Divenire Artisti della propria vita. Regola 2 ”Fissare la rotta” da: “Le Regole per la Navigazione Notturna degli Ulissidi” del prof. Antonio Mercurio

La meta è invisibile fino a quando non viene raggiunta. Sono tanti gli obiettivi che tutti ci prefiggiamo e che ambiamo a raggiungere, di benessere, di realizzazione, di coppia, professionali ecc. Eppure tutti questi obiettivi saranno visibili nelle loro forme solo una volta raggiunti. Ciò non ci impedisce però di pianificare e, per dirla con le regole, di “Fissare la rotta”.  Fissiamo la rotta centrandoci sull’ascolto profondo del nostro progetto, sentiamo l’intima connessione con noi. I primi marinai osservavano a lungo il cielo da terra, prima di prendere il mare,  e così stabilivano le connessioni tra la meta che si erano prefissati e la stella polare (che è fissa) . Antonio Mercurio ci propone di avere il nostro Sé personale come stella polare e di trovare la connessione tra la meta che ci siamo prefissati ed il nostro Sè per tracciare la rotta in modo sicuro. Come i marinai con le stelle così anche noi dobbiamo imparare a conoscere il nostro Sè, la fonte di amore immodificabile e il nostro progetto, per fissare in sicurezza la rotta. 

Grazie per la Foto a FelixMittermeier da Pixabay

8 regole d’oro per vincere la Rabbia. Viva Noi e le nostre scelte d’Amore.

Cari miei, sapete io non ho ancora trovato una sola persona “arrabbiata” e che – in base al suo racconto – non avesse poi ragione ad essere arrabbiata.

Lo stesso vale per noi stessi, quanti romanzi da una sola “incazzatura”, e quanti dettagli e trame fitte fitte… quante pippe mentali. Ma anche STOP, direi!!.

Che fare? Ad un certo punto la vita (la nostra vita) ci chiede di decidere che posizione avere rispetto alla rabbia. Come fa a chiedercelo? La richiesta arriva frequentemente attraverso il disagio ed il malessere. Richiama in questo modo la nostra attenzione, ci mette davanti allo specchio e ci chiede: ” Questa rabbia ti aiuta a star bene ed essere felice? E’ questo che vuoi?

Per rispondere ci si può prendere anche del tempo, tutto quello che serve.

Se la risposta è “Si” allora continuate pure. Se invece è “NO” beh…allora mettiamo un “punto” al nostro racconto ed andiamo a capo. In un modo o nell’altro siamo liberi nella scelta.

Apprendiamo l’arte del RI-DECIDERE che farne della rabbia.

La rabbia ha una parte sana. Penso ad esempio a quando utilizziamo la forza e l’energia in essa contenuta per rinforzare i nostri talenti e che si traduce in impegno, perseveranza, anche chiedere aiuto. In sintesi è una cosa positiva quando è usata per decidere di mettere da parte le scuse e realizzare la nostra vita.

La rabbia invece non è sana, ed è solo distruttiva, quando diventa motivo di vita, ovvero quando sostituiamo il desiderio di rivalsa al nostro progetto autentico. Questo provoca sofferenze, sia chiaro! La gratificazione da rivalsa (la famosa vendetta) è un miraggio che ci porta alla deriva in compagnia di “ulteriore rabbia” e “ulteriori progetti di rivalsa”.

La rabbia è un veleno da eliminare. E’ come un boomerang, e ci ritorna indietro sotto forma di giudizio, sensi di colpa e rabbia, appunto, verso noi stessi.

Che fare allora? Ecco dei miei semplici e potenti consigli:

1- Prima cosa “non raccontiamocela più“. Tutti intimamente sentiamo quando la narrazione è diventata lunga e ripetitiva, sterile e mortifica. Ecco quando ci arriva questa percezione diamogli valore,  è il momento di “finirla”.

2 – Seconda cosa “diamo valore alla vostra decisione”. Ergiamo la decisione di “farla finita” a totem del nostro progetto d’amore, a onore della nostra grandezza. Rendiamo visibile e diciamolo al mondo intero ” Oggi è il giorno glorioso dell’avvento dell’amore nella mia vita”.

3- Terza cosa “siamo grati”. Si,  siamo grati a noi stessi per aver ascoltato e dato un senso a quel senso di malessere che vi ha nauseato in modo insopportabile. Siano grati per esserci resi disponibili ad ascoltarci ascoltarci profondamente. Siamo grati per aver scelto di parlarne con qualcuno e/o di esserci farci aiutare, siamo grati perché ci siamo scelti come protagonisti della  vita ed avete tolto alla “rabbia” il microfono.

4 – Quarta cosa “siamo gentili”. Si, pratichiamo la gentilezza con noi stessi quando ci riparte il loop. Seminiamola ogni giorno nei nostri pensieri e nelle nostre intenzioni. Pratichiamo la meditazione e facciamo in modo che la rabbia non trovi appigli sulla nostra anima per attaccarvisi. Siamo gentili sempre!

5 – Quinta cosa ” siate amorevoli”. Non siamo perfetti, pratichiamo accoglienza verso di noi e le nostre debolezze  fragilità. Andiamo bene così come siamo.

6 – Sesta cosa ” Siamo innamorati pazzi di noi stessi”. Perdoniamoci gli errori, facciamoci sempre il dono della possibilità di riparare, abbracciamoci, sorridiamoci allo specchio, siamo leggeri e morbidi. Voltiamo le spalle al corteo della rabbia quando lo sentiamo arrivare, siate signori della nostra vita e possiamo farlo.  Ce lo meritiamo.

7- Settima cosa ” Facciamoci un mondo di complimenti”. Si, ogni giorno. Ogni volta che ci  svegliamo nella consapevolezza della nostra libertà, ogni volta che notiamo la rabbia insinuarsi in parole e pensieri e scegliamo di essere gentili e amorevoli con noi e gli altri. Facciamoci tanti complimenti anche se arriviamo in ritardo e ci siamo già arrabbiati, non fa niente complimenti comunque perché siamo vivi, umani e imperfetti. Perdonatevi, riparate, ricominciate.

8- Ottava cosa ” Sentiamoci grandi”. Si, perché lo siamo! Gonfiamo il vostro petto d’amore per voi, ogni momento. Siamo fieri di noi per le nostre scelte e decisioni.  Godiamo della Nostra grandezza che è bella e luminosa.

Un grande abbraccio a tutti.

Divenire Artisti della propria vita. Regola 1 ” Fissare la meta” da: “Le regole per la Navigazione Notturna degli Ulissidi” del prof. Antonio Mercurio

Prima di iniziare un viaggio, prima di iniziare un progetto, prima di iniziare qualsiasi attività è saggio – buono e necessario – darsi del tempo. Non il tempo infinito delle elucubrazioni e dei 1000 calcoli in attesa che tutti sia perfetto, no quel tempo non serve a niente, è sterile ed è solo rimando. 

Il tempo serve per l’ascolto profondo, per sentire il coraggio che abbiamo. E’ il tempo per preparare la scelta di mettersi in viaggio per lasciare le nostre certezze quotidiane. Ulisse, ha ben fissata la sua meta, il ritorno ad Itaca, e sceglie di lasciare Circe prima e Calipso e tutte le loro promesse di grandezza e di immortalità. Possiamo farlo anche noi! Seminare questa consapevolezza,  armonizzarci con la capacità di di forza e di amore che abbiamo, rinnoviamo il nostro progetto nella volontà cosciente che in quella profonda.  Facciamolo vivere e scorrere in noi, assaporiamoli, visualizziamolo e percepiamoci nella totalità delle persone speciali che siamo. E’ un atto d’amore, seme piantato bene, l’inizio di tutto.     

Divenire Artisti della propria vita con “Le regole per la Navigazione Notturna degli Ulissidi” del prof. Antonio Mercurio – Introduzione

Questo progetto di pubblicazione è colmo di gratitudine per il prof. Antonio Mercurio, per la D.ssa Paola Capriani ed il Dr Giampiero Ciappina maestri e direttori dell’Istituto Solaris e per tutti i compagni del Movimento Cosmoartistico con cui ho l’onore di collaborare per la creazione di bellezza seconda. A tutti il mio ringraziamento per essere per me punti di riferimento e maestri.

Cari Amici oggi ho arricchito il mio blog di una nuova pagina stabile, ed era ora…mi dice il mio Sè!!!

Si tratta di una pagina interamente dedicata alle Regole per la Navigazione Notturna degli Ulissidi. Tengo molto alle regole, da circa 15 anni sono presenti nelle memorie dei miei vari dispositivi digitali, le ascolto frequentemente e non c’è volta che io non ne tragga beneficio.

Le regole per la Navigazione Notturna degli Ulissidi sono un opera del prof Antonio Mercurio che, ispirato al mito di Ulisse, ci fa dono di un corpus di regole profonde e belle anche artisticamente nella narrazione. Un linguaggio diretto che parla all’animo e che sa rinnovare e rinforzare l’alleanza per l’amore in noi, la nostra progettualità evolutiva sia individuale che corale. Come Ulisse capita anche a noi di incontrare, e di dover risolvere, qualche ostacolo nella navigazione sul mare della vita. La proposta Cosmo Artistica del prof. Mercurio è un potente alleato per la navigazione. Forti di buone regole e di coordinate spirituali chiare ecco che nostra la navigazione assumerà una prospettiva nuova. Ulisse ha come meta il ritorno ad Itaca e noi, gli Ulissidi, ci diamo come meta il “divenire artisti della nostra vita e della vita dell’universo”. Non vi dico altro, giusto il minimo per introdurvi all’ascolto della intro. Mi sono dato il progetto di pubblicarle tutte e di aggiungere giusto qualcosina di accompagno, ma proprio qualcosina. Se desiderate già ascoltarle tutte le trovate nella pagina. Consiglio per l’ascolto? Si…uno…con cuore♥️. Un caro saluto a tutti

Fondamentalmente buoni

Abbiamo una natura innata positiva e buona. Amandoci accresciamo i nostri talenti ed i crediti di benessere e soddisfazione

Guardiamoci allo specchio e affermiamo che Siamo delle belle e buone persone! Si lo possiamo fare, corrisponde al vero.

La nostra natura interiore innata è buona intrinsecamente; l’impulso aggressivo e le parti “non buone” non sono innate ma sono il risultato della risposta reattiva contro le frustrazioni che, nel corso della esistenza, sperimentiamo quando non soddisfiamo i nostri bisogni, emozioni e capacità. Questo ci dice Abraham H. Maslow nella introduzione al suo libro dal titolo Verso una psicologia dell’essere.

Guardandoci attorno nella vita possiamo constatare questa natura umana fondamentale.

Ci riflettevo ieri mattina in coda in tangenziale, quando insieme con tanti automobilisti mi sono messo in coda per prendere l’uscita. Alcuni, come potete intuire, non l’hanno fatta ed hanno bypassato la fila e somo entrati, a malo modo, davanti.

Ho pensato a quello spaccato di situazione e l’ho riportata nella vita delle persone, alla nostra esperienza personale ed ho visto che come rappresentazione calzava bene. Ho ritrovato la nostra parte buona, maggioritaria, ed ho visto anche le nostre parti “non buone”, minoritarie. Quante volte quando siamo arrabbiati ci rifiutiamo di seguire le regole? Tante, poche? Diciamo che in linea di massima succede, e quando succede in qualche modo subiamo un rallentamento.

Stiamo attenti, ci dice Maslow nella introduzione al libro, che ogni deviazione rispetto alla virtù positiva viene registrato nell’inconscio come un demerito e questo produce sentimenti di disprezzo verso noi stessi, e poi l’autopunizione è dietro l’angolo.

Che fare allora? Coltiviamo e rinforziamo le nostre qualità positive ed acquistiamo crediti verso noi stessi, così nel bilancio della nostra vita troveremo il benessere in misura maggiore e tanta soddisfazione e gratificazione nel sapere, e sentire profondamente, che abbiamo agito bene.

Usiamo questo metodo e accresciamo la consapevolezza di noi. Impariamo a riportare al nostro mondo interiore le esperienze che viviamo nella vita, ad esempio chiediamoci spesso “questa situazione che corrispondenza ha con la mia vita?”. In questo modo togliamo il dito dal grilletto della rabbia reattiva. Sono certo che impareremo a rispondere anche in modo meno reattivo alle frustrazioni, accoglieremo meglio le nostre imperfezioni e quelle degli altri; quando commetteremo un errore non perderemo mai la speranza di poter riparare, e questo è argine difensivo d’amore concreto per noi contro le piene del disprezzo, del senso di svalutazione e di inadeguatezza.

Noi siamo capaci di amore, facciamolo vivere, diamogli spazio e siamo pur certi che la qualità della nostra di vita migliorerà sia nel rapporto con noi stessi che con gli altri.

Guardiamoci allo specchio e diciamocelo ” Sono contento di te e della bella persona che sei”. Ogni secondo è un momento buono per riconoscere e far crescere il nostro valore positivo, di vita e di crescita, innato. Abbiamo fatto tante cose buone, riconosciamocele.

Difficoltà da Covid? Lo Sportello Counseling on line dell’Istituto Solaris è sempre Attivo.

In questi giorni molte testate giornalistiche hanno evidenziato come al termine di questo periodo c’è già un altra emergenza che bussa, quella psicologica. Sono molti tra commentatori ed esperti ad evidenziare il bisogno di un supporto. Il covid ha calato nelle vite di ognuno di noi il sentimento della paura, questa è entrata nelle nostre vite in modo per ognuno diverso. Esemplificando, è come se fosse entrata in casa nostra ed avesse aperto il nostro armadio indossando i nostri abiti. Emozioni diffuse sono senso di isolamento, ansia (quella non manca mai!!) ed un diffuso senso di irrequietezza, e paura. Questa fase richiede per tutti noi un investimento energetico rilevante.

Come spesso accade dopo uno sforzo prolungato vorremmo poter dire serenamente “Mi sento un po stanchino” (cit da Forrest Gump). E’ naturale essere stanchi, è assolutamente naturale e fisiologico. Sentire il desiderio di essere ascoltati, di una figura professionale con cui instaurare e costruire relazione di sostegno e per la crescita è un altrettanto naturale e sano bisogno. Se sentiamo questo bisogno diamogli voce, diamogli una opportunità e non solo complimentiamoci anche con noi perché ci stiamo ascoltando in modo accogliente. E’ un atto d’amore per voi stessi, parola mia!

In questi giorni leggevo di come mai come in questo periodo è stato frantumato il tabù della psicoterapia e dei percorsi di analisi o di counseling. Sotto la minaccia del covid sono cadute le paure (obsolete) legate a queste esperienze, si è volatilizzata la paura del giudizio che abbinava a queste esperienze lo spauracchio di essere giudicati (condannati forse è meglio) come dei pazzi. Molti hanno fatto outing, bravi. Non c’è nulla di cui vergognarsi in questo, anzi è bello condividere di essersi fatto un dono d’amore per se. Anch’io ho fatto il mio percorso, poi l’ho arricchito con la formazione e con la collaborazione e mi piace dire che sono in costante “percorso di crescita”. Non c’è cosa più bella che crescere, amandosi e volendosi bene.

I counselor sono figure professionali molto richieste per fare percorsi di crescita, per lavorare su se stessi ad accrescere e potenziale le proprie risorse e le proprie capacità creative, in termini pratici per essere sempre più consapevoli di se, capaci di ascoltarsi profondamente e saper prendere quelle decisioni di amore che portano beneficio, benessere e gratificazione… o se vogliamo ci fanno sentire bene. I counselor non si occupano di patologie ma di miglioramento della vita aiutando a superare momenti di difficoltà.

