Crescita personale: L’umiltà come strumento spirituale per riconoscere ed eliminare le pretese.

Antonio_400x400Esprimo gratitudine ad Antonio Mercurio per il dono immenso di discipline e conoscenze, fonte di ricchezza per la mia crescita personale e per il lavoro con i miei clienti. Se leggendo desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse sappiate che io sono disponibile e quindi potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line. 

Per parlare del tema delle pretese mi farò guidare dal racconto del mito di Ulisse,  come narrato da Omero,  e dal pensiero di  Antonio Mercurio che nella sua opera “Ipotesi su Ulisse” ci presenta un il re di Itaca come prototipo dell’uomo che nel suo viaggio trasforma i propri veleni e fa della sua vita un opera d’arte.

orologio_interna-nuovaOk Partiamo…andiamo un pò indietro nel tempo, andiamo al tempo sempre vivo del mito.

E’ la sera prima della strage dei Proci e siamo nella reggia di Ulisse. Il re tanto atteso, cerca di dormire, sotto le sembianze di un mendicante, ma è irrequieto il suo animo e tanti dubbi lo tormentano.

Stana indecisione🤔! Eppure fino a poco prima era forte la sua determinazione e non vi erano dubbi sulla volontà di annientare i pretendenti, avidi e pieni di pretese, che gli divorano le ricchezze, gli insidiano la moglie e minacciano di uccidergli il figlio.

Eppure ora che tutto è quasi pronto ecco che il suo animo ora si agita, è ambivalente la sua decisione, … intanto nel salone i proci si divertono con le ancelle, fa fatica il suo spirito e l’eroe prega:

“CUORE, SOPPORTA! SOPPORTASTI BEN ALTRA VERGOGNA, QUANDO IL CICLOPE MANGIAVA, CON FURIA IMPLACABILE, I FORTI COMPAGNI; E TU SOPPORTASTI, FINCHE’ L’ASTUZIA TI TRASSE DALL’ANTRO, QUANDO CREDEVI GIA’ DI MORIRE”.

Ulisse si chiede anche: “Ce la farò io da solo?”

Quindi anche Ulisse ha il suo momento di svalutazione e paura. Quindi non vogliamocene quando capita anche a noi  di essere in difficoltà😀ok?

In questa tempesta interiore ecco che di nuovo Atena interviene, lo sostiene e lo incoraggia. Atena alleata di Ulisse nell’odissea,  ma Atena (ci dice Antonio Mercurio) è per noi la nostra saggezze interiore che ci indica sempre cosa è bene fare e che fa dissolvere i dubbi.  

Ma un altro dubbio più profondo disturba Ulisse, ed è quello di eliminare le pretese rappresentate dai proci.

Odissea_Ulisse_mendicanteI Proci, i giovani principi che ambiscono a prendere il posto di Ulisse, ci dice Antonio Mercurio nel suo bellissimo libro ” Ipotesi su Ulisse”,  possono essere visti come rappresentanti simbolici delle pretese che albergano nell’animo umano. Nell’Odissea i Proci sono numerosi , ci dice Omero. Tante pretendenti ci sono nella casa di Ulisse e tante sono le pretese che albergano nel suo animo ancora nonostante i mille patimenti, ci dice Antonio Mercurio.  La richiesta dei Proci di avere un successore alla guida di Itaca è legittima, a ben vedere, ma quello che ci preme ora rilevare è come a monte di questa motivazione esteriore poi ne profondo li muove un avido desiderio di divorare e depredare la casa di Ulisse e di insidiarne la sposa ed il potere.

Dopo aver tanto agognato il ritorno, Ulisse è combattuto proprio sulla linea del “traguardo”. Questa immagine ben esprime come anche per noi arrivano i dubbi sulla “soglia” del cambiamento tanto desiderato. Il dubbio si lega con il fatto che il cambiamento è doloroso e richiede di far morire (simbolicamente, sia ben chiaro) delle nostre parti e questo non sempre è facile e ci mette in contatto con le nostre fragilità. Ma come un messaggio di fiducia è nell’Odissea, la dea Atena, allo stesso modo un messaggio ed un indicatore forte di fiducia e forza è in ognuno di noi, la nostra saggezza interiore (ci dice Antonio Mercurio).

Quindi in questo cammino non siamo soli, ci vuole impegno ma è di sicuro successo.

Chissà quante sono affollate di pretendenti le stanze del nostro mondo interiore e quanto sono velenose le pretese che dentro si annidano vantando sacrosante ragioni. Le istanze dell’ “IO VOGLIO, IO PRETENDO” chissà quanti followers hanno. In tutto l’umano albergano legittime istanze di crescita, e questo è sano. Accanto a queste motivazioni sane ed in armonia con le leggi della vita ve ne sono altre che non hanno nella crescita il fine autentico ma perseguono piuttosto il desiderio di riscatto, di risarcimento costi quel che costi. Accade questo perché il dolore che sperimentiamo nella vita se non viene conosciuto, accolto e trasformato può alimentare il risentimento e questo ci devia dalla “sana crescita”; il risentimento può sedurci con miraggio che la “sana crescita” coincida con le ragioni del  riscatto, della vendetta, del tanto ambito risarcimento per il dolore patito. Pressappoco succede che questo obiettivo diviene “l’obiettivo”, e ci deruba e divora le nostre energie creative e ricchezze.

