Pensiero di Gratitudine

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Oggi pomeriggio ho commesso un errore in fase di rinnovo dell’abbonamento del dominio del mio blog, il mio errore di fatti aveva disattivato l’abbonamento facendomi perdere il dominio dazeroainfinito.com

Dopo l’iniziale sconforto ho chiesto aiuto nella chat di assistenza e qui una persona, un assistente di wordpress,  mi ha seguito e con grande disponibilità e gentilezza mi ha guidato nei passaggi necessari per il recupero del mio dominio.

Non so il suo nome e non so da quale parte del mondo si è messo in contatto con me, ma chiunque tu sia voglio dirti che mi sei stato di grande aiuto.

A te il mio ringraziamento.

Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.

L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita tra le tante cose belle che sperimenta fa purtroppo anche l’esperienza del dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota e molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina. Abbiamo quindi , da una parte, una rappresentazione storica e romanzata del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli e dall’altra parte abbiamo la consapevolezza di come non sono mancate le difficoltà e non tutto è stato piacevole. E come facciamo a saperlo? Ecco, seguitemi: nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà. Quando accade si può fare un collegamento con il vissuto intrauterino, vale a dire vedere come ciò che accade oggi è in qualche modo riconducibile alle nostre esperienze intrauterine. Notizie su questo tempo possiamo chiederle ai nostri genitori. Si puo così creare uno speciale ponte temporale tra le emozioni di “ora” e quelle di “allora” e vedere come e se sono tra loro in relazione.
Se siamo fortunati ad avere genitori disponibili possiamo con loro ricostruire la storia della nostra vita intrauterina: eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, com’era l’umore della madre, c’era gioia, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci aprono le strade a capire com’è stata la nostra vita intrauterina.
Tutto queste emozioni erano il nostro mondo e con esse noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.
In questa fase evolutiva la relazione con la vita è mediata e filtrata dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati alle fasi in cui si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia ed allo stesso modo le reazioni saranno accelerate quando c’è paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire i cambiamenti e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando c’è questo mood, e provando rabbia e paura quando invece il mood è diverso.

Dall’armonia alla disarmonia

Nella vita intrauterina ci sviluppiamo a livello biologico e di pari passo facciamo esperienze emozionali. In modo sempre più complesso e ricco sviluppiamo la nostra capacità di sentire, reagire, provare benessere, provare rabbia… pure!

In questa fase – ci dice l’A.P.E – le nostre risposta alle esperienze che facciamo strutturano – oltre a tante altre nostre parti – una componente della nostra struttura psichica cui viene dato il nome di IO FETALE.

Seguitemi in questo ragionamento ora. L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. Questa considerazione nasce dal sentire profondo che c’è stato un tempo in cui l’armonia uomo-ambiente era un fatto naturale. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la memoria di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.

MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia è presente solo nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.

Per tutta risposta a questi traumi l’Io Fetale in sviluppo reagisce al dolore che la sua “gravidanza così come deve essere”. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita per aver subito una grave ingiustizia (a danno dei suoi bisogni biologici, psichici ed esistenziali) per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia.

L’Io Fetale è determinato nel suo scopo, ha subito una ingiustizia e quindi vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato per la lesa maestà.. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.

L’Io Fetale è una parte di tutti noi, conviene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se non ci riesce di percepirlo proviamo a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.

Portarlo a livello di coscienza è un azione di grande crescita ed un passo importante per la nostra crescita che passa necessariamente dall’armonizzazione di questa parte con tutte le altre parti attraverso le quali realizziamo i nostri bisogni di crescita, il nostro bisogno di benessere fisico e di salute, i bisogni di libertà sganciandoci – dunque – delle zavorre dei traumi antichi con il perdono. Non chiediamo all’Io fetale di cambiare, non lo farà. L’Io fetale fa il suo mestiere!

Ora che lo conosciamo un po domandiamoci: “Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Non perché guardate che per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. E questo non è bene!

Ok,magari prima non lo sapevamo. Ma ora che lo sappiamo siamo chiamati a conoscerci sempre più e sempre meglio ed io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale. L’Istituto Solaris di Roma di cui faccio parte è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.

L’io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi?

Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri. L’Io Fetale non cambia, sono gli altri che sono sbagliati.

Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.

Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale in armonia con i l nostro progetto di vita e non in ossequio alle ragioni di rabbia e desideri di vendetta. Il mondo descritto dall’Io Fetale è un opposto e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.

Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente, esistenzialmente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente, approdare alla vita come dono ci sostiene e ci rinforza con la decisione di nascere per intero ,separarci dall’utero storico, e rinascere con gratitudine alla pienezza delle nostre enormi qualità creative e perché proprio come gli artisti possiamo trasformare la nostra ferita e libere le energie per troppo tempo dedicate al lamento ed alla rabbia.

Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.

Al centro della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.

Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti superare il lamento ed il progetto vendicativo.

Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.

Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale.

Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici? Non c’è un altra opzione, non c’è possibilità di equivoco.

Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive.

Diveniamo Adulti, noi siamo un fine nella vita e sappiamo creare bellezza dentro e intorno a noi nelle relazioni con noi stessi e con gli altri.

Adulti come siamo noi abbiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.

Siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio.

Crescita personale: Scegliamo di cambiare, scegliamo cosa pensare.

Certi brutti pensieri o certe cattive abitudini si possono bloccare. Una prima cosa da fare è non alimentarli. Ignoriamoli e non rimanendoci sopra a tessere storie infinite. Quando il pensiero si affaccia considerate che sono solo pensieri, visualizzateli come nuvole nel cielo della mente. Arrivano e passano.
Facciamo questo esercizio: Quando i pensieri negativi arrivano visualizziamoli e poi con gentile decisione li facciamo scorrere via, non tratteniamole ma anzi mentre scorrono via lasciamo entrare in scena l’immagine ed il pensiero di ciò che realmente siamo e del cambiamento a cui stiamo lavorando.

Impariamo a ignorare e disintossichiamoci da voluttuose abitudini come ad esempio il lamento, smettiamola di raccontare la “solita storia”, noi lo possiamo fare perché siamo padroni della nostra vita e dei nostri pensieri. Alleniamoci e manteniamoci allenati ogni giorno. 😉

I pensieri felici il cibo migliore per me

Vi propongo qui un articolo pubblicato sulla rivista on line Solaris.it riporto un bell’articolo scritto da una mia collega bravissima Federica Casolo Counselor Professionista. Buona lettura

I pensieri felici il cibo migliore per me
Cosmo-Art e senso della vita

I pensieri felici….sono il cibo migliore di cui nutrirci e con cui nutrire la nostra anima.

I nostri pensieri, quanti? Tanti. Affollano la nostra mente e possono essere paragonati al cibo che ci nutre. Ci alimentiamo attraverso di loro.

I nostri pensieri sono solo nostri e nessuno li può sentire e vedere.. Molto spesso non ci rendiamo conto di quanto fanno parte di un dialogo che abbiamo stabilito con noi stessi. Il pensiero orienta le nostre scelte e il nostro modo di agire e di vivere. Attraverso di loro filtriamo tutto ciò che ci accade. La realtà quotidiana che viviamo ci viene narrata attraverso un racconto costituito dai nostri pensieri……diviene come il cibo quotidiano che ci nutre. Proprio come nel caso dell’alimento che scegliamo di mangiare per nutrirci. Questo cibo nutre ed alimenta non solo la nostra mente, ma anche il nostro essere spirituale ovvero la nostra anima.

I pensieri felici: cibo per l’anima

Siamo costituiti da una quantità di “cibo per l’anima” cui abbiamo, o non abbiamo, la possibilità di accedere. E come c’è un minimo vitale per l’alimentazione, così c’è una soglia minima di nutrimento dell’anima che non possiamo ignorare.
Prima di assumere un cibo per il nostro corpo facciamo una selezione, a volte ricevuta in eredità, altre volte frutto di una disamina personale. Desideriamo sapere se è commestibile o no, se è compatibile con le nostre convinzioni etiche o con allergie reali.
I pensieri felici: quali scegliamo
Decidiamo se questo cibo possiamo assumerlo così come si trova in natura o se dobbiamo cucinarlo. Del resto, è accostandoci da neonati agli alimenti, dal latte materno ai primi cibi solidi, che elaboriamo il concetto di buono e cattivo, dapprima legato al gusto e poi via via applicato ai nostri valori e convinzioni.
La realtà che ognuno di noi costruisce proviene dalle parole legate a pensieri che si sono articolate dentro di noi attraverso una narrazione antica. Le abbiamo etichettate e classificate come ogni accadimento che vediamo o che viviamo. Una volta identificata e definita tale realtà, abbiamo già dei pensieri in merito a ognuna delle cose che ci accadono. Una volta che crediamo sia la verità, finiamo per identificarci con queste definizioni; questo è quello che si definisce credenze limitanti.

“ Penso, dunque sono” afferma il famoso concetto filosofico di Cartesio.

Ma cosa c’è prima del pensiero? E’ il pensiero stesso l’origine o è soltanto l’effetto di qualcosa di più profondo? Se l’esistenza deriva dal pensiero, allora anche i fatti o le reazioni dipendono da ciò che pensiamo.

Veniamo da un’epoca nella quale tale idea si è trasformata in: “Penso, quindi agisco”. Come poter disarmare questo complesso meccanismo che crea “modelli di vita”. Di quale cibo per l’anima decidiamo di alimentarci? Prima di nutrircene, ci interroghiamo se ci farà del bene o ci procurerà malessere?

