Che si stava meglio “prima”…E’ una caz..ta!

E’ successo a tutti di pensarlo, e di affermarlo anche.

Quando “qualcosa cambia”, o è prossimo a cambiare, per quanto potremmo averlo desiderato arriverà il momento del dubbio con il corteo delle paure :”Oddio, avrà fatto veramente bene o sto facendo una cazzata!”.

Le radici del perché, seppur in misura variabile, l’umano fa i conti con questi sabotatori sono profonde e affondano nell’intimo, ed a volte poco noto, vissuto storico personale e familiare di ognuno di noi.

I sabotatori interiori manipolano la realtà percettiva ed ecco che all’improvviso, e magicamente, il “mondo di prima” diventa perfetto, nessun difetto e tutto era idilliaco con flauti e violini.

I cambiamenti (quelli con la C maiuscola) ci mettono di fronte ad aspetti pratici ed organizzativi, certamente, ma, ed è quello che qui mi interessa principalmente, ci mettono anche in contatto con i nostri “assunti di base”. Cosa sono questi assunti di base? Provo a dirlo con dei fatti, consueti. Nelle fasi di cambiamento potrebbero riaffiorare posizioni interiori di svalutazione, di paura o di senso di inadeguatezza. Magari non accade, beninteso questa non è una regola assoluta! Ma qui voglio esplorare la prima opzione, cioè che accade.

Oggi farò un pistolotto breve breve per dire solo che il riverginato “prima” non era affatto perfetto, se abbiamo approcciato un cambiamento magari era perché non ci piaceva … seppur in esso ci eravamo, diciamo, comunque accomodati come in un pigiama logoro ma comodo. Il regno “dopo” – faccio spoiler – diciamolo subito che non sarà perfetto, dovremo penare per prendere le misure e avremo bisogno di tempo, e tanta flessibilità, per sentirci a nostro agio.

Nel mezzo tra la terra del prima e quella del dopo dobbiamo fare i conti con nostre dinamiche di base. Con questo intendo quelle intime e personali riproposizioni, proiezioni, di vissuti che abitano silenziose ma attive. Nulla di patologico, sono le esperienze personali e familiari, e quindi facciamoci pace.

In questa fase di mezzo, dicevo, – tra la fase del “riverginato prima” e quella del “terribile dopo” – una proposta potrebbe che faccio a voi ed a me è quella di provare a fare gli artisti? Se ci poniamo in questa fase con questa visione allora ci può essere una grande opportunità per mettere a fuoco alcuni di questi assunti interiorizzati e trasformarli. Come? Beh un primo punto è farli emergere senza condanna, prendendosi la libertà di raccontarli. Sono come un cronista che viene dal passato. Magari un cronista di guerra che racconta dei possibili danni e dei rischi. Uso l’immagine del cronista di guerra non a caso. Nel silenzio dei passati di tante persone, anche mio, ci sono stati dolori e ferite che la polvere delle mille cose che facciamo solo marginalmente riescono a coprire. A volte si riaprono, e le fasi di cambiamento riescono a farlo bene.

Vogliamoci, vogliatevi, bene. Il presente è un tempo nuovo, imperfetto anch’esso come imperfetti continuiamo ad essere noi.

Nei cambiamenti impostiamo la meta sulla capacità di accogliere, di riconoscere e disinnescare con l’amore il giudizio e la critica verso di noi, respiriamo e rendiamoci morbidi ed elastici.

Quando le sirene torneranno a decantare le lodi del “prima” sappiate che passa. Come fece Ulisse allo stesso modo noi leghiamoci stretti alla nostra umanità tutta, impariamo da questo canto voluttuoso a conoscerci “di nuovo”.

Chiacchieriamo con il nostro cronista di guerra interiore, raccontiamogli quello che è successo dopo e le tante cose che abbiamo fatto e invitiamoci all’amore ed alla gentilezza.

I cambiamenti – quelli con la C maiuscola – sono amati e odiati proprio per questo. Teniamoci forte all’albero maestro dell’amore, le burrasche passano.

Come artisti quindi. Nel cambiamento possiamo lavorare la nostra ferita e metterci amore, sarà un capolavoro garantito.

Oggi è un giorno nuovo e io scelgo l’amore e la bellezza ( A. Mercurio)

Non abbiamo paura di contattare il dolore che si affaccia nelle nostre vite. Con l’amore, l’arte e la saggezza possiamo trasformarlo in energia per crescere.

Antonio Mercurio è un uomo che ha donato e dona all’umanità una strada per riuscire a superare i momenti dolorosi che incontriamo nel nostro cammino; l’insieme di pensiero, discipline e metodologie di lavoro ci permettono di poter trarre da queste esperienze le energie necessarie per quei passaggi di crescita – quelle trasformazioni –  necessarie per evolverci. Chiaramente non si cresce solo dal dolore, ma dato che esso è un esperienza che tutti prima o poi facciamo allora ecco che anche da questa, come dall’amore, possiamo attingere energie utili per realizzare il nostro progetto.  Antonio_400x400

Il dolore si può trasformare. Uno degli ostacoli maggiori è insito nella difficile relazione che abbiamo con questo aspetto della vita.