Questa posizione avvelena e depreda la nostra reggia, il luogo della nostra vita risiede il nostro potere sano e l’arte di essere signori della nostra vita, il luogo dove con saggezza decisione ed arte costruiamo la nostra potenza reale fatta di capacità di accogliere, di perdonare, di riparare e di essere costruttivi, realizzare i nostri sogni e stare bene!

Spesso inconsce e ben camuffate le istanze di “IO VOGLIO, IO PRETENDO” sono frequentemente in pole position a motivare le nostre decisioni.

unnamedLa pretesa è ogni volta che l’altro DEVE essere o fare qualcosa per noi. Così l’altro ha tante facce, l’altro è la vita,  lo stato, Il presidente del consiglio, i medici, i ricercatori che in questo momento devono trovare il vaccino, il sistema politico, i genitori, il partner,  gli amici, gli insegnanti, la tecnologia, il modem, skype, il datore di lavoro, il vicino di casa, il comune, l’amministratore di condominio ecc ecc.

Le pretese inquinano la nostra progettualità sia personale che di relazioni con gli altri e di questo è bene che ne abbiamo consapevolezza. In questo modo saremo sempre liberi e padroni della nostra vita.

Che fare allora per venire fuori da questo ginepraio di pretese? Un primo suggerimento è l’umiltà, ovvero osservare e conoscere a fondo le nostre pretese e poi rinforzare l’alleanza con il nostro Sé.

Ma torniamo al nostro eroe ed ai dubbi ed alle paure, e veniamo anche a noi.

Atena non ha mai abbandonato Ulisse anche se lui ogni tanto perde la fiducia. A

Così gli risponde Atena: ” Ostinato! ci si fida persino d’un compagno più debole, che è pure mortale e non sa tanti accorti pensieri; ed invece io sono la dea, che sempre veglio su di te in tutti i travagli. Ma ti dirò apertamente: ci accerchiassero pure cinquanta drappelli di uomini splendidi, bramosi di ucciderci in guerra, torresti anche ad essi i buoi e le pecore grasse. Ma il sonno ti colga: anche questa è una pena, vegliare, desto per tutta la notte; uscirai presto dai mali”.

Beh cari, con questo invito di Atena vi saluto e rilancio ancora l’invito a tutti  di accrescere la conoscenza di noi, delle nostre parti luminose e quelle no,  per non lasciare che le pretese divorino la nostra vita e la nostra bellezza. Come Ulisse con i Proci anche noi restiamo centrati e pronti ad eliminarle… senza esitazione. in alleanza con il nostro Sé.  Con questa centratura e le decisioni d’amore noi diverremo sempre più e sempre meglio i padroni della nostra vita e artisti della nostra vita.

Se desiderate approfondire la tematica e se la sentite di vostro interesse potete sicuramente contattarmi e sarò ben lieto lavorare con voi anche on line per fare un percorso di crescita “insieme”.

 

 

 

 

 

Domande per crescere al tempo del Coronavisus: “Quando Finirà questa storia?”. Noi…Antonio Mercurio e il Mito di Ulisse

Già, ci chiediamo tutti: ma quando finirà?
I tecnici dicono che sarà una lunga e lenta planata il ritorno alla normalità, o comunque ad un nuovo modo di vivere che impareremo a chiamare “normalità”.

analog clock sketch in black surface

Certo ci auguriamo tutti che i ricercatori mettono a punto in breve tempo un  farmaco o un vaccino così da poter accorciare i tempi. A loro da questo post mando tutta la mia e energia.

Ora però, mentre loro fanno il loro lavoro, noi che facciamo? Provo a dare un contributo come Persona, come Counselor e ricercatore in Antropologia Cosmoartistica. Uso gli strumenti della mia formazione e mi domando:  “Quando finirà questa storia, ovvero,  quale cambiamento occorre realizzare il desiderio diffuso di stare bene ed essere felici?

Usiamo il simbolismo e per un momento. Facciamo che il Coronavirus sia la rappresentazione, fuori di noi, di parti umane, parti nostre.

Mi spiego meglio. Ipotizziamo che questo virus, come un attore oggi, rappresenti sul palcoscenico della vita quelle parti nostre velenose ( comportamenti dannosi ) che se non le vediamo e le lasciamo libere di agire infettano e devastano la nostra vita. Pensate a veleni esistenziali come l’odio, l’orgoglio, la bramosia di potere, penso alla svalutazione, penso lamento ecc ecc.

Nell’era del coronavirus a livello planetario si è alzata una voce che dice pressappoco “bisogna fare qualcosa”.

In questo momento in cui abbiamo preso consapevolezza del problema stiamo lavorando tutti a contenere il contagio e la diffusione.

In questa fase possiamo vedere l’ Io Adulto presente in ognuno di noi  e che “qui e ora” si sta dando da fare.

Ecco in questo momento di lucida consapevolezza abbiamo preso atto della virulenza dell’odio ed abbiamo deciso e stiamo facendo tutto il possibile per ridurne la diffusione.

Ad un mese dalle azioni difensive e quando si pianifica il “dopo nel mondo fuori ” si alza la domanda dalla nostra saggezza interiore e dice: “Hey tu! Ma quando finirà questa storia?”  ed ancora…quando la finiremo inquinarci la vita con l’odio, i capricci e le pretese? Non starai a far finta?

Già. Quando?

