L’ingrediente del Successo

Il senso di “successo” è leggibile come il risultato – positivo o negativo – che deriva dalla sommatoria algebrica delle nostre esperienze. Un risultato con il segno positivo genererà il senso di successo e la soddisfazione.

Non dico nulla di originale nell’affermare che un ingrediente prezioso per il successo esistenziale è la “fame di superamento” . Il senso di fame ha radici nella nostra esperienza con “le cose della vita”, così come le abbiamo interiorizzate dal nostro ambiente familiare e sociale. Le cose della vita hanno natura sia materiale che non. il primo gruppo è quello del bisogno di cibo, acqua e protezione e sono la prima cosa a cui siamo chiamati a trovare una soluzione ( sensato e ben espresso da .Maslow, nella sua famosa piramide dei bisogni).  Il secondo gruppo delle cose della vita sono il bisogno di realizzazione di sé, ovvero di quell’alimento per l’anima più che per lo stomaco.  

Dicevo della fame!

L’emergenza di soddisfazione di questo bisogno spinge alla evoluzione, ovvero ci costringe a “fare” qualcosa per non soccombere.

Non possiamo vivere senza cibo, acqua e protezione – in senso fisico – così come non possiamo sopravvivere alla negazione della affermazione di noi. Non avanzare dallo stato di bisogno è mortale per il nostro corpo come per la nostra anima.

La fame di cose dell’anima morde a prescindere dallo stato sociale e dalla quantità di cose materiali che si dispone.

Non è un assoluto, beninteso, ma credo che l’abbondanza di cose materiali se non gestite in modo saggio possono facilmente accrescere gli ostacoli alla realizzazione di Se. Pigrizia, superbia e capricci sono paludi in cui è facile impantanarsi; queste forze ipotecano i talenti, li sequestrano e sacrificano sull’altare della ricerca del piacere psichico più che esistenziale.

Quando la fame, sana, morde una cosa è certa…ci si deve dare da fare. Riconoscere questo tipo di “morsi” è lo stesso che saper riconoscere la stella polare per sapersi orientare verso la meta che si vuole raggiungere.

Ed il successo, come è noto, è l’arte di fare, disfare, rimediare, rilanciare, riparare, riprogrammare, ripartire e …poi ancora fare, disfare, riparare…ecce cc.

Il misuratore del successo non è la “fama e l’ammirazione dagli altri” (che non sono comunque un reato, beninteso)  quanto piuttosto lo stato di gioia che abita nella nostra casa, del corpo e dell’anima.

Buona giornata e buon appetito a tutti.

La tristezza è cattiva suggeritrice

Attenti al sentimento della tristezza.

Quando si attiva e si insinua tra pensieri ed emozioni ha l’attitudine ad accrescere se stessa chiamando a raccolta altre emozioni (recriminazioni, fantasie, lamento e vittimismo anche).

Pur rispettandola perché anch’essa è nostra compagna nel viaggio della vita, invito a stare molto attenti.

La tristezza è revisionistica, riscrive la storia in modo diverso. Tende a dipingere bello quello che in realtà non lo era ( o almeno non lo era come lo vediamo, o vorremmo vedere, oggi ); mantiene giovani forti e belle le persone, cancella i loro difetti e la loro realtà, rende le cose e le persone irreali.

Ci appartiene, beninteso e non dico di censurarla. E’ quell’area di noi che tiriamo fuori quando, ad esempio, ci sono gli anniversari, festività e ricorrenze. quando vediamo ciò che altri anno con invidia e ne proviamo dolore che cerchiamo di risolvere mettendoci sopra del miele lenitivo magico (come la tristezza ad esempio).

Attenti a questo sentimento, se lo dobbiamo proprio rievocare facciamolo con cautela e con grande rispetto per noi, per non affogare nelle sabbie mobili di una banale rievocazione di ciò che c’è stato (che riscriviamo e narriamo come perfetto ma che non lo era), di ciò che sarebbe oggi (che è impossibile sapere, pura sega mentale) e di ciò che avremmo potuto, saputo, dire fare o essere ( pura illusione mentale, segone anch’esso).

Attenti quindi, quando arriva a bussare teniamoci forte alla nostra saggezza e, se proprio il dolore arriva facciamone un uso costruttivo ringraziando il passato tutto, per ciò che ha saputo dare alla nostra storia, e ringraziando noi che ancora invece siamo qui a scrivere ed a costruire … nella consapevolezza che abbiamo tante cose da fare.

L’importanza del rispetto.

Uno dei passaggi più intensi – e che io amo in modo particolare – del film “Il Divo” di Paolo Sorrentino del 2008 è la fase finale del dialogo-intervista tra Eugenio Scalfari (fondatore e direttore del quotidiano La Repubblica, interpretato da Giulio Bosetti) e l’on. Giulio Andreotti (Uomo politico della DC e più volte presidente del consiglio, interpretato da Toni Servillo).

Chi ha desiderio può vedere la clip alla fine di questo scritto.

Dicevo che del dialogo mi è sempre piaciuto molto il finale e quella sottolineatura del tema della “complessità delle cose della vita”.

Ho pensato a questo film riflettendo sul tema della Felicità, pià precisamente agli ostacoli (auto o eteroprocurati) alla sua piena attuazione “qui e ora”.

Crescendo lungo l’intensa avventura della vita, sia di anni che di le esperienze, potremmo trovarci a ricordare – a rimuginare – sul tempo passato. Non è certo che accade ma qualora accadesse potrebbe capitare, con riferimento proprio al nostro passato, che ci parta in automatico il programma di esemplificazione. Per modalità esemplificativa intendo la tendenza a rileggere le cose del passato con gli occhi, le mani e le emozioni dell’oggi (il qui e ora).

In questa rilettura potremmo scivolare sul viale romantico lamentoso del biasimo e del rimprovero per il tempo e le energie sprecate a combattere contro ostacoli che erano (viste del tempo di oggi) delle cavolate.

Stiamo attenti ok? Non commettiamo questo errore! Se caschiamo in questo tranello della mente ci facciamo lo sgambetto, ovvero introduciamo nel “qui e ora” l’insoddisfazione per come ci siamo comportati ( e quindi per come siamo). L’insoddisfazione diviene quindi l’ostacolo che “oggi” si frappone alla felicità. Siate/Siamo scaltri quindi, con i pensieri e con le parole…e con le azioni anche.

Non scivoliamo sulla esemplificazione. Le cose della vita, ci suggerisce l’on Andreotti, sono varie e complesse.

Il viaggio nella vita è fatto di tante cose e la nostra esperienza si sviluppo lungo fasi di maggiore o minore intensità. Così come, quando guidiamo, e troviamo una salita ripida, adattiamo il cambio alla situazione, allo stesso modo può essere capitato di gestire degli ostacoli e questo ci ha fatto perdere ritmo, e chissà, delle opportunità.

Mi fermo con l’invito a tutti voi, ed a me chiaramente, a non cadere nel tranello del revisionismo semplicistico ed irrispettoso. Al contrario invito tutti, qualora dovesse succedervi una situazione simile, a farvi una carezza ed a volervi un mondo di bene. A ciascuno la propria complessità ed il rispetto.

Se dovesse capitarvi, quindi, di infognarvi in queste seghe giudicanti, e se siete passati dalle mie pagine ed avete letto questo post, potete fare un passetto di lato e imboccare il sentiero dell’accoglienza. Vedrete che vi si stamperà sul viso un bel sorriso e sarete fieri di voi, gente di grande valore. Avete fatto tutti del vostro meglio…il resto sono solo chiacchiere.

L’arte e la fatica di avere successo.

Avere successo!

Ciascuno, credo, nel proprio piccolo, magari silenziosamente ed intimamente ambisce ad avere “successo”. Scendendo dall’altezza di questa parola che può confondere dico che esso equivale al riuscire a fare bene una cosa che ci piace, o che magari vediamo/abbiamo visto fare ad un altro e vorremmo farla anche noi. Avere successo è certamente gratificante nella misura in cui ti fa sentire che hai ottenuto un ottimo risultato e che lo hai fatto tu. E’ un bel punto di osservazione da cui poter vedere la scia delle tante decisioni prese che, come in una mappa del tesoro, disegnano il tuo sentiero evolutivo.

Chi eccelle in uno sport, nella musica così come in qualsiasi altro ambito della vita, sente spesso altri dire: “eh ma tu sei bravo”.

Si quelli che riescono sono bravi, ma non perché hanno l’esclusiva del gene della bravura. Sono bravi perché hanno lavorato sodo. Non si raggiunge alcun risultato senza sacrificio, e non a tutti piace sacrificarsi.

Quelli che non amano questo tipo di sacrificio non sanno che agiscono comunque questo aspetto della vita, ignorano che sacrificano alla banalità di un dilagante livellamento – imitativo – sempre più al ribasso, i loro talenti.

La tavola imbandita

Mi ha catturato l’attenzione, in questo periodo natalizio, la foto di una tavola apparecchiata per un pranzo, o una cena, di natale, appunto.

Mi ha colpito la precisione, la ricerca minuziosa, l’attenzione ai dettagli, gli abbinamenti e il posizionamento degli oggetti in tavola. Era oggettivamente una bellissima foto, luci calde accoglienti.

C’era, era evidente, un lavoro di preparazione. Ho pensato anche alle aspettative, legittime.

Ho pensato a questa festività usando per similitudine proprio la preparazione della tavola (qualsiasi tavola).

Senza generalizzazione io concordo, e sento in me, il senso di quanti affermano che il periodo natalizio apre un intervallo di tempo complesso. La mia curiosità anche per l’antropologia culturale mi ha offerto la possibilità di poter ampliare la visione su questo momento e le sue ritualità.

