
Assistiamo da anni ormai, non da ieri, ad una dialettica politica carente di convergenze progettuali e valoriali di lungo termine. Il clima politico è, piuttosto, di “conflitto” con tinte rabbiose e reattive. I programmi, ed i proclami, dell’attuale governo non hanno retto alla prova del tempo rivelando mancanza di analisi di realtà e di visione. La metamorfosi da azione di governo “di programma” ad azione fondata su “improvvisazione e slogan” è stata graduale nell’ultima legislatura. Sul versante della legge e dello stato di diritto il completamento della metamorfosi è ben rappresentato dall’ intervento della premier – Giorgia Meloni – sul caso della scarcerazione di Youssef Siher. Slogan vittimistici e ricerca di colpevoli ad ogni costo, con giudizi sommari e gogna mediatica, sono i nuovi programmi di un governo che non sa assumersi la responsabilità.
Siamo all’interno di un conflitto politico in cui le forze si contrappongono a suon di post social in un continuo di provocazioni e azioni di disturbo per distogliere l’opinione pubblica dai cambiamenti promessi e non realizzati.
“Se Atene piange, Sparta non ride”, in mezzo il popolo italiano, tutti noi quindi.
La ricerca di colpevoli, di giudizi sommari, di semplici sospettabili da” sacrificare” all’opinione pubblica non è tollerabile. I vertici del nostro governo sono responsabili di questa deriva diseducativa e pericolosa, ciecamente faziosa.
Che tipo di scelte fanno i nostri rappresentati a cui, ogni volta, affidiamo il compito di governare l’Italia? Dividerei le azioni compiute in 2 categorie: 1) i proclami 2) le azioni.
I proclami: Prendiamo un arco temporale di 10 anni. Dal tempo ante a quello post covid, e fino alle elezioni del 2023, l’attuale principale partito di governo ha puntato molto su demagogia e proclami senza analisi di realtà tipica delle forza di opposizione che non sono chiamate a decidere ed assumersi responsabilità. Le promesse di mirabolanti cambiamenti, soluzioni miracolose hanno sedotto l’elettorato sempre più disilluso e, responsabilmente per questo, manipolabile. “Tutto”, a loro dire, era così facile che appariva quasi un “crimine politico” il fatto che i governi precedenti non avessero fatto quelle semplici e fondamentali riforme di “buonsenso”.
Poi le cose sono cambiate e dall’opposizione si è passati ad essere governo, quindi a decidere. E le carenze si sono viste tutte.
Tutta colpa dell’attuale governo? Si loro hanno le loro responsabilità, ci mancherebbe”, ma la telenovelas della politica Italiana, purtroppo, è costellata personaggi, promesse mirabolanti e colpi di scena che “rapiscono e influenzano” l’elettore (comunque responsabile anche lui): “milioni di posti di lavoro (Il salvatore), la fine della politica inefficiente e ladrona con un “vaffa….” (Il vendicativo), l’abolizione delle accise sui carburanti (La santa)…ecc.
Le azioni: Dal versante delle azioni, purtroppo, “nulla” è stato fatto. Gli ultimi anni hanno palesato, qualora ancora ce ne fosse bisogno, come la nostra situazione è complessa. Altro che chiacchiere e mirabolanti proclami di magiche e semplici soluzioni!!
La complessità dello scenario “Italia”, e dei numeri delle nostre finanze pubbliche, sono anche il risultato anche di un “tipo di rapporto tra cittadino e stato” da rivedere?
Senza generalizzare, banalizzare, o peggio colpevolizzare ma, necessariamente, e con “intelligenza e neo-buonsenso” dobbiamo rivedere i pilastri valoriali su cui si fonda il rapporto tra cittadino e stato.
Nella fase repubblicana post bellica, montagne di ricerche ci sono a supporto, i governi hanno impostato un azione politica, economica e sociale di maternage per gestire il momento storico emergenziale (comprensibile); ci stava!.