I pensieri felici il cibo per la mente

Anche la nostra anima e la nostra mente hanno bisogno di un cibo adatto per crescere e svilupparsi. Una sola parola-pensiero positiva ha il potere di risollevarci moralmente e spiritualmente. La parola crea, e la parola che scegliamo di usare crea delle potenti forme-pensiero che possono cambiare rapidamente la nostra realtà in meglio. Anche la scienza afferma che la nostra parte inconscia crea ogni cosa.
Questo meccanismo funziona in maniera autonoma e automatica dal momento che l’inconscio è strutturato come un linguaggio: da lì nascono le voci interne che parlano e dettano legge, che ordinano e incolpano, che giudicano o esigono; sono voci che provengono dal passato.
Cosa dicono le nostre voci interne?
La “dicha” che tradotto in italiano vuol dire “fortuna”, “felicità” e che viene da “detto” è legata a ciò che ti hanno “detto” da quando sei nato. Un realtà raccontata e non vissuta in prima persona e che condiziona i nostri pensieri.

I pensieri felici : scelgo i migliori per me

Ascoltare i nostri pensieri è un meccanismo molto naturale e automatico di cui non ci accorgiamo. Ci parliamo continuamente! E’ il self-talk o dialogo interiore: la voce narrante della nostra vita. E’ parte di un dialogo antico che abbiamo instaurato sin da quando eravamo molto piccoli. Il dialogo che abbiamo stabilito nel nostro rapporto con noi stessi: è la guida della nostra mente inconscia.

Questi pensieri determinano la qualità stessa della nostra vita. Sarà bene diventarne consapevoli. Alleniamoci al dialogo interiore trasformandolo il più possibile in dialogo positivo: trasformato in pensieri felici. Tale dialogo ci offre una grande opportunità, se rimaniamo in ascolto profondo e consapevole: ci aiuta ad organizzare i pensieri per poterli trasformare in pensieri felici: il cibo migliore per noi!.

I pensieri ci aiutano a prendere atto delle nostre capacità

L’oggetto del nostro rimuginare interiore è inevitabilmente la nostra esperienza: le vittorie e i fallimenti, come i nostri programmi per il futuro. Ne fanno parte sia le intenzioni per pianificare la spesa settimanale o il fare progetti di vita. Il dialogo interiore ci aiuta a prendere atto di quello che sappiamo o non sappiamo fare: di quello che vogliamo o non vogliamo fare, su quale bagaglio di esperienze possiamo contare, quali errori non dobbiamo ripetere, quali alternative percorrere.

I pensieri ci aiutano a rielaborare le emozioni

Parlare con se stessi serve per rielaborare le emozioni, per capire come ci sentiamo davvero. Ci aiuta a percepire il dispiacere, la rabbia, la gioia. Emozioni legate a pensieri che facciamo su di noi perchè forse in alcune situazioni abbiamo paura. Ad esempio quando pensiamo di non essere all’altezza di fare un colloquio di lavoro o come quando non ci sentiamo pronti a dare un’esame. In quel momento ci sentiamo inadeguati, ci sentiamo sbagliati e facciamo “brutti pensieri” su di noi. Tutto ciò finisce per sabotare i nostri propositi migliori, i nostri progetti.

Il pensiero interiore può essere modificato, migliorato; abbiamo le risorse per farlo. Una strategia? Possiamo allenarci come gli atleti a motivarci. Significa che parlandoci con “pensieri felici” ; il cibo migliore per noi, avremo modo di assumere decisioni migliori, da cui scaturiranno comportamenti produttivi che daranno risultati più soddisfacenti.

Non è semplice rivoluzionare il proprio pensiero ma ce la possiamo fare se lo decidiamo profondamente. E’ una questione di allenamento all’ascolto e alla decisione di credere fermamente di poter trasformare la propria realtà.

I pensieri felici il cibo migliore

Alleniamoci allora subito ad usare le parole-pensiero che agevolano la nostra crescita emotiva e rafforzano la nostra autostima: “ce la fai”, “sei capace”, “te lo meriti”, “hai fiducia in te”, “sei sicuramente in grado di riuscirci”, “brava!”, “stai tranquilla”.

Prendiamo il controllo del nostro mondo interiore se vogliamo ambire ad una vita soddisfacente e felice. Scegliamo il cibo migliore per nutrire la nostra mente e la nostra anima!

La qualità di ciò che ci diciamo ogni giorno influisce su ogni situazione, sul nostro stato d’animo, sul nostro atteggiamento, sulle relazioni e sulla nostra capacità di gestire adeguatamente gli eventi. Da oggi decidiamo di amarci donandoci le parole migliori capaci di nutrirci in modo sano. Capaci di trasformare la nostra vita e la nostra capacità di creare una realtà di Bellezza. Iniziamo col farci i complimenti meritati, gli apprezzamenti dovuti e gli incoraggiamenti necessari per poter realizzare i nostri progetti e sopratutto la nostra vita. Perché come dice Antonio Mercurio: “L’uomo non vive di solo pane ma di pane e Bellezza

Noi siamo creature bellissime e speciali.