Dallo “start” con le prime “leggere” avvisaglie antro-psico-religiose-commerciali preparate ad arte dai primi di novembre, alle azioni più penetranti con azione congiunta di ogni media il passaggio e breve. Aperto il tempo “complesso” anche la nostra vita deve fare i conti con le esigenze stimolate.

Dicevo poco sopra delle aspettative ed ho giocato con la fantasia pensando a cosa metteremmo in tavola se non ci fossero pietanze ma esperienze? Chi sarebbero i nostri ospiti, quali posti occuperebbero?

Seguendo questo schema di pensiero poi mi sono chiesto quanti pranzi e cene di Natale hanno soddisfatto le nostre aspettative (umane più che culinarie). Spero tante, anzi, spero tutte nella consapevolezza che “non sempre le cose vanno come vogliamo noi”.

A volte ci vuole un po di tempo prima di rimettersi in forma dopo certe abbuffate.

Io ho mangiato tre cose buonissime:

Anelli di calamaro su letto di patate al forno: L’AMORE

Crepe con funghi porcini scamorza e altro: LA CURA

Arrosto con piselli e funghi: ACCOGLIERE I LIMITI

22 Dicembre

Rallenta il tempo, silenzioso.

Lui, gran signore,

trasversale agli affanni autocelebrativi,

tra vicoli e saloni, accomodato.

Fumose sere ad annusare emozioni

notte infinita, cineteche di ogni possibile evoluzione.

Illusioni vaporizzate

di mattino nuovo

a lasciare il passato

lì dove deve stare

tra i ricordi cari

con il sole nuovo

che illumina

l’oggi

di luce vera.

La profezia che si autoavvera

Parlavo l’altra sera con mia figlia Emma di come capita, è capitato e chissà, forse ricapiterà, di trovarci in una situazione nella quale, come nuvole, ci si può sentire avviluppati in un senso di predestinazione e pensare che “tutto è stabilito”. La mia condivisione con lei è nata dalla curiosità che ha saputo stimolare in me il tema del titolo e di cui, tra le tante altre cose, ho sentito parlare recentemente seguendo una masterclass di Mindfullness.

Forte è la tendenza – umana – di incasellare persone ed eventi. Se non adeguatamente svegli, automaticamente, tendiamo a selezioniamo, tra i mille stimoli e le mille opzioni che la vita ci pone davanti, prevalentemente quelle che giustificano le nostre aspettative ( ovvero come siamo abituati a vedere le cose ). Un giorno, sono certo, si potranno misurare questi tipi di effetti, ora siamo un po carenti di strumenti di misurazione, anche se gli effetti li vediamo eccome. Chissà magari un giorno, come accaduto per i batteri con il microscopio, avremo modo di misurare l’energia dei pensieri, autodiretti ed eterodiretti, e vedere i cambiamenti che operano. A volte gli imprevisti sono come docce fredde improvvise. Spaventano e determinano reazioni varie. Tra le tante vi è anche quella di “svegliarci”, ed in quel caso più che un danno è una benedizione. Stimolato dal tema ho iniziato a ricercare ed approfondire. Mi sono imbattuto in questo video e ho piacere di condividerlo.

Venti Gelidi

A giocare con il fuoco ci si abitua.

Può addirittura capitare che, di giocare con il  fuoco, se ne senta una qualche forma di bisogno.

I richiami alla cautela entrano nel palazzo Re, sommessamente e con scarsa convinzione.

Il desiderio di potenza induce a osare, ad estendere il piacere nel desiderio di incendiare.

Venti di guerra passano tra sedie nei consigli e nei salotti.

A favore di vento, si sa, l’ incidente può scappare o, inavvertitamente,  lo si può agevolare.

Mente la confusione di Natale, che a valanga scende ricoprendo occhi, orecchie  e bocche, annienta l’ opposizione e la ragione con seducenti promesse che tutto è bene e tutto è buono.

Venti Gelidi, c’è da augurarsi, possano gelare le radici dell’ odio trasversale…altro che fronte del bene contro fronte del male.

Venti Gelidi … tra le incombenze dell’ ennesimo, anche invadente,  Natale.

S.O.S. Natale..ale..ale

Tema scivoloso quello del Natale, divisivo.

L’esperienza con questa festività, ciclica, ha varie connotazioni.

Chi lo ama, e chi un po meno.

Voi che esperienza avete con questa festività?

In sintesi la amate o ne fareste serenamente a meno?

La mia comprensione va per tutti coloro che per scelta di vita, o di necessità, si trovano lontani dai familiari. In questo periodo dell’anno scorrono fiumi di sensi di colpa. Qualsiasi scelta (andare o restare) comporta il dover fare i conti con delle emozioni che non hanno nulla a che vedere con la tanto decantata “serenità”….e ti capita di pensare al momento in cui poter dire… .

Anima Europa

Le parole hanno un peso e, come è risaputo, possono fare molto male. Al bar se ne dicono tante, liberamente, su tutti gli argomenti del mondo, dal calcio alla politica alle macchine, la guerra…la guerra…la guerra.

Al bar è consentito essere leggeri!

Non è consentito essere leggeri, o volutamente provocatori, invece a chi ricopre ruoli che, per magnitudo e “rilevanza”, penso debbano fare un uso delle parole più “pesato”.

Sono fortemente critico verso leader politici, nostrani e non, per il loro utilizzo delle parole – e le prese di posizione opportunistiche, alla ricerca di consensi facili sparandola grossa…proprio come fossero in un bar. Ma non sono al bar.

Non credo che siano sciocchi, tuttavia. E questo mi spaventa! Il linguaggio sciocco utilizzato dei leader politici come se fossero in un bar mi pare “voluto”. Ritengo sia voluto e finalizzato a catturare le emozioni superficiali delle persone e indirizzare le responsabilità sugli altri. Un pericolo si aggira trasversale, la massiva presenza e utilizzo dei social ci annebbia. Facile scivolare dal ruoli attivo di cittadini per ritrovarsi in quello passivo di “spettatori” di ciò che accade, e con la percezione di distanza (illusoria) propria di chi vede un film sapendo che è tutto finto o che comunque a loro non succederà nulla. Errore!!

Certi leader politici, penso a Trump ed ai suoi cortigiani, tra cui eccellono per zerbinismo gli italianissimi sovranisti Meloni e Salvini, fanno dell’uso della parola come un arma anestetica per il pensiero.

Trump sguscia come un anguilla, è instabile e non tiene un pensiero in vita per un giorno intero che subito dichiara l’opposto e manda tutto in vacca. Leader politici e persone non riescono a stargli dietro ed a imporgli uno Stop. Ad oggi lo percepisco: Umorale, rancoroso, vendicativo ma senza coraggio, arrogante, grezzo e volgare, offensivo persone e popoli, prepotente con i deboli e zerbino anche lui con chi – dall’altra parte del mondo – parla molto meno. In un bar che si rispetti avrebbe perso credibilità. Nel mondo degli “spettatori” il suo ciondolare come cow boy genera, più che pensiero e ragionamento, un approccio alle cose complesse con la stessa foga del tifo da stadio. Apre continuamente partite, stabilisce le regole, sceglie chi gioca, sceglie e predilige solo le “sue carte” escludendo chiunque non lo veneri e minaccia in continuazione di abbandonare ciò che lui ha iniziato. Un bambino capriccioso e viziato. Esclusi i ns zerbini sovranisti nostrani patetici sul piano delle relazioni internazionali emerge anche la mancanza, spero ancora per poco, di un leader europeo capace di trasformare gli attacchi assurdi di questi ultimi giorni di Trump e Musk in propellente – anche facendo leva sull’orgoglio se serve – affinché che possa fare da collante tra le tante anime di questo progetto – europeo – che sino ad oggi si sono mosse come pecore sparse.

Le parole possono essere boomerang, e me lo auguro. Io credo che dalle assurde, pericolose e irrispettose uscite di questi signori possa finalmente sollevarsi e aggirarsi per l’Europa un vento identitario a difesa del grande valore e del nostro grande potenziale, non per fare guerre, ma per essere guida di cultura e civiltà contro questi folli pecoroni.

Volersi bene

E’ bello sentire di aver fatto la scelta giusta. Salvi voi e salvi tutti.

Capita di alzarsi con l’aureola storta. Te ne vengono un sacco per la mente e il primo che incontri sembra dire solo cose che ti autorizzano a dargli addosso con tutte le ragioni del mondo. Capita che pensi di uscire di casa come viene viene. Ne capitano tante.

Capita che se hai fatto un lavoro di consapevolezza allora sai che puoi fare qualcosa, e non farla non ti è quasi più possibile.

Quando dovesse capitare di nuovo ecco il mio suggerimento:

Mettete su un po di musica, fate uscire acqua calda dalla doccia, entrateci dentro, godetevi la sensazione di assoluta attenzione verso voi stessi, asciugatevi con cura, mettete un po di profumo, indossate abiti che già sapete che vi piacciono e vi fanno stare bene.

Fatto tutto ciò sono certo che vi potrebbe capitare di non ricordare nulla dell’aureola storta e degli altri e sentirete solo di aver fatto la scelta giusta, salvi voi e salvi tutti.

Buona giornata

3 passaggi per piccole e grandi rivoluzioni

3 Passaggi per sgombrare il campo dalla penetrante velenosità del rimando.

insieme con il Cambio Ritmo ecco un altra cosa che rivoluzionerà la vostra vita. Una tecnica in 3 semplici passaggi. Talmente semplici da poter apparire ad alcuni banali, scontati e quindi anche da criticare per quanto sono, appunto, semplici.

