Pensiero di Gratitudine

silver colored heart lock bridge

Oggi pomeriggio ho commesso un errore in fase di rinnovo dell’abbonamento del dominio del mio blog, il mio errore di fatti aveva disattivato l’abbonamento facendomi perdere il dominio dazeroainfinito.com

Dopo l’iniziale sconforto ho chiesto aiuto nella chat di assistenza e qui una persona, un assistente di wordpress,  mi ha seguito e con grande disponibilità e gentilezza mi ha guidato nei passaggi necessari per il recupero del mio dominio.

Non so il suo nome e non so da quale parte del mondo si è messo in contatto con me, ma chiunque tu sia voglio dirti che mi sei stato di grande aiuto.

Grazie.

Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.

L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita sperimenta tante cose belle e sperimenta purtroppo anche il dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota,  molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale (A.P.E.)  in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina.

A questo punto abbiamo quindi , da una parte, la rappresentazione del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli ovvero un tempo di totale beatitudine; dall’altra parte abbiamo la proposta di considerare questa fase della vita assumendo che in essa abbiamo sperimentato – oltre alla “beatitudine” – anche le difficoltà e non tutto è stato piacevole. il professor Antonio Mercurio fonda questo assunto sull’esperienza del lavoro fatto con le persone.

Seguitemi ora.  Nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà e questo è pacifico.

Quando accade abbiamo la possibilità di fare un un ponte temporale tra il nostro tempo presente ed il nostro vissuto intrauterino, e vedere se c’è tra le due esperienze una relazione.

Facciamo una ricerca anche con l’aiuto dei nostri genitori. Esploriamo com’era il tempo  del nostro concepimento e della nostra gravidanza:  eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, era il momento opportuno, com’era l’umore della madre, c’era gioia in lei e nell’ambiente in cui viveva, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci raccontano la nostra vita intrauterina.
Tutto queste informazioni hanno sul piano emotivo tante corrispondenti emozioni, ed è con queste che noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.

Nella fase dal concepimento al parto la relazione con la vita passa dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Ora anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati all’ambiente emotivo dell’utero a seconda che si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia,  paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire stimoli e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando tutto va bene, e provando rabbia e paura quando invece ci sentiamo minacciati o preoccupati. 

Dall’armonia alla disarmonia

Nella vita intrauterina ci sviluppiamo quindi sia a livello biologico che sul piano  emozionale.  In questa fase – ci dice l’A.P.E si strutturano tutte le nostre parti, il nostro corpo e la nostra psiche. Nel nostro sviluppo ed in reazione appunto agli stimoli che riceviamo una parte che si struttura nella nostra dimensione psichica è appunto l’ IO FETALE. Per capire il suo ruolo e la sua posizione mi dilungo un po nel racconto.

Seguitemi quindi per favore: ” L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. C’è sicuramente stato un tempo in cui il rapporto con la nature era armonioso. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la consapevolezza di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.”

MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia sopravvive nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.

Per tutta risposta a questi traumi, piccoli o grandi che siano,  l’Io Fetale reagisce. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita patita  per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia. L’Io fetale è molto suscettibile. Nella dimensione intrauterina si percepisce come assoluto e ogni trauma è una “lesa maestà”.

L’Io Fetale è determinato nel suo volere, se ritiene di aver  subito una ingiustizia vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.

L’Io Fetale è una parte di tutti noi, è bene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se ci è difficile accettare questa proposta o magari non abbiamo notizie sulla nostra vita intrauterine consiglio di provare a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.

Dobbiamo conoscerlo e riconoscerlo, per evitare di averlo ai posti di comando della nostra vita. Le sue ragioni sono molto seduttive, e l’ebbrezza del ristabilire la giustizia seduce molti…ma questo non fa crescere la nostra vita bensì ci mantiene bloccati.

Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. Molti si pavoneggiano della loro libertà ma in realtà sono sotto scacco delle pretese del proprio IO Fetale.

Ok,magari prima non lo sapevamo. Per accrescere ed approfondire il tema io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale,  L’Istituto Solaris di Roma  -di cui faccio parte – è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io Fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.

L’Io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi? Non è facile liberarsene in modo definitivo.

Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri.

Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.

Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale e prendere NOI il comando della nostra vita.  Il mondo descritto dall’Io Fetale è un solo un punto di vista e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.

Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente.

Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.

Al posto di comando della della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.

Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti, superare il lamento ed il progetto vendicativo.

Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.

Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale. Proprio perché dotato di libertà ed affinché non cada preda delle seduzioni fetali dobbiamo accrescere e rinforzare la nostra conoscenza di noi e la consapevolezza. Come Ulisse passa davanti all’isola delle sirene legato all’albero maestro allo stesso modo noi ci dobbiamo tenere ben stretti a nostro progetto d’amore e rinforzare l’alleanza tra questo ed il nostro Io Adulto.

Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici?

Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive. L’Io Adulto consapevole sa che anche l’IO Fetale ha delle qualità ( sensibilità al dolore, capacità di reagire alle minacce) e le utilizza per creare e non per distruggere.

Accresciamo il nostro essere Adulti e non solo in senso biologico ( quello avviene naturalmente)  ma in senso spirituale decisione dopo dopo decisione.

Diveniamo Adulti  ed agiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.

Noi siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio, e tu?

Noi siamo creature bellissime e speciali.

“Ognuno di noi é speciale nel far bene qualcuna o più cose. Che sia scrivere o cantare, che sia ascoltare o raccontare, camminare, sorridere, cucinare, amare, andare in bici, strizzare l’occhio, abbracciare, parlare, soffiare, sognare, danzare, passeggiare, disegnare, dire, incontrare, dare, credere, sperare  ma anche semplicemente pensare di sé di essere speciale sentendosi dentro un qualcosa che non si sa ancora ben descrivere… ma c’è. 

Cosmo Art. Divenire Artisti, Signori della nostra vita e servitori della vita

Astrofisici ed esperti di tante fantastiche discipline e scienze ci dicono che all’origine dell’universo, il momento iniziale “creativo”, c’è stato il big bang.

Dal big bang in poi è iniziato il tempo, da allora l’universo, come un organismo, non ha più smesso di crescere ed espandersi. Di tutto ciò che è accaduto dal gran botto in poi si hanno tante teorie e ipotesi valide. Tanti studiosi spremono ancora le meningi e soprattutto la passione per sapere cosa c’era però nel secondo prima del big bang, e nel tempo prima di quel gran botto. Forse c’era una stella che ha finito il suo ciclo di vita con il big bang, appunto. Una esplosione che ha seminato e donato allo spazio immenso tutta la materia essenziale per nuova la vita, inclusi noi. Non è sbagliato quindi dire che siamo fatti della stessa materia delle stelle.

Di universi, ci dicono gli astrofisici, ce ne sono tanti. Dei tanti e della loro origine ho piacere di riportare un immagine liberamente tratta dalle premesse al libro ” Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art” di Antonio Mercurio. Buona lettura:

“Dell’origine degli infiniti universi se ne può parlare solo con un’immagine poetica. All’origine delle origini c’era una bambina, la VITA, (…) alla quale piaceva giocare con le bolle di sapone, così come piace sin dai tempi antichi a tutte le bambine. La VITA, soffiava sul cerchio con l’acqua e sapone e vedeva con meraviglia le infinite bolle, che nascevano le une dalle altre in un’unica sequenza o in sequenze successive, sempre danzando nella luce, per il godimento dei suoi occhi e del suo cuore. Ogni bolla era un universo. Ora accadde che la VITA, la quale è potente ma non è onnipotente, che è intelligente ma non è onnisciente, (…) di una cosa si doleva immensamente: sapeva che era eterna ma sapeva pure che non era immortale. Per vivere, doveva sempre incarnarsi in forme diverse e ogni forma nuova poteva apparire solo alla morte della forma precedente. Le sue bolle potevano durare un’eternità ma era un’eternità che si consumava in un istante. Tutte nascevano e morivano. Non ce n’era nessuna che nascesse e non morisse più. Che immenso dolore! Finché un giorno arrivò l’idea vincente. Dentro una speciale bolla di sapone, la VITA mise gli umani, e poi insegnò loro come fondere insieme dolore, saggezza e arte, e da essi nacque un’opera d’arte, un’opera d’arte dotata di vita immortale, che si staccò dalla bolla e si mise a volare danzando da una bolla all’altra, da un universo all’altro, all’infinito. Era come se su ogni bolla potesse posarsi, con la sua Rosa in mano, ormai senza più spine, un “Piccolo Principe”, che ora veniva danzando felice e contento e che non doveva più farsi mordere da un serpente per poter volare da un universo all’altro. Bastava immaginare di volare e subito il volo si realizzava. Immortale il Piccolo Principe, immortale la VITA in lui e con lui e immortale la bolla che gli aveva dato la vita, anche se ormai, come bolla, aveva cessato di esistere. Ora la VITA era contenta e non provava più dolore; ora essa era eterna ed era insieme immortale. Poteva ancora cambiare forma così come cambia forma un’opera d’arte vista da un angolo e vista da un altro; letta da uno e letta da un altro. Ma cambiare forma non significava più morire; significava arricchirsi continuamente di nuova vita e di nuovi significati. Tutto ciò accadde nel passato ma si dispiegò nel futuro che doveva ancora venire. Ciò che appartiene al passato si può raccontare e ciò che appartiene al futuro si può solo sperare.”

E noi?

Anche ciascuno di noi ha avuto il proprio personale big bang al momento del concepimento e da lì è iniziato il nostro tempo e la nostra espansione. In quanto generati dalle stelle, come visto sopra, noi abbiamo in noti tutti elementi luminosi delle stelle e come le stelle quando si formano anche ci generano processi creativi e costruttivi.

Così come materia cosmica si condensa intorno ad un nucleo di una nuova stella anche per noi accade che materia umana ed emozionale si condensa quando volontariamente o spinti dalla vita andiamo verso un passaggio di crescita.