“Ognuno di noi é speciale nel far bene qualcuna o più cose. Che sia scrivere o cantare, che sia ascoltare o raccontare, camminare, sorridere, cucinare, amare, andare in bici, strizzare l’occhio, abbracciare, parlare, soffiare, sognare, danzare, passeggiare, disegnare, dire, incontrare, dare, credere, sperare  ma anche semplicemente pensare di sé di essere speciale sentendosi dentro un qualcosa che non si sa ancora ben descrivere… ma c’è. 

Counseling e benessere: Siamo Guerrieri Coraggiosi ed abbiamo il sole dentro.

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dal “Manuele del Guerriero” di Luce di Paulo Coelho … dedicato a tutti noi che vogliamo crescere ed evolvere per divenire ogni giorno sempre più le persone speciali, preziose e importanti che sentiamo di essere.

Un guerriero della luce non è mai codardo. La fuga Può risultare un’eccellente tattica difensiva, ma non può essere impiegata quando la paura è grande. Nel dubbio, il guerriero preferisce affrontare la sconfitta e poi curarsi le ferite, perché  sa che, se fuggisse, darebbe all’aggressore un potere maggiore di quanto meriti. Durante i momenti difficili o dolorosi, il guerriero fronteggia le situazioni svantaggiose con eroismo, con rassegnazione e con coraggio”

da “Le leggi della vita” di Antonio Mercurio…per tutti noi, perché abbiamo un capitano speciale in noi… il nostro Sé.

Se tu coltivi un sogno, tu coltivi il Sé. Il Sé è come una stella dentro di te. Se tu coltivi il Sé, tu coltivi un sole e, se tu hai un sole come capitano, certamente egli condurrà in porto i tuoi sogni per quanto impossibili ti possano sembrare”. 

Buona luminosa giornata a tutti.

 

 

 

Cosmo Art. Divenire Artisti, Signori della nostra vita e servitori della vita

Astrofisici ed esperti di tante fantastiche discipline e scienze ci dicono che all’origine dell’universo, il momento iniziale “creativo”, è stato il big bang.

Dal big bang in poi è iniziato il tempo, da allore l’universo, come un organismo, non ha più smesso di crescere ed espandersi. Pare che di tutto ciò che è accaduto dal gran botto in poi si abbiano tante teorie ed in molti ne riconoscono le valide. In tanti spremono ancora le meningi e soprattutto la passione per sapere cosa c’era però nel secondo prima del big bang…e per non essere troppo avidi diciamo nel tempo prima di quel gran botto. Forse c’era stella che ha finito il suo ciclo con il big bang, appunto. Una esplosione che ha disseminato nello spazio immenso materia essenziale per altra la vita, e quindi noi. Non è sbagliato quindi dire che siamo fatti di polvere di stelle.

E di universi ce ne sono tanti. Dei tanti e della loro origine ho piacere di riportare un immagine liberamente tratta dalle premesse al libro ” Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art” di Antonio Mercurio. Buona lettura:

“Dell’origine degli infiniti universi se ne può parlare solo con un’immagine poetica. All’origine delle origini c’era una bambina, la VITA, (…) alla quale piaceva giocare con le bolle di sapone, così come piace sin dai tempi antichi a tutte le bambine. La VITA, soffiava sul cerchio con l’acqua e sapone e vedeva con meraviglia le infinite bolle, che nascevano le une dalle altre in un’unica sequenza o in sequenze successive, sempre danzando nella luce, per il godimento dei suoi occhi e del suo cuore. Ogni bolla era un universo. Ora accadde che la VITA, la quale è potente ma non è onnipotente, che è intelligente ma non è onnisciente, (…) di una cosa si doleva immensamente: sapeva che era eterna ma sapeva pure che non era immortale. Per vivere, doveva sempre incarnarsi in forme diverse e ogni forma nuova poteva apparire solo alla morte della forma precedente. Le sue bolle potevano durare un’eternità ma era un’eternità che si consumava in un istante. Tutte nascevano e morivano. Non ce n’era nessuna che nascesse e non morisse più. Che immenso dolore! Finchè un giorno arrivò l’idea vincente. Dentro una speciale bolla di sapone, la VITA mise gli umani, e poi insegnò loro come fondere insieme dolore, saggezza e arte, e da essi nacque un’opera d’arte, un’opera d’arte dotata di vita immortale, che si staccò dalla bolla e si mise a volare danzando da una bolla all’altra, da un universo all’altro, all’infinito. Era come se su ogni bolla potesse posarsi, con la sua Rosa in mano, ormai senza più spine, un “Piccolo Principe”, che ora veniva danzando felice e contento e che non doveva più farsi mordere da un serpente per poter volare da un universo all’altro. Bastava immaginare di volare e subito il volo si realizzava. Immortale il Piccolo Principe, immortale la VITA in lui e con lui e immortale la bolla che gli aveva dato la vita, anche se ormai, come bolla, aveva cessato di esistere. Ora la VITA era contenta e non provava più dolore; ora essa era eterna ed era insieme immortale. Poteva ancora cambiare forma così come cambia forma un’opera d’arte vista da un angolo e vista da un altro; letta da uno e letta da un altro. Ma cambiare forma non significava più morire; significava arricchirsi continuamente di nuova vita e di nuovi significati. Tutto ciò accadde nel passato ma si dispiegò nel futuro che doveva ancora venire. Ciò che appartiene al passato si può raccontare e ciò che appartiene al futuro si può solo sperare.”

