Un abitudine quotidiana che può essere uno strumento utile per il nostro benessere e la nostra creatività. Buona visione a tutti
Gli ostacoli ( cit: Randy Pausch)
Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri.“ — Randy Pausch

Tecniche di Felicità. I° essere spietati contro il lamento.
Io affermo che per essere felici bisogna essere spietati contro tutto ostacola la felicità.

Un primo esercizio è quello di essere spietati contro il lamento. Il lamento è una brutta bestia. Immaginiamoci come una mongolfiera con tante zavorre che ci tengono a terra e ci impediscono di alzarci in volo, il lamento è una grossa e pesante zavorra.
Quando ci parte il desiderio di lamentarci dobbiamo imparare a morderci la lingua ( in senso figurato 😁😁), imparare a stare zitti se necessario, a far morire dentro quel malsano piacere di “lamentarsi”. Attenzione che capiterà frequentemente che incontreremo persone che ci sedurranno con voluttuosi ammiccamenti. C’è poco da fare, bisogna essere spietati e decidere di cambiare strada all’occorrenza, cambiare stanza, allontanarsi con una scusa, cambiare canale televisivo, disattivare gli stati whatsapp e non seguire più sui sociall . Contro tutto ciò non c’è nessun compromesso da raggiungere. Se vogliamo essere felici, permanere nella serenità ed accrescere i risultati del nostro lavoro e voler stare bene dobbiamo per forza essere spietati.
Che dite? Io non mi lamento sono gli altri che lo fanno? Beh…valutate voi se corrisponde a verità.
Tutto va bene per tutelare la nostra felicità.
Tutti abbiamo uno scopo nella vita
A piccoli e grandi passi andiamo “Avanti”

Molto può l’impegno e la tenacia, anche quando non abbiamo voglia e quando le tentazioni di abbandono sono forti; Molto fa la buona volontà quando è seguita da gesti concreti. Molto fa ogni piccolo passo avanti quando il vento contrario è forte. Molto fa l’amore e l’accoglienza delle nostre debolezze. Sana è la fatica ed il suo riconoscimento; Sano è il godimento per ogni piccolo seme di progetto piantato, per una pagina letta, per un appunto evidenziato, per una telefonata fatta, per un impegno preso e portato a compimento. Molto fa bene la cura e l’attenzione; Molto fa l’amore e il non smettete mai di sognare, di studiare e di fare ogni momento quella cosa – seppur piccola – che arricchisce la nostra vita di “quel qualcosa in più” che ci lega alla cosa dopo, ed a quella dopo ancora, ed a tutte quelle che verranno.
Riempire il vuoto con l’amore (A.Mercurio)

“Impegnati come siamo ad odiare, ad allontanare gli altri, a rimanere ancorati al passato con la pretesa infantile che colei o colui che sono stati mancanti nei nostri confronti tornino a riempire i nostri oceanici vuoti, perdiamo completamente il contatto con il nostro Sé, con noi stessi non vedendo, invece, la nostra capacità di riempire il vuoto con un atto d’amore.”
Viva i Poeti, viva noi.
Abbiamo bisogno di poesia, che siano allegre o tristi non fa niente. Abbiamo bisogno delle ali sulle parole ed i pensieri.
Noi siamo poesia e poeti. Non lasciamo in silenzio un bel pensiero, amiamolo e cantiamolo che sia lungo o corto, è indifferente.
La poesia ci sfiora le labbra, vibra la vita bella che abbiamo nell’anima…
Abbracciamo un albero e parliamogli, paziente ascolterà e attenderà i nostri tempi, le nostre pause, e sarà sempre disponibile ed amorevole.
Ho sognato di abbracciare un Ulivo, e le labbra hanno iniziato a raccontare; il tempo del lavoro di ripulitura, il tempo della cura, il tempo del troppo caldo, il tempo del troppo poco e del troppo tanto. Sono passato sul sagrato di un albero d’ulivo ed ho ringraziato e sento che ho fatto bene, tante volte insieme e mai distanza neppur siderale potrà farmi allontanare da quel legame storico con la terra della mia famiglia ed il suo odore faticoso e bello.
Estate 2020: Il Bicchiere è Pieno. Sintonizziamoci con la gratitudine
In questa estate 2020 io voglio centrarmi sulla Gratitudine. Gratitudine per quanto siamo riusciti a fare. Mi aggrappo a questo sentimento per non dimenticare il rischio da cui siamo partiti. Solo qualche mese fa era in dubbio la possibilità stessa di potere trascorrere del tempo al mare. Chi ha potuto ha trascorso giornate di mare, chi di montagna, chi di campagna. Chi ha potuto e chi ha scelto ha avuto in questa estate la possibilità di trascorrere del tempo vacanziero. Lo spirito “vacanziero” ha bisogno di allearsi fortemente con il sentimento della gratitudine per non lasciare il campo alle istanze della rabbia e delle pretese che vedono in tutto l’imperfezione e giudicano.
L’emergenza del Covid 19 è ancora realtà nell’intero mondo. Oggi sintonizziamoci con il sentimento della gratitudine, siamo grati a noi per quanto ci siamo potuti permettere di fare, siamo grati a chi ha lavorato per offrirci dei servizi, a quanti hanno vigilato, a quanti hanno gestito emergenze, a quanti hanno rispettato le regole. Siamo grati per le musiche che ci hanno accompagnati, e per i balli che abbiamo potuto fare, per le passeggiate serali, per le chiacchierate con gli amici ed i familiari, grati per esserci potuti vedere, grati per il tempo benevolo, grati per la salute, grati per la tenacia, grati per l’amore che mettiamo in campo, grati per la fiducia che investiamo, grati per la speranza di cui ci nutriamo.
Per molti all’orizzonte c’è il rientro al lavoro, che sia ufficio o ancora smartworking; per molti ci sono i conti che non tornano in base a quello che ci si attendeva; per molti è stato un periodo che ha risollevato le economie; per molti all’orizzonte ci saranno cambiamenti.
Abbiamo la vita e siamo in un tempo storico particolare in cui frequentemente la paura bussa alle porte. Io ogni volta che mi sento quel particolare morso nello stomaco sono solito anche pregare, una preghiera laica. Mi ritornano frequentemente le parole della preghiera scritta da Antonio Mercurio. Un passaggio in particolare oggi voglio condividere con voi, un profondo dialogo con la nostra saggezza profonda…un profondo ascolto ed il coraggio di vedere eccolo: “(…) Mio Sé…(…) ma dimmi perchè mi hai messo in questa situazione e cosa vuoi da me che io faccia?(…)”. A ciascuno la propria risposta.
Brindo a questo tempo con il bicchiere pieno di quanto abbiamo potuto fare e di quanto siamo riusciti a fare. E’ il tempo dell’accoglienza, noi possiamo farci questo dono. Brindo sia che sono solo, sia che ci sono altri con me, brindo per omaggiare e riconoscere il buono che c’è.

Sono grato per tutto ciò che la vita mi offre, tutto ciò che accade è utile per la mia crescita.
È Sempre Tempo Buono Per Le “Scelte D’Amore”.
Per tutti c’è un cammino di crescita, il cammino della vita, delle realizzazioni delle nostre autentiche propensioni. Per ognuno di noi c’è un tempo buono, quello della chiarezza e della consapevolezza della cosa buona da fare. Ma che non passi il concetto che “tanto arriva” quindi possiamo starcene seduti ad aspettare. Una e una sola è la scelta primaria, uscire dall’ombra del nostro dolore (a ciascuno il suo), accettare di separarcene e scegliere di investire ogni energia nella via che ci indica il nostro SÉ, la nostra guida interiore sempre presente, fonte si amore sede della nostra tenacia forte e del nostro forte e autentico progetto di vita. Buon tempo di scelta tutti, e non abbiate paura che “andrà tutto bene”. Buona scelta a voi e buona scelta d’amore anche a me. Vi saluto oggi rinnovandomi e rinnovando con voi questa consapevolezza.
Non abbiamo paura di contattare il dolore che si affaccia nelle nostre vite. Con l’amore, l’arte e la saggezza possiamo trasformarlo in energia per crescere.
Antonio Mercurio è un uomo che ha donato e dona all’umanità una strada per riuscire a superare i momenti dolorosi che incontriamo nel nostro cammino; l’insieme di pensiero, discipline e metodologie di lavoro ci permettono di poter trarre da queste esperienze le energie necessarie per quei passaggi di crescita – quelle trasformazioni – necessarie per evolverci. Chiaramente non si cresce solo dal dolore, ma dato che esso è un esperienza che tutti prima o poi facciamo allora ecco che anche da questa, come dall’amore, possiamo attingere energie utili per realizzare il nostro progetto. 
Il dolore si può trasformare. Uno degli ostacoli maggiori è insito nella difficile relazione che abbiamo con questo aspetto della vita.
Il dolore cerchiamo di non incontrarlo, e quando le nostre strade si incrociano cerchiamo di cambiare percorso, di non vedere, di non sentire, ci distraiamo, ci anestetizziamo, rimuoviamo. Non è facile far entrare l’esperienza del dolore nella nostra vita, la sua presenza in molti casi ci spaventa perché arriva come una minaccia pronta a far saltare in 1000 pezzi il castello che con tanta fatica teniamo su. Carico di tutto questa virulenza comprensibilmente agiamo strategie difensive, non c’è da sentirsi in colpa se abbiamo paura. Ognuno di noi ha il diritto di difendersi dal dolore e di entrarvi in relazione con i propri modi e tempi.
Nella vita di tutti comunque esso è presente e il mio messaggio e la mia riflessione che condivido con voi è quella di lavorare per crescere, lavorare per armonizzare, lavorare per integrare.
Antonio Mercurio ci offre una prospettiva ed a lui non manco di indirizzare tutta la mia gratitudine. Come le piante sintetizzano sole, terra e acqua allo stesso modo anche noi siamo chiamati a fare continuamente la sintesi di opposti. La nostra vita è fatta di tante esperienze e ogni volta possiamo scegliere di unificare le cose luminose con quelle meno brillanti. Quello che ne deriverà sarà una sintesi speciale, la nostra luce nuova e la nostra nuova identità più ricca perché piena di esperienze tra loro anche opposte.
La vita non sempre va come vorremmo noi e c’è sempre una identità nuova da acquisire, che ancora non conosciamo. Dobbiamo aprici alla ricchezza della vita, ci si apriranno occhi nuovi ( cit. Liberamente Ispirata alle Regole per la navigazione notturna degli Ulissidi di Antonio Mercurio)
Vi saluto cari amici con un messaggio di speranza, entrare in contatto con il dolore è possibile e se ci sentiamo bloccati dall’immagine di noi di persone che “non devono avere

