Leggendo questo libro di nuovo a bussarmi in testa una parola “dignità”. La dignità delle multiforme direzioni che può prendere l’umano. L’umano che si appassiona a ideologie di un male sordo, disumano e spietato e la forza di chi lotta e non si arrende. Lo consiglio a tutti perché e un romanzo storico narrativo ( come già La caduta dei Giganti) che prende per mano il lettore e lo conduce con maestria nella storia della nostra epoca di conflitti mondiali e nelle dinamiche intime delle persone che sanno scegliere di stare dalla parte di un mondo migliore e consapevoli dei rischi che la loro posizione e la loro azione potrà comportare. Leggetelo con rispetto per le vicende delle persone …perché spesso tra le sue pagine mi sono chiesto “e se succedesse ancora, io cosa farei…e noi?”
1000 pagine? Davvero?… di cuore non mi sono per un solo attimo sentito appesantito. Un mattone di cose buone.
Senti a me…Lascia perdere
Lascia correre
Non ti incaponire, non c’è niente da guadagnare.
Una volta provaci
La mosca davanti al naso falla volare
Respira a fondo
Fallo per te solo
Per amore
Provaci, lascia perdere
Siediti
Lascia scorrere via le parole
Respira a fondo
Passerà l’ombra scura
E sarai persona nuova
Più vera
Libera e forte
Lascia correre
Stringi aria
Una volta…una sola
Se vivi è perché la vita ha voluto che tu vivessi;
Se vivi è perché tu hai scelto di vivere;
Se la vita vuole che vivi è perché anche tu ha un progetto;
Se hai scelto di vivere è perché al tuo progetto in fondo ci tieni tanto;
Il tuo progetto e quello della vita vanno a braccetto;
Se realizzi i tuoi sogni la vita ti sostiene ad ogni passo;
Se realizzi il tuo progetto tanto più la vita è lieta e ti sorride;
Ma ci sono gli ostacoli!
Si, esistono.
Esistono perché la vita non è perfetta;
Esistono perché noi non siamo perfetti;
Esistono perché nemmeno le persone da cui veniamo erano e non sono perfette
Perché esiste ancora il dolore nella vita?
Esiste per ricordarci, quando ricapita, che ci dobbiamo evolvere;
Esiste per aiutarci, perché se vediamo il dolore possiamo svegliarci e riprendere in mano la nostra vita;
Esiste per ricordarci che il ns progetto ha bisogno di noi;
Esiste perchè come un pittore con i suoi colori o uno scultore con il suo marmo – anche noi possiamo agire l’arte di fondere le forze opposte, l’odio e l’amore, le gioie e i dolori, la libertà ed il rimanere schiavi;
Se vivi è perché hai scelto di esserlo;
Se vivi è perché hai un progetto che vale;
Se ti poni come artista della tua vita allora costruisci “ponti d’oro”;
La vita ci ha voluto, possiamo affidarci, successo garantito;
Se condividiamo un progetto con gli altri noi fondiamo una coralità;
Se il dolore ritorna strizziamogli l’occhio. Ci ricorda solo e di nuovo che abbiamo perso il contatto, trascurato, il progetto.
La vita ed il ns progetto non se la prendono per le nostre disattenzioni e disavventure, aspettano e ci amano incondizionatamente. E noi però diamoci una mossa!
Ero indeciso, come non accade spesso quando sono in una libreria. Quel giorno non avevo grande ispirazione ma avevo desiderio di leggere qualcosa. Pensavo di buttarmi su qualcosa sul banco “novità”. Gira che ti rigira mia figlia sceglie il suo di “Geronimo Stilton” ed io? Come cose lasciate indietro nel tempo mi ritrovo di nuovo a incrociare gli occhi su questo libro. Camus…di lui ancora ho un libro da leggere e con cui devo fare i conti. Intanto però “La peste”…e ok, vieni con me è arrivato il momento di fare un giro insieme io nelle tue pagine e tu – come sempre accade – nella mia vita.
Un narratore si prende la briga di raccontare quello che accade nella città di Orano, sulla costa Algerina. E quello che accade non è una cosa di quelle “mordi e fuggi”, non un evento veloci. Un flagello lento, cosi lo chiama il narratore, insinuante e minaccioso e statisticamente molto mortale, la peste.
Un paese si chiude, e viene chiuso. Che il contagio deve rimanere lì e va contenuto il più possibile. E contro la peste che ci fai? Le pagine sono piene di narrazioni di persone che a modo loro fanno la loro parte, che un qualcosa va fatto di sicuro perché da quel posto non si può andare via con un semplice: “Scusate, io vado via”.
Ma cavolo a volte accadono cose che ci mettono nella più totale impotenza, e come gli abitanti di Orano a tutti un po scatta il desiderio di fuggire via lontano. C’è un dottore coraggioso? Mah, neanche tanto. C’è un dottore e fa il suo lavoro. Tanti si impegnano per arginare ed organizzare i soccorsi … anche loro non sono eroi, non c’è nulla di eroico in un recinto con la peste dentro e si fa qualcosa.
Qualcuno era felice, e solo in quella prospettiva di morte universale si sentiva a suo agio e non credo fosse l’unico…che in molti si sentono a loro agio quando saltano gli schemi e la paura viene vista e vissuta anche dagli altri. Quelli lì si sentono a loro agio perché forse nella paura e nella confusione ci sono da sempre e quindi ecco che di fronte alla peste che minaccia di uccidere…non si sente minimamente confuso e spaventato…anzi sereno e sollevato sussurra “era ora!”.
Io che non sono ancora nato Io che me ne sto ancora dentro l’utero Incollato ai miei traumi Tutto intento a crogiolarmi Dentro il dolore Delle offese ricevute da mia madre E da coloro che puntualmente Me le fanno rivivere Io che ho ingigantito queste offese Con orgoglio e con ira Io che, con il mio Io fetale, Impongo al mio Io adulto Di vivere infelice Nella rabbia e nell’odio Con mille miliardi di pretese Io che mi rinchiudo nella corazza Del mio narcisismo assoluto E giudico e condanno tutti Con disprezzo infinito Dall’alto della mia perfezione divina Io che vorrei distruggere il mondo intero Con diluvi e cataclismi universali Vorrei che qualcuno mi aiutasse A deporre questo fardello intollerabile Di follie fetali Che nulla hanno a che vedere Con il mondo delle persone reali Io vorrei nascere interamente E vorrei essere libero Di amarmi e di amare. Libero di poter vivere nella pace e nella gioia. Ho interrogato i saggi E ho chiesto: Come si fa a nascere per intero E a non restare mezzo dentro e mezzo fuori dall’utero di mia madre? Nessuno mi ha risposto. Ho interrogato il mio Se’ E lui tace come non ha mai atto prima ….. Ho deciso di accettare il silenzio Di accettare l’oscurità E di non vedere E di non poter sapere. Ho deciso di piegare il mio orgoglio E rinunciare alle mie pretese. Ho deciso di accettare il mio dolore E la mia impotenza E soffrire in silenzio Senza lamenti E senza recriminazioni. Lunga è la strada Che porta alla vera umiltà L’umiltà che è la faccia più profonda della verità Lunga è l’attesa Di poter un giorno entrare nella mia casa Non più come mendicante Ma come un signore.
Dell’autore ho letto un pò di roba ma questo è il solo libro che ancora mi porto nel cuore e nello zaino, e volentieri. Sono più di 10 anni che risiede nel mio zaino. Piccolo e leggero non da fastidio alcuno. Sono affezionato a questo libricino. Mi piacciono le riflessioni e gli spunti che contiene, in qualche modo parla direttamente alla mia anima…facendomi fare – come in questo momento che scrivo – un bel profondo respiro che mi placa l’ansia e mi fa ricontatatre la speranza e la forza.