Ed allora mi metto in ascolto profondo in questo tempo e mi viene un sospetto.

Ma noi stiamo cambiando? Oppure stiamo aspettando che tutto finisca per riprendere a fare semplicemente quello che facevamo prima e magari anche con un pò più di veleni e di jubris, spavaldi e ringalluzziti dallo scampato pericolo?

Non è facile il momento che stiamo vivendo ed è forte la spinta umana a difenderci rimuovendo e negando il grande invito al cambiamento che la vita ci chiede di fare. Eppure qui tocca fare qualcosa…la vita lo dice chiaramente.

Recentemente in miei post vi ho parlato dell’IO FETALE. ( invito al leggere il post cliccando sul link). Di questa nostra parte  dobbiamo esser ben consapevoli e imparare a riconoscere quando essa sale in cattedra e impone la sua legge azione-reazione.  Ma per fortuna non c’è solo questa parte in noi, tante ne abbiamo ed in tanti post vi ho parlato anche del nostro Sé, della nostra saggezza interiore e dell’incondizionato amore per noi e che ci sostiene nei passaggi di crescita e ci spinge fermamente ad evolverci.

Ecco quindi che forti nell’amore e centrati con il nostro Sé possiamo cercare di rispondere alla domanda: Quando finirà?

art beach beautiful clouds

Finirà quando noi decideremo di finirla veramente, senza se e senza ma. Finirà quando il nostro IO ADULTO avrà piena cittadinanza nella nostra vita e si muoverà in armonia con il nostro SE’ Personale alla luce del sole e non solo quando ne abbiamo bisogno. Finirà quando avremo preso coscienza del grande potere che abbiamo e che si chiama “libertà” di creare la vita che desideriamo. Noi ficchiamocelo in testa siamo sempre liberi sia quando siamo centrati sull’AMORE che quando siamo centrati sull’ODIO.

imagesQuando finirà?  La mia risposta è che finirà quando avremo deciso nella volontà cosciente ed in quella profonda che è ora di finirla e deciso di amarci come si deve.

Quale è la strada per arrivare a questo obiettivo? Allora una possibile strada ce la dona Antonio Mercurio con il suo grande lavoro di rilettura del mito di Ulisse in chiave antropologica Cosmoartistia.  Ecco cosa accade all’eroe dai mille patimenti e dal grande ingegno in un momento del suo viaggio di ritorno a Itaca. Provo a raccontarvela:

“Siamo sull’isola di Ogigia, qui è approdato Ulisse ormai senza più compagni navi e tesori, solo. Nell’isola vive con la Ninfa Calipso,  e per 7 anni il nostro eroe di giorno piange il ritorno a casa e di notte giace con la bella dea, godendone. Con l’intervento di Atena, Zeus tramite Mercurio fa arrivare a Calipso l’ordine di lasciar libero Ulisse e di permettergli di costruirsi una zattera per riprendere il mare. Così a malincuore la dea fornisce a Ulisse il necessario per costruire una zattera. Calipso offre ad Ulisse di scegliere tra andare via oppure di rimanere con lei che in cambio gli avrebbe offerto l’immortalità. 

Ulisse sceglie il mare. Quasi vicino all’isola dei Feaci ecco che Poseidone gli scatena una terribile tempesta. Ulisse viene ripetutamente sbattuto contro gli scogli e poi dalle correnti risucchiato in mare. La Ninfa INO gli va in soccorso e gli dice di lasciare i tronchi a cui era aggrappato e di liberarsi delle sue vesti pesanti, gli offre un telo chiedendogli di stendervisi sopra e che così lo avrebbe portato in salvo. Ma Ulisse che è anche testardo non accetta e si tiene aggrappato ai tronchi (alle certezze tangibili) in quella tempesta e per gran tempo è sbattuto contro gli scogli. Quasi esanime si abbandona e prega, prega il dio del fiume che le cui acque entrano nel mare in tempesta. Prega il Dio del fiume chiedendogli di accoglierlo nelle sue correnti e di farlo approdare, così ormai stremato e quasi esanime dopo tanta battaglia Ulisse tocca finalmente terra e lì si lascia andare ad un lungo sonno(…). 

9788886406505Antonio Mercurio ci propone Ulisse come esempio di uomo che vive gli accadimenti della vita e che in continuazione si trasforma per divenire sempre più artista della sua vita e non solo. Il bisogno ed il desiderio di immortalità che lo muove non è quella offertagli dalla ninfa Calipso ma quella che è il risultato del suo agire che è costantemente fusione di amore e odio e di tanti altri opposti.

Come Ulisse può capitare anche a noi in questo momento di aver iniziato questo tempo storico con le migliori intenzioni ma di trovarci a volte smarriti e di non sapere cosa fare, pensare e decidere. Alla domanda “Quando Finirà?” magari sentiamo che la tempesta in effetti non è ancora placata, non è vinto il nostro odio e non è saldo il nostro amore così come pensavamo e ancora sentiamo che c’è da lavorare.  Non siamo soli ed è un duro lavoro per ciascuno di noi, teniamo duro. Ancoriamoci saldamente al nostro Sé e ascoltiamolo, preghiamo, facciamo come Ulisse affinché si plachi la tempesta dentro e fuori.