Simbolicamente, lo stato era la “madre piena di latte” (ricchezza, sicurezza, protezione, benessere ecc) a cui chiedere e da cui ci si attendeva di essere nutriti. E la “madre-stato” (come anche le mamme-persona) si è fatta accogliente e protettiva per un numero sempre crescente di persone, imprese, progetti. Era un tempo storico particolare!
Sono mancati, a mi avviso, di correttivi di rotta negli anni post emergenziali (boom economico). Con il senno di poi, lo so, son tutti bravi. Io rifletto e penso, tuttavia, in chiave antropologica e penso a come in quella fase è mancato il coraggio di recidere un certo tipo di “cordone ombelicale”. Il mantenimento di tale simbiosi si è tradotto in azioni di continua ricerca di soluzioni “tampone” piuttosto che di strategie evolutive di lungo periodo. Ciò ha portato ad un graduale deterioramento della funzione di guida ed indirizzo, propria del Governo, a scapito di una malsana politica di mantenimento e ordinaria gestione.
Le linee guida di “economica e sociale” sono state dettate da obiettivi di convenienza partitica. Ciò ha ingrossato la spesa pubblica “di mantenimento e accomodamento clientelare” ad ogni livello della macchina pubblica ed a discapito degli investimenti in “ricerca e sviluppo”.
Il paese Italia – tramite la classe politica dirigente, per incapacità o per dolo, – non ha saputo cambiare passo una volta fuori dall’emergenza post bellica. Il cambio di rotta, nella sua fisiologica gradualità, non c’è stato. Il ruolo dello stato-madre-chioccia, non si è trasformato in quello di stato-genitore-crescita. Leggere la situazione attuale con un occhio anche al nostro passato non serve, beninteso, a giustificare ma per avere una visione ampia che può agevolare riflessioni articolate e, magari, darci una stimolo a divincolarci dalla tendenza alla sterile deresponsabilizzazione.
Il tanto proclamato “cambio di passo”, da più parti promesso, è andato a impantanarsi ogni volta nelle divergenze tra fazioni politiche sempre più rigide e arroccate – per convenienza e mantenimento – nella difesa delle loro posizioni – ipotizzo – per paura di perdita di consenso (potere).
Il sistema partitico parcellizzato ed in perennemente metamorfosi fornisce pochi punti di riferimento fermi, all’elettore, e offre invece a molti pessimi politici di riproporsi (come una peperonata).
Seguendo la linea del tempo, l’indirizzo delle politiche economiche nazionali – ancora improduttive, scellerate e particolaristiche – perseguono ancora l’obiettivo del mantenimento del “potere”, ad ogni costo. La scissione tra palazzi e piazze è ben visibile.
Spazio domande/risposte:
Di chi è la colpa?
La fuga dall’assunzione di responsabilità, come vediamo fare ai nostri governanti, è uno stato emozionale angosciante in perenne ricerca di una soluzione/distrazione. Spesso utilizza l’opzione “gold”: spostare le colpe sui “nemici”. Purtroppo come soluzione non funziona e ricerca sempre nuovi “nemici”. Ai politici le loro ed a ogni persona/citandino il proprio pezzettino.
Chi sono questi rappresentanti e chi li vota? Sono il risultato del mancato “cambio di passo”, e li abbiamo votati noi per convenienza. Forse nell’illusione di “cambiare senza che nulla cambiasse”.
E perché li abbiamo votati? Perché abbiamo sperato in un miracolo e abbiamo delegato loro a fare quei cambiamenti/trasformazioni di “identità di paese”…e anzi sempre più “identità di mondo” che sono anche, per ognuno, rotture di comfort zone e una assunzione di ruolo nuovo. Difficile, tuttavia, staccarsi dal seno della madre per succhiare latte e altrettanto difficile è staccarsi dal lamento quando la madre non ci soddisfa. Difficile è crescere e in molti si sceglie di non farlo, almeno fino a quando non sarà proprio inevitabile!
Hanno dimostrato abilità e capacità in passato? Ehm…veramente no. Se sono state fatte cose interessanti e utili deve essermi sfuggito.
