlia mia, donne svegliatevi e non attendete regali, fateveli … ve li meritate.