Non molliamo, Rimaniamo concentrati, noi siamo forti e possiamo fare un gran passaggio di crescita proprio in questo periodo ostinato e difficile da digerire. Prendiamoci il tempo per entrare profondamente in contatto con le nostre parti ostinate e rinforziamoci nella decisione di amore per scegliere che è arrivato il momento che finisca … ORA.

Non diamoci addosso se scopriamo che ancora un pò ce la stiamo raccontando, amiamoci incondizionatamente siamo umani ed abbiamo anche le nostre debolezze e paure. Nessuna condanna dunque ma tanto amore e perdono. Rendiamoci disponibili, affermiamolo, sussurriamocelo con affetto guardandoci allo specchio ” Io mi rendo disponibile a fare un passaggio di crescita. Io mi rendo disponibile all’amore. Io mi rendo disponibile al perdono.”

Io mi rendo disponibile insieme con tutti voi e più siamo più energia di amore doniamo a noi ed alla vita cui possiamo essere grati.

Preghiera al SE’_ di Antonio Mercurio

download

Leggevo qualche sera fa nel libro “La nascita della cosmo art” di Antonio Mercurio” che Ulisse nel suo viaggio di ritorno è sostenuto sempre dall’intervento di Atena, e la dea opera anche quando l’eroe dai mille patimenti non ne è a conoscenza. Questi, anzi, in più occasioni si “incavola” e pensa e dice (secondo me): “Ma dove cavolo ti sei nascosta mia dea protettrice?! Perché non intervieni, perché non ti mostri e perché non ascolti le mie preghiere?!”. E così il nostro eroe un poco si incavola e a volte è scoraggiato, ma non smette mai di pregare.

Atena, ci dice Antonio Mercurio, nel suo immenso lavoro di lettura dell’odissea in chiave CosmoArtistica , simboleggia il Sé di Ulisse e simbolicamente ci consente di vedere anche il Sé presente in ognuno di noi. Il Sé è la nostra parte saggia, fonte di amore immodificabile per noi e che sempre opera per la nostra crescita e per la realizzazione del nostro progetto esistenziale. Il Sé ha ben chiaro quale è il nostro progetto, non perde di vista la meta come può accadere invece a noi quando siamo smarriti nelle nebbie della rabbia, dello sconforto o seguiamo miraggi e seducenti sirene che falsamente si presentano come “la vera meta”. Quando ci smarriamo e ci sentiamo dentro un malessere, questi proprio sono i modi attraverso i quali il nostro Sé ci fa capire che dobbiamo cambiare rotta.

Io, quindi, e tutti noi e ciascuno con il nostro Sé è bene che iniziamo a dialogarci e a conoscerci. Intanto mettiamo un punto fermo sulla qualità di questa parte di noi, E’ UNA PARTE POSITIVA, FONTE DI AMORE E DI CORAGGIO, SEDE DEL NOSTRO PROGETTO ESISTENZIALE UNICO AUTENTICO E IMMODIFICABILE. In sintesi il nostro alleato buono, onnipresente.

Anche mentre ne ignoriamo la presenza, esso opera per noi. Anche quando dopo averlo conosciuto poi ci smarriamo, esso opera per noi.

 Dalla “Preghiera degli Ulissidi” vi propongo il passaggio della Preghiera al Sé”.

O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.

Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?

Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.

Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.

Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?

E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?

Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.

Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.

Un caro saluto a tutti.

Le chiavi del benessere sono l’amore e il perdono

20190223_004955292188928.jpgAvete nel vostro mazzo di chiavi una, o più chiavi, che non sapete più cosa aprono?
Io si, ed in ben 2 mazzi di chiavi!
Recentemente condividevo con una persona questa cosa e ci siamo fatti 4 risate… e ci sta ed è bene anche prenderci un pò in giro.
Per qualche giorno però sono andato in giro con questa immagine e una bozza di riflessione che ha preso a lievitare in me solleticando il mio pensiero e desiderio di esplorare.

Le chiavi, quindi, dicevo. Nei casi più frequenti capita che c’è un cambio di serratura e noi non ci siamo aggiornati.

Le chiavi è chiaro servono per “aprire” e se non aprono nulla allora non servono a nulla e devono essere riciclate, cambiate! .
Eppure le conserviamo! Ma perché le conserviamo?

Provo a spiegarmelo e per farlo ho bisogno di spostarmi dal regno delle chiavi e del loro rapporto con le serrature a quello delle persone.

Simbolicamente la chiave che non serve più ma che conserviamo la vedo che ben rappresenta le nostre abitudini ormai obsolete .

Immersione rapidaaaaa!!! Penso alle pretese ora e alla rabbia ed a tutta l’allegra brigata di emozioni che proviamo quando contattiamo dolore. Pressappoco dicono questo:
Il dolore : Tu non mi hai dato questo? Tu non hai fatto questo?
La rabbia: “Bene allora, io resto come sono e non cambio fino a che tu non mi darai quello che voglio e che mi spetta di diritto.

La permanenza nella reazione rabbiosa alimenta quello che l’antropologia personalistica esistenziale chiama “il progetto vendicativo”.

Il progetto vendicativo dice pressappoco: “Tu mi hai fatto del male e quindi ho diritto ad essere ripagato per l’ingiustizia subita”.

La mia esperienza personale e professionale mi dice che la permanenza di questo assunto non fa che inquinare la nostra esistenza.