Prendete nota cari amici.

Come sapete io collaboro con l’Istituto Solaris che è primaria scuola di counseling di Roma, la nostra scuola ha attivato già dalla scorsa primavera un servizio di counseling on line gratuito e siamo ancora attivi e vogliamo continuare ad esserlo.

Prendetene nota, segnalatelo ai vostri conoscenti, alle persone che volete bene ed a quelle che volete dare una mano, è un opportunità. Il mio invito è per tutti di darsi la possibilità di ricavarsi uno spazio d’ascolto dedicato a se stessi, fare un pezzo di strada insieme. Perché insieme siamo più forti, e perché le paure nel dialogo e nella condivisione si smontano!

Chiamateci ok? Noi ci siamo, rimaniamo connessi!

Il conflitto Padre-Figlio nei simboli della mitologia greca (del Dr. Giampiero Ciappina su www.solaris.it)

Cari, oggi ho piacere di condividere un articolo del Dr. Giampiero Ciappina uscito sull’ultimo numero del magazine on line Solaris.it

Buona lettura

Il conflitto generazionale nella mitologia greca

L’invidia per la creatività: dalla tragedia all’amore circolare

Il conflitto padre-figlio è stato spesso un significativo rappresentante del complesso rapporto tra generazioni. I romani usavano una terminologia che scandiva con precisione la successione degli anni. Secondo lo scrittore latino Varrone, a Roma si era Puer fino a 15 anni, Adulescens dai 15 ai 30, Juvenis dai 30 ai 45. Il rito di passaggio più importante era quello celebrato tra i 15 e 16 anni, la vestizione rituale della toga virile con la quale i giovani acquisivano la maggiore età e il diritto di voto e soprattutto la possibilità di ricoprire cariche e il diritto di sposarsi. Se oggi i rapporti tra genitori e figli sono improntati ad una maggiore empatia, storicamente essi erano caratterizzati – al contrario – da distanza affettiva e da convenzioni, le quali spesso sfociavano in incomunicabilità, aperto conflitto e frustrazioni reciproche. Anche se in questo articolo mi concentro sul conflitto genitore-figlio – e più specificatamente sul conflitto padre-figlio – analoghe riflessioni, con le dovute differenze, si potranno fare con la madre e la figlia.

La mitologia e la teoria sull’Invidia di Melanie Klein

Il mondo  allegorico dell’antica Grecia ci propone le quattro figure mitologiche a cui ispirarsi (che vedremo più avanti), e dove ognuno potrà riconoscere alcune sue caratteristiche, rileggendole però alla luce della teoria psicoanalitica sull’Invidia, proposta da .
Perchè proprio l’Invidia in senso kleiniano? Perchè tra i possibili livelli di indagine, certamente non l’unico con il quale si può leggere il conflitto padre-figlio, quello dell’Invidia può essere davvero molto illuminante. Infatti, spesso la consuetudine è quella di leggere il conflitto generazionale pressoché esclusivamente originato dalla spinta dei figli a crescere e dal loro desiderio di autonomia e indipendenza. Siamo stati tutti adolescenti, e la lettura mainstream del conflitto generazionale talvolta rimane prigioniera di una visione miope e monolitica: l’epica romantica dell’eroe che si deve liberare da chi lo tiene prigioniero. Questa chiave di lettura, ancorché valida (e di cui abbiamo già ampiamente trattato), è anche parziale e superficiale, poiché rimane ostaggio dello stereotipo del Padre-Padrone o della . Eternalizza questi archetipi, senza tenere conto invece dei processi di crescita. Infatti, secondo la lettura più tradizionale e convenzionale dell’epica romantica, i giovani vorrebbero crescere, decollare e realizzarsi, ma sono impediti dal Padre-Padrone o dalla Madre-Divorante. E da qui nasce il conflitto. Ma perchè questa chiave di lettura è soltanto parziale? Perchè, ad esempio, in un proficuo percorso di crescita personale, dopo aver scoperto ed incontrato questi mostri interiori, spesso l’individuo può eventualmente anche simbolicamente sbarcare – come dice Antonio Mercurio – sull’Isola dei Feaci. E’ ciò effettivamente accade a chi, magari dopo anni di profondo lavoro su se stesso, sviluppa nuove competenze e progressivamente trasforma la propria vita. Può persino incontrare Re Alcinoo e la sua sposa Arete che ricoprono  di doni e che non hanno nessuna intenzione di trattenere Ulisse, ma semmai lo aiutano in tutti i modi nel suo viaggio verso Itaca. In questo caso, come si spiega il conflitto? Con il sostegno delle teorie kleiniane, è invece possibile ipotizzare, che una componente del conflitto sia alimentato – non tanto dal soffocamento parentale – ma piuttosto anche dall’invidia verso la creatività genitoriale.
E sebbene la Klein nei suoi testi faccia riferimento esclusivamente alla Madre, possiamo trasporre le sue proposte psicoanalitiche all’intero nucleo genitoriale (coppia accuditrice) e – con le dovute cautele e differenze – riferirle sia alla figura della Madre che a quella del Padre.

Sostiene Melanie Klein “[…] il seno, nel suo aspetto buono, è il prototipo della bontà materna, della sua inesauribile pazienza e generosità, come pure della sua “. Questa affermazione è rivoluzionaria, poichè nessuno prima della Klein aveva osato ipotizzare che il bambino poteva essere invidioso della creatività genitoriale. E poi prosegue: l’invidia deriva dalla sensazione del bambino che “la gratificazione di cui è stato privato viene vissuta come qualcosa che il seno frustrante ha tenuto per sè“. E prosegue ancora: “l’invidia cerca non solo di derubare la madre, ma anche di mettere ciò che è cattivo […] nella Madre, e in primo luogo nel seno allo scopo di danneggiarla e di distruggerla. Nel senso più profondo ciò significa distruggere la sua creatività.”

L’invidia nelle relazioni

L’invidia è un argomento molto complesso e di difficile acquisizione. Ciò è dovuto alla onnipresente sensazione che di invidia ne siano terribilmente sofferenti gli altri, ma poi di essere – in prima persona – miracolosamente immunizzati. Essa affligge le relazioni in generale: anche molto al di là del ristretto tema di questo articolo sul conflitto padre-figlio, o in generale del conflitto generazionale. La si può osservare nei gruppi di lavoro, tra fratelli, tra amici, tra i soci di una azienda e in tutte quelle situazioni dove il Meccanismo di Proiezione attribuisce all’Altro una funzione materna (reale o immaginata). Può persino spiegare (almeno una parte de) i conflitti di coppia, dove prima si proietta sul partner la propria figura materna, e poi la si invidia (e la sia vuole distruggere) per la sua ricchezza e creatività. In ogni caso, il presupposto keiniano sull’invidia si articola su una polarità fondamentale: l’invidioso presuppone (o percepisce se stesso) come un essere vuoto e presuppone che esista un altro individuo pieno. Ma poichè il vuoto viene costantemente rimosso, la persona invidiosa non sa di esserlo.

Tornando al conflitto padre-figlio, da questo punto di vista, la Klein suggerisce una prospettiva che è in grado di illuminare uno degli elementi del conflitto generazionale facendolo proprio risalire all’invidia per la creatività. Entriamo più nel dettaglio e vediamo come.

Narciso: il conflitto padre-figlio nella non-nascita

Narciso è il figlio che non riesce a nascere. Non ci arriva neppure al conflitto generazionale. Narciso non riesce ad incontrare il Padre: nè per cercarlo e tanto meno per scontrarsi con lui. Jacques Lacan, riferendosi al Narcisismo, al bisogno di apparire e di gratificazione continue, di oggettivazione del rapporto con l’altro, ci ricorda che la passione di Narciso è fondamentalmente una passione suicidaria. conflitto padre-figlioNarciso affoga nello stagno delle acque placentari in cui ama rispecchiarsi come metafora dell’impossibilità a nascere come  – la quale è definita da  – come capace sì di amarsi, ma poi anche capace di amare e di essere amato. Fuori dall’utero ci sono relazioni nuove, ma inarrivabili perché terrificanti. Richiederebbero una profonda revisione delle proprie radici identitarie, e Narciso si ritiene incapace di sostenere una rivoluzione così profonda. Lo stesso Lacan ci ricorda che il Narcisismo è una patologia senza conflitti esterni: in altre parole, il Narcisista è chiuso in una monade autistica dove l’invidia raggiunge livelli così estremi da essere totalmente negata e rimossa. Narciso apparentemente non entra neppure nel conflitto generazionale perchè ripiegato in una posizione fetale e schizoide, tesa a negare che esista una bellezza oltre se stesso. Narciso si illude di bastare a se stesso e il seno buono semplicemente non esiste. Non è stato nutrito e non deve essere riconoscente per questo. La creatività e la ricchezza della Madre (o del Padre) sono negati a tal punto che il narcisista si convince della propria autarchia e autoreferenzialità assoluti. Tutto al contrario del sincero riconoscimento che – alla corte del Re Alcinoo – Ulisse porge ai suoi ospiti.
Narciso quindi non è in grado di contattare né il proprio  e tantomeno il proprio . La  soprattutto è una meta irraggiungibile: un’illusione, una chimera soltanto teorica e interamente utopica. Sicché Narciso non può nascere in un Tu e in un Noi, perché rimane profondamente prigioniero dell’Io e non riesce ad uscire dal chiuso di quella relazione angusta, autistica e mortifera. Affoga e ritorna nelle acque dell’utero perché – in fondo – non è mai veramente riuscito a separarsene.

Icaro: il conflitto dell’orgoglio

Icaro è in contatto con il padre Dedalo, ma la mitologia ce lo consegna come il simbolo del figlio ribelle e presuntuoso. Non ascolta i suggerimenti del Padre, si avvicina troppo al Sole e si brucia le ali. Qui l’invidia distruttiva genera orgoglio e presunzione. Dedalo è un grande architetto, inventore e scultore di rinomata esperienza. Icaro invece è ancora un giovinetto: non è veramente in grado di costruire autonomamente le proprie ali – reali e simboliche – ma prende quelle sapientemente costruite dal Padre.  Ad una analisi superficiale, ciò potrebbe apparire come una capacità del figlio di essere erede: ma non è proprio così. conflitto padre-figlioIcaro prende sì le ali: ma non ascolta né consigli di prudenza, né accetta che vi siano regole da rispettare. Dice Ovidio nelle Metamorfosi (VIII, 183-235): “Allorché il giovinetto cominciò a godere dell’audace volo, abbandonò la sua guida….” E’ la ribellione alla funzione normativa del Padre. In altre parole, Icaro è un figlio che sembra accettare una eredità soltanto materiale: ma profondamente poi rifiuta quella spirituale.
Scrive ancora la Klein: “L’esperienza mi ha insegnato che il primo oggetto di invidia è il seno che nutre, in quanto il bambino sente che il seno possiede tutto quello che desidera, ha una quantità illimitata di latte e di amore, ma che lo tiene per il suo godimento“. Ma “[…] anche il seno gratificante può esser oggetto di invidia“. Anche se si sente gratificato dal fluire del latte, “il seno può esser oggetto di invidia in quanto al bambino questo dono sembra qualcosa di irraggiungibile“. Dedalo dimostra di avere una creatività e un’inventiva che il giovane Icaro ancora non possiede, e verosimilmente ciò può apparirgli come qualcosa di inarrivabile.
Certamente Icaro non ha ancora la saggezza e l’esperienza per usare le ali con la necessaria perizia. Non importa se quelle regole possono salvargli la vita. Per Icaro prevale il bisogno di imporre la propria volontà su quella del Padre e ne rifiuta la guida: non lo ascolta. Invece di saper saggiamente ereditare quelle ali, costruite con gli anni e l’esperienza, ha la presunzione di saperle già utilizzare con tutta la maestria che sarebbe necessaria. Non è consapevole dei propri limiti, è rapito da una insana ambizione e non ha l’umiltà necessaria di ascoltare chi ne sa più di lui. Il rapporto tra Dedalo e Icaro è un rapporto filiale appena iniziato: ma poi l’invidia spezza il rapporto.  Generando presunzione, Icaro decide di ascoltare soltanto il proprio orgoglio, e non è in grado di raccogliere l’eredità generazionale. E’ l’antico conflitto tra Puer e Senex, dove al posto dell’alleanza prevale invece l’arroganza e la trasgressione. A differenza di Narciso, Icaro è un figlio che è nato e che avvia un percorso di crescita. Ma poi –  non avendo sciolto il tema dell’invidia verso la creatività parentale – Icaro non sa come separarsi: la sua separazione diventa inevitabilmente uno strappo, una lacerazione, una sciagura. Anche Icaro muore nelle acque: scompare nei flutti, riabbracciato dalla madre-oceanica che lo porterà sempre più a fondo.

Edipo: il conflitto Padre-Figlio nella violenza persecutoria

Il rapporto di aperta conflittualità tra le generazioni possono essere ulteriormente rappresentate dalla terza figura mitologica: quella di Edipo. Con il mito di Edipo, il conflitto padre-figlio fa un salto di qualità: non è più sufficiente soltanto la trasgressione. Edipo ci mostra molto chiaramente l’invidia verso la creatività del padre: vuole letteralmente uccidere e usurpare il trono del Re di Tebe. Mentre il personaggio di Icaro – almeno inizialmente – aveva accettato il rapporto con il Padre, ora con il personaggio di Edipo non c’è più nessuna possibilità di trasmissione tra una generazione e l’altra. conflitto padre-figlioCon le parole di Antonio Mercurio, invece di costruire una vita come dono, Edipo sceglie letteralmente la vita come furto. Il senso della regola – non soltanto non viene ascoltato – ma viene qui deliberatamente rifiutato nel modo più violento e conflittuale. Edipo vive il padre come un nemico: ci restituisce la percezione di un Padre che non vorrebbe farlo crescere. Un Padre frustrante, perfino minaccioso, che vuole impedire la felicità del figlio, e dove l’unica soluzione è quella di ucciderlo e rubargli il trono. Edipo è quindi il simbolo di quelle relazioni padre-figlio cariche di angoscia, dove l’invidia distruttiva si mostra come una conflittualità aperta. Edipo rappresenta un’antropologia minacciata dall’angoscia di castrazione citata da Sigmund Freud: un adulto (uomo o donna) perennemente tormentato dal non essere all’altezza delle sfide dell’esistenza, afflitto dalla disistima in se stesso e dalla sfiducia nelle proprie capacità. Edipo è il prototipo di quegli adulti in perenne conflitto con i padri, perché costantemente temuti (vedi la “Lettera al Padre” di F. Kafka) e caricati di una proiezione persecutoria: in costante conflitto con l’autorità, con i rappresentanti del mondo delle regole, incapaci di perdonare veramente la Madre seduttiva (Giocasta) che li ha imprigionati in un rapporto incestuoso il quale viene – costantemente e ciclicamente – rimosso e negato.
Melanie Klein ancora una volta ci ricorda come simbolicamente l’uccisione del padre può avvenire in tante circostanze diverse. Perfino all’interno di un percorso di psicoterapia. “L’invidia primaria viene rivissuta anche nella situazione di transfert. Per esempio: lo psicoanalista ha appena fornito un’interpretazione che ha dato sollievo al paziente […]. Questa interpretazione buona può essere oggetto di critica distruttiva […]. La critica può rivolgersi a particolari di minore importanza: l’interpretazione doveva essere fornita prima, è stata troppo lunga o ha disturbato le associazioni del paziente, oppure è stata troppo concisa e non è stata capita a sufficienza. Questo tipo di paziente è invidioso del successo dell’analista e […] non può introiettarlo sufficientemente come un oggetto buono, nè accettare la sua interpretazione come vera convinzione e assimilarla.[…]. Il paziente invidioso potrebbe anche essere convinto di non essere degno del beneficio perché si sente colpevole per aver svalutato l’aiuto che gli è stato dato“.
Sofocle racconta che Edipo scoprirà la realtà consultando l’oracolo Tiresia, soltanto dopo molti anni, e accettando una verità su se stesso terribile e dolorosa.