paura” allora scrolliamocela di dosso questa menzogna e esprimiamo liberamente le nostre paure. Questo è il cammino che ci porta ad aprire il nostro cuore ed a rinforzarci con atti concreti di amore per noi, amore che arriva dall’ascolto e dalla consapevolezza ed amore si rinforza e ci nutre con atti di decisione ad uscire dalla paura narrandola. Perché non c’è nulla di colpevole nell’avere paura. Siamo figli speciali della vita, tutti ed in ognuno di noi è instillato il progetto della vita stessa. Siamo co-protagonisti della evoluzione umana e qualsiasi cosa accada non saremo mai realmente soli, indirizziamoci ad ascoltare il nostro Sé e impariamo a dialogare con la vita che pulsa dentro di noi, parliamo e apriamo il nostro cuore, chiediamo in dono ogni segnale ed ogni aiuto e stiamo sin da ora certi e felici che ne arriveranno di ricchissimi e che ci sosterranno nel nostro cammino per divenire padroni e artisti della nostra vita. Il dolore di può trasformare, lo fanno in tanti da sempre ed è una capacità umana presente in ogni persona. Non Aggiungo altro. Buon lavoro a tutti noi e buone vacanze.
Le paure si sconfiggono con la parola.
Le paure alimentano con ilsilenzio. Per smontarle una strada è quella di parlarne con qualcuno. Poi vi capiterà di ricordarle casomai e percepirle lontane e non più spaventose. Provate.
La nostra paura più profonda ( N. Mandela)
La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è di essere potenti al di là di ogni misura.
È la nostra luce, non la nostra oscurità a terrorizzarci maggiormente.
Noi ci chiediamo: chi sono io per essere così brillante, stupendo,
pieno di talenti e favoloso?
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.
Non c’è niente di illuminato nel ridursi
perché gli altri non si sentano insicuri intorno a te.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Essa non è in alcuni: è in tutti!
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente
diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa.
Nel momento stesso in cui siamo liberi dalle nostre paure,
la nostra presenza libera automaticamente gli altri.”
(Nelson_Mandela)
Pensieri nel tempo Covid in un giorno di mezza estate.
*** pensieri frequenti di questo periodo. Che siano miei o percepiti conta davvero poco, sono cose dell’umano ed essendo un essere umano riconosco che in ognuno c’è anche una parte di me.
1- Ho paura che all’improvviso si riblocchi tutto;
2- Devo godere di questo periodo di libertà e voglio fare quante più cose possibili – ed in sicurezza – per prepararmi al prossimo lockdown autunnale;
3- In vacanza? Si ci vado! Me la merito e questa volta me la scelgo full optional. Anzi ci vado anche perché poi non so cosa succederà!
4- In vacanza? Oddio speriamo di riuscire ad andare e non si blocca tutto di nuovo
5- Covid? Mah…Boh, a volte mi sembra tutto uno scherzo.
6- Immuni? Si l’ho installato, ed ho visto anche come funziona e credo sia buono e utile
7- Immuni? Si è buono…ma per il momento non lo attivo. Metti che mi segnala di essere entrato in contatto con qualcuno poi risultato positivo che faccio? Dovrei attivarmi, contattare le autorità, fare controlli e metti caso che mi tocca rimettermi in quarantena?
8 – Cavolo in giro siamo veramente in tanti e mi rendo conto che le regole sul distanziamento sono saltate e comunque è difficile rispettarle
9 – Le regole di sicurezza? Si uso la mascherina, mi lavo frequentemente le mani. Ma cavolo entro frequentemente in contatto con persone e cose e a volte mi dimentico le regole
10 – Spero che tutto finisca davvero!
11- Piano piano tutto sta passando, i contagi sono pochi
12 – In molte parti del mondo ci sono emergenze pazzesche, il mio paese sta facendo qualcosa per aiutare queste persone? Mi piacerebbe poter fare qualcosa.
13 – Desidero con forza che tutto passi, ma non voglio che rimuoviamo tutto correndo come stiamo facendo ora e dimenticandoci delle tante cose che abbiamo sentito nel lockdown, valori come la persona, i rapporti sociali, l’umanità, il rispetto per l’ambiente, l’essere interconnessi a livello mondiale, voler fare tanto per stare bene tutti.
***In questo tempo, un po’ sospeso e di certo unico e – ci auguriamo – irripetibile non dobbiamo perdere la speranza e dobbiamo lottare con ogni forza per non cedere alla rabbia ed alla paura (che pure ci sono e sono cose umane). Quando paura e rabbia danno le carte al nostro tavolo blocchiamoli subito e scegliamo un altra partita, quella dell’amore, del rispetto per noi e le nostre tante parti e per gli altri, la speranza.
I punti/sentimenti/pensieri/riflessioni che ho indicato sono “umani”. E’ un tempo particolare, vogliamoci bene e facciamo il meglio per dare una mano al cambiamento in noi, con gli altri e nel mondo intero. Non siamo poca cosa, siamo preziosi elementi e della vita e abbiamo una grande forza.
Le “dirette” del benessere.
Cari amici, da un po’ di tempo il venerdì i componenti del movimento cosmoartistico ed i direttori dell’Istituto Solaris vanno in onda. Ogni venerdì su Instagram ci ritroviamo in diretta per condividere i contenuti del magazine on line solaris.it e per fare tutti insieme degli approfondimenti. Questo venerdì ho avuto l’opportunità e la gioia di intervenire e sono felice di condividere il video dell’evento con tutti voi. Spero lo troviate utile e di interesse. Le dirette dell’Istituto Solaris avvengono il venerdì alle h 17, per seguirci andate sull’account Instagram dell’Istituto Solaris, quindi seguiteci e alimentiamo insieme la voglia di crescere e di trasformare con amore, arte e saggezza gli ostacoli in opportunità di crescita. Buona visione 😀
Riflesso d’Amore
In ognuno di noi c’è una luce speciale che sa amplificare ogni nostro gesto

Grazie all’uomo che sceglie di fermare i carri armati.
(…) Dopo aver bloccato i carri armati, il ragazzo si arrampicò sulla torretta del carro armato e si mise a parlare con il pilota. Diverse sono le versioni su che cosa si siano detti: “Perché siete qui? La mia città è nel caos per colpa vostra”; “Arretrate, giratevi e smettetela di uccidere la mia gente”; e “Andatevene!”. Dopo aver parlato con il militare, il ragazzo scese dal carro che riprese subito ad avanzare, e quindi dovette bloccarlo nuovamente. (…) Fonte Wikipedia