Il nostro nucleo ruota come una stella e come una stella si surriscalda prima di decidere che cosa fare. In pratica abbiamo in noi uno speciale laboratorio stellare in chiave umana, una speciale fucina in grado di fondere elementi e trasformare ostacoli più o meno ostici.

A noi la vita ci ha creati “Uomini” e ci ha dato la capacità di saper riconoscere e trasformare il dolore quando si presenta – qualunque esso sia. Ci ha dato anche la saggezza e l’arte e quindi la consapevolezza e l’agire artistico per trovare le soluzioni e le armonizzazioni che ci permettono di cambiare davvero e creare presupposti per soluzioni nuove.  Queste possibilità non sono già pronte all’uso, sono presenti in noi in “potenzialità”, spetta a noi quindi saperle sviluppare e utilizzare per il progetto che vogliamo realizzare e che la vita ci ha affidato.

Come una nuova stella ha un suo nucleo di progetto anche noi ne abbiamo uno storico e che nasce e vive in noi e con noi, anche se ci sembra di vivere una vita in cui siamo portati dalla corrente degli eventi.

Il nostro progetto si alimenta ad Atti di amore, capacità di sognare, speranza e fiducia, decisioni costruttive, decisioni di riparazione, decisioni di perdono, decisioni di ricerca dell’armonia e ferma decisione a trasformare i conflitti, le paure e i vari sentimenti inadeguatezza che premono dentro di noi quando dobbiamo decidere.

Ogni decisione è una possibilità di  “rinascita”, quindi rimaniamo ancorati al nostro progetto e se non ci è chiaro andiamolo a cercare, mettiamoci in ascolto della voce del nostro Sè, facciamoci aiutare insomma facciamo ogni cosa utile e costruttiva per nascere ogni momento nell’amore per noi.

Il big bang del concepimento ha il suo sound ed i suoi tempi sono veloci o meglio frenetici, le fasi della gravidanze fondono nella nostra materia stellare anche tanta materia umana, emozioni di gioia e emozioni di paura in pari misura.

Siamo una complessità bellissima di cosmo e terra. La consapevolezza di noi è un grande valore e il nostro Sè è la stella fissa cui riferirsi in ogni momento in cui abbiamo un passaggio da fare.

Con la consapevolezza di noi e della nostra vita alimenta la saggezza che diviene sempre più una qualità umana forte e da usare per vedere e sentire in modo consapevole ed autentico tutto l’universo della materia emozione in noi e decidere di fare sintesi di tra le tante emozioni tra loro opposte.

Ogni giorno nel nostro laboratorio stellare tanta materia si condensa e noi come gli artisti modelliamo l’esistenza in noi ed intorno a noi armonizzandoci con gli altri e con la vita.

Le nostre creazioni, la bellezza che sapremo creare tutti insieme generano un campo energetico speciale, una proprietà che la vita ha donato alla nostra speciale bolla e che ci permette,  nella favola come nella vita,  di danzare da un universo all’altro all’infinito, da una crescita all’altra all’infinito, da una situazione ad un altra all’infinito ed evolvendoci sempre…

Il senso perduto del tempo – Keep calm

Con piacere riporto l’articolo del Dr. Giampiero Ciappina ( Direttore dell’Istituto Solaris) pubblicato sulla rivista on line solaris.it

L’attimo presente: una specie in via di estinzione

Siamo da poco approdati al 2020: giusto un rapido istante per riflettere sull’anno che si è concluso, e lo sguardo è già rivolto in avanti, alle mille cose da fare. Perché alla fine, ciò che facciamo è cercare di stare al passo, inseguire il tempo. Lungi dall’aver veramente più tempo, la modernità se da una parte ha offerto più tempo cronologico, contemporaneamente ne ha però ristretto la sua disponibilità, rendendolo fondamentalmente un tempo sfuggente. La promessa scientista presagiva che con la tecnologia avremmo lavorato tutti meno e avremmo avuto più tempo libero. I dati dimostrano che nella maggioranza dei casi, si lavora molte più ore e molto più velocemente, nell’ansia di rendersi sempre più multitasking, come le macchine. “Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi” – ci conferma Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex Direttore dell’Istituto di Neuroscienza del CNR – “a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione” (Elogio della lentezza, 2014).

Dopo più di un secolo, come nel Manifesto futurista di Marinetti del 1909, la velocità è ancora un mito. Mentre la lentezza è un difetto, una perdita di tempo, un errore e perfino una colpa. Il risultato è che siamo costantemente proiettati in avanti, nell’istante immediatamente successivo, in un altrove che ancora non c’è. L’era digitale ha velocemente sgretolato l’istante, rimodellando la nostra percezione del tempo e accelerandolo vorticosamente.

Il senso perduto del tempo e la superficialità

I guru del Marketing sentenziano che – per essere seguiti dal pubblico assuefatto – i video non possono durare più di 60 secondi, gli spot pubblicitari scendere sotto i 30 secondi e le radio trasmettere solo brandelli delle nuove canzoni da promuovere. Oracolari algoritmi di Google profetizzano che soltanto il 5% dei lettori che avevano cominciato a leggere questo articolo, sono arrivati fin qui. Il restante 95% aveva di meglio da fare. Oppure semplicemente, si è spazientito perché … se non arrivo al punto entro 5 secondi allora trattasi di … lettura impegnativa per intellettuali e quindi … lo leggo dopo, quando ho tempo. In verità questo tempo futuro non esiste. È un tempo soltanto ipotetico e astratto, gettato alla rinfusa in quel futuribile e magmatico caos di … mille libri che avrei voluto leggere, delle tante ricette di dolci che avrei voluto cucinare, dei tanti viaggi e delle tante cose che avrei voluto fare e che non ho mai tempo di fare. La modernità pretende risposte semplici e rapide, anche per realtà complesse. Non importa se poi le risposte semplici e rapide rischiano di essere superficiali – o peggio – perfino deleterie.

Se la retorica dei Social ci mitraglia con le esortazioni al Carpe Diem (variamente declinate) è perché in verità, il qui ed ora rischia di sciogliersi velocemente quanto i ghiacciai della Groenlandia. L’attimo presente è in via di estinzione. Sempre più premuto, compresso e appiattito tra passato e futuro, il presente è ridotto ad un brevissimo istante che resiste sempre meno: e sempre meno è abitato e vissuto. Inesorabilmente siamo ossessionati e rapiti dall’attimo successivo: quello che anestetizza il presente e si allontana, talvolta nella speranza o – molto più spesso – nell’illusione.

Il senso perduto del tempo e le sue conseguenze

Questa alterazione del nostro orologio interno, ha tre principali conseguenze.

La prima è che siamo costantemente impazienti, inquieti, stranieri al nostro tempo interno, sempre fuori posto e in ansiosa attesa di trovarci in un luogo diverso e in un tempo diverso. Come se quello presente in fin dei conti fosse un tempo inaccessibile, carico di angoscia e – fondamentalmente – insopportabile. Meglio allora vivere alienati e in costante accelerazione: nel prossimo post, nell’email che deve arrivare o nel prossimo messaggio What’sUp. Una sorta di bulimia del futuro prossimo.

La seconda è la perdita della libertà. Perdendo la coscienza del presente, siamo costretti a vivere nei rimpianti del passato o nella paura del futuro. Non siamo più liberi di vivere la nostra vita – quella di adesso – l’unica veramente esistente. Al di fuori del presente, barattiamo la libertà in cambio della schiavitù delle ossessioni: di ciò che è già accaduto o di ciò che deve ancora accadere.

La terza inevitabile conseguenza è la disperazione. La guarigione, la gioia, la trasformazione e la felicità dimorano certamente soltanto nell’attimo presente. Se perdiamo il contatto con il nostro , e siamo assenti a noi stessi, immancabilmente siamo anche disperati.

Altre cosmologie

La concezione del Tempo, tipica dell’antica Grecia, ma anche della cosmologia buddista e induista è quella di un Tempo ciclico. Simile all’alternarsi delle stagioni, la grande Ruota del Tempo ritmicamente scandisce i cicli del lavoro nei campi e i cicli della vita: nascita, crescita e morte, in un infinito ripetersi. In occidente invece prevale una concezione lineare del Tempo, tipica della tradizione giudaico-cristiana. Al passato, segue sempre il presente e poi il futuro, come una freccia in un avanzare continuo. Dio crea il mondo, e il mondo – come causa ed effetto – procede dritto verso il Giudizio Universale e l’Apocalisse. Dice Andrea Colombo citando il grande filosofo (recentemente scomparso) Emanuele Severino (1929-2020): “L’Occidente è nichilista, perchè lega irrimediabilmente l’Essere al Nulla. E il cattolicesimo condivide questo tragico destino, così come tutte le forme di nichilismo che dominano la terra del tramonto, dal comunismo al capitalismo, fino al trionfo incontrastato della tecnica“. L’idea di un Tempo lineare conduce inevitabilmente al nichilismo – secondo Severino – perchè è fondata sull’illusione che tutto ciò che esiste, prima non ci fosse e poi non ci sarà. Ciò riduce la vita semplicemente ad una corsa verso la morte.

In entrambi i casi, sia nella concezione del Tempo ciclico che in quello lineare, i tempi sono sempre separati.

Diversa – ed interessante – è invece la concezione degli antichi Incas, dove il Tempo è un tutto unico: passato, presente e futuro sono contemporaneamente presenti, come linee del tempo che corrono parallele. Similmente a quanto raccontato nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), dove Cooper e la figlia Murph pur abitando tempi diversi, tentano di comunicare tramite i libri e la sabbia. Gli antichi Incas vivevano insieme agli avi e insieme agli spiriti delle generazioni future: ogni decisione importante della Comunità coinvolgeva inevitabilmente tutti. Gli sciamani potevano spostarsi fra le diverse linee del tempo, e tutti venivano consultati per decidere del bene della società. Gli avi contribuivano con la saggezza, e i discendenti futuri con la speranza: ai presenti era quindi richiesto il massimo rispetto e una alta considerazione per le opinioni di tutti. Non era possibile sfuggire, accelerare o rifugiarsi altrove, perché tutto il tempo importante era lì, simultaneamente presente.