Telemaco: le soluzioni al conflitto Padre-Figlio

Dopo tanti Juvenis che scelgono un destino tragico, finalmente la mitologia greca ci consegna anche una antropologia più armonica: l’immagine di Telemaco. Con la figura simbolica di Telemaco non ci sono morti. Non deve morire nessuno. telemacoTutte le precedenti figure allegoriche infatti, sono vittime – direbbe Antonio Mercurio –  di una volontà omicida (Edipo), oppure di una volontà suicida (Narciso e Icaro). Telemaco invece sente il bisogno del Padre e – pur sapendo di correre un grave pericolo – si impegna per cercarlo. Sa che questa ricerca è rischiosa per la sua stessa vita, ma decide che il rapporto spirituale con il Padre è indispensabile. Si stabilisce quindi un amore circolare. L’Amore circolare è un tipo di amore – che al contrario del triangolo edipico – è capace di includere, senza che ci sia un escluso in maniera oppositiva. Dice Mercurio – “L’amore circolare, proposto dalla Sophia-Analisi, si augura di vedere realizzato un salto qualitativo molto importante: arrivare a chiedere come dono – e non come un diritto – l’oggetto d’amore desiderato“.
La figura di Telemaco ci racconta quindi una storia completamente diversa del rapporto tra generazioni, della possibilità di meritarsi una eredità. In un’epoca come la nostra, dove nessuno accetta che vi possano essere regole se non quelle proprie, dove la figura del Pater Familias è continuamente aggredita, assente, evaporata, “il processo dell’ereditare, della filiazione simbolica” – afferma Luciana Sica – “sembra venire meno e senza di esso non si dà possibilità di trasmissione del desiderio da una generazione all’altra e la vita umana appare priva di senso“.
Telemaco all’inizio dell’Odissea, è un figlio in attesa del padre. Guarda l’orizzonte del mare, e lo invoca. Attende che il nome del padre riporti la regola nella reggia invasa dai Proci. La presenza del Padre Ulisse infatti è l’unica in grado di riportare la giustizia e l’ordine. Telemaco sa coltivare la dimensione etica della vita e riconosce pienamente questo ruolo normativo del Padre: non ha bisogno di trasgredire e comprende l’importanza fondamentale delle Regole. “Telemaco cerca il padre” – sostiene Recalcati – “non come un rivale con il quale battersi, ma come un augurio, una speranza, come la possibilità di riportare la Legge sulla propria terra“. Siamo lontani dalla presunzione e dall’orgoglio che hanno condotto al suicidio di Icaro, oppure dalla violenza persecutoria che ha reso cieco Edipo. Successivamente Telemaco dimostra la sua volontà di superare l’invidia distruttiva verso il padre, perchè esce dall’attesa passiva e attivamente intraprende il proprio viaggio. E’ simbolicamente il viaggio del Puer alla ricerca del Senex,  il viaggio metaforico che permette al figlio di scoprire il Padre. Ma in fondo, non si tratta qui del Padre biologico, ma di quello spirituale: è una vera imitatio patris, un viaggio alla ricerca del proprio se stesso nel futuro, del Padre che quel determinato figlio un giorno vorrà essere. E’ proprio questo uscire dalla passività, il mettersi in moto, questo voler ridurre le distanze, questo desiderio di entrare veramente in contatto, che consente metaforicamente il ritorno del padre. In altre parole: il Padre torna, se il figlio decide attivamente di cercarlo. Similmente ad un brano del film “L’uomo dei Sogni” (di P.A. Robinson, 1989) dove proprio in riferimento alla riconciliazione tra padre e figlio, una voce ultraterrena suggerisce a Ray Kinsella: “… Se lo costruisci, lui tornerà“.
Nella cultura mediterranea dell’antica Roma, il rapporto fra padre e figlio era di grande importanza. Dal momento che il figlio era destinato a succedere al padre nel far fronte agli oneri della casa, doveva sforzarsi di imitare sempre le sue qualità migliori e le sue virtù. “Telemaco è il figlio giusto” – dice ancora Recalcati – “perché sa essere erede, e sa ricomporre il giusto rapporto tra le generazioni e non solo contrapporre sterilmente le generazioni tra di loro“.
E se Narciso, Icaro e Edipo rimangono nell’incesto intrauterino, distruggono e si autodistruggono per l’invidia, Telemaco trova una soluzione all’invidia. Vuole una alleanza, vuole lavorare con Ulisse, ha bisogno del sodalizio con il Padre e gli riconosce il suo ruolo di Senex.  Per dirlo ancora con le parole di Freud, Telemaco è il figlio che trova la chiave per superare quell’angoscia di castrazione attraverso la positiva identificazione con Ulisse.
Telemaco rappresenta la nuova generazione che finalmente non ha bisogno di tragedie per continuare a crescere. Partire alla ricerca del Padre infatti è anche significativo del rapporto di riconoscenza e gratitudine con Ulisse. E la gratitudine, ci ricorda la Klein, “è strettamente collegata alla generosità. La ricchezza interiore deriva dal fatto che si è assimilato l’oggetto buono e si può ora dividerne i doni con gli altri“.
Dopo tanti figli che non sanno nascere e non sanno separarsi perchè devono ingannare, mentire, rubare e scontrarsi con il Padre, Telemaco sa evitare qualunque dramma. E’ il prototipo del figlio che vuole veramente uscire dall’utero, che sa riconoscere il Padre e accettare le sue ali. Attraverso l’alleanza, la sintesi della coniunctio oppositorum, il riconoscimento e la gratitudine, Telemaco può – non soltanto proseguire il suo percorso di crescita senza lasciarsi cadaveri alle spalle – ma anche potendo pienamente accogliere e meritare l’eredità del regno di Ulisse.

Il Counseling dell’IStituto Solaris, per essere sempre gli artisti della nostra vita, anche in tempo di Covid

In questi mesi il Covid ha modificato le abitudini di tutti gli abitanti del pianeta, in misura variabile tutti abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa. 

In questa parentesi di tempo e di vita a tutti gli abitanti del mondo è capitato di pensare, anche qui in misura variabile, a cosa avrebbero fatto quanto tutto fosse finito. 

Io ho immaginato il momento della sconfitta definitiva del virus come ad un momento in cui avremmo fatto tutti una grande festa, la festa dell’abbraccio, e tutti gli abitanti del mondo saremmo stati invitati. Avremmo festeggiato per le strade, nelle piazze ed in ogni luogo in cui poter stare “insieme ed assembrati”. 

In questo momento, a più riprese, gli informatori istituzionali parlano di luce alla fine del tunnel, la luce sarebbero i vaccini e penso che è una prospettiva buona (a prescindere dal giudizio e dall’idea che si possa avere sui vaccini).

Io con questa prospettiva di soluzione mi sono confrontato e mi sono chiesto: Cosa farò dopo?  Mi spiego meglio. 

La fase del covid è venuta in qualche modo a favore, offrendo una giustificazione socialmente accettabile, per le tante cose che non potevamo fare. Il covid ha giustificato tante cose, ad esempio:

  • il fatto di non poter realizzare i nostri progetti;
  • di non poter prendere delle decisioni a cui da tanto stavamo lavorando o che da tanto stavamo rimandando;
  • di realizzare i cambiamenti tanto attesi; 

Insomma il tanto odiato Covid a molti di noi, in misura variabile, ha dato una mano. Eh … non posso farlo… c’è il covid!!!

Ora che si parla di luce alla fine del tunnel può capitare di percepire un pò di ansia, e ci sentiamo spiazzati. Ma come? Pensiamo intimamente. Perché ora che tutto sembra sul punto di finire mi sento quasi minacciato dalla libertà tanto desiderata? 

Mah…mettiamola così. Il Covid può farci veder con maggior chiarezza a delle nostre parti profonde e interiori. Il messaggio del nostro Sé, della vita, arriva ora amplificato e dice pressappoco: Beh…allora a che punto eravamo? Già… a che punto eravamo!

FACCIAMOCI UN GRANDE DONO; NON MASSACRIAMOCI TROPPO, FACCIAMO GLI ARTISTI E NON FACCIAMO LE VITTIME. ECCO COME:

Usiamo questo malessere in modo positivo, accendiamo un faro di consapevolezza stabile sugli ostacoli di prima, e che abbiamo rimosso poi. E’ tutto umano! Non colpevolizziamoci, ma apriamo gli occhi. 

Il malessere di oggi rispetto alla prospettiva di “tornare liberi” non ci deve paralizzare, non è nulla di nuovo ma è solo la forma nuova che hanno assunto i rimandi, gli ostacoli di prima.  Quando la paura arriva, inspiegabile e paradossale, facciamo un ponte con il nostro tempo pre-covid e usiamo questo dolore per lavorare dapprima a conoscere sempre più e meglio le ragioni profonde dei nostri ostacoli ( fase della consapevolezza) e poi passiamo all’azione ( fase della trasformazione) per compiere quei passaggi di armonizzazione dentro di noi che sono e saranno la base da cui ripartire. 

Armonizziamo le nostre parti, ed oggi le vediamo bene nelle loro manifestazioni estreme, pensiamo ad esempio alla paura ed alla voglia di libertà. 

NON c’è nulla di sbagliato in ognuno di noi. 

Iniziamo da ora a lavorare a realizzare i nostri progetti, a prendere le decisioni ed a cambiare ciò che va cambiato. Lavoriamo nello spazio del nostro mondo interiore e creiamo dentro ciò che domani realizzeremo fuori, creiamo le condizioni di amore ed accettazione, di forza e di perdono. 

Importante è non isolarsi ma lavorare e costruire ponti di opportunità dentro e fuori di noi, lavorare con amore e con umana comprensione alle trasformazioni che la nostra vita ci chiede di fare. 

Non trascuriamo l’ipotesi di farci aiutare da professionisti anche, ce ne sono tanti. Il counseling ad esempio è una disciplina di aiuto molto efficace ed io consiglio di potersi dare un opportunità. Noi dell’ Istituto Solaris da tempo abbiamo attivato uno sportello di counseling gratuito on line. Chiamateci e esplorate coni nostri professionisti le opportunità che questo tempo offre, lavoriamo insieme a trovare lo spunto creativo che permetterà già oggi di realizzare la vita che vogliamo, con o senza covid.  Diveniamo il coraggio che desideriamo, e creiamo oggi la vita che amiamo.

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Il Servizio di Counseling on line gratuito dell’Istituto Solaris di Roma

Questo periodo ha un senso? Io dico di si. Questa fase di sospensione ci vede tutti in attesa e con tante di emozioni. Sentiamo tutti la spinta primaria a trovare una soluzione, ed a fuggire il pericolo. Diciamo subito che NON è un colpa avere paura, riconosciamocelo, ci farà sentire meglio, più leggeri e meno sotto pressione.

Se lo desiderate e sentite il bisogno di un aiuto vi invito a cogliere l’ opportunità offerta dall”Istituto Solaris che ha attivo il un servizio di counseling on line gratuito. I professionisti dell’Istituto Solaris stiamo facendo dono alla vita ed alle persone della nostra professionalità.

Il servizio rivolto a tutti coloro che sentono il desiderio di essere ascoltati e accolti in questo momento di grande trasformazione sociale.
Ci siamo per sostenervi e aiutarvi a prendere nuove decisioni, quelle necessarie a trasformare la situazione di profonda emergenza, che stiamo vivendo, in un’opportunità di crescita e trasformazione personale.

Per usufruire del servizio potete:

Chiamare il numero 3519743118 oppure compilare il Modulo https://forms.gle/dwG99AZCkAa9aLNUA

È Sempre Tempo Buono Per Le “Scelte D’Amore”.

Per tutti c’è un cammino di crescita, il cammino della vita, delle realizzazioni delle nostre autentiche propensioni. Per ognuno di noi c’è un tempo buono, quello della chiarezza e della consapevolezza della cosa buona da fare. Ma che non passi il concetto che “tanto arriva” quindi possiamo starcene seduti ad aspettare. Una e una sola è la scelta primaria, uscire dall’ombra del nostro dolore (a ciascuno il suo), accettare di separarcene e scegliere di investire ogni energia nella via che ci indica il nostro SÉ, la nostra guida interiore sempre presente, fonte si amore sede della nostra tenacia forte e del nostro forte e autentico progetto di vita. Buon tempo di scelta tutti, e non abbiate paura che “andrà tutto bene”. Buona scelta a voi e buona scelta d’amore anche a me. Vi saluto oggi rinnovandomi e rinnovando con voi questa consapevolezza.

Crescita personale: Abbiamo bisogno d’amore e di contatto.

(…)C’è bisogno d’Amore sai Zio per tutto quanto il mondo. Di un overdose d’amore(…).Cit Zucchero.

Noi abbiamo un bisogno, e si chiama Amore. Ma non solo questo, anche del contatto abbiamo bisogno ed abbiamo bisogno di sentire e di essere toccati e di toccare, di vedere, parlare e ascoltare. Ne abbiamo bisogno e quando tutti questi aspetti fanno parte della nostra vita possiamo sentire scorrere in noi il benessere e se lo osserviamo bene vedremo scorrere ai suoi piedi quel che resta degli ostacoli e del malessere. Abbiamo bisogno di essere soggetto ed oggetto di queste qualità ed attenzioni umane, esse ci arricchiscono e ci sostengono e ci rimandano un messaggio fondamentale, che noi siamo vivi ed esistiamo.

Frequentemente andiamo in “sbattimento esistenziale” e queste meraviglie per l’anima non riusciamo a sentirle ed a agirle e non riusciamo ad essere umili da chiederle.

Quando siamo giù ad esempio noi vorremmo tanto parlare con qualcuno, vorremmo tanto raccontare ogni cosa di ciò che riempie la nostra mente di pensieri vorticosi e di paure eppure facciamo fatica. Frequentemente preferiamo mettere mano al portafoglio per andare dallo psicologo e per svuotare nel suo studio tutto il nostro contenuto interiore, e questo è comunque un bene, è comunque una cosa positiva, è comunque un movimento di crescita e di cura verso quel passaggio e quella domanda di crescita che abita in noi.

Abbiamo bisogno di tutte queste cose e dico che prima ce ne rendiamo conto e prima le daremo il giusto conto nelle nostre esperienze umane. Riuscire a soddisfare in modo sano ed autentico questo bisogno farà splendere la nostra luce e ci nutriremo di una ricchezza e di una bellezza senza eguali, nell’altro e nelle relazioni noi troviamo anche noi stessi, ci conosciamo, viviamo, ci amiamo. Con gli altri nella reciprocità possiamo essere alleati della crescita e del benessere, è prezioso avere progetti corali e condivisioni, sono pratiche attraverso le quali le nostre attitudini, un tempo naturali e spontanee, ritrovano un varco da sotto la cortina dell’orgoglio e delle pretese per tornare a respirare e riscoprire sorridente che gli piace tanto, un sacco e una sporta.