1 passaggio:

Guarda ciò che hai attorno. Che tu sia in macchina, in ufficio, a casa o altro. Trova un oggetto, uno semplice semplice a cui da tempo è abbinato quasi automaticamente un pensiero che potrebbe recitare pressappoco così: “devo ricordarmi di buttarlo”. Che sia un vecchio vecchio foglio, una bottiglia, un’accendino scarico, un volantino ecc ecc.

2 passaggio:

Prendetelo, toglietelo fisicamente dal suo posto solito. Osservate lo spazio “senza” l’oggetto. Quello spazio è nuovo e lo avete creato voi.

3 passaggio

Buttatelo.

Durante questi 3 passaggi accendete un faro di consapevolezza sull’insidiosa e penetrante velenosità del “rimando”. E’ una cazzata, potreste pensare e se vi va fatelo serenamente, sono cosucce di poco conto mentre la vita è fatta di cose ben più serie ed importanti. Io personalmente credo che sia un azione, che tantissimissimi fanno, e che quando approda dalle parti della mia personale consapevolezza e riesco a mettere fine al rimando con un azione risolutiva poi le cose vanno meglio.

Cambiare passo per cambiare visione.

Aumentare il ritmo, stravolgiamo le abitudini e scopriamo noi in una dimensione nuova

La vita è pazzescamente ricca di scoperte. Anche la scoperta della famosa acqua calda quando “la fai tu” puoi esserne fiero…da quel momento quella scoperta è tua e tu ci sei arrivato con le tue gambe per cui il valore è inestimabile. Ai cinici giudicanti non badate…lasciateli perdere mentre mi fate il dono di meravigliarvi ancora.

Tema di oggi😊: Aumentare il ritmo, stravolgiamo le abitudini e scopriamo noi in una dimensione nuova.

Capita a volte di essere in una modalità “standard”, pensiamo ad una certa velocità e usando spesso le stesse immagini e parole, parliamo con la stessa tonalità dosando respiro e pause, camminiamo con il medesimo passo … insomma facciamo le cose del quotidiano con un ritmo “solito”.

Esperimento. E se cambiassimo il ritmo? Prendo solo a titolo di esempio il passo di camminata (esperimento mio di questa mattina). Aumentate il ritmo e si entrerà in un mondo totalmente nuovo.

Un filino di vento attiverà sensori sulla pelle, qualche ciuffo di capello si sentirà di nuovo “spericolato”, il battito cardiaco aumenterà ed è bellissimo sentire come questo motore non attendeva altro che sgranchire un po i muscoli, dalle narici entrerà aria un filino più fresca, i vostri occhi guarderanno qualche metro più avanti, tutti i vostri movimenti veloci, potreste sentirvi addirittura come i piloti di macchine a schivare cacche di cani e persone troppo lente, passerete vicino ai lenti con la stessa spavalderica con cui Maverick fa il passaggio radente alla torre di controllo in “top gun”, vi sentirete nuovi in tutto perché effettivamente tutto sarà nuovo, vi siete posti fuori dal “vecchio programma”, siete metri e metri avanti al vostro solito e vedete cose, e percepite cose e voi stessi, in modo completamente nuovo.

Provateci con qualsiasi cosa facciate abitualmente, sbrigare pratiche a lavoro, anticipare una telefonate, anticipare un incontro, avviare un progetto, fermarvi al volo davanti a una pasticceria e prendere un bel bignè subito, sorridere a chi vi viene incontro prima che lo faccia lei ecc ecc.

Ci si potrebbe meravigliare e se vi capita suggerisco di abbondare, può provocare dipendenza. Amen.

Click, Ciak, Start, Stop e Boom. La ricchezza degli “attimi”.

Lunga vita agli “attimi”.

I messaggi del nostro Sè (per dirla come fanno gli psicologi), o del nostro progetto esistenziale profondo (come ho appreso dall’Antropologia Personalistica Esistenziale), o della nostra saggezza interiore (come ho letto in certi tipi di libri), o della nostra anima (come ho sentito dire da piccolo nel mio paese e anche dai religiosi), trovano un modo per arrivare. Diffusamente percepiamo che arrivano un po “all’improvviso ed inaspettati”. Diffusamente ci trovano impreparati perché quando arrivano, frequentemente, stiamo facendo/pensando a tutt’altro.

Ho attenzionato e fatto ricerca sulle forme ed i modi di comunicare del nostro Sè. Ho custodito il tema e ci sono andato a spasso nella vita per un po, quanto ho appreso l’ho organizzato e portato all’interno del laboratorio di Fotografia e Spiritualità che ho avuto il privilegio di condurre lo scorso anno accademico presso la scuola di Counseling e Artetereapia dell’Istituto Solaris.

Colgo l’attimo prima che mi sfugga per omaggiare chi ferma la corrente a modo suo. A chi prende una penna e un foglio di qualsiasi tipo anche fosse uno scontrino. Omaggio a chi accudisce e protegge un pensiero, una follia e una visione, che lo fa sentire al proprio posto nel mondo. Omaggio poeti e scrittori, disegnatori che tracciano linee e forme, occhi di spettatori Omaggio chi prende il telefono e registra il suo pensiero. Omaggio chi ci prova, e chi riprova, e riprova ancora e ancora e ancora. Omaggio le foto fatte d’istinto che hanno l’obiettivo ambizioso di liberare un sentimento e un emozione dal flusso inarrestabile dei pensieri successivi.

Cogliamo, e possediamo, l’attimo. Non facciamoci fregare dai rimandi. E’ un attimo e tutto puff…è ritornato sotto ed in attesa di una nuova opportunità che arriverà nuovamente speciale, chiara e con molta probabilità imprevista.

Lunga vita agli “attimi”.

“Il successo” non è in saldo

Non tutti ma tanti aspiranti professionisti, di vari settori che vanno dalla finanza al benessere personale, tendono a dire che è facile…( se segui loro, sottinteso)

Vorrei invitare i cercatori a tradurre il “è facile” con un più corretto “si può fare” e ancora “ci si può lavorare” … per avere successo e per raggiungere l’obiettivo che desiderate. Mi sembra più reale come cosa.

Devo averlo scritto anch’io qua e la, non lo escludo. A volte si dice che una cosa è “facile” perché a noi è riuscito, dopo anni di lavoro anche, di farla. Se l’ho scritto mi scuso e riconosco che devo essere caduto nel tranello della cd ” sindrome dell’impostore”.

Attenti però ai venditori di “soluzioni facili”.

Per avere successo gli ostacoli non fanno sconti. Bisogna lavorarci sodo e provare provare provare… e poi ci si riesce.

Godersi la vita è possibile. Ecco una cosa da fare, impegnativa ma funziona.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Godersi la vita è un ambizione di molti, ma non a tutti riesce di farlo. Un’ostacolo al godimento è che su alcuni aspetti della nostra storia siamo ancora molto coinvolti e ciò nonostante spesso ci separino tanti anni, visi e chilometri.

Ci sono persone per i quali la vita non è stata facile, sono accadute cose dolorose e certi colpi hanno fatto molto male.

Quello che segue potrà apparire indigesto.

Il dolore fa parte della vita. Chi ne ha fatto esperienza, o la sta vivendo in questo momento, reattivamente si appunta su una sorta di taccuino interiore le forme ed i modi di questa esperienza. Sono fatti oggettivi, inopinabili. Sono successe “cose” ed è la verità fredda e pungente.

Il taccuino interiore, tuttavia, nel tempo – potrebbe – assorbire ed assolve anche una ulteriore funzione, oltre a quella di ricordarci.

La funzione cui faccio riferimento è di tipo sedativa, interviene facendoci sentire giustificati a non essere “migliori”, ovvero giustificati per essere ” mediocri o inadeguati”.

Più o meno questa funzione, quando ci troviamo di fronte alle sfide della vita, si attiva e di fronte alle difficoltà inizia a granare nella nostra mente il rosario delle tante pene passate. Altra funzione sedativa la assolve contro la paura, o almeno così ci illude.

Questa funzione ha bisogno di mantenere in vita un aspetto dell’esperienza del dolore, anche se sono passati molti anni, e mi riferisco alla “sofferenza”.

L’ho “virgolettato” per aiutarmi nel tentativo complesso di dire che, rispetto al dolore ed alle ferite che ci sono state, la permanenza del sentimento della sofferenza nella nostra vita trova linfa in un nostro accanimento a tenerla sempre attiva.

In sintesi il dolore fa parte della vita, abbiamo dato e sofferto, ma scegliere di permanere nella visione di una vita di sofferenza è una decisione.

Tornando all’inizio quindi il godersi la vita trova un ostacolo nella nostre decisioni di mantenere attiva quesa funzione.

Seppur a fatica, devo riconoscere quanto mi hanno insegnato i miei maestri e cioè che la sofferenza è una decisione.

In conclusione quindi godersi la vita si può. Facciamoci il dono di poter smetterla con le sofferenze inutili e vedrete accadere quelli che credevate fossero “miracoli”.

Momento pontifex, affermo che: “Tutto ciò che facciamo ha uno scopo”

Accetto la sfida. Trovatemi una sola cosa che una persona fa e che non ha uno scopo. Certo qualcuno potrebbe dire: “io faccio questo e quello e non ho nessuno scopo”. Certo a pensarci bene sarebbe difficile per me confutare tale risposta. Ma la difficoltà non è tanto nella dimostrazione dell’assunto del titolo quanto piuttosto nel fatto che non posso – e nemmeno voglio – entrare nella testa di una persona e confutare una propria posizione, che rispetto, ma che faccio fatica a non vedere come un “arrocco”.