E noi?

Anche noi abbiamo il nostro big bang al momento del concepimento e da lì inizia il tempo e la nostra espansione, abbiamo in noi tutti gli elementi delle stelle e come le stelle che si formano anche dentro di noi si attivano processi creativi e preparativi della nostra crescita ed evoluzione. Come fa la materia cosmica intorno ad una stella anche noi sentiamo muoversi la materia di vita e di emozioni tutte le volte che siamo di fronte ad un passaggio di crescita, tutte le volte che dobbiamo evolvere ad una nuova dimensione. Il nostro nucleo ruota come una stella e come una stella si surriscalda prima di decidere che fare. Il nostro laboratorio stellare è una fucina in grado di fondere elementi ostici. A noi la vita ci ha creati “Uomini” e ci ha dato la capacità di fondere il dolore – qualunque esso sia – e ci ha dato anche la saggezza e l’arte per saperlo riconoscere e lavorarci sopra. L’amore per il progetto, Atti di amore per i nostri sogni, speranza e fiducia sono solo alcuni degli elementi a nostra disposizione e tutti insieme con il corteo dei cortigiani “paura” e “sensi vari di inadeguatezza” premono dentro di noi e noi abbiamo ogni momento la possibilità di scegliere e “rinascere” scegliendoci nella nostra vera identità, nel nostro vero essere e in armonia con il nostro Sé. Il big bang del concepimento ha il suo sound e tempi frenetici, le fasi della gravidanze fondono nella nostra materia stellare anche tanta materia umana, emozioni di gioia e emozioni di paura in pari misura.

Ad ogni nuovo passaggio la saggezza è la lo strumento e la qualità umana che possiamo usare per vedere e sentire in modo consapevole ed autentico tutto l’universo della materia emozione in noi e decidere di fare sintesi tra i tanti opposti come il desiderio e la paura, l’amore e l’odio. Ogni giorno come gli artisti noi arricchiamo la nostra vita di trasformazioni, evoluzioni e conferme progettuali e ogni giorno modelliamo l’esistenza in noi ed intorno a noi armonizzandoci con gli altri e con la vita.  Le nostre creazioni, la bellezza che sapremo creare tutti insieme è un campo energetico speciale, energia e opera d’arte della vita che la vita ha donato alla nostra speciale bolla e che ci permette nella favola come nella vita di danzare da un universo all’altro all’infinito, da una crescita all’altra all’infinito, da una situazione ad un altra all’infinito ed evolvendoci sempre.

Benvenuti al mondo “Giganti” ( di Piero Pelù)

Ascoltata ieri sera live al festival e mi è piaciuta subito, bella energica positiva rock e quindi che sia la benvenuta nella mia area web. Grazie Piero 😎😎.

A volerla dedicare … vediamo… beh…la dedico a ogni essere vivente, a tutti noi Benvenuti al mondo.

Il senso perduto del tempo – Keep calm

Con piacere riporto l’articolo del Dr. Giampiero Ciappina ( Direttore dell’Istituto Solaris) pubblicato sulla rivista on line solaris.it

L’attimo presente: una specie in via di estinzione

Siamo da poco approdati al 2020: giusto un rapido istante per riflettere sull’anno che si è concluso, e lo sguardo è già rivolto in avanti, alle mille cose da fare. Perché alla fine, ciò che facciamo è cercare di stare al passo, inseguire il tempo. Lungi dall’aver veramente più tempo, la modernità se da una parte ha offerto più tempo cronologico, contemporaneamente ne ha però ristretto la sua disponibilità, rendendolo fondamentalmente un tempo sfuggente. La promessa scientista presagiva che con la tecnologia avremmo lavorato tutti meno e avremmo avuto più tempo libero. I dati dimostrano che nella maggioranza dei casi, si lavora molte più ore e molto più velocemente, nell’ansia di rendersi sempre più multitasking, come le macchine. “Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi” – ci conferma Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex Direttore dell’Istituto di Neuroscienza del CNR – “a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione” (Elogio della lentezza, 2014).

Dopo più di un secolo, come nel Manifesto futurista di Marinetti del 1909, la velocità è ancora un mito. Mentre la lentezza è un difetto, una perdita di tempo, un errore e perfino una colpa. Il risultato è che siamo costantemente proiettati in avanti, nell’istante immediatamente successivo, in un altrove che ancora non c’è. L’era digitale ha velocemente sgretolato l’istante, rimodellando la nostra percezione del tempo e accelerandolo vorticosamente.