Ci sono dolori che ci portiamo dentro e che ricontattiamo in certi momenti della vita. Pensiamo al rapporto con l’ambiente di lavoro, al rapporto con i professori a scuola, al rapporto con il partner. Sono solo un piccolo elenco di situazioni in cui
– opportunamente preparati magari facendo un percorso di crescita e di consapevolezza – possiamo fare passaggi evolutivi e di potenziamento. Se vogliamo possiamo assumere questi ambiti per quella parte che ci fa rivivere nostre esperienze familiari (magari). Detto questo allora quella situazione “disgrazia” può essere un opportunità. Ad esempio a diventare sempre più bravi a non cascare nel trappolone delle proiezione sull’altro di nostri vissuti storico. Insomma ciò che è nostro ( le proiezioni) ce le prendiamo noi. E se l’altro poi è obiettivamente stronzo gli rispondiamo per questa parte “la stronzaggine”.
Si lo so che è faticoso!

Lo so che vi propongo temi impegnativi e impopolari. Ma abbiate fiducia in me ed in voi soprattutto. Tutto questo lavoro, capite bene, lo potete fare per voi. Scegliere di rinunciare a forme obsolete di risposte è un atto d’amore per voi. Non dovete avere nessun “via libera” da fuori.

Emersione quota periscopioooo. 

Ritorno alle chiavi. Beninteso quindi che quella della pretesa, della rabbia e del  progetto vendicativo non aprono nulla e non hanno mai aperto nulla?
E se stanno ancora nel nostro mazzo? Forse perché abbiamo paura? Strano…dopo tutto quelle belle parole!! No amici miei. Non è strano affatto. E’ che con quelle chiavi ci siamo cresciuti e decidere di spogliarsi di quella “familiarità” richiede tempo e fa male. Datevi tempo, senza colpevolizzarsi.,

Messaggio di fiducia: Non succede nulla di tutto ciò che vi spaventa, quelli sono solo pensieri neri, la verità è che una volta sfondato il muro della paura voi siete sempre voi e siete migliori e lo percepite bene che siete migliori e vi sentite bene.
Sono le chiavi dell’amore e dell’accettazione, quelle del perdono e del riconoscimento di valore che vogliamo e possiamo potare con noi sempre, esse aprono le porte nuove che attendono solo di essere spalancate. Porte di maggior benessere e serenità.

Odissea_Ulisse_mendicanteE’ tardi e per fortuna domani non si lavora, penso ad Ulisse prima di mettermi a dormire, al suo ritorno a casa da mendicante. Aveva la casa piena di pretendenti, giovani e forti che divoravano le sue ricchezze ed ambivano alla sua sposa. A lui la sua saggezza – attraverso la dea Atena – fa vestire i panni di un mendicante, un mendicante a casa propria, un Re mendicante a casa propria vi rendete conto?.
Tutti quei Proci ci dice Antonio Mercurio nel suo capolavoro Ipotesi su Ulisse , sono le rappresentazioni esteriori delle pretese che ancora vivono in lui e che sono l’ultima parte che deve morire prima che si compia appieno la sua trasformazione in artista della vita.

Ad Ulisse le chiavi le fornisce Atena, la sua saggezza interiore.

Anche noi mettiamoci in contatto con la nostra saggezza interiore, il nostro Sè, e troveremo le chiavi giuste per noi.

Libri: Gli Ulissidi di Antonio Mercurio

wpid-wp-1421166873878.jpeg

Perché voi passando volutamente o per sbaglio dal mio blog ed imbattendoti in questo articolo dovreste leggere questo libro? La risposta è che non lo so perché dovreste farlo, io l’ho fatto in passato e lo sto rileggendo in questo periodo traendone piacere. Per chi è a digiuno del pensiero e del sogno di Antonio Mercurio potrà apparire anche folle. Forse non è un libro per tutti. provo a dirvi 2 cose.

Antonio Mercurio è un autore prolifico, i suoi libri sono un condensato di conoscenza, forza e saggezza.

Gli Ulissidi è un bel libro che consiglio di leggere senza soffermarsi troppo al concettuale, il suo sviluppo è dialettico e costruttivo. L’autore espone nelle sue pagine i fondamenti di alcuni suoi pilastri disciplinari che vanno dalla Sophia Analisi alla Sophia Art e fino alla più recente Cosmo Art.

Lascio a voi, se deciderete di leggere il libro, di penetrare il piano delle definizioni…dedicategli un minimo sindacale di tempo e poi ritornate a farvi prendere per mano dall’autore. Se qualcosa non la capite non vi preoccupate, nel corso della lettura l’autore saprà più volte riconnettervi con lo spirito ed il messaggio della sua opera. Se posso permettermi vi consigli di leggere questo libro con l’anima rivolta verso le stelle. Pensate a voi mentre lo leggete e lasciate che il livello della presenza cognitiva sia limitata alla necessità di lettura. Fate scendere i concetti ed il racconto nel vostro animo, sentite che sviluppi hanno. Antonio Mercurio propone una visione dell’uomo fondata su una sostanziale interconnessione tra uomo e vita, tra uomo e cosmo. .

Perché Ulissidi? L’autore offre in questo testo una sua interpretazione del mito di Ulisse, una visione nuova sia dell’Illiade che dell’Odissea. Ci fa conoscere Ulisse come artista della vita e della vita dell’universo. Ulissidi sono tutti coloro che nel vivere l’odissea della propria vita, dice l’autore,  si ispirano al mito di Ulisse come da lui proposto.

