L’ingrediente del Successo

Il senso di “successo” è leggibile come il risultato – positivo o negativo – che deriva dalla sommatoria algebrica delle nostre esperienze. Un risultato con il segno positivo genererà il senso di successo e la soddisfazione.

Non dico nulla di originale nell’affermare che un ingrediente prezioso per il successo esistenziale è la “fame di superamento” . Il senso di fame ha radici nella nostra esperienza con “le cose della vita”, così come le abbiamo interiorizzate dal nostro ambiente familiare e sociale. Le cose della vita hanno natura sia materiale che non. il primo gruppo è quello del bisogno di cibo, acqua e protezione e sono la prima cosa a cui siamo chiamati a trovare una soluzione ( sensato e ben espresso da .Maslow, nella sua famosa piramide dei bisogni).  Il secondo gruppo delle cose della vita sono il bisogno di realizzazione di sé, ovvero di quell’alimento per l’anima più che per lo stomaco.  

Dicevo della fame!

L’emergenza di soddisfazione di questo bisogno spinge alla evoluzione, ovvero ci costringe a “fare” qualcosa per non soccombere.

Non possiamo vivere senza cibo, acqua e protezione – in senso fisico – così come non possiamo sopravvivere alla negazione della affermazione di noi. Non avanzare dallo stato di bisogno è mortale per il nostro corpo come per la nostra anima.

La fame di cose dell’anima morde a prescindere dallo stato sociale e dalla quantità di cose materiali che si dispone.

Non è un assoluto, beninteso, ma credo che l’abbondanza di cose materiali se non gestite in modo saggio possono facilmente accrescere gli ostacoli alla realizzazione di Se. Pigrizia, superbia e capricci sono paludi in cui è facile impantanarsi; queste forze ipotecano i talenti, li sequestrano e sacrificano sull’altare della ricerca del piacere psichico più che esistenziale.

Quando la fame, sana, morde una cosa è certa…ci si deve dare da fare. Riconoscere questo tipo di “morsi” è lo stesso che saper riconoscere la stella polare per sapersi orientare verso la meta che si vuole raggiungere.

Ed il successo, come è noto, è l’arte di fare, disfare, rimediare, rilanciare, riparare, riprogrammare, ripartire e …poi ancora fare, disfare, riparare…ecce cc.

Il misuratore del successo non è la “fama e l’ammirazione dagli altri” (che non sono comunque un reato, beninteso)  quanto piuttosto lo stato di gioia che abita nella nostra casa, del corpo e dell’anima.

Buona giornata e buon appetito a tutti.

Nuovi Eroi per la Bellezza

Ritorniamo ad essere umani con noi stessi e tutto il resto scompare

Ogni persona ha il proprio mostro interiore.

Ha avuto origine quando la tua ferita si è generata. A ciascuno la propria. In quel momento ha preso delle sembianze Specifiche in base a come hai risposto a quella prima esperienza con il dolore.

Non c’è un prontuario a quel tempo, eravamo tutti molto giovani e tutto era molto nuovo.

In quel preciso momento, il mostro, ha indossato un abito cucito su misura per te. Un abito che dice: “ non valgo nulla”, oppure “non ce la farò mai” … e l’immancabile “ e’ tutta colpa mia”…ed infine ma solo per necessità di sintesi “non sono adeguado”.

Quel mostro ogni volta che ci apprestiamo a fare qualcosa che ci “impegna” mente, anima e corpo tende a ripresentarsi ed a descrivere un futuro conforme alla sua visione.

Con personaggio (interiore e simbolico dei nostri stati emozionali) che chiamo mostro facciamoci pace; c’è e continua a fare capolino. Non ho la soluzione per farlo scomparire.

So invece cosa fare con lui.

VI sembrerà strano ma non c’è nulla da sconfiggere, se volete su questo potere costruirci un intera esistenza. La letteratura e la filmografia sono piene di eroi che si sono immolati contro i mostri e/o contro le sorti avverse. Il mito dell’eroe ed il suo cammino di crescita e liberazione è una cosa belle e buona, beninteso.

Qui io dico che la vera trasformazione di questo conflitto non è ponendo il focus su di lui.

La vera e definitiva soluzione si realizza nel rapporto con noi stessi e la scelta DECISA di tracciare, e fortificare, nuovi solchi e nuovi sentieri esistenziali lasciando che agli argini, in panchina, i mostri facciano il loro baccano ma tenendo lo sguardo fisso verso la meta, ovvero l’obiettivo di vivere ora la nuova era della nostra vita.

Vi propongo di divenire eroi in altro modo, eroi nell’arte di creare bellezza nella nostra vita. Facciamoci ogni momento il dono inestimabile di vivere le situazioni della vita per quelle che sono; liberi di avere paura quando qualcosa ci spaventa ; liberi di sentirsi preoccupati quando qualcosa ci disturba; avendo rispetto per tutta la nostra persona e potendo vivere con le nostre fragilità senza dare ad esse l’etichetta di indegnità.

Al mostro poi non presterete più attenzione, e per ricordarvi di lui dovrete girare lo sguardo e andarlo a cercare nel suo posto lì…ai margini della vostra vita.

Ritorniamo ad essere umani, morbidi ed accoglienti, con noi stessi e tutto il resto scompare.

Risultato garantito.

Il Counseling della libertà

La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane.

Ogni persona è per definizione libera. Anche nelle situazioni più estreme la libertà permane. La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane. La forza si percepisce ad esempio dalla lettura della poesia Invictus utilizzata anche da Nelson Mandela e pubblicata sul sito giorni fa .

Sulla scelta tra benessere e malessere similarmente abbiamo libertà.

Possiamo purificare dove abbiamo depositato scorie di rancore che sta inquinando la nostra vita.

Non abbiamo bisogno di alcuna autorizzazione “da fuori” per questa opera di pulizia.

Possiamo farlo in forza proprio della capacità di libertà e per noi solo.

E’ un fatto spontaneo? E’ certamente, come detto, un attitudine umana ma attivarla richiede una decisa azione di volontà. Con i miei clienti ci lavoriamo insieme, un passo alla volta con la stessa cura e determinazione degli esploratori.

Mi occupo di crescita personale ed ho dedicato questo blog al tema proprio della libertà.

Dal pensiero all’azione certamente il counseling è ottimo alleato per far essere realtà nella vostra vita quella che diversamente rimane solo una “possibilità” ferma in panchina.

Se la cosa vi interessa sarò ben lieto, e senza impegno alcuno, di potervi dare tutte le informazioni per le vostre curiosità e dubbi.

Buona giornata

Come spostare “L’accento” ti migliora la vita.

Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

In grammatica l’accento è un segno grafico che indica la sillaba di una parola pronunciata con maggiore intensità e può cambiare il significato di una parola.

Dal senso grammaticale mi sposto ora al senso nella vita, ovvero agli accenti verbali che usiamo nel comunicare di noi. Approfondimenti possibili: Su cosa mettiamo l’accento? Ci valorizziamo o ci svalutiamo? Prevale la fiducia o la sfiducia nelle nostre tonalità comunicative?

L’accento, ovvero la maggiore o minore enfasi su un aspetto è un indicatore importante del clima nel nostro mondo interiore.

La proposta che vi faccio  è di dedicare – intimamente – attenzione amorevole alle parole che utilizziamo. Tutti, chi più chi meno, usiamo parole, immagini ed esempi che ci sono familiari. Magari sono immagini vecchie? Chissà!, Potrebbe essere arrivato il tempo di rinnovarle. Accade tutto molto velocemente, a volte nemmeno ci facciamo caso.

Vi porto un esempio dalla mia esperienza professionale.

All’inizio della mia formazione e professione di counselor si percepiva, da parte di altri professionisti, un clima di giudizio negativo e di aperta opposizione. Scorrendo in rete, a proposito dei “Counselor”, vi sarà facile trovare argomentazioni sia a favore che contro questa figura professionale. Alcuni ordini si sentivano minacciati al punto da muovere azioni per impedire che i counselor potessero operare e portare utilità a molte persone (cosa che all’estero accade, e pacificamente, da molti decenni ormai). Ora il clima è decisamente migliorato.