Il senso perduto del tempo e la superficialità

I guru del Marketing sentenziano che – per essere seguiti dal pubblico assuefatto – i video non possono durare più di 60 secondi, gli spot pubblicitari scendere sotto i 30 secondi e le radio trasmettere solo brandelli delle nuove canzoni da promuovere. Oracolari algoritmi di Google profetizzano che soltanto il 5% dei lettori che avevano cominciato a leggere questo articolo, sono arrivati fin qui. Il restante 95% aveva di meglio da fare. Oppure semplicemente, si è spazientito perché … se non arrivo al punto entro 5 secondi allora trattasi di … lettura impegnativa per intellettuali e quindi … lo leggo dopo, quando ho tempo. In verità questo tempo futuro non esiste. È un tempo soltanto ipotetico e astratto, gettato alla rinfusa in quel futuribile e magmatico caos di … mille libri che avrei voluto leggere, delle tante ricette di dolci che avrei voluto cucinare, dei tanti viaggi e delle tante cose che avrei voluto fare e che non ho mai tempo di fare. La modernità pretende risposte semplici e rapide, anche per realtà complesse. Non importa se poi le risposte semplici e rapide rischiano di essere superficiali – o peggio – perfino deleterie.

Se la retorica dei Social ci mitraglia con le esortazioni al Carpe Diem (variamente declinate) è perché in verità, il qui ed ora rischia di sciogliersi velocemente quanto i ghiacciai della Groenlandia. L’attimo presente è in via di estinzione. Sempre più premuto, compresso e appiattito tra passato e futuro, il presente è ridotto ad un brevissimo istante che resiste sempre meno: e sempre meno è abitato e vissuto. Inesorabilmente siamo ossessionati e rapiti dall’attimo successivo: quello che anestetizza il presente e si allontana, talvolta nella speranza o – molto più spesso – nell’illusione.

Il senso perduto del tempo e le sue conseguenze

Questa alterazione del nostro orologio interno, ha tre principali conseguenze.

La prima è che siamo costantemente impazienti, inquieti, stranieri al nostro tempo interno, sempre fuori posto e in ansiosa attesa di trovarci in un luogo diverso e in un tempo diverso. Come se quello presente in fin dei conti fosse un tempo inaccessibile, carico di angoscia e – fondamentalmente – insopportabile. Meglio allora vivere alienati e in costante accelerazione: nel prossimo post, nell’email che deve arrivare o nel prossimo messaggio What’sUp. Una sorta di bulimia del futuro prossimo.

La seconda è la perdita della libertà. Perdendo la coscienza del presente, siamo costretti a vivere nei rimpianti del passato o nella paura del futuro. Non siamo più liberi di vivere la nostra vita – quella di adesso – l’unica veramente esistente. Al di fuori del presente, barattiamo la libertà in cambio della schiavitù delle ossessioni: di ciò che è già accaduto o di ciò che deve ancora accadere.

La terza inevitabile conseguenza è la disperazione. La guarigione, la gioia, la trasformazione e la felicità dimorano certamente soltanto nell’attimo presente. Se perdiamo il contatto con il nostro , e siamo assenti a noi stessi, immancabilmente siamo anche disperati.

Altre cosmologie

La concezione del Tempo, tipica dell’antica Grecia, ma anche della cosmologia buddista e induista è quella di un Tempo ciclico. Simile all’alternarsi delle stagioni, la grande Ruota del Tempo ritmicamente scandisce i cicli del lavoro nei campi e i cicli della vita: nascita, crescita e morte, in un infinito ripetersi. In occidente invece prevale una concezione lineare del Tempo, tipica della tradizione giudaico-cristiana. Al passato, segue sempre il presente e poi il futuro, come una freccia in un avanzare continuo. Dio crea il mondo, e il mondo – come causa ed effetto – procede dritto verso il Giudizio Universale e l’Apocalisse. Dice Andrea Colombo citando il grande filosofo (recentemente scomparso) Emanuele Severino (1929-2020): “L’Occidente è nichilista, perchè lega irrimediabilmente l’Essere al Nulla. E il cattolicesimo condivide questo tragico destino, così come tutte le forme di nichilismo che dominano la terra del tramonto, dal comunismo al capitalismo, fino al trionfo incontrastato della tecnica“. L’idea di un Tempo lineare conduce inevitabilmente al nichilismo – secondo Severino – perchè è fondata sull’illusione che tutto ciò che esiste, prima non ci fosse e poi non ci sarà. Ciò riduce la vita semplicemente ad una corsa verso la morte.

In entrambi i casi, sia nella concezione del Tempo ciclico che in quello lineare, i tempi sono sempre separati.