Il manuale del guerriero della luce ne ha per tutti e sono sicuro che chiunque nelle sue pagine troverà la giusta frase per se, provare per credere.
Quando me lo hanno consigliato io ero in battaglia e mi portavo in giro per la vita l’immagine del guerriero. Una persona a me molto cara me lo consigliò e ne rimasi subito affascinato, tanto che ogni pagina ed ogni riflessione mi sembrava parlasse direttamente al mio giovane guerriero donchisciottesco interiore fornendogli alimento buono, una disciplina e una autorevolezza per la strada fatta e per quella da fare per divenire guerrieri della luce…che poi detto tra noi a me suona più o meno come “un buon guerriero, un buon navigatore, una buona persona, un buon padre, un buon marito, un buon collega, una bella persona che ad imparare con arte e saggezza le buone tecniche di crescita magari realizza qualcosa di veramente luminoso per se e per gli altri.
Incisività
che senza, poi, uno sperma non penetra l’ovulo;
che senza, poi, un buon boccone non può essere sminuzzato e gustato;
che senza una pallottola non può essere estratta;
che senza una “scelta” non cresce;
che senza, poi, perdura solo “ambivalenza”;
che senza la “ricchezza” è chiusa fuori la porta;
che senza, poi, l’altro poi ti supera;
che senza, poi, non si cambia;
che senza non raccogliamo ciò che vogliamo;
che senza, poi, un progetto rimane solo “vago ideale”;
che senza crescono le pretese;
che senza, poi, il retrogusto è triste e deluso;
che senza, poi, è campo libero per le complicità malsane;
che senza, poi, se una cosa fa soffrire e si ripete allora nel dolore ci devi un pò stare (tqb);
che senza, poi, non ci lasciamo liberare dalla vita che – Dio l’abbia in gloria – continuamente ci fa “tana” e ci chiede di lasciarci andare, arrenderci e fluire.
Che fare? Mah non saprei bene ma ho fiducia, che dal dolore CosmoArtisticamente tanta energia posso creare per me stesso e per la vita intera.
Cosa fare? Mah non saprei, intanto sento che intorno alla parola Incisività inizia una esplorazione esistenziale da cui non posso prescindere se voglio realizzare i sogni che per tanto e troppo tempo sono rimasti fermi al palo.
Che fare dopo aver smesso di scrivere? Mah non saprei…intanto penso e lascio vivere dentro immagini che…
Che intanto comunque è bene muovere il primo passo;
Che il primo passo non sia frettoloso, avido;
Che il movimento leggero di un passo che sta per toccare il suolo può far sentire vuoto, smarrimento e paura;
Che camminare piano ma camminare aiuta a potenziare le nostre e le mie positività;
Che per ora mi fermo qua…ed ho fiducia che qualcosa di buono sboccerà dal dolore che contatto pensando alla forza di questa parola.
Ora per ora? Per evitare che tutto scappasse via ho provato a tener viva l’energia in una narrazione – una via di mezzo tra poesia, leggerezza e pesantezza, in stile sbilengo e strano …mah non lo so…so solo che io amo questo modo di creare.
Cosa posso dire di questo libro che altri non hanno gia detto, e meglio?
Comprato anni fa e tenuto per tanto, troppo tempo in libreria a prendere polvere.
Dopo la fattoria degli animali, letto ormai quasi 15 anni fa, approdo a 1984.
Ci sono autori che si leggono bene perché sanno usare parole semplici e che “dicono” senza saccenza e ricerca del pensiero complesso, Orwell è uno di questi e rendo lode a lui ed anche al traduttore italiano.
Io non so perché uno dovrebbe leggerlo come non mi spiego il perché c’è gente che legge, gente che non lo fa e gente che i libri li regala.
Io sono di quelli che con il desiderio di leggere un bel libro ci va in giro, e che prima o poi riesce a trovare il tempo e la giusta forza per mettere in pausa il mondo intero perché ” sto leggendo”.
Questo libro l’ho letto in bagno per il 70% del tempo ( la mia casetta è piccola così questo luogo si presta “anche” per leggere), il restante 25% attaccato al termosifone in cucina ed il restante 5% in altri luoghi.
In 10 punti.
1-Winston mi è stato simpatico sin da subito, dal nome che mi ricorda le sigarette che fumavo anni fa.
2 – Ho assunto i panni del protagonista. Ho guardato il mondo con lui e non piaceva neanche a me. Freddo, grigio, gelito, stitico, triste, controllato, manipolato, terrorizzato.
3- Oh cazzo si, scrivere un diario è pericoloso. Finisse il mondo qualcuno prima o poi lo leggerà ma cazzo che libertà una penna e che ritmo raggiunge il cuore quando racconti un sentire intimo ed il pensiero che vita.
4- Julia? Certo alzi la mano chi non ha mai sognato una situazione come quella tra di loro, una ragazza che sa cosa vuole … ma che tante altre cose non sa.
5- Le persone sono solo biologicamente uguali, esistenzialmente sono diverse.
6 – Si concordo con Winston, la signora e “la sua immagine di fertilità è bella” anche se trasuda e i suoi fianchi sono larghi.
7- Il potere…ah sublime verità.
8 -Ognuno ha qualcosa che lo frega.
9 – Julia io non l’ho mai creduta sincera, e mi sono sbagliato.
10- il grande fratello è ovunque … va a finire che lo ami.
“Quando un uccello è vivo ,mangia le formiche. Quando l’uccello è morto, le formiche mangiano l’uccello. Il tempo e le circostanze possono cambiare ad ogni momento. Non sottostimare o ferire nessuno nella vita. Puoi essere potente oggi, ma ricorda: il Tempo è più potente di te! Un albero serve a creare un milione di fiammiferi.. Ma basta un solo fiammifero per bruciare milioni di alberi.. Perciò sii buono e fai cose buone.
(ho copiato e incollato perché mi pare una cosa buona)
Sulla vita, di Nazim Hikmet
“La vita
tu la prenderai sul serio,
come fa uno scoiattolo, per esempio
senza aspettarti niente di fuori e dall’aldilà.
Non dovrai fare nient’altro che vivere.
La vita non è uno scherzo,
la prenderai sul serio,
ma sul serio a tal punto,
che addossato al muro, per esempio, con le mani legate
o in un laboratorio, in camice bianco, con grandi occhiali,
tu morirai perché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non avrai neppure visto il volto,
e morirai pur sapendo
che niente è più bello,
niente è più vero della vita
tu la prenderai sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, per esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte, pur temendola,
ma perché la vita peserà di più sulla bilancia.”
Nazim Hikmet – Sulla vita
Un progetto è per sempre … altro che diamante! Fiumi di parole STOP, che poi stufano. Se un idea … piace, un immagine … fa sorridere, una visione … veste bene e ti nutre l’anima , una qualità … esalta, una prospettiva … libera, una energia … inebbria, una tonalità … armonizza e una gratificazione dentro permane …. beh potreste aver sentito la magia di un progetto fantastico… Il vostro.
Nè bello nè brutto, nè migliore nè peggiore, nè facile nè difficile… Nostro/Vostro e cazzo non mollatelo perchè è pienezza e potenza della vita allo stato puro … produce miracoli.