Il tempo della coscienza: un presente di senso

Oggi, abitare il nostro tempo è diventata una sfida semantica. Non si tratta di fermare il progresso, ma di resettare il nostro fuso orario interiore per sintonizzarlo nuovamente su un presente di senso, degno di essere vissuto. Oltre al tempo che fugge nei cronometri, esiste un tempo della coscienza che esige invece di essere conquistato con una presenza consapevole. Il tempo presente può riscoprire il suo significato soltanto entro un orizzonte spirituale. Ecco allora che l’attimo non fugge più quando ci ascoltiamo profondamente. Il qui ed ora si dilata – ad esempio – nella meditazione, nella preghiera, nell’amore verso un Tu, nella coralità, nella realizzazione di un progetto esistenziale. Tutti istanti che invece di fuggire, si eternalizzano nel nostro tempo interiore, perché ricchi di significato. Istanti senza tempo, perché permettono di conoscerci e di comprenderci, armonizzando e orientando il caos interno attraverso continue sintesi degli opposti. È questo il compito di chi vuole recuperare il senso perduto del Tempo. È questo il compito dell’Artista dell’esistenza, che vuole realizzare la propria Vita come un’Opera d’Arte.

Fermarsi per ritrovare il presente, abitarlo in modo consapevole, ci fa contattare un profondo senso di unità e di pienezza. Ecco il carpe diem! Non siamo separati: siamo uniti in una coralità a-temporale all’amore dei nostri avi e agli spiriti dei nostri discendenti. Assumere la realtà significare riscoprire il senso dell’esistenza. Possiamo allora guardare al presente con la necessaria saggezza e la necessaria speranza, recuperando il valore della memoria e la vera natura del coraggio. Un po’ come facevano gli antichi Incas.

Messaggio dal Nespolo: “Andrà tutto bene”.

Che poi ciò che deve germogliare germoglia, ed i frutti arrivano. A volte i semi piantati da tempo attendono più del dovuto per germogliare, a volte può capitare di perdere la speranza e archiviare la cosa. Poi quando meno te lo aspetti la vita sa meravigliarci con il suo progetto ed i suoi tempi. Messaggio al mondo dal piccolo nespolo spuntato nel vaso di casa:” Seminate, prendetevi cura dei vostri progetti e quando non sapete che fare e viene meno la speranza è bene pregare più che disperare…andrà tutto bene! Parola di Nespolo.

 

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40° Seminario di Cinematerapia

Si è tenuto questo fine settimana il 40° Seminario di Cimematerapia. Un bel traguardo per gli eventi di benessere dell’istituto solaris. È stato un seminario molto ricco e si è creata una bella energia e tanti approfondimenti e riflessioni da oggi arricchiscono la vita dei partecipanti.

Impariamo a prendere una posizione

Accaddono tante cose ogni giorno. Alcune sono belle, alcune no. Rispetto ad essi poi dobbiamo prendere una posizione… Come loro.

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ACCADDE OGGI: 16 ottobre 1968. Gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos vengono espulsi dalla nazionale olimpica. Probabilmente la foto più famosa della storia delle Olimpiadi e una delle più iconiche del Novecento: Tommie Smith, al centro, e John Carlos, a destra, alzano al cielo il pugno avvolto in un guanto nero per dire no al razzismo dopo aver vinto rispettivamente oro e bronzo nei 200 metri. Prima della finale dei 200 metri, Tommie Smith studia qualcosa che sia fatto di vittoria, di silenzio e di grande carica simbolica. Il piano viene studiato e i due atleti dominano la gara applicando poi il loro "piano" sul podio: calzini abbassati per denunciare la povertà della loro gente e pugno guantato di nero (simbolo del Black Power) sollevato durante l'inno nazionale statunitense ascoltato rigorosamente a testa bassa (per vergogna) e una collanina di piccole pietre al collo (“ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti e per questo venne linciato”).. Ma tra questi giganti, pochissimi notano il secondo classificato. Un bianco australiano di nome Peter Norman che sembra quasi stonare in mezzo a questi giganti. E' lui a suggerire ai due americani di usare un guanto nero a testa, dato che non ne avevano due paia. Chiede poi di poter utilizzare anche lui lo stemma del Progetto per i Diritti Umani. In suo aiuto accorre il canottiere Paul Hofmann, anche lui attivista del Progetto Olimpico, il quale presta all'atleta australiano il suo stemma. Subito dopo la premiazione scoppia la bufera. Il Comitato Olimpico Internazionale pretende una punizione esemplare. Tommie e John non chiedono scusa venendo così esclusi dal team americano e cacciati dal villaggio Olimpico. Il tempo darà loro ragione. Una sorte diversa toccherà a Norman. Tornato in Australia verrà condannato dai media e successivamente escluso da qualsiasi competizione sportiva nonostante il suo risultato sorprendente alle Olimpiadi. Solo nel 2012 venne riabilitato dal Parlamento Australiano. #lefotografiechehannofattolastoria #accaddeoggi #tommiesmith #johncarlos #peternorman

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Il lamento è il peggior modo di impegnare le nostre energie.

Il lamento è uno dei modi con cui non cambia assolutamente nulla. Dobbiamo interrompere il lamento mentale, e quello verbale. Non che non ci siano motivi per farlo, sia chiaro, e tutti (dico tutti ma proprio tutti) abbiamo validi motivi per farlo MA DOBBIAMO SMETTERE DI FARLO.

Succede che ogni volta che ci lamentiamo noi diciamo indirettamente a noi stessi CHE NON ANDIAMO BENE.

Stop quindi, e amplifichiamo le capacità di sentire e vedere la miriadi di modi in cui “ci scappa” e diventiamo sempre più bravi ogni giorno, esercizio dopo esercizio, a interrompere SUBITO il rosario.

Prima si mette in pratica questa ghigliottina e meglio è.

Una volta chiuso il rubinetto lavoriamo ad accettarci, accettiamo tutto quello che abbiamo e che “ora” siamo. Siete tutti intelligentissimi e capaci, avete ben inteso che non sto parlando di rassegnazione o di accontentarsi. Accettarsi è il campo base da cui partire, un punto sicuro e pieno di amore. Da qui possiamo tenderci verso l’alto dei nostri sogni e desideri facendo del nostro meglio e accettando i nostri limiti.

Ecco quindi che lo stop al lamento è il primo fondamentale passo per il cambiamento.

Provateci e vi sentirete subito meglio, garantito! E se a volte ci “scappa” di nuovo mi raccomando non siamo troppo cattivi, ma accogliamo di non essere perfetti interrompiamo il lamento, respiriamo e ripartiamo.

Buona giornata a tuttiiiiiii 😀😀👍👍💖💖

Maledette le bombe

Maledette siano le guerre, le bombe e le lame affilate e le parole di rifiuto e di odio verso fratelli. Maledette siano le strategie ed i piani di azione e gli ordini ad attaccare, ad allontanare, a rinchiudere a sparare. Prego la vita ed il suo supremo progetto che possa non avvalersi più di lacrime e dolore e che trovi nella speranza e nell’amore – che pure é abbondante nell’animo umano- l’energia per tutto ciò che vuole.

Storia dell’aragosta

Tecniche pratiche di riduzione dell’ansia

A lavoro: Fai bene il tuo lavoro. Non distrarti con il cellulare. Quando c’è qualcosa da fare falla e non rimandare. Rimani centrato e comportati in modo professionale, sii il professionista migliore che vuoi essere. Qualunque cosa accada avrai fatto bene il tuo lavoro e sarà un sicuro successo per la tua autostima e una sconfitta per l’ansia e per le cattive abitudini che non ci fanno crescere.

A scuola: Studia. I buoni risultati si ottengono studiando. Non distrarti a fare altro e otterrai ottimi risultati, garantito!

 

Preghiera al SE’_ di Antonio Mercurio

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Leggevo qualche sera fa nel libro “La nascita della cosmo art” di Antonio Mercurio” che Ulisse nel suo viaggio di ritorno è sostenuto sempre dall’intervento di Atena, e la dea opera anche quando l’eroe dai mille patimenti non ne è a conoscenza. Questi, anzi, in più occasioni si “incavola” e pensa e dice (secondo me): “Ma dove cavolo ti sei nascosta mia dea protettrice?! Perché non intervieni, perché non ti mostri e perché non ascolti le mie preghiere?!”. E così il nostro eroe un poco si incavola e a volte è scoraggiato, ma non smette mai di pregare.

Atena, ci dice Antonio Mercurio, nel suo immenso lavoro di lettura dell’odissea in chiave CosmoArtistica , simboleggia il Sé di Ulisse e simbolicamente ci consente di vedere anche il Sé presente in ognuno di noi. Il Sé è la nostra parte saggia, fonte di amore immodificabile per noi e che sempre opera per la nostra crescita e per la realizzazione del nostro progetto esistenziale. Il Sé ha ben chiaro quale è il nostro progetto, non perde di vista la meta come può accadere invece a noi quando siamo smarriti nelle nebbie della rabbia, dello sconforto o seguiamo miraggi e seducenti sirene che falsamente si presentano come “la vera meta”. Quando ci smarriamo e ci sentiamo dentro un malessere, questi proprio sono i modi attraverso i quali il nostro Sé ci fa capire che dobbiamo cambiare rotta.

Io, quindi, e tutti noi e ciascuno con il nostro Sé è bene che iniziamo a dialogarci e a conoscerci. Intanto mettiamo un punto fermo sulla qualità di questa parte di noi, E’ UNA PARTE POSITIVA, FONTE DI AMORE E DI CORAGGIO, SEDE DEL NOSTRO PROGETTO ESISTENZIALE UNICO AUTENTICO E IMMODIFICABILE. In sintesi il nostro alleato buono, onnipresente.

Anche mentre ne ignoriamo la presenza, esso opera per noi. Anche quando dopo averlo conosciuto poi ci smarriamo, esso opera per noi.

 Dalla “Preghiera degli Ulissidi” vi propongo il passaggio della Preghiera al Sé”.

O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.

Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?

Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.

Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.

Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?

E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?

Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.

Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.

Un caro saluto a tutti.

Storia del pellegrino e i Tre Spaccapietre

Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi.
Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.
Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.
Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.
S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
“Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.
Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.
E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

L’Io- Rompiballe.

black and white stripes fedora hat
Non vi è familiare l’immagine di un bambino/a a cui non sta mai bene niente?

Se c’è luce vuole l’ombra, se è bianco vuole nero, se c’è pasta vuole brodo, se c’è pizza vuole gelato, se c’è scarpa vuole ciabatta, se c’è cartone animato vuole film e se c’è film vuole un altro film, se c’è bici vuole palla, se c’è caldo vuole freddo, se c’è gente non vuole nessuno, se c’è scuola vuole casa, se c’è mamma vuole papà, se c’è cioccolato vuole nocciola, se c’è canzoni vuole libri, se c’è disegno vuole cantare, se c’è coccole vuole essere lasciato in pace, se c’è gioia vuole tristezza.

Vi è familiare?
Non non parlo dei bambini in senso biologico…parlo del bambino che ancora vive in noi. Non vi trovate a volte a sentire a volte come il nostro caro io bambino sta ancora nel pieno di tanti capricci e non gli va mai bene niente?
Mah…a me mi pare tanto tutto molto familiare.
Oggi ad esempi ho sentito forte il mio Io – Rompiballe😀a cui non stava bene proprio niente.

Siamo Bravi😊 e non fortunati

Non capita anche a voi di dire quasi senza pensarci  – quando abbiamo fatto cose buone –  di essere stati “solo” fortunati? E’ come un automatismo…ed è bene, lo dico subito, che impariamo riconoscerlo e disattivarlo per riappropriarci invece della preziosità del nostro essere “bravi”.

Dire che siamo fortunati è un modo per non assumersi la responsabilità…di essere bravi.

La dea bendata aiuta chi “fa cose”.

Oggi me lo ha ricordato mia figlia Emma dopo un match con una imprevista manutenzione idraulica. Alla fine l’ho fatta ed anch’io ho detto: “Per fortuna ho risolto!”.  Emma, che è forte, mi ha puntato il dito ed ha detto ” no Papà non sei stato fortunato sei stato bravo”.

Il tema è stato approfondito recentemente anche nell’art del Dr. Giampiero Ciappina, direttore dell’istituto Solaris dal titolo ” La sindrome dell’impostore”, io vi ho portato la sintesi e l’approfondimento potete leggerlo cliccando qui.

Grazie a Emma, che è molto Brava.

Mettere a tacere il giudice interiore con fermezza.

h 08:04- Lo scatto di oggi è un atto rivoluzionario. Ora mi fermo per la colazione e poi verso le 10 vi dico di più. Intanto buona giornata a tutti

h 10:20 ( scusate il ritardo 😊). Vista la foto? Il giudice interiore diceva pressappoco: ” E basta con le foto dei fiori!!! Hai già fatto quella usate per altri post!!! Tutti mettono foto di fiori!!! Devi essere più originale!!! Se non fai foto da premio Pulizar meglio non farle!!!

Ho ascoltato tutto in silenzio e guardavo il fiore. La mia saggezza mi ha sussurrato la parola “Amore” e così ho preso il mio telefono ed ho fatto la foto che a quel punto era già molto più della sua bellezza naturale, era divenuta in me un progetto comunicativo e aveva attivato un travaglio ed una contrapposizione tra forze di amore e libertà da una parte e giudizio negativo dall’altra.

Ho trovato nel mi progetto attraverso il blog il giusto aggancio per rinnovare la forza  che ci vuole ogni giorno – e più volte al giorno – per sceglierci e rinnovarci nelle decisioni di l’amore e la libertà di essere noi stessi.

Io oggi ho fatto la mia capriola interiore per passare dal “non posso” al “si posso! Non ho la pretesa di aver eliminato per sempre questo aspetto della esistenza umana dalla mia vita, ma  riconosco come dice l’antropologia cosmoartistica che con l’arte (fare sintesi tra opposti “posso e non posso”),  un progetto (il desiderio di comunicativo),  la saggezza ( ascolto profondo ) e la decisione si può creare bellezza nella ns vita. Oggi è capitato con questo bellissimo e freschissimo fiore.

Un giorno di ordinaria assenza di Smartphone

Arrivo in ufficio e frugo nelle tasche ma niente da fare, il telefono e tutte le mie care app 😂😂 oggi sono rimasti a casa ( spero😊 ).
Aspetti negativi…non ne ho ancora trovati;
Aspetti positivi…:”Santa pace per il mio cervello e i miei polpastrelli.
Istagram/facebook/whatsapp e tante altre app oggi non sono a mia portata di mano.
Devo dire la verità? Dopo l’impatto iniziale…poi ci si sente anche bene.
Non ho nulla contro la rete e contro la connettività h/24 che sono una grande opportunità.
Ma devo dire anche che senza smartphone…si sta anche altrettanto bene.

45°Laboratorio Corale di Cosmo Art – I’m Coming

20190308_122426324831264.jpgCiao cari, domani ci sarà il 45° laboratorio corale di Cosmo Art e sono felice di partecipare. Sono grato al mio cammino cosmoartistico che mi ha portato qui ,  grato alla mia bellissima sposa ed a mia figlia che mi fanno dono del loro tempo e mi permettono di partecipare, grato agli organizzatori dell’evento, grato ad Antonio Mercurio ed a Paola Sensini Mercurio creatori e fondatori della Sophia University of Rome , grato al gruppo Bottega degli artisti per la creazione della bellezza seconda, grato a tutti i compagni che arriveranno da ogni parte del mondo.

Cos’è un laboratorio Corale? Vediamo…, la cosa è molto semplice. Si tratta di un’ occasione in cui un gruppo di persone lavoreremo a partire dalla visione di un bel film. Il film è Joy, lo conoscete?  Non sarà un lavoro individuale bensì un lavoro “corale” e per corale intendo qualcosa in più rispetto al fatto di stare “insieme”. Chiaramente staremo insieme ed insieme lavoreremo ma abbiamo anche un obiettivo comune che è quello di creare ancora una volta quello speciale quantum di energia che sarà risultato di approfondimenti, esplorazioni, condivisioni, sintesi e superamenti, opera d’arte di persone, opera d’arte e bellezza che solo l’essere umano può creare.

Cos’è la cosmo art? Beh per questa vi rimando a questo link in cui vi sono 2 info mie e soprattutto interviste molto utili e ben fatte.

Joy-Movie-PosterLa protagonista del film è una donna che per difficoltà e problematiche familiari ha messo per un po’ da parte i suoi talenti e poi nel corso del film ci fa vedere bene come ora l’atteggiamento vittimismo ora la complicità con i comportamenti distruttivi di alcuni membri della sua famiglia non sono utili per far riemergere i suoi talenti ma, anzi, al contrario portano al fallimento.

La vita chiede a Joy di crescere e di divenire pienamente protagonista della sua vita e responsabile per la realizzazione dei suoi talenti. L’alleanza con le forse costruttive,  da sempre presenti, e soprattutto la consapevolezza delle proprie complicità (dolorosa verità ma anche preziosa risorsa) sono punti di forza per il suo successo perché ora  – come fanno gli artisti – saprà decidere di fare sintesi di tutto il suo percorso e avviare quella grande trasformazione che la porterà a rinascere come persona pienamente artista della sua vita che sa guardare in viso agli ostacoli esteriori (rappresentanti simbolici di sue parti) e che sa decidere di amarsi e di seguire i suoi talenti in modo diretto, pienamente presente e preparata e… il seguito sarà Arte e bellezza.  Brava Joy e ci vediamo domani 😊

Le chiavi del benessere sono l’amore e il perdono

20190223_004955292188928.jpgAvete nel vostro mazzo di chiavi una, o più chiavi, che non sapete più cosa aprono?
Io si, ed in ben 2 mazzi di chiavi!
Recentemente condividevo con una persona questa cosa e ci siamo fatti 4 risate… e ci sta ed è bene anche prenderci un pò in giro.
Per qualche giorno però sono andato in giro con questa immagine e una bozza di riflessione che ha preso a lievitare in me solleticando il mio pensiero e desiderio di esplorare.

Le chiavi, quindi, dicevo. Nei casi più frequenti capita che c’è un cambio di serratura e noi non ci siamo aggiornati.

Le chiavi è chiaro servono per “aprire” e se non aprono nulla allora non servono a nulla e devono essere riciclate, cambiate! .
Eppure le conserviamo! Ma perché le conserviamo?

Provo a spiegarmelo e per farlo ho bisogno di spostarmi dal regno delle chiavi e del loro rapporto con le serrature a quello delle persone.

Simbolicamente la chiave che non serve più ma che conserviamo la vedo che ben rappresenta le nostre abitudini ormai obsolete .

Immersione rapidaaaaa!!! Penso alle pretese ora e alla rabbia ed a tutta l’allegra brigata di emozioni che proviamo quando contattiamo dolore. Pressappoco dicono questo:
Il dolore : Tu non mi hai dato questo? Tu non hai fatto questo?
La rabbia: “Bene allora, io resto come sono e non cambio fino a che tu non mi darai quello che voglio e che mi spetta di diritto.

La permanenza nella reazione rabbiosa alimenta quello che l’antropologia personalistica esistenziale chiama “il progetto vendicativo”.

Il progetto vendicativo dice pressappoco: “Tu mi hai fatto del male e quindi ho diritto ad essere ripagato per l’ingiustizia subita”.

La mia esperienza personale e professionale mi dice che la permanenza di questo assunto non fa che inquinare la nostra esistenza.