Il dolore cerchiamo di non incontrarlo, e quando le nostre strade si incrociano cerchiamo di cambiare percorso, di non vedere, di non sentire, ci distraiamo, ci anestetizziamo, rimuoviamo. Non è facile far entrare l’esperienza del dolore nella nostra vita, la sua presenza in molti casi ci spaventa perché arriva come una minaccia pronta a far saltare in 1000 pezzi il castello che con tanta fatica teniamo su. Carico di tutto questa virulenza comprensibilmente agiamo strategie difensive, non c’è da sentirsi in colpa se abbiamo paura. Ognuno di noi ha il diritto di difendersi dal dolore e di entrarvi in relazione con i propri modi e tempi.

Nella vita di tutti comunque esso è presente e il mio messaggio e la mia riflessione che condivido con voi è quella di lavorare per crescere, lavorare per armonizzare, lavorare per integrare.

Antonio Mercurio ci offre una prospettiva ed a lui non manco di indirizzare tutta la mia gratitudine. Come le piante sintetizzano sole, terra e acqua allo stesso modo anche noi siamo chiamati a fare continuamente la sintesi di opposti. La nostra vita è fatta di tante esperienze e ogni volta possiamo scegliere di unificare le cose luminose con quelle meno brillanti. Quello che ne deriverà sarà una sintesi speciale, la nostra luce nuova e la nostra nuova identità più ricca perché piena di esperienze tra loro anche opposte.

La vita non sempre va come vorremmo noi e c’è sempre una identità nuova da acquisire, che ancora non conosciamo. Dobbiamo aprici alla ricchezza della vita, ci si apriranno occhi nuovi ( cit. Liberamente Ispirata alle Regole per la navigazione notturna degli Ulissidi di Antonio Mercurio)

Vi saluto cari amici con un messaggio di speranza, entrare in contatto con il dolore è possibile e se ci sentiamo bloccati dall’immagine di noi di persone che “non devono avere

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paura” allora scrolliamocela di dosso questa menzogna e esprimiamo liberamente le nostre paure. Questo è il cammino che ci porta ad aprire il nostro cuore ed a rinforzarci con atti concreti di amore per noi, amore che arriva dall’ascolto e dalla consapevolezza ed amore si rinforza e ci nutre con atti di decisione ad uscire dalla paura narrandola. Perché non c’è nulla di colpevole nell’avere paura. Siamo figli speciali della vita, tutti ed in ognuno di noi è instillato il progetto della vita stessa. Siamo co-protagonisti della evoluzione umana e qualsiasi cosa accada non saremo mai realmente soli, indirizziamoci ad ascoltare il nostro Sé e impariamo a dialogare con la vita che pulsa dentro di noi, parliamo e apriamo il nostro cuore, chiediamo in dono ogni segnale ed ogni aiuto e stiamo sin da ora certi e felici che ne arriveranno di ricchissimi e che ci sosterranno nel nostro cammino per divenire padroni e artisti della nostra vita. Il dolore di può trasformare, lo fanno in tanti da sempre ed è una capacità umana presente in ogni persona. Non Aggiungo altro. Buon lavoro a tutti noi e buone vacanze.

 

Pensieri nel tempo Covid in un giorno di mezza estate.

*** pensieri frequenti di questo periodo. Che siano miei o percepiti conta davvero poco, sono cose dell’umano ed essendo un essere umano riconosco che in ognuno c’è anche una parte di me.

1- Ho paura che all’improvviso si riblocchi tutto;

2- Devo godere di questo periodo di libertà e voglio fare quante più cose possibili – ed in sicurezza – per prepararmi al prossimo lockdown autunnale;

3- In vacanza? Si ci vado! Me la merito e questa volta me la scelgo full optional. Anzi ci vado anche perché poi non so cosa succederà!

4- In vacanza? Oddio speriamo di riuscire ad andare e non si blocca tutto di nuovo

5- Covid? Mah…Boh, a volte mi sembra tutto uno scherzo.

6- Immuni? Si l’ho installato, ed ho visto anche come funziona e credo sia buono e utile

7- Immuni? Si è buono…ma per il momento non lo attivo. Metti che mi segnala di essere entrato in contatto con qualcuno poi risultato positivo che faccio? Dovrei attivarmi, contattare le autorità, fare controlli e metti caso che mi tocca rimettermi in quarantena?

8 – Cavolo in giro siamo veramente in tanti e mi rendo conto che le regole sul distanziamento sono saltate e comunque è difficile rispettarle

9 – Le regole di sicurezza? Si uso la mascherina, mi lavo frequentemente le mani. Ma cavolo entro frequentemente in contatto con persone e cose e a volte mi dimentico le regole

10 – Spero che tutto finisca davvero!

11-  Piano piano tutto sta passando, i contagi sono pochi

12 – In molte parti del mondo ci sono emergenze pazzesche, il mio paese sta facendo qualcosa per aiutare queste persone? Mi piacerebbe poter fare qualcosa.

13 – Desidero con forza che tutto passi, ma non voglio che rimuoviamo tutto correndo come stiamo facendo ora e dimenticandoci delle tante cose che abbiamo sentito nel lockdown, valori come la persona, i rapporti sociali, l’umanità, il rispetto per l’ambiente, l’essere interconnessi a livello mondiale, voler fare tanto per stare bene tutti.