Seminatelo dentro senza pensare,…Annusalo;
Accarezzalo dolcemente,… Proteggilo;
Prenditene cura,… Alimentalo;
Parla con lui, … Ascoltalo;
Donagli spazio, … Ingravidati;
Nutriscilo ogni giorno, … Vive;
Stagli vicino, … Ricercalo;
Amalo passionalmente, …Possiedilo;
Quando il vento porterà confusione lui ti salverà.
Annuserà la tua paura, … Conforterà;
Proteggerà il tuo cuore, … Sempre;
Ti alimentarà, … Forte;
Ascolterà, … Comprenderà;
Ti parlerà, … Dolcemente ;
Ti cullerà, … Danzando;
Ti alimenterà, … Amorevolmente ;
Ti troverà, … Illuminerà;
Ti stimolerà, …Gratificherà ;
Insieme, … per sempre.
No tempo e No spazio.
Nessun obbligo e impegno.
Permane una ficata pazzesca
Una pazzesca possibilità di essere Bellezza vivente.
Chi vuole … può esplorare.
Chi no … può rinunciare … uguale.
Ricordo ancora vividamente il primo icnontro con lui ad un congresso della Sophia University of Rome, fu per me carico di emozioni di gioia. In quell’occasione mi presentai a lui e fu molto accogliente con me. Stavo studiando, a quel tempo, il suo libro Teoria della Persona che portai con me al congresso sperando di vederlo per farmelo autografare. La mia speranza fu ben ripagata da una bellissima dedica che conservo con cura.
Antonio Mercurio è uomo di pensiero e di azione. Le sue ricerche offrono a chi lo desidera stimoli di riflessioni e di ricerca profonde e molto incisive sulle questioni afferenti la persona.
Come detto il suo patrimonio di pensiero è per me una fonte inesauribile di risposte che saziano e stimolano sia la mia sete di senso che il bisogno di “chiavi di lettura” per la quotidianità.
A lui devo tanto in termini di benessere, e di miglioramento della qualità della mia vita e di introduzione al senso spirituale della esistenza stessa.
Una volta eravamo seduti a fianco, lui parlava di scuole e di formazione. Mi ha detto: “Ma lo sai che la scuola che frequenti (per me Istituto Solaris) è una scuola di saggezza?”… ed aveva ragione. Quel testone che ero allora pensava che stavo studiando ancora “solo” per un Diploma (precisamente di Counseling).
Sperimentare gli ADP è disarmante, arrivano con violenza e alimentano grandi paure ed crescenti strategie di evitamento. Il punto “zero” è il momento in cui va fermato il disagio e basta, fase fondamentale insieme al lavoro di accrescimento della consapevolezza e di esplorazione delle cause. Ci sono farmaci che funzionano, se servono usateli e basta. Ci sono percorsi di psicoterapia che aiutano, quindi non siate pirla e non fatevi fregare dall’orgoglio. Chiedete aiuto che solo i coraggiosi lo sanno fare come si deve, e voi siete coraggiosi.
I farmaci: Puo’ capitare che vi possano essere utili anche dei farmaci, nel caso rivolgetevi ad uno specialista e trovate ciò che va bene per voi. Informatevi, provateli e vedete come funzionano. Mettetevi in tasca il vostro paracadute, un aiuto nel momento del bisogno. Non mettetevi nell’ottica di vivere “con” il farmaco, non accadrà e se lo pensate è solo una “sega mentale”.
Siate folli, umili, elastici, donatevi il meglio.
Proposta di lettura: Alcatraz “di Diego Cugia” pagina 168 (credo :-) ) “48 giorni all’esecuzione”.
L’ho letto per la prima volta nel 2007, quell’anno con Istituto Solaris abbiamo fatto un eventone presso Istituto Goethe di Roma ed in quell’occasione il testo venne presentato al pubblico. Da allora la scuola è cresciuta e molti allievi la frequentano ogni anno sia per i Diplomi di Counseling, di Cinematerapeuta e di Antropologo Esistenziale, ma anche perchè semplicemente è bello crescere potenziando le proprie capacità in un contesto dinamico, con una proposta formativa di ottima fattura e con un corpo di docenti ed operatori formati a puntino. Passano gli anni eppure il testo che vi propongo stavolta conserva dentro di se un bel carico di potenzialità tutte attualissime ed adatte per ogni tempo ed ogni spazio.
Il Manuale di Cinematerapia è un testo valido e piacevole. Gli autori, G.Ciappina e P.Capriani, hanno saputo armonizzare gli aspetti sia del necessario approfondimento disciplinare che quello più piacevoli con la possibilità di immergersi nella lettura delle preziose e potenti chiavi di lettura di film proposti nei seminari creativi di Cinematerapia presso Istituto Solaris.
Chi ha desiderio di acquistarlo può contattare direttamente la scuola, oppure me, E’ disponibile anche in diverse librerie, ad ogni modo potete scrivere ad info@solaris.it .
Un manuale, dunque, che prende per mano il lettore e gli fa fare un giro intorno agli aspetti legati all’arte ed al suo potenziale come strumento di terapia (intesa come processo di crescita e trasformazione e non come cura di patologie); Il Focus speciale è per il Cinema ed il suo potere evocativo. Sono molti i meccanismi psicologici che attiva una visione filmica, molti i riti e gli atti cui noi ci atteniamo scupolosamente ogni volta che decidiamo di andare a vedere un film. Leggendo il libro non mancherete di rimanere piacevolmente sorpresi dalle tante similitudini.
Vedere un film ha in se aspetti piacevoli, è indubbio, a volte è usato a scopi cuturali e sociali.
La proposta degli autori è quella di usare il film per lavorare sulle emozioni che esso suscita. Al film non deleghiamo il compito di cambiarci e farci stare bene, per il solo fatto di vederlo – sottolineano gli autori. MA se si vuole provare ecco che un film, una metodologia adeguata come la Cinematerapia e operatori adeguatamente possono essere una occasione preziosa di crescita. La scuola organizza annualmente due seminari di Cinematerapia ed è in essi che si esprimono le potenzialità del cinema come strumento di crescita. In un seminario creativo di Cinematerapia c’è un film, ci sono persone formate, ci sono partecipanti che hanno desiderio di lavorare mettendosi in gioco, c’è il piano disciplinare, la metodologia e la passione per far emergere punti di forza, rafforzarli e consolidarli in un lavoro esperenziale personale e corale. E tanto altro lo lascio alla vostra scoperta, altrimenti vi tolgo il gusto di essere esploratori e ricercatori di benessere e bellezze.
Un opera d’arte – ci dice Antonio Mercurio – non è mai una creazione individuale bensì Corale.
Consiglio di leggerlo se amate il cinema, e se avete tante volte percepito che in alcune scene o in alcuni passaggi beh…il tema era vostro. Buon lavoro e buon divertimento nella lettura.
Il mio primo Seminario di Cinematerapia fu nel 2005, era la 13° Edizione. Che botta che fu il mio battesimo! Laura mi fu molto vicina in quell’ occasione e mi sorrideva spesso. A proposito del seminario mi disse: “Questa è un esperienza a rilascio graduale”. Laura aveva ragione :-). Consiglio a tutti di prendervi parte, così…perchè è una cosa buona. Sono grato al Dott. Giampiero Ciappina perchè mi ha sempre invitato ai seminari, e quando io non partecipavo non si è mai perso d’animo e così ogni volta e tutte le volte mi ha rinnovato l’invito e donato la preziosa chiave di lettura realizzata insieme con la Dott.sa Paola Capriani. Il Dott Ciappina e la Dott.sa Capriani sono i Direttori dell’istituto Solaris e i conduttori dei Seminari.