Non vi è nulla in quello che facciamo che non abbia anche uno scopo. Potrebbe capitare che non ne abbiamo consapevolezza ( speso fingiamo di cadere dal pero) ma non per questo uno scopo non c’è.

Pensate alle fotografie.

Riporto dalla rete i seguenti dati:

  • Totale giornaliero: Circa 5,3 miliardi di foto.
  • Totale al secondo: Circa 61.400 foto.
  • Totale annuale (stima 2024): Circa 1,93 trilioni di foto

Non perdiamo il sonno nè ci strappiamo i capelli di fronte a queste cifrone. Abbiamo percezione della grande quantità anche senza conoscere i numeri.

Torno al mio assunto e alla fotografia.

Affermo che non c’è una foto, che dico una, che non venga scattata senza uno scopo.

Ogni foto è una comunicazione. Con ogni foto noi vogliamo comunicare, ricordare, mostrare. Ogni foto è vettore di un emozione.

Vogliamo essere tutti speciali, credo che siamo invece – anche speciali – ma anche molto molto uguali.

Ogni foto che pubblichiamo è un nostro speciale messaggero. Vogliamo tutti apparire “interessanti”, e non c’è nulla di male, beninteso. Magari interessanti lo siamo anche e allora se uno scatto ci permette di contattare questa “aspirazione” non è il caso di dare a tale scopo maggior riguardo, tempo, premura e impegno? Io direi di si.

Mindfulness e Benessere

La mente umana è come una scimmia impazzita, a volte. Salta di palo in frasca e spesso si perde infilandosi in cunicoli ed elaborando una tale quantità di quelle cose che, tecnicamente, vanno sotto il nome di “seghe mentali”.

Che cosa fate se vedete un bambino che si avvicina pericolosamente ad un cavo scoperto dell’alta tensione?

Sicuramente lo richiamate prima e poi, se vedete che ha la testa dura, intervenite a prenderlo di peso allontanandolo dal pericolo.

Pressappoco succede la stessa cosa con i pensieri. Come attirati da appetitosi schemi, e voluttuose elucubrazioni, i nostri pensieri e con loro la nostra anima si addentra.

Se vi capita sotto mano il famoso “ramo d’oro” di Frazer andate alla parte in cui l’autore parla “I pericoli dell’anima” e “Assenza e richiamo dell’anima”, sono certo vi piaceranno. Senza giudicare leggete e fate depositare le info come neve soffice. Io penso che tutto questo è depositato nella cultura e nella memoria esperienziale e cellulare dei popoli antichi, certamente, ma anche di quelli contemporanei “moderni” che si ritengono immuni da tali “pericoli” e giudicano.

Da anni ho introdotto la Mindfulness tra i miei strumenti di benessere e con grande vantaggio.

La mente umana è come una scimmia impazzita, a volte. Salta di palo in frasca e spesso si perde infilandosi in cunicoli ed elaborando una tale quantità di quelle cose che, tecnicamente, vanno sotto il nome di “seghe mentali”. Come nell’esempio del bambino, ad un certo punto devi intervenire

La Mindfulness quest’anno è entrata nel piano di studio della nostra formazione all’Istituto Solaris .

Avere il controllo sulla nostra vita è un desiderio diffuso e non tutti ci riescono. Bene, sappiate che è assolutamente possibile migliorare il rapporto con la scimmia, ovvero è possibile governarla. Riuscire tuttavia ad avere una visione di come la nostra mente e la nostra anima tende a incasinarsi beh è un risultato fantastico. La vita migliora, eccome se migliora.

Se avete esperienza e vi va di condividerle potete farlo nei commenti.

Noi e “gli altri”

Una delle occupazioni della mente umana ha “gli altri” come focus. Cosa penseranno gli altri? Cosa diranno gli altri?

“Gli altri” ad un certo punto smette di avere sembianze di persone in carne e ossa con un nome e un cognome. Diviene semplicemente una emozione che abita in noi e che si attiva come un programma quando viene lanciata.

Diventa condizionante, si lo diventa eccome! Ci vuole lavoro, anima e coraggio per andare a snidare questa coabitazione.

“Gli altri” interiorizzati prendono varie forme a seconda della specifica situazione in cui li abbiamo assunti a “rilevanza”.

Non è solo un fatto personale, molto spesso questa è un acquisizione che ci arriva sia dalla cultura sociale che da quelal familiare.

E’ un bell’ostacolo…”gli altri”, sapete? Un gran legaccio alle nostre azioni. Prende varie connotazioni e forme, dicevo. Imbarazzo, timore e giudizio credo siano quelle da podio.

Queste emozioni interiorizzate appesantiscono la nostra vita.

Provate a immaginare quanto è pesante la paura di essere giudicati e come questo toglie slancio alla nostra libertà e creatività di poter fare il ca.zo che ci pare e di sbagliare alla grande e di essere imperfetti e di avere delle debolezze ecc ecc.

E’ un fatto personale, dicevo, ed è un chiacchiericcio tutto tra se e se stessi. Se vi capita di sperimentare questa coabitazione dolorosa non sentitevi sbagliati, capita. Ma una volta che la ritrovate mi raccomando, lavorateci e sciogliete i nodi.

La mia esperienza? Si conosco ciò di cui scrivo, non scimmiotto cose che non conosco. Ci ho lavorato tanto su questo tema e mi piace spoilerare il finale.

Il finale è che gli “altri” ovvero ai rappresentanti in carne e ossa delle nostre paure o timori interiorizzati hanno, come noi del resto, tante altre cose a cui pensare. La vita è interessante. E ogni persona è davvero molto interessante, anche se non ci crede.

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Nell’era delle connessioni permanenti, il cyberbullismo non è più solo un problema adolescenziale tra i banchi di scuola. Nel 2025, questo fenomeno ha superato ogni confine generazionale e personalmente credo anche ogni limite, entrando nelle vite di persone di tutte le età, trasformando gli spazi digitali in campi minati emotivi dove chiunque può diventare una […]

Cyberbullismo nel 2025: quando le parole diventano armi

Davvero un Counselor può aiutarmi?

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

La vita è un esperienza ricca. Sono tante le cose che accadono ogni giorno, la quantità di scelte che prendiamo è incalcolabile. Si incalcolabile! Pensiamo a ogni azione e ogni sguardo, ogni parola detta o non detta, maglia rossa o maglia blu… in ogni grande e piccola cosa noi scegliamo. L’automatismo di tante nostre attività fa si che certe scelte non le percepiamo. Non per questo, però, non ci sono. Noi siamo pieni di risorse, molte più di quante ce ne riconosciamo.

Siamo pieni di risorse, quindi, ed abitano in ogni nostra cellula anche innate tante alleanze.

Tra queste, la prima cui penso è quella che si perfeziona sin dal nostro concepimento, un big bang che in un lampo ha siglato e fuso in noi l’alleanza per la sopravvivenza e per la nostra piena realizzazione … ed è bella forte.

A causa degli automatismi, e delle variabili della vita, può accedere, però, e mi spiace dirlo ma purtroppo accade😊, che sotto pressione delle molte cose della vita perdiamo il contatto con questo patrimonio. Ecco allora che all’orizzonte si addensano nubi. Nei casi di “nuvola nera” ci incazziamo! Pieni di rabbia non è raro pensare che lei, la vita, più che un alleata è una rifilatrice di fregature. Ed ecco che per non “farci fregare” alziamo barricate di comportamenti, di idee e “verità assolute” circa il “come funziona il mondo”.

Sarò schietto! Secondo la mia esperienza da sopra quelle barricate più che utili a descrivere il “come funziona il mondo” fuori, è un ottimo punto di osservazione per vedere al come ho “acchittato” il mio mondo interiore.

Quali valori vi abitano? Qual’è il clima emotivo? Come rispondo alle situazioni?

Se siete stati così bravi e coraggiosi al punto da essere arrivati a dirvi “questo che vedo non mi piace!” e anche “voglio rimboccarmi le mani e fare pulizia” beh allora sia glorificato tutto quel disordine ed il malessere perché vi hanno permesso questo fresco “risveglio”.

Primo step. Rinnovate e rinsaldate le alleanze, riportatele in altro nella classifica delle cose da fare, come ad esempio “il rispetto e la cura di voi stessi”.

Se non sapete da dove iniziare, ma volete iniziare, potete trovare alleanze ausiliarie. Metti il counseling, ad esempio.

Il counselor è una valido professionista, trovate il vostro. Fate ricerche, fate colloqui e chiedete ogni cosa (come funziona, quanto costa, quanto dura, come si svolge ecc) senza imbarazzo e risparmio alcuno.

Io, come tanti altri colleghi, sono solito offrire un primo incontro gratuito.

Il counseling non è “per sempre” ma ciò può darvi beh…quello si che lo è, eccome se lo è.

Quindi si rispondo alla domanda del titolo: Si, eccome se lo è!

Se volete lavorare con me scrivetemi, non pensateci troppo!

Nuovi Eroi per la Bellezza

Ritorniamo ad essere umani con noi stessi e tutto il resto scompare

Ogni persona ha il proprio mostro interiore.

Ha avuto origine quando la tua ferita si è generata. A ciascuno la propria. In quel momento ha preso delle sembianze Specifiche in base a come hai risposto a quella prima esperienza con il dolore.

Non c’è un prontuario a quel tempo, eravamo tutti molto giovani e tutto era molto nuovo.

