Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.
L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.
Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.
Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:
- È un bluff
- Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
- Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
- Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
- Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
- Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
- Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
- Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
- Non potranno essere padroni a casa loro
- Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
- L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”
Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.
L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.
L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.
Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.
Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)
L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.
Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)
Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.
Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?
E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.
E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.



Quando finirà? La mia risposta è che finirà quando avremo deciso nella volontà cosciente ed in quella profonda che è ora di finirla e deciso di amarci come si deve.
Antonio Mercurio ci propone Ulisse come esempio di uomo che vive gli accadimenti della vita e che in continuazione si trasforma per divenire sempre più artista della sua vita e non solo. Il bisogno ed il desiderio di immortalità che lo muove non è quella offertagli dalla ninfa Calipso ma quella che è il risultato del suo agire che è costantemente fusione di amore e odio e di tanti altri opposti.

Ah…oltre alla paura di sbagliare che è un sentimento umano di cui non dobbiamo mai vergognarci dobbiamo prestare attenzione alle nostre pretese. Questa è un ulteriore impicco per la nostra mission. Con la pretese una fetta grossa di energie viene sacrificata alla causa della nostra ragione per cui noi “siamo già bravi e pronti” e tutti lo devono riconoscere.
Antefatto: Ieri mattina sono andato a messa con Emma. Abbiamo scelto con mia moglie di iscriverla al corso per la prima comunione, eravamo combattuti ma alla fine abbiamo scelto per il “Si” sospendendo ogni tipo di giudizio e seguendo l’ispirazione e l’aspettativa che sarebbe stata per lei e per noi un esperienza di incontro con suoi coetanei e di socializazzione anche per noi.
Antefatto:
Ricevere un dono ci mette nella gioia ma ci può mettere anche in crisi (“non mi ha considerata/o – Anche io voglio contribuire – Era giusto condividere ecc ecc”). Non critico le reazioni beninteso, anzi massimo rispetto. Per l’economia della mia riflessione le leggo come risposte da parte di molti a propri vissuti che nella “situazione creatasi” si sono riattivati.
Decidiamo e scegliamo di essere saggi basta farci fregare dall’orgoglio e dalle pretese, non entriamo in dinamica con le umane imperfezioni e con chissà quali altrui dinamiche. Occhio per occhio rende il mondi cieco. E noi vogliamo vederci chiaro soprattutto per conoscerci sempre meglio.