A seguire info sull’evento. Le iscrizioni entro il 21 Febbraio ricevono uno sconto del 20%.
XXXI° SEMINARIO DI CINEMATERAPIA
Laboratorio creativo di Arti-Terapie. Con il metodo della Cosmo-Art e della Sophia- Art Cinema, Teatro, Arti grafiche, Danza, Giochi, Scrittura, Poesia
21 e 22 marzo 2015 – Roma, Via Rovereto 4b
“Ad occhi aperti” Usiamo il perdono e la riparazione per accedere ad una nuova visione.
Con la visione del film “Rapunzel”, di Nathan Greno, Byron Howard
BREVE ESTRATTO DALLA CHIAVE DI LETTURA. Tra Dubbi e Veleni Possiamo riassumere con questo semplice titolo tante nostre difficoltà. Questa favola ci parla di una visione offuscata. E’ tutto lì, sotto i nostri occhi, ma non lo vediamo. Non riusciamo a contattare le nostre verità interiori perchè è troppo doloroso vedere le menzogne di anni. Il dubbio è spesso un cattivo consigliere. L’ascolto profondo però ci dice la nostra verità, ci indica la direzione e il disegno del nostro futuro. Ma il dubbio si intromette e – come nuvole nere – offusca la limpidezza della visione profonda, dell’occhio interiore. Il dubbio ci fa rimanere intrappolati con la sfiducia e, quindi, con la “madre negativa”. Siamo malfidati e depressi perchè veniamo da esperienze piene di visioni negative. Nessuno ci ha insegnato invece a considerare i fatti dolorosi come delle guide, delle indicazioni di crescita. Immaginate il dolore come una freccia pungente che indica la strada da seguire. Al contrario, ci hanno insegnato invece a lamentarci o a pretendere. Questi atteggiamenti avvelenano la nostra vita. Il rapporto con noi stessi e con gli altri è filtrato da questi veleni e dubbi, proprio come Rapunzel che è prigioniera della parte negativa della madre e della sua esperienza intrauterina di morte. E’ arroccata lì nella sua Torre, nascosta nel nulla e lì cresce lunghi anni (…).
Perché voi passando volutamente o per sbaglio dal mio blog ed imbattendoti in questo articolo dovreste leggere questo libro? La risposta è che non lo so perché dovreste farlo, io l’ho fatto in passato e lo sto rileggendo in questo periodo traendone piacere. Per chi è a digiuno del pensiero e del sogno di Antonio Mercurio potrà apparire anche folle. Forse non è un libro per tutti. provo a dirvi 2 cose.
Antonio Mercurio è un autore prolifico, i suoi libri sono un condensato di conoscenza, forza e saggezza.
Gli Ulissidi è un bel libro che consiglio di leggere senza soffermarsi troppo al concettuale, il suo sviluppo è dialettico e costruttivo. L’autore espone nelle sue pagine i fondamenti di alcuni suoi pilastri disciplinari che vanno dalla Sophia Analisi alla Sophia Art e fino alla più recente Cosmo Art.
Lascio a voi, se deciderete di leggere il libro, di penetrare il piano delle definizioni…dedicategli un minimo sindacale di tempo e poi ritornate a farvi prendere per mano dall’autore. Se qualcosa non la capite non vi preoccupate, nel corso della lettura l’autore saprà più volte riconnettervi con lo spirito ed il messaggio della sua opera. Se posso permettermi vi consigli di leggere questo libro con l’anima rivolta verso le stelle. Pensate a voi mentre lo leggete e lasciate che il livello della presenza cognitiva sia limitata alla necessità di lettura. Fate scendere i concetti ed il racconto nel vostro animo, sentite che sviluppi hanno. Antonio Mercurio propone una visione dell’uomo fondata su una sostanziale interconnessione tra uomo e vita, tra uomo e cosmo. .
Perché Ulissidi? L’autore offre in questo testo una sua interpretazione del mito di Ulisse, una visione nuova sia dell’Illiade che dell’Odissea. Ci fa conoscere Ulisse come artista della vita e della vita dell’universo. Ulissidi sono tutti coloro che nel vivere l’odissea della propria vita, dice l’autore, si ispirano al mito di Ulisse come da lui proposto.
Vi invito a leggerlo, non ad impararlo. Probabilmente scorrendo le pagine vi potrò capitare di sentire che …tutto sommato …il suo punto di vista e la sua visione cosmologica della vita è sostanzialmente bella e piena di grazia.
Io non aggiungo altro…che io mica sono Antonio Mercurio :-) !
Nel video qui sotto potete ascoltare direttamente dalla voce dell’autore il suo teorema della cosmo art, proposto nel libro. Buona visione e buona lettura.
(Brano tratto da “Gli Ulissidi” di Antonio Mercurio).
(…) Più’ di ogni altro, l’artista e’ colui che rende possibile l’impossibile.
Egli compie il miracolo di estrarre
l’unita’ dalla frammentarietà’
l’armonia dal caos
la bellezza dal nulla
la gioia dal dolore
la forza dalla debolezza
il positivo dal negativo
il bene dal male
l’amore dall’odio
la vita dalla morte
la poesia e la grazia dalla drammaticità’ del vivere quotidiano.
Egli crea l’unita’ e l’armonia operando la sintesi degli opposti e stabilendo il giusto equilibrio tra le parti (…).
Mio fratello me ne parlo’ per la prima volta nel 1995. Pensa positivo, mi diceva. Da allora sono passati 20 anni e sono diventato grandicello eppure quei gg con mio fratello non me li dimentico. Ansie ed attacchi di panico mi rendevano l’esistenza difficile. Non è quantificabile l’aiuto di mio fratello, gli devo molto più’ dell’avermi indicato un testo e/o una serie di affermazioni. Gli devo di avermi dato speranza quando ero disperato. L’ho seguito allora, ne ho fatto tesoro.
I testi di L Hay Li consiglio a tutti, che siate nel bisogno o meno. E’ il testo da tenere aperto ed a portata di mano … Sempre.
L’ho riaperto stamattina ed e’ venuta fuori la pagina del perdono.
Lascio la parola a Louise Hay ma prima ancora un grazie di cuore a Nicola, mio fratello.
Entrato in libreria ho provato un senso di pena e di tristezza. Da molto tempo ho dedicato le mie letture a tematiche relative al mio percorso formativo e professionale. Così guardando tutti quei libri mi sono sentito morire dentro per non essermi dato la possibilità di leggere anche romanzi. Agguanto e compro La caduta dei Giganti. Lo guardo e gli dico “Tu verrai in vacanza con me” questa estate. Mi sono sentito subito meglio, ” mai più senza una buona storia” … mi sono detto.
Io non amo molto le ambientazioni storiche di Ken Follett, ma cavolo i suoi racconti riescono a farmeli piacere. Tra colleghi scherzavamo dicendo che la cosa più bella dei romanzi di KF sono le donne ed il suo modo incisivo di esprimerne la sensualità, la passionalità, la dolcezza e la femminilità. Insomma ci sa fare a descriverle in un modo che piace molto all’universo maschile.
Quindi la componente maschile del mondo immergendosi nelle pagine di questo mattone “potrebbe” ritrovarvi più e più volte a fantasticare sulle figure di Maud Fitzherbert o di Ethel Williams, sono figure che catturano. In questo romanzo sento che c’è una predominanza del femminile. Maud e la sua lotta politica sia per i diritti civili che per scongiurare un conflitto in Europa, ed ancora Ethel e la sua indipendenza e intraprendenza. Entrambe donne che guardano avanti e che come primo obiettivo nella loro vita hanno quello di fare la cosa giusta, per se in primis e poi anche per qualcun altro.