Crescita personale: Abbiamo bisogno d’amore e di contatto.
(…)C’è bisogno d’Amore sai Zio per tutto quanto il mondo. Di un overdose d’amore(…).Cit Zucchero.
Noi abbiamo un bisogno, e si chiama Amore. Ma non solo questo, anche del contatto abbiamo bisogno ed abbiamo bisogno di sentire e di essere toccati e di toccare, di vedere, parlare e ascoltare. Ne abbiamo bisogno e quando tutti questi aspetti fanno parte della nostra vita possiamo sentire scorrere in noi il benessere e se lo osserviamo bene vedremo scorrere ai suoi piedi quel che resta degli ostacoli e del malessere. Abbiamo bisogno di essere soggetto ed oggetto di queste qualità ed attenzioni umane, esse ci arricchiscono e ci sostengono e ci rimandano un messaggio fondamentale, che noi siamo vivi ed esistiamo.
Frequentemente andiamo in “sbattimento esistenziale” e queste meraviglie per l’anima non riusciamo a sentirle ed a agirle e non riusciamo ad essere umili da chiederle.
Quando siamo giù ad esempio noi vorremmo tanto parlare con qualcuno, vorremmo tanto raccontare ogni cosa di ciò che riempie la nostra mente di pensieri vorticosi e di paure eppure facciamo fatica. Frequentemente preferiamo mettere mano al portafoglio per andare dallo psicologo e per svuotare nel suo studio tutto il nostro contenuto interiore, e questo è comunque un bene, è comunque una cosa positiva, è comunque un movimento di crescita e di cura verso quel passaggio e quella domanda di crescita che abita in noi.
Abbiamo bisogno di tutte queste cose e dico che prima ce ne rendiamo conto e prima le daremo il giusto conto nelle nostre esperienze umane. Riuscire a soddisfare in modo sano ed autentico questo bisogno farà splendere la nostra luce e ci nutriremo di una ricchezza e di una bellezza senza eguali, nell’altro e nelle relazioni noi troviamo anche noi stessi, ci conosciamo, viviamo, ci amiamo. Con gli altri nella reciprocità possiamo essere alleati della crescita e del benessere, è prezioso avere progetti corali e condivisioni, sono pratiche attraverso le quali le nostre attitudini, un tempo naturali e spontanee, ritrovano un varco da sotto la cortina dell’orgoglio e delle pretese per tornare a respirare e riscoprire sorridente che gli piace tanto, un sacco e una sporta.
Amiamo, quindi, amiamoci e lasciamo che l’amore venga a noi ci sentiremo vivi e benissimo.
Riflessione sul quasi “post Covid” in un tempo di “strana quasi estate”
Da quando ci sono stati i primi allentamenti del lockdown ho iniziato a sentirne il peso. Stranezza questa! Durante la fase iniziale e centrale di questa pandemia il permanere in casa ha attivato in me tante energie di positiva resistenza e motivazione a fare cose che mi facessero stare bene. Ma da quando la morsa si è allentata qualcosa è cambiato e gradualmente è cresciuta l’insofferenza.
Metti il mondo dell’on-line ad esempio, per almeno due mesi l’ho utilizzato in modo massivo per lavoro, per la mia formazione, per incontrare persone e per mantenere relazioni social e mi piaceva anche un sacco. Da metà maggio invece qualcosa è cambiato, dicevo, e utilizzo questo potenziale con insofferenza. Sarà l’effetto del caldo e della vita che invita a stare fuori ed a incontrare e vedere in modo live, può essere.
Pensavo però che forse sulla distanza l’umano in noi ha bisogno di umane relazioni e di attività tipiche che il digitale non può sostituire. Sono certo che sulla distanza emergeranno tanti insegnamenti da questa fase, molti li racconteranno gli studiosi e tutti coloro che sono bravi a raccontare e descrivere ma tanti emergeranno dalla nostra esperienza diretta e avranno un senso speciale per ciascuno di noi e forse per altri non avranno alcun senso. Ci sta! Può capitare e forse capiterà. E’ stata una esperienza intensa questa della prima pandemia della mia vita, e della vita di tutti. E’ stata un esperienza anche difficile da digerire e che ci ha richiesto di mettere in campo tante energie e tante strategie per fare, crescere, creare, non pensare e non soffrire. Forse siamo ancora mezzi dentro e tutto ci sembra familiare sconosciuto. Avete avuto anche voi la sensazione, facendo cose comuni come ad esempio guidare sulle strade del vostro quotidiano pre Covid 19, di una specie di smarrimento come se tutto vi fosse al tempo stesso familiare e nuovo? Beh a me è successo e succede. Questo lo ricollego con il senso di quanto questo periodo ci ha coinvolti nel profondo e quando e con quanta intenzione ci siamo dedicati a creare un ambiente domestico comodo al punto di esserci quasi riusciti. E forse ci siamo riusciti talmente bene che quando si è potuti di nuovo ritornare in strada in molti stiamo contattando sensazioni particolari.
Cambiamo in continuazione e questo periodo è stato uno un incubazione. Sotto la minaccia della paura ci siamo rinchiusi ed abbiamo creato ambienti i più confortevoli e sicuri possibili. Molti ci si sono trovati tanto a loro agio in queste limitazioni, penso ai tanti che nella vita facevano un pò fatica o si trovavano in un momento di stanchezza e di stress esistenziale per cui questa pausa di fatti li ha trovati disponibili, un pò anche contenti di vedere tutti fermi ai box un po contenti di sapere che tutti erano come loro finalmente fermi che lo volessero o meno. Molti invece non ci si sono trovati affatto a loro agio, per loro è stata una grande sofferenza ed una difficile condizione. Chiusi nelle nostre case in ciascuno di noi si sono annidati sentimenti ed emozioni opposte e così un pò per contenerle ed un pò per non vederle ci siamo tuffati nelle settimane delle 1000 cose da fare in casa e con 1000 strumenti e 1000 connessioni.
Come fanno i bachi ci siamo avvolti nel nostro bozzolo e dentro ci siamo rintanati e “forse” un pò anche trasformati. Non credo che ora verremo fuori cambiati in modo rivoluzionario, non verremo fuori trasformati in bellissime farfalle no non ora. Il cambiamento che potrà venire ha bisogno di tempo, ognuno ha avuto la propria incubazione, tante cose le abbiamo condivise con la comunità intera ma tante sono cose intime e che affondano direttamente ed in modo sacro nei sancta santorum della nostra anima e dei nostri pensieri.
Ora che le aperture si susseguono e possiamo andare dove ci pare con mascherine messe più o meno bene manteniamo il contatto con noi stessi perché in questi due mesi un pò è stato come ritornare in un utero e ora ci viene detto che possiamo venir fuori e possiamo farlo in tanti modi, possiamo far finta che non sia successo niente e “sticazzi”, e andiamo al mare, ed andiamo al ristorante, ed andiamo a lavoro, ed andiamo a correre, ed andiamo a trovare i genitori ed i nonni e chiunque ci metta quello che vuole.
Ci sta bene tutto, perché la paura è ridotta e alle minacce di una possibile ripresa se non stiamo più attenti non ci crede nessuno e questo non lo dico io, la prova è fuori per strada e basa uscire al balcone e guardare in strada per vedere che forse “sticazzi” sta vincendo.
Allora come veniamo fuori da questo utero in cui ci siamo rinchiusi per 2 mesi in full immersion? Possiamo far finta che non è successo niente, possiamo. Possiamo però anche scegliere di uscirne fuori per intero e scegliendo che quei messaggi e quei pensieri che abbiamo contattato sono speciali e che non vanno banalizzati o messi sull’altare del comune sentire espresso da imbonitori televisivi o della rete universale. No che nessuno possa scegliere di dare un senso profondo a quel nostro sentite in questo tempo sospeso. No non permettete ad altri di tirare le somme e di interpretare cose che non sanno. Probabilmente occorre tempo e non tutto deve avvenire entro domani o tra un mese o un anno, abbiate tempo e prendetevene tutto quello che vi serve perché quello che è successo i sono sicuro ha seminato in ognuno di noi tante cose buone e tante consapevolezze che forse non siamo pronti ad affermare e realizzare ma rispetto a prima tutto ora è ad un livello meno lontano dalla portata delle nostre mani, del nostro cuore e delle nostre quotidiane decisioni. Forse non tra un mese o un anno ma il seme di qualcosa di importante sono sicuro che è stato seminato e come tutti i campi seminati noi e solo noi potremo scegliere se prendercene cura, estirpiamo l’erba cattiva che la riapertura farà rispuntare nei nostri cuori, riconosciamola e tagliamola prima che cresca alta. Sono tempi particolari quelli che abbiamo vissuto e non ci dobbiamo far distrarre dal tran tran quotidiano e che ci chiede di correre e correre ancora persi in pensieri di poco respiro e di mezze parole, che ci chiede di dimenticare tutta questa smarrita primavera catalogandola nel dimenticatoio con il rischio di svegliarci pensando che sia una cosa “normale”. No, è stato un tempo pazzesco quello trascorso e di esperienze intense che saranno forse non tra un mese o tra un anno la piattaforma di una consapevolezza nuova per ogni persona e per l’intero genere umano.
Superare il Coronavirus e fondare una nuova Economia centrata sulla persona.
A più riprese negli ultimi giorni è stato comunicato che non possiamo morire di virus e non possiamo morire d’economia. Quindi visto che ora di virus si muore meno l’emergenza si è spostata nel campo dell’economia. Bene, io non voglio morire per nessuno dei due, ma questo accostamento comunque non mi piace.
L’economia è importante e non sarò certo io a voler dire che non lo è. Ma non mi piace sentirmi sotto minaccia di morte per l’economia. L’economia è uno strumento al servizio delle persone per il soddisfacimento dei propri bisogni, e questo è un bene. Non lo è il fatto, invece, che questo strumento non riesce a garantire la sicurezza di soddisfacimento di bisogni per tutta l’umanità, non lo è il fatto che le guerre per le ragioni del dominio economico e finanziario seminano vittime ogni giorno.
Dal momento in cui si è aperto uno spiraglio di uscita dalla pandemia sono riemersi vecchi schemi, prepotentemente. Pretese di parti economiche che da più pulpiti alimentano la paura di un disastro dalle conseguenze catastrofiche.
Siamo tra fuochi in una specie di minaccia generalizzata, da una parte il virus e dall’altra l’economia .
Forse mi sbaglio, e di cuore spero proprio di sbagliarmi nel dire che forse stiamo perdendo un opportunità.
In un’estrema esemplificazione sento in questo periodo la contrapposizione è tra i fautori di un non meglio precisato cambiamento e i fautori al ritorno semplicemente allo stato precedente l’epidemia.
Dentro di me pulsa il desiderio ed una “visione grezza” del cambiamento che vorrei. Sento che il cambiamento debba comprendere la consapevolezza della profonda interconnessione che c’è tra tutte le persone che abitiamo il pianeta ed il pianeta. Il cambiamento deve includere la fine dell’idea di sfruttamento per approdare ad una realtà differente, rispettosa e che abbia al centro relazioni di reciprocità e di gratitudine verso noi stessi, verso gli altri verso la vita e verso il nostro pianeta. Il cambiamento che sento ha la persona al centro e tra i suoi bisogni ora c’è anche il benessere e la felicità (anche prima si diceva ma ora possiamo fare un passo evolutivo verso questa meta).
Non mi piace la minaccia di morte per ragioni economiche, più in generale non mi piacciono le minacce e ne condanno l’uso finalizzato a controllare ed indirizzare l’opinione pubblica. Affermo che l’economia come tutto ciò che l’umano ha creato è strumento per la nostra crescita, affermo che l’economia deve avere come fine il benessere umano altrimenti è inutile e dannosa. In questo momento in cui in Europa si parla di ripartenza molti paesi nel mondo ( Brasile, India, Messico, popoli dell’amazzonia) hanno bisogno d’aiuto e mi irrita l’opulenza che minaccia l’opinione pubblica con nuove paure di morte a causa dell’economia. Non voglio perdere questa opportunità e sono contro ogni pretesa economica ed utilizzo della paura per interessi che non abbiano la persona di ogni parte del mondo al primo posto. In questo momento dobbiamo entrare nella fase dell’aiuto ai paesi che ne hanno bisogno, il pianeta e tante persone hanno bisogno ancora di tutti noi…l’economia è importante ma ora abbiamo un emergenza e la vita vale molto di più.
Crescita personale: L’umiltà come strumento spirituale per riconoscere ed eliminare le pretese.
Esprimo gratitudine ad Antonio Mercurio per il dono immenso di discipline e conoscenze, fonte di ricchezza per la mia crescita personale e per il lavoro con i miei clienti. Se leggendo desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse sappiate che io sono disponibile e quindi potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line.
Per parlare del tema delle pretese mi farò guidare dal racconto del mito di Ulisse, come narrato da Omero, e dal pensiero di Antonio Mercurio che nella sua opera “Ipotesi su Ulisse” ci presenta un il re di Itaca come prototipo dell’uomo che nel suo viaggio trasforma i propri veleni e fa della sua vita un opera d’arte.
Ok Partiamo…andiamo un pò indietro nel tempo, andiamo al tempo sempre vivo del mito.
E’ la sera prima della strage dei Proci e siamo nella reggia di Ulisse. Il re tanto atteso, cerca di dormire, sotto le sembianze di un mendicante, ma è irrequieto il suo animo e tanti dubbi lo tormentano.
Stana indecisione🤔! Eppure fino a poco prima era forte la sua determinazione e non vi erano dubbi sulla volontà di annientare i pretendenti, avidi e pieni di pretese, che gli divorano le ricchezze, gli insidiano la moglie e minacciano di uccidergli il figlio.
Eppure ora che tutto è quasi pronto ecco che il suo animo ora si agita, è ambivalente la sua decisione, … intanto nel salone i proci si divertono con le ancelle, fa fatica il suo spirito e l’eroe prega:
“CUORE, SOPPORTA! SOPPORTASTI BEN ALTRA VERGOGNA, QUANDO IL CICLOPE MANGIAVA, CON FURIA IMPLACABILE, I FORTI COMPAGNI; E TU SOPPORTASTI, FINCHE’ L’ASTUZIA TI TRASSE DALL’ANTRO, QUANDO CREDEVI GIA’ DI MORIRE”.
Ulisse si chiede anche: “Ce la farò io da solo?”
Quindi anche Ulisse ha il suo momento di svalutazione e paura. Quindi non vogliamocene quando capita anche a noi di essere in difficoltà😀ok?
In questa tempesta interiore ecco che di nuovo Atena interviene, lo sostiene e lo incoraggia. Atena alleata di Ulisse nell’odissea, ma Atena (ci dice Antonio Mercurio) è per noi la nostra saggezze interiore che ci indica sempre cosa è bene fare e che fa dissolvere i dubbi.
Ma un altro dubbio più profondo disturba Ulisse, ed è quello di eliminare le pretese rappresentate dai proci.
I Proci, i giovani principi che ambiscono a prendere il posto di Ulisse, ci dice Antonio Mercurio nel suo bellissimo libro ” Ipotesi su Ulisse”, possono essere visti come rappresentanti simbolici delle pretese che albergano nell’animo umano. Nell’Odissea i Proci sono numerosi , ci dice Omero. Tante pretendenti ci sono nella casa di Ulisse e tante sono le pretese che albergano nel suo animo ancora nonostante i mille patimenti, ci dice Antonio Mercurio. La richiesta dei Proci di avere un successore alla guida di Itaca è legittima, a ben vedere, ma quello che ci preme ora rilevare è come a monte di questa motivazione esteriore poi ne profondo li muove un avido desiderio di divorare e depredare la casa di Ulisse e di insidiarne la sposa ed il potere.
Dopo aver tanto agognato il ritorno, Ulisse è combattuto proprio sulla linea del “traguardo”. Questa immagine ben esprime come anche per noi arrivano i dubbi sulla “soglia” del cambiamento tanto desiderato. Il dubbio si lega con il fatto che il cambiamento è doloroso e richiede di far morire (simbolicamente, sia ben chiaro) delle nostre parti e questo non sempre è facile e ci mette in contatto con le nostre fragilità. Ma come un messaggio di fiducia è nell’Odissea, la dea Atena, allo stesso modo un messaggio ed un indicatore forte di fiducia e forza è in ognuno di noi, la nostra saggezza interiore (ci dice Antonio Mercurio).
Quindi in questo cammino non siamo soli, ci vuole impegno ma è di sicuro successo.
Chissà quante sono affollate di pretendenti le stanze del nostro mondo interiore e quanto sono velenose le pretese che dentro si annidano vantando sacrosante ragioni. Le istanze dell’ “IO VOGLIO, IO PRETENDO” chissà quanti followers hanno. In tutto l’umano albergano legittime istanze di crescita, e questo è sano. Accanto a queste motivazioni sane ed in armonia con le leggi della vita ve ne sono altre che non hanno nella crescita il fine autentico ma perseguono piuttosto il desiderio di riscatto, di risarcimento costi quel che costi. Accade questo perché il dolore che sperimentiamo nella vita se non viene conosciuto, accolto e trasformato può alimentare il risentimento e questo ci devia dalla “sana crescita”; il risentimento può sedurci con miraggio che la “sana crescita” coincida con le ragioni del riscatto, della vendetta, del tanto ambito risarcimento per il dolore patito. Pressappoco succede che questo obiettivo diviene “l’obiettivo”, e ci deruba e divora le nostre energie creative e ricchezze.
Questa posizione avvelena e depreda la nostra reggia, il luogo della nostra vita risiede il nostro potere sano e l’arte di essere signori della nostra vita, il luogo dove con saggezza decisione ed arte costruiamo la nostra potenza reale fatta di capacità di accogliere, di perdonare, di riparare e di essere costruttivi, realizzare i nostri sogni e stare bene!
Spesso inconsce e ben camuffate le istanze di “IO VOGLIO, IO PRETENDO” sono frequentemente in pole position a motivare le nostre decisioni.
La pretesa è ogni volta che l’altro DEVE essere o fare qualcosa per noi. Così l’altro ha tante facce, l’altro è la vita, lo stato, Il presidente del consiglio, i medici, i ricercatori che in questo momento devono trovare il vaccino, il sistema politico, i genitori, il partner, gli amici, gli insegnanti, la tecnologia, il modem, skype, il datore di lavoro, il vicino di casa, il comune, l’amministratore di condominio ecc ecc.
Le pretese inquinano la nostra progettualità sia personale che di relazioni con gli altri e di questo è bene che ne abbiamo consapevolezza. In questo modo saremo sempre liberi e padroni della nostra vita.
Che fare allora per venire fuori da questo ginepraio di pretese? Un primo suggerimento è l’umiltà, ovvero osservare e conoscere a fondo le nostre pretese e poi rinforzare l’alleanza con il nostro Sé.
Ma torniamo al nostro eroe ed ai dubbi ed alle paure, e veniamo anche a noi.
Atena non ha mai abbandonato Ulisse anche se lui ogni tanto perde la fiducia. A
Così gli risponde Atena: ” Ostinato! ci si fida persino d’un compagno più debole, che è pure mortale e non sa tanti accorti pensieri; ed invece io sono la dea, che sempre veglio su di te in tutti i travagli. Ma ti dirò apertamente: ci accerchiassero pure cinquanta drappelli di uomini splendidi, bramosi di ucciderci in guerra, torresti anche ad essi i buoi e le pecore grasse. Ma il sonno ti colga: anche questa è una pena, vegliare, desto per tutta la notte; uscirai presto dai mali”.
Beh cari, con questo invito di Atena vi saluto e rilancio ancora l’invito a tutti di accrescere la conoscenza di noi, delle nostre parti luminose e quelle no, per non lasciare che le pretese divorino la nostra vita e la nostra bellezza. Come Ulisse con i Proci anche noi restiamo centrati e pronti ad eliminarle… senza esitazione. in alleanza con il nostro Sé. Con questa centratura e le decisioni d’amore noi diverremo sempre più e sempre meglio i padroni della nostra vita e artisti della nostra vita.
Se desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line per fare un percorso di crescita “insieme”.
Divenire Artisti della Nostra Vita- Antonio Mercurio _ Sophia University of Rome
Siamo figli della Vita ed abbiamo un sole dentro!
Della vita e del suo grande progetto siamo figli, il suo progetto è istillato in ciascuno di noi, anche in chi non lo sa, anche in chi non ci pensa, anche in chi non lo vuole. Così ecco che siamo tutti accomunati da questa comune identità. In questo tempo stiamo agendo