Agli inizi della mia professione quindi, notavo che, sia io sia tanti miei colleghi, nelle presentazioni ponevamo l’accento principalmente su ciò che non eravamo, ed in buonafede, per evitare di generare fraintendimenti nella nostra attività. A quel tempo ogni comunicazione iniziava sempre con il rosario delle cose che non eravamo: non siamo psicologi … non siamo psicoterapeuti … non ci occupiamo di patologie … non siamo medici ecc ecc. Poi anche basta!

Ero io, e lo era anche la professione, abbastanza giovane. Poi abbiamo fatto parecchia strada. Senza giudizio alcuno e con tenerezza oggi affermo, e riconosco, come l’accento su ciò che non eravamo avesse anche una funzione evolutiva, nel senso che serviva per tutelarci in quel contesto in cui muovevano i primi passi con grande passione, certamente, ma anche con paure e timori.

Prima di salutarvi voglio invitarvi a fare questo tipo di riflessione. Su cosa metto l’accento quando mi presento? Questo esercizio vi permetterà di mettere a fuoco degli aspetti di voi e del vostro clima interiore. Beninteso, teniamo fuori io giudizio. E’ un esplorazione speciale e, parere mio, potentissima.

L’invito che vi faccio è di capitalizzare le emozioni che potreste contattare, paura, giudizio, timore, svalutazione ecc ecc (ammesso che ci siano). Con questo l coraggioso esercizio (magari prendete degli appunti) voi vi riprendete la libertà e potete aggiornare la vostra posizione interiore, adeguarla alle aspettative ed ai risultati che volete raggiungere. Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

Dove metto io l’accento oggi?

Io sono un counselor professionista avanzato competente e con esperienza. I clienti con cui lavoro sono persone stupende e coraggiose che hanno migliorato, grazie anche al mio lavoro, la qualità della loro vita. Come docente sono orgoglioso degli allievi che ho avuto negli anni, sono grato a tutti loro per tutte le volte che insieme abbiamo percorso, e lo facciamo ancora, le vie della crescita personale per divenire sempre più persone libere ed artisti della nostra vita.

E voi?

Che accento volete spostare?

Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE II. Iniziare una nuova vita.

Meritiamo di godere della pienezza del nostro essere e di attuare l’opportunità di costruirsi una vita all’insegna di valori altri, nuovi, godere della pienezza dell’essere. 

Bentrovati, e spero abbiate letto il post dal titolo  “Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I” se non avete ancora fatto beh…fatelo ok?

Siamo in un tempo epocale, stanno accadendo nel mondo eventi che segnano un epoca.  Passano sopra le nostre teste trasformazioni sociali radicali, le parole stanno scolorendo e le passioni sbadigliano. In questo momento storico di conflitti l’uso della parola “atomica” avviene con una tale frequenza che se dovesse (ci auguriamo di no) ricomparire il fungo mortale in qualche parte del mondo “forse” ci troverebbe già pronti e assuefatti.

watch-dealers-g25635f5db_1920E’ tempo di far suonare la sveglia, svegliarci. Le nebbie della posizione rabbiosa ci imprigionano e ci fanno naufragare.

Se abbiamo fatto – e continuiamo a fare – i conti con il tema del rancore allora la domanda che vi pongo è : “Vogliamo fare un passaggio epocale nella nostra vita? ”

Si “epocale” perché si uscire dal medioevo delle nostre rabbie e vivere il rinascimento della vita libera.

Oggi è un giorno nuovo. E’ oggi la nuova epoca in cui possiamo e dobbiamo entrare, vogliamo tutti legittimamente  stare bene ed essere felici. Fissiamo questo punto di cambiamento da “voglio avere ragione” al “voglio essere felice”. No, non sto chiedendo a nessuno di svilirsi e non è nemmeno un atto di resa passiva e vigliacca, nulla di tutto questo. Vi sto chiedendo solo di spostare il baricentro da un obiettivo all’altro. Il dolore che ciascuno di noi ha provato – e prova – merita rispetto, l’ho già detto ma è utile ripeterlo. Allo stesso modo però merita rispetto la nostra vita tutta, la pienezza di noi che non può e non deve essere legata al palo della rabbia.

“La pienezza dell’essere è una novità continua di essere.(..) Appare ritmicamente, come il giorno e la notte, e si accresce all’infinito. Non ci può essere esperienza della pienezza dell’essere per chi non ha ancora deciso di lasciare l’utero e di nascere pienamente al mondo della realtà”. ( Le leggi delle vita di Antonio Mercurio)

Per fare questo passaggio dal mondo della rabbia e dell’attesa di rivalsa all’epoca nuova dobbiamo metterci ben saldi ok? Non è un giochetto, ho parlato non a caso di cambiamento epocale e bellissimo. Siete pronti?

Al prossimo articolo quindi, e scrivetemi…che mi fa sempre tanto piacere. Grazie a tutti e uno speciale a Raffa per il commento ed il contributo al precedente post.

Musica per questa fase… Learn to Fly dei Foo Fighters

Noi e “Loro”: Uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I

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Quante volte, ispirati da incazzature abbiamo detto, o pensato, : … Siccome loro NON!. Beh allora Io… !”.

Mi occupo di benessere da oltre 20 anni e, sia per esperienza personale che di lavoro con i clienti, conosco bene questa posizione esistenziale.

Una fetta importante di nostre energie la dedichiamo alle seghe mentali sul “collettivo loro”.

Chi sono “loro”? L’elenco è lungo, possono essere: genitori, iinsegnanti, partner, fratelli, datori di lavori, amici, i governanti, l’agenzia delle entrate, i vigili urbani, i tifosi dell’altra squadra di calcio, il meccanico, l’idraulico, il sacerdote, parrucchiere ecc ecc. Insomma “Loro”!

Con il “collettivo loro” ci relazioniamo e, a volte, facciamo esperienza di incavolature (giuste o sbagliate qui non interessa). Alcuni, poi, pare hanno un talento particolare a tirar fuori da noi certi speciali loop di pensieri.

Reattivamente pensiamo (o potremmo aver pensato) :”Beh allora Io …!” , faccio come mi pare, non vi credo più, non vi ascolto più, non ci vengo più, cambio città, cambio vita, meccanico, lavoro, dentista, partner, ecc ecc“.

Antropologia Personalistica Esistenziale, disciplina elaborata dal prof Antonio Mercurio, ci da sempre una mano. Ci dice, in molti casi, che ciò che proviamo nel tempo presente non è, in qualche modo, proprio nuovo e originale. Spesso sperimentiamo con i vari “loro” di turno un tipo di emozione già familiare e di cui abbiamo poca memoria. Se ci mettiamo a spulciare nelle nostre vite con la meticolosità degli archeologi magari troviamo tracce di remote esperienze.

Chiusa la parentesi dei riferimenti disciplinari ed all’archeologia torniamo ora al tempo presente.

Oggi, e questo lo dobbiamo ben sapere, se rimaniamo bloccati, affezionati direi, ai motivi di malumore ed alle famose “questioni di principio” dalle radici remote, siamo belli che fregati!

Non ci dobbiamo cascare ok! Ne va della salvezza della nostra vita.

Le questioni di principio, ed i progetti di rivalsa, ammanettano il nostro presente ed ipotecano il futuro. Non ne vale la pena!

Beninteso non voglio banalizzare il dolore che ciascuno di noi ha provato, merita rispetto e serietà. Ciò posto non dobbiamo darci fregare da:

  • l’orgoglio. Ci frega se non lo conosciamo bene e non lo disinneschiamo subito .
  • il lamento. Se non lo riconosciamo autenticamente e non decidiamo di farla finita.

Dobbiamo uscire da simili prigioni. Conoscere queste cose è una delle chiavi verso la libertà. Il prossimo passo di cui vi dirò è “Come liberarci”.