In Europa si incasinano le politiche e i focolai di malumori ultra decennali.
L’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando ( erede al trono Asburgo) è il pretesto per lo scoppio del conflitto. Storie di amori, di nobili alla ricerca di un riscatto, storie di fughe per la vita, storie di lotte di classe e di potere. Storie di minatori e di sovrani tutte unite sotto il grande tendone del circo delle vicende umane. Cadono i giganti ed Ethel cammina fiera e forte lungo i corridoi di un nuovo corso della storia.
Sono passati 100 anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e se vi capita di leggere questo libro probabilmente potrebbe accadere anche a voi di sentire una spaventosa e rischiosa familiarità tra gli eventi narrati allora e quelli ancor latenti in Europa ed in giro per il mondo. Attenti dunque che mentre tutto sembra tacere … in realtà nulla tace.
E’ l’ultimo mattone letto di Ken Follett, (divorati anche I pilastri della terra/ Mondo senza Fine / La cruna dell’ago/ Un luogo chiamato liberta / Codice Rebecca ) però ammazza che testo!
La mia collega Marilena elogia sempre KF e soprattutto il suo traduttore, io mi unisco al suo elogio per complimentarmi con i traduttori di questa opera Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti, Roberta Scarabelli
E’ il primo libro di questo autore che ho letto (correva l’anno 2005), altri ne sono seguiti poi. Antonio Mercurio è un autore che cito spesso nei miei articoli. Ho avuto la fortuna di poterlo incontrare nell’ambito di preziose occasioni formative cui partecipo con la scuola di counseling dell’Istituto Solaris di Roma. Un grande studioso, un uomo coraggioso e tenace che ha donato e che dona all’umanità un patrimonio disciplinare di grande valore, dall’Antropologia Personalistica Esistenziale, la sophia Analisi, la Sophia Art e giungendo fino alla Cosmo Art (scusate il pippone dell’elencazione ma sono notizie).
Al curioso di passaggio sul mio blog consiglio vivamente di mettere in pausa la vita per una giornata e leggere Teoria della Persona. Non è palloso, anzi sono certo che vi piacerà. Certo ci vuole un po di attenzione ma ne vale la pena. Ok, andiamo!
Cos’è la Persona, si chiede l’autore, e quante dimensioni ha? Di certo vi è una mente, di certo vi è un corpo e di certo vi è uno spirito. Su questo ultimo aspetto AM richiama l’attenzione del lettore. In modo semplice e nella forma del dialogo domanda/risposta con gli studenti esplora quelle manifestazioni dell’agire della persona nelle quali si esprime la dimensione spirituale. Questa sfera spirituale della persona è un fatto esistenziale e non ha niente a che vedere con la spiritualità della religione… e voi sapete quanto è difficile usare la parola spirituale senza sconfinare nell’ambito religioso!
Le manifestazioni dell’agire della dimensione spirituale della persona sono ravvisabili in due aspetti fondamentali, la capacità dell’uomo di perdonare e la capacità di decidere nella libertà (ad esempio di non sfruttare un altro uomo).
L’agire nella vita di queste decisioni di libertà e di perdono, secondo l’autore, non sono spiegabili nel perimetro della nostra dimensione psichica. Essa, diceva, Freud è governata a bacchetta dal principio del piacere e quindi il perdono di chi mi ha offeso è inconcepibile. All’azione corrisponde una reazione, all’offesa una rivalsa ecc.
Eppure però l’uomo perdona! Esprime così la pienezza della libertà di decidere in rottura dell’automatismo azione -reazione. Nel testo troverete anche esempi.
Teoria della Persona si legge bene, tra i tanti valori dell’autore vi è anche quello di comunicare in modo semplice e chiaro. Il lettore è preso per mano e condotto lungo concetti anche complessi ma, se vi capiterà di leggerlo, probabilmente capiterà anche a voi di dire alla fine:”Però detto così mi è stato facile comprendere!”
A prescindere dal titolo e dalle innegabili immagini di “tematiche da strizzacervelli che può suscitare” io ravviso che è un bel libro e contiene un messaggio forte di speranza e lo consiglio.
Se siamo liberi di scegliere allora non siamo in prigione. E se agiamo la nostra forza allora non siamo determinati dal passato … e l’oggi ed il futuro ce lo possiamo creare così come lo desideriamo profondamente.
Antefatto: Quella sera ero a casa come una delle tante sere, e su Rai 1 c’era il Festival di Sanremo.
Forse ero in attesa e forse mi sono trovato per caso, non ricordo ma questo è comunque secondario.
Fatto primario è invece che a distanza di anni ricordo la grande emozione che ho provato nel sentire l’esibizione live con chitarra ed armonica di Bruce Springsteen in “The gost of Tom Joad”.
Ogni tanto rivedo il video su You Tube. Da chitarrista autodidatta mi sono divertito a cantarla, a modo mio naturalmente :-) . Sapevo che il brano era ispirato ad un romanzo.
Sono passati anni, poi lo scorso aprile il ricordo mi si è riacceso e con essa la curiosità: “ Ma quale cavolo è il romanzo?”.
Detto fatto, un click qua un pagamento on line e nel giro di 3 gg il pacco è sulla mia scrivania.
John Steinbeck “Furore”. Passano 6 mesi e poi dieci gg fa lo ritrovo tra i libri ancora da leggere.
Ok, Si parte.
Sin dalle prime pagine ho provato un sentimento di rispetto per la storia che gradualmente si andava sviluppando.
Furore ( titolo originale The Grapes of wrath) è un racconto intriso di umanità, una umanità dignitosa e polverosa.
Come lettore ho sentito un senso di cura e di rispetto per le vicende che la famiglia di Tom Joad vive nel suo viaggio dalla arida ed ormai ostile fattoria dell’ Oklahoma, percorrendo la famigerata Route 66 a bordo di un camioncino allestito alla meno peggio, e fino alla terra dei “sogni” – o almeno così dicono i volantini – la California. Tante difficoltà sbiadiscono al confronto con quelle che hanno vissuto i Joad e tante famiglie di mezzadri americani costretti a lasciare le case e le terre, un tempo ricche e fertili, ma ora non più loro … non più fertili … non più ospitali ed accoglienti e sotto la minaccia delle macchine dei grandi latifondisti.
Intere famiglie di mezzadri si svegliano un bel giorno con la consapevolezza di doversi reinventare la vita, con una meta da raggiungere si mettono in viaggio, diventano nomadi in viaggio per sopravvivere.
La meta è indicata su un volantino in cui si invita ad andare in California a lavorare alla raccolta delle pesche con la promessa di una casa, un buon salario ed accoglienza. Nulla di più falso, e pian piano quello che sembrava un viaggio verso un nuovo sogno si arricchisce di disillusione e di triste constatazione che la meta, la California, è un luogo di sfruttamento e di rifiuto.
Lungo le pagine del romanzo emerge il grande valore della vita, il valore sostanziale fatto di decisioni che continuamente cambiano il corso della storia. La famiglia di Tom non ha tempo per piangere troppo, non ha tempo di ostinarsi troppo. Vivere è l’unico modo per avere una speranza, ed anche odiare fino in fondo è un lusso che i Joad ( e molti altri come loro ) non possono permettersi. Accettare di lavorare per mangiare, accettare di lasciare andare un figlio, accettare l’impotenza e aiutarsi vicendevolmente per reciproco bisogno, piangere quel poco che basta per rimettere tutta la propria vita su un camion e ripartire.