***In questo tempo, un po’ sospeso e di certo unico e – ci auguriamo – irripetibile  non dobbiamo perdere la speranza e dobbiamo lottare con ogni forza per non cedere alla rabbia ed alla paura (che pure ci sono e sono cose umane). Quando paura e rabbia danno le carte al nostro tavolo blocchiamoli subito e scegliamo un altra partita, quella dell’amore, del rispetto per noi e le nostre tante parti e per gli altri, la speranza.

I punti/sentimenti/pensieri/riflessioni che ho indicato sono “umani”. E’ un tempo particolare, vogliamoci bene e facciamo il meglio per dare una mano al cambiamento in noi, con gli altri e nel mondo intero. Non siamo poca cosa, siamo preziosi elementi e della vita e abbiamo una grande forza.

Crescita personale: Speranza e Paura al tempo del Coronavirus

In questo momento possiamo avere fiducia e possiamo avere paura. Se proviamo paura  vuol dire che non proviamo anche la speranza e fiducia, che sia chiaro questo ok? Rinforziamoci nella consapevolezza e nell’ accoglienza di noi nella nostra totalità nelle nostre forze e nelle nostre debolezze. Siamo flessibili e amorevoli con noi…rendiamoci disponibili a farlo…siamo esseri speciali e in questa fase consolidiamoci e affondiamo ancora di più le radici nell’amore che in noi é un nucleo immodificabile. Fatelo e se lo desiderate ricavatevi uno spazio per lavorare con un counselor.

In questa fase ricordo che l’Istituto Solaris di Roma ha attivato un servizio di counseling gratuito on line. Per accedere al servizio visitate la pagina facebook dell’Istituto Solaris oppure contattatemi qui sul blog o al n di telefono 3519743118 dedicato al servizio. Non siamo soli, aggrappiamoci alle nostre parti positve, facciamolo insieme se lo desiderate. Un saluto a tutti

Riprogettare l’umano al tempo del coronavirus… del Dr. Giampiero Ciappina su Solaris.it

LogoAltaDefinizione_sfondato_500px-e1438454191938Le pubblicazioni di marzo sulla rivista on line solaris.it propongono tanti interessanti articoli ed approfondimenti. Quello che ho piacere di riportare oggi è del Dr. Giampiero Ciappina direttore, insieme con la d.ssa Paola Capriani,  dell’Istituto Solaris. 

Riprogettare l’umano

Le persone che da anni lavorano su se stesse in un percorso di crescita personale non sono immuni dalle epidemie di paura. Ma in questi giorni sto osservando una profonda differenza di atteggiamento. All’epoca del coronavirus, alcune delle persone che seguo da tempo mi dicono, quasi timidamente, di sentirsi “spaventati di essere … ragionevolmente sereni”. Quasi imbarazzati a confessare che “… sì, ovviamente bisogna essere prudenti e seguire le regole … ma se devo essere sincero, io non mi sento spaventato più di tanto. Dottore, mi devo preoccupare di .. essere tranquillo?”.

E come non comprenderli? Mantenere la calma quando tutti sembrano perderla, ti fa sentire un marziano. O quantomeno uno sciocco che non ha capito nulla, visto che così tante persone si abbandonano a scene di isterismo collettivo.

Conoscere la propria fragilità

La mia sensazione è che le persone che fanno un percorso di crescita personale hanno – in questi giorni di psicosi globale – un naturale atteggiamento ragionevolmente pacato, perché a differenza del resto della popolazione mondiale,  hanno da tempo già fatto i conti (e continuano a farli) con la propria fragilità. La conoscono, lavorano per conoscersi, e hanno imparato a familiarizzare con i mostri interni (angoscia e panico compresi).

Sia con la lebbra medioevale che con la peste manzoniana, i crocefissi riempivano le case. Un millennio prima, probabilmente si ritenevano più efficaci conchiglie magiche, ossa di animali o di potenti nemici uccisi in battaglia. Oggi invece si preferisce una nota marca produttrice di ipoclorito di sodio, ma la funzione dell’amuleto (dal latino amuletum, derivato da amoliri “allontanare”) è sempre quella di difesa protettiva. Il talismano, nell’immaginario antico (e anche moderno!) assume su di sé la forza cosmica che l’individuo desidera o sente di non avere. In tutti i casi, l’epidemia di panico ha avuto il pregio di aiutarci a svelare uno dei più velenosi mali del nostro tempo: la presunzione.  Perché il mondo si scopre improvvisamente psicologicamente così insicuro? Perchè il panico è così contagioso? La mia sensazione è che molte persone – fino a ieri – sono state completamente immerse in una presuntuosa onnipotenza. Perchè fino a ieri, l’occidente – affetto dal dogmatismo scientista – si credeva potente oltremisura, quasi pronto a sbarcare su Marte per poi, da lì, dominare l’intero universo. Quando il terrorismo nel 2001 toccò i grattacieli del World Trade Center, uno dei motivi dello shock degli americani fu dovuto alla improvvisa consapevolezza che la guerra aveva toccato le vergini (dalle Guerre di Secessione in poi) terre d’America. Analogamente, l’occidente sviluppato e tecnologico avrebbe dovuto – almeno nella fantasia – essere immune e protetto perfino dai virus.