Amiamo, quindi, amiamoci e lasciamo che l’amore venga a noi ci sentiremo vivi e benissimo.

Crescita personale: L’umiltà come strumento spirituale per riconoscere ed eliminare le pretese.

Antonio_400x400Esprimo gratitudine ad Antonio Mercurio per il dono immenso di discipline e conoscenze, fonte di ricchezza per la mia crescita personale e per il lavoro con i miei clienti. Se leggendo desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse sappiate che io sono disponibile e quindi potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line. 

Per parlare del tema delle pretese mi farò guidare dal racconto del mito di Ulisse,  come narrato da Omero,  e dal pensiero di  Antonio Mercurio che nella sua opera “Ipotesi su Ulisse” ci presenta un il re di Itaca come prototipo dell’uomo che nel suo viaggio trasforma i propri veleni e fa della sua vita un opera d’arte.

orologio_interna-nuovaOk Partiamo…andiamo un pò indietro nel tempo, andiamo al tempo sempre vivo del mito.

E’ la sera prima della strage dei Proci e siamo nella reggia di Ulisse. Il re tanto atteso, cerca di dormire, sotto le sembianze di un mendicante, ma è irrequieto il suo animo e tanti dubbi lo tormentano.

Stana indecisione🤔! Eppure fino a poco prima era forte la sua determinazione e non vi erano dubbi sulla volontà di annientare i pretendenti, avidi e pieni di pretese, che gli divorano le ricchezze, gli insidiano la moglie e minacciano di uccidergli il figlio.

Eppure ora che tutto è quasi pronto ecco che il suo animo ora si agita, è ambivalente la sua decisione, … intanto nel salone i proci si divertono con le ancelle, fa fatica il suo spirito e l’eroe prega:

“CUORE, SOPPORTA! SOPPORTASTI BEN ALTRA VERGOGNA, QUANDO IL CICLOPE MANGIAVA, CON FURIA IMPLACABILE, I FORTI COMPAGNI; E TU SOPPORTASTI, FINCHE’ L’ASTUZIA TI TRASSE DALL’ANTRO, QUANDO CREDEVI GIA’ DI MORIRE”.

Ulisse si chiede anche: “Ce la farò io da solo?”

Quindi anche Ulisse ha il suo momento di svalutazione e paura. Quindi non vogliamocene quando capita anche a noi  di essere in difficoltà😀ok?

In questa tempesta interiore ecco che di nuovo Atena interviene, lo sostiene e lo incoraggia. Atena alleata di Ulisse nell’odissea,  ma Atena (ci dice Antonio Mercurio) è per noi la nostra saggezze interiore che ci indica sempre cosa è bene fare e che fa dissolvere i dubbi.  

Ma un altro dubbio più profondo disturba Ulisse, ed è quello di eliminare le pretese rappresentate dai proci.

Odissea_Ulisse_mendicanteI Proci, i giovani principi che ambiscono a prendere il posto di Ulisse, ci dice Antonio Mercurio nel suo bellissimo libro ” Ipotesi su Ulisse”,  possono essere visti come rappresentanti simbolici delle pretese che albergano nell’animo umano. Nell’Odissea i Proci sono numerosi , ci dice Omero. Tante pretendenti ci sono nella casa di Ulisse e tante sono le pretese che albergano nel suo animo ancora nonostante i mille patimenti, ci dice Antonio Mercurio.  La richiesta dei Proci di avere un successore alla guida di Itaca è legittima, a ben vedere, ma quello che ci preme ora rilevare è come a monte di questa motivazione esteriore poi ne profondo li muove un avido desiderio di divorare e depredare la casa di Ulisse e di insidiarne la sposa ed il potere.

Dopo aver tanto agognato il ritorno, Ulisse è combattuto proprio sulla linea del “traguardo”. Questa immagine ben esprime come anche per noi arrivano i dubbi sulla “soglia” del cambiamento tanto desiderato. Il dubbio si lega con il fatto che il cambiamento è doloroso e richiede di far morire (simbolicamente, sia ben chiaro) delle nostre parti e questo non sempre è facile e ci mette in contatto con le nostre fragilità. Ma come un messaggio di fiducia è nell’Odissea, la dea Atena, allo stesso modo un messaggio ed un indicatore forte di fiducia e forza è in ognuno di noi, la nostra saggezza interiore (ci dice Antonio Mercurio).

Quindi in questo cammino non siamo soli, ci vuole impegno ma è di sicuro successo.

Chissà quante sono affollate di pretendenti le stanze del nostro mondo interiore e quanto sono velenose le pretese che dentro si annidano vantando sacrosante ragioni. Le istanze dell’ “IO VOGLIO, IO PRETENDO” chissà quanti followers hanno. In tutto l’umano albergano legittime istanze di crescita, e questo è sano. Accanto a queste motivazioni sane ed in armonia con le leggi della vita ve ne sono altre che non hanno nella crescita il fine autentico ma perseguono piuttosto il desiderio di riscatto, di risarcimento costi quel che costi. Accade questo perché il dolore che sperimentiamo nella vita se non viene conosciuto, accolto e trasformato può alimentare il risentimento e questo ci devia dalla “sana crescita”; il risentimento può sedurci con miraggio che la “sana crescita” coincida con le ragioni del  riscatto, della vendetta, del tanto ambito risarcimento per il dolore patito. Pressappoco succede che questo obiettivo diviene “l’obiettivo”, e ci deruba e divora le nostre energie creative e ricchezze.

Questa posizione avvelena e depreda la nostra reggia, il luogo della nostra vita risiede il nostro potere sano e l’arte di essere signori della nostra vita, il luogo dove con saggezza decisione ed arte costruiamo la nostra potenza reale fatta di capacità di accogliere, di perdonare, di riparare e di essere costruttivi, realizzare i nostri sogni e stare bene!

Spesso inconsce e ben camuffate le istanze di “IO VOGLIO, IO PRETENDO” sono frequentemente in pole position a motivare le nostre decisioni.

unnamedLa pretesa è ogni volta che l’altro DEVE essere o fare qualcosa per noi. Così l’altro ha tante facce, l’altro è la vita,  lo stato, Il presidente del consiglio, i medici, i ricercatori che in questo momento devono trovare il vaccino, il sistema politico, i genitori, il partner,  gli amici, gli insegnanti, la tecnologia, il modem, skype, il datore di lavoro, il vicino di casa, il comune, l’amministratore di condominio ecc ecc.

Le pretese inquinano la nostra progettualità sia personale che di relazioni con gli altri e di questo è bene che ne abbiamo consapevolezza. In questo modo saremo sempre liberi e padroni della nostra vita.

Che fare allora per venire fuori da questo ginepraio di pretese? Un primo suggerimento è l’umiltà, ovvero osservare e conoscere a fondo le nostre pretese e poi rinforzare l’alleanza con il nostro Sé.

Ma torniamo al nostro eroe ed ai dubbi ed alle paure, e veniamo anche a noi.

Atena non ha mai abbandonato Ulisse anche se lui ogni tanto perde la fiducia. A

Così gli risponde Atena: ” Ostinato! ci si fida persino d’un compagno più debole, che è pure mortale e non sa tanti accorti pensieri; ed invece io sono la dea, che sempre veglio su di te in tutti i travagli. Ma ti dirò apertamente: ci accerchiassero pure cinquanta drappelli di uomini splendidi, bramosi di ucciderci in guerra, torresti anche ad essi i buoi e le pecore grasse. Ma il sonno ti colga: anche questa è una pena, vegliare, desto per tutta la notte; uscirai presto dai mali”.

Beh cari, con questo invito di Atena vi saluto e rilancio ancora l’invito a tutti  di accrescere la conoscenza di noi, delle nostre parti luminose e quelle no,  per non lasciare che le pretese divorino la nostra vita e la nostra bellezza. Come Ulisse con i Proci anche noi restiamo centrati e pronti ad eliminarle… senza esitazione. in alleanza con il nostro Sé.  Con questa centratura e le decisioni d’amore noi diverremo sempre più e sempre meglio i padroni della nostra vita e artisti della nostra vita.

Se desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line per fare un percorso di crescita “insieme”.

 

 

 

 

 

Fidarsi: Lo dico a me, mi fido di te! … della Counselor Laura Rinaldi su Solaris.it

LogoAltaDefinizione_sfondato_500px-e1438454191938Ospito con gioia nel blog un articolo chiaro e potente sul tema della Fiducia uscito questo mese sulla rivista on line www.solaris.it. L’autrice Laura Rinaldi è una bravissima professionista ed una persona bella e speciale. Vi invito a leggere la sua proposta sul tema della fiducia. Ogni mese la rivista propone tanti interessanti articoli.

Cosa significa fidarsi ai tempi del coronavirus? Mi fido di te! Un’affermazione apparentemente semplice ma oggi impronunciabile. Nell’estrema necessità di rispettare i protocolli di sicurezza anti-contagio e restare in casa, quando gli altri potrebbero essere il nemico numero uno da cui proteggersi, nel momento in cui tutto sembra dirci il contrario, fidarsi è oggi più che mai è una decisione.

Fidarsi è sinonimo di affidarsi, di andare verso l’Altro. Per poter uscire di casa, prendere un caffè al bar, stringere delle relazioni e costruire la propria vita, l’essere umano ha dovuto necessariamente decidere di affrontare le proprie paure e fidarsi. Ma perché non ci fidiamo?

La fiducia è sempre stata ostacolata dalla paura

Forse perché non siamo in grado di accogliere le nostre fragilità e abbiamo paura di mostrare le nostre vulnerabilità. Perché siamo condizionati dalla sofferenza, dai tradimenti, dalle offese e da tutto il dolore provato. Tutte ferite che portiamo dentro e alle quali restiamo attaccati. Avere fiducia ha da sempre a che fare con tante altre decisioni. Decidere di lottare contro queste resistenze interne significa fare un progetto d’amore verso se stessi. Tutte le volte che non lo facciamo abbandoniamo noi stessi.

La paura mi chiede di cambiare

Per continuare a vedere il nostro futuro oggi, per fidarsi bisogna trasformarsi. Coltivare la fiducia in questo momento significa darsi l’opportunità di continuare ad esistere. Equivale a fare leva su altre parti interne, cercando di non sprofondare nelle parti reattive e nel panico. Avere fiducia non significa non avere paura. Le due cose convivono: posso essere spaventato ma lavoro per avere fiducia. Decidendo di essere flessibili, morbidi e facendo spazio ai pensieri costruttivi, all’amore, all’umiltà, affrontando le paure, accettando di piegarsi, compiendo passi di coraggio e di crescita. Imparando a riconoscere la libertà di decidere da che parte stare, se fare di tutto per vivere oppure fare tutto per stare male ed essere preda di comportamenti irrazionali. Ma dove troviamo la forza?

Fidarsi per non farsi divorare dalla paura

Se non riusciamo più trovarla fuori di noi, dobbiamo necessariamente trovarla dentro. Mai come prima d’ora è indispensabile coltivare la fiducia. Non ci sono vie di mezzo, fidarsi significa decidere di confidare nella propria saggezza e affidarsi, affrontare un sacrificio e dirsi: “Mi fido per il mio bene e mi faccio un dono”. Essere disponibili a mettersi in discussione, sentire la forte decisione di voler migliorare, l’autentico desiderio di crescere e la determinazione a voler stare bene. Decidere di darsi un grande valore, in una parola: amarsi!

Fidarsi: Mi fido di me, mi fido del mio Sé!

Ma chi è il Sé? L’Antropologia Cosmoartistica descrive il Sé Personale come una guida, un maestro, come un padre, come una parte interna dell’essere umano, il più importante rappresentante della Dimensione Spirituale della Persona.  “Per potersi sviluppare pienamente l’uomo deve entrare in contatto col proprio Sé, la propria saggezza interna, il proprio progetto esistenziale, i propri sogni, e costruire la propria esistenza intorno ad esso” (Antonio Mercurio). Il Sé è insieme la saggezza e l’amore presenti dentro la Persona, è la coscienza profonda, è il custode del progetto esistenziale. Ci vuole determinazione, forza e tanto coraggio per decidere di affidarsi al proprio Sé. Questo è il momento.

La fiducia come progetto

Dirsi oggi “Mi fido di te” significa decidere di attaccarsi ai progetti che danno senso alla propria vita: ascoltare i progetti del cuore; scegliere di rinforzare i rapporti con i propri familiari; creare armonia nelle relazioni; decidere di amarsi incondizionatamente, di amare gli altri ed essere amati. E’ arrivato il momento di trasformarsi e aprire il cuore alla vita. Non c’è più tempo.

Poesia al Sé “Mi fido di te”

Sei la fiducia incrollabile
Sei la voce che ascolto
Sei la saggezza che mi guida
Sei il padre di cui ho bisogno
Sei l’energia che sento scorrere
Sei l’amore che ricevo e che dono
Sei la mia creatività
Sei la grazia dentro di me
Sei la mia sensibilità
Sei il sole che mi scalda e mi nutre
Sei il mio sorriso
Sei il primo Tu che ho accanto

Crescita personale. “Riconosciamo il narratore di storie tristi in noi, ringraziamolo e salutiamolo. Andiamo con fiducia verso il cambiamento che la nostra vita vi chiede. â¤”

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacolo alla crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessario nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzarci conoscendo cosa succede dopo, o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound …et voilà ..eccoci qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissimi ne abbiamo fatti dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo “ci sta” – lo dico e lo ricordo  a voi e a me-  ed usiamolo come sentinella,  “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Crescita personale. “Riconoscere il narratore di storie tristi in noi. Ringraziarlo e salutarlo. Andiamo con fiducia nel cambiamento che la nostra vita vi chiede. â¤

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacola la crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessarrio nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzati conoscendo cosa succede o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound et voilà eccovi qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissime ne abbiamo fatte dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo ma lo dico a voi e a me “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Crescita personale: Speranza e Paura al tempo del Coronavirus

In questo momento possiamo avere fiducia e possiamo avere paura. Se proviamo paura  vuol dire che non proviamo anche la speranza e fiducia, che sia chiaro questo ok? Rinforziamoci nella consapevolezza e nell’ accoglienza di noi nella nostra totalità nelle nostre forze e nelle nostre debolezze. Siamo flessibili e amorevoli con noi…rendiamoci disponibili a farlo…siamo esseri speciali e in questa fase consolidiamoci e affondiamo ancora di più le radici nell’amore che in noi é un nucleo immodificabile. Fatelo e se lo desiderate ricavatevi uno spazio per lavorare con un counselor.

In questa fase ricordo che l’Istituto Solaris di Roma ha attivato un servizio di counseling gratuito on line. Per accedere al servizio visitate la pagina facebook dell’Istituto Solaris oppure contattatemi qui sul blog o al n di telefono 3519743118 dedicato al servizio. Non siamo soli, aggrappiamoci alle nostre parti positve, facciamolo insieme se lo desiderate. Un saluto a tutti

Servizio Counseling Istituto Solaris #iorestiamoacasa e @chiamouncounselor #noicimettiamoilcuore

Servizio di ascolto gratuito in questo momento di trasformazione sociale. Un dono e nuova energia si amore e professionalità contro le difficoltà.