Quella della famiglia di Tom Joad non è il racconto dei vincitori, ma è una finestra aperta sul tempo e lo spazio di allora come di oggi e che narra delle vicende umane che vive chi decide pienamente di vivere, vicende multicolori di fame e di passioni, di emozioni acute in tutte le direzioni, di grandi errori e di grandi speranze, di grande rispetto per l’umano che fa semplicemente tutto il possibile per non cedere alla morte ed alla disperazione finale.
Un libro che consiglio di leggere sicuramente, e consiglio di farlo con un senso di silenzioso rispetto. Entrando nelle pagine forse capiterà anche a voi di percepire di trovarvi in una storia che vi appartiene e appartiene all’umanità intera e di cui è bene prendersi cura.
Il tempo del riscatto e della vittoria ….quella è un’altra storia. In queste pagine c’è l’uomo che vive, che ha fame, che è sporco, che scappa, che uccide, che decide e deve difendere la sua esistenza perché essa è il vero sogno e la vera meta … non la California.
Mi sono chiesto: “è possibile misurare gli effetti del darsi un valore nella vita quotidiana?”
Ognuno, intimamente, sente di valere, …vuole valere,… pensa di valere… vale. Ma intimamente si realizza poco. Questa qualità se non diviene tirata fuori produce risultati.
Darsi un valore comporta un “agire” come frutto di una decisione profonda di amarsi con passione incontenibile. Molti lo fanno, molti scelgono di pascolare nella “terra di mezzo” del rimando.
Frequentemente mandiamo in vacca i sogni dissanguandoci l’anima con infiniti “poi…dopo…la prossima volta ecc”.
In potenzialità tutti ma nel pratica sono pochi quelli che vivono veramente il “darsi un valore”, lo coltivano con amore e cura, lo proteggono con forza.
Chiedi un aumento di stipendio? Bene, ti stai dando un valore perché ti metti in gioco e ti riconosci che vali di più.
Disponi delle tue risorse economiche nella libertà e ne godi? Ottimo, bravissimo. Ti stai dando un valore perché dimostri nei fatti che non stai commettendo nessun reato.
Dici “no” a ciò che non ti piace? Ti stai dando un valore perché ti rispetti.
Sai riconoscere le tue “responsabilità” e decidi di riparare? Ti stai dando un valore perché liberi l’anima dai rovi mortiferi dei sensi di colpa.
Non ti racconti menzogne e decidi di stare nella sofferenza “sana”? Ti stai dando un valore perché come un artista stai decidendo di conoscere e trasformare la materia della tua vita…parti ombra incluse.
Metti in conto di poter anche sbagliare tutto? Ti stai dando un valore perché ti ti fai dono della speranza.
A che punto siamo oggi? La terra di mezzo è dura, dolorosa e seducente al tempo stesso. Ci vuole forza, saggezza e umanità. E allora vi racconto una ficata, funziona.
Antonio Mercurio una volta ci disse che per superare i blocchi, il senso di impotenza, era saggio partire da una piccola ma potente azione: “rendersi disponibili”.
Che vuol dire?
Vuol dire che non bisogna essere perfetti per iniziare e che possiamo iniziare dal darci intanto una possibilità. Introduciamo nella nostra vita il seme potente del “rendersi disponibili ” e cavalchiamo la tigre. Ogni giorno capitalizziamo i risultati e reinvestiamo in altro valore. Arriveremo alle stelle.
Claude Robert Eatherly (stato del Texas, 2 ottobre 1918 – Houston, 1 luglio 1978). Uno dei protagonisti del bombardamento di Hiroshima.
Vennero scelti i migliori piloti e i migliori equipaggi, lui era uno di quelli. A 24 anni era già maggiore, abbattendo 33 aerei nemici si guadagna due medaglie, fra cui la ” Dinstinguished Flying Cross “, la decorazione più alta per piloti vivi.
Eatherly era il comandante del B-29 incaricato di verificare se le condizioni meteorologiche permettevano il rilascio della bomba, la visibilità doveva essere ottimale. Il suo aereo, battezzato Straight Flush (scala reale), parte alle 1:37 dalla base di Tinian, un’ora prima del più famoso B-29 Enola Gay. Volò sulla città per 15 minuti, durante i quali il vento spazzò via le nuvole. Le condizioni gli parvero ideali e trasmise quindi il seguente messaggio in codice all'”Enola Gay“: (…) Su Hiroshima sereno, con visibilità dieci miglia sulla quota di tredicimila piedi”. La scelta era fatta. Rimase terrorizzato dall’esplosione e vide sparire Hiroshima dentro una nube gialla. Solo al suo ritorno alla base di Tinian seppe della devastazione e della grande perdita di vite umane causate dallo scoppio.
Decorato come gli altri, ma alla fine della seconda Guerra mondiale chiese di essere congedato. Lo stato americano gli offrì 237 dollari di pensione, lui dispose che venissero devoluti alle vedove dei caduti di guerra.
Era cambiato, era nervoso, magro e irascibile. Di notte iniziò ad avere incubi, svegliandosi di soprassalto e gridando “Gettatevi, gettatevi: arriva la nuvola gialla!”. Nel 1950 tenta il suicidio a New Orleans, si lasciò convincere a farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico di Waco, dove trascorse sei settimane. Dopo alcuni piccoli crimini tentò nuovamente il suicidio, recidendosi le vene di un polso. Nuovo ricovero a Waco e massiccia cura a base di insulina per la rimozione dei ricordi che lo ossessionavano. La moglie, esasperata dai suoi comportamenti, chiese e ottenne il divorzio insieme con l’interdizione di Eatherly a incontrare i loro figli, sentenza che l’ex aviatore accettò. Seguì, negli anni posteriori, un’interminabile successione di piccoli reati, finte rapine, assalti a uffici postali, processi e trattamenti psichiatrici. Nulla poteva restituire Eatherly alla vita sociale. I suoi occhi erano spalancati su un orrore insopportabile.
La corrispondenza con Günther Anders
Nella primavera del 1959, il filosofo tedesco Günther Anders venne a conoscenza del caso Eatherly e pose inizio a un rapporto epistolare con l’aviatore, ricoverato a Waco, per aiutarlo ad uscire da quella condizione. I contatti divennero più intensi con il tempo e i due si incontrarono qualche anno dopo. Anders suggerì all’ex pilota di scrivere una lettera di scuse in cui descriveva il suo dolore, il suo rimorso e la sua vita dopo quella ricognizione. I superstiti di quell’inferno gli risposero che in fondo lui era solo un’ennesima vittima di Hiroshima.L’ex pilota si sentì più sollevato dopo essersi riappacificato con Hiroshima e visse meglio fino alla sua morte. (Testo liberamente ispirato alla fonte Wikipidia).
A lui è dedicata la canzone dei Nomadi “Il Pilota di Hiroshima”, la trovate in rete.
Chi dona la sua esperienza in ogni caso è un uomo libero.
Ho abbinato a questo scritto un immagine di trincea. L’ho scelta perché penso ai comportamenti ostinati in cui ci “trinceriamo” quando siamo spaventati e minacciati dalla paura nelle sue moltitudini rappresentazioni. Nel rapporto con gli altri e con le situazioni appare come paure di essere ridicoli, paura di sbagliare, di fallire, di non essere pronti, di non avere le idee chiare, di non essere bravi, di non saper dire, di non saper fare, di non essere furbi e forti, di fare brutta figura ecc ecc.