Ci sono dolori che ci portiamo dentro e che ricontattiamo in certi momenti della vita. Pensiamo al rapporto con l’ambiente di lavoro, al rapporto con i professori a scuola, al rapporto con il partner. Sono solo un piccolo elenco di situazioni in cui
– opportunamente preparati magari facendo un percorso di crescita e di consapevolezza – possiamo fare passaggi evolutivi e di potenziamento. Se vogliamo possiamo assumere questi ambiti per quella parte che ci fa rivivere nostre esperienze familiari (magari). Detto questo allora quella situazione “disgrazia” può essere un opportunità. Ad esempio a diventare sempre più bravi a non cascare nel trappolone delle proiezione sull’altro di nostri vissuti storico. Insomma ciò che è nostro ( le proiezioni) ce le prendiamo noi. E se l’altro poi è obiettivamente stronzo gli rispondiamo per questa parte “la stronzaggine”.
Si lo so che è faticoso!

Lo so che vi propongo temi impegnativi e impopolari. Ma abbiate fiducia in me ed in voi soprattutto. Tutto questo lavoro, capite bene, lo potete fare per voi. Scegliere di rinunciare a forme obsolete di risposte è un atto d’amore per voi. Non dovete avere nessun “via libera” da fuori.

Emersione quota periscopioooo. 

Ritorno alle chiavi. Beninteso quindi che quella della pretesa, della rabbia e del  progetto vendicativo non aprono nulla e non hanno mai aperto nulla?
E se stanno ancora nel nostro mazzo? Forse perché abbiamo paura? Strano…dopo tutto quelle belle parole!! No amici miei. Non è strano affatto. E’ che con quelle chiavi ci siamo cresciuti e decidere di spogliarsi di quella “familiarità” richiede tempo e fa male. Datevi tempo, senza colpevolizzarsi.,

Messaggio di fiducia: Non succede nulla di tutto ciò che vi spaventa, quelli sono solo pensieri neri, la verità è che una volta sfondato il muro della paura voi siete sempre voi e siete migliori e lo percepite bene che siete migliori e vi sentite bene.
Sono le chiavi dell’amore e dell’accettazione, quelle del perdono e del riconoscimento di valore che vogliamo e possiamo potare con noi sempre, esse aprono le porte nuove che attendono solo di essere spalancate. Porte di maggior benessere e serenità.

Odissea_Ulisse_mendicanteE’ tardi e per fortuna domani non si lavora, penso ad Ulisse prima di mettermi a dormire, al suo ritorno a casa da mendicante. Aveva la casa piena di pretendenti, giovani e forti che divoravano le sue ricchezze ed ambivano alla sua sposa. A lui la sua saggezza – attraverso la dea Atena – fa vestire i panni di un mendicante, un mendicante a casa propria, un Re mendicante a casa propria vi rendete conto?.
Tutti quei Proci ci dice Antonio Mercurio nel suo capolavoro Ipotesi su Ulisse , sono le rappresentazioni esteriori delle pretese che ancora vivono in lui e che sono l’ultima parte che deve morire prima che si compia appieno la sua trasformazione in artista della vita.

Ad Ulisse le chiavi le fornisce Atena, la sua saggezza interiore.

Anche noi mettiamoci in contatto con la nostra saggezza interiore, il nostro Sè, e troveremo le chiavi giuste per noi.

Se lo sapesse la mia maestra😂😂

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Io nel mio piccolo sono uno scrittore. E’ una cosa che nemmeno io mi so spiegare ma sta di fatti che scrivo e pur non facendolo di mestiere mi posso comunque definire tale. Lo faccio strano e come noterete uso poco virgole punti e tante altre cose, questo purtroppo non so da cosa dipende e di certo non mi ha aiutato la prematura scomparsa nel mio cuore della maestra di Italiano alle elementari quando alla prima ingiustizia percepita ho detto che tra me, lei e la sua materia la partita era finita😴😴. Con il professore delle superiori poi non ne parliamo, non mi capiva…era chiaro così anche con lui dopo un pò abbiamo sancito un armistizio😣. Storicamente ho sempre avuto una avversione per ciò che mi “dicono di fare” salvo poi ritrovarmi a ripercorrere le stesse strade “a modo mio”. devo migliorare il mio rapporto con l’autorità👑…un giorno!

Oggi voglio dire dell’importanza di riconoscersi un valore. Non aspettiamo che siano altri a farlo e stacchiamo l’alimento del pensiero e del vivere “ruminante” contro il qualcosa o qualcuno che non vede in noi il grande talento che abbiamo dentro. Facciamo venir fuori ciò che amiamo e facciamolo venir fuori senza timore. Altri da cui attendiamo riconoscimento forse come noi attendono di essere riconosciuti. E’ una catena contagiosa il dolore e quindi prima lo capiamo e prima la rompiamo. Scrivete se vi va di farlo e cantate se lo desiderate,  come ballare e come stare a terra in un prato per ore a guardare le scie degli aerei passare. Facciamo quello che vogliamo e mentre lo facciamo riconosciamoci che ci piace tanto tanto.

Animiamo le passioni e le rivoluzionari, e se ci piace e ci fa stare bene continuiamo e quando siamo stanchi prendiamo fiato e poi dopo andiamo avanti ancora…ispiriamoci alle stelle e ricordiamoci che dentro di noi ci sono elementi della loro stessa materia, splendiamo e sintonizziamoci con il cosmo intero e siamo ogni giorno laboratori stellari.

Il Giudice interiore, come agisce nella nostra vita e cosa è bene fare.

Vi capita che quando dovete fare qualcosa puntuale arrivino anche pensieri svalutanti e l’onnipresente rompipalle del giudice interiore?  Il giudice interiore pressappoco emana sempre la stessa inappellabile sentenza e decreta: ” In nome di questo e di

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quello…considerato che tu non sei tizi o caio…e che non hai agito in questo modo e in quell’altro io ti dichiaro colpevole di incapacità e di totale inadeguatezza anche solo a pensare di fare quello che stai provando a fare, pertanto fermati che è meglio perché altrimenti oltre alla sentenza da scontare farai anche una brutta figura?!”.

Ecco, vi capita?

Si tratta, a ben intuire, di una particolare tipologia di sabotatore interiore che opera in maniera trasversale nell’animo umano delle persone di ogni latitudine, esperienza o astrazione sociale , in sintesi”capita a tutti”.

Sto lavorando ad un progetto e non ci crederete…non riesco a scrivere nulla, ho come una specie di blocco creativo e la cosa mi è davvero nuova essendo che proprio nello scrivere ho sempre pensato che non avrei mai avuto problemi essendo io un abbondante chiacchierone.

Ma non mi sono mica arreso eh…nooo. Scrivo bozze e poi non mi piacciono e poi ne scrivo altre e poi altre ancora. Sto scavando il mio buco per evadere da questo rompiscatole di giudice interiore.

Che fare quindi?

Opzione 1: Basta rinuncio, mi lamento, mi arrabbio con il giudice interiore e con me stesso;

Opzione 2: Come posso trasformare questa situazione, quale cambiamento devo attuare dentro e fuori di me?

Vabbè l’opzione 1 è facile.

Scelgo la n 2. Faccio l’artista. Forse il mio giudice mi rimanda solo che ho paura di sbagliare e ci sta, sono umano. Allora mi sintonizzo con valori come l’umiltà, l’impegno, la fiducia.  Così ricentrato inizio …

Odissea_Ulisse_mendicante.pngAh…oltre alla paura di sbagliare che è un sentimento umano di cui non dobbiamo mai vergognarci dobbiamo prestare attenzione alle nostre pretese. Questa è un ulteriore impicco per la nostra mission. Con la pretese  una fetta grossa di energie viene sacrificata alla causa della nostra ragione per cui noi “siamo già bravi e pronti” e tutti lo devono riconoscere.

Se vi capitano certi ospiti fate come me, ispiratevi al mito di Ulisse ed alla saggezza che contiene. Come Ulisse mendicante in casa propria anche io mi rendo umile sul mio terreno preferito per non essere divorato dalle pretese e dal giudizio. Se abbiamo ben chiaro il nostro obiettivo sapremo dare scacco a questi intrusi.

Verso il 39° Seminario di Cinematerapia, In buona compagnia.

Sto lavorando alla preparazione del 39° Seminario di Cinematerapia che si terrà presso Istituto Solaris nel week end del 6 e 7 Aprile 2019. Titolo del prossimo seminario è  “IL SOGNO COME PROGETTO D’AMORE” e lavoreremo a partire dalla visione del film “I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY (un film di Ben Stiller – 2013)…poi vi dirò di più e se siete curiosi chiedete pure nei commenti che sapete mi fa molto piacere eh.

Io condurrò insieme con alte colleghe fantastiche un gruppo di lavoro e mi sto preparando…e non sono da solo, sono in ottima compagnia, insieme e curiosi mi seguono i cari Panda, Amanda, Neve, Billi, Willy,  Mister love e Princess…. e Emma naturalmente.fotor_154910454687842-11385478557.jpg

 

Crescita personale: La sindrome dell’impostore

Vi segnalo un bellissimo articolo pubblicato sulla rivista on line http://www.solaris.it.

Non riesci ad accettare un complimento? Ti senti un bluff? Sei convinto che da un momento all’altro, qualcuno potrebbe smascherarti? Benvenuto al circolo segreto dei competenti insicuri, titolava la prestigiosa rivista Scientific American.
E a sentirsi una specie di truffatore, una montatura che potrebbe crollare da un momento all’altro, sono in tantissimi. Singolare anche la storia pubblicata dalla rivista Le Scienze:  una studentessa di matematica, per aver superato tanto brillantemente un esame, riceve la prestigiosa proposta di scrivere addirittura una Tesi di Dottorato. Ma – incredibilmente – la rifiuta! Queste le sue considerazioni: «Davvero buona l’esaminatrice: mi ha chiesto solo cose facili. Sono stata fortunata. Adesso mi guarderò bene dal discutere con lei di questioni davvero professionali. Altrimenti si accorgerà che ho bluffato, e scoprirà tutto quello che non so».
“La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario”. Albert Einstein
Sembra strano: ma uno dei più grandi premi Nobel per la Fisica – anche lui – soffriva della cosiddetta sindrome dell’impostore.  Continua a leggere sul sito www.solaris.it.

Sapore di vita

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Emma mi sembra ieri che i tuoi  piedi non toccavano terra e dondolavano dando calci a destra e sinistra. E’ molto bello vederli poggiare a terra.