Come scovare il veleno dell’odio e rendersi liberi

Quando c’è un conflitto o un problema andiamo subito alla ricerca del colpevole. Fa così la nostra mente per dare un senso a ciò che appare senza senso e minaccioso.

Il sentimento dell’Odio è spesso tenuto nascosto. Io Odiare?! Ma quando mai – ci diciamo – io sono un angioletto, semmai gli altri sono stronzi ecc ecc .

Il sentimento dell’odio ha di frequente radici nel “non sentirsi amati, rispettati e riconoscimenti”. In quest’area emozionale molti sono fermi con le 4 frecce in attesa che arrivi risarcimento.

L’ho detto un sacco di volte e lo ripeto: “non ci sarà mai risarcimento e l’unico a pagare siamo noi che, drogati di fumi di mirabolanti rivincite, abbiamo costruito su questa attesa di giusto risarcimento “il senso del vivere”. Non sentitevi nudi e coglioni se lo avete fatto, è un fatto umano e capita a tutti, è solo che non tutti lo dicono perché è difficile aprire gli occhi e vedere la realtà.

Il mio consiglio è di prestare attenzione a questi mood di risentimento ricorrenti. La via della libertà inizia dal “vedere”.

Rendiamo gli onori al nostro passato e deponiamo quelle armi.

Se mi avete seguito fin qui allora ecco che dobbiamo accettare che anche noi, pur angioletti, siamo capaci di provare incazzature molto ampie.

Cosa fare quindi? Ecco alcune cose che penso siano utili:

  1. Prendetevi il tempo per familiarizzare con queste emozioni che la società rimuove o vede solo nell’altro in una continua ricerca del colpevole da condannare e imprigionare;
  2. Non condannatevi se le trovate in voi, non siete sbagliati e non siete colpevoli di provare emozioni;
  3. Rinforzatevi nella capacità di ascolto di voi stessi e alimentate il dialogo interiore con le vostre emozioni;
  4. Apprendete l’arte coraggiosa di scegliere voi;
  5. Riconoscete il vostro potere di decidere;
  6. Assumetevi le responsabilità delle vostre azioni;
  7. Siate disponibili sempre a perdonarvi per tutte le volte che avete odiato altri e voi stessi con giudizi feroci;
  8. Provate e riprovate alimentandovi a fiducia e speranza
  9. Non siete soli
  10. Daje

8 regole d’oro per vincere la Rabbia.

Io non ho ancora trovato una sola persona “arrabbiata” e che – in base al suo racconto – non avesse poi ragione ad essere arrabbiata. Corrisponde al ero quindi il fatto che quando ci hanno ferito noi poi abbiamo provato rabbia. La ferita c’è stata e quindi anche la rabbia è reale. E quanti romanzi abbiamo scritto nella nostra mente alimentati da quella rabbia!!

 Ma ad un certo punto anche STOP, direi!!. Ed ecco il perché.

Anche Stop perché la rabbia lasciata “pura” avvelena la nostra vita. Ad un certo punto la vita ci presenta il conto di tanto “veleno” e necessariamente siamo chiamati a scegliere che fare.  Come fa a chiedercelo? Spesso arriva attraverso il disagio ed il malessere, spesso ci incasiniamo la vita con le nostre mani. Richiama in questo modo la nostra attenzione, ci mette davanti allo specchio e ci chiede: ” Questa rabbia ti aiuta a star bene ed essere felice? E’ questo che vuoi?

Se la risposta è “Si” allora continuate pure. Se invece è “NO” beh…allora mettiamo un “punto” al nostro racconto ed andiamo a capo.

Che farne della rabbia.

La rabbia ha una parte utile, è energia. Energia che può essere incanalata per alimentare ( invece che i segono mentali di rivalse mitiche) la nostra tenacia e perseveranza ad esempio, ch e Dio solo sa quanta ne occorre nella vita!!

La rabbia dunque è un veleno da trasformare, non va assunta “pura” .

Che fare allora? Ecco dei miei semplici e potenti consigli:

1- Prima cosa “non raccontiamocela più“. Tutti intimamente sentiamo quando la narrazione è diventata lunga e ripetitiva, sterile e mortifica. Ecco quando ci arriva questa percezione diamogli valore,  è il momento di “finirla”.

2 – Seconda cosa “diamo valore alla vostra decisione”. Ergiamo la decisione di “farla finita” a totem del nostro progetto d’amore, a onore della nostra grandezza. Rendiamo visibile e diciamolo al mondo intero ” Oggi è il giorno glorioso dell’avvento dell’amore nella mia vita”.

3- Terza cosa “siamo grati”. Si,  siamo grati a noi stessi per aver ascoltato e dato un senso a quel senso di malessere che ci ha nauseato in modo insopportabile. Siano grati per esserci resi disponibili ad ascoltarci seriamente. Siamo grati per aver scelto di parlarne con qualcuno e/o di esserci farci aiutare. Siamo grati perché ci siamo scelti come protagonisti, finalmente.

4 – Quarta cosa “siamo gentili”. Si, pratichiamo la gentilezza con noi stessi quando ci riparte il loop. Siamo gentili sempre!

5 – Quinta cosa ” siate amorevoli”. Non siamo perfetti, pratichiamo accoglienza verso di noi e le nostre debolezze  fragilità. Andiamo bene così come siamo, stiamo costruendo.

6 – Sesta cosa ” Siamo innamorati pazzi di noi stessi”. Perdoniamoci gli errori, facciamoci sempre il dono della possibilità di riparare, abbracciamoci, sorridiamoci allo specchio, siamo leggeri e morbidi. Voltiamo le spalle al corteo della rabbia quando lo sentiamo arrivare, siate signori della nostra vita e possiamo farlo.  Ce lo meritiamo.

7- Settima cosa ” Facciamoci un mondo di complimenti”. Si, ogni giorno. Ogni volta che notiamo la rabbia insinuarsi in parole e pensieri e scegliamo di essere, invece, gentili e amorevoli con noi e gli altri. Facciamoci tanti complimenti perché abbiamo tenuto bene il comando.   Perdonatevi, riparate, ricominciate.

8- Ottava cosa ” Sentiamoci grandi”. Si, perché lo siamo! Gonfiamo il vostro petto d’amore per voi, ogni momento. Siamo fieri di noi per le nostre scelte e decisioni.  Godiamo della Nostra grandezza che è bella e luminosa.

Un grande abbraccio a tutti.

È Sempre Tempo Buono Per Le “Scelte D’Amore”.

Per tutti c’è un cammino di crescita, il cammino della vita, delle realizzazioni delle nostre autentiche propensioni. Per ognuno di noi c’è un tempo buono, quello della chiarezza e della consapevolezza della cosa buona da fare. Ma che non passi il concetto che “tanto arriva” quindi possiamo starcene seduti ad aspettare. Una e una sola è la scelta primaria, uscire dall’ombra del nostro dolore (a ciascuno il suo), accettare di separarcene e scegliere di investire ogni energia nella via che ci indica il nostro SÉ, la nostra guida interiore sempre presente, fonte si amore sede della nostra tenacia forte e del nostro forte e autentico progetto di vita. Buon tempo di scelta tutti, e non abbiate paura che “andrà tutto bene”. Buona scelta a voi e buona scelta d’amore anche a me. Vi saluto oggi rinnovandomi e rinnovando con voi questa consapevolezza.

Crescita personale: Abbiamo bisogno d’amore e di contatto.

(…)C’è bisogno d’Amore sai Zio per tutto quanto il mondo. Di un overdose d’amore(…).Cit Zucchero.

Noi abbiamo un bisogno, e si chiama Amore. Ma non solo questo, anche del contatto abbiamo bisogno ed abbiamo bisogno di sentire e di essere toccati e di toccare, di vedere, parlare e ascoltare. Ne abbiamo bisogno e quando tutti questi aspetti fanno parte della nostra vita possiamo sentire scorrere in noi il benessere e se lo osserviamo bene vedremo scorrere ai suoi piedi quel che resta degli ostacoli e del malessere. Abbiamo bisogno di essere soggetto ed oggetto di queste qualità ed attenzioni umane, esse ci arricchiscono e ci sostengono e ci rimandano un messaggio fondamentale, che noi siamo vivi ed esistiamo.