l’interconnessione in un modo nuovo, creiamo situazioni di incontro, di scambio e condivisione ad una velocità – e con una abilità – che prima non ignoravamo. Certo lo facciamo attraverso la rete ma questo non è rilevante, rilevante è che lo facciamo!
Come con gli altri anche con ogni nostra parte siamo interconnessi, lo siamo anche se lo sappiamo, anche se non ci pensiamo, anche se non ci interessa, anche se ci opponiamo! Corpo, spirito e mente sono in perenne interconnessione, in ogni istante
Del nostro Sé principalmente voglio dire, della nostra saggezza interiore in cui è contenuto il nostro progetto esistenziale, e del Sè cosmico che è della vita e con esso siamo in costante interconnessione. Essa ci guida e se impariamo ad ascoltarla consapevolmente beh… allora tutto è possibile e le tempeste non ci fanno paura.

Nel libro terzo dell’Odissea il giovane Telemaco, alla ricerca di notizie sul padre, approda nella terra di Nestore, a Pilo. Ha paura il giovane, come noi tante volte, e si sente spaventato e svalutato, queste emozioni disturbano il suo spirito. A quel punto Atena ( il Sé – come ci propone Antonio Mercurio in “Ipotesi su Ulisse”) gli parla:(…) “Telemaco, qualcosa la penserai tu, nella mente, altre te le ispirerà anche un dio: perchè non credo che contro la volontà degli dei tu sia nato e cresciuto”
Credo fermamente che lo stesso vale per noi. Non senza l’approvazione della vita noi siamo nati e cresciuti. E di questo enorme dono possiamo essere grati e su di esso accendiamo su questo un faro perenne di consapevolezza. Quando la tempesta ci distrae noi possiamo – con un leggero volgere degli occhi – trovare la luce ed un porto sicuro e accogliente dove ripararci per poi ripartire, per creare ancora.
Domande per crescere al tempo del Coronavisus: “Quando Finirà questa storia?”. Noi…Antonio Mercurio e il Mito di Ulisse
Già, ci chiediamo tutti: ma quando finirà?
I tecnici dicono che sarà una lunga e lenta planata il ritorno alla normalità, o comunque ad un nuovo modo di vivere che impareremo a chiamare “normalità”.

Certo ci auguriamo tutti che i ricercatori mettono a punto in breve tempo un farmaco o un vaccino così da poter accorciare i tempi. A loro da questo post mando tutta la mia e energia.
Ora però, mentre loro fanno il loro lavoro, noi che facciamo? Provo a dare un contributo come Persona, come Counselor e ricercatore in Antropologia Cosmoartistica. Uso gli strumenti della mia formazione e mi domando: “Quando finirà questa storia, ovvero, quale cambiamento occorre realizzare il desiderio diffuso di stare bene ed essere felici?
Usiamo il simbolismo e per un momento. Facciamo che il Coronavirus sia la rappresentazione, fuori di noi, di parti umane, parti nostre.
Mi spiego meglio. Ipotizziamo che questo virus, come un attore oggi, rappresenti sul palcoscenico della vita quelle parti nostre velenose ( comportamenti dannosi ) che se non le vediamo e le lasciamo libere di agire infettano e devastano la nostra vita. Pensate a veleni esistenziali come l’odio, l’orgoglio, la bramosia di potere, penso alla svalutazione, penso lamento ecc ecc.
Nell’era del coronavirus a livello planetario si è alzata una voce che dice pressappoco “bisogna fare qualcosa”.
In questo momento in cui abbiamo preso consapevolezza del problema stiamo lavorando tutti a contenere il contagio e la diffusione.
In questa fase possiamo vedere l’ Io Adulto presente in ognuno di noi e che “qui e ora” si sta dando da fare.
Ecco in questo momento di lucida consapevolezza abbiamo preso atto della virulenza dell’odio ed abbiamo deciso e stiamo facendo tutto il possibile per ridurne la diffusione.
Ad un mese dalle azioni difensive e quando si pianifica il “dopo nel mondo fuori ” si alza la domanda dalla nostra saggezza interiore e dice: “Hey tu! Ma quando finirà questa storia?” ed ancora…quando la finiremo inquinarci la vita con l’odio, i capricci e le pretese? Non starai a far finta?
Già. Quando?
Ed allora mi metto in ascolto profondo in questo tempo e mi viene un sospetto.
Ma noi stiamo cambiando? Oppure stiamo aspettando che tutto finisca per riprendere a fare semplicemente quello che facevamo prima e magari anche con un pò più di veleni e di jubris, spavaldi e ringalluzziti dallo scampato pericolo?
Non è facile il momento che stiamo vivendo ed è forte la spinta umana a difenderci rimuovendo e negando il grande invito al cambiamento che la vita ci chiede di fare. Eppure qui tocca fare qualcosa…la vita lo dice chiaramente.
Recentemente in miei post vi ho parlato dell’IO FETALE. ( invito al leggere il post cliccando sul link). Di questa nostra parte dobbiamo esser ben consapevoli e imparare a riconoscere quando essa sale in cattedra e impone la sua legge azione-reazione. Ma per fortuna non c’è solo questa parte in noi, tante ne abbiamo ed in tanti post vi ho parlato anche del nostro Sé, della nostra saggezza interiore e dell’incondizionato amore per noi e che ci sostiene nei passaggi di crescita e ci spinge fermamente ad evolverci.
Ecco quindi che forti nell’amore e centrati con il nostro Sé possiamo cercare di rispondere alla domanda: Quando finirà?

Finirà quando noi decideremo di finirla veramente, senza se e senza ma. Finirà quando il nostro IO ADULTO avrà piena cittadinanza nella nostra vita e si muoverà in armonia con il nostro SE’ Personale alla luce del sole e non solo quando ne abbiamo bisogno. Finirà quando avremo preso coscienza del grande potere che abbiamo e che si chiama “libertà” di creare la vita che desideriamo. Noi ficchiamocelo in testa siamo sempre liberi sia quando siamo centrati sull’AMORE che quando siamo centrati sull’ODIO.
Quando finirà? La mia risposta è che finirà quando avremo deciso nella volontà cosciente ed in quella profonda che è ora di finirla e deciso di amarci come si deve.
Quale è la strada per arrivare a questo obiettivo? Allora una possibile strada ce la dona Antonio Mercurio con il suo grande lavoro di rilettura del mito di Ulisse in chiave antropologica Cosmoartistia. Ecco cosa accade all’eroe dai mille patimenti e dal grande ingegno in un momento del suo viaggio di ritorno a Itaca. Provo a raccontarvela:
“Siamo sull’isola di Ogigia, qui è approdato Ulisse ormai senza più compagni navi e tesori, solo. Nell’isola vive con la Ninfa Calipso, e per 7 anni il nostro eroe di giorno piange il ritorno a casa e di notte giace con la bella dea, godendone. Con l’intervento di Atena, Zeus tramite Mercurio fa arrivare a Calipso l’ordine di lasciar libero Ulisse e di permettergli di costruirsi una zattera per riprendere il mare. Così a malincuore la dea fornisce a Ulisse il necessario per costruire una zattera. Calipso offre ad Ulisse di scegliere tra andare via oppure di rimanere con lei che in cambio gli avrebbe offerto l’immortalità.
Ulisse sceglie il mare. Quasi vicino all’isola dei Feaci ecco che Poseidone gli scatena una terribile tempesta. Ulisse viene ripetutamente sbattuto contro gli scogli e poi dalle correnti risucchiato in mare. La Ninfa INO gli va in soccorso e gli dice di lasciare i tronchi a cui era aggrappato e di liberarsi delle sue vesti pesanti, gli offre un telo chiedendogli di stendervisi sopra e che così lo avrebbe portato in salvo. Ma Ulisse che è anche testardo non accetta e si tiene aggrappato ai tronchi (alle certezze tangibili) in quella tempesta e per gran tempo è sbattuto contro gli scogli. Quasi esanime si abbandona e prega, prega il dio del fiume che le cui acque entrano nel mare in tempesta. Prega il Dio del fiume chiedendogli di accoglierlo nelle sue correnti e di farlo approdare, così ormai stremato e quasi esanime dopo tanta battaglia Ulisse tocca finalmente terra e lì si lascia andare ad un lungo sonno(…).
Antonio Mercurio ci propone Ulisse come esempio di uomo che vive gli accadimenti della vita e che in continuazione si trasforma per divenire sempre più artista della sua vita e non solo. Il bisogno ed il desiderio di immortalità che lo muove non è quella offertagli dalla ninfa Calipso ma quella che è il risultato del suo agire che è costantemente fusione di amore e odio e di tanti altri opposti.
Come Ulisse può capitare anche a noi in questo momento di aver iniziato questo tempo storico con le migliori intenzioni ma di trovarci a volte smarriti e di non sapere cosa fare, pensare e decidere. Alla domanda “Quando Finirà?” magari sentiamo che la tempesta in effetti non è ancora placata, non è vinto il nostro odio e non è saldo il nostro amore così come pensavamo e ancora sentiamo che c’è da lavorare. Non siamo soli ed è un duro lavoro per ciascuno di noi, teniamo duro. Ancoriamoci saldamente al nostro Sé e ascoltiamolo, preghiamo, facciamo come Ulisse affinché si plachi la tempesta dentro e fuori.
Non molliamo, Rimaniamo concentrati, noi siamo forti e possiamo fare un gran passaggio di crescita proprio in questo periodo ostinato e difficile da digerire. Prendiamoci il tempo per entrare profondamente in contatto con le nostre parti ostinate e rinforziamoci nella decisione di amore per scegliere che è arrivato il momento che finisca … ORA.
Non diamoci addosso se scopriamo che ancora un pò ce la stiamo raccontando, amiamoci incondizionatamente siamo umani ed abbiamo anche le nostre debolezze e paure. Nessuna condanna dunque ma tanto amore e perdono. Rendiamoci disponibili, affermiamolo, sussurriamocelo con affetto guardandoci allo specchio ” Io mi rendo disponibile a fare un passaggio di crescita. Io mi rendo disponibile all’amore. Io mi rendo disponibile al perdono.”
Io mi rendo disponibile insieme con tutti voi e più siamo più energia di amore doniamo a noi ed alla vita cui possiamo essere grati.
Crescita personale. “Riconosciamo il narratore di storie tristi in noi, ringraziamolo e salutiamolo. Andiamo con fiducia verso il cambiamento che la nostra vita vi chiede. ❤”
Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacolo alla crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessario nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzarci conoscendo cosa succede dopo, o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound …et voilà ..eccoci qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissimi ne abbiamo fatti dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo “ci sta” – lo dico e lo ricordo a voi e a me- ed usiamolo come sentinella, “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.
Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.
“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo
Buona Giornata cari
Crescita personale. “Riconoscere il narratore di storie tristi in noi. Ringraziarlo e salutarlo.
Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacola la crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessarrio nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzati conoscendo cosa succede o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound et voilà eccovi qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissime ne abbiamo fatte dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo ma lo dico a voi e a me “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.
Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.
“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Buona Giornata cari
Crescita personale: Speranza e Paura al tempo del Coronavirus
In questo momento possiamo avere fiducia e possiamo avere paura. Se proviamo paura vuol dire che non proviamo anche la speranza e fiducia, che sia chiaro questo ok? Rinforziamoci nella consapevolezza e
nell’ accoglienza di noi nella nostra totalità nelle nostre forze e nelle nostre debolezze. Siamo flessibili e amorevoli con noi…rendiamoci disponibili a farlo…siamo esseri speciali e in questa fase consolidiamoci e affondiamo ancora di più le radici nell’amore che in noi é un nucleo immodificabile. Fatelo e se lo desiderate ricavatevi uno spazio per lavorare con un counselor.
In questa fase ricordo che l’Istituto Solaris di Roma ha attivato un servizio di counseling gratuito on line. Per accedere al servizio visitate la pagina facebook dell’Istituto Solaris oppure contattatemi qui sul blog o al n di telefono 3519743118 dedicato al servizio. Non siamo soli, aggrappiamoci alle nostre parti positve, facciamolo insieme se lo desiderate. Un saluto a tutti
Stress da iperattivismo digitale al tempo del coronavirus.
Le restrizioni alle libertà di movimento in tanti di noi sta favorendo un maggior uso della rete, chi per motivo di lavoro e tutti, complessivamente, per sentirci e vederci con le persone e mantenere relazioni che allevino il senso di isolamento. É una cosa naturale e comprensibile e non è un reato. È uno strumento positivo, la rete. Eppure nella mia esperienza e dalla condivisione on-line con tante persone emerge il disagio da abuso di rete, in molti hanno sperimentato una forma particolare di stress. Chiusi nelle nostre case abbiamo un iperattivismo social, ed anche nei casi di smart working frequentemente si va ben oltre gli orari lavorativi, per non parlare delle maratone infinite di film in streaming, le chat e le decine di gruppi che ci notificano ogni istante di andare a vedere a controllare a rispondere.