E’ tutto molto bello, ed ha sapore di vita…la tua.

Il segreto del successo

Sappiamo tutti cosa è buono fare per avere successo e per riuscire nella vita.

Come facciamo a saperlo?

Semplice. Tutti lo diciamo  ai nostri figli, ai nostri amici ecc: ” Per far bene devi fare così!! L’importante è che tu sappia questo e quello!! Se ti succede allora tu fai così! Non perdere la fiducia! Riuscirai sicuramente! Impegnati di più e non ti distrarre!! ” ecc ecc.

Noi, o meglio tanti di noi, sappiamo quindi cosa è bene fare.

MA…per qualche strana causa poi noi non facciamo quello di cui siamo tanto, appassionatamente, convinti e comunque non lo facciamo con la stessa convinzione e sicurezza.

Quindi come fare ad avere successo, a stare bene ed essere felici?

Semplice…basta essere e fare quello che diciamo agli altri di essere e di fare!

Facile no?

I Pensieri di Antonio Mercurio, la Luce del sole e la musica del Postino.

Lo sapete che la mattina io, Elliot e il sole ci scambiamo il buongiorno vero? Stamattina tutto era molto evocativo, le luci, le nuvole, i raggi del sole e l’aria fresca. Ho girato questo video e sviluppato un piccolo montaggio ispirato ad un elaborato di Antonio Mercurio che si chiama: ” Regole per la navigazione notturna degli Ulissidi”. Spero vi piaccia, e Grazie ancora all’autore cui esprimo il mio sentimento di gratitudine. Punto di riferimento per la mia formazione e la mia crescita.

Messaggio da Elliot

Gli ho chiesto se voleva augurare buon anno e lui ha detto di si😎. Anche lui ama la ricarica solare mattutina🌻. Un saluto particolare alle fans 👑😁

Errore
Questo video non esiste

Libri -Siate Ribelli Praticate Gentilezza_di Saverio Tommasi

20181226_1840401627308774.jpgSaverio Tommasi lo seguo su Facebook, mi è stato suggerito dall’algoritmo ed io ho accettato di seguirlo e ho fatto bene, è lui l’autore del libro che mi ispira a raccontare. Lo sapete, io non sono un utilizzatore di social, mi frenano la paura del giudizio e la pigrizia.  Ho letto il libro con molta calma e ad ogni nuovo capitolo ho provato un mix di tenerezza certamente ma anche di tanto coraggio.

Parlare ai propri figli raccontandogli del mondo, delle regole e dei valori su cui si costruisce la propria esistenza è un dono prezioso.

Dell’autore c’è ora anche un nuovo libro e tra le sue pagine ho già un pò curiosato in libreria.

Saverio Tommasi è una bella persona, come autore dico che se la cava anche e se passa da qui mi fa piacere che possa leggere che gli faccio i miei complimenti con invito a continuare nel suo lavoro di comunicazione in tutte le forme in cui lui la esprime, perché il suo spirito ed il suo coraggio sono preziosi ed utile è il suo grande impegno nella condivisione di se e del suo impegno nel dar voce a chi spesso è sopraffatto dai rumori e dall’odio soprattutto.

Se ne consiglio la lettura? Beh certamente, perché sono certo che ne troverete spunti di riflessione. Chi siamo noi per i nostri figli, e quale ruolo decidiamo di assumere nella storia che raccontiamo e con quali valori vogliamo relazionarci agli altri … ed al mondo intero. Ma che è un testo che ha un senso solo se si hanno dei figli? Noooo assolutamente, siamo tutti genitori. Genitori di noi stessi, in primo, e dei nostri progetti che sono alla stessa stregua dei figli biologici, dei doni.

 

IL PARADOSSO DI EASTERLIN (1974). Ricchezza e Felicità

IL PARADOSSO DI EASTERLIN* (1974)
indexSe è vero e ragionevole supporre che l’effetto complessivo del reddito contribuisce direttamente alla felicità soprattutto per bassi livelli di reddito , bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo può diventare negativo.
Poiché l’impegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) può produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualità e quantità delle nostre relazioni (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare l’effetto totale diminuendo la felicità.
(fonte: tratto dalla I lezione del corso di Atelier Video della Scuola di Counseling dell’Istituto Solaris. Anno Accademico 2018/2019 Dr. Giampiero Ciappina)

 

*Richard Easterlin
Professore di Economia all’Università

della California meridionale e membro
dell’Accademia Nazionale delle
Scienze

Buona visione del Sole

In attesa che passi questa allerta meteo pubblico un video che ho girato un pò di tempo fa, un tramonto di fine estate.

Il potere delle “buone azioni”.

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Le buone azioni ci fanno bene.  Sono mattoni di positività e punti luminosi del nostro vivere.  Tutti abbiamo fatto cose buone, a allora condividiamole. Non c’è un voto, sono tutte grandi e importanti.

Se riusciamo a farlo senza supponenza o bisogno di metterci in mostra allora…Raccontiamole in giro, scriviamo un racconto breve e la vita ringrazierà. Facciamoci i complimenti, abbiamo fatto una cosa buona e siamo stati bravi! Non retrocediamo davanti alla possibilità di fare buone azioni. E nel dubbio quando non sappiamo cosa fare, piuttosto che non fare niente è meglio fare “piuttosto qualcosa” anche se appare goffa.

Ve ne racconto intanto io una che frequentemente mi ritorna in mente:

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Ho 20 anni e faccio il barista in un chiosco bar in un villaggio turistico. C’è un signore anziano che frequentemente viene a sedersi al bar e racconta la sua vita. Io lo sapete amo i racconti e so ascoltare. Lui ora è in pensione e di lavoro aveva fatto il direttore in un centro per l’impiego. Ricordo che si muoveva a fatica ed aveva un braccio paralizzato per via di un ictus. Una mattina lo vedo arrivare dal vialetto vestito a malo modo e mi chiede di dargli una mano a sistemarsi. Era agosto e dal vialetto era un gran via vai di gente che andava al mare e io un po mi sentivo in imbarazzo a quella richiesta. Poi però mi sono reso disponibile e gli ho dato una mano a sistemarsi i pantaloni e camicia tra i bagnanti. Poi siamo tornati a sederci al bar e abbiamo preso a parlare e lui mi ha detto che mi era molto grato per quello che avevo fatto. Io quel momento ancora me lo ricordo e frequentemente penso a quel vecchietto e cosa sarà poi stato il seguito della sua vita. E ogni volta che ci penso mi sento felice perché ho fatto una cosa buona. Si lo so che lo avrebbero fatto in molti e infatti non è mio fine pavoneggiarmi. Dico solo che quella volta è capitato a me. 

Da quel giorno sono passati moltissimi anni e so che la mia buona azione ha fatto bene a lui ed anche a me.

Impariamo ad “Accogliere l’amore”

Ciao amici, e buon inizio settimana.

imagesAntefatto: Ieri mattina sono andato a messa con Emma. Abbiamo scelto con mia moglie di iscriverla al corso per la prima comunione, eravamo combattuti ma alla fine abbiamo scelto per il “Si” sospendendo ogni tipo di giudizio e seguendo l’ispirazione e l’aspettativa che sarebbe stata per lei e per noi un esperienza di incontro con suoi coetanei e di socializazzione anche per noi.
Così dallo scorso anno la domenica mattina andiamo a messa.
Io non sono mai stato un grande frequentatore di chiesa ma come ho detto prima sono entrato in questa esperienza con sospensione di giudizio e così continuo e non di rado provo anche piacere
.

L’onore delle Armi: Al parroco del mio quartiere riconosco di essere persona ispirata e con cui è bello dialogare e che quando parla parla molto bene. In molte occasioni ho tratto preziose riflessioni dai suoi sermoni e frequentemente ho trovato anche nei suoi sermoni spunti che alimentano ed integravano il mio percorso di crescita spirituale.
Ieri: Non ho seguito bene il suo sermone ma ad un certo punto il suo parlare ha penetrato il mio rumore mentale e ha catturato la mia attenzione. Ha parlato di Amore. Siamo tutti abituati e pronti ad Amare, ha detto, eppure c’è una cosa altrettanto preziosa e utile per la nostra crescita ed è “accogliere l’amore per noi”.
Sbam … Bingo.

E ora io: Amare ci riesce meglio perché comunque siamo noi che governiamo. Decido di Amare, Scelgo chi amare, Scelgo come amare, Scelgo se amare.

Antonio Mercurio definisce nel suo lavoro espresso ad esempio nel testo teoria della persona la persona come colui che tra tra le sue forze portanti ha la capacità di amarsi, amare ed essere amati nella libertà. 

Dunque:
Capacità di amarsi: Ok dai…possiamo farcela e tante volte lo facciamo.
Amare: Ok dai…possiamo farcela e tante volte lo facciamo.
Essere amati: Beh…qui sento che c’è da lavorare. Io ci sto lavorando, seppur è vero che anche qui tante volte lo facciamo… ma …seguitemi ancora.

Riconoscere di essere amati è “affidarsi (opposto del controllo) , è accettare (opposto del pretendere) è sentire la gratitudine perché chi ci ama ci fa un dono al meglio di come può. Chi ci ama non è tenuto a farlo e se lo fa vuol dire che ha scelto di donarci amore, farsi strumento di vita.

Accogliere l’amore è un potere reale potenziale, decidendo di agirlo noi passiamo alla attuazione e diveniamo potenza creativa.

Quindi per il ns bene e per la ns crescita e felicità lasciamoci penetrare dall’ “amore che c’è”, ammorbidiamo la ns rabbia verso quello che “non c’è” o che “ci sarebbe dovuto essere ma non c’è stato”.

Accogliere l’amore vuol dire rendersi disponibili a liberarci delle pretese.

photo of man in raising baby under blue sky
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Accogliere l’amore che c’è è un atto spirituale profondo anche di “resa” perché “la vita”, il ns partner, i ns maestri, il ns lavoro, i ns genitori ecc ecc … sono stati e sono a modo loro donatori di “amore”, e lo stesso siamo noi ogni giorno in tutto ciò che facciamo.
Accogliere l’amore è un salto quantico. .