Frequentemente andiamo in “sbattimento esistenziale” e queste meraviglie per l’anima non riusciamo a sentirle ed a agirle e non riusciamo ad essere umili da chiederle.

Quando siamo giù ad esempio noi vorremmo tanto parlare con qualcuno, vorremmo tanto raccontare ogni cosa di ciò che riempie la nostra mente di pensieri vorticosi e di paure eppure facciamo fatica. Frequentemente preferiamo mettere mano al portafoglio per andare dallo psicologo e per svuotare nel suo studio tutto il nostro contenuto interiore, e questo è comunque un bene, è comunque una cosa positiva, è comunque un movimento di crescita e di cura verso quel passaggio e quella domanda di crescita che abita in noi.

Abbiamo bisogno di tutte queste cose e dico che prima ce ne rendiamo conto e prima le daremo il giusto conto nelle nostre esperienze umane. Riuscire a soddisfare in modo sano ed autentico questo bisogno farà splendere la nostra luce e ci nutriremo di una ricchezza e di una bellezza senza eguali, nell’altro e nelle relazioni noi troviamo anche noi stessi, ci conosciamo, viviamo, ci amiamo. Con gli altri nella reciprocità possiamo essere alleati della crescita e del benessere, è prezioso avere progetti corali e condivisioni, sono pratiche attraverso le quali le nostre attitudini, un tempo naturali e spontanee, ritrovano un varco da sotto la cortina dell’orgoglio e delle pretese per tornare a respirare e riscoprire sorridente che gli piace tanto, un sacco e una sporta.

Amiamo, quindi, amiamoci e lasciamo che l’amore venga a noi ci sentiremo vivi e benissimo.

Crescita personale: L’umiltà come strumento spirituale per riconoscere ed eliminare le pretese.

Antonio_400x400Esprimo gratitudine ad Antonio Mercurio per il dono immenso di discipline e conoscenze, fonte di ricchezza per la mia crescita personale e per il lavoro con i miei clienti. Se leggendo desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse sappiate che io sono disponibile e quindi potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line. 

Per parlare del tema delle pretese mi farò guidare dal racconto del mito di Ulisse,  come narrato da Omero,  e dal pensiero di  Antonio Mercurio che nella sua opera “Ipotesi su Ulisse” ci presenta un il re di Itaca come prototipo dell’uomo che nel suo viaggio trasforma i propri veleni e fa della sua vita un opera d’arte.

orologio_interna-nuovaOk Partiamo…andiamo un pò indietro nel tempo, andiamo al tempo sempre vivo del mito.

E’ la sera prima della strage dei Proci e siamo nella reggia di Ulisse. Il re tanto atteso, cerca di dormire, sotto le sembianze di un mendicante, ma è irrequieto il suo animo e tanti dubbi lo tormentano.

Stana indecisione🤔! Eppure fino a poco prima era forte la sua determinazione e non vi erano dubbi sulla volontà di annientare i pretendenti, avidi e pieni di pretese, che gli divorano le ricchezze, gli insidiano la moglie e minacciano di uccidergli il figlio.

Eppure ora che tutto è quasi pronto ecco che il suo animo ora si agita, è ambivalente la sua decisione, … intanto nel salone i proci si divertono con le ancelle, fa fatica il suo spirito e l’eroe prega:

“CUORE, SOPPORTA! SOPPORTASTI BEN ALTRA VERGOGNA, QUANDO IL CICLOPE MANGIAVA, CON FURIA IMPLACABILE, I FORTI COMPAGNI; E TU SOPPORTASTI, FINCHE’ L’ASTUZIA TI TRASSE DALL’ANTRO, QUANDO CREDEVI GIA’ DI MORIRE”.

Ulisse si chiede anche: “Ce la farò io da solo?”

Quindi anche Ulisse ha il suo momento di svalutazione e paura. Quindi non vogliamocene quando capita anche a noi  di essere in difficoltà😀ok?

In questa tempesta interiore ecco che di nuovo Atena interviene, lo sostiene e lo incoraggia. Atena alleata di Ulisse nell’odissea,  ma Atena (ci dice Antonio Mercurio) è per noi la nostra saggezze interiore che ci indica sempre cosa è bene fare e che fa dissolvere i dubbi.  

Ma un altro dubbio più profondo disturba Ulisse, ed è quello di eliminare le pretese rappresentate dai proci.

Odissea_Ulisse_mendicanteI Proci, i giovani principi che ambiscono a prendere il posto di Ulisse, ci dice Antonio Mercurio nel suo bellissimo libro ” Ipotesi su Ulisse”,  possono essere visti come rappresentanti simbolici delle pretese che albergano nell’animo umano. Nell’Odissea i Proci sono numerosi , ci dice Omero. Tante pretendenti ci sono nella casa di Ulisse e tante sono le pretese che albergano nel suo animo ancora nonostante i mille patimenti, ci dice Antonio Mercurio.  La richiesta dei Proci di avere un successore alla guida di Itaca è legittima, a ben vedere, ma quello che ci preme ora rilevare è come a monte di questa motivazione esteriore poi ne profondo li muove un avido desiderio di divorare e depredare la casa di Ulisse e di insidiarne la sposa ed il potere.

Dopo aver tanto agognato il ritorno, Ulisse è combattuto proprio sulla linea del “traguardo”. Questa immagine ben esprime come anche per noi arrivano i dubbi sulla “soglia” del cambiamento tanto desiderato. Il dubbio si lega con il fatto che il cambiamento è doloroso e richiede di far morire (simbolicamente, sia ben chiaro) delle nostre parti e questo non sempre è facile e ci mette in contatto con le nostre fragilità. Ma come un messaggio di fiducia è nell’Odissea, la dea Atena, allo stesso modo un messaggio ed un indicatore forte di fiducia e forza è in ognuno di noi, la nostra saggezza interiore (ci dice Antonio Mercurio).

Quindi in questo cammino non siamo soli, ci vuole impegno ma è di sicuro successo.

Chissà quante sono affollate di pretendenti le stanze del nostro mondo interiore e quanto sono velenose le pretese che dentro si annidano vantando sacrosante ragioni. Le istanze dell’ “IO VOGLIO, IO PRETENDO” chissà quanti followers hanno. In tutto l’umano albergano legittime istanze di crescita, e questo è sano. Accanto a queste motivazioni sane ed in armonia con le leggi della vita ve ne sono altre che non hanno nella crescita il fine autentico ma perseguono piuttosto il desiderio di riscatto, di risarcimento costi quel che costi. Accade questo perché il dolore che sperimentiamo nella vita se non viene conosciuto, accolto e trasformato può alimentare il risentimento e questo ci devia dalla “sana crescita”; il risentimento può sedurci con miraggio che la “sana crescita” coincida con le ragioni del  riscatto, della vendetta, del tanto ambito risarcimento per il dolore patito. Pressappoco succede che questo obiettivo diviene “l’obiettivo”, e ci deruba e divora le nostre energie creative e ricchezze.

Questa posizione avvelena e depreda la nostra reggia, il luogo della nostra vita risiede il nostro potere sano e l’arte di essere signori della nostra vita, il luogo dove con saggezza decisione ed arte costruiamo la nostra potenza reale fatta di capacità di accogliere, di perdonare, di riparare e di essere costruttivi, realizzare i nostri sogni e stare bene!

Spesso inconsce e ben camuffate le istanze di “IO VOGLIO, IO PRETENDO” sono frequentemente in pole position a motivare le nostre decisioni.

unnamedLa pretesa è ogni volta che l’altro DEVE essere o fare qualcosa per noi. Così l’altro ha tante facce, l’altro è la vita,  lo stato, Il presidente del consiglio, i medici, i ricercatori che in questo momento devono trovare il vaccino, il sistema politico, i genitori, il partner,  gli amici, gli insegnanti, la tecnologia, il modem, skype, il datore di lavoro, il vicino di casa, il comune, l’amministratore di condominio ecc ecc.