Vi invito a leggerlo, non ad impararlo. Probabilmente scorrendo le pagine vi potrò capitare di sentire che …tutto sommato …il suo punto di vista e la sua visione cosmologica della vita è sostanzialmente bella e piena di grazia.

Io non aggiungo altro…che io mica sono Antonio Mercurio 🙂 !

Nel video qui sotto potete ascoltare direttamente dalla voce dell’autore il suo teorema della cosmo art, proposto nel libro. Buona visione e buona lettura.

L’avidità come ostacolo alla nostra crescita.

Mega generalizzazione ( passatemela ) “Ad Ulisse e al suo mito vogliamo tutti molto  bene”.deplian Ulisse versione definitiva_18032014-page-001

Si…perché comunque è un esempio meritevole di lode.

Ci ispira fiducia, speranza, capacità di riuscire a cavarsela comunque vada.

Una Odissea comunque a lieto fine.

E di  storie a lieto fine ne abbiamo anche un gran bisogno soprattutto in questi tempi storici in cui a volte davvero è dura, e a volte ci manca la speranza.

Antonio Mercurio nel libro “Ipotesi su Ulisse” lo propone come esempio della persona che decide di divenire artista della propria vita. Ed è una bella idea.

Ulisse l’abile ed astuto, l’odiato e che si odia…l’uomo dai tanti pianti e patimenti,

che vive l’impotenza e che sa pregare e piegarsi, l’orgoglioso e il diffidente. Vi ricorda qualcuno? Un pò non somiglia a tutti noi?

Ulisse smanioso di gloria e di una immortalità nuova, duratura, di una vita che lasci in qualche modo il segno di sè. Vi ricorda qualcuno?Non vogliamo tutti vivere una vita in cui potere creare e contribuire alla magnifica esperienza della esistenza umana con il nostro speciale essere ed esistere come persona e come organismo?

Ulisse muore e rinasce continuamente, diviene continuamente una persona nuova … e prende decisioni anche con le lacrime agli occhi.

C’è poco da fare, a Itaca ci vuole tornare ma non come il Re ed il guerriero che vi è partito molti anni prima.

Vuole ritornarci ripulito, trasformato per benino, cresciuto. Vi ricorda qualcuno?

A Itaca ci era quasi arrivato grazie all’aiuto di Eolo, ma evidentemente non era ancora  pronto, forse se vi approdava ora di lui non avremmo nulla da raccontare, si la storia del cavallo di Troia ma…ben altra cosa è l’Odissea!

Non vi arriva perché ha in grembo avidità, bramosia di essere fonte di invidia altrui…uno schifo che io chiamo “non riconoscimento”. Che bramosia quell’otre dei venti…tutto mio…tutto per me…io Ulisse l’astuto che ha piegato fortezze e raggirato anche gli Dei.

No, non era ancora il momento. Troppo ancora il veleno che covava dentro.

Un altro giro allora…mia cara sorte, e stavolta prendiamola larga perché il lavoro da fare è tanto… ed io lo voglio fortemente perché ho un obiettivo è ambizioso non fatto di bottino trafugato e coppe d’oro ma di me stesso capace di creare piegando tutta la mia storia al mio nuovo volere.

Un volere che sa apprezzare i doni della vita ed accoglierli con gratitudine, un volere che non vuole soggiacere al vittimismo ma che riconosce che in  tutto ciò che accade vi è un occasione per realizzare un passaggio, forse anche doloroso, ma essenziale di crescita…perché la bellezza di Elena per la quale ha lottato e vinto piano piano sfigura…e lui ne vuole una nuova, altra, immorale e duratura…la sua stessa esistenza come opera d’arte da creare con forza, saggezza, arte e coraggio per attraversaere e trasformare i dolori.

Beh si. E’ un grande dono il pensiero di Antonio Mercurio e gli sono grato, dalle sue riflessioni traggo ricchezza e sul suo pensiero nascono gli eventi di counseling.

Capita spesso di vivere passaggi che sono una vera e propria Odissea.

Nuovo consiglio? Impariamo a modificare la rotta, giorno per giorno.  Meglio evitare colpi di testa e testardaggini…credetemi.

Eventi di Counseling 2014

Eventi di Counseling

L’arte di prendere nuove decisioni seguendo
il mito di Ulisse.
Come se la caverebbe Ulisse oggi?

Uscire dalla nostra comfort-zone. Come Ulisse possiamo lasciare Calipso, l’isola delle nostre certezze quotidiane.

Io: Ulisse non era un pazzo.
Voi(forse): “E chi lo ha mai detto?”
Io: “Tutti lo abbiamo detto”.
Uno di voi (forse): “Ma strano! A me non mi risulta, io ho sempre detto che era un figo uno di successo abile ed astuto…uno da imitare, invidiare, ma un pazzo no…ma se l’ho detto forse ho toppato…me lo ricorderei”.
Io: Mi spiego meglio, uso il mito.

Ulisse da Calipso ci stava anche bene.
Calipso è bella, una ninfa, sempre giovane e passionale, immortale e fonte di piacere.
Tutto attorno alla sua isola un mare immenso. A lui è andata anche bene visto che vi è approdato dopo giorni e giorni alla deriva e dopo che tutti gli altri sono morti. Eppure lui vuole andare via. Come minimo viene spontaneo dirgli “Ulisse tu sei un pazzo!”.