Con gratitudine a Don Michele per ieri e ad al prof Antonio Mercurio per la ricchezza del suo pensiero rivoluzionario.

Come uscire dall’angolo del “risentimento”

sei_uno_scrittore_11_indizi_per_capirlo_00Antefatto: “A scuola in classe di  mia figlia necessitavano di zanzariere. Una coppia di genitori avutane notizia dalle maestre o avendo captato che c’era questa necessità si sono resi disponibili all’acquisto e montaggio. Quando la notizia è approdata sul gruppo whatsapp molti genitori hanno ringraziato e molti hanno sottolineato che l’iniziativa andava condivisa nel gruppo e che ci si sarebbe dovuto far carico delle spese.”

Da qui mi è la mia riflessione sul dono e sulla gratitudine.
Come ci comportiamo quando riceviamo un dono?
Un dono è un atto, per sua natura, di liberalità da parte di qualcuno verso qualcun altro.
Non è obbligo accettarlo, un dono infatti si può anche rifiutare.
Nel nostro gruppo ci sono stati più “grazie”, quindi assumendo il gruppo simbolicamente come un individuo affermo che in ogni persona c’è un inclinazione positiva maggioritaria sul sentimento della “gratitudine” piuttosto che quella di recriminazione, che anche c’è!
Alcuni non hanno gradito e in questo mi permettono di vedere alle ns parti, più coriacee e resistenti.
time-doctor-create-blog-post-without-writing-624x423Ricevere un dono ci mette nella gioia ma ci può mettere anche in crisi (“non mi ha considerata/o – Anche io voglio contribuire – Era giusto condividere ecc ecc”). Non critico le reazioni beninteso, anzi massimo rispetto. Per l’economia della mia riflessione le leggo come risposte da parte di molti a propri vissuti che nella “situazione creatasi” si sono riattivati.

In termini generali ognuno di noi nella propria storia ha motivi di recriminazione. In un caso come questo la recriminazione tipo può essere : “Non sono stato visto e rispettato!”.

Questi vissuti ( che ripeto rispetto al 100%) trovano una valvola di sfogo nella reazione rabbiosa e nella aspettativa di essere risarciti.
Vi svelo un segreto dalla mia esperienza: “Quel momento non arriverà mai, facciamocene una ragione. E’ solo una sega mentale.. Come dice Antonio Mercurio: “scegliamo di essere felici e non di avere ragione”.

In generale noi siamo abituati a ricevere doni in situazioni convenzionali e da persone che conosciamo, accade ai compleanni ad esempio ed a Natale ecc. Questi non arrivano all’improvviso e non ci “spiazzano”, sono attesi e noi siamo già ben disposti a ricevere e ricambiare.

Ma come la mettiamo con le persone che non conosciamo e per i doni che arrivano e senza avviso alcuno? Come la mettiamo con i doni che non sono stati chiesti? Che fare quando nella pancia morde la bestia della rabbia?

Ecco il mio suggerimento e non guardare al fuori “all’accadimento in se ed a chi ha fatto cosa” bensì invito a fare un bel respiro e prendere tempo per centrarsi invece su ciò che si prova e vedere in che modo se quella rappresentazione di situazione  attinenza storica nella propria vita.

thank you text on black and brown boardDecidiamo e scegliamo di essere saggi basta farci fregare dall’orgoglio e dalle pretese, non entriamo in dinamica con le umane imperfezioni e con chissà quali altrui dinamiche.  Occhio per occhio rende il mondi cieco. E noi vogliamo vederci chiaro soprattutto per conoscerci sempre meglio.

Grazie ai genitori del compagno di scuola di mia figlia per il loro dono e grazie a tutti i genitori che ogni giorno donano qualcosa.
Grazie a me che mi impegno tanto e che a volte riesco bene e altre un pò meno, e ora affermo di nuovo che mi voglio bene e che se sbaglio mi sintonizzo con il perdono per me stesso e scelgo di riparare facendomi dono della speranza.

Avrebbero potuto comunicare meglio? Si…ma è andata così quindi imparare, incartare e portare a casa la crescita.

Le foto sono prese in rete,  grazie a foto gratuite di WordPress per foto “Thank You” ed al sito http://www.sulromanzo.it per le due del bambino scrittore

Sopravvissuti e Artisti. 38°Seminario di Cinematerapia

In questo periodo sto lavorando a questo evento🤗 e ho piacere di parlarvene. Il prossimo 20 e 21 Ottobre presso l’IStituto Solaris di Roma si terrà il 38°

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seminario di Cinematerapia. Si lavorerà con la visione del film The Martian (Sopravvissuto) un film del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott.

La proposta di crescita di questo seminario questa è sul potenziamento del nostro Io Artista.

Possibili domande: Chi? Io Artista? Ma io? Ma mica sono un artista io…io faccio l’impiegato😁?

Risposta: Tutti mettiamo mano alla ns vita elaboriamo emozioni e gestiamo situazioni. Combiniamo emozioni e le trasformiamo come fanno gli artisti classici ad esempio con i colori, noi e loro allo stesso modo operiamo scelte e creiamo😎😎. Ecco quindi che anche noi abbiamo un Io Artista già bello e pronto, e che lavora da tanto tempo silenziosamente.

In che senso🤔🤔? Ok Seguitemi.

Nel film c’è un giovane astronauta biologo che fa parte di un progetto di ricerca spaziale ed un bel giorno la vita e le sue scelte lo portano ad approdano su Marte. Una brutta tempesta però si catena sul pianeta ed ecco che la missione viene abortita e tutto l’equipaggio scappare via. Nel corri corri il giovane Mark (interpretato da Mat Demon) ha un incidente e il suo sensore vitale smette di funzionare al punto che il resto dell’equipaggio lo ritiene morto, ripartono senza di lui. Al risveglio dopo la tempesta ed un pò stordito il nostro giovane biologo si ritrova solo, su un pianeta inadatto alla vita umana per lunghi periodi e con risorse alimentari per max 30 gg. Insomma un gran bel casino a cui deve trovare una soluzione…e la trova e sopravvive. Ma non vi racconto i particolari del film che – se non lo conoscete – vi invito a vedere.

Veniamo invece a noi😋.

Tutti noi, se vogliamo, siamo dei sopravvissuti. A ciascuno di noi è capitato di trovarci in situazioni ostili e/o minacciose. Forse non ne abbiamo memoria ma la storia della vita di ognuno di noi è farcita anche di queste esperienze. Una prima fase di contatto di difficoltà può essere stato anche la nostra vita intrauterina. Eravamo attesi, o no? Eravamo desiderati maschi o femmina? Era il momento opportuno per arrivare? Com’era il clima che viveva la madre e quello del suo ambiente familiare e comunque com’era il suo mondo allora? Era felice? Era spaventata? Ha avuto paura?

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A noi piace – e permane in noi – l’immagine del tempo del nostro approdo (concepimento e gravidanza) alla vita come a una fase di totale beatitudine cullati e sostenuti nel comodo ambiente intrauterino. Forse il ricordo permane perché tanto tantp tempo fa era così, ipotizzo.

Nello sviluppo del mio intervento però devo introdurre delle variabili storiche ed esistenziali, in estrema sintesi: ” Anche in quel periodo succedono tanti casini e non tutto va come vorremmo. I genitori sono persone del nostro tempo e oggi vi pare davvero che alla gioia per l’arrivo di un figlio non si accompagnino anche tante paure. Vi pare che tutte le gravidanze sono desiderate?”, ecco insomma anche quell’esperienza ha i suoi casini…

Nel mio articolo mi ispiro al contributo ed al grande patrimonio disciplinare dell’antropologia personalistica esistenziale ideato dal prof Antonio Mercurio è più precisamente al lavoro fatto dall’autore proprio sulla tema della vita intrauterina. Laviro avvalorato e universalmente riconosciuta e confermata anche a livello scientifico. Gli studi e l’esperienza di lavoro oltraventennale ci dicono che la vita intrauterina pur nella sua magnificenza non è però privo di sofferenze e di traumi, e di paure.

Immaginiamo un giovane “noi” piccolo piccolo che si trova un pò come Mark su Marte e deve trovare una soluzione per portare a casa il proprio progetto di vita ( a ciascuno il suo).

E quindi 😎dato che siamo qui, io a scrivere e voi coraggiosi a leggemi spero😀 c’è è un dato di fatto ed è che noi siamo stati Artisti ed abbiamo trovato soluzioni.

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Abbiamo un bell’artista dentro di noi e con questo seminario vogliamo andarlo a conoscere meglio😍.

Noi consapevoli del ns potere artistico “possiamo” crescere e far fruttare i nostri talenti e la nostra capacità artistica e fare salti esistenziale importanti passando da quell’universo di quotidianità in cui si “sopravvive” ad una nuova era autentici artisti e figli della vita ” vivi e viventi…e creatori di bellezza nella ns vita e di ogni cosa buona per noi”.

Si può fare e ce lo meritiamo. Io ci sarò, orgogliosamente a lavoro per preparare questo bellissimo evento e se vi va di partecipare contattatemi pure, oppure contattate istituto Solaris a questo link. Buon we e se siete arrivati a leggere fin qua sotto beh, vi meritate uno speciale ringraziamento e se me lo fate sapere nei commenti sarà anche lieto di leggervi e di ringraziarvi uno a uno😀

Buonanotte Sognatori

Buonanotte

…ai sognatori di stelle
ai matti barcollanti tra le certezze altrui
agli amici silenziosi degli ansiosi.
… alle pulsazioni del cuore
alla mente voluttuosa
a chi zappa e si soddisfa del solco tracciato.
…al desiderio che si trattiene
ai pensieri imbottigliati
alle abortite azioni.
…a tutti buonanotte
che siate orgogliosi
guerrieri delle stelle
creatori cosmici
seminatori nell’universo
buonanotte

L’importante è riemergere all’Amore. Basta seghe mentali!