Le pretese inquinano la nostra progettualità sia personale che di relazioni con gli altri e di questo è bene che ne abbiamo consapevolezza. In questo modo saremo sempre liberi e padroni della nostra vita.

Che fare allora per venire fuori da questo ginepraio di pretese? Un primo suggerimento è l’umiltà, ovvero osservare e conoscere a fondo le nostre pretese e poi rinforzare l’alleanza con il nostro Sé.

Ma torniamo al nostro eroe ed ai dubbi ed alle paure, e veniamo anche a noi.

Atena non ha mai abbandonato Ulisse anche se lui ogni tanto perde la fiducia. A

Così gli risponde Atena: ” Ostinato! ci si fida persino d’un compagno più debole, che è pure mortale e non sa tanti accorti pensieri; ed invece io sono la dea, che sempre veglio su di te in tutti i travagli. Ma ti dirò apertamente: ci accerchiassero pure cinquanta drappelli di uomini splendidi, bramosi di ucciderci in guerra, torresti anche ad essi i buoi e le pecore grasse. Ma il sonno ti colga: anche questa è una pena, vegliare, desto per tutta la notte; uscirai presto dai mali”.

Beh cari, con questo invito di Atena vi saluto e rilancio ancora l’invito a tutti  di accrescere la conoscenza di noi, delle nostre parti luminose e quelle no,  per non lasciare che le pretese divorino la nostra vita e la nostra bellezza. Come Ulisse con i Proci anche noi restiamo centrati e pronti ad eliminarle… senza esitazione. in alleanza con il nostro Sé.  Con questa centratura e le decisioni d’amore noi diverremo sempre più e sempre meglio i padroni della nostra vita e artisti della nostra vita.

Se desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line per fare un percorso di crescita “insieme”.

 

 

 

 

 

Crescita personale. “Riconoscere il narratore di storie tristi in noi. Ringraziarlo e salutarlo.

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacola la crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessarrio nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzati conoscendo cosa succede o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound et voilà eccovi qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissime ne abbiamo fatte dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo ma lo dico a voi e a me “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Crescita personale. “Riconosciamo il narratore di storie tristi in noi, ringraziamolo e salutiamolo. Andiamo con fiducia verso il cambiamento che la nostra vita vi chiede. ❤”

Cambiare – a volte – fa male ed é doloroso, e su questo in molti siamo consapevoli. Frequentemente il non avere consapevolezza del dolore che comporta cambiare è di per se un ostacolo alla crescita. Quando parlo di dolore intendo un dolore sano, quello umano e necessario nei momenti di passaggio. Siamo umani, proviamo questo sentimento perché non abbiamo la palla di vetro che ci permette di tranquillizzarci conoscendo cosa succede dopo, o cosa troviamo oltre. Eppure pero noi tutti già tante volte abbiamo preso il cuore e lo abbiamo legato passionalmente all’amore ed all’alleanza con la nostra spiritualità profonda e con la vita. Quando siamo nati ad esempio e prima ancora durante tutta la nostra gestazione e sviluppo intrauterino quanti cambiamenti e quante rivoluzioni abbiamo fatto? Eravamo uno sperma ed un ovulo e poi un gran bel sound …et voilà ..eccoci qui😀. Tantissimi cambiamenti quindi e tantissimi ne abbiamo fatti dopo e fino a questo momento in cui state leggendo ( e io mentre sto scrivendo) e tante ne faremo anche dopo aver chiuso la pagina e domani e in tutti i giorni per i quali ci sostiene la vita ed il suo e nostro progetto. Il dolore accettiamolo “ci sta” – lo dico e lo ricordo  a voi e a me-  ed usiamolo come sentinella,  “accendiamo il faro sui tantissimi cambiamenti che abbiamo già fatto e che costantemente facciamo e nutriamoci di fiducia che è bene”.

A chi aggrapparci? All’amore per noi certamente e poi uniamo questo amore al nostro progetto esistenziale, quello che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di venire al mondo, saldiamoci con forza al nostro Sé che e mettiamoci in ascolto. Impariamo a conoscere il suo modo di comunicare , spesso attraverso segni, sogni il nostro corpo e a volte messaggi all’apparenza senza senso; non attendiamoci raccomandare con ricevute di ritorno o PEC. Il nostro Sé comunica attraverso il nostro corpo e le emozioni; lo sentiamo bene quando ci sentiamo in una speciale Armonia di cuore mente e spirito. Affidiamoci al nostro Se, la nostra saggezza interiore e siamo pur certi che ci condurrà lungo i sentieri della crescita senza alcun pericolo. Siamo pur sereni che se a guidarci è l’amore allora la forza di decidere è nelle nostre mani e nelle nostre azioni e parole.

Mettiamo a tacere il narratore di storie tristi che è in noi (se C’è) e andiamo avanti … che il dolore quando lo sentiamo ecco che ci è utile e ci suona come una campana per farci risvegliare e scegliere di nuovo con chi volerci alleare. Il dolore è necessario ( non vuol dire però che ce lo dobbiamo andare a cercare ed alimentare sia ben chiaro!) e a ciascuno indica il cambiamento necessario da fare per essere in armonia e sempre più padroni e signori della nostra vita e servitori della vita che ci ha generati e del suo immenso progetto.

“È sempre triste guardare con occhi nuovi cose nelle quali si sono investite tante forze per adattarcisi” ci dice F. S. Fitzgerard in un passaggio de Il Grande Gatsby; ecco si sentiamo la tristezza se vogliamo ma per 5 minuti e non oltre e poi andiamo avanti che nessuno di noi ha la palla magica ed è umano sbagliare ed essere spaventati ma riconosiamo anche che tutti abbiamo dentro una fonte speciale di amore nelle cui braccia possiamo serenamente affidarci ed ogni errore è solo una pietra miliare lungo il sentiero del cammino che ogni istante facciamo

Io in ricarica solare ed in ottima compagnia

Buona Giornata cari

Crescita personale: Speranza e Paura al tempo del Coronavirus

In questo momento possiamo avere fiducia e possiamo avere paura. Se proviamo paura  vuol dire che non proviamo anche la speranza e fiducia, che sia chiaro questo ok? Rinforziamoci nella consapevolezza e nell’ accoglienza di noi nella nostra totalità nelle nostre forze e nelle nostre debolezze. Siamo flessibili e amorevoli con noi…rendiamoci disponibili a farlo…siamo esseri speciali e in questa fase consolidiamoci e affondiamo ancora di più le radici nell’amore che in noi é un nucleo immodificabile. Fatelo e se lo desiderate ricavatevi uno spazio per lavorare con un counselor.

In questa fase ricordo che l’Istituto Solaris di Roma ha attivato un servizio di counseling gratuito on line. Per accedere al servizio visitate la pagina facebook dell’Istituto Solaris oppure contattatemi qui sul blog o al n di telefono 3519743118 dedicato al servizio. Non siamo soli, aggrappiamoci alle nostre parti positve, facciamolo insieme se lo desiderate. Un saluto a tutti

Il potere della Riparazione

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Capita a tutti di fare piccoli e grandi errori.
A volte il nostro comportamento ferisce altre persone. Capita!
Oggi voglio parlare di cosa possiamo fare quando ci scappa di non essere bravi e agendo, invece del vittimismo, il  potere ed all’arte di Riparare.

Vi Riporto un esempio di un caso accaduto a me recentemente in cui la “dimenticanza” ed il continuo “rimandare” sono state le forme che ha assunto il non prendermi cura di una relazione con una persona.