In quel preciso momento, il mostro, ha indossato un abito cucito su misura per te. Un abito che dice: “ non valgo nulla”, oppure “non ce la farò mai” … e l’immancabile “ e’ tutta colpa mia”…ed infine ma solo per necessità di sintesi “non sono adeguado”.

Quel mostro ogni volta che ci apprestiamo a fare qualcosa che ci “impegna” mente, anima e corpo tende a ripresentarsi ed a descrivere un futuro conforme alla sua visione.

Con personaggio (interiore e simbolico dei nostri stati emozionali) che chiamo mostro facciamoci pace; c’è e continua a fare capolino. Non ho la soluzione per farlo scomparire.

So invece cosa fare con lui.

VI sembrerà strano ma non c’è nulla da sconfiggere, se volete su questo potere costruirci un intera esistenza. La letteratura e la filmografia sono piene di eroi che si sono immolati contro i mostri e/o contro le sorti avverse. Il mito dell’eroe ed il suo cammino di crescita e liberazione è una cosa belle e buona, beninteso.

Qui io dico che la vera trasformazione di questo conflitto non è ponendo il focus su di lui.

La vera e definitiva soluzione si realizza nel rapporto con noi stessi e la scelta DECISA di tracciare, e fortificare, nuovi solchi e nuovi sentieri esistenziali lasciando che agli argini, in panchina, i mostri facciano il loro baccano ma tenendo lo sguardo fisso verso la meta, ovvero l’obiettivo di vivere ora la nuova era della nostra vita.

Vi propongo di divenire eroi in altro modo, eroi nell’arte di creare bellezza nella nostra vita. Facciamoci ogni momento il dono inestimabile di vivere le situazioni della vita per quelle che sono; liberi di avere paura quando qualcosa ci spaventa ; liberi di sentirsi preoccupati quando qualcosa ci disturba; avendo rispetto per tutta la nostra persona e potendo vivere con le nostre fragilità senza dare ad esse l’etichetta di indegnità.

Al mostro poi non presterete più attenzione, e per ricordarvi di lui dovrete girare lo sguardo e andarlo a cercare nel suo posto lì…ai margini della vostra vita.

Ritorniamo ad essere umani, morbidi ed accoglienti, con noi stessi e tutto il resto scompare.

Risultato garantito.

Il Counseling della libertà

La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane.

Ogni persona è per definizione libera. Anche nelle situazioni più estreme la libertà permane. La libertà può assumere forme e modi diversi a seconda delle situazioni, ma permane. La forza si percepisce ad esempio dalla lettura della poesia Invictus utilizzata anche da Nelson Mandela e pubblicata sul sito giorni fa .

Sulla scelta tra benessere e malessere similarmente abbiamo libertà.

Possiamo purificare dove abbiamo depositato scorie di rancore che sta inquinando la nostra vita.

Non abbiamo bisogno di alcuna autorizzazione “da fuori” per questa opera di pulizia.

Possiamo farlo in forza proprio della capacità di libertà e per noi solo.

E’ un fatto spontaneo? E’ certamente, come detto, un attitudine umana ma attivarla richiede una decisa azione di volontà. Con i miei clienti ci lavoriamo insieme, un passo alla volta con la stessa cura e determinazione degli esploratori.

Mi occupo di crescita personale ed ho dedicato questo blog al tema proprio della libertà.

Dal pensiero all’azione certamente il counseling è ottimo alleato per far essere realtà nella vostra vita quella che diversamente rimane solo una “possibilità” ferma in panchina.

Se la cosa vi interessa sarò ben lieto, e senza impegno alcuno, di potervi dare tutte le informazioni per le vostre curiosità e dubbi.

Buona giornata

Creativi alla luce del sole

Prendiamo decisioni nuove quando il cielo è sereno, quando siamo felici e pieni di vita sotto la luce calda e rigenerante del sole

Ho indicato come motto del blog ” Fare della vita un opra d’Arte”. Motto bello, oggettivamente. Mi è familiare e risiede stabilmente, e comodamente anche, nel mio DNA spirituale da oltre 20 anni, ovvero dall’inizio del mio percorso personale e professionale. Io quando sento questi temi penso ad Antonio Mercurio ma altri validamente ne parlano e sono lieto di sentire lo stesso spirito da più direzioni, che siano tutte benvenute.

Due anni fa proprio su questo tema ho avuto il privilegio di condurre un intero corso presso l’Istituto Solaris, e quindi diciamo che sul tema mi sento abbastanza preparato.

Oggi sarò brevissimo.

Voglio dire a voi, e rinnovare a me, quanto è importante e quanto sono forti le decisioni prese “quando il cielo è sereno”.

Quando è burrascoso, emergenziale, ne prendiamo, anche, di decisioni. Poi finito il maltempo?

Prendiamo, e rinnoviamo, decisioni nuove quando il cielo è sereno, quando siamo felici e pieni di vita sotto la luce calda e rigenerante del sole. Con Arte imperitura “dobbiamo” ogni giorno presidiare e fortificare i solchi nuovi che tracceremo. Lì dentro ci seminiamo il corso della vita che vogliamo, quindi siamo seri.

Con i miei clienti cerchiamo la giusta risposta alla loro giusta domanda: “Come si fa?”. Io propongo di vedere alla propria vita come un artista vede ( nel caso di un pittore ) la sua tela, e provare a fare da tutto il bianco la propria autentica opera d’Arte, e vedo sorrisi. Poi con forza, coraggio, amore e lavoro … si fa!

Buona giornata

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi ricopre
Nera come la fossa da polo a polo
Ringrazio gli dei qualunque essi siano
Per la mia anima indomabile.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
Incombe soltanto l’orrore delle ombre.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Di Nelson Mandela

Come spostare “L’accento” ti migliora la vita.

Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

In grammatica l’accento è un segno grafico che indica la sillaba di una parola pronunciata con maggiore intensità e può cambiare il significato di una parola.

Dal senso grammaticale mi sposto ora al senso nella vita, ovvero agli accenti verbali che usiamo nel comunicare di noi. Approfondimenti possibili: Su cosa mettiamo l’accento? Ci valorizziamo o ci svalutiamo? Prevale la fiducia o la sfiducia nelle nostre tonalità comunicative?

L’accento, ovvero la maggiore o minore enfasi su un aspetto è un indicatore importante del clima nel nostro mondo interiore.

La proposta che vi faccio  è di dedicare – intimamente – attenzione amorevole alle parole che utilizziamo. Tutti, chi più chi meno, usiamo parole, immagini ed esempi che ci sono familiari. Magari sono immagini vecchie? Chissà!, Potrebbe essere arrivato il tempo di rinnovarle. Accade tutto molto velocemente, a volte nemmeno ci facciamo caso.

Vi porto un esempio dalla mia esperienza professionale.

All’inizio della mia formazione e professione di counselor si percepiva, da parte di altri professionisti, un clima di giudizio negativo e di aperta opposizione. Scorrendo in rete, a proposito dei “Counselor”, vi sarà facile trovare argomentazioni sia a favore che contro questa figura professionale. Alcuni ordini si sentivano minacciati al punto da muovere azioni per impedire che i counselor potessero operare e portare utilità a molte persone (cosa che all’estero accade, e pacificamente, da molti decenni ormai). Ora il clima è decisamente migliorato.

Agli inizi della mia professione quindi, notavo che, sia io sia tanti miei colleghi, nelle presentazioni ponevamo l’accento principalmente su ciò che non eravamo, ed in buonafede, per evitare di generare fraintendimenti nella nostra attività. A quel tempo ogni comunicazione iniziava sempre con il rosario delle cose che non eravamo: non siamo psicologi … non siamo psicoterapeuti … non ci occupiamo di patologie … non siamo medici ecc ecc. Poi anche basta!

Ero io, e lo era anche la professione, abbastanza giovane. Poi abbiamo fatto parecchia strada. Senza giudizio alcuno e con tenerezza oggi affermo, e riconosco, come l’accento su ciò che non eravamo avesse anche una funzione evolutiva, nel senso che serviva per tutelarci in quel contesto in cui muovevano i primi passi con grande passione, certamente, ma anche con paure e timori.

Prima di salutarvi voglio invitarvi a fare questo tipo di riflessione. Su cosa metto l’accento quando mi presento? Questo esercizio vi permetterà di mettere a fuoco degli aspetti di voi e del vostro clima interiore. Beninteso, teniamo fuori io giudizio. E’ un esplorazione speciale e, parere mio, potentissima.

L’invito che vi faccio è di capitalizzare le emozioni che potreste contattare, paura, giudizio, timore, svalutazione ecc ecc (ammesso che ci siano). Con questo l coraggioso esercizio (magari prendete degli appunti) voi vi riprendete la libertà e potete aggiornare la vostra posizione interiore, adeguarla alle aspettative ed ai risultati che volete raggiungere. Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

Dove metto io l’accento oggi?

Io sono un counselor professionista avanzato competente e con esperienza. I clienti con cui lavoro sono persone stupende e coraggiose che hanno migliorato, grazie anche al mio lavoro, la qualità della loro vita. Come docente sono orgoglioso degli allievi che ho avuto negli anni, sono grato a tutti loro per tutte le volte che insieme abbiamo percorso, e lo facciamo ancora, le vie della crescita personale per divenire sempre più persone libere ed artisti della nostra vita.

E voi?

Che accento volete spostare?

Gli anticorpi

Questa mattina mi serviva del materiale per casa e sono andato da Bricofer (merita la citazione). In cassa, insieme con il conto da pagare mi sento dire: “possiamo offrirle un caffè?”.

Dopo un velocissimo momento, in cui mi stava per scattare dalle labbra l’immediato automatico “No grazie”, ecco tra la parola e l’azione si è infilato un respiro ed ho detto “Si grazie”.