E’ stato uno shock. Improvvisamente e dolorosamente l’occidente si rivela debole, indifeso, tanto quanto il secondo e perfino il terzo mondo. L’immagine emblematica di intere città che nella notte si riempiono di grida e urla tra i grattacieli alla ricerca di contatto umano, sarà probabilmente un’icona rappresentativa di questa riscoperta insicurezza.

Il contagio di panico, anche quando immotivato ed esasperato, risveglia i mostri assopiti nelle zone d’ombra. Tra questi, certamente una profonda regressione dei processi cognitivi, che tornano a stadi di funzionamento arcaico (mors tua-vita mea, razzismo, intolleranza, ecc.). Mette in luce una inconsistente cultura esistenziale e un vuoto di valori che – in condizioni di ordinaria quotidianità – riesce ancora ad essere sopportato. Ma che in condizioni di eccezionalità, innesca una reazione a catena di angoscia e smarrimento. Come se la struttura della persona (che non conosce nulla del proprio inconscio) implodesse rapidamente, senza incontrare alcun ostacolo. Il coronavirus, in questa mia riflessione, è quindi soltanto un innesco, una spoletta detonante che mette in moto una esplosione più grande che purtroppo non viene né impedita, né contrastata da valori esistenziali profondi e radicati. Molte persone stavano già male, ma non lo sapevano.

La fragilità e il tema della colpa

L’individuo che non fa alcun lavoro di crescita interiore talvolta implode perché è del tutto impreparato ad affrontare le proprie zone d’ombra. Proiettando e spostando sempre le minacce interne sugli invasori esterni (di cui il virus è soltanto uno dei possibili rappresentanti), la persona finisce per ignorare anche i più elementari meccanismi emotivi che lo abitano. Presunzione, sensi di colpa collettivi e la colpa reale – come la definisce Antonio Mercurio – facilitano la penetrazione delle paure, spianano il terreno all’avanzare del panico, spalancano la porta all’angoscia, talvolta senza incontrare ostacoli.

Accogliere la propria fragilità rende più forti

Le epidemie passano, e anche queste epidemie inevitabilmente passeranno. Ma quali sono le necessarie riflessioni? Quali anticorpi avremo sviluppato domani? Quale sarà il vero vaccino?

Accogliere la propria fragilità non deve essere assolutamente frainteso come fatalismo o nichilismo. Non si tratta affatto di essere imprudenti, ingenui o addirittura spavaldi e smargiassi. Si tratta piuttosto di imparare a conoscere il proprio mondo intimo e segreto, familiarizzare con i propri meccanismi emotivi, acquisire dimestichezza perfino con i propri traumi inconsci e mostri interiori. Nelle scuole elementari – opportunamente – si studiano i passaggi pedonali, la capitale del Brasile, e che in Inghilterra i cani stanno sui tavoli: tutte cose preziosissime. Ma perché non inserire nei programmi anche la tabellina del 2 del proprio mondo emotivo? Non dico il Counseling Antropologico Esistenziale (che si studia all’Istituto Solaris): basterebbe soltanto l’ABC. Avremmo bambini (e poi adulti) che sanno attraversare la strada e che insieme sanno anche gestire – al meglio che possono – le loro paure, le crisi emotive, i lutti, le separazioni di coppia, senza dover per forza finire sui giornali.

Dalla fragilità alla resilienza e alla proattività

É interessante riflettere individualmente su come – ognuno di noi – può trasformare un evento negativo in uno positivo. Collocarsi in questo sistema di riflessione richiede che non sempre le trasformazioni riguardano il mondo esterno. Se vogliamo sviluppare nuovi anticorpi per le future apocalissi emotive, dobbiamo costruire – certamente ospedali, vaccini, e strutture sanitarie – ma anche strutture interiori, steccati e corridoi per i nostri flussi emotivi. Gli argini dei fiumi non si costruiscono per i periodi di siccità o di bonaccia: si costruiscono perché siano – lì pronti – quando si tratterà di affrontare le piogge torrenziali.

La velocità con cui si è diffuso il panico (e anche il coronavirus) nel mondo, senza fermarsi dietro ai muri, senza farsi impressionare dalle leggi anti-immigrazione, dalle culture diverse, dai confini delle Nazioni, dai soldati alle dogane, dimostra inequivocabilmente che siamo tutti connessi. Siamo tutti come singole cellule di un unico organismo che oggi è chiamato a trasformarsi, a riprogettarsi, crescere e rafforzarsi. Una civilità globalizzata è un organismo che è chiamato a ripensare profondamente il modo di percepire se stesso e di percepire l’umano e il divino che è dentro di noi. Saper ad esempio, coltivare e sviluppare pazientemente un sano Sè corale, significa ritrovarsi poi – nei momenti di difficoltà – una forza immensa, un vero e proprio argine per resistere all’inondazione.