Ecco il mio esempio.
Un’amica mi affida un suo oggetto che io gli ho chiesto per farne delle prove d’uso per un progetto a cui stavo lavorando. Andando via la mia amica ha dimenticato di riprendere l’oggetto. Io non l’ho vista andare via e così non gli ho potuto riconsegnare il bene. Nulla di grave, come vedete, sono cose che accadono.
Mi propongo di chiamarla subito, per informarla e per rassicurarla.
MA…passano le ora e non chiamo, rimando.
Passano i giorni e non chiamo, rimando.
So che devo chiamare ma non lo faccio, rimando.

Delle vocine dentro se la raccontano a modo loro:
– Tanto non gli serve, dice una, altrimenti avrebbe già chiamato;
– E’ colpa sua che si è dimenticata, dice un’altra;
– Tanto la rivediamo tra qualche giorno e quindi che senso ha chiamare ora?;
– Si vabbè poi gli mando un messaggio;

In sintesi trascuro di prendermi cura della mia amica.

Come facciamo a capire che qualcosa non va bene?

Nel mio caso i continui rimandi e le dimenticanze mi davano un disagio, non parlo di malessere vero e proprio ma di un senso di fastidio e peso sull’anima.

Mi viene in soccorso la consapevolezza di come, a volte, le piccole distrazioni, dimenticanze e rimandi, sono segnali di come non mi prendo cura delle relazioni con altri, e con me stesso.
Il mio messaggio arriva chiaro “basta rimandare!” … riparare è la cosa da fare. Obbedisco e decido, fisso i punti di forza.
1) riparare;
2) Accendere un nuovo faro di consapevolezza sull’importanza di “prendersi cura” a partire dalle piccole cose;
3) vedere come l’ io fetale si annida spesso nelle piccole e innocue “cose”. Ricordate l’io fetale? Ne ho parlato qui.

patch-2328289Dal pensiero all’azione: Operazione riparazione.

Ho preso il telefono, ho chiamato la mia amica, le ho chiesto scusa (a dire il vero anche lei mi ha chiesto scusa per essersi dimenticata di riprenderlo), mi sono proposto – per riparare – di raggiungerla a casa sua e di potergli consegnare l’oggetto. Mi ha ringraziato per averla chiamata.

E’ un esempio semplice semplice come vedete ma utile perché cose simili accadono frequentemente.

L’arte di riparare è una competenza quotidiana e migliora la qualità della nostra vita, garantito.

Per rinforzare questa qualità umana (che tutti abbiamo) o se vi è difficile fare un azione di riparazione verso qualcuno beh fatevi aiutare, può essere utile fare dei percorsi di crescita, ma anche gli incontri di counseling sono sicuramente utili.

La riparazione per sua natura non è perfetta e non può cancellare la ferita originaria, essa non è magia e non riavvolge il nastro del tempo e non cancella ciò che è accaduto.
La riparazione tuttavia è liberatoria, sempre. Nei casi di ferite gravi non cancella il dolore ma ci permette di poterlo contattare in modo trasformativo e con la dignità della nostra dimensione umana, dove non è possibile ricostruire ciò che è definitivamente rotto. La riparazione abbraccia la nostra umanità e la conduce per mano a fare qualcosa di buono per chi abbiamo ferito, ci libera dal senso di colpa e ci libera dal senso di impotenza.

La riparazione porta un messaggio speciale: “Mi dispiace e voglio fare qualcosa per te per riparare al meglio di quello che “ora” mi è possibile. Tengo a te, tu sei prezioso ed anch’io lo sono”.

Con la riparazione liberiamo la nostra capacità creativa e costruttiva dagli orpelli velenosi della pretesa e del lamento che ci legano le ali.

Un saluto affettuoso a tutti voi.

Percorsi di Crescita Personale: Conosciamo l’Io Fetale.

L’Io Fetale chi è … e come agisce nella nostra vita?

Intro: Ciascuno di noi nella vita sperimenta tante cose belle e sperimenta purtroppo anche il dolore.
L’esperienza del dolore ha una genesi remota,  molta parte degli studi sullo sviluppo umano – Antropologia Personalistica Esistenziale (A.P.E.)  in primis – lo inseriscono tra le esperienze che facciamo sin dalla vita intrauterina.

A questo punto abbiamo quindi , da una parte, la rappresentazione del tempo intrauterino, ed in generale dei primi anni di vita, come un tempo privo di sensazioni spiacevoli ovvero un tempo di totale beatitudine; dall’altra parte abbiamo la proposta di considerare questa fase della vita assumendo che in essa abbiamo sperimentato – oltre alla “beatitudine” – anche le difficoltà e non tutto è stato piacevole. il professor Antonio Mercurio fonda questo assunto sull’esperienza del lavoro fatto con le persone.

Seguitemi ora.  Nella vita adulta della persona si possono presentare delle difficoltà e questo è pacifico.

Quando accade abbiamo la possibilità di fare un un ponte temporale tra il nostro tempo presente ed il nostro vissuto intrauterino, e vedere se c’è tra le due esperienze una relazione.

Facciamo una ricerca anche con l’aiuto dei nostri genitori. Esploriamo com’era il tempo  del nostro concepimento e della nostra gravidanza:  eravamo attesi, siamo stati desiderati, ci volevano maschio o femmina, è stato un errore, era il momento opportuno, com’era l’umore della madre, c’era gioia in lei e nell’ambiente in cui viveva, c’era timore, c’era paura, ci sono stati tentativi di aborto diretti o indiretti, com’era la situazione familiare?
Insomma come si vede sono tante le cose che, a saperle, ci raccontano la nostra vita intrauterina.
Tutto queste informazioni hanno sul piano emotivo tante corrispondenti emozioni, ed è con queste che noi siamo cresciuti e ci siamo sviluppati.

Nella fase dal concepimento al parto la relazione con la vita passa dalla relazione biologica con l’utero, la madre. L’Antropologia Personalistica Esistenziale ci dice che in ogni fase del nostro sviluppo (da blastocisti ad embrione a feto ) ed in misura adeguata al nostro stadio di sviluppo noi siamo perfettamente in grado di reagisce agli stimoli che riceviamo. Ora anche le indagini scientifiche confermano questo assunto, per cui il feto in simbiosi con la madre risponde alle variazioni di umore e di esperienza della madre in modo diretto. Le sue pulsazioni, la pressione arteriosa e i movimenti saranno adeguati all’ambiente emotivo dell’utero a seconda che si sperimenta la gioia, lo stato di serenità e pace, l’armonia,  paura, ansia, fatica. In sintesi sin da piccoli siamo in grado di percepire stimoli e ad essi reagiamo come fanno gli adulti provando benessere e pace, quando tutto va bene, e provando rabbia e paura quando invece ci sentiamo minacciati o preoccupati. 

Dall’armonia alla disarmonia

Nella vita intrauterina ci sviluppiamo quindi sia a livello biologico che sul piano  emozionale.  In questa fase – ci dice l’A.P.E si strutturano tutte le nostre parti, il nostro corpo e la nostra psiche. Nel nostro sviluppo ed in reazione appunto agli stimoli che riceviamo una parte che si struttura nella nostra dimensione psichica è appunto l’ IO FETALE. Per capire il suo ruolo e la sua posizione mi dilungo un po nel racconto.

Seguitemi quindi per favore: ” L’umanità ha conosciuto certamente un tempo in cui l’esperienza della gravidanza era vissuta in serenità ed in armonia. C’è sicuramente stato un tempo in cui il rapporto con la nature era armonioso. Nella memoria cellulare del nostro DNA è stabilmente presente la consapevolezza di “come deve essere la gravidanza”. In questa memoria genetica c’è scritto come deve essere la qualità dell’utero affinché ci si possa sentire a proprio agio. In sintesi noi abbiamo dentro ben chiaro come “deve essere la gravidanza!.”

MA… L’armonia uomo-ambiente nel tempo è mutata e sono mutate anche le relazioni con noi stessi e con gli altri. Quel tempo di armonia sopravvive nella nostra memoria cellulare arcaica. Ecco allora che, al netto del tanto impegno e consapevoli che facciamo del nostro meglio (noi oggi, i nostri genitori ieri, i nostri avi prima ancora e così di seguito), non ci è praticamente possibile evitare che nella vita intrauterina faccia la sua comparsa il dolore, lo stress sociale e personale arrivano anche nell’utero e generano frustrazioni le ferite.