Come Ulisse con le sirene anche a noi può capitare (a me capita) di sentire l’invito sedicente di pensieri rabbiosi e reattivi contro qualcuno o qualcosa che ci ha “infastidito”. Io? Proprio stamattina ho viaggiato tra le braccia di una seducente sirena. Poi la “casualità positiva” mi ha portato a frugare nel mio zaino e la mia mano ha ritrovato il “manuale del guerriero della luce” (che sapete è mio fedele manualetto di zaino da sempre) ed ho aperto una pagina a caso con il cuore voglioso di pace. Ho trovato questa risposta (foto in basso). Affermo: “Mio maestro interiore, scelgo di riemergere perché questi fondali non mi piacciono e mi fanno star male”.

Nessun moralismo…Capita, ci sta! Facciamocene una ragione ma soprattutto decidiamo di non starci troppo nelle nebbie sollazzati dal dolce canto di mirabolanti riscatti.

Quando capita, l’invito è quello di vedere a questo nuovo “passaggio” per un solo motivo, ovvero riviversi una dinamica personale per affondare più in profondità una nuova decisione di superamento. Il resto sono seghe mentali.

Buon anno scolastico a tutti gli studenti del mondo, e ai genitori😊

Stamattina in giro con Elliot dalla vita mi è stato suggerito questo ritmo. Così lo assumo come colonna sonora di buon anno scolastico per mia figlia Emma e per tutti gli studenti del mondo perché oggi é un nuovo inizio ed io auguro a tutti che sia colmo di amore e di bellezza e dato che ci vuole anche tanta forza allora che ben venga un buon ritmo di accompagnamento per far vibrare tutto. Buon inizio anno anche a tutti i genitori, nuovo giro sulla giostra….si parteee😀😀. Ritmo

Impariamo a rimanere fedeli alla linea dell’Amore Incondizionato

Vedete…mentre scrivo è domenica e sono le 10 ma il post nasce questa notte alle IMG_04792 circa, poi ci sono andato a letto con la paura, come spesso accade, di dimenticare.
Vedete… accade che Elliot sta dormendo ma se mi sveglio per andare in bagno lui pur visibilmente assonnato, stiracchiante e sbadigliante non esita a seguirmi, mi sta vicino il tempo di una pipì guardandomi e accucciandosi sul tappeto, poi quando ho finito e ritorno a letto lui torna nella sua cuccia e si rimette a dormire. Questo accade sempre … Elliot è incondizionatamente presente e non serba rancore, anche se è stato sgridato lui alla prima occasione riparte con il suo essere autentico e autenticamente affettuoso e legato a tutti noi.

Vedete…io credo che questa caratteristica che lui mostra è anche una qualità umana, noi l’abbiamo un poco offuscata sotto rancori più o meno manifesti. Magari evitiamo pure di svegliarci e seguire in bagno di notte  qualcuno dei nostri cari…ma saper andare oltre la rabbia ed i nostri rancori si che lo possiamo fare, saper conservare e far primeggiare l’amore incondizionato per noi e per gli altri questo si che lo possiamo fare…dobbiamo decidere di volerlo e questo è faticoso, lo so.

elliotFedeli alla linea…sempre.

Grazie Elliot, fonte di preziosi riflessioni e amico a 4 zampe sempre fedele e presente.

(foto By Emma)

Ulivi e Cicale Sound _real time

We garganico per noi, mattinata per campagna per me. Luoghi familiari, di suoni e luci della bella stagione. Ho girato un po’ di video ed ho in cuore di realizzare un documento video. a presto anche con il video dunque ma intanto buona domenica 😁😁

Come creiamo la nostra realtà ogni giorno.

Tutto crea la mia realtà…
la crea la decisione in questo momento di scrivere una ballata come viene viene;
la crea il modo di svegliarmi e la scelta di sorridere alla mia sposa, il bacio ed il sorriso a mia figlia;
la crea le parole con cui saluto in mio cane che scodinzola e vuole essere salutato;
la crea la scelta di non accendere la tv al mattino;
la scelta di non spegnermi a scrollare reel  sul mio smartphone;
la scelta della pagina facebook da visitare;
la scelta della canzone da ascoltare;
la scelta della colazione da fare;
la scelta di bere un bicchiere d’acqua fresca…ora;
la scelta di concepire e affermare pensieri di fiducia;
la crea la scelta delle parole;
la crea salutare una persona in modo cordiale;
la crea mandare a cagare una persona negativa;
la crea scegliere il modo di intendere alcune parole che all’inizio possono fare male;
la crea la scelta di voler vedere oltre;
la crea respirare;
la crea respirare ancora;
la crea scegliere farmi un dono;
la crea accettarci per quello che possiamo fare e che facciamo;
la crea accettarci per quello che non possiamo fare e non sappiamo fare;
la crea scegliere a chi telefonare;
la crea scegliere cosa mangiare;
la crea scegliere di non prendere un caffè di troppo;
la crea prendermi cura del mio corpo;
la crea lavorare per qualcosa che si ama;
la crea scegliere di smettere di fare ciò che non si ama e che ci fa soffrire;
la crea mangiare più frutta e verdura;
la crea donarsi delle buone tisane;
la crea perdonarsi per quante volte si è usato parole crudeli contro le tisane;
la crea scegliere di non odiarsi più;
la crea scegliere di amarsi comunque sia;
la crea chiamare la “paura” con il suo nome;
la crea saper chiedere aiuto;
la crea la relazione che scegliamo di costruire con la persona che amiamo, la scelta di fare cose insieme anche se sappiamo che ognuno è bravissimo a farle altrettanto bene da soli;
la crea regalarsi un PC nuovo, da cui sto scrivendo ora;
la crea sentirsi fighi per quello che si è;
la crea fermarsi dei secondi ad ascoltare uccellini che cantano fuori dal mio balcone e respirare a pieni polmoni riconoscendo il dono della vita in tutte le sue forme;
la crea riconoscere le tante cose buone che sono accadute, accadono e stanno per accadere;
la crea scegliere di dare alle esperienze negative e dolorose il loro posto nella storia;
la crea la scelta del film che vedrò;
la crea la persona con cui sceglierò di non parlare per non sentire il suo lamento;
la crea la mano che allungherò verso la mia sposa;
la crea camminare mano nella mano di sera…come stasera che l’estate è già nel profumo dell’aria;
la crea non abboccare alle provocazioni;
la crea riconoscere quando si è stanchi;
la crea il saluto di buongiorno al mattino;
la crea il saluto di buona serata a sera;
la crea il saluto di buona notte prima di mettersi a dormire;
la crea l’abbraccio;
la crea la stratta di mano;
la crea non giudicare l’altro per la sua debolezza;
la crea non giudicare noi stessi per la nostra debolezza;
la crea non giudicare;
la crea giocare;
la crea scegliere di essere curiosi;
la crea scegliere di non essere invidiosi;
la crea invidiare in senso positivo per fare di più e meglio prendendo ad esempio;
la crea riconoscere il potere di un maestro;
la crea riconoscere che ci sono dei limiti e che se sono usati bene sono per noi una cosa utile ed un’aria protetta per proteggerci dai nostri capricci;
la crea una fresca e rigenerante doccia;
la crea la scelta di mettersi a dieta dai cibi indigesti;
la crea la scelta di mettersi a dieta dalle parole brutte;
la crea la scelta di mettersi a dieta dai pensieri negativi;
la crea la scelta di mettersi a dieta dall’odio;
la crea la scelta di non limitarsi nell’amarsi e nel perdonarsi;
la crea la scelta in un bel giorno variabile di guardare in alto e di sognare guardando le nuvole;
la crea la scelta di sognare anche quando piove;
la crea la scelta di sognare anche ad occhi aperti;
la crea la scelta di non ritardare ad andare in bagno;
la crea la scelta di non trascurare la cura delle proprie mani e del propri aspetto;
la crea la scelta di mettere un pò di profumo;
la crea la scelta di cambiare;
la crea il desiderio di cambiare;
la crea il bisogno di cambiare;
la crea l’urgenza i cambiare;
la crea scegliere di telefonare ogni giorno la mamma anziana così semplicemente per un saluto;
la crea salutare chi vedi frequentemente e di cui non conosci il nome ma sai che è li;
la crea la scelta di non arrendersi ai sensi di colpa;
la crea la scelta di darsi un valore;
la crea l’amore
la crea l’amore
la crea l’amore
l’amore
amore
la crea … io.

Sai di Hiroo Onoda?

News42120

Hiroo Onoda era un soldato giapponese. Lui ed a altri compagni sono stati inviati nell’isola di Lubang ( Filippine) con il compito, insieme con i soldati già ivi presenti, di ostacolare l’avanzata nemica. Poi la guerra è finita ed in tanti modi hanno provato a convincerli facendo arrivare a lui ed a altri dei messaggi s di foto e di lettere lanciate dagli aerei nella giungla dove si era nascosto insieme ai compagni. Ma loro non hanno mai creduto a questi messaggi, piano piano si sono dati alla guerriglia e piano piano uno alla volta sono morti sul campo. Lui è rimasto fino al 1974 quando finalmente con l’intervento di un diretto superiore di Onoda, il Magg. Taniguchi, si riusci a convincerlo ad arrendersi. Onoda, risbarcato in Giappone, venne accolto con tutti gli onori dal Governo (fonte wikipedia).

Io:Che strano che non ne ho ancora parlato, eppure penso spesso a lui! Penso a questo soldato ogni volta che ricompare dalla giungla del mio mondo inconscio un giovanotto arrabbiato e spaventato per cose che sono accadute tanto tempo fa…ed armato di tutto punto, lo rivedo ancora bene. Ma oggi è un tempo nuovo, è tempo di pace e di nuovo ho da mandargli messaggi d’amore e fiducia.

Hiroo Onoda dopo essere stato per un pò in sud America tornò in Giappone nel 1985 e fondò la scuola per bambini Shizen Juku Onoda (“Scuola Naturale Onoda”). Poi nel 1996 ritornò a Lubang, donando oltre 10.000 dollari a una scuola elementare.

Poi nel 2014 è passato a miglior vita…Ciao Hiroo