Accogliere la fragilità, conoscersi interiormente non vaccina da nulla: ma rende sicuramente più forti, perfino immunologicamente! Insieme alla Vitamina C, sviluppiamo anche anticorpi spirituali che la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia riconosce come potenti difese, veri e propri strumenti di protezione dell’organismo.

Uno dei modi per essere – non solo resilienti nei momenti difficili – ma perfino proattivi è quello di imparare a distinguere – con un paziente lavoro interiore – la differenza tra un evento esterno e la sua rappresentazione interiore. Molta parte del dolore esistenziale non è sempre dovuta all’evento esterno, ma spesso è dovuta alla rappresentazione interiore, alla narrazione simbolica di quell’evento. Facciamo un esempio. Dice Alex Zanardi – ex pilota di Formula 1 – in un’intervista a Candida Morvillo del Corriere della Sera “Come ha spiegato a suo figlio che il papà non aveva più le gambe? – Aveva tre anni e ha percepito le protesi come qualcosa che mi rendeva speciale. Gli piaceva che, giocando a nascondino, potessi infilarmi in buchi in cui non stava nessun altro!

In questo racconto, la perdita delle gambe – evento indubbiamente terribile – è rappresentato quasi come un paradossale vantaggio, perfino una sorta di irragionevole privilegio che consente nuove potenzialità, pur senza togliere nulla alla sua tragicità. In questo racconto, traspare una concreta accoglienza della propria fragilità, ma usata – non per lamentarsi – ma per creare Bellezza.

Nel mio articolo sul Dolore come Crescita post-traumatica, propongo di vedere la resilienza come la capacità di affrontare i traumi della vita, di superarli e di uscirne rinforzati e addirittura trasformati positivamente.

Borys Cyrulnik, Neuropsichiatra francese sfuggito alla deportazione nazista, nel suo libro “Il dolore meraviglioso” sostiene proprio che il trauma può presentare due aspetti: uno legato all’evento che produce la rottura dell’omeostasi delle dinamiche interne all’organismo, l’altro connesso alla rappresentazione soggettiva dell’evento e delle sofferenze che ne derivano, con ripercussioni sulle dinamiche personali e relazionali.

Zanardi dopo l’incidente che gli ha strappato le gambe, “… ha vinto in handbike sei medaglie paralimpiche e otto ori mondiali. Dopo otto arresti cardiaci, tre giorni di coma, sedici operazioni, un’estrema unzione … prova le protesi, fa la riabilitazione, sale in macchina e va a finire i 13 giri inconclusi del circuito di Lausitzring” (luogo dell’incidente in Formula 1). Oggi si sta preparando per l’Ironman di Tokio 2020.

Anche quando non possiamo modificare le circostanze esterne, anche nelle situazioni di maggiore angoscia e terrore, anche quando il destino sembra agire contro di noi e siamo paralizzati dalla paura, possiamo sempre ricordarci che non siamo completamente impotenti. A condizione di accettare che, se non possiamo cambiare le condizioni esterne, possiamo sempre cambiare noi stessi. Possiamo ancora scegliere il nostro atteggiamento verso ciò che stiamo affrontando. Come afferma Antonio Mercurio, anche nei momenti di maggiore difficoltà, l’individuo ha sempre la possibilità di decidere: ha sempre un quantum di Libertà.

Usiamola per cambiare.

 

L’Io- Rompiballe.

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Non vi è familiare l’immagine di un bambino/a a cui non sta mai bene niente?

Se c’è luce vuole l’ombra, se è bianco vuole nero, se c’è pasta vuole brodo, se c’è pizza vuole gelato, se c’è scarpa vuole ciabatta, se c’è cartone animato vuole film e se c’è film vuole un altro film, se c’è bici vuole palla, se c’è caldo vuole freddo, se c’è gente non vuole nessuno, se c’è scuola vuole casa, se c’è mamma vuole papà, se c’è cioccolato vuole nocciola, se c’è canzoni vuole libri, se c’è disegno vuole cantare, se c’è coccole vuole essere lasciato in pace, se c’è gioia vuole tristezza.

Vi è familiare?
Non non parlo dei bambini in senso biologico…parlo del bambino che ancora vive in noi. Non vi trovate a volte a sentire a volte come il nostro caro io bambino sta ancora nel pieno di tanti capricci e non gli va mai bene niente?
Mah…a me mi pare tanto tutto molto familiare.
Oggi ad esempi ho sentito forte il mio Io – Rompiballe😀a cui non stava bene proprio niente.

Il Giudice interiore, come agisce nella nostra vita e cosa è bene fare.

Vi capita che quando dovete fare qualcosa puntuale arrivino anche pensieri svalutanti e l’onnipresente rompipalle del giudice interiore?  Il giudice interiore pressappoco emana sempre la stessa inappellabile sentenza e decreta: ” In nome di questo e di

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quello…considerato che tu non sei tizi o caio…e che non hai agito in questo modo e in quell’altro io ti dichiaro colpevole di incapacità e di totale inadeguatezza anche solo a pensare di fare quello che stai provando a fare, pertanto fermati che è meglio perché altrimenti oltre alla sentenza da scontare farai anche una brutta figura?!”.

Ecco, vi capita?