Per tutta risposta a questi traumi, piccoli o grandi che siano,  l’Io Fetale reagisce. L’Io Fetale si sviluppa seguendo la logica azione-reazione ed esprime la parte di noi che in risposta alla ferita patita  per tutta risposta alimenta progetti di vendetta, di malcontento, di sfiducia e rabbia. L’Io fetale è molto suscettibile. Nella dimensione intrauterina si percepisce come assoluto e ogni trauma è una “lesa maestà”.

L’Io Fetale è determinato nel suo volere, se ritiene di aver  subito una ingiustizia vuole la sua soddisfazione, il suo riscatto ed essere ripagato. Gli spettava un utero accogliente e dunque lo pretende! Qualunque altra realtà, diversa da quella, o non viene percepita o, se viene percepita, viene annullata e distrutta, svalutata e sminuita.

L’Io Fetale è una parte di tutti noi, è bene conoscerlo ed averne consapevolezza. Se ci è difficile accettare questa proposta o magari non abbiamo notizie sulla nostra vita intrauterine consiglio di provare a vederlo nelle nostre rigidità di posizione, nei nostri assoluti, nelle nostre idee immodificabili e nelle nostre pretese.

Dobbiamo conoscerlo e riconoscerlo, per evitare di averlo ai posti di comando della nostra vita. Le sue ragioni sono molto seduttive, e l’ebbrezza del ristabilire la giustizia seduce molti…ma questo non fa crescere la nostra vita bensì ci mantiene bloccati.

Vogliamo che sia lui a governare la nostra vita?” Per gran parte dell’umanità orgogliosa e testarda e piena di pretese e di reazioni violenti è lui che viene posto al posto di comando. Molti si pavoneggiano della loro libertà ma in realtà sono sotto scacco delle pretese del proprio IO Fetale.

Ok,magari prima non lo sapevamo. Per accrescere ed approfondire il tema io suggerisco percorsi di crescita che si rifanno all’Antropologia Personalistica Esistenziale,  L’Istituto Solaris di Roma  -di cui faccio parte – è sicuramente un eccellenza e offre percorsi di crescita con validi professionisti che sapranno guidarvi a conoscere meglio sia l’Io Fetale ma anche e soprattutto tutte le altre nostre parti che sono al servizio della nostra vita e della nostra crescita.

L’Io fetale esprime la nostra parte infantile, rabbiosa e capricciosa. In quanti adulti la ritroviamo? E quanto la ritroviamo anche in noi? Non è facile liberarsene in modo definitivo.

Ha tra le sue migliori qualità la capacità di ragionare in modo logico e sottile tanto da giustificare le proprie ragioni facendo emergere sempre e solo le “colpe” degli altri.

Il trauma patito produce un senso di vuoto che l’Io fetale si illude di riempite con reazioni di rabbia, vendetta e lamento.

Dobbiamo aprire gli occhi ok? E dobbiamo rinforzare lo spirito ed il nostro principio decisionale e prendere NOI il comando della nostra vita.  Il mondo descritto dall’Io Fetale è un solo un punto di vista e va armonizzato con tutto il resto, con i nostri talenti ad esempio le qualità umane e capacità di amore che abbiamo. E’ urgente quindi divenire sempre più consapevoli, e come ho già detto può essere di utilità in questo anche fare dei percorsi di crescita personale.

Questo tiranno interiore avvelena le nostre relazioni, simbolicamente ci tiene ancora dentro l’utero fissati al trauma patito e non ci permette di nascere per intero, ovvero biologicamente e spiritualmente. Il nostro utero, i nostri genitori, hanno fatto il meglio di quello che potevano con quello che avevano. Crescere, evolvere e riuscire a nascere per intero è un bisogno sempre più urgente.

Essere e divenire “Persona” governare la nostra vita in modo Adulto.

Al posto di comando della della nostra vita mettiamo il nostro Io Adulto. Egli solo esprime qualità e competenze di armonizzazioni nelle diverse situazioni.

Il nostro Io Adulto esprime capacità di amore per se, di accogliere tutta la nostra storia dandoci un “senso”, capacità di superare la rabbia e con il perdono per se e per tutti, superare il lamento ed il progetto vendicativo.

Il nostro Io adulto esprime la consapevolezza per quello che è il senso della realtà dato dalla capacità di percepire le circostanze ambientali alle quali egli deve adattarsi se vuole sopravvivere e sviluppare le potenzialità di cui dispone per migliorare la realtà che lo circonda.

Il nostro Io Adulto è la nostra parte dotata di libertà e di capacità decisionale. Proprio perché dotato di libertà ed affinché non cada preda delle seduzioni fetali dobbiamo accrescere e rinforzare la nostra conoscenza di noi e la consapevolezza. Come Ulisse passa davanti all’isola delle sirene legato all’albero maestro allo stesso modo noi ci dobbiamo tenere ben stretti a nostro progetto d’amore e rinforzare l’alleanza tra questo ed il nostro Io Adulto.

Quale è l’obiettivo che vogliamo raggiungere nella vita? Vogliamo avere ragione o vogliamo essere felici?

Il nostro Io Adulto è la parte di noi in grado di armonizzare tutta la nostra storia, riconoscere ed accettare il dolore della nostra ferita intrauterina ma anche riconoscere la luce di tutti i nostri talenti e delle nostre parti positive e costruttive. L’Io Adulto consapevole sa che anche l’IO Fetale ha delle qualità ( sensibilità al dolore, capacità di reagire alle minacce) e le utilizza per creare e non per distruggere.

Accresciamo il nostro essere Adulti e non solo in senso biologico ( quello avviene naturalmente)  ma in senso spirituale decisione dopo dopo decisione.

Diveniamo Adulti  ed agiamo il potere e la capacità di scegliere di trasformare il dolore, sciogliere l’odio e la rabbia liberando energie di amore e perdono.

Noi siamo creature luminose, tutti, e abbiamo l’obiettivo di crescere e realizzare il nostro progetto esistenziale ovvero quel modo di esistere che ci fa stare bene e ci completa. Possiamo creare bellezza e fare della nostra vita un autentica opera d’arte…piena di senso e di gioia. Io lo voglio, e tu?

IL PARADOSSO DI EASTERLIN (1974). Ricchezza e Felicità

IL PARADOSSO DI EASTERLIN* (1974)
indexSe è vero e ragionevole supporre che l’effetto complessivo del reddito contribuisce direttamente alla felicità soprattutto per bassi livelli di reddito , bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo può diventare negativo.
Poiché l’impegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) può produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualità e quantità delle nostre relazioni (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare l’effetto totale diminuendo la felicità.
(fonte: tratto dalla I lezione del corso di Atelier Video della Scuola di Counseling dell’Istituto Solaris. Anno Accademico 2018/2019 Dr. Giampiero Ciappina)

 

*Richard Easterlin
Professore di Economia all’Università

della California meridionale e membro
dell’Accademia Nazionale delle
Scienze

L’avidità come ostacolo alla nostra crescita.

Mega generalizzazione ( passatemela ) “Ad Ulisse e al suo mito vogliamo tutti molto  bene”.deplian Ulisse versione definitiva_18032014-page-001

Si…perché comunque è un esempio meritevole di lode.

Ci ispira fiducia, speranza, capacità di riuscire a cavarsela comunque vada.

Una Odissea comunque a lieto fine.

E di  storie a lieto fine ne abbiamo anche un gran bisogno soprattutto in questi tempi storici in cui a volte davvero è dura, e a volte ci manca la speranza.

Antonio Mercurio nel libro “Ipotesi su Ulisse” lo propone come esempio della persona che decide di divenire artista della propria vita. Ed è una bella idea.