I messaggi del nostro corpo sono preziosi e parlano chiaro, in questa fase dobbiamo stare attenti a non passare da un opposto ( lo stare in casa senza far niente) all’altro (iperattivismo digitale) e fare invece con saggezza una sintesi per armonizzare i nostri ritmi biologici con la situazione che viviamo. Più volte al giorno spegniamo gli apparati e connettiamoci con noi stessi anche in modo creativo, leggiamo un libro, facciamo 10 minuti di meditazione, ascoltiamo un po’ di buona musica, disegnamo, facciamo qualcosa creativo manuale, respiriamo, scriviamo un diario, passiamo del tempo in poltrona a rilassarci e se arriva un po’ di sonno lasciamoci portare per mano.
A sera poi andare a letto presto non è un reato, per il fatto di non dover uscire per il lavoro o per la scuola non dobbiamo necessariamente fare tardi.
In questa fase riprendiamo il controllo della nostra vita per favore, se fuori ci blocca il coronavirus dentro ci blocca la paura e per non sentirla facciamo incetta di ogni tipo di distrazione e di impegno. Facciamo gli artisti, permettiamoci di poter avere anche paura, è un emozione di stagione. Riprendiamoci la nostra normalità e non scappiamo da noi stessi, facciamoci il dono del tempo, del poter provare la noia dell’imparare a conoscerci più intimamente. Gestiamo il tempo in modo saggio, e anche le pause sono preziose in una bella melodia.
Riprogettare l’umano al tempo del coronavirus… del Dr. Giampiero Ciappina su Solaris.it
Le pubblicazioni di marzo sulla rivista on line solaris.it propongono tanti interessanti articoli ed approfondimenti. Quello che ho piacere di riportare oggi è del Dr. Giampiero Ciappina direttore, insieme con la d.ssa Paola Capriani, dell’Istituto Solaris.
Riprogettare l’umano
Le persone che da anni lavorano su se stesse in un percorso di crescita personale non sono immuni dalle epidemie di paura. Ma in questi giorni sto osservando una profonda differenza di atteggiamento. All’epoca del coronavirus, alcune delle persone che seguo da tempo mi dicono, quasi timidamente, di sentirsi “spaventati di essere … ragionevolmente sereni”. Quasi imbarazzati a confessare che “… sì, ovviamente bisogna essere prudenti e seguire le regole … ma se devo essere sincero, io non mi sento spaventato più di tanto. Dottore, mi devo preoccupare di .. essere tranquillo?”.
E come non comprenderli? Mantenere la calma quando tutti sembrano perderla, ti fa sentire un marziano. O quantomeno uno sciocco che non ha capito nulla, visto che così tante persone si abbandonano a scene di isterismo collettivo.
Conoscere la propria fragilità
La mia sensazione è che le persone che fanno un percorso di crescita personale hanno – in questi giorni di psicosi globale – un naturale atteggiamento ragionevolmente pacato, perché a differenza del resto della popolazione mondiale, hanno da tempo già fatto i conti (e continuano a farli) con la propria fragilità. La conoscono, lavorano per conoscersi, e hanno imparato a familiarizzare con i mostri interni (angoscia e panico compresi).
Sia con la lebbra medioevale che con la peste manzoniana, i crocefissi riempivano le case. Un millennio prima, probabilmente si ritenevano più efficaci conchiglie magiche, ossa di animali o di potenti nemici uccisi in battaglia. Oggi invece si preferisce una nota marca produttrice di ipoclorito di sodio, ma la funzione dell’amuleto (dal latino amuletum, derivato da amoliri “allontanare”) è sempre quella di difesa protettiva. Il talismano, nell’immaginario antico (e anche moderno!) assume su di sé la forza cosmica che l’individuo desidera o sente di non avere. In tutti i casi, l’epidemia di panico ha avuto il pregio di aiutarci a svelare uno dei più velenosi mali del nostro tempo: la presunzione. Perché il mondo si scopre improvvisamente psicologicamente così insicuro? Perchè il panico è così contagioso? La mia sensazione è che molte persone – fino a ieri – sono state completamente immerse in una presuntuosa onnipotenza. Perchè fino a ieri, l’occidente – affetto dal dogmatismo scientista – si credeva potente oltremisura, quasi pronto a sbarcare su Marte per poi, da lì, dominare l’intero universo. Quando il terrorismo nel 2001 toccò i grattacieli del World Trade Center, uno dei motivi dello shock degli americani fu dovuto alla improvvisa consapevolezza che la guerra aveva toccato le vergini (dalle Guerre di Secessione in poi) terre d’America. Analogamente, l’occidente sviluppato e tecnologico avrebbe dovuto – almeno nella fantasia – essere immune e protetto perfino dai virus.
E’ stato uno shock. Improvvisamente e dolorosamente l’occidente si rivela debole, indifeso, tanto quanto il secondo e perfino il terzo mondo. L’immagine emblematica di intere città che nella notte si riempiono di grida e urla tra i grattacieli alla ricerca di contatto umano, sarà probabilmente un’icona rappresentativa di questa riscoperta insicurezza.
Il contagio di panico, anche quando immotivato ed esasperato, risveglia i mostri assopiti nelle zone d’ombra. Tra questi, certamente una profonda regressione dei processi cognitivi, che tornano a stadi di funzionamento arcaico (mors tua-vita mea, razzismo, intolleranza, ecc.). Mette in luce una inconsistente cultura esistenziale e un vuoto di valori che – in condizioni di ordinaria quotidianità – riesce ancora ad essere sopportato. Ma che in condizioni di eccezionalità, innesca una reazione a catena di angoscia e smarrimento. Come se la struttura della persona (che non conosce nulla del proprio inconscio) implodesse rapidamente, senza incontrare alcun ostacolo. Il coronavirus, in questa mia riflessione, è quindi soltanto un innesco, una spoletta detonante che mette in moto una esplosione più grande che purtroppo non viene né impedita, né contrastata da valori esistenziali profondi e radicati. Molte persone stavano già male, ma non lo sapevano.
La fragilità e il tema della colpa
L’individuo che non fa alcun lavoro di crescita interiore talvolta implode perché è del tutto impreparato ad affrontare le proprie zone d’ombra. Proiettando e spostando sempre le minacce interne sugli invasori esterni (di cui il virus è soltanto uno dei possibili rappresentanti), la persona finisce per ignorare anche i più elementari meccanismi emotivi che lo abitano. Presunzione, sensi di colpa collettivi e la colpa reale – come la definisce Antonio Mercurio – facilitano la penetrazione delle paure, spianano il terreno all’avanzare del panico, spalancano la porta all’angoscia, talvolta senza incontrare ostacoli.
Accogliere la propria fragilità rende più forti
Le epidemie passano, e anche queste epidemie inevitabilmente passeranno. Ma quali sono le necessarie riflessioni? Quali anticorpi avremo sviluppato domani? Quale sarà il vero vaccino?
Accogliere la propria fragilità non deve essere assolutamente frainteso come fatalismo o nichilismo. Non si tratta affatto di essere imprudenti, ingenui o addirittura spavaldi e smargiassi. Si tratta piuttosto di imparare a conoscere il proprio mondo intimo e segreto, familiarizzare con i propri meccanismi emotivi, acquisire dimestichezza perfino con i propri traumi inconsci e mostri interiori. Nelle scuole elementari – opportunamente – si studiano i passaggi pedonali, la capitale del Brasile, e che in Inghilterra i cani stanno sui tavoli: tutte cose preziosissime. Ma perché non inserire nei programmi anche la tabellina del 2 del proprio mondo emotivo? Non dico il Counseling Antropologico Esistenziale (che si studia all’Istituto Solaris): basterebbe soltanto l’ABC. Avremmo bambini (e poi adulti) che sanno attraversare la strada e che insieme sanno anche gestire – al meglio che possono – le loro paure, le crisi emotive, i lutti, le separazioni di coppia, senza dover per forza finire sui giornali.
Dalla fragilità alla resilienza e alla proattività
É interessante riflettere individualmente su come – ognuno di noi – può trasformare un evento negativo in uno positivo. Collocarsi in questo sistema di riflessione richiede che non sempre le trasformazioni riguardano il mondo esterno. Se vogliamo sviluppare nuovi anticorpi per le future apocalissi emotive, dobbiamo costruire – certamente ospedali, vaccini, e strutture sanitarie – ma anche strutture interiori, steccati e corridoi per i nostri flussi emotivi. Gli argini dei fiumi non si costruiscono per i periodi di siccità o di bonaccia: si costruiscono perché siano – lì pronti – quando si tratterà di affrontare le piogge torrenziali.
La velocità con cui si è diffuso il panico (e anche il coronavirus) nel mondo, senza fermarsi dietro ai muri, senza farsi impressionare dalle leggi anti-immigrazione, dalle culture diverse, dai confini delle Nazioni, dai soldati alle dogane, dimostra inequivocabilmente che siamo tutti connessi. Siamo tutti come singole cellule di un unico organismo che oggi è chiamato a trasformarsi, a riprogettarsi, crescere e rafforzarsi. Una civilità globalizzata è un organismo che è chiamato a ripensare profondamente il modo di percepire se stesso e di percepire l’umano e il divino che è dentro di noi. Saper ad esempio, coltivare e sviluppare pazientemente un sano Sè corale, significa ritrovarsi poi – nei momenti di difficoltà – una forza immensa, un vero e proprio argine per resistere all’inondazione.
Accogliere la fragilità, conoscersi interiormente non vaccina da nulla: ma rende sicuramente più forti, perfino immunologicamente! Insieme alla Vitamina C, sviluppiamo anche anticorpi spirituali che la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia riconosce come potenti difese, veri e propri strumenti di protezione dell’organismo.
Uno dei modi per essere – non solo resilienti nei momenti difficili – ma perfino proattivi è quello di imparare a distinguere – con un paziente lavoro interiore – la differenza tra un evento esterno e la sua rappresentazione interiore. Molta parte del dolore esistenziale non è sempre dovuta all’evento esterno, ma spesso è dovuta alla rappresentazione interiore, alla narrazione simbolica di quell’evento. Facciamo un esempio. Dice Alex Zanardi – ex pilota di Formula 1 – in un’intervista a Candida Morvillo del Corriere della Sera “Come ha spiegato a suo figlio che il papà non aveva più le gambe? – Aveva tre anni e ha percepito le protesi come qualcosa che mi rendeva speciale. Gli piaceva che, giocando a nascondino, potessi infilarmi in buchi in cui non stava nessun altro!”
In questo racconto, la perdita delle gambe – evento indubbiamente terribile – è rappresentato quasi come un paradossale vantaggio, perfino una sorta di irragionevole privilegio che consente nuove potenzialità, pur senza togliere nulla alla sua tragicità. In questo racconto, traspare una concreta accoglienza della propria fragilità, ma usata – non per lamentarsi – ma per creare Bellezza.
Nel mio articolo sul Dolore come Crescita post-traumatica, propongo di vedere la resilienza come la capacità di affrontare i traumi della vita, di superarli e di uscirne rinforzati e addirittura trasformati positivamente.
Borys Cyrulnik, Neuropsichiatra francese sfuggito alla deportazione nazista, nel suo libro “Il dolore meraviglioso” sostiene proprio che il trauma può presentare due aspetti: uno legato all’evento che produce la rottura dell’omeostasi delle dinamiche interne all’organismo, l’altro connesso alla rappresentazione soggettiva dell’evento e delle sofferenze che ne derivano, con ripercussioni sulle dinamiche personali e relazionali.
Zanardi dopo l’incidente che gli ha strappato le gambe, “… ha vinto in handbike sei medaglie paralimpiche e otto ori mondiali. Dopo otto arresti cardiaci, tre giorni di coma, sedici operazioni, un’estrema unzione … prova le protesi, fa la riabilitazione, sale in macchina e va a finire i 13 giri inconclusi del circuito di Lausitzring” (luogo dell’incidente in Formula 1). Oggi si sta preparando per l’Ironman di Tokio 2020.
Anche quando non possiamo modificare le circostanze esterne, anche nelle situazioni di maggiore angoscia e terrore, anche quando il destino sembra agire contro di noi e siamo paralizzati dalla paura, possiamo sempre ricordarci che non siamo completamente impotenti. A condizione di accettare che, se non possiamo cambiare le condizioni esterne, possiamo sempre cambiare noi stessi. Possiamo ancora scegliere il nostro atteggiamento verso ciò che stiamo affrontando. Come afferma Antonio Mercurio, anche nei momenti di maggiore difficoltà, l’individuo ha sempre la possibilità di decidere: ha sempre un quantum di Libertà.
Usiamola per cambiare.
“Il dolore maestro di connessione | Nicoletta Travaini
Grazie Nicoletta, forte decisa chiara. Consiglio l’ascolto di questa esperienza e anche il ri-ascolto più e più volte. Creiamo armonia in noi con tutte le nostre parti e le nostre esperienze ed il dolore ( come dice anche Antonio Mercurio) è una forza trasformativa e serve alla nostra crescita ed evoluzione. Ascoltiamoci, facciamo percorsi di crescita e facciamoci aiutare…va tutto bene, non neghiamolo o non cancelliamolo (ammesso che sia possibile) ma con amore incondizionato ascoltiamo il nostro essere nella sua totalità includendovi dignitosamente anche l’esperienza del dolore. Non siamo soli.
Il potere della Riparazione