Il tuo silenzio mi uccide … ( di Kathleen Fenn) su Solaris.it

LogoAltaDefinizione_sfondato_500px-e1438454191938(con piacere condivido con coi un nuovo articolo della rivista on line Solaris.it  e scritto dalla mia collega counselor Kathleen Fenn ) 

 

Il tuo silenzio mi uccide. Questa è l’affermazione che spesso sentiamo risuonare dentro di noi quando il nostro partner usa il silenzio come un muro invalicabile fatto di rabbia e di risentimento. É forse il peggiore dei modi per farci sentire soli e senza possibilità di appello. Ma noi in che modo siamo responsabili della situazione di attrito che si è creata? Cerchiamo di assumerci anche la nostra parte di responsabilità. E’ possibile che negli anni ci siamo costruiti un guscio, il quale contiene il nostro orgoglio, le nostre pretese, le nostre maschere, insomma tutto ciò che noi pensiamo che ci possa servire per difenderci, lasciando spazio al nostro assoluto. A volte, viviamo sulle difensive, pensando di dover affrontare chissà quali nemici ed il primo nemico, il più vicino a noi è di solito il nostro partner, sul quale proiettiamo facilmente la figura (di solito materna) che in passato, forse fin dalla vita prenatale, ci ha ferito. Non spaventiamoci, è un processo abbastanza naturale. Si tratta di riconoscerlo, di accettarlo, di trasformarlo e di capire che i nemici non sono fuori di noi, ma dentro di noi, sono i nostri persecutori interni.

Siamo pieni di traumi e di doni

Il fatto è che noi “nasciamo arrabbiati e pieni di traumi …. ma anche pieni di doni” (citazione dal corso di Teatro della Cosmo-Art, Istituto Solaris,A.A. 2019/20, condotto dalla dottoressa Paola Capriani), possiamo quindi cogliere l’opportunità di trasformare nostri traumi in doni. Perché siamo arrabbiati? Per celare e rimuovere il nostro dolore più antico, per non attraversarlo di nuovo, ma solo riattraversandolo possiamo sciogliere questo nodo con il perdono. “Il perdono libera l’anima e cancella la paura.” (Nelson Mandela) Il passaggio da fare è ammettere di essere arrabbiati e di avere odiato, sì, odiato, anche se in molti rifuggono da questa parola. Riflettiamoci, se siamo capaci di amare dobbiamo essere capaci di odiare, siamo un meraviglioso miscuglio di sentimenti, positivi e negativi, abbiamo la capacità di fare la sintesi tra gli opposti e di darci  “un cuore ama e non un cuore che odia” (Regole della Navigazione Notturna degli Ulissidi – Antonio Mercurio) Questo ci suggerisce la Cosmo-Art.

Colpa e responsabilità

Il lavoro deve cominciare da noi stessi, solo perdonando noi stessi saremo capaci di perdonare l’altro, di essere accoglienti e di non attribuirgli più ogni responsabilità per gli accadimenti della nostra vita. ”E’ colpa tua!” , “Ho ragione io!” e  “il silenzio mi uccide” sono le frasi più ricorrenti tra i partner di una coppia. Non sentiamoci subito le vittime, facciamo gli artisti. Possiamo cominciare col cambiare la parola colpa con la parola responsabilità, e già le cose sembreranno diverse. La parola responsabilità implica la scelta e la conseguente decisione che tutti noi possiamo prendere. Se siamo responsabili stiamo scegliendo: e quindi fermiamoci, riflettiamo un momento e non incolpiamo sempre l’altro di ogni accadimento della nostra vita. Ogni giorno noi scegliamo tra il prendere decisioni d’amore o decisioni di odio. Scegliamo l’amore!

La chiave sta nel cambiamento

Quando, dopo aver superato la fase dell’innamoramento, fase in cui viviamo avvolti in una nube dorata che lentamente si dissolve, ci troviamo di fronte alla prima trasformazione da attuare e cominciamo a scegliere. Saremo capaci di passare dall’ innamoramento all’amore? E di decidere che la nostra vita di coppia è un progetto: un progetto che è nato, ma che dobbiamo impegnarci a far crescere ed evolvere, come due adulti responsabili? Sarà inevitabile affrontare dei cambiamenti, ed i cambiamenti avvengono solo attraverso un travaglio, forse attraverso l’attraversamento di un dolore, nuovo, ma che ci richiama un trauma antico. Anche un conflitto costruttivo può servire per capire, crescere, sanare e trasformare.

Andare oltre

Ecco perché è necessario partire dal perdono di sé stessi e dell’altro. È come se il perdono ci riportasse al blocco di partenza ed il percorso ora fosse scevro da ogni ostacolo, perché l’ostacolo è stato rimosso col perdono. Ora possiamo ripartire, disposti sempre ad accogliere l’altro e a perdonare ancora e ancora, anche a cadere e a rialzarci, per procedere imparando a trascenderci e per costruire una relazione sempre più sana e più forte. Impariamo ad andare oltre, tenendo a bada il rancore che a volte ritorna e ci fa sentire soli e feriti, oltre il dolore per il nostro trauma più antico che ci fa alzare quel muro. Allora sì che possiamo abbatterlo quel muro di silenzio che ci atterrisce, anzi, forse crolla da solo, travolto dall’onda d’amore e di gioia, che creiamo con la decisione di realizzare con forza e con determinazione il nostro progetto di coppia.

“Oggi è un nuovo giorno ed io scelgo l’amore e la bellezza” (Antonio Mercurio – Patto cosmoartistico per la Creazione della Bellezza Seconda).

Strumenti di Crescita personale: Il potere della Riparazione

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Capita a tutti di fare piccoli e grandi errori.
A volte il nostro comportamento ferisce altre persone. Ci sta, siamo umani e sbagliamo!
Oggi voglio parlare di cosa possiamo fare quando ci scappa di non essere bravi e vi propongo uno strumento spirituale molto potente, un arte preziosa e che genera benessere.
Mi riferisco al potere ed all’arte di Riparare.

Vi Riporto un esempio di un caso accaduto a me recentemente in cui la “dimenticanza” ed il continuo “rimandare” sono state le forme che ha assunto il non prendermi cura di una relazione con una persona.

Ecco il mio esempio.
Un’amica mi affida un suo oggetto che io gli ho chiesto per farne delle prove d’uso per un progetto a cui stavo lavorando. Andando via la mia amica ha dimentica di riprendere l’oggetto. Io non l’ho vista andare via e così non gli ho potuto riconsegnare il bene. Nulla di grave, come vedete, sono cose che accadono, chissà quanti di voi è capitata una cosa simile.
Ora torno a me.
Mi propongo di chiamarla subito, per informarla e per rassicurarla.
MA…passano le ora e non chiamo, rimando.
Passano i giorni e non chiamo, rimando.
So che devo chiamare ma non lo faccio, rimando.

Delle vocine dentro se la raccontano a modo loro:
– Tanto non gli serve, dice una, altrimenti avrebbe già chiamato;
– E’ colpa sua che si è dimenticata, dice un’altra;
– Tanto la rivediamo tra qualche giorno e quindi che senso ha chiamare ora?;
РSi vabb̬ poi gli mando un messaggio;

Quindi tagliando corto trascuro di prendermi cura della mia amica.

Come facciamo a capire che qualcosa non va bene?

Nel mio caso i continui rimandi e le dimenticanze mi davano un disagio, non parlo di malessere vero e proprio ma di un senso di fastidio sull’anima.

Dal mio Sé mi viene in soccorso la consapevolezza di come a volte attraverso delle piccole ed apparenti dimenticanze e rimandi non mi prendo cura a dovere del mio progetto e delle relazioni con altri.
Il mio Sé mi parla chiaro, basta rimandare … riparare è la cosa da fare. Obbedisco e decido :
1) riparare;
2) Accendere un nuovo faro di consapevolezza sull’importanza di “prendersi cura” a partire dalle piccole cose;
3) vedere come l’ io fetale si annida anche nel “rimando continuo”. Ricordate l’io fetale? Ne ho parlato qui. Lui vive nell’assoluto, lui risolve il tutto con un ” non è colpa mia”.

patch-2328289Dal pensiero all’azione: Operazioneriparazione.

Ho preso il telefono, ho chiamato la mia amica, le ho chiesto scusa (a dire il vero anche lei mi ha chiesto scusa per essersi dimenticata di riprenderlo), mi sono proposto – per riparare – di raggiungerla a casa sua e di potergli consegnare l’oggetto. Mi ha ringraziato per averla chiamata.

E’ un esempio semplice semplice come vedete ma utile perché cose simili accadono frequentemente.

L’arte di riparare è una competenza quotidiana e migliora la qualità della nostra vita, garantito.

Per rinforzare questa qualità umana (che tutti abbiamo) o se vi è difficile fare un azine di riparazione verso qualcuno beh fatevi aiutare, può essere utile fare dei percorsi di crescita, ma anche gli incontri di counseling sono sicuramente utili.

La riparazione per sua natura non è perfetta e non può cancellare la ferita originaria, essa non è magia e non riavvolge il nastro del tempo e non cancella ciò che è accaduto.
La riparazione tuttavia è liberatoria, sempre. Nei casi di ferite gravi non cancella il dolore ma ci permette di poterlo contattare in modo trasformativo e con la dignità della nostra dimensione umana, dove non è possibile ricostruire ciò che è definitivamente rotto o perso la riparazione abbraccia la nostra umanità e la conduce per mano a fare qualcosa di buono per chi abbiamo ferito, ci libera dal senso di colpa e ci libera dal senso di impotenza.

La riparazione porta un messaggio speciale: “Mi dispiace e voglio fare qualcosa per te per riparare al meglio di quello che “ora” mi è possibile. Tengo a te, tu sei prezioso ed anch’io lo sono”.

Con la riparazione liberiamo la nostra capacità creativa e costruttiva dagli orpelli velenosi della pretesa e del lamento che ci legano le ali.

( L’articolo non nasce con finalità promozionale della mia attività di Counselor ma se vorrete approfondirlo con me fate pure scrivendomi)

Un saluto affettuoso a tutti voi.

Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.

L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita sperimenta tante cose belle e sperimenta purtroppo anche il dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota,  molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale (A.P.E.)  in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina.

A questo punto abbiamo quindi , da una parte, il permanere a livello universale di una rappresentazione del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli e di beatitudine, e dall’altra parte abbiamo la consapevolezza che non sono mancate anche a quel tempo non sono mancate le difficoltà e non tutto è stato piacevole. E su cosa si fonda questo assunto? Bel sull’esperienza del lavoro fatto con le persone, certamente.

Ecco, seguitemi: nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà e questo è sotto gli occhi di tutti noi.

Quando accade abbiamo la possibilità di fare un un ponte temporale tra il nostro tempo presente ed il nostro vissuto intrauterino, e vedere se c’è tra le due esperienze una relazione.

Facciamo una ricerca anche con l’aiuto dei nostri genitori. Esploriamo com’era il tempo  del nostro concepimento e della nostra gravidanza:  eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, era il momento opportuno, com’era l’umore della madre, c’era gioia in lei e nell’ambiente in cui viveva, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci raccontano la nostra vita intrauterina.
Tutto queste informazioni hanno sul piano emotivo tante corrispondenti emozioni, ed è con queste che noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.

Nella fase dal concepimento al parto la relazione con la vita passa dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Ora anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati all’ambiente emotivo dell’utero a seconda che si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia,  paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire stimoli e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando tutto va bene, e provando rabbia e paura quando invece ci sentiamo minacciati o preoccupati. 

Dall’armonia alla disarmonia

Nella vita intrauterina ci sviluppiamo quindi sia a livello biologico che sul piano  emozionale.  In questa fase – ci dice l’A.P.E si strutturano tutte le nostre parti, il nostro corpo e la nostra psiche. Nel nostro sviluppo ed in reazione appunto agli stimoli che riceviamo una parte che si struttura nella nostra dimensione psichica è appunto l’ IO FETALE. Per capire il suo ruolo e la sua posizione mi dilungo un po nel racconto.

Seguitemi quindi per favore: ” L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. C’è sicuramente stato un tempo in cui il rapporto con la nature era armonioso. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la consapevolezza di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.”

MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia sopravvive nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.

Per tutta risposta a questi traumi, piccoli o grandi che siano,  l’Io Fetale reagisce. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita patita  per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia. L’Io fetale è molto suscettibile. Nella dimensione intrauterina si percepisce come assoluto e ogni trauma è una “lesa maestà”.

L’Io Fetale è determinato nel suo volere, se ritiene di aver  subito una ingiustizia vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.

L’Io Fetale è una parte di tutti noi, è bene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se ci è difficile accettare questa proposta o magari non abbiamo notizie sulla nostra vita intrauterine consiglio di provare a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.

Dobbiamo conoscerlo e riconoscerlo, per evitare di averlo ai posti di comando della nostra vita. Le sue ragioni sono molto seduttive, e l’ebbrezza del ristabilire la giustizia seduce molti…ma questo non fa crescere la nostra vita bensì ci mantiene bloccati.

Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. Molti si pavoneggiano della loro libertà ma in realtà sono sotto scacco delle pretese del proprio IO Fetale.

Ok,magari prima non lo sapevamo. Per accrescere ed approfondire il tema io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale,  L’Istituto Solaris di Roma  -di cui faccio parte – è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io Fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.

L’Io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi? Non è facile liberarsene in modo definitivo.

Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri.

Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.

Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale e prendere NOI il comando della nostra vita.  Il mondo descritto dall’Io Fetale è un solo un punto di vista e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.

Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente.

Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.

Al posto di comando della della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.

Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti, superare il lamento ed il progetto vendicativo.

Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.

Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale. Proprio perché dotato di libertà ed affinché non cada preda delle seduzioni fetali dobbiamo accrescere e rinforzare la nostra conoscenza di noi e la consapevolezza. Come Ulisse passa davanti all’isola delle sirene legato all’albero maestro allo stesso modo noi ci dobbiamo tenere ben stretti a nostro progetto d’amore e rinforzare l’alleanza tra questo ed il nostro Io Adulto.

Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici?

Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive. L’Io Adulto consapevole sa che anche l’IO Fetale ha delle qualità ( sensibilità al dolore, capacità di reagire alle minacce) e le utilizza per creare e non per distruggere.

Accresciamo il nostro essere Adulti e non solo in senso biologico ( quello avviene naturalmente)  ma in senso spirituale decisione dopo dopo decisione.

Diveniamo Adulti  ed agiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.

Noi siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio, e tu?

Crescita personale: Scegliamo di cambiare, scegliamo cosa pensare.

Certi brutti pensieri o certe cattive abitudini si possono bloccare. Una prima cosa da fare è non alimentarli. Ignoriamoli e non rimanendoci sopra a tessere storie infinite. Quando il pensiero si affaccia considerate che sono solo pensieri, visualizzateli come nuvole nel cielo della mente. Arrivano e passano.
Facciamo questo esercizio: Quando i pensieri negativi arrivano visualizziamoli e poi con gentile decisione li facciamo scorrere via, non tratteniamole ma anzi mentre scorrono via lasciamo entrare in scena l’immagine ed il pensiero di ciò che realmente siamo e del cambiamento a cui stiamo lavorando.

