#NarraAscoltaStorie_13. h 17:40 più o meno

febEra già tutto saltato per aria quando ho sentito la notizia.
Come tante volte con i miei amici eravamo di rientro dal mare. Per quanti come me hanno avuto la fortuna di vivere in terra Garganica a due passi dal mare e da ogni bellezza naturale possibile il 19 luglio era già tempo in cui la relazione con l’estate e con lo stare all’aperto era consolidata e scolpita sulla pelle.
Fu in uno di quei rietri dal mare, in una leggera curvatura della strada verso destra e con la traiettoria già impostata per la successiva girata a sinistra, che abbiamo appreso la notizia della morte di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta. Non ero solito ascoltare la radio, forse era finita la cassetta e non avevo lo stereo autoreverse. La notizia è penetrata così, durante i secondi necessari ad un cambio cassetta …ed lì è rimasta depositata e congelata nella memoria. Non sapevo chi fosse il giudice Borsellino, “la mafia” non era ancora “cosa mia”. Non mi interessavo di sapere cosa succedeva intorno a me. Il 19 Luglio e dopo che già c’era stato il botto di Capaci, ho per la prima volta percepito che era successo qualcosa di forte … e che riguardava anche me.  Tanto si tace ancora, al prossimo botto gente!

 daZeroaInfinito.com … Che oltre al ricordare non so che fare!

Peppino…placa la tua ira.

21 Marzo, Giornata della Legalità.

9 maggio 1978. A Cinisi muore ucciso dalla mafia Peppino Impastato. Questo in sintesissima.

Dove hai sbagliato Peppino?
No, di certo non erano sbagliati i tuoi ideali di libertà e di giustizia.
Eppure in qualcosa hai sbagliato, ragazzo arrabbiato. L’ira ti ha accecato, e l’odio.
E questi 2 veleni non ti hanno fatto agire saggiamente.

Come Ulisse con Polifemo, allo stesso modo tu e la mafia.

Per lui, per te e per ognuno di noi c’è un fottuto divoratore che ci attende.
E come lui, come te, allo stesso modo ad ognuno di noi capita di entrare frequentemente nel suo regno.
Forse …per vedere, per capirci qualcosa.

Narra Omero che Ulisse è pieno di ira, Polifemo gli ha divorato due compagni.
Sguaina la spada ed è pronto ad ucciderlo…ma un altro pensiero lo placa.
Solo quel maledetto Ciclope può togliere l’enorme masso che blocca l’uscita.
Osserva Antonio Mercurio che Ulisse placa la sua ira, ma non il suo odio…lo rimuove solo.
Macera il suo orgoglio e decide di vivere un grande patimento da rinuncia.
Lui è pur sempre un Re ( e noi non siamo re?), è colui che ha fregato i troiani ( e noi non siamo i più astuti? ) e se non bastasse è pur sempre il capo dei suoi uomini ( e noi non abbiamo responsabilità?).
Le sue ragioni sono comprensibili, lo sono le tue Peppino, lo sono quelle di chiunque lotti contro l’ingiustizia e le mafie, lo sono quelle di ognuno di noi che vuole essere il re della propria vita.
Ma affermare quelle ragioni, andare allo scontro diretto non lo salverà. Non ha salvato te.

Forse …in questo hai sbagliato Peppino, e mi dispiace.
Forse …ti ha vinto l’ira …prima ancora della mafia.
Forse …sbagliamo noi tutti ogni volta che indossiamo l’armatura e ci armiamo sotto le effige del nostro orgoglio ferito, carichi della nostra ira.
Come l’elenco dei martiri similmente è lungo l’elenco degli eroici cavalieri solitari impegnati “a vita” a combattere contro mostri invisibili, fuori.

Il tuoi ideali oggi sono narrati come quelli dell’ennesimo martire.
Mi piacerebbe tu fossi ancora in vita, quegli ideali avevano bisogno di te per poter diventare qualcosa di più grande, un onda culturale e di sollevamento sociale in grado di chissà quali trasformazioni nelle persone prima che nella società, nell’ambiente e nella cultura mafiosa.
Forse…con la tua morte sappiamo ancor più e meglio quanto è preziosa la saggezza perchè i cambiamenti sono processi lunghi e difficili e dolorosi.
Forse …dovevi essere più saggio anche tu…perchè la mafia la si combatte da vivi, da morti si è solo parole e commemorazioni, mazzi di fiori e frasi fatte.

Ha fatto bene Ulisse, ha deciso di vivere la macerazione del suo orgoglio e della sua ira. Ha potuto così trovare un’altra soluzione e continuare il suo viaggio verso Itaca. Anche tu Peppino avevi un tuo progetto, una tua Itaca. E non voglio credere che il tuo progetto fosse quello di saltare in aria in una macchina.

A te Peppino … e a tutti ed a me ricordo di riflettere profondamente quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci fa avvampare di ira.
Manteniamoci vivi, diversamente la nostra ira genera solo martiri e nessuna bellezza.
Forse…vale la pena provarci.

Ciao Peppino.