Da queste trincee difensive partono messaggi a voler rassicurare che “va tutto bene”, mentre non va bene per niente. Una trincea alla lunga diviene una tomba esistenziale, c’è un tempo giusto per stare rintanati e uno per raccogliere il coraggio e mandare a fanculo tutte le elucubrazioni. Si proprio così. Mandare a fanculo la paura e poi chiamarla per nome. Ti vedo sai “mia paura del giudizio” o ancora “ti sento senso di inadeguatezza”. Dare il nome al problema o all’emozione che ci assedia vedrete che apre la via verso la libertà.
Ogni momento è una opportunità, allo stesso modo lo sono le storie di buone e umane condivisioni che parlano di noi.
C’è ogni giorno una cosa da imparare e qualcosa di noi da mettere a fuoco e trasformare. E grazie alle storie che si raccontano.
Mega generalizzazione ( passatemela ) “Ad Ulisse e al suo mito vogliamo tutti molto bene”.
Si…perché comunque è un esempio meritevole di lode.
Ci ispira fiducia, speranza, capacità di riuscire a cavarsela comunque vada.
Una Odissea comunque a lieto fine.
E di storie a lieto fine ne abbiamo anche un gran bisogno soprattutto in questi tempi storici in cui a volte davvero è dura, e a volte ci manca la speranza.
Antonio Mercurio nel libro “Ipotesi su Ulisse” lo propone come esempio della persona che decide di divenire artista della propria vita. Ed è una bella idea.
Ulisse l’abile ed astuto, l’odiato e che si odia…l’uomo dai tanti pianti e patimenti,
che vive l’impotenza e che sa pregare e piegarsi, l’orgoglioso e il diffidente. Vi ricorda qualcuno? Un pò non somiglia a tutti noi?
Ulisse smanioso di gloria e di una immortalità nuova, duratura, di una vita che lasci in qualche modo il segno di sè. Vi ricorda qualcuno?Non vogliamo tutti vivere una vita in cui potere creare e contribuire alla magnifica esperienza della esistenza umana con il nostro speciale essere ed esistere come persona e come organismo?
Ulisse muore e rinasce continuamente, diviene continuamente una persona nuova … e prende decisioni anche con le lacrime agli occhi.
C’è poco da fare, a Itaca ci vuole tornare ma non come il Re ed il guerriero che vi è partito molti anni prima.
Vuole ritornarci ripulito, trasformato per benino, cresciuto. Vi ricorda qualcuno?
A Itaca ci era quasi arrivato grazie all’aiuto di Eolo, ma evidentemente non era ancora pronto, forse se vi approdava ora di lui non avremmo nulla da raccontare, si la storia del cavallo di Troia ma…ben altra cosa è l’Odissea!
Non vi arriva perché ha in grembo avidità, bramosia di essere fonte di invidia altrui…uno schifo che io chiamo “non riconoscimento”. Che bramosia quell’otre dei venti…tutto mio…tutto per me…io Ulisse l’astuto che ha piegato fortezze e raggirato anche gli Dei.
No, non era ancora il momento. Troppo ancora il veleno che covava dentro.
Un altro giro allora…mia cara sorte, e stavolta prendiamola larga perché il lavoro da fare è tanto… ed io lo voglio fortemente perché ho un obiettivo è ambizioso non fatto di bottino trafugato e coppe d’oro ma di me stesso capace di creare piegando tutta la mia storia al mio nuovo volere.
Un volere che sa apprezzare i doni della vita ed accoglierli con gratitudine, un volere che non vuole soggiacere al vittimismo ma che riconosce che in tutto ciò che accade vi è un occasione per realizzare un passaggio, forse anche doloroso, ma essenziale di crescita…perché la bellezza di Elena per la quale ha lottato e vinto piano piano sfigura…e lui ne vuole una nuova, altra, immorale e duratura…la sua stessa esistenza come opera d’arte da creare con forza, saggezza, arte e coraggio per attraversaere e trasformare i dolori.
Beh si. E’ un grande dono il pensiero di Antonio Mercurio e gli sono grato, dalle sue riflessioni traggo ricchezza e sul suo pensiero nascono gli eventi di counseling.
Capita spesso di vivere passaggi che sono una vera e propria Odissea.
Nuovo consiglio? Impariamo a modificare la rotta, giorno per giorno. Meglio evitare colpi di testa e testardaggini…credetemi.
Io: Ulisse non era un pazzo.
Voi(forse): “E chi lo ha mai detto?”
Io: “Tutti lo abbiamo detto”.
Uno di voi (forse): “Ma strano! A me non mi risulta, io ho sempre detto che era un figo uno di successo abile ed astuto…uno da imitare, invidiare, ma un pazzo no…ma se l’ho detto forse ho toppato…me lo ricorderei”.
Io: Mi spiego meglio, uso il mito.
Ulisse da Calipso ci stava anche bene.
Calipso è bella, una ninfa, sempre giovane e passionale, immortale e fonte di piacere.
Tutto attorno alla sua isola un mare immenso. A lui è andata anche bene visto che vi è approdato dopo giorni e giorni alla deriva e dopo che tutti gli altri sono morti. Eppure lui vuole andare via. Come minimo viene spontaneo dirgli “Ulisse tu sei un pazzo!”.
Anche a noi sicuramente è capitato di sentire intimamente che quello che abbiamo non ci gratifica. Un idea da diventarci pazzo
Vi è capitato mai? A me si.
Quante volte ci siamo detti – a bassa voce intimamente – che era un idea pazza e che dovevamo accontentarci e difendere quello che avevamo.
Ulisse non era un pazzo. Lui aveva il suo progetto di tornare a casa.
Noi pure ne abbiamo, ognuno il proprio che sia di natura materiale ideale non fa alcuna differenza. Noi tutti siamo quelli che vogliamo crescere e realizzarci, fare cose nuove e diverse, un altro lavoro, un’altra città, viaggiare, una famiglia, il successo, diventare genitori…ecc ecc.
E’ solo che anche a noi il cambiamento fa paura e per far sparire questa cavolo di paura l’umanità non ha trovato ancora una soluzione. Gli strumenti più utili sono l’amore, il coraggio e la follia.
Io credo che ogni momento al mondo molte persone legano insieme due legni con una corda, caricano su tutto quello che hanno e si mettono in mare verso un idea ed un progetto, la loro personale Itaca.
Lo abbiamo fatto anche noi tante volte, è solo che non ce lo ricordiamo. E’ solo che ogni volta decidere è dura e non ci ricordiamo delle tante vittorie già all’attivo.
Ulisse non era un pazzo e non parte a caso. Con l’aiuto degli dei ottiene di poter lasciare Calipso che gli dona valide indicazioni per la navigazione, coordinate per la sua meta.
E noi? Beh noi abbiamo i nostri sogni ed i nostri valori che sono anch’essi una mappa.
Ulisse è partito. Bye Bye Calipso. Mani, zattera, mare … non mi tradite! E noi pure…sogni e polmoni, amore muscoli e coraggio teniamoci forte che ad ogni nuovo cambiamento un pò si balla…ma poi passa e noi siamo già persone nuove. Quando iniziate un viaggio prendete carta e penna e scrivete il vostro diario di bordo. Un giorno vi direte “cazzo quanto sono stato bravo e figo”, parola mia!
Cara Calipso, pensava forse Ulisse, non sono insensibile alla tua proposta di immortalità ed al tuo fascino. Se scelgo di riprendere il mare è per ubbidienza al mio progetto esistenziale, anch’esso demone in me, che non mi lascia dormire . Fammi dono del tuo aiuto, indicami in quale direzione è la meta…e non volertene a male. Siamo stati bene insieme ma ora devo andare.