Diversa – ed interessante – è invece la concezione degli antichi Incas, dove il Tempo è un tutto unico: passato, presente e futuro sono contemporaneamente presenti, come linee del tempo che corrono parallele. Similmente a quanto raccontato nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), dove Cooper e la figlia Murph pur abitando tempi diversi, tentano di comunicare tramite i libri e la sabbia. Gli antichi Incas vivevano insieme agli avi e insieme agli spiriti delle generazioni future: ogni decisione importante della Comunità coinvolgeva inevitabilmente tutti. Gli sciamani potevano spostarsi fra le diverse linee del tempo, e tutti venivano consultati per decidere del bene della società. Gli avi contribuivano con la saggezza, e i discendenti futuri con la speranza: ai presenti era quindi richiesto il massimo rispetto e una alta considerazione per le opinioni di tutti. Non era possibile sfuggire, accelerare o rifugiarsi altrove, perché tutto il tempo importante era lì, simultaneamente presente.

Il tempo della coscienza: un presente di senso

Oggi, abitare il nostro tempo è diventata una sfida semantica. Non si tratta di fermare il progresso, ma di resettare il nostro fuso orario interiore per sintonizzarlo nuovamente su un presente di senso, degno di essere vissuto. Oltre al tempo che fugge nei cronometri, esiste un tempo della coscienza che esige invece di essere conquistato con una presenza consapevole. Il tempo presente può riscoprire il suo significato soltanto entro un orizzonte spirituale. Ecco allora che l’attimo non fugge più quando ci ascoltiamo profondamente. Il qui ed ora si dilata – ad esempio – nella meditazione, nella preghiera, nell’amore verso un Tu, nella coralità, nella realizzazione di un progetto esistenziale. Tutti istanti che invece di fuggire, si eternalizzano nel nostro tempo interiore, perché ricchi di significato. Istanti senza tempo, perché permettono di conoscerci e di comprenderci, armonizzando e orientando il caos interno attraverso continue sintesi degli opposti. È questo il compito di chi vuole recuperare il senso perduto del Tempo. È questo il compito dell’Artista dell’esistenza, che vuole realizzare la propria Vita come un’Opera d’Arte.

Fermarsi per ritrovare il presente, abitarlo in modo consapevole, ci fa contattare un profondo senso di unità e di pienezza. Ecco il carpe diem! Non siamo separati: siamo uniti in una coralità a-temporale all’amore dei nostri avi e agli spiriti dei nostri discendenti. Assumere la realtà significare riscoprire il senso dell’esistenza. Possiamo allora guardare al presente con la necessaria saggezza e la necessaria speranza, recuperando il valore della memoria e la vera natura del coraggio. Un po’ come facevano gli antichi Incas.

…siamo Angeli

Gli angeli, le avanguardie “buone” del regno cielo azzurro…e se fosse diverso da come li intendiamo tradizionalmente? Mi spiego meglio, io in senso tradizionale percepisco gli angeli come creature speciali che hanno ricevuto questa investitura in ragione di particolari qualità e meriti nella loro esperienza di vita.

E se non funzionasse così? Se funzionasse invece all’inverso?

Magari funziona che ognuno di noi è libero di scegliere e può decidere se comportarsi da angelo o piuttosto da diavolo.  Le nostre scelte hanno effetti sulla nostra vita e su quella degli altri, e sulla vita nel suo complesso.

Si anche dare la precedenza, anche fermarsi ai passaggi dei pedoni sulle strisce…piccole cose certamente. Eppure se le facciamo con “valore” sono comportamenti speciali e fanno stare bene. Siamo angeli quindi, con noi stessi e con gli altri,  e possiamo fare per noi tutto quello che silenziosamente chiediamo ad un angelo nella visione tradizionale. Non entro nel merito dei miracoli … ma sono certo che ora che ci diamo un identità di valore molto centrata sull’amore e valori come la bellezza sono certo che tante cose cambieranno.

Counseling: Un opportunità per ritrovare il nostro valore

Siamo soddisfatti di noi, della nostra vita in generale?  Proviamo ad ascoltarci profondamente e rispondiamo autenticamente alla domanda: “Mi riconosco un valore?”. No, non è un compito per casa e non è nemmeno un compito facile a cui si possa rispondere con un semplice Si o No. E’ una proposta ed una mia riflessione ad alta voce, e penso che probabilmente la gran parte di noi si posiziona in uno dei valori tra gli opposti “Si con lode”  e il “No, per niente”. In mezzo troviamo “Si, abbastanza” al “Si, però dipende” al “a volte si a volte no” al “quasi Si” al “non proprio SI” al ” poco”.

Ovunque ci posizioniamo tra SI con lode ed il NO ora quello che mi preme dire è che è assolutamente cosa buona iniziare a “riconoscersi un valore”, migliora la qualità della nostra vita e soprattutto è una menzogna. La menzogna è che noi tutti “noi valiamo”, e valiamo anche se non ci crediamo.

A volte serve il malessere per farci aprire gli occhi, si perché a furia di non riconoscerci bravi le nostre energie si abbassano e diventiamo lamentosi e preda della insoddisfazione e dell’invidia .

