
Domani festeggiamo, meritatamente, la liberazione dal fascismo ed i suoi alleati con le loro idee e azioni terribili, rozze e disumane. La storia ci insegna che sappiamo liberarci, costi quel che costi. I nemici hanno varia forma. Se guardiamo la nostra attuale classe politica di governo fa ribrezzo e va condannato il loto atteggiamento ambivalente finalizzato a confondere l’opinione pubblica nel meschino tentativo di insinuare il dubbio per poter, chissà un giorno, formulare una rilettura della storia. Ma noi siamo svegli e monitoriamo affinché ciò non accada.
Poi ci sono altre ambivalenze che mi suscitano una riflessione e precisamente rispetto al tema del godimento.
Godere è bello, convenite? Stare nel godimento è bello, liberatorio, gratificante e fa sentire in pace con se stessi, con gli altri e con la Vita!! Quindi saper stare nel godimento ha solo effetti positivi.
Lode e complimenti alle persone che riescono a farlo.
E gli altri? Quelli del team “non godimento”, ovvero i rinunciatati e procrastinatori del godimento? Già loro, cosa fanno?
Nel team “non godimento”, a sentire le argomentazioni, si percepisce un clima un poco pesante, conflittuale. Si fatica parecchio e si è, a volte, stremati dalla continua ricerca della soluzione ottimale, si analizza, si valuta, si confronta, si monitora, si fa previsioni, calcoli, ricalcoli, prove del 9, gare a spaccare il capello in 4 e poi in 8 e poi in 16 e poi in 24, si attende e spesso, dopo stremanti fatiche, si sceglie di rimandare. Attendere, rinunciare e rimandare sono – purtroppo – azioni molto frequenti. Si vive scissi tra sentimenti opposti.
Stressati dallo sforzo prolungato e logorante di controllare gli eventi si fa fatica a decidere, e quindi a godere di quello che si è, si ha, si è fatto ecc ecc. Decidere è impegnativo per tutti, è noto, ma per loro credo lo sia un pochino di più. Le paure minano le certezze e hanno in loro una particolare virulenza tanto da suggerire, come a superman con la criptonite, di stare alla larga dal prendere decisioni.
A livello emozionale gli appartenenti a questo team sperimentano il sentimento dell’ambivalenza.
La permanenza in questo sentimento, l’ambivalenza, può diventare un’abitudine, uno stile di vita. La buona notizia è che, come tutte le abitudini, anche questa si può cambiare e sostituire con altre.
L’atteggiamento ambivalente si supera.
Messaggio promozionale😀:Se vi trovate in questo impasse emozionale il mio invito è di lavorarci, appunto. Un valido aiuto può arrivare dal counseling. Ora si da il caso che questa sia anche la mia professione e quindi a tutti voi che vi trovate in questa, o altra situazione, e ne avete le scatole piene dato che condiziona negativamente la vostra vita io dico che :”sono disponibile per lavorare insieme con voi”. Per contattarmi potere scrivermi compilando il form a questo link e sarò ben lieto di conoscervi in un primo incontro gratuito on line. Quindi non esitate ok? Insieme troveremo la strategia per trasformare questo ostacolo e liberare energie positive. Fine messaggio promozionale ❤️.
L’atteggiamento ambivalente ha spesso radici in esperienze dolorose del passato. Come ostacolo esso si manifesta con emozioni come la paure di sbagliare, la sfiducia e un senso di svalutazione.
Come detto questo atteggiamento si può cambiare e sciogliere le ambivalenze libera capacità creative e decisionali, solo, sopite.
Non chiudersi all’angolo e non isolarsi, è il mio primo suggerimento.
Il secondo, come detto, è lavorare su questo ostacolo al godimento ed al piacere che, invece, meritiamo tutti.
E siccome domani è la festa della liberazione ecco che, tra le tante cose, ci possiamo liberare anche dai legacci di queste abitudini che opprimono lo spirito creativo e soffocano le aspirazioni.
Buona liberazione e, come ho appreso da Antonio Mercurio: “fate gli artisti e non fate le vittime” stabilite il vostro giorno della liberazione e omaggiatevi per il grande coraggio che avete.