Impariamo a ignorare e disintossichiamoci da voluttuose abitudini come ad esempio il lamento, smettiamola di raccontare la “solita storia”, noi lo possiamo fare perché siamo padroni della nostra vita e dei nostri pensieri. Alleniamoci e manteniamoci allenati ogni giorno. 😉

I pensieri felici il cibo migliore per me

Vi propongo qui un articolo pubblicato sulla rivista on line Solaris.it riporto un bell’articolo scritto da una mia collega bravissima Federica Casolo Counselor Professionista. Buona lettura

I pensieri felici il cibo migliore per me
Cosmo-Art e senso della vita

I pensieri felici….sono il cibo migliore di cui nutrirci e con cui nutrire la nostra anima.

I nostri pensieri, quanti? Tanti. Affollano la nostra mente e possono essere paragonati al cibo che ci nutre. Ci alimentiamo attraverso di loro.

I nostri pensieri sono solo nostri e nessuno li può sentire e vedere.. Molto spesso non ci rendiamo conto di quanto fanno parte di un dialogo che abbiamo stabilito con noi stessi. Il pensiero orienta le nostre scelte e il nostro modo di agire e di vivere. Attraverso di loro filtriamo tutto ciò che ci accade. La realtà quotidiana che viviamo ci viene narrata attraverso un racconto costituito dai nostri pensieri……diviene come il cibo quotidiano che ci nutre. Proprio come nel caso dell’alimento che scegliamo di mangiare per nutrirci. Questo cibo nutre ed alimenta non solo la nostra mente, ma anche il nostro essere spirituale ovvero la nostra anima.

I pensieri felici: cibo per l’anima

Siamo costituiti da una quantità di “cibo per l’anima” cui abbiamo, o non abbiamo, la possibilità di accedere. E come c’è un minimo vitale per l’alimentazione, così c’è una soglia minima di nutrimento dell’anima che non possiamo ignorare.
Prima di assumere un cibo per il nostro corpo facciamo una selezione, a volte ricevuta in eredità, altre volte frutto di una disamina personale. Desideriamo sapere se è commestibile o no, se è compatibile con le nostre convinzioni etiche o con allergie reali.
I pensieri felici: quali scegliamo
Decidiamo se questo cibo possiamo assumerlo così come si trova in natura o se dobbiamo cucinarlo. Del resto, è accostandoci da neonati agli alimenti, dal latte materno ai primi cibi solidi, che elaboriamo il concetto di buono e cattivo, dapprima legato al gusto e poi via via applicato ai nostri valori e convinzioni.
La realtà che ognuno di noi costruisce proviene dalle parole legate a pensieri che si sono articolate dentro di noi attraverso una narrazione antica. Le abbiamo etichettate e classificate come ogni accadimento che vediamo o che viviamo. Una volta identificata e definita tale realtà, abbiamo già dei pensieri in merito a ognuna delle cose che ci accadono. Una volta che crediamo sia la verità, finiamo per identificarci con queste definizioni; questo è quello che si definisce credenze limitanti.

“ Penso, dunque sono” afferma il famoso concetto filosofico di Cartesio.

Ma cosa c’è prima del pensiero? E’ il pensiero stesso l’origine o è soltanto l’effetto di qualcosa di più profondo? Se l’esistenza deriva dal pensiero, allora anche i fatti o le reazioni dipendono da ciò che pensiamo.

Veniamo da un’epoca nella quale tale idea si è trasformata in: “Penso, quindi agisco”. Come poter disarmare questo complesso meccanismo che crea “modelli di vita”. Di quale cibo per l’anima decidiamo di alimentarci? Prima di nutrircene, ci interroghiamo se ci farà del bene o ci procurerà malessere?

I pensieri felici il cibo per la mente

Anche la nostra anima e la nostra mente hanno bisogno di un cibo adatto per crescere e svilupparsi. Una sola parola-pensiero positiva ha il potere di risollevarci moralmente e spiritualmente. La parola crea, e la parola che scegliamo di usare crea delle potenti forme-pensiero che possono cambiare rapidamente la nostra realtà in meglio. Anche la scienza afferma che la nostra parte inconscia crea ogni cosa.
Questo meccanismo funziona in maniera autonoma e automatica dal momento che l’inconscio è strutturato come un linguaggio: da lì nascono le voci interne che parlano e dettano legge, che ordinano e incolpano, che giudicano o esigono; sono voci che provengono dal passato.
Cosa dicono le nostre voci interne?
La “dicha” che tradotto in italiano vuol dire “fortuna”, “felicità” e che viene da “detto” è legata a ciò che ti hanno “detto” da quando sei nato. Un realtà raccontata e non vissuta in prima persona e che condiziona i nostri pensieri.

I pensieri felici : scelgo i migliori per me

Ascoltare i nostri pensieri è un meccanismo molto naturale e automatico di cui non ci accorgiamo. Ci parliamo continuamente! E’ il self-talk o dialogo interiore: la voce narrante della nostra vita. E’ parte di un dialogo antico che abbiamo instaurato sin da quando eravamo molto piccoli. Il dialogo che abbiamo stabilito nel nostro rapporto con noi stessi: è la guida della nostra mente inconscia.

Questi pensieri determinano la qualità stessa della nostra vita. Sarà bene diventarne consapevoli. Alleniamoci al dialogo interiore trasformandolo il più possibile in dialogo positivo: trasformato in pensieri felici. Tale dialogo ci offre una grande opportunità, se rimaniamo in ascolto profondo e consapevole: ci aiuta ad organizzare i pensieri per poterli trasformare in pensieri felici: il cibo migliore per noi!.

I pensieri ci aiutano a prendere atto delle nostre capacità

L’oggetto del nostro rimuginare interiore è inevitabilmente la nostra esperienza: le vittorie e i fallimenti, come i nostri programmi per il futuro. Ne fanno parte sia le intenzioni per pianificare la spesa settimanale o il fare progetti di vita. Il dialogo interiore ci aiuta a prendere atto di quello che sappiamo o non sappiamo fare: di quello che vogliamo o non vogliamo fare, su quale bagaglio di esperienze possiamo contare, quali errori non dobbiamo ripetere, quali alternative percorrere.

I pensieri ci aiutano a rielaborare le emozioni

Parlare con se stessi serve per rielaborare le emozioni, per capire come ci sentiamo davvero. Ci aiuta a percepire il dispiacere, la rabbia, la gioia. Emozioni legate a pensieri che facciamo su di noi perchè forse in alcune situazioni abbiamo paura. Ad esempio quando pensiamo di non essere all’altezza di fare un colloquio di lavoro o come quando non ci sentiamo pronti a dare un’esame. In quel momento ci sentiamo inadeguati, ci sentiamo sbagliati e facciamo “brutti pensieri” su di noi. Tutto ciò finisce per sabotare i nostri propositi migliori, i nostri progetti.

Il pensiero interiore può essere modificato, migliorato; abbiamo le risorse per farlo. Una strategia? Possiamo allenarci come gli atleti a motivarci. Significa che parlandoci con “pensieri felici” ; il cibo migliore per noi, avremo modo di assumere decisioni migliori, da cui scaturiranno comportamenti produttivi che daranno risultati più soddisfacenti.

Non è semplice rivoluzionare il proprio pensiero ma ce la possiamo fare se lo decidiamo profondamente. E’ una questione di allenamento all’ascolto e alla decisione di credere fermamente di poter trasformare la propria realtà.

I pensieri felici il cibo migliore

Alleniamoci allora subito ad usare le parole-pensiero che agevolano la nostra crescita emotiva e rafforzano la nostra autostima: “ce la fai”, “sei capace”, “te lo meriti”, “hai fiducia in te”, “sei sicuramente in grado di riuscirci”, “brava!”, “stai tranquilla”.

Prendiamo il controllo del nostro mondo interiore se vogliamo ambire ad una vita soddisfacente e felice. Scegliamo il cibo migliore per nutrire la nostra mente e la nostra anima!

La qualità di ciò che ci diciamo ogni giorno influisce su ogni situazione, sul nostro stato d’animo, sul nostro atteggiamento, sulle relazioni e sulla nostra capacità di gestire adeguatamente gli eventi. Da oggi decidiamo di amarci donandoci le parole migliori capaci di nutrirci in modo sano. Capaci di trasformare la nostra vita e la nostra capacità di creare una realtà di Bellezza. Iniziamo col farci i complimenti meritati, gli apprezzamenti dovuti e gli incoraggiamenti necessari per poter realizzare i nostri progetti e sopratutto la nostra vita. Perché come dice Antonio Mercurio: “L’uomo non vive di solo pane ma di pane e Bellezza”

Counseling e benessere: Siamo Guerrieri Coraggiosi ed abbiamo il sole dentro.

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dal “Manuele del Guerriero” di Luce di Paulo Coelho … dedicato a tutti noi che vogliamo crescere ed evolvere per divenire ogni giorno sempre più le persone speciali, preziose e importanti che sentiamo di essere.

Un guerriero della luce non è mai codardo. La fuga Può risultare un’eccellente tattica difensiva, ma non può essere impiegata quando la paura è grande. Nel dubbio, il guerriero preferisce affrontare la sconfitta e poi curarsi le ferite, perché  sa che, se fuggisse, darebbe all’aggressore un potere maggiore di quanto meriti. Durante i momenti difficili o dolorosi, il guerriero fronteggia le situazioni svantaggiose con eroismo, con rassegnazione e con coraggio”

da “Le leggi della vita” di Antonio Mercurio…per tutti noi, perché abbiamo un capitano speciale in noi… il nostro Sé.

Se tu coltivi un sogno, tu coltivi il Sé. Il Sé è come una stella dentro di te. Se tu coltivi il Sé, tu coltivi un sole e, se tu hai un sole come capitano, certamente egli condurrà in porto i tuoi sogni per quanto impossibili ti possano sembrare”. 

Buona luminosa giornata a tutti.

 

 

 

Counseling: Un opportunità per ritrovare il nostro valore

Siamo soddisfatti di noi, della nostra vita in generale?  Proviamo ad ascoltarci profondamente e rispondiamo autenticamente alla domanda: “Mi riconosco un valore?”. No, non è un compito per casa e non è nemmeno un compito facile a cui si possa rispondere con un semplice Si o No. E’ una proposta ed una mia riflessione ad alta voce, e penso che probabilmente la gran parte di noi si posiziona in uno dei valori tra gli opposti “Si con lode”  e il “No, per niente”. In mezzo troviamo “Si, abbastanza” al “Si, però dipende” al “a volte si a volte no” al “quasi Si” al “non proprio SI” al ” poco”.

Ovunque ci posizioniamo tra SI con lode ed il NO ora quello che mi preme dire è che è assolutamente cosa buona iniziare a “riconoscersi un valore”, migliora la qualità della nostra vita e soprattutto è una menzogna. La menzogna è che noi tutti “noi valiamo”, e valiamo anche se non ci crediamo.

A volte serve il malessere per farci aprire gli occhi, si perché a furia di non riconoscerci bravi le nostre energie si abbassano e diventiamo lamentosi e preda della insoddisfazione e dell’invidia .

Manteniamo quindi su ON il nostro sensore della capacità di ascoltarci e di non svalutarci.

Un valido aiuto può essere quello di fare percorsi di crescita personale. E’ necessario, indispensabile? Beh io dico che è uno strumento valido. In questo ambito il Counseling è un ottima opportunità. Lavorare con un Counselor aiuta.

Un mio cliente mi ha riferito di se come lavorando insieme ha notato che quando cammina in strada il suo sguardo e la sua postura sono migliorati,  riconoscere i propri valori e accrescerli migliora la qualità della relazione con noi stessi e della nostra vita in tutti gli ambiti.

Oggi ho fatto qualche foto e mi piace condividerle con voi. In tutte io vedo l’affermazione di “io valgo”. Noi tutti valiamo e se percepiamo delle difficoltà accogliamoci con amore e doniamoci la speranza di crescere e per far brillare la nostra luce. Con il Counseling, ad esempio e se volete fare degli incontri con me – anche on line – potete scrivermi.

 

 

 

 

Counseling: Andiamo avanti, oltre la svalutazione

Metti che ci troviamo in una situazione della vita, a lavoro ad esempio, e facciamo fatica a concepire di poter “cambiare”.

Che fare?

Un primo punto positivo da cui muovere è “ascoltarsi” profondamente e con coraggio.
A volte cambiare è difficile per una serie di aspetti pratici, ci può stare.
Quello che però mi interessa qui è evidenziare che frequentemente le cose “pratiche” nascondono una difficoltà più profonda ed a un profondo senso di “svalutazione” verso noi stessi.
Pressappoco la svalutazione dice: “non valiamo” e che quindi non meritiamo nessuna posizione migliore perché tanto “questo siamo”!

Quindi se abbiamo fatto emergere il senso si svalutazione siamo già stati molto bravi, è molto positivo imparare ad ascoltarsi e conoscere le proprie emozioni e farle emergere sempre più, renderle dignitose, libere e decolpevolizzarci. Sono cose umane, a ciascuno la sua area di svalutazione!

A più ampio raggio, se questo mood lo ritroviamo anche in alte situazioni riconosciamole e facciamole emergere per quelle che sono, delle vere e proprie “menzogna esistenziale” che ci raccontiamo, magari per paura di entrare nel “travaglio” del cambiamento che può anche essere molto impegnativo e doloroso.

Iniziamo allora con il riconoscerci che cambiare non è facile e può fare paura ma riconosciamo anche che noi valiamo eccome e che possiamo approdare al cambiamento che desideriamo gradualmente e accogliendoci con amore in tutto il nostro essere.

Il nostro valore si alimenta nell’amore per noi delle persone belle e speciali che siamo, armonizzando tutte le nostre parti.

Migliorare la capacità di ascolto ed accrescere la consapevolezza di noi stessi e di quello che desideriamo autenticamente possono trovare in percorsi di crescita personale dei validi strumenti.
Affermo che quanto più riusciamo ad aver consapevolezza del nostro essere e dei nostri obiettivi tanto più il nostro valore si accresce e alimenta la capacità di prendere le giuste decisioni in modo armonico con la nostra saggezza interiore.

Rompiamo le catene… della svalutazione. Noi abbiamo un grande valore.

Il tema della svalutazione mi ha fatto ricordare un passaggio del film “Ricomincio da tre con Massimo Troisi. Il protagonista ci fa vedere bene quello che succede dentro quando non ci diamo un valore, ecco ora che lo sappiamo vogliamoci un sacco di bene, accettiamo le ns fragilità e riconosciamo i nostri meriti che sono tanti e… andiamo avanti.

Il titolo della Clip su you tube è “la gelosia” ma io ci vedo tanto altro.

Buona serata amici

Stare bene ed essere felici😀

EssereFelice-1068x580Sul tema della felicità a seguire vi riporto un estratto dall’articolo “Voglio stare bene ed essere felice” a cura di Luana Terzini.  Questo ed altri contenuti speciali contiene la nuova uscita del magazine on line Solaris.it .

“Quando a guidarci sono la responsabilità e il valore di noi stessi, la felicità è una naturale conseguenza. La felicità è una competenza interiore frutto di impegno e di lavoro, fluttuante e stabile al tempo stesso, molto lontana dalla ricerca della perfezione.
E’ fondamentale scegliere un progetto guida che ci insegni a distillare la bellezza anche nelle situazioni dolorose dell’esistenza e che ci guidi come un faro nei momenti bui.
Un progetto guida, proprio come un figlio, richiede presenza quotidiana e la disponibilità a trascenderci verso una sempre maggiore consapevolezza di noi e del mondo che ci circonda. (…) Non commettiamo nessuna colpa nell’essere felici, anzi la colpa è nel non vivere con gioia e pienezza la vita che ci è stata donata.”