Ho trovato il tutto molto carino, anche ad altri è stato fatto lo stesso invito. Io mi sono accomodato vicino la cassa continuando a scambiare due parole con la signora e dopo aver gustato un buonissimo caffè ci siamo salutati augurandoci una buona giornata.

Tra gli anticorpi abbiamo anche la gentilezza, ed è una qualità bella tosta…nel caso tante volte la si pensasse di serie B.

Nei giorni scorsi, sempre a proposito di anticorpi, un mare di gente ha preso a camminare per le strade di molte città americane. Hanno fatto vedere gli “anticorpi” a chi pensa di essere un Re mentre è solo un volgarotto bullo che meriterebbe una bella sculacciata per la sua rozza arroganza.

Gli anticorpi fanno il loro lavoro. Nella storia recente li abbiamo visti prendere il mare. Il mare aperto.

I virus pensano di fare ciò che vogliono. Fanno la voce grossa ma sono solo piccoli piccoli. Quando gli anticorpi si mostrano…i virus arretrano, cercano di mistificar la realtà dicendo che non si sono nemmeno accorti dell’esistenza degli anticorpi ma la verità è che erano assediati nelle loro torri molli di pseudo potere.

I virus abitano la casa della nostra vita anche. Pensate al virus del lamento quanto si annida nei nostri pensieri e comunica con la nostra voce. Avete notato come è stancante? Il virus del lamento ha proprio questo effetto di stancarci perché ci succhia energie. Ma quando ci guardiamo allo specchio e gli anticorpi della nostra saggezza fanno diradare le nebbie del velenoso e lamentoso piacere allora “vedere” diviene un faticosissimo ma bellissimo atto di liberazione. E le energie e la creatività entrano in ogni nostra cellula e diveniamo artisti.

I virus hanno certamente la loro funzione, ovvero quella di farci “svegliare”.

Che si stava meglio “prima”…E’ una caz..ta!

E’ successo a tutti di pensarlo, e di affermarlo anche.

Quando “qualcosa cambia”, o è prossimo a cambiare, per quanto potremmo averlo desiderato arriverà il momento del dubbio con il corteo delle paure :”Oddio, avrà fatto veramente bene o sto facendo una cazzata!”.

Le radici del perché, seppur in misura variabile, l’umano fa i conti con questi sabotatori sono profonde e affondano nell’intimo, ed a volte poco noto, vissuto storico personale e familiare di ognuno di noi.

I sabotatori interiori manipolano la realtà percettiva ed ecco che all’improvviso, e magicamente, il “mondo di prima” diventa perfetto, nessun difetto e tutto era idilliaco con flauti e violini.

I cambiamenti (quelli con la C maiuscola) ci mettono di fronte ad aspetti pratici ed organizzativi, certamente, ma, ed è quello che qui mi interessa principalmente, ci mettono anche in contatto con i nostri “assunti di base”. Cosa sono questi assunti di base? Provo a dirlo con dei fatti, consueti. Nelle fasi di cambiamento potrebbero riaffiorare posizioni interiori di svalutazione, di paura o di senso di inadeguatezza. Magari non accade, beninteso questa non è una regola assoluta! Ma qui voglio esplorare la prima opzione, cioè che accade.

Oggi farò un pistolotto breve breve per dire solo che il riverginato “prima” non era affatto perfetto, se abbiamo approcciato un cambiamento magari era perché non ci piaceva … seppur in esso ci eravamo, diciamo, comunque accomodati come in un pigiama logoro ma comodo. Il regno “dopo” – faccio spoiler – diciamolo subito che non sarà perfetto, dovremo penare per prendere le misure e avremo bisogno di tempo, e tanta flessibilità, per sentirci a nostro agio.

Nel mezzo tra la terra del prima e quella del dopo dobbiamo fare i conti con nostre dinamiche di base. Con questo intendo quelle intime e personali riproposizioni, proiezioni, di vissuti che abitano silenziose ma attive. Nulla di patologico, sono le esperienze personali e familiari, e quindi facciamoci pace.

In questa fase di mezzo, dicevo, – tra la fase del “riverginato prima” e quella del “terribile dopo” – una proposta potrebbe che faccio a voi ed a me è quella di provare a fare gli artisti? Se ci poniamo in questa fase con questa visione allora ci può essere una grande opportunità per mettere a fuoco alcuni di questi assunti interiorizzati e trasformarli. Come? Beh un primo punto è farli emergere senza condanna, prendendosi la libertà di raccontarli. Sono come un cronista che viene dal passato. Magari un cronista di guerra che racconta dei possibili danni e dei rischi. Uso l’immagine del cronista di guerra non a caso. Nel silenzio dei passati di tante persone, anche mio, ci sono stati dolori e ferite che la polvere delle mille cose che facciamo solo marginalmente riescono a coprire. A volte si riaprono, e le fasi di cambiamento riescono a farlo bene.

Vogliamoci, vogliatevi, bene. Il presente è un tempo nuovo, imperfetto anch’esso come imperfetti continuiamo ad essere noi.

Nei cambiamenti impostiamo la meta sulla capacità di accogliere, di riconoscere e disinnescare con l’amore il giudizio e la critica verso di noi, respiriamo e rendiamoci morbidi ed elastici.

Quando le sirene torneranno a decantare le lodi del “prima” sappiate che passa. Come fece Ulisse allo stesso modo noi leghiamoci stretti alla nostra umanità tutta, impariamo da questo canto voluttuoso a conoscerci “di nuovo”.

Chiacchieriamo con il nostro cronista di guerra interiore, raccontiamogli quello che è successo dopo e le tante cose che abbiamo fatto e invitiamoci all’amore ed alla gentilezza.

I cambiamenti – quelli con la C maiuscola – sono amati e odiati proprio per questo. Teniamoci forte all’albero maestro dell’amore, le burrasche passano.

Come artisti quindi. Nel cambiamento possiamo lavorare la nostra ferita e metterci amore, sarà un capolavoro garantito.

Oggi è un giorno nuovo e io scelgo l’amore e la bellezza ( A. Mercurio)

Rimaniamo più svegli…e più vigili. Noi possiamo!

Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.

Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.

Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:

  • È un bluff
  • Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
  • Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
  • Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
  • Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
  • Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
  1. Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
  2. Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
  3. Non potranno essere padroni a casa loro
  4. Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
  5. L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”

Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.

L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.

L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.

Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.

Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)

L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.

Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)

Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.

Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo  o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?

E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.

E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.

I “bulli persone” ed i “bulli leader politici o capi di stato e governo”, quando si dimostrano tali vanno presi a schiaffi…forti…e decisi.

Quanto vediamo rappresentarsi sul piano dei conflitti degli ultimi anni è, oltre che terribile per le vite umane cancellate, devastante sul piano del significato pratico.

Nelle relazioni tra stati in modo visibile attraverso le armi si afferma il principio che il forte mangia il piccolo e tutti gli altri sostanzialmente “muti”.

Sotto traccia nell’animo umano questo timore del forte che prevale lo abbiamo sempre percepito.

I bulli vincono e chi subisce soccombe, al massimo riceve parole di consolazione.

L’umanità fa fatica a far vedere i muscoli. Si i muscoli.

L’umanità intesa come “tutto il contrario del bullismo tra persone e tra stati” deve imparare a dare schiaffi … a darli bene … ed a darli forte. Altro che vetrine rotte. Certi leader politici vanno semplicemente tolti dal lorio posto quando il loro agire non è più umano.

Il mondo ha un problema (cit Enrico Mentana), ed il suo nome è Donald J. Trump. Aggiungo io che in Italia – in quanto parte del mondo – abbiamo leader fans di questo pericoloso soggetto, Meloni e Salvini e sono presidente del consiglio e vice presidente.

E girando lo sguardo verso Est altri portatori di problemi hanno il nome di Putin, Zelensky, Orban e altri.

STOP “ISRAELE”. STOP GUERRE E GENOCIDI ( dentro e fuori).

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”, per cui rapiti da “problemi” e “seduzioni” siamo anestetizzati contro eventi di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Antonio Mercurio in una sua pubblicazione afferma: ” E’ NEL CUORE DELL’UOMO CHE DI COMPIE IL DESTINO DELL’UMANITA'”.

Spesso in questi ultimi anni ho pensato e fatto al parallelismo storico tra noi persone del 2025 e quelli vissuti al tempo della seconda guerra mondiale quando in Germania si compiva lo sterminio degli ebrei.

Perché non hanno fatto nulla quelle persone? Pensa, una mia parte. Probabilmente questa mia parte è stimolata dalle emozioni e informazioni che mi abitano e che, non nego, ho appreso più dalle produzioni cinematografiche che dalla scuola. Chissà forse anche altre persone nel mondo si sono fatte la medesima domanda e come me hanno pensato: “Io mi sarei opposto con tutte le mie forze non avrei mai permesso una cosa simile avrei lottato e mi sarei ribellato a tale abominio ecc ecc”.

Un’alta parte “giustificativa” in me pensa anche che molta parte dell’umanità nemmeno lo sapeva, penso ai miei nonni ad esempio ed ai loro coetanei degli anni 40 quando avevano 20 anni o trenta e vi era alcun tipo di informazione. Penso: “Mica c’era l’informazione come oggi…mica c’era internet come oggi…mica c’era la capacità di un messaggio di arrivare in tempo reale in ogni angolo del pianeta!!!”

Insomma la mente cerca di capirci qualcosa e gira come un criceto, fa il suo lavoro.

E oggi?