Liberamente ispirata alla chiacchierata finale tra Calipso e Ulisse vista con la proposta di Antonio Mercurio e proposta nel libro Ipotesi su Ulisse. Prima Che questi poi riprenda il mare, di nuovo, per l’ultimo pezzo prima di tornare a casa.
Calipso: Penso io a te non soffrirai non morirai non soffrirai.
Mi prendo cura di te riconosci il mio potere.
Prendere o lasciare 0 me o la morte la sofferenza ti aspetta e la vecchiaia
Amami non morirai amami …firma qua.
Risultato garantito formula collaudata soddisfatto garantito nessun rimborso nessun reclamo.
E’ il momento di decidere prendere o lasciare vivere o morire entrare o uscire. …..
Ulisse: dammi due legni per favore ed una corda per poterle legare insieme il tempo è propizio non ho più godimento nel mio cuore non voglio restare voglio andare smettere di errare ho visto abbastanza ho sofferto quanto basta
Eppure…Tutto il tuo promettere mi seduce e una parte di me vorrebbe accettare, restare.
Ma voglio andare riprendere il mare forse soffrire ancora ancora piangere e penare non posso farci niente se resto sarò pure immortale ma ho bisogno di nascere e di morire ogni giorno e tante volte in un ora il mio viaggio ed il mio dolore hanno un senso …un onore… un odore…e questo pure mi seduce mi fa morire …ardere il cuore desiderio di creare fare di me qualcosa buona essere e divenire.
9 maggio 1978. A Cinisi muore ucciso dalla mafia Peppino Impastato. Questo in sintesissima.
Dove hai sbagliato Peppino?
No, di certo non erano sbagliati i tuoi ideali di libertà e di giustizia.
Eppure in qualcosa hai sbagliato, ragazzo arrabbiato. L’ira ti ha accecato, e l’odio.
E questi 2 veleni non ti hanno fatto agire saggiamente.
Come Ulisse con Polifemo, allo stesso modo tu e la mafia.
Per lui, per te e per ognuno di noi c’è un fottuto divoratore che ci attende.
E come lui, come te, allo stesso modo ad ognuno di noi capita di entrare frequentemente nel suo regno.
Forse …per vedere, per capirci qualcosa.
Narra Omero che Ulisse è pieno di ira, Polifemo gli ha divorato due compagni.
Sguaina la spada ed è pronto ad ucciderlo…ma un altro pensiero lo placa.
Solo quel maledetto Ciclope può togliere l’enorme masso che blocca l’uscita.
Osserva Antonio Mercurio che Ulisse placa la sua ira, ma non il suo odio…lo rimuove solo.
Macera il suo orgoglio e decide di vivere un grande patimento da rinuncia.
Lui è pur sempre un Re ( e noi non siamo re?), è colui che ha fregato i troiani ( e noi non siamo i più astuti? ) e se non bastasse è pur sempre il capo dei suoi uomini ( e noi non abbiamo responsabilità?).
Le sue ragioni sono comprensibili, lo sono le tue Peppino, lo sono quelle di chiunque lotti contro l’ingiustizia e le mafie, lo sono quelle di ognuno di noi che vuole essere il re della propria vita.
Ma affermare quelle ragioni, andare allo scontro diretto non lo salverà. Non ha salvato te.
Forse …in questo hai sbagliato Peppino, e mi dispiace.
Forse …ti ha vinto l’ira …prima ancora della mafia.
Forse …sbagliamo noi tutti ogni volta che indossiamo l’armatura e ci armiamo sotto le effige del nostro orgoglio ferito, carichi della nostra ira.
Come l’elenco dei martiri similmente è lungo l’elenco degli eroici cavalieri solitari impegnati “a vita” a combattere contro mostri invisibili, fuori.
Il tuoi ideali oggi sono narrati come quelli dell’ennesimo martire.
Mi piacerebbe tu fossi ancora in vita, quegli ideali avevano bisogno di te per poter diventare qualcosa di più grande, un onda culturale e di sollevamento sociale in grado di chissà quali trasformazioni nelle persone prima che nella società, nell’ambiente e nella cultura mafiosa.
Forse…con la tua morte sappiamo ancor più e meglio quanto è preziosa la saggezza perchè i cambiamenti sono processi lunghi e difficili e dolorosi.
Forse …dovevi essere più saggio anche tu…perchè la mafia la si combatte da vivi, da morti si è solo parole e commemorazioni, mazzi di fiori e frasi fatte.
Ha fatto bene Ulisse, ha deciso di vivere la macerazione del suo orgoglio e della sua ira. Ha potuto così trovare un’altra soluzione e continuare il suo viaggio verso Itaca. Anche tu Peppino avevi un tuo progetto, una tua Itaca. E non voglio credere che il tuo progetto fosse quello di saltare in aria in una macchina.
A te Peppino … e a tutti ed a me ricordo di riflettere profondamente quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci fa avvampare di ira.
Manteniamoci vivi, diversamente la nostra ira genera solo martiri e nessuna bellezza.
Forse…vale la pena provarci.
Di Ulisse non si hanno prove circa la reale esistenza. Ad Itaca c’è un insediamento dimostrato da reperti archeologici, ma nulla parla dell’eroe dalle mille astuzie, nessuna incisione. La mancanza di prove, tuttavia, non ha impedito la planeraria diffusione del mito di Ulisse .
Ulisse, le sue avventure narrate nell’Odissea, i suoi patimenti e la sua capacità di trovare soluzioni in situazioni pazzesche è un’ opera sapienziale; nelle sue pagine c’è rappresentazione simbolica di dinamiche umane.
Ed è questo filone simbolico delle dinamiche umane che Antonio Mercurio ha messo a fuoco nelle sua opera “Ipotesi su Ulisse”. E’ penetrato nel racconto omerico e ne ha portato in superficie il contenuto sapienziale.
Antonio Mercurio ha fondato un corpus disciplinare potente ed innovativo ( l’Antropologia Personalistica Esistenziale – la Sophia Analisi – la Sophia Art e la Cosmo Art).
In “Ipotesi su Ulisse”, Antonio Mercurio prende per mano il lettore in un viaggio alla scoperta del contenuto sapienziale dell’Odissea come storia dell’uomo che compie un cammino di crescita e che vuole diventare artista della propria vita.
In questa sezione mi ispirerò al lavoro di Antonio Mercurio ed a quello di Omero, con umiltà e consapevolezza.
In molte mie riflessioni qui sul blog sicuramente mi avvarrò del lavoro di Antonio Mercurio.
A lui rivolgo il mio sentimento di gratitudine perché la sua opera più volte mi ha dato una mano, e ad essa attingo tutte le volte che serve.
E’ capitato, capita e capiterà che “le cose non vanno come vorremmo noi”
Cosa fare? Reagire, lottare fino alla morte per affermare la giustizia ed avere ragione? Si ci può stare…ma gli altarini già sono troppo pieni di martiri; penso che possono bastare!
Ulisse nella caverna di Polifemo decise saggiamente di non affermare la sua giustizia vendicando i compagni, ne aveva anche lui diritto…era pur sempre loro re, un re, ed un capo.
Scelse di rinfoderare la spada. Non per viltà, non per giustificare il male subito. Ulisse scelse di non mortificare il suo progetto di tornare a casa e di essere un uomo nuovo. Investì sangue e dolore in contenimento della sua ira per un progetto più grande…ritornare a Itaca…e scelse di voler essere felice.
(Riflessione liberamente ispirata al mito di Ulisse come magnificamente proposto dal prof Antonio Mercurio)