Se passate da solaris.it e avete approfondimenti sul tema commentate pure che sono sicuro l’autrice ne sarà felice e saprà rispondere ad ognuno di voi .

Buona felicità a tutti e teniamoci forte che più stiamo uniti al meglio di noi e alle forze positive e costruttive ( come ci dice l’autrice) e meglio è… 😀😀😀

 

 

Counselor e Psicologi, alleati per il benessere è meglio.

Da anni in Italia si consuma uno scontro tra due professioni,  precisamente tra l’ordine degli psicologi ed i Counselor professionisti (a cui io appartengo).

Queste sono figure professionali presenti da decenni in tanti paesi del mondo e convivono senza problema.  Il loro ambito di operatività è diverso, i primi sono professionisti che si occupano di tutto ciò che attiene la sfera delle problematiche di natura psicologica mentre i secondi si rivolgono “solo” a clienti che vogliono migliorare il proprio livello di benessere e fare un percorso di crescita personale. Nulla impedisce, chiaramente, ai primi di essere anche Counselor e di offrire ai loro clienti anche queste competenze e professionalità… ci mancherebbe!

Insomma non se ne viene a capo, o almeno ancora le posizioni dell’ordine in Italia sono di aperta opposizione ai secondi accusati di occuparsi di tematiche di natura psicologica e come tale di loro esclusiva pertinenza professionale, chiaramente ai secondi (me incluso) questa accusa non piace.

La loro preoccupazione pressappoco si traduce in questo: ” siccome i Counselor durante il loro percorso di formazione studiano tante discipline e tra queste vi è anche la conoscenza teorica di elementi di psicologia ecco che per questo fatto – secondo loro – questi professionisti e  “senza averne titolo” svolgono una professione che non è di competenza, la psicoterapia appunto.

Chi tra i Counselor si improvvisa psicologo o psicoterapeuta commette un abuso di professione e come tale deve essere giustamente punito in base a quelle che sono le previsioni normative del ns ordinamento. Ma non per questo si può far passare il concetto che l’ambito del benessere e della crescita personale sono di esclusiva pertinenza della psicologia e della psicoterapia.

Cari psicologi in questi ultimi giorni tutto il vostro accanimento mi ha permesso di accrescere ancor più la consapevolezza sulle potenzialità del counseling e di come tale disciplina, ben lontana dal voler essere un furto ed una prevaricazione contro altre professioni, è invero una opportunità per tante persone.

Vedo con positivo indirizzo alla crescita di tale offerta di servizi per il benessere e la crescita offerto sia dai Counselor professionisti come me con alle spalle una formazione ultradecennale e una continua formazione e supervisione ma anche al counseling fatto da psicologi ( liberi di formarsi anche loro con attivazione e sviluppo di quelle competenze umani e relazionali che tante persone richiedono e che non hanno nulla a che vedere con la domanda di psicoterapia che è tutta altra cosa.)

Quindi che dire, dobbiamo tutti fare un passaggio di crescita e dobbiamo tutti stare attenti a chi si improvvisa e fa cose che non deve fare…ma questa è già un altra storia e accade in tutti gli ambiti e le professioni e sono tematiche della natura umana e che non attengono all’ambito di questa o quella disciplina, di questa o quella professione.

 

Quando e come nasco Io?

Nasco ogni giorno, ogni mattina e in ogni istante in cui decido cosa fare, che valori seguire e che decisioni prendere. Se mi centro sull’amore per me io nasco all’amore, diversamente nasco ad “altro” o forse non nasco perchè ripeto qualcosa meccanicamente. Alla nascita abbiamo pianto, pianto di vita. Ogni giorno piangiamo, scegliamo quale parte lasciare e accettiamone il dolore…un dolore sano e vi garantisco che la gioia dimorerà nella vita stabilmente. (liberamente ispirato al pensiero del prof.  Antonio Mercurio)

Mio Sole Mio SE’

Con il sole testimone affermo e rinnovo la volontà e la decisione di crescere e creare sempre più bellezza nella mia vita accudendo e alimentando progetti centrati sull’amore

Il mio video sul tema “Liberi di Amare: Scambio”.

10 anni fa nel mio percorso di crescita e di formazione mi sono cimentato ad esplorare con lo strumento video il tema “liberi di amare” e nello specifico io ho esplorato il tema dello scambio. Vi piace?

IL PARADOSSO DI EASTERLIN (1974). Ricchezza e Felicità

IL PARADOSSO DI EASTERLIN* (1974)
indexSe è vero e ragionevole supporre che l’effetto complessivo del reddito contribuisce direttamente alla felicità soprattutto per bassi livelli di reddito , bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo può diventare negativo.
Poiché l’impegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) può produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualità e quantità delle nostre relazioni (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare l’effetto totale diminuendo la felicità.
(fonte: tratto dalla I lezione del corso di Atelier Video della Scuola di Counseling dell’Istituto Solaris. Anno Accademico 2018/2019 Dr. Giampiero Ciappina)

 

*Richard Easterlin
Professore di Economia all’Università

della California meridionale e membro
dell’Accademia Nazionale delle
Scienze

Amore da sempre e per sempre

Cari tutti,
prendendo spunto da un commento dell’amica di blog Giuliana (che ringrazio) sul mio post dal titolo Buona notte con Positività_ 19 Luglio è nato in me il desiderio di riportare anche qui una mia riflessione messa, appunto, in risposta al commento.
La pubblico per utilità di chiunque la possa trovare utile e di sicuro la pubblico per utilità mia per affermare e confermare la rotta per arrivare alla meta quotidiana di un miglioramento della qualità della vita e sempre di godere della gioia … che merito e che ognuno di noi merita ogni giorno.

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Photo by Carl Attard on Pexels.com

“Cara Giuliana, ho inteso nella mia esperienza che amarsi è un dono che la vita ci fa sin dal nostro primo battito di vita e siamo da sempre contenuti nella potenzialità creativa positiva e piena d’amore della vita. Poi, siccome nella vita entra in gioco anche il dolore, ci capita di allontanarci dal big bang di imprinting d’ amore da cui siamo generati. Ci allontaniamo ma non perchè questo nucleo si allontani, esso permane. Accade che le esperienze si accumulano e anche esse creano storicità positiva e negativa e queste ci fanno quasi dimenticare l’amore e sono rumori che non ci fanno sentire il suo pulsare. La reattività al dolore che proviamo è una modalità di risposta verso gli altri, verso la vita e verso noi stessi e una cosa molto diffusa e frequente. Se l’altro mi ha ferito, devo fargliela pagare. Se non ho realizzato quello che hanno gli altri, o loro sono fortunati e io sfortunato oppure loro sono bravi e io non sono bravo ecc ecc ecc. Queste reazioni che in un modo o nell’altro assolvono al compito di darci una risposta del perchè e per come accadono/sono accadute certe cose. Esse, secondo me, sono forme attraverso le quali ci teniamo a distanza di sicurezza da dolori più profondi e di cui le ns reattività e ripetitività sono ambasciatori nel quotidiano e che – se vogliamo – hanno in se ( a vederle e ad averne consapevolezza) la potenzialità di poter cambiare e di poter rispolverare il ns nucleo di amore per farlo splendere imperituro e ascoltarlo. La potenzialità è che quando abbiamo consapevolezza possiamo scegliere nella libertà quale risposta assumere, se quella di amore per noi ( di perdono di qualcuno ad esempio e/o di noi stessi per non essere bravi ecc) oppure se scegliere le ragioni della voglia di riscatto dell’odio ecc.
Come capire quale è la scelta migliore?
Semplice, se quella di amarsi comunque vada e comunque sia produce benessere e migliora la ns vita beh…allora continuare.
Se la forma della reattività e del perenne mantenimento del legame con la ferita che ci portiamo dentro ci danno malessere e non producono utilità beh…quella non è una buona cosa per noi.
Buona o non Buona io la assumo nella misura in cui sono utili o no alla mia crescita ed al mio benessere ed alla mia gioia e da me al mondo fatto di persone con cui vivo e persone con cui mi relaziono a 360°. Grazie Giuliana della tua presenza e del tuo commento che mi ha suggerito questa chiacchierata con te ad alta voce e che ho desideri di pubblicare in uno specifico post tra pochissimo. Ti auguro una bellissima giornata all’insegnai di tutto ciò che tu ami.”

Open Day_Scuola di Counseling_Istituto Solaris_Roma Sabato 7 Luglio

Sabato 7  Luglio h 10:00 – La scuola di Counseling dell’Istituto Solaris si apre a tutti i curiosi e interessati alla disciplina del Counseling. Io vi invito e dal mio piccolo spazio in rete voglio rilanciare l’evento, i vi invito sia che il tema vi interessi per obiettivo professionale sia che vi iteressi per la vostra crescita personale e anche solo perchè siete curiosi e volete saperne di più. Io ci sarò e insieme con tanti colleghi vi accoglieremo e vi condurremo a farvi conoscere la nostra originale metodologia e le tante attività che compongono la nostra importante e ricca offerta formativa. Puoi prenotarti, contattando telefonicamente la Segreteria al numero 0639741817, oppure compilando il Modulo sul sito www.artcounseling.org e ricevendo gratuitamente il materiale informativo.

Siate curiosi e disponibili a esplorare e conoscere, prenotatevi e ci vediamo li.

Pagina Facebook Istituto Solaris: https://www.facebook.com/IstitutoSolaris/

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Strumenti di Crescita personale: Liberarsi del rancore e mettere a tacere l’Io Fetale.

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Metti Elliot ad esempio, e metti uno come me che è giusto un “pochino” rancoroso. Metti che lui ad esempio dopo giorni di “successo” un bel giorno ti fa i bisogni in casa, Metti che mi sono incavolato 😤😤😠😠: “Tu questo e tu quello … io così e io colà ecc ecc”. Ma lui è un cucciolo di cane, titolare di tanto pelo ed istinto con cui c’è poco da parlare. Quindi mi sono piegato e ho pulito … poi ho pensato e riflettuto🤔.

Lui, Elliot, esprime ancora tanto istinto e reattivita (confido nell’addestramento😅); queste caratteristiche però sono anche mie (e vostre?) di quando qualcosa non mi va bene o mi addolora e me la prendo tanto, troppo.

Quando la mia rabbia va fuori dal recinto dell’evento contingente a me si accende ogni volta un ALLERT☠💣 e senza voler giustificare il malcapitato di turno quando la rabbia va oltre mi aiuta la consapevolezza che il mio Io Fetale é sempre pronto a battagliare.

Cos’è Io Fetale? (Il termine non é mio ma preso a prestito dall’Antropologia Personalistica Esistenziale – in sigla APE).

Parte teorica breve breve, lo giuro🤓: L’ Io fetale è quella parte della ns “personalità” che si struttura sin dalla vita intrauterina ed in risposta agli stimoli che riceviamo. L’Io fetale vive male le frustrazioni, le paura, è la ns dimensione incazzosa 😡; quando pure sembra che “lascia correre😇” poi tende a conserva dentro l’intendimento di rivalsa😏. In “utero” il ns rabbioso ragazzotto “io fetale” vive una realtà complessa ed ambivalente, da un lato vive un senso di grandezza perchè come embrione prima e feto poi lui/io/noi ci percepiamo come “il tutto” (AMORE, Assoluto e Onnipotenza), dall’altro vive un senso di grande debolezza perchè nei fatti “l’utero ed il mondo fuori” sono più forti di lui/io/noi al punto che se vogliono possono anche finire la partita e GAME OVER 😨😨(ODIO, Dolore, Impotenza). Questa ns dimensione ” Fetale” non si dissolve e non scompare con il parto ma permane come uno dei tanti elementi della ns complessa e ricca personalità.

Se dal concepimento alla nascita abbiamo avuto esperienze difficili e dolorose, vedi ad esempio 1. una fase di stress della mamma 2. una mamma spaventata 3. una mamma addolorata e che magari pensa di interrompere la gravidanza perché non desiderata ecc, allora ci può stare che a tale dolore, frustrazione o senso di minaccia si possa essere sviluppata una qualità emozionale e decisionale di tipo reattiva e rabbiosa.

Tali tipologie di risposte fetali possono permanere e caratterizzare la qualità delle risposte che diamo e delle decisioni che prendiamo nella vita da grandi e ce ne accorgiamo quando ad esempio 1. perdiamo il lavoro 2. la ragazza/o dei ns sogni non ci si fila 3. non ci sentiamo valorizzati ecc ecc. Può accadere e spesso accade che le ns risposte vanno ben oltre il problema contingente e assumono connotazioni epiche. L’io fetale é scemo!

Dunque che fare? Io consiglio di accrescere la consapevolezza e la conoscenza di se per non subire e inseguire ad libitum intendimenti “fetali” (la famosa rivalsa) che in tanti casi si presentano anche sotto vesti seducenti come “senso di ingiustizia, spirito del guerriero, intendimento di rivalsa e di vendetta (stile Edmond Dantes il “Conte di Montecristo”).

Come fare? Lavorarci sopra perchè queste vesti seducenti sono veleni per la nostra vita e in realtà ci tengono fermi al palo o peggio ci fanno naufragare sugli scogli come le sirene di Ulisse.

Perchè farlo? Noi meritiamo di “godere della felicità” e di realizzarci invece che rimanere ancorati a antichi traumi ed alla fissazione rabbiosa di una ns parte scema.

Dobbiamo farlo per forza? No, Scegliete voi. Io consiglio di farlo, io ci lavoro e non vi nego che sono tante le volte che il mio Io Fetale si mette in cattedra e vuole comandare lui. Ma Lui Non Deve Comandare👨‍✈️👨‍✈️!!!! E noi dobbiamo essere bravi a stanarlo.

Torniamo a Elliot e a me dunque dopo il pistolotto teorico, sorry mi é scappato 🤗. Con Elliot la partita è persa… ed il mio rancore va a farsi benedire (alleluia).

Con lui, come con il mio Io Fetale ho ben poco da dover ragionare. Elliot mi piego e pulisco e l’Io Fetale pure lo DEVO piegare.

Fanno errori gli altri e ne faccio anche io ( e voi?) e quando accade come con Elliot Bye Bye rancore e lavorare, riparare e ricostruire … che la nostra vita la deve condurre il ns Io Adulto per nascere per intero…costi quel che costi!

Ciao A tutti e se siete arrivare a leggere fin qua sotto vi dico che mi sento onorato e grato…miei eroi 😘😘. E sono grato a tutti gli uteri del mondo che donano seppur in modo imperfetto e con corredo di dolore ” l’opportunità”…prendere o lasciare, io scelgo di prendere😁😁… e voi vi opportunitate?

Cosmo Art e Spiritualità – “La vita come furto e la vita come dono”

Nuovo video di Ersilia Rubano dell’Istituto Solaris che ringrazio e che ho piacere di condividere con voi. Oggi, cara Ersilia, ti indirizzo il mio sentimento di gratitudine perché ascoltandoti ho potuto di nuovo contattare le mie pretese; quelle pretese (insaziabili!!) che  diventano per me un modo attraverso cui mi “furto” di tante opportunità di gioia e di crescita.  Le pretese ci derubano energia, MA QUANDO CON LA PRETESA SI E’ OTTENUTO QUALCOSA? Il dono come posizione dell’anima è un valido antidoto per le pretese, le tiene a bada, esso capovolge il ns orizzonte esistenziale e ha un buon sapore di benessere e di libertà.  Il dolore da cui sono generate non va negato, c’è stato e fa male ancora,  quando torna a fare male vuol dire che siamo di fronte a un modo di scivere un futuro nuovo, accettiamolo e trasformato con decisioni “nuove”, ad esempio dicendo al ns “mr Pretese dentro” che abbiamo sentito ma che è ora di crescere. La vita che abbiamo da realizzare e che realizziamo e può essere sotto scacco delle pretese, esse derubano e depredano la ns vita così come i proci depredavano la reggia di Ulisse a Itaca. Oggi chiudo con una frase di Antonio Mercurio: ” Chiedere in dono qualcosa anche quanto ci è dovuta è una preghiera”.  Ma non voglio prendere troppo spazio al video. Buona Visione e chiaramente commentate pure senza freno, anche se non siete daccordo con il tema proposto 🙂  e avete un punto di vista differente.