Si tratta, a ben intuire, di una particolare tipologia di sabotatore interiore che opera in maniera trasversale nell’animo umano delle persone di ogni latitudine, esperienza o astrazione sociale , in sintesi”capita a tutti”.

Sto lavorando ad un progetto e non ci crederete…non riesco a scrivere nulla, ho come una specie di blocco creativo e la cosa mi è davvero nuova essendo che proprio nello scrivere ho sempre pensato che non avrei mai avuto problemi essendo io un abbondante chiacchierone.

Ma non mi sono mica arreso eh…nooo. Scrivo bozze e poi non mi piacciono e poi ne scrivo altre e poi altre ancora. Sto scavando il mio buco per evadere da questo rompiscatole di giudice interiore.

Che fare quindi?

Opzione 1: Basta rinuncio, mi lamento, mi arrabbio con il giudice interiore e con me stesso;

Opzione 2: Come posso trasformare questa situazione, quale cambiamento devo attuare dentro e fuori di me?

Vabbè l’opzione 1 è facile.

Scelgo la n 2. Faccio l’artista. Forse il mio giudice mi rimanda solo che ho paura di sbagliare e ci sta, sono umano. Allora mi sintonizzo con valori come l’umiltà, l’impegno, la fiducia.  Così ricentrato inizio …

Odissea_Ulisse_mendicante.pngAh…oltre alla paura di sbagliare che è un sentimento umano di cui non dobbiamo mai vergognarci dobbiamo prestare attenzione alle nostre pretese. Questa è un ulteriore impicco per la nostra mission. Con la pretese  una fetta grossa di energie viene sacrificata alla causa della nostra ragione per cui noi “siamo già bravi e pronti” e tutti lo devono riconoscere.

Se vi capitano certi ospiti fate come me, ispiratevi al mito di Ulisse ed alla saggezza che contiene. Come Ulisse mendicante in casa propria anche io mi rendo umile sul mio terreno preferito per non essere divorato dalle pretese e dal giudizio. Se abbiamo ben chiaro il nostro obiettivo sapremo dare scacco a questi intrusi.

Il segreto del successo

Sappiamo tutti cosa è buono fare per avere successo e per riuscire nella vita.

Come facciamo a saperlo?

Semplice. Tutti lo diciamo  ai nostri figli, ai nostri amici ecc: ” Per far bene devi fare così!! L’importante è che tu sappia questo e quello!! Se ti succede allora tu fai così! Non perdere la fiducia! Riuscirai sicuramente! Impegnati di più e non ti distrarre!! ” ecc ecc.

Noi, o meglio tanti di noi, sappiamo quindi cosa è bene fare.

MA…per qualche strana causa poi noi non facciamo quello di cui siamo tanto, appassionatamente, convinti e comunque non lo facciamo con la stessa convinzione e sicurezza.

Quindi come fare ad avere successo, a stare bene ed essere felici?

Semplice…basta essere e fare quello che diciamo agli altri di essere e di fare!

Facile no?

Buon anno scolastico a tutti gli studenti del mondo, e ai genitori😊

Stamattina in giro con Elliot dalla vita mi è stato suggerito questo ritmo. Così lo assumo come colonna sonora di buon anno scolastico per mia figlia Emma e per tutti gli studenti del mondo perché oggi é un nuovo inizio ed io auguro a tutti che sia colmo di amore e di bellezza e dato che ci vuole anche tanta forza allora che ben venga un buon ritmo di accompagnamento per far vibrare tutto. Buon inizio anno anche a tutti i genitori, nuovo giro sulla giostra….si parteee😀😀. Ritmo

Elliot… Non Mollare! Real time

H 8:30. Ritorniamo dal veterinario. Quando si é giovani e scapestrati capita. Così eccomi al 3 giorno di convalescenza. Un ospedale, poi una giornata dal veterinario con flebo ed ora di nuovo a controllo. Devo aver mangiato qualcosa e da giorni sono spossato con febbre e mangio poco. Meno male che c’è quest’uomo paziente e Emma e Rosa che si prendono cura di me…e oggi mi porta pure in braccio perché io non riesco a fare tanta strada. Certo speriamo bene…perché non mi sento tanto in forma😣😣

Aggiornamento: Ore 14. Purtroppo pare ci sia una grave infezione intestinale e urge ricovero in terapia intensiva. Dai Elliotttttttt!!!!!!!😟😟

h 16:00 diagnosi di parvovirosi canina confermata. Brutto virus, anche letale. Ora é ricoverato con terapia di sostegno. Elliot sei in buone mani, e noi facciamo il tifo per te 💪💪

h 19:51. Non abbiamo notizie di Elliot. Domani potremo andare a visitarlo dalle 14 alle 16. E fino a quel momento non è possibile fare richieste di info via filo. A detta dei medici se non ci sentiamo é positivo perché vuol dire che non ci sono cose gravi e che invece, laddove vi fossero complicazioni e/o necessità fu fare indagini extra o interventi imprevisti ci chiameranno per informarci. Quindi da una parte vorrei sapere e dall’altra prego che non ci chiamino. Ho letto in rete molte notizie sulla gravità di questo maledetto virus come i medici stessi ci hanno detto. Suoi punti di forza il fatto che era vaccinato e che comunque da 3 giorni sta seguendo una terapia antibiotica e di idratazione e questo può essere una utilità per il suo corpo in lotta contro il virus che deve fare il suo corso. Ha già perso quasi 300 g di peso, praticamente il 10% di quanto pesava prima. Mi raccomando mandate energia a Elliot…ne ha bisogno e se la merita. 😢😢