Ulisse l’abile ed astuto, l’odiato e che si odia…l’uomo dai tanti pianti e patimenti,

che vive l’impotenza e che sa pregare e piegarsi, l’orgoglioso e il diffidente. Vi ricorda qualcuno? Un pò non somiglia a tutti noi?

Ulisse smanioso di gloria e di una immortalità nuova, duratura, di una vita che lasci in qualche modo il segno di sè. Vi ricorda qualcuno?Non vogliamo tutti vivere una vita in cui potere creare e contribuire alla magnifica esperienza della esistenza umana con il nostro speciale essere ed esistere come persona e come organismo?

Ulisse muore e rinasce continuamente, diviene continuamente una persona nuova … e prende decisioni anche con le lacrime agli occhi.

C’è poco da fare, a Itaca ci vuole tornare ma non come il Re ed il guerriero che vi è partito molti anni prima.

Vuole ritornarci ripulito, trasformato per benino, cresciuto. Vi ricorda qualcuno?

A Itaca ci era quasi arrivato grazie all’aiuto di Eolo, ma evidentemente non era ancora  pronto, forse se vi approdava ora di lui non avremmo nulla da raccontare, si la storia del cavallo di Troia ma…ben altra cosa è l’Odissea!

Non vi arriva perché ha in grembo avidità, bramosia di essere fonte di invidia altrui…uno schifo che io chiamo “non riconoscimento”. Che bramosia quell’otre dei venti…tutto mio…tutto per me…io Ulisse l’astuto che ha piegato fortezze e raggirato anche gli Dei.

No, non era ancora il momento. Troppo ancora il veleno che covava dentro.

Un altro giro allora…mia cara sorte, e stavolta prendiamola larga perché il lavoro da fare è tanto… ed io lo voglio fortemente perché ho un obiettivo è ambizioso non fatto di bottino trafugato e coppe d’oro ma di me stesso capace di creare piegando tutta la mia storia al mio nuovo volere.

Un volere che sa apprezzare i doni della vita ed accoglierli con gratitudine, un volere che non vuole soggiacere al vittimismo ma che riconosce che in  tutto ciò che accade vi è un occasione per realizzare un passaggio, forse anche doloroso, ma essenziale di crescita…perché la bellezza di Elena per la quale ha lottato e vinto piano piano sfigura…e lui ne vuole una nuova, altra, immorale e duratura…la sua stessa esistenza come opera d’arte da creare con forza, saggezza, arte e coraggio per attraversaere e trasformare i dolori.

Beh si. E’ un grande dono il pensiero di Antonio Mercurio e gli sono grato, dalle sue riflessioni traggo ricchezza e sul suo pensiero nascono gli eventi di counseling.

Capita spesso di vivere passaggi che sono una vera e propria Odissea.

Nuovo consiglio? Impariamo a modificare la rotta, giorno per giorno.  Meglio evitare colpi di testa e testardaggini…credetemi.

Eventi di Counseling 2014

Eventi di Counseling

L’arte di prendere nuove decisioni seguendo
il mito di Ulisse.
Come se la caverebbe Ulisse oggi?

Come Ulisse scegliamo di realizzare pienamente noi stessi…costi quel che costi.

Cara Calipso, pensava forse Ulisse, non sono insensibile alla tua proposta di immortalità ed al tuo fascino. Se scelgo di riprendere il mare è per ubbidienza al mio progetto esistenziale, anch’esso demone in me, che non mi lascia dormire . Fammi dono del tuo aiuto, indicami in quale direzione è la meta…e non volertene a male. Siamo stati bene insieme ma ora devo andare.

Liberamente ispirata alla chiacchierata finale tra Calipso e Ulisse vista con la proposta di Antonio Mercurio e proposta nel libro Ipotesi su Ulisse. Prima Che questi poi riprenda il mare, di nuovo, per l’ultimo pezzo prima di tornare a casa.

ulisse_e_calipso_20140617_1440828418Calipso:  Penso io a te
non soffrirai
non morirai
non soffrirai.

Mi prendo cura di te
riconosci il mio potere.

Prendere o lasciare
0 me o la morte
la sofferenza ti aspetta
e la vecchiaia

Amami non morirai
amami …firma qua.

Risultato garantito
formula collaudata
soddisfatto garantito
nessun rimborso
nessun reclamo.

E’ il momento di decidere
prendere o lasciare
vivere o morire
entrare o uscire.
…..

Ulisse:  dammi due legni per favore
ed una corda per poterle legare insieme
il tempo è propizio
non ho più godimento nel mio cuore
non voglio restare
voglio andare
smettere di errare
ho visto abbastanza
ho sofferto quanto basta

Eppure…Tutto il tuo promettere mi seduce
e una parte di me vorrebbe accettare, restare.

Ma voglio andare
riprendere il mare
forse soffrire ancora
ancora piangere e penare
non posso farci niente
se resto sarò pure immortale
ma ho bisogno di nascere e di morire
ogni giorno e tante volte in un ora
il mio viaggio ed il mio dolore
hanno un senso …un onore…
un odore…e questo pure mi seduce
mi fa morire …ardere il cuore
desiderio di creare
fare di me qualcosa buona
essere e divenire.

Preferisco esistere
…ecco la sua pena.

Scappo via dalla sua vista
prima che me ne penta.

Addio Calipso.

 

Da Omero ad Antonio Mercurio_Dal Mito all’Infinito

Di Ulisse non si hanno prove circa la reale esistenza. Ad Itaca c’è un insediamento dimostrato da reperti archeologici, ma nulla parla dell’eroe dalle mille astuzie, nessuna incisione. La mancanza di prove, tuttavia, non ha impedito la planeraria diffusione del mito di Ulisse .

Ulisse, le sue avventure narrate nell’Odissea, i suoi patimenti e la sua capacità di trovare soluzioni in situazioni pazzesche è un’ opera sapienziale; nelle sue pagine c’è rappresentazione simbolica di dinamiche umane.

Ed è questo filone simbolico delle dinamiche umane che Antonio Mercurio ha messo a fuoco nelle sua opera “Ipotesi su Ulisse”.  E’ penetrato nel racconto omerico e ne ha portato in superficie il contenuto sapienziale.

Antonio Mercurio ha fondato un corpus disciplinare potente ed innovativo ( l’Antropologia Personalistica Esistenziale – la Sophia Analisi – la Sophia Art e la Cosmo Art).

In “Ipotesi su Ulisse”, Antonio Mercurio prende per mano il lettore in un viaggio alla scoperta del contenuto sapienziale dell’Odissea come storia dell’uomo che compie un cammino di crescita e che vuole diventare artista della propria vita.

In questa sezione mi ispirerò al lavoro di Antonio Mercurio ed a quello di Omero, con umiltà e consapevolezza.

In molte mie riflessioni qui sul blog sicuramente mi avvarrò del lavoro di Antonio Mercurio.

A lui rivolgo il mio sentimento di gratitudine perché la sua opera più volte mi ha dato una mano, e ad essa attingo tutte le volte che serve.

Vuoi Avere Ragione o Vuoi Essere Felici?

Vuoi avere ragione o vuoi essere felice?
E’ capitato, capita e capiterà che “le cose non vanno come vorremmo noi”
Cosa fare? Reagire, lottare fino alla morte per affermare la giustizia ed avere ragione? Si ci può stare…ma gli altarini già sono troppo pieni di martiri; penso che possono bastare!
Ulisse nella caverna di Polifemo decise saggiamente di non affermare la sua giustizia vendicando i compagni, ne aveva anche lui diritto…era pur sempre loro re, un re, ed un capo.
Scelse di rinfoderare la spada. Non per viltà, non per giustificare il male subito. Ulisse scelse di non mortificare il suo progetto di tornare a casa e di essere un uomo nuovo. Investì sangue e dolore in contenimento della sua ira per un progetto più grande…ritornare a Itaca…e scelse di voler essere felice.
(Riflessione liberamente ispirata al mito di Ulisse come magnificamente proposto dal prof Antonio Mercurio)