Capita a tutti di fare piccoli e grandi errori.
A volte il nostro comportamento ferisce altre persone. Capita!
Oggi voglio parlare di cosa possiamo fare quando ci scappa di non essere bravi e agendo, invece del vittimismo, il potere ed all’arte di Riparare.
Vi Riporto un esempio di un caso accaduto a me recentemente in cui la “dimenticanza” ed il continuo “rimandare” sono state le forme che ha assunto il non prendermi cura di una relazione con una persona.
Ecco il mio esempio.
Un’amica mi affida un suo oggetto che io gli ho chiesto per farne delle prove d’uso per un progetto a cui stavo lavorando. Andando via la mia amica ha dimenticato di riprendere l’oggetto. Io non l’ho vista andare via e così non gli ho potuto riconsegnare il bene. Nulla di grave, come vedete, sono cose che accadono.
Mi propongo di chiamarla subito, per informarla e per rassicurarla.
MA…passano le ora e non chiamo, rimando.
Passano i giorni e non chiamo, rimando.
So che devo chiamare ma non lo faccio, rimando.
Delle vocine dentro se la raccontano a modo loro:
– Tanto non gli serve, dice una, altrimenti avrebbe già chiamato;
– E’ colpa sua che si è dimenticata, dice un’altra;
– Tanto la rivediamo tra qualche giorno e quindi che senso ha chiamare ora?;
– Si vabbè poi gli mando un messaggio;
In sintesi trascuro di prendermi cura della mia amica.
Come facciamo a capire che qualcosa non va bene?
Nel mio caso i continui rimandi e le dimenticanze mi davano un disagio, non parlo di malessere vero e proprio ma di un senso di fastidio e peso sull’anima.
Mi viene in soccorso la consapevolezza di come, a volte, le piccole distrazioni, dimenticanze e rimandi, sono segnali di come non mi prendo cura delle relazioni con altri, e con me stesso.
Il mio messaggio arriva chiaro “basta rimandare!” … riparare è la cosa da fare. Obbedisco e decido, fisso i punti di forza.
1) riparare;
2) Accendere un nuovo faro di consapevolezza sull’importanza di “prendersi cura” a partire dalle piccole cose;
3) vedere come l’ io fetale si annida spesso nelle piccole e innocue “cose”. Ricordate l’io fetale? Ne ho parlato qui.
Dal pensiero all’azione: Operazione riparazione.
Ho preso il telefono, ho chiamato la mia amica, le ho chiesto scusa (a dire il vero anche lei mi ha chiesto scusa per essersi dimenticata di riprenderlo), mi sono proposto – per riparare – di raggiungerla a casa sua e di potergli consegnare l’oggetto. Mi ha ringraziato per averla chiamata.
E’ un esempio semplice semplice come vedete ma utile perché cose simili accadono frequentemente.
L’arte di riparare è una competenza quotidiana e migliora la qualità della nostra vita, garantito.
Per rinforzare questa qualità umana (che tutti abbiamo) o se vi è difficile fare un azione di riparazione verso qualcuno beh fatevi aiutare, può essere utile fare dei percorsi di crescita, ma anche gli incontri di counseling sono sicuramente utili.
La riparazione per sua natura non è perfetta e non può cancellare la ferita originaria, essa non è magia e non riavvolge il nastro del tempo e non cancella ciò che è accaduto.
La riparazione tuttavia è liberatoria, sempre. Nei casi di ferite gravi non cancella il dolore ma ci permette di poterlo contattare in modo trasformativo e con la dignità della nostra dimensione umana, dove non è possibile ricostruire ciò che è definitivamente rotto. La riparazione abbraccia la nostra umanità e la conduce per mano a fare qualcosa di buono per chi abbiamo ferito, ci libera dal senso di colpa e ci libera dal senso di impotenza.
La riparazione porta un messaggio speciale: “Mi dispiace e voglio fare qualcosa per te per riparare al meglio di quello che “ora” mi è possibile. Tengo a te, tu sei prezioso ed anch’io lo sono”.
Con la riparazione liberiamo la nostra capacità creativa e costruttiva dagli orpelli velenosi della pretesa e del lamento che ci legano le ali.
Un saluto affettuoso a tutti voi.
Pensiero di Gratitudine

Oggi pomeriggio ho commesso un errore in fase di rinnovo dell’abbonamento del dominio del mio blog, il mio errore di fatti aveva disattivato l’abbonamento facendomi perdere il dominio dazeroainfinito.com
Dopo l’iniziale sconforto ho chiesto aiuto nella chat di assistenza e qui una persona, un assistente di wordpress, mi ha seguito e con grande disponibilità e gentilezza mi ha guidato nei passaggi necessari per il recupero del mio dominio.
Non so il suo nome e non so da quale parte del mondo si è messo in contatto con me, ma chiunque tu sia voglio dirti che mi sei stato di grande aiuto.
Grazie.
Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.
L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita sperimenta tante cose belle e sperimenta purtroppo anche il dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota, molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale (A.P.E.) in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina.
A questo punto abbiamo quindi , da una parte, la rappresentazione del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli ovvero un tempo di totale beatitudine; dall’altra parte abbiamo la proposta di considerare questa fase della vita assumendo che in essa abbiamo sperimentato – oltre alla “beatitudine” – anche le difficoltà e non tutto è stato piacevole. il professor Antonio Mercurio fonda questo assunto sull’esperienza del lavoro fatto con le persone.
Seguitemi ora. Nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà e questo è pacifico.
Quando accade abbiamo la possibilità di fare un un ponte temporale tra il nostro tempo presente ed il nostro vissuto intrauterino, e vedere se c’è tra le due esperienze una relazione.
Facciamo una ricerca anche con l’aiuto dei nostri genitori. Esploriamo com’era il tempo del nostro concepimento e della nostra gravidanza: eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, era il momento opportuno, com’era l’umore della madre, c’era gioia in lei e nell’ambiente in cui viveva, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci raccontano la nostra vita intrauterina.
Tutto queste informazioni hanno sul piano emotivo tante corrispondenti emozioni, ed è con queste che noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.
Nella fase dal concepimento al parto la relazione con la vita passa dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Ora anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati all’ambiente emotivo dell’utero a seconda che si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia, paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire stimoli e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando tutto va bene, e provando rabbia e paura quando invece ci sentiamo minacciati o preoccupati.
Dall’armonia alla disarmonia
Nella vita intrauterina ci sviluppiamo quindi sia a livello biologico che sul piano emozionale. In questa fase – ci dice l’A.P.E si strutturano tutte le nostre parti, il nostro corpo e la nostra psiche. Nel nostro sviluppo ed in reazione appunto agli stimoli che riceviamo una parte che si struttura nella nostra dimensione psichica è appunto l’ IO FETALE. Per capire il suo ruolo e la sua posizione mi dilungo un po nel racconto.
Seguitemi quindi per favore: ” L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. C’è sicuramente stato un tempo in cui il rapporto con la nature era armonioso. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la consapevolezza di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.”
MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia sopravvive nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.
Per tutta risposta a questi traumi, piccoli o grandi che siano, l’Io Fetale reagisce. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita patita per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia. L’Io fetale è molto suscettibile. Nella dimensione intrauterina si percepisce come assoluto e ogni trauma è una “lesa maestà”.
L’Io Fetale è determinato nel suo volere, se ritiene di aver subito una ingiustizia vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.
L’Io Fetale è una parte di tutti noi, è bene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se ci è difficile accettare questa proposta o magari non abbiamo notizie sulla nostra vita intrauterine consiglio di provare a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.
Dobbiamo conoscerlo e riconoscerlo, per evitare di averlo ai posti di comando della nostra vita. Le sue ragioni sono molto seduttive, e l’ebbrezza del ristabilire la giustizia seduce molti…ma questo non fa crescere la nostra vita bensì ci mantiene bloccati.
Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. Molti si pavoneggiano della loro libertà ma in realtà sono sotto scacco delle pretese del proprio IO Fetale.
Ok,magari prima non lo sapevamo. Per accrescere ed approfondire il tema io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale, L’Istituto Solaris di Roma -di cui faccio parte – è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io Fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.
L’Io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi? Non è facile liberarsene in modo definitivo.
Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri.
Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.
Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale e prendere NOI il comando della nostra vita. Il mondo descritto dall’Io Fetale è un solo un punto di vista e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.
Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente.
Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.
Al posto di comando della della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.
Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti, superare il lamento ed il progetto vendicativo.
Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.
Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale. Proprio perché dotato di libertà ed affinché non cada preda delle seduzioni fetali dobbiamo accrescere e rinforzare la nostra conoscenza di noi e la consapevolezza. Come Ulisse passa davanti all’isola delle sirene legato all’albero maestro allo stesso modo noi ci dobbiamo tenere ben stretti a nostro progetto d’amore e rinforzare l’alleanza tra questo ed il nostro Io Adulto.
Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici?
Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive. L’Io Adulto consapevole sa che anche l’IO Fetale ha delle qualità ( sensibilità al dolore, capacità di reagire alle minacce) e le utilizza per creare e non per distruggere.
Accresciamo il nostro essere Adulti e non solo in senso biologico ( quello avviene naturalmente) ma in senso spirituale decisione dopo dopo decisione.
Diveniamo Adulti ed agiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.
Noi siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio, e tu?
Noi siamo creature bellissime e speciali.
“Ognuno di noi é speciale nel far bene qualcuna o più cose. Che sia scrivere o cantare, che sia ascoltare o raccontare, camminare, sorridere, cucinare, amare, andare in bici, strizzare l’occhio, abbracciare, parlare, soffiare, sognare, danzare, passeggiare, disegnare, dire, incontrare, dare, credere, sperare ma anche semplicemente pensare di sé di essere speciale sentendosi dentro un qualcosa che non si sa ancora ben descrivere… ma c’è.
Cosmo Art. Divenire Artisti, Signori della nostra vita e servitori della vita
Astrofisici ed esperti di tante fantastiche discipline e scienze ci dicono che all’origine dell’universo, il momento iniziale “creativo”, c’è stato il big bang.
Dal big bang in poi è iniziato il tempo, da allora l’universo, come un organismo, non ha più smesso di crescere ed espandersi. Di tutto ciò che è accaduto dal gran botto in poi si hanno tante teorie e ipotesi valide. Tanti studiosi spremono ancora le meningi e soprattutto la passione per sapere cosa c’era però nel secondo prima del big bang, e nel tempo prima di quel gran botto. Forse c’era una stella che ha finito il suo ciclo di vita con il big bang, appunto. Una esplosione che ha seminato e donato allo spazio immenso tutta la materia essenziale per nuova la vita, inclusi noi. Non è sbagliato quindi dire che siamo fatti della stessa materia delle stelle.
Di universi, ci dicono gli astrofisici, ce ne sono tanti. Dei tanti e della loro origine ho piacere di riportare un immagine liberamente tratta dalle premesse al libro ” Teoremi e Assiomi della Cosmo-Art” di Antonio Mercurio. Buona lettura:

“Dell’origine degli infiniti universi se ne può parlare solo con un’immagine poetica. All’origine delle origini c’era una bambina, la VITA, (…) alla quale piaceva giocare con le bolle di sapone, così come piace sin dai tempi antichi a tutte le bambine. La VITA, soffiava sul cerchio con l’acqua e sapone e vedeva con meraviglia le infinite bolle, che nascevano le une dalle altre in un’unica sequenza o in sequenze successive, sempre danzando nella luce, per il godimento dei suoi occhi e del suo cuore. Ogni bolla era un universo. Ora accadde che la VITA, la quale è potente ma non è onnipotente, che è intelligente ma non è onnisciente, (…) di una cosa si doleva immensamente: sapeva che era eterna ma sapeva pure che non era immortale. Per vivere, doveva sempre incarnarsi in forme diverse e ogni forma nuova poteva apparire solo alla morte della forma precedente. Le sue bolle potevano durare un’eternità ma era un’eternità che si consumava in un istante. Tutte nascevano e morivano. Non ce n’era nessuna che nascesse e non morisse più. Che immenso dolore! Finché un giorno arrivò l’idea vincente. Dentro una speciale bolla di sapone, la VITA mise gli umani, e poi insegnò loro come fondere insieme dolore, saggezza e arte, e da essi nacque un’opera d’arte, un’opera d’arte dotata di vita immortale, che si staccò dalla bolla e si mise a volare danzando da una bolla all’altra, da un universo all’altro, all’infinito. Era come se su ogni bolla potesse posarsi, con la sua Rosa in mano, ormai senza più spine, un “Piccolo Principe”, che ora veniva danzando felice e contento e che non doveva più farsi mordere da un serpente per poter volare da un universo all’altro. Bastava immaginare di volare e subito il volo si realizzava. Immortale il Piccolo Principe, immortale la VITA in lui e con lui e immortale la bolla che gli aveva dato la vita, anche se ormai, come bolla, aveva cessato di esistere. Ora la VITA era contenta e non provava più dolore; ora essa era eterna ed era insieme immortale. Poteva ancora cambiare forma così come cambia forma un’opera d’arte vista da un angolo e vista da un altro; letta da uno e letta da un altro. Ma cambiare forma non significava più morire; significava arricchirsi continuamente di nuova vita e di nuovi significati. Tutto ciò accadde nel passato ma si dispiegò nel futuro che doveva ancora venire. Ciò che appartiene al passato si può raccontare e ciò che appartiene al futuro si può solo sperare.”
E noi?
Anche ciascuno di noi ha avuto il proprio personale big bang al momento del concepimento e da lì è iniziato il nostro tempo e la nostra espansione. In quanto generati dalle stelle, come visto sopra, noi abbiamo in noti tutti elementi luminosi delle stelle e come le stelle quando si formano anche ci generano processi creativi e costruttivi.
Così come materia cosmica si condensa intorno ad un nucleo di una nuova stella anche per noi accade che materia umana ed emozionale si condensa quando volontariamente o spinti dalla vita andiamo verso un passaggio di crescita.
Il nostro nucleo ruota come una stella e come una stella si surriscalda prima di decidere che cosa fare. In pratica abbiamo in noi uno speciale laboratorio stellare in chiave umana, una speciale fucina in grado di fondere elementi e trasformare ostacoli più o meno ostici.
A noi la vita ci ha creati “Uomini” e ci ha dato la capacità di saper riconoscere e trasformare il dolore quando si presenta – qualunque esso sia. Ci ha dato anche la saggezza e l’arte e quindi la consapevolezza e l’agire artistico per trovare le soluzioni e le armonizzazioni che ci permettono di cambiare davvero e creare presupposti per soluzioni nuove. Queste possibilità non sono già pronte all’uso, sono presenti in noi in “potenzialità”, spetta a noi quindi saperle sviluppare e utilizzare per il progetto che vogliamo realizzare e che la vita ci ha affidato.
Come una nuova stella ha un suo nucleo di progetto anche noi ne abbiamo uno storico e che nasce e vive in noi e con noi, anche se ci sembra di vivere una vita in cui siamo portati dalla corrente degli eventi.
Il nostro progetto si alimenta ad Atti di amore, capacità di sognare, speranza e fiducia, decisioni costruttive, decisioni di riparazione, decisioni di perdono, decisioni di ricerca dell’armonia e ferma decisione a trasformare i conflitti, le paure e i vari sentimenti inadeguatezza che premono dentro di noi quando dobbiamo decidere.
Ogni decisione è una possibilità di “rinascita”, quindi rimaniamo ancorati al nostro progetto e se non ci è chiaro andiamolo a cercare, mettiamoci in ascolto della voce del nostro Sè, facciamoci aiutare insomma facciamo ogni cosa utile e costruttiva per nascere ogni momento nell’amore per noi.
Il big bang del concepimento ha il suo sound ed i suoi tempi sono veloci o meglio frenetici, le fasi della gravidanze fondono nella nostra materia stellare anche tanta materia umana, emozioni di gioia e emozioni di paura in pari misura.
Siamo una complessità bellissima di cosmo e terra. La consapevolezza di noi è un grande valore e il nostro Sè è la stella fissa cui riferirsi in ogni momento in cui abbiamo un passaggio da fare.
Con la consapevolezza di noi e della nostra vita alimenta la saggezza che diviene sempre più una qualità umana forte e da usare per vedere e sentire in modo consapevole ed autentico tutto l’universo della materia emozione in noi e decidere di fare sintesi di tra le tante emozioni tra loro opposte.
Ogni giorno nel nostro laboratorio stellare tanta materia si condensa e noi come gli artisti modelliamo l’esistenza in noi ed intorno a noi armonizzandoci con gli altri e con la vita.
Le nostre creazioni, la bellezza che sapremo creare tutti insieme generano un campo energetico speciale, una proprietà che la vita ha donato alla nostra speciale bolla e che ci permette, nella favola come nella vita, di danzare da un universo all’altro all’infinito, da una crescita all’altra all’infinito, da una situazione ad un altra all’infinito ed evolvendoci sempre…
Il senso perduto del tempo – Keep calm
Con piacere riporto l’articolo del Dr. Giampiero Ciappina ( Direttore dell’Istituto Solaris) pubblicato sulla rivista on line solaris.it
L’attimo presente: una specie in via di estinzione
Siamo da poco approdati al 2020: giusto un rapido istante per riflettere sull’anno che si è concluso, e lo sguardo è già rivolto in avanti, alle mille cose da fare. Perché alla fine, ciò che facciamo è cercare di stare al passo, inseguire il tempo. Lungi dall’aver veramente più tempo, la modernità se da una parte ha offerto più tempo cronologico, contemporaneamente ne ha però ristretto la sua disponibilità, rendendolo fondamentalmente un tempo sfuggente. La promessa scientista presagiva che con la tecnologia avremmo lavorato tutti meno e avremmo avuto più tempo libero. I dati dimostrano che nella maggioranza dei casi, si lavora molte più ore e molto più velocemente, nell’ansia di rendersi sempre più multitasking, come le macchine. “Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi” – ci conferma Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex Direttore dell’Istituto di Neuroscienza del CNR – “a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione” (Elogio della lentezza, 2014).
Dopo più di un secolo, come nel Manifesto futurista di Marinetti del 1909, la velocità è ancora un mito. Mentre la lentezza è un difetto, una perdita di tempo, un errore e perfino una colpa. Il risultato è che siamo costantemente proiettati in avanti, nell’istante immediatamente successivo, in un altrove che ancora non c’è. L’era digitale ha velocemente sgretolato l’istante, rimodellando la nostra percezione del tempo e accelerandolo vorticosamente.
Il senso perduto del tempo e la superficialità
I guru del Marketing sentenziano che – per essere seguiti dal pubblico assuefatto – i video non possono durare più di 60 secondi, gli spot pubblicitari scendere sotto i 30 secondi e le radio trasmettere solo brandelli delle nuove canzoni da promuovere. Oracolari algoritmi di Google profetizzano che soltanto il 5% dei lettori che avevano cominciato a leggere questo articolo, sono arrivati fin qui. Il restante 95% aveva di meglio da fare. Oppure semplicemente, si è spazientito perché … se non arrivo al punto entro 5 secondi allora trattasi di … lettura impegnativa per intellettuali e quindi … lo leggo dopo, quando ho tempo. In verità questo tempo futuro non esiste. È un tempo soltanto ipotetico e astratto, gettato alla rinfusa in quel futuribile e magmatico caos di … mille libri che avrei voluto leggere, delle tante ricette di dolci che avrei voluto cucinare, dei tanti viaggi e delle tante cose che avrei voluto fare e che non ho mai tempo di fare. La modernità pretende risposte semplici e rapide, anche per realtà complesse. Non importa se poi le risposte semplici e rapide rischiano di essere superficiali – o peggio – perfino deleterie.
Se la retorica dei Social ci mitraglia con le esortazioni al Carpe Diem (variamente declinate) è perché in verità, il qui ed ora rischia di sciogliersi velocemente quanto i ghiacciai della Groenlandia. L’attimo presente è in via di estinzione. Sempre più premuto, compresso e appiattito tra passato e futuro, il presente è ridotto ad un brevissimo istante che resiste sempre meno: e sempre meno è abitato e vissuto. Inesorabilmente siamo ossessionati e rapiti dall’attimo successivo: quello che anestetizza il presente e si allontana, talvolta nella speranza o – molto più spesso – nell’illusione.
Il senso perduto del tempo e le sue conseguenze
Questa alterazione del nostro orologio interno, ha tre principali conseguenze.
La prima è che siamo costantemente impazienti, inquieti, stranieri al nostro tempo interno, sempre fuori posto e in ansiosa attesa di trovarci in un luogo diverso e in un tempo diverso. Come se quello presente in fin dei conti fosse un tempo inaccessibile, carico di angoscia e – fondamentalmente – insopportabile. Meglio allora vivere alienati e in costante accelerazione: nel prossimo post, nell’email che deve arrivare o nel prossimo messaggio What’sUp. Una sorta di bulimia del futuro prossimo.
La seconda è la perdita della libertà. Perdendo la coscienza del presente, siamo costretti a vivere nei rimpianti del passato o nella paura del futuro. Non siamo più liberi di vivere la nostra vita – quella di adesso – l’unica veramente esistente. Al di fuori del presente, barattiamo la libertà in cambio della schiavitù delle ossessioni: di ciò che è già accaduto o di ciò che deve ancora accadere.
La terza inevitabile conseguenza è la disperazione. La guarigione, la gioia, la trasformazione e la felicità dimorano certamente soltanto nell’attimo presente. Se perdiamo il contatto con il nostro Sè, e siamo assenti a noi stessi, immancabilmente siamo anche disperati.
Altre cosmologie
La concezione del Tempo, tipica dell’antica Grecia, ma anche della cosmologia buddista e induista è quella di un Tempo ciclico. Simile all’alternarsi delle stagioni, la grande Ruota del Tempo ritmicamente scandisce i cicli del lavoro nei campi e i cicli della vita: nascita, crescita e morte, in un infinito ripetersi. In occidente invece prevale una concezione lineare del Tempo, tipica della tradizione giudaico-cristiana. Al passato, segue sempre il presente e poi il futuro, come una freccia in un avanzare continuo. Dio crea il mondo, e il mondo – come causa ed effetto – procede dritto verso il Giudizio Universale e l’Apocalisse. Dice Andrea Colombo citando il grande filosofo (recentemente scomparso) Emanuele Severino (1929-2020): “L’Occidente è nichilista, perchè lega irrimediabilmente l’Essere al Nulla. E il cattolicesimo condivide questo tragico destino, così come tutte le forme di nichilismo che dominano la terra del tramonto, dal comunismo al capitalismo, fino al trionfo incontrastato della tecnica“. L’idea di un Tempo lineare conduce inevitabilmente al nichilismo – secondo Severino – perchè è fondata sull’illusione che tutto ciò che esiste, prima non ci fosse e poi non ci sarà. Ciò riduce la vita semplicemente ad una corsa verso la morte.
In entrambi i casi, sia nella concezione del Tempo ciclico che in quello lineare, i tempi sono sempre separati.
Diversa – ed interessante – è invece la concezione degli antichi Incas, dove il Tempo è un tutto unico: passato, presente e futuro sono contemporaneamente presenti, come linee del tempo che corrono parallele. Similmente a quanto raccontato nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), dove Cooper e la figlia Murph pur abitando tempi diversi, tentano di comunicare tramite i libri e la sabbia. Gli antichi Incas vivevano insieme agli avi e insieme agli spiriti delle generazioni future: ogni decisione importante della Comunità coinvolgeva inevitabilmente tutti. Gli sciamani potevano spostarsi fra le diverse linee del tempo, e tutti venivano consultati per decidere del bene della società. Gli avi contribuivano con la saggezza, e i discendenti futuri con la speranza: ai presenti era quindi richiesto il massimo rispetto e una alta considerazione per le opinioni di tutti. Non era possibile sfuggire, accelerare o rifugiarsi altrove, perché tutto il tempo importante era lì, simultaneamente presente.
Il tempo della coscienza: un presente di senso
Oggi, abitare il nostro tempo è diventata una sfida semantica. Non si tratta di fermare il progresso, ma di resettare il nostro fuso orario interiore per sintonizzarlo nuovamente su un presente di senso, degno di essere vissuto. Oltre al tempo che fugge nei cronometri, esiste un tempo della coscienza che esige invece di essere conquistato con una presenza consapevole. Il tempo presente può riscoprire il suo significato soltanto entro un orizzonte spirituale. Ecco allora che l’attimo non fugge più quando ci ascoltiamo profondamente. Il qui ed ora si dilata – ad esempio – nella meditazione, nella preghiera, nell’amore verso un Tu, nella coralità, nella realizzazione di un progetto esistenziale. Tutti istanti che invece di fuggire, si eternalizzano nel nostro tempo interiore, perché ricchi di significato. Istanti senza tempo, perché permettono di conoscerci e di comprenderci, armonizzando e orientando il caos interno attraverso continue sintesi degli opposti. È questo il compito di chi vuole recuperare il senso perduto del Tempo. È questo il compito dell’Artista dell’esistenza, che vuole realizzare la propria Vita come un’Opera d’Arte.
Fermarsi per ritrovare il presente, abitarlo in modo consapevole, ci fa contattare un profondo senso di unità e di pienezza. Ecco il carpe diem! Non siamo separati: siamo uniti in una coralità a-temporale all’amore dei nostri avi e agli spiriti dei nostri discendenti. Assumere la realtà significare riscoprire il senso dell’esistenza. Possiamo allora guardare al presente con la necessaria saggezza e la necessaria speranza, recuperando il valore della memoria e la vera natura del coraggio. Un po’ come facevano gli antichi Incas.
Come essere felici ogni singolo giorno | GIANLUCA GOTTO | TEDxRovigo” su YouTube
Grazie Ilaria
Stefano non era caduto. Grazie a Ilaria, la giustizia ti è grata.