07 Aprile h 10. Nessuna telefonata.

h 16. Visita terminata. Non mi aspettavo di trovarlo in gran forma e così effettivamente é stata. Ulteriormente dimagrito e non ha mangiato nulla. Manifestazioni di vomito e diarrea e un visino assente. All’inizio ci ha scodinzolato, lo abbiamo tenuto stretto ed il dolore si taglia nell’aria e negli occhi. Vogliamo fortemente che guarisca ma a vederlo un po’ la fiducia barcolla. Iniziano i dubbi sul che fare. Lasciarlo in ospedale o portarlo a casa? Credo per lui sia meglio stare lì, a casa riceverebbe molte carezze é sicuro ma ora lui ha bisogno di qualcuno che curi la sua malattia e noi non abbiamo strumenti per farlo. Non so cosa pensare. Povero Elliot ti stringe il cuore. Questo virus toglie la vitalità dagli occhi e lo vedi assente e solo desideroso di stare rannicchiato su se stesso. Domani non sono previste visite ma si potrà telefonare. Domani gli fanno di nuovo emocromo. Umore? Grande tristezza e senso di impotenza e rabbia.

h 22:30. Spesso penso che Elliot ci sta lasciando. Sto utilizzando anche tutte le forze positive e di speranza che ho dentro sia io che la mia famiglia. Ma é tosta! In questi casi l’impotenza fa male e l’angoscia spinge a voler trovare una soluzione, a trovare un colpevole. Di chi é la colpa? Purtroppo di nessuno, succede.

08 Aprile h 17. Elliot é nella fase acuta della malattia i globuli bianchi sono scesi ma è il corso della malattia. È abbattuto. Prognosi riservata. Ciò nonostante non ci sono perdite emorragiche. Sta ricevendo tutte le terapie, dobbiamo aspettare e sperare che il suo corpo reagisca.

9 Aprile. h 09:25. Nessuna telefonata. A Roma oggi tempo nero di pioggia sole e vento che si alternano a follia. Così anche l’animo mio é rapito da maree di rabbia e ampie accoglienti correnti di speranza. Sono certo che Elliot sta facendo del suo meglio (e da parecchi giorni già) per rimanere aggrappato alla vita. Forza cucciolo Forza💪💪💪

H 16. Lieve miglioramento. Non voglio sbilanciarmi. Domani pomeriggio ci sarà nuova visita. Continuiamo a mandare energia al cucciolo, Che la forza sia con te. Forza Elliot!!!

10 Aprile. Nessuna telefonata dall’ospedale. Oggi c’è un bel sole caldo. Con Elliot ieri era ricoverato per lo stesso virus anche un cucciolotto di 2 mesi ed un gattino. Oggi pomeriggio andiamo in clinica, stamattina fanno nuovo emocromo e continua la cura antibiotica, se il miglioramento si conferma potrebbero anche dimetterlo ( non bi nego che mi fa paura scrivere questa cosa per non rimanere delusi), ci affidiamo ai dottori ed alle indicazioni che ci daranno. Che l’energia solare sia guaritrice di ogni sofferenza e di alimento per le forze che occorrono per attraversare il dolore facendo luce al coraggio di ognuno di noi. Vi terrò aggiornati.

h 19: Elliot in trend di miglioramento. I dottori da un lato sono positivi perché ha riacquistato vitalità, ha mangiato e non ha più vomito e diarrea da ieri. Lo tengono ancora in ospedale perché i globuli bianchi sono ancora in calo e questo (dicono) essere ancora sintomatico del fatto che il virus è ancora in fase attiva. La crescita dei globuli bianchi sarà conferma che il miglioramento già visibile nel comportamento molto attivo è presente anche a livello biologico. Non sciolgono ancora la prognosi. Domani spero possa tornare a casa. A seguire vi posto una foto di oggi.

11 Aprile. Telefonata dalla clinica. Globuli bianchi in salita. Elliot clinicamente guarito ed in uscita. Siamo molto felici. E stata una brutta settimana ma ora é finita. Elliot é stato davvero bravo e forte. Bravo Elliot

h 19:45. Ciai sono tornato a casa e sono molto felice, me la sono vista brutta e grazie a tutti per gli incoraggiamenti. Mi fa male un po’ la zampa ma è normale perché sono ancora infasciato perche mi hanno fatto un sacco di punture. Devo mangiare poco e spesso perché io mio stomaci si deve gradualmente riprendere. Prenderò antibiotici per un po’ ma ora é per me tempo di vivere e voglio vivere tanto. Bauuuu a tuttiiii ( vedere mia terza foto)

 

Libri_La peste_ di A. Camus

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Ero indeciso, come non accade spesso quando sono in una libreria. Quel giorno non avevo grande ispirazione ma avevo desiderio di leggere qualcosa. Pensavo di buttarmi su qualcosa sul banco “novità”. Gira che ti rigira mia figlia sceglie il suo di “Geronimo Stilton” ed io? Come cose lasciate indietro nel tempo mi ritrovo di nuovo a incrociare gli occhi su questo libro. Camus…di lui ancora ho un libro da leggere e con cui devo fare i conti. Intanto però “La peste”…e ok, vieni con me è arrivato il momento di fare un giro insieme io nelle tue pagine e tu – come sempre accade – nella mia vita.