Anche a noi sicuramente è capitato di sentire intimamente  che quello che abbiamo non ci gratifica. Un idea da diventarci pazzo

Vi è capitato mai? A me si.
Quante volte ci siamo detti – a bassa voce intimamente – che era un idea pazza e che dovevamo accontentarci e difendere quello che avevamo.

Ulisse non era un pazzo. Lui aveva il suo progetto di tornare a casa.

Noi pure ne abbiamo, ognuno il proprio che sia di natura materiale ideale non fa alcuna differenza.  Noi tutti siamo quelli che vogliamo crescere e realizzarci, fare cose nuove e diverse, un altro lavoro, un’altra città, viaggiare, una famiglia,  il successo, diventare genitori…ecc ecc.

E’ solo che anche a noi il cambiamento fa paura e per far sparire questa cavolo di paura l’umanità non ha trovato ancora una soluzione. Gli strumenti più utili sono l’amore, il coraggio e la follia.
Io credo che ogni momento al mondo molte persone legano insieme due legni con una corda, caricano su tutto quello che hanno e si mettono in mare verso un idea ed un progetto, la loro personale Itaca.
Lo abbiamo fatto anche noi tante volte, è solo che non ce lo ricordiamo. E’ solo che ogni volta decidere è dura e non ci ricordiamo delle tante vittorie già all’attivo.

Ulisse non era un pazzo e non parte a caso. Con l’aiuto degli dei ottiene di poter lasciare Calipso che gli dona valide indicazioni per la navigazione, coordinate per la sua meta.

E noi? Beh noi abbiamo i nostri sogni ed i nostri valori che sono anch’essi una mappa.

Ulisse è partito. Bye Bye Calipso. Mani, zattera, mare … non mi tradite! E noi pure…sogni e polmoni, amore muscoli e coraggio teniamoci forte che ad ogni nuovo cambiamento un pò si balla…ma poi passa e noi siamo già persone nuove. Quando iniziate un viaggio prendete carta e penna e scrivete il vostro diario di bordo. Un giorno vi direte “cazzo quanto sono stato bravo e figo”, parola mia!

Come Ulisse scegliamo di realizzare pienamente noi stessi…costi quel che costi.

Cara Calipso, pensava forse Ulisse, non sono insensibile alla tua proposta di immortalità ed al tuo fascino. Se scelgo di riprendere il mare è per ubbidienza al mio progetto esistenziale, anch’esso demone in me, che non mi lascia dormire . Fammi dono del tuo aiuto, indicami in quale direzione è la meta…e non volertene a male. Siamo stati bene insieme ma ora devo andare.

Liberamente ispirata alla chiacchierata finale tra Calipso e Ulisse vista con la proposta di Antonio Mercurio e proposta nel libro Ipotesi su Ulisse. Prima Che questi poi riprenda il mare, di nuovo, per l’ultimo pezzo prima di tornare a casa.

ulisse_e_calipso_20140617_1440828418Calipso:  Penso io a te
non soffrirai
non morirai
non soffrirai.

Mi prendo cura di te
riconosci il mio potere.

Prendere o lasciare
0 me o la morte
la sofferenza ti aspetta
e la vecchiaia

Amami non morirai
amami …firma qua.

Risultato garantito
formula collaudata
soddisfatto garantito
nessun rimborso
nessun reclamo.

E’ il momento di decidere
prendere o lasciare
vivere o morire
entrare o uscire.
…..

Ulisse:  dammi due legni per favore
ed una corda per poterle legare insieme
il tempo è propizio
non ho più godimento nel mio cuore
non voglio restare
voglio andare
smettere di errare
ho visto abbastanza
ho sofferto quanto basta

Eppure…Tutto il tuo promettere mi seduce
e una parte di me vorrebbe accettare, restare.

Ma voglio andare
riprendere il mare
forse soffrire ancora
ancora piangere e penare
non posso farci niente
se resto sarò pure immortale
ma ho bisogno di nascere e di morire
ogni giorno e tante volte in un ora
il mio viaggio ed il mio dolore
hanno un senso …un onore…
un odore…e questo pure mi seduce
mi fa morire …ardere il cuore
desiderio di creare
fare di me qualcosa buona
essere e divenire.

Preferisco esistere
…ecco la sua pena.

Scappo via dalla sua vista
prima che me ne penta.

Addio Calipso.

 

Peppino…placa la tua ira.

 

9 maggio 1978. A Cinisi muore ucciso dalla mafia Peppino Impastato. Questo in sintesissima.

Dove hai sbagliato Peppino?
No, di certo non erano sbagliati i tuoi ideali di libertà e di giustizia.
Eppure in qualcosa hai sbagliato, ragazzo arrabbiato. L’ira ti ha accecato, e l’odio.
E questi 2 veleni non ti hanno fatto agire saggiamente.

Come Ulisse con Polifemo, allo stesso modo tu e la mafia.

Per lui, per te e per ognuno di noi c’è un fottuto divoratore che ci attende.
E come lui, come te, allo stesso modo ad ognuno di noi capita di entrare frequentemente nel suo regno.
Forse …per vedere, per capirci qualcosa.