Manteniamo quindi su ON il nostro sensore della capacità di ascoltarci e di non svalutarci.

Un valido aiuto può essere quello di fare percorsi di crescita personale. E’ necessario, indispensabile? Beh io dico che è uno strumento valido. In questo ambito il Counseling è un ottima opportunità. Lavorare con un Counselor aiuta.

Un mio cliente mi ha riferito di se come lavorando insieme ha notato che quando cammina in strada il suo sguardo e la sua postura sono migliorati,  riconoscere i propri valori e accrescerli migliora la qualità della relazione con noi stessi e della nostra vita in tutti gli ambiti.

Oggi ho fatto qualche foto e mi piace condividerle con voi. In tutte io vedo l’affermazione di “io valgo”. Noi tutti valiamo e se percepiamo delle difficoltà accogliamoci con amore e doniamoci la speranza di crescere e per far brillare la nostra luce. Con il Counseling, ad esempio e se volete fare degli incontri con me – anche on line – potete scrivermi.

 

 

 

 

Tempo di crescita e cambiamento. Rotta verso la bellezza

banderuola-segnavento-in-rameCiao A tutti amici,  e scusate il ritardo.

Provo a svegliarmi dal sonno.

In questo periodo di pausa dal blog un pensiero ricorrente mi ha catturato l’attenzione. Un pensiero di cambiamento per il progetto “blog”.  Vorrei  ripartire con un taglio “raccontativo”😁😁  che dia molto spazio a tematiche che riguardano il grande desiderio dello “stare bene ed essere felici”.

Voglio portare in questo spazio sempre più la parte di me che mi piace definire ricercatore di bellezza e che si nutre ed ispira a piene mani e con immensa gratitudine al pensiero di Antonio Mercurio ed lavoro progettuale con il Movimento Cosmoartistico dell’Istituto Solaris di Roma di cui faccio parte.

Durante il periodo natalizio mi sono accompagnato molto con un libro di Antonio Mercurio dal titolo “le leggi della vita”, ho avuto tanto bisogno di questo libro e tanto mi ha aiutato.  Un libro immenso come tutti quelli di Antonio Mercurio.

Un libro d’oro e che in più occasioni mi ha parlato come a dire:” Leonardo ma quando cavolo  mi presenti ai tuoi amici, e non dire che non ne sei capace e non pensare che loro non possono capire perché non hanno la tua stessa formazione e bla bla bla….insomma io voglio che tu mi presenti ai tuoi amici e trova tu il modo e le parole affinché i concetti che sono scritti in me possano arrivare comunque in modo chiaro a tutti ok?

Ho accettato l’incarico.

A proposito se volete il libro cui faccio riferimento è disponibile a questo link con la versione Kindle disponibile a soli 0,99 €.

Se lo prendete e non vi è chiaro non vi è spaventate sono temi che il più delle volte non vogliamo trattare, non è un problema e va bene così ma se volete scrivermi o chiamarmi io sarò felice di parlare e di leggere qualche pezzo insieme a voi?

Un caro saluto a tutti

Leonardo

 

Giovannino, storia d’amore e di rifiuto

Un pò di giorni fa la storia di Giovannino ha attraversato trasversalmente la rete rilanciata sui social e commentata da tantissime persone. Io non ho seguito la vicenda, ciononostante oggi nell’era dei social è praticamente impossibile non ricevere una notizia e le sue parole chiavi che in questo caso erano “bambino, malattia, genitori, abbandono, solidarietà, adozioni”.  Io non commento la vicenda perché davvero non ho informazioni.

Mi è capitato però giovedì scorso di sentire delle presone che parlavano del caso di Giovannino, ero nella sala d’attesa dello studio del mio medico. Una giovane donna, da poco mamma, ne parlava con alcuni signori anziani ed è stata questa la mia unica occasione di avere informazioni su Giovannino, la sua storia e la sua malattia.

Il mood del dibattito, come quello della rete, tendeva verso l’atto di condanna per i genitori abbandonici. Poi la giovane donna ha detto una cosa che mi ha colpito, ha detto che lei non se la sentiva di giudicare quei genitori. A suo dire la malattia del bambino è una cosa molto seria e richiede cure continuative e probabilmente anche costose. A suo dire ci può anche stare che quei genitori forse non lo hanno abbandonato, forse si sono fatti dolorosamente da parte non avendo risorse per potergli assicurare le cure.  Forse, diceva lei, il loro è stato un atto d’amore.

Io non lo so cosa è successo, ma cavolo quella valutazione mi ha steso. Che corrisponda o meno alla realtà la sua riflessione, che sia sua o che l’abbia letta in rete a me io non lo so. Ma mi ha fatto riflettere alla tante forme che può assumere l’amore.

E non aggiungo altro perché davvero non so altro e spero che il piccolo Giovannino possa stare sempre meglio e che possa crescere forte e sano per poter fare tutte le trasformazioni necessarie e fare della sua vita una opera d’arte.