Oggi in Italia c’è uno sciopero generale. Sono anni che sappiamo e vediamo quanto accade in terra di Palestina, e senza filtri perché il controllo dell’informazione (un tempo tanto ambito dal potere politico) fa fatica ad essere efficace, meno male. Le molte opportunità della rete e delle telecomunicazioni veicola contenuti a velocità pazzesche, difficile da ingabbiare

Anche il mio canale, nel suo piccolo, oggi fa questo.

E noi cosa stiamo facendo? Chissà se tra 30/40/50 anni ad un Leonardo verrà da pensare: “come mai quelli del 2022/2023/2024/2025 (in poi) non hanno fatto nulla di “efficace” per interrompere quel capovolgimento storico in cui lo stato ebraico di Israele ha agito su un altro popolo la medesima sorte che i nazisti hanno inflitto loro, ritenendoli sostanzialmente “nemici” da eliminare?” Già…come mai?

Non si potrà certo dire che non si sapeva perché oggi le cose le sai anche se non le hai cercate, le informazioni arrivano.

Mi interrogo allora: “cosa stavo facendo io” e chissà che quelli degli anni ‘40 (almeno diciamo quelli che avevano notizia) non avessero poi le stesse sensazioni.

Io ho usato a più riprese i miei canali social (pur non essendo uno che li usa assiduamente) per amplificare quanto stava accadendo.

Io, e ipotizzo anche tanti altri, nei momenti di sconforto, ho cercato un colpevole (chissà forse alimentato anche dal viscido senso di colpa che ci condanna per “non fare qualcosa in più”). Ho pensato anche che questi, “loro, gli stati, gli arroganti che hanno il potere economico e militare”, fanno quello che vogliono e se ne fregano dell’opinione pubblica e quindi sono loro i responsabili;

Ho deciso, un bel giorno, di sostenere un associazione che opera lì per aiutare quella gente…pochissima roba lo so ma meglio di niente.

Ho pensato – sempre sulla scia del sentimento di impotenza per non riuscire a salvare il mondo – che la vita tutta è un gran casino e che io, ma probabilmente anche altre persone, siamo quotidianamente in guerra perché:

  • Perché tutto è diventato complicato e anche le piccole cose del quotidiano richiedono a volte approcci bellicosi ( strategia, preparazione, calcoli, ricalcoli, confronti, scontri);
  • Perché forse (scusatemi il paragone che non sta assolutamente in piedi ma mi serve per esprimere il pensiero) anche noi come quella gente siamo assediati da problematiche che ci tengono in scacco dei poteri che come ci muoviamo ci incalzano e ci prendono tempo, risorse ed energie con il risultato che siamo interiormente arrabbiati e ci sentiamo sotto attacco….chissà forse;
  • Perché la vita è una battaglia di sopravvivenza e non possiamo pensare a tutto.

Messa così:” che cosa possiamo mai fare noi?”. Eppure quella proposta di Antonio Mercurio non mi molla, non mi da pace e mi pungola nel profondo chiedendomi di trovare una cavolo di soluzione di altro tipo, per me certamente. Io lo so che ha ragione Antonio Mercurio ed esemplificando affermo che: “E’ nel cuore dell’uomo la causa e la soluzione”.

Mi fermo un attimo, mi metto in ascolto, e sento l’ostacolo della paura.

Io, le persone del mondo, forse non facciamo niente (o poco) perché abbiamo costantemente paura e questo ci porta ad essere cauti, anche menefreghisti per difesa, centrati sulle nostre “cose”.

In un giorno come questo in cui il paese Italia, al meglio che può, vuol legare alta la voce quanti non stanno aderendo allo sciopero per paura?

Tanti si sentono sotto minaccia, non ce la fanno e non ce la facciamo.

Non condanniamoci certo per questo, non è assolutamente mio intento quello di colpevolizzare.

Sono cose umane, di tutti gli umani beninteso.

Cambiamenti interiori, risolvere le paure che ci sequestrano, sono processi lunghi e dolorosi. Gli ostacoli ( a ciascuno i propri ) si legano alle dinamiche degli altri e generano quel diffuso senso di sfiducia e impotenza contro ogni evento maledetto, come le guerre, di ogni angolo del nostro pianeta.

I governanti forse non riescono più a controllare l’informazione ma sanno bene come tenerci “distratti” ed impegnati a fare “altro”. Rapiti da “problemi” e “sedotti” da addestratori e conoscitori delle nostre pulsioni siamo anestetizzati contro eventi umani di portata planetaria che richiedono invece tutta la nostra presenza.

Allora dato che molti non possono, o non ce l’hanno fatta, a far sentire la loro voce in piazza oggi allora magari si può trovare un modo diverso di essere presenti.

Se nel futuro qualcuno capiterà su questa pagina a lui ed a me dico che ho certato di fare qualcosa ed ho scelto di usare i miei canali per amplificare il mio dissenso e la mia condanna contro quanto sta accadendo. Affermo che: seppure il mio culo è su una sedia d’ufficio e le mie mani tamburellano una tastiera tutto il mio esistere è con l’umanità di ogni angolo del pianeta. Prima o poi lo devono capire che si DEVONO FERMARE!!!

Di fronte all’anestesia della paura scelgo di fare l’artista e trasformo le mie paure lasciando liberamente fluire la mia opposizione e condanna in tutti i modi che conosco, che posso e che inventerò per fuggire dalla prigione della paura.

Se staniamo il conflitto dentro il nostro cuore poi quelli fuori hanno meno virulenza, parola mia.

REFERENDUM 8-9 GIUGNO

Spero che possa essere rivisto il meccanismo del quorum, o che su tale tema si possa aprire una riflessione e pensare, chissà, a dei correttivi.

Oggi e domani si vota quindi. Molti non andranno a votare, molti non sono d’accordo sui quesiti e sono favorevoli al no, opinione rispettabile.

Molti hanno detto di NO ad alcuni quesiti, ad esempio quello della estensione della solidarietà in tema di infortuni.

Credo ci si confonda tra le questioni di logica, ad esempio: “che responsabilità ho io se un altra ( impresa) non rispetta le regole, deve essere lo stato a controllare!”, ed il dato di realtà.

Concordo che lo stato deve fare il suo lavoro, c’è una grande domanda di “stato” che faccia, appunto, “lo Stato” e che quindi applichi e faccia applicare le leggi.

Condordo, dicevo, con l’idea di stato ma la realtà suggerisce che vanno cercate altre soluzioni, anche.

L’idea di Stato ideale non corrisponde – frequentemente – alla realtà dello Stato che, piuttosto, percepiamo come colpevole di assenza. In questa assenza che si può tradurre in inadempienze ed incapacità, beninteso, si infilano anche tutte le nostre responsabilità. Siamo tutti consapevoli – fini a prova contraria – di cosa è giusto o sbagliato – lo sanno le imprese e lo sanno gli individuo. Ciononostante mi arriva come un rosario anche il mood latente: “che me ne frega … e se succede qualcosa sono cavoli loro”. Questo mood, questo sentimento o questa strategia di sopravvivenza (illusoria beninteso) è forza politica trasversale. Chi la sa governare con proclami semplicistici e di mera propaganda ha molti fans e, purtroppo, elettori che li seguiranno fino all’arrivo del prossimo spacciatore di soluzioni mirabolanti e soprattutto deresponsabilizzanti trovando un nuovo capro espiatorio.

Oggi in sintesi e realtà alla mani si propone se migliorare la condizione di molti che per necessità potrebbero trovarsi ad accettare lavori in cui la sicurezza magari è un optional. Io voto e voterò SI. E’ un fatto di visione della vita.

DAll’I.A. “potrebbe” riemergere l’uomo capace di “sentire”

Dell’I.A. abbiamo già tanti esempi di capacità pazzesche di creare realtà “virtuali” talmente simili alle immagini – e video – reali che facciamo ( e faremo sempre più ) fatica a distinguere le une dalle altre.

Posto allora che il nostro occhio ed i nostri recettori neuronali visivi possono essere tratti in inganno una qualità che credo sarà difficile da rendere artificialmente sarà, invece, quella di sentire.

Capacità ci comprensione, di empatia, di compassione e tutto ciò che ci fa sentire l’altro come persona.

Le professioni del futuro che non potranno essere sostituite sono tutte quelle ad elevatissimo contenuto di “umano”.

Forse è un bene che tante cose vengano eseguite dalle macchine, perché disumane. L’I.A. potrebbe essere uno stress test importante ed una forma particolare di stimolo per tutti ad evolvere verso una maggior pienezza di Se.

Genocidio Gaza e sensi di colpa

Molti molti anni fa i ricercatori analizzando le cause di malattia e le soluzioni trovate dalle popolazioni primitive, tra le tante, scoprirono anche che era molto diffuso l’ammalarsi per violazione di un tabù, ovvero di un divieto. Ciò scatenava in chi lo violava uno stato di malessere profondo.

Negli anni successivi queste “violazioni” presero il nome di “peccato”, termine derivato dalla religione che gradualmente ha preso piede tra i costumi le abitudini e le regolamentazioni morali dei popoli. Di peccati ci si ammalava. La cura dei malesseri passava dalla confessione e dalla espiazione. Dal linguaggio religioso, onnipresente, il messaggio che siamo colpevoli si è depositato come neve lenta sull’animo di tutti. Chi si sveglia da questo inganno diviene libero e lotterà continuamente per liberarsi da questa che è una menzogna ben orchestrata.

La moderna psichiatria ha da sempre escluso dal proprio linguaggio il termine “peccato” sostituendolo con quello di “senso di colpa”.