E allora perché li abbiamo votati? E chi altro votare…stanno sempre loro attaccati come cozze e controllano i canali di accesso alla politica. Servono idee di rottura, rivoluzionarie. Non è impossibile. In politica goni tanto ci sono “novità”…il guaio è che poi si adagiano…e quello è un bel guaio. I palazzi del potere sono fagocitanti. E’ un tema aperto (…).
Allora non si può fare proprio niente? No, questo no. C’è sempre qualcosa da fare e solo che ora è tutto complicato e pare che il sistema è talmente ingarbugliato come una matassa che non si capisce bene da dove iniziare a sbrogliarla. Se pensiamo al tempo citato, quello del dopoguerra, “era complicato anche allora”. Siamo sempre più in un era nuova, rivoluzionaria se solo pensiamo all’intelligenza artificiale e dobbiamo fare cose complesse e prendere decisioni non più dettate solo da contingenze ma centrate su una visione di paese e di mondo. Necessario dare spazio ad una fondazione di senso tra persone abitanti del pianeta terra. Un tempo lontani oggi siamo l’uno il dirimpettaio dell’altro. Si è complicato ma non facciamo lo stesso errore del passato, diveniamo adulti.
E perché abbiamo creduto a questi quando ci dicevano che in quattro e quattr’otto avrebbero fatto dell’Italia un paese moderno e felice? Perché eravamo smarriti e confusi e perché così avremmo avuto loro da incolpare, capita…facciamo tesoro per riparare e per evolvere. Non ci serve un lamento sterile ora.
Ok vado a chiudere per dire che dobbiamo venire fuori dalla ricerca di un colpevole. Si, la situazione è ingarbugliata ma è un caos dal quale può emergere nuova identità.
La ricerca di soluzioni facili genere storture pericolose e la ricerca del colpevole come accaduto nella vicenda degli scontri a Milano è un grave campanello d’allarme.
Forse non riusciremo a rimettere sui giusti binari, dall’oggi al domani, un paese che ha abdicato a fare programmi di sviluppo per elargire mance di benessere di breve periodo finanziandosi a debito.
Forse non sarà facile e non so se questo cambio di rotta avverrà in modo pacifico o meno, ma su certi valori dobbiamo essere chiari e non ci dobbiamo addormentare sotto l’effetto di imbonitori che millantano capacità risolutive semplici a questioni complesse.
Nessun colpevole, fino a giudizio definitivo, ma tutti responsabili delle scelte che facciamo…a partire dalla partecipazione alla vita politica per monitorare, riflettere, domandare, ragionare in modo critico, auto interrogarsi, opporsi e manifestare…e soprattutto stando molto attenti a riconoscere e isolare i ciarlatani che ci diranno, tra non molto, di votare per loro in forza di chissà quale nuova magia o prossimo colpo di scena.
Occhi aperti e a ciascuno il proprio pezzo di responsabilità per il proprio pezzo di storia da fare, con amore e accoglienza, reciprocità e cooperazione, possibilità di riparazione e cambiamento sempre.



















7 Agosto e strade quasi vuote. Anche il tragitto casa lavoro si fa piacevole; tutto intorno calma e lenti morbidi movimenti. Vien voglia di far “sega” a lavoro come a scuola. Continuare a girare per le vie e le piazze pur familiari ma, in questi giorni e nelle settimane a venire, hanno un fascino magnetico e surreale. Roma ad agosto è bellissima, godibile e facile da girare. Per le vie mentre è ancora poco più che mattina unico suono vigoroso … sono io con la mia Bonnie eh niente…romba sicura e regolare, sinfonia di meccanica e metallo che è anch’essa bellezza … nella bellezza tutta attorno.
Il potere su tutto ammalia tutti. Avere il potere ci fa sentire, appunto, “potenti” e gratifica il bisogno atavico di sentirci capaci di governare – surfare, per dirla con immagine estiva – ogni tipo di accadimento con successo. I creatori di tendenze e i venditori di professione sanno bene come solleticare le pulsioni e vendere promesse di facili soluzioni. Senza muovere un dito riescono a indirizzare la vostra mano al fatidico click su “acquista “. 