Messaggio dal Nespolo: “Andrà tutto bene”.
Che poi ciò che deve germogliare germoglia, ed i frutti arrivano. A volte i semi piantati da tempo attendono più del dovuto per germogliare, a volte può capitare di perdere la speranza e archiviare la cosa. Poi quando meno te lo aspetti la vita sa meravigliarci con il suo progetto ed i suoi tempi. Messaggio al mondo dal piccolo nespolo spuntato nel vaso di casa:” Seminate, prendetevi cura dei vostri progetti e quando non sapete che fare e viene meno la speranza è bene pregare più che disperare…andrà tutto bene! Parola di Nespolo.

40° Seminario di Cinematerapia
Si è tenuto questo fine settimana il 40° Seminario di Cimematerapia. Un bel traguardo per gli eventi di benessere dell’istituto solaris. È stato un seminario molto ricco e si è creata una bella energia e tanti approfondimenti e riflessioni da oggi arricchiscono la vita dei partecipanti.
Impariamo a prendere una posizione
Accaddono tante cose ogni giorno. Alcune sono belle, alcune no. Rispetto ad essi poi dobbiamo prendere una posizione… Come loro.
Io affermo che valgo tanto…e anche tu.
E affermo che posso fare più di quello che faccio e che posso avere più di quello che ho.
Tu?
Testimonianze A A 2018 2019 Leonardo” su YouTube
😋😋😋😋😎
Il lamento è il peggior modo di impegnare le nostre energie.
Il lamento è uno dei modi con cui non cambia assolutamente nulla. Dobbiamo interrompere il lamento mentale, e quello verbale. Non che non ci siano motivi per farlo, sia chiaro, e tutti (dico tutti ma proprio tutti) abbiamo validi motivi per farlo MA DOBBIAMO SMETTERE DI FARLO.
Succede che ogni volta che ci lamentiamo noi diciamo indirettamente a noi stessi CHE NON ANDIAMO BENE.
Stop quindi, e amplifichiamo le capacità di sentire e vedere la miriadi di modi in cui “ci scappa” e diventiamo sempre più bravi ogni giorno, esercizio dopo esercizio, a interrompere SUBITO il rosario.
Prima si mette in pratica questa ghigliottina e meglio è.
Una volta chiuso il rubinetto lavoriamo ad accettarci, accettiamo tutto quello che abbiamo e che “ora” siamo. Siete tutti intelligentissimi e capaci, avete ben inteso che non sto parlando di rassegnazione o di accontentarsi. Accettarsi è il campo base da cui partire, un punto sicuro e pieno di amore. Da qui possiamo tenderci verso l’alto dei nostri sogni e desideri facendo del nostro meglio e accettando i nostri limiti.
Ecco quindi che lo stop al lamento è il primo fondamentale passo per il cambiamento.
Provateci e vi sentirete subito meglio, garantito! E se a volte ci “scappa” di nuovo mi raccomando non siamo troppo cattivi, ma accogliamo di non essere perfetti interrompiamo il lamento, respiriamo e ripartiamo.
Buona giornata a tuttiiiiiii 😀😀👍👍💖💖
Maledette le bombe
Maledette siano le guerre, le bombe e le lame affilate e le parole di rifiuto e di odio verso fratelli. Maledette siano le strategie ed i piani di azione e gli ordini ad attaccare, ad allontanare, a rinchiudere a sparare. Prego la vita ed il suo supremo progetto che possa non avvalersi più di lacrime e dolore e che trovi nella speranza e nell’amore – che pure é abbondante nell’animo umano- l’energia per tutto ciò che vuole.
Storia dell’aragosta
Tecniche pratiche di riduzione dell’ansia
A lavoro: Fai bene il tuo lavoro. Non distrarti con il cellulare. Quando c’è qualcosa da fare falla e non rimandare. Rimani centrato e comportati in modo professionale, sii il professionista migliore che vuoi essere. Qualunque cosa accada avrai fatto bene il tuo lavoro e sarà un sicuro successo per la tua autostima e una sconfitta per l’ansia e per le cattive abitudini che non ci fanno crescere.
A scuola: Studia. I buoni risultati si ottengono studiando. Non distrarti a fare altro e otterrai ottimi risultati, garantito!
Preghiera al SE’_ di Antonio Mercurio

Leggevo qualche sera fa nel libro “La nascita della cosmo art” di Antonio Mercurio” che Ulisse nel suo viaggio di ritorno è sostenuto sempre dall’intervento di Atena, e la dea opera anche quando l’eroe dai mille patimenti non ne è a conoscenza. Questi, anzi, in più occasioni si “incavola” e pensa e dice (secondo me): “Ma dove cavolo ti sei nascosta mia dea protettrice?! Perché non intervieni, perché non ti mostri e perché non ascolti le mie preghiere?!”. E così il nostro eroe un poco si incavola e a volte è scoraggiato, ma non smette mai di pregare.
Atena, ci dice Antonio Mercurio, nel suo immenso lavoro di lettura dell’odissea in chiave CosmoArtistica , simboleggia il Sé di Ulisse e simbolicamente ci consente di vedere anche il Sé presente in ognuno di noi. Il Sé è la nostra parte saggia, fonte di amore immodificabile per noi e che sempre opera per la nostra crescita e per la realizzazione del nostro progetto esistenziale. Il Sé ha ben chiaro quale è il nostro progetto, non perde di vista la meta come può accadere invece a noi quando siamo smarriti nelle nebbie della rabbia, dello sconforto o seguiamo miraggi e seducenti sirene che falsamente si presentano come “la vera meta”. Quando ci smarriamo e ci sentiamo dentro un malessere, questi proprio sono i modi attraverso i quali il nostro Sé ci fa capire che dobbiamo cambiare rotta.
Io, quindi, e tutti noi e ciascuno con il nostro Sé è bene che iniziamo a dialogarci e a conoscerci. Intanto mettiamo un punto fermo sulla qualità di questa parte di noi, E’ UNA PARTE POSITIVA, FONTE DI AMORE E DI CORAGGIO, SEDE DEL NOSTRO PROGETTO ESISTENZIALE UNICO AUTENTICO E IMMODIFICABILE. In sintesi il nostro alleato buono, onnipresente.
Anche mentre ne ignoriamo la presenza, esso opera per noi. Anche quando dopo averlo conosciuto poi ci smarriamo, esso opera per noi.
Dalla “Preghiera degli Ulissidi” vi propongo il passaggio della Preghiera al Sé”.
O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.
Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?
Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.
Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.
Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?
E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?
Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.
Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.
Un caro saluto a tutti.
Storia del pellegrino e i Tre Spaccapietre
Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi.
Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.
Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.
Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.
S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
“Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.
Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.
E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.
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L’Io- Rompiballe.

Se c’è luce vuole l’ombra, se è bianco vuole nero, se c’è pasta vuole brodo, se c’è pizza vuole gelato, se c’è scarpa vuole ciabatta, se c’è cartone animato vuole film e se c’è film vuole un altro film, se c’è bici vuole palla, se c’è caldo vuole freddo, se c’è gente non vuole nessuno, se c’è scuola vuole casa, se c’è mamma vuole papà, se c’è cioccolato vuole nocciola, se c’è canzoni vuole libri, se c’è disegno vuole cantare, se c’è coccole vuole essere lasciato in pace, se c’è gioia vuole tristezza.
Vi è familiare?
Non non parlo dei bambini in senso biologico…parlo del bambino che ancora vive in noi. Non vi trovate a volte a sentire a volte come il nostro caro io bambino sta ancora nel pieno di tanti capricci e non gli va mai bene niente?
Mah…a me mi pare tanto tutto molto familiare.
Oggi ad esempi ho sentito forte il mio Io – Rompiballe😀a cui non stava bene proprio niente.