Cambiare in modo adulto, a ciascuno il suo.

🤓Tema: I cambiamenti e le separazioni ( ad es: le abitudini obsolete e che non ci fanno essere felici)

😎Svolgimento:Io sono un romantico e mi distacco con difficoltà, lo ammetto, anche dalle cose che non mi piacciono. Forse non lo faccio per non vivermi il dolore, appunto, del distacco.
Però è vero che la separazione ci deve essere altrimenti non vi sarebbe crescita e non ci sarebbe avanzamento e evoluzione, lo narra la vita intorno a noi fatta di “mira miliardi” ( termine inventato ora 😂 ) di persone e di cose che ogni secondo cambiano che lo vogliono o no. Ieri mattina ho ascoltato una riflessione che mi è piaciuta tanto e parlava delle cose che vanno fatte in modo “adulto”. Cambiare e separarsi, trasforamrsi e ri crearsi sono passaggi che in parte nella vita accadono meccanicamente e sono il risultato di evoluzione insito nel patrimonio di vita biologica ed adattiva che è in noi, in parte però sono il risultato di un atto volitivo e hanno bisogno per essere dei “cambiamenti buoni” una modalità adulta nell’essere approcciati e portati avanti. In noi vive anche il piccoletto/la piccoletta che siamo stati e loro si sa che vogliono fare come dicono loro, sono testardi e orgogliosi. Ma se penso alla parola “adulto” allora mi sento – essendo io un adulto anagraficamente ed esperenzialmente parlando – che posso farcela, penso ed ho consapevolezza che non sarà facile e sento una specie di responsabilità positiva. Potere agli adulti/alle adulte, quindi, che siamo.…che poi i giovani giovani non pensino di essere immuni in quanto “non adulti”, perchè ognuno ha una un attitudine all’essere “adulto” nel proprio giusto spazio tempo e la vita chiede cambiamenti adeguati. Buona attitudine a fare cose da “adulti” a tutti, di ogni età.

(Il testo di sopra é un contributo ad un bell’articolo pubblicato dalla Counselor Key Fenn e pubblicato sul numero di dicembre della rivista on line Solaris.it. lo trovate qui https://www.solaris.it/index.php/distacco-sapersi-distaccare-unarte/

Capodanno: un anno da vivere.

“Coglierò ancora il fascino e la magia di nuove storie
Sognerò quel che sarò
Sorriderò al mondo che guarderò
Vivrò come e meglio di quanto ho già vissuto
Troverò il tempo per guardare le stelle e per continuare a sperare
Combatterò per colmare la mente e il cuore di perdono e di doni
Chiederò forza, gioia e amore
Parlerò con verità e libertà
Cercherò la bellezza e l’incanto che ancora mi stupisce
Vorrò perché voglio e posso … mai devo
Piangerò e poi riderò delle medesime cose
Giocherò con me stessa e mi sentirò principessa in ogni luogo
Crederò che questo sarà un buon anno per tutto l’anno…
per me, per voi, per tutti noi: i Cosmo-artisti del 2018″ (di. Antonella Orecchio)

Quella di sopra è la chiusura poetica di un bell’articolo scritto da Antonella Orecchio e pubblicato sull’ultima uscita di dicembre della rivista telematica Solaris.it , a me é piaciuta tanto sia la chiusura poetica che l’articolo e per questo voglio amplificare la diffusione anche dal mio blog per tutti voi.

L’autrice è una Counselor ed un Antropologa Esistenziale molto preparata e in gamba, a lei oggi i miei complimenti per il bel pezzo autentico e valido.

L’articolo intero lo trovate qui insieme a tanti articoli altrettanto validi, buona lettura:

https://www.solaris.it/index.php/capodanno-un-anno-vivere/

Cosmo Art e Lavoro- Quel Collega insopportabile

Un nuovo podcast
realizzati nell’ambito del progetto di comunicazione
che l’istituto solaris sta portando avanti.
Gli ambienti di lavoro sono dei laboratori particolari
ne accadono davvero tante.

Buon Ascolto a tutti e grazie Claudia Carducci che lo ha realizzato.

Cosmo Art e Counseling -Divenire Artisti della Vita

Trovo molto belli e preziosi questi podcast
realizzati nell’ambito del progetto di comunicazione
che l’istituto solaris sta portando avanti.

Buon Ascolto a tutti e grazie Claudia Carducci che lo ha realizzato

https://www.youtube.com/watch?v=TgfE3uCLinU

Cosmo art e Counseling_L’amore per sé 

Il centro di ogni cosa buona e giusta…L’amore per sé. Che non vi è tanto da tergiversare, che tutto attorno  Ã¨ facile cadere preda di seduzioni che possono anche far passare per amore cose che semplicemente…Non lo sono. 

daZeroaInfinito.com…Che sto pensando alle persone che hanno realizzato e realizzano questi utilissimi audio…E mi attorciglio intorno al sentimento della gratitudine. Buon Ascolto. 

Breve Mes-saggio sulla libertà.

La libertà, pagala
Fatti umilte
Prendila
Prenotala subito e … ti arriveranno:
“Anticipi di mal di pancia;
paure ed angosce;
sensi di colpa (tanto quanto basta).

Tieni il tutto, stacci…non scappare;
chiedi aiuto…permettitelo!
Decidi…afferma a te stesso “Io Ri-Nasco Ora!
Paga il conto fatto di dolore sano…capovolgi l’anima…
fai capriole.

Assapora il gusto nuovo…Sapore di gioia…graduale, duratura …fresca.

Saluta con amore i vecchi “compagni” di viaggio…e vai avanti.

Crea Dipendenza…abusarne nell’uso  🙂  quotidianamente. Utile per divenire protagonisti e artisti della propria vita, tiene lontani attacchi di panico e ansia, scocciatori familiari, lavorativi e occasionali. Nessun effetto collaterale 🙂  da segnalare. A volte può dare acuti fastidi…agli altri…ma passano presto. In  caso si ripropongano i “vecchi compagni di viaggio” datevi una carezza sull’anima…stateci…fate un bel respiro…salutate e continuate. 

daZeroaInfinito.com…che il vento sarà favorevole a ciascuno ne sono sicuro.

Obiettivo crescita e bellezza. Tra mito di Ulisse e realtà.

Mega generalizzazione ( passatemela ) “Ad Ulisse e al suo mito vogliamo tutti molto  bene”.deplian Ulisse versione definitiva_18032014-page-001

Si…perchè comunque è un esempio meritevole di lode.

Ci ispira fiducia, speranza, capacità di riuscire a cavarsela comunque vada.

Una Odissea comunque a lieto fine.

E di  storie a lieto fine ne abbiamo anche un gran bisogno soprattutto in questi tempi storici in cui a volte davvero è dura, e a volte ci manca la speranza.

Antonio Mercurio nel libro “Ipotesi su Ulisse” lo propone come esempio della persona che decide di divenire artista della propria vita. Ed è una bella idea.

Ulisse l’abile ed astuto, l’odiato e che si odia…l’uomo dai tanti pianti e patimenti,

che vive l’impotenza e che sa pregare e piegarsi, l’orgoglioso e il diffidente. Vi ricorda qualcuno? Un pò non somiglia a tutti noi?

Ulisse smanioso di gloria e di una immortalità nuova, duratura, di una vita che lasci in qualche modo il segno di sè. Vi ricorda qualcuno?Non vogliamo tutti vivere una vita in cui potere creare e contribuire alla magnifica esperienza della esistenza umana con il nostro speciale essere ed esistere come persona e come organismo?

Ulisse muore e rinasce continuamente.

C’è poco da fare, a Itaca ci vuole tornare

ma non come il re ed il guerriero che vi è partito molti anni prima.

Vuole ritornarci ripulito, trasformato per benino, cresciuto. Vi ricorda qualcuno?

A Itaca ci era quasi arrivato grazie all’aiuto di Eolo, ma evidentemente non era ancora  pronto, forse se vi approdava ora di lui non avremmo nulla da raccontare, si la storia del cavallo di Troia ma…ben altra cosa è l’Odissea!

Non vi arriva perchè ha in grembo avidità, bramosia di essere fonte di invidia altrui…uno schifo che io chiamo “non riconoscimento”. Che bramosia quell’otre dei venti…tutto mio…tutto per me…io Ulisse l’astuto che ha piegato fortezze e raggirato anche gli Dei.

No, non era ancora il momento. Troppo ancora il veleno che covava dentro.

Un altro giro allora…mia cara sorte, e stavolta prendiamola larga perchè il lavoro da fare è tanto… ed io lo voglio fortemente

perchè ho un obiettivo è ambizioso non fatto di bottino trafugato e coppe d’oro ma di me stesso capace di creare piegando

tutta la mia storia al mio nuovo volere, da Zero a infinito.

Un volere che sa apprezzare i doni della vita ed accoglierli con gratitudine, un volere che non vuole soggiacere al vittimismo ma che riconsce che in  tutto ciò che accade vi è un occasione per realizzare un passaggio, forse anche doloroso, ma essenziale di crescita…perchè la bellezza di Elena per la quale ha lottato e vinto piano piano sfigura…e lui ne vuole una nuova, altra, immorale e duratura…la sua stessa esistenza come opera d’arte da creare con forza, saggezza, arte e coraggio per attarversaere e trasformare i dolori.

Beh si. E’ un grande dono il pensiero di Antonio Mercurio e gli sono grato, dalle sue riflessioni traggo ricchezza e sul suo pensiero nascono gli eventi di counseling.

Capita spesso di vivere passaggi che sono una vera e propria Odissea.

Nuovo consiglio? Impariamo a modificare la rotta, giorno per giorno.  Meglio evitare colpi di testa e testardaggini…credetemi.

 

 

 

 

 

 

Matrix, la scelta.

Io credo che tutti dopo aver visto Matrix hanno pensato quanto tutto fosse poi molto credibile. E credo che a molti è capitato di pensare ” pure io”…ed ancora “Si..succede anche a me”. E’ il tema della scelta, e Matrix è un capolavoro cinematografico (universalmente riconosciuto) e antropologico (aggiungo io).

Calipso con dolore … scelgo ancora il mare.

Sottotitolo: Cara Calipso non sono insensibile alla tua proposta di immortalità. Se scelgo di riprendere il mare è per ubbidienza al mio progetto esistenziale, anch’esso demone in me, che non mi lascia dormire a lungo e mi spinge a crescere e crescere ancora. In questo viaggio non sarò solo perchè la vita intera ha bisogno che io diventa immortale in modo diverso attraverso l’arte, la saggezza e la trasforamazione del dolore. Fammi dono del tuo aiuto, indicami in quale direzione è la mia meta…e non volertene a male. Siamo stati bene insieme ma ora devo andare.

Liberamente ispirata alla chiacchierata finale tra Calipso e Ulisse vista con la proposta di Antonio Mercurio e proposta nel libro Ipotesi su Ulisse. Prima Che questi poi riprenda il mare, di nuovo, per l’ultimo pezzo prima di tornare a casa.

ulisse_e_calipso_20140617_1440828418Calipso:  Penso io a te
non soffrirai
non morirai
non soffrirai.

Mi prendo cura di te
riconosci il mio potere.

Prendere o lasciare
me o la morte
la sofferenza ti aspetta
e la vecchiaia

Amami non morirai
amami …firma qua.

Risultato grantito
formula collaudata
soddisfatto garantito
nessun rimborso
nessun reclamo.

E’ il momento di decidere
prendere o lasciare
vivere o morire
entrare o uscire.
…..

Ulisse:  dammi due legni per favore
ed una corda per poterle legare
il tempo è propizio
non ho più godimento nel mio cuore
non voglio restare
voglio andare
smettere di errare
ho visto abbastanza
ho sofferto a sufficienza

Tutto questo mi seduce
vorrei tanto esser pazzo e accettare

ma voglio andare
riprendere il mare
forse soffrire ancora
ancora piangere e penare
non posso farci niente
se resto sarò pure immortale
ma ho bisogno di nascere e di morire
ogni giorno e tante volte in un ora
il mio viaggio ed il mio dolore
hanno un senso …un onore…
un odore…e questo pure mi seduce
mi fa morire …ardere il cuore
desiderio di creare
fare di me qualcosa buona
essere e divenire.

Preferisco esistere
…ecco la sua penna.

Scappo via dalla sua vista
prima che me ne penta.

Addio Venere.

daZeroaInfinito.com…che tornando indietro nelle pagine del mio blog ho ritrovato questa cara poesia. L’immagine non è mia, è trovata in rete e cerca cerca sono approdato a questo link http://www.graziacalabro.it/1/photo-gallery/dipinti/serie-mitologia/ulisse-e-calipso-255.

Da Omero ad Antonio Mercurio_Dal Mito all’Infinito

Di Ulisse non si hanno prove circa la reale esistenza, Che esistesse ad Itaca un insediamento è dimostrato dai reperti archeologici, ma nulla parla dell’eroe dalle mille astuzie, nessun reperto o incisione. Cosa c’è di strano in questo? Beh niente. Praticamente a nessuno frega poi tanto che Ulisse sia realmente esistito e che l’ Odissea (narrata da Omero) sia vicenda realmente accaduta.

All’umanità del piano probatorio non frega nulla.

Il personaggio Ulisse, le sue avventure, i suoi patimenti, la sua capacità di trovare soluzioni in situazioni pazzesche costituiscono un patrimonio dell’umanità nel senso che ad ognuno è capitato, capita e capiterà di trovarsi in una situazione che simbolicamente è simile ad una delle tappe del re di Itaca. 

Certo che Omero ha fatto un lavorone!

Un altro lavorone lo ha fatto anche Antonio Mercurio che con il suo libro “Ipotesi su Ulisse” è penetrato nel racconto omerico e ne ha portato in superfice il contenuto sapienziale.

Antonio Mercurio ha fondato un corpus disciplinare potente ed innovativo ( l’Antropologia Personalistica Esistenziale – la Sophia Analisi – la Sophia Art e la Cosmo Art).

In “Ipotesi su Ulisse”, Antonio Mercurio prende per mano il lettore in un viaggio alla scoperta del contenuto sapienziale dell’Odissea come storia dell’uomo che compie un cammino di crescita e che vuole diventare artista della propria vita. 

In questa sezione mi ispirerò al lavoro di Antonio Mercurio ed a quello di Omero, con umiltà e consapevolezza.

In racconti dalla Zatterà accoglierò narrazioni ed osservazioni dall’Odissea della vita quotidiana per vedere in che modo le cose oggi sono “simbolicamente” come quelle narrate da Omero, e vedere come Antonio Mercurio le ha interpretate per trovare spunti per la nostra crescita.

E se viene fuori qualcosa di buono, beh ne sarà valsa la pena.

Leonardo