Un narratore si prende la briga di raccontare quello che accade nella città di Orano, sulla costa Algerina. E quello che accade non è una cosa di quelle “mordi e fuggi”, non un evento veloci. Un flagello lento, cosi lo chiama il narratore, insinuante e minaccioso e statisticamente molto mortale, la peste.

Un paese si chiude, e viene chiuso. Che il contagio deve rimanere lì e va contenuto il più possibile. E contro la peste che ci fai? Le pagine sono piene di narrazioni di persone che a modo loro fanno la loro parte, che un qualcosa va fatto di sicuro perché da quel posto non si può andare via con un semplice: “Scusate, io vado via”.

Ma cavolo a volte accadono cose che ci mettono nella più totale impotenza, e come gli abitanti di Orano a tutti un po scatta il desiderio di fuggire via lontano. C’è un dottore coraggioso? Mah, neanche tanto. C’è un dottore e fa il suo lavoro. Tanti si impegnano per arginare ed organizzare i soccorsi … anche loro non sono eroi, non c’è nulla di eroico in un recinto con la peste dentro e si fa qualcosa.

Qualcuno era felice, e solo in quella prospettiva di morte universale si sentiva a suo agio e non credo fosse l’unico…che in molti si sentono a loro agio quando saltano gli schemi e la paura viene vista e vissuta anche dagli altri. Quelli lì si sentono a loro agio perché forse nella paura e nella confusione ci sono da sempre e quindi ecco che di fronte alla peste che minaccia di uccidere…non si sente minimamente confuso e spaventato…anzi sereno e sollevato sussurra “era ora!”.

Uscire dalla nostra comfort-zone. Come Ulisse possiamo lasciare Calipso, l’isola delle nostre certezze quotidiane.

Io: Ulisse non era un pazzo.
Voi(forse): “E chi lo ha mai detto?”
Io: “Tutti lo abbiamo detto”.
Uno di voi (forse): “Ma strano! A me non mi risulta, io ho sempre detto che era un figo uno di successo abile ed astuto…uno da imitare, invidiare, ma un pazzo no…ma se l’ho detto forse ho toppato…me lo ricorderei”.
Io: Mi spiego meglio, uso il mito.

Ulisse da Calipso ci stava anche bene.
Calipso è bella, una ninfa, sempre giovane e passionale, immortale e fonte di piacere.
Tutto attorno alla sua isola un mare immenso. A lui è andata anche bene visto che vi è approdato dopo giorni e giorni alla deriva e dopo che tutti gli altri sono morti. Eppure lui vuole andare via. Come minimo viene spontaneo dirgli “Ulisse tu sei un pazzo!”.

Anche a noi sicuramente è capitato di sentire intimamente  che quello che abbiamo non ci gratifica. Un idea da diventarci pazzo

Vi è capitato mai? A me si.
Quante volte ci siamo detti – a bassa voce intimamente – che era un idea pazza e che dovevamo accontentarci e difendere quello che avevamo.

Ulisse non era un pazzo. Lui aveva il suo progetto di tornare a casa.

Noi pure ne abbiamo, ognuno il proprio che sia di natura materiale ideale non fa alcuna differenza.  Noi tutti siamo quelli che vogliamo crescere e realizzarci, fare cose nuove e diverse, un altro lavoro, un’altra città, viaggiare, una famiglia,  il successo, diventare genitori…ecc ecc.

E’ solo che anche a noi il cambiamento fa paura e per far sparire questa cavolo di paura l’umanità non ha trovato ancora una soluzione. Gli strumenti più utili sono l’amore, il coraggio e la follia.
Io credo che ogni momento al mondo molte persone legano insieme due legni con una corda, caricano su tutto quello che hanno e si mettono in mare verso un idea ed un progetto, la loro personale Itaca.
Lo abbiamo fatto anche noi tante volte, è solo che non ce lo ricordiamo. E’ solo che ogni volta decidere è dura e non ci ricordiamo delle tante vittorie già all’attivo.

Ulisse non era un pazzo e non parte a caso. Con l’aiuto degli dei ottiene di poter lasciare Calipso che gli dona valide indicazioni per la navigazione, coordinate per la sua meta.

E noi? Beh noi abbiamo i nostri sogni ed i nostri valori che sono anch’essi una mappa.

Ulisse è partito. Bye Bye Calipso. Mani, zattera, mare … non mi tradite! E noi pure…sogni e polmoni, amore muscoli e coraggio teniamoci forte che ad ogni nuovo cambiamento un pò si balla…ma poi passa e noi siamo già persone nuove. Quando iniziate un viaggio prendete carta e penna e scrivete il vostro diario di bordo. Un giorno vi direte “cazzo quanto sono stato bravo e figo”, parola mia!