I sensi di colpa sono depositi tossici di condanna verso di noi che accumuliamo ogni volta che ci giudichiamo per non essere stati bravi. Chi mi legge sa quanto ho in cattivo occhio questo sentimento! Comunque abita in ogni essere umano e quindi anche in me. Va riconosciuto e va disinnescato quotidianamente, è un lavoro faticoso ma necessario se vogliamo essere liberi.

Liberi da cosa? Beh…liberi dalla condanna e da tutto il suo seguito di sentimenti che inquinano la nostra vita facendone veramente uno schifo.

Ne ho sentito parlare recentemente con riferimento al genocidio in corso in Palestina e sono andato in risonanza con l’assunto che ” in Palestina in questo momento si stanno pagando gli effetti dei sensi di colpa degli europei”. Terribile ma, per me, chiaro come concetto. Forse, alimentati da anni sul disumano olocausto degli ebrei, dentro molti europei si è sedimentato un sentimento di cattiveria e condanna. La nostra espiazione la pagano i palestinesi nella menzognera illusione “umana” che lasciando libera Israele di fare ciò che vuole ripianiamo un debito – un peccato – verso di loro. Tutto questo è lo schifo dei sensi di colpa. E mi fermo.

Genocidio popolo Palestinese

Com’è possibile, che assistiamo ad un azione di genocidio intenzionale, di volontà di deportazione manifesta e azioni di morte quotidiana a Gaza … e non stiamo facendo niente? Già…com’è possibile? Eppure è possibile…perché accade!

Non stiamo facendo niente? Proprio niente niente? Nel nostro piccolo ci indigniamo, condanniamo, chissà forse preghiamo anche, protestiamo (poco, mi pare), condividiamo i post, mettiamo commenti. Poi giriamo lo sguardo e ci occupiamo delle cose nostre.

Com’è possibile, ci siamo chiesti, da quando attraverso la televisione sono arrivati nelle nostre case i documentari e soprattutto i film sull’olocausto. Com’è possibile che nessuno ha impedito che accadesse e che continuasse? E dentro ciascuno di noi non escludo che si sia mosso anche qualche sentimento di rabbia verso coloro che erano vivi a quel tempo. Vigliacchi!! Potremmo aver pensato. Abbiamo osannato gli eroi, appresi dai film, e abbiamo pensato che noi al posto loro avremmo fatto gli eroi e avremmo lottato contro quell’abominio, ci siamo ispirato ai buoni dei film e ci siamo immedesimati con loro.

Com’è possibile che sono stati permessi rastrellamenti, violazioni di diritti e uccisioni. Già…com’è stato possibile? Eppure è accaduto. Eppure sta accadendo ora. E i vivi in questo tempo ora siamo noi.

L’esempio del genocidio in corso a Gaza è un esempio perché entra nelle nostre case con numeri di morti che vengono sgranati quotidianamente nei notiziari, e mentre ciò accade pensiamo alle nostre vite ( che non è un reato per carità) e ci stordiamo di rimozione con futili e tossici ( per la nostra mente) reel. No, non voglio condannare nessuno. Non voglio condannare me ne voi. E’ successo allora, e sta succedendo anche ora. Di cosa è fatto l’umano? Di tante cose…e anche di questo.

Dobbiamo fare qualcosa. Lo dobbiamo fare noi come persone, non i governi che hanno disatteso il loro ruolo di controllo e intervento a presidio delle persone di ogni parte del mondo, governi inermi e vigliacchi (come il nostro governo Meloni) e sostenitori indiretti (come il nostro governo Meloni) per chissà quale debolezza o per chissà quale maledetta condannabile ragione di stato.

E non ho la più pallida idea di cosa poter fare. E’ tutto un gran casino e so che siamo già in ritardo di decine di migliaia di morti in Palestina come di tante altre decine di migliaia in varie parti del mondo dove si muore per guerre e per fame e per voglia di libertà.

Facciamolo tremare questo mondo.

Come Gestire Imbarazzi Esistenziali con Umorismo

Avete visto il film Forrest Gump? Ricorderete che – durante la sua famosa corsetta ad un tratto Forrest pesta una bella enorme cacca.

Succede … a volte, dice Forrest! Parole sante.

Ci sono le cacche fisiche e puoi ci sono quelle esistenziali di quando ci infiliamo in “situazioni di cacca”

Quando ci succede ci incazziamo, lesa maestà del nostro orgoglio. Digeriamo male la situazione e forse quello che ci fa più male è il senso di ” imbarazzo”.

Vorremmo sparire. L’orgoglio non si vuole piegare. E fino a quanto siamo legati a lui ed alla sua posizione orgogliosa non risolviamo nulla. Anzi, spesso, ci si incasina di più.

Che fare quindi?

Come prima cosa direi che dobbiamo volerci più bene ed essere meno crudeli con noi quando accade. Usiamo questa “dinamica” per prendere confidenza con i nostri imbarazzi.

Infine, ma non per ultimo, andiamo a scoprire le carte del nostro orgoglio e le sue arringhe.

L’orgoglio è un veleno ed inquina l’esistenza. Con forza e conoscenza possiamo stanare le sue tante manifestazioni e scegliere di togliergli il comando della nostra vita, e riprendercelo.

Una volta riposizionati al nostro giusto posto allora usiamo la libertà, anche di ridere delle nostre imperfezioni. Sarà tutto più bello. Garantito.

Giornata internazionale dei diritti delle donne

Care donne, direi che il tempo delle attese e delle aspettative dei diritti riconosciuti è abbondantemente finito. Prendete ciò che desiderate, affermatevi senza risparmio, siate uguali e, anzi, migliori degli uomini. Non prendete gli uomini come meta, sappiate andare oltre. Lottate contro le ogni discriminazioni. Il tempo dell’esperienza umana è pregna del messaggio che siete “inferiori” e se togliete un po di polvere “in casa” lo troverete anche nelle vostre madri e nelle vostre nonne. E’ una menzogna!

Lottate perché non è più tempo di chiedere ciò che non vi daranno mai, prendetevela la libertà, non aspettate benevolenze, proteggetela.

Lo dico a mia figlia. Non attendere che qualcuno ti riconosca, io ti riconosco e ho i miei limiti perché sono figlio di un era storica cieca e fitta di credenze di convenienza. Vai oltre i miei limiti perché sei Persona – figlia della vita anche – prima di essere mia figlia, sei una donna piena di talento, emozioni e specialità.

Non cadere nel tranello della richiesta di benevolenza e dell’attesa figlia mia. Io sono al tuo fianco per combattere ogni giorno le guerre contro le discriminazioni che – come l’inquinamento dell’aria – entrano e si depositano nelle cellule legandosi alle umane paure ed alle fatiche che a volte ci fanno sentire inadeguati.

Affrontami, e fammi vedere i miei limiti e le mie stupidità.

Non sia oggi solo il tuo giorno ma ogni giorno (frase scontata, ed iper inflazionata in questo giorno, ed anche questo ciò contro cui devi lottare).

Basta attese, basta giorni dedicati. Figlia mia, donne svegliatevi e non attendete regali, fateveli … ve li meritate.

Potere Sano vs Potere Su: Comprendere i Conflitti

Siamo in un tempo di conflitti tra Nazioni che mietono vittime a grappolo. Altrettanti conflitti abitano nel quotidiano dei rapporti tra persone, penso alla coppia ed ai luoghi dove lavoriamo ma va bene ogni ambito di “relazione con l’altro”.

Nella coppia, ad esempio, immancabile prima o dopo arriva lo scontro del potere. 

Perché io! Perché tu! Io ho ragione!! Io sono più bravo! 

Nei casi migliori queste esclamazioni vengono verbalizzate, ed è un bene. Diversamente operano sotto copertura come agenti segreti del nostro orgoglio, e  pronte ad azioni di sabotaggio. 

La lotta di potere fa male alla coppia, alle relazioni in genere, comunque. Chi la subisce si sente violato e vittima di ingiustizia; chi la agisce deve fare i conti (a meno che non abbia un Io elefantiaco) con gli immancabili sensi di colpa.

Il potere per agire in modo “sano”, e quindi utile al progetto, necessita di essere riconosciuto.  Lo troviamo ben espresso nella formula “Potere di”. L’opposto si esprime invece come   “Potere su”, e si fonda sul possesso dell’altro, ovvero l’altro come oggetto. 

Il “potere di” si fonda sul riconoscimento, dicevamo. Nessuno di noi su un aereo metterebbe in dubbio il potere del comandante di decidere.  

 Il “potere su”, invece, determina nell’altro resistenza e opposizione perché no ci si sente rispettati e valorizzati.

Il riconoscimento a qualcuno di un “potere di” sottende che noi abbiamo un potere e scegliamo di farne dono all’altro.

Nel potere agito “sull’altro” la persona subisce una deprivazione del proprio valore.  Il “potere su” dice pressappoco “io valgo e tu no! Tu servi solo per i miei bisogni!”.

Il riconoscimento del valore dell’altro emerge chiaramente come la necessaria sintesi.  I conflitti, di ogni tipo, sono connaturati dalla bramosia di “imporre” all’altro il nostro potere. 

Antonio Mercuri afferma che è nel cuore di ogni uomo che si gioca il destino dell’umanità. Quanto più diveniamo capaci di armonizzare le opposte fazioni in noi tanto più esprimeremo capacità creative libere dalle catene dell’orgoglio e delle sue follie.  

 

5 azioni di sicuro successo per stare bene ed essere Felici.

Respiriamo pienamente e lasciamo aprirsi il sorriso, è un era nuova e lo è perché lo abbiamo deciso noi e tanto vale. 

Eccoci qua, dopo ave esplorato il