Narra Omero che Ulisse è pieno di ira, Polifemo gli ha divorato due compagni.
Sguaina la spada ed è pronto ad ucciderlo…ma un altro pensiero lo placa.
Solo quel maledetto Ciclope può togliere l’enorme masso che blocca l’uscita.
Osserva Antonio Mercurio che Ulisse placa la sua ira, ma non il suo odio…lo rimuove solo.
Macera il suo orgoglio e decide di vivere un grande patimento da rinuncia.
Lui è pur sempre un Re ( e noi non siamo re?), è colui che ha fregato i troiani ( e noi non siamo i più astuti? ) e se non bastasse è pur sempre il capo dei suoi uomini ( e noi non abbiamo responsabilità?).
Le sue ragioni sono comprensibili, lo sono le tue Peppino, lo sono quelle di chiunque lotti contro l’ingiustizia e le mafie, lo sono quelle di ognuno di noi che vuole essere il re della propria vita.
Ma affermare quelle ragioni, andare allo scontro diretto non lo salverà. Non ha salvato te.

Forse …in questo hai sbagliato Peppino, e mi dispiace.
Forse …ti ha vinto l’ira …prima ancora della mafia.
Forse …sbagliamo noi tutti ogni volta che indossiamo l’armatura e ci armiamo sotto le effige del nostro orgoglio ferito, carichi della nostra ira.
Come l’elenco dei martiri similmente è lungo l’elenco degli eroici cavalieri solitari impegnati “a vita” a combattere contro mostri invisibili, fuori.

Il tuoi ideali oggi sono narrati come quelli dell’ennesimo martire.
Mi piacerebbe tu fossi ancora in vita, quegli ideali avevano bisogno di te per poter diventare qualcosa di più grande, un onda culturale e di sollevamento sociale in grado di chissà quali trasformazioni nelle persone prima che nella società, nell’ambiente e nella cultura mafiosa.
Forse…con la tua morte sappiamo ancor più e meglio quanto è preziosa la saggezza perchè i cambiamenti sono processi lunghi e difficili e dolorosi.
Forse …dovevi essere più saggio anche tu…perchè la mafia la si combatte da vivi, da morti si è solo parole e commemorazioni, mazzi di fiori e frasi fatte.

Ha fatto bene Ulisse, ha deciso di vivere la macerazione del suo orgoglio e della sua ira. Ha potuto così trovare un’altra soluzione e continuare il suo viaggio verso Itaca. Anche tu Peppino avevi un tuo progetto, una tua Itaca. E non voglio credere che il tuo progetto fosse quello di saltare in aria in una macchina.

A te Peppino … e a tutti ed a me ricordo di riflettere profondamente quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci fa avvampare di ira.
Manteniamoci vivi, diversamente la nostra ira genera solo martiri e nessuna bellezza.
Forse…vale la pena provarci.

Ciao Peppino.

Da Omero ad Antonio Mercurio_Dal Mito all’Infinito

Di Ulisse non si hanno prove circa la reale esistenza. Ad Itaca c’è un insediamento dimostrato da reperti archeologici, ma nulla parla dell’eroe dalle mille astuzie, nessuna incisione. La mancanza di prove, tuttavia, non ha impedito la planeraria diffusione del mito di Ulisse .

Ulisse, le sue avventure narrate nell’Odissea, i suoi patimenti e la sua capacità di trovare soluzioni in situazioni pazzesche è un’ opera sapienziale; nelle sue pagine c’è rappresentazione simbolica di dinamiche umane.

Ed è questo filone simbolico delle dinamiche umane che Antonio Mercurio ha messo a fuoco nelle sua opera “Ipotesi su Ulisse”.  E’ penetrato nel racconto omerico e ne ha portato in superficie il contenuto sapienziale.

Antonio Mercurio ha fondato un corpus disciplinare potente ed innovativo ( l’Antropologia Personalistica Esistenziale – la Sophia Analisi – la Sophia Art e la Cosmo Art).

In “Ipotesi su Ulisse”, Antonio Mercurio prende per mano il lettore in un viaggio alla scoperta del contenuto sapienziale dell’Odissea come storia dell’uomo che compie un cammino di crescita e che vuole diventare artista della propria vita.

In questa sezione mi ispirerò al lavoro di Antonio Mercurio ed a quello di Omero, con umiltà e consapevolezza.

In molte mie riflessioni qui sul blog sicuramente mi avvarrò del lavoro di Antonio Mercurio.

A lui rivolgo il mio sentimento di gratitudine perché la sua opera più volte mi ha dato una mano, e ad essa attingo tutte le volte che serve.

Vuoi Avere Ragione o Vuoi Essere Felici?

Vuoi avere ragione o vuoi essere felice?
E’ capitato, capita e capiterà che “le cose non vanno come vorremmo noi”
Cosa fare? Reagire, lottare fino alla morte per affermare la giustizia ed avere ragione? Si ci può stare…ma gli altarini già sono troppo pieni di martiri; penso che possono bastare!
Ulisse nella caverna di Polifemo decise saggiamente di non affermare la sua giustizia vendicando i compagni, ne aveva anche lui diritto…era pur sempre loro re, un re, ed un capo.
Scelse di rinfoderare la spada. Non per viltà, non per giustificare il male subito. Ulisse scelse di non mortificare il suo progetto di tornare a casa e di essere un uomo nuovo. Investì sangue e dolore in contenimento della sua ira per un progetto più grande…ritornare a Itaca…e scelse di voler essere felice.
(Riflessione liberamente ispirata al mito di Ulisse come magnificamente proposto dal prof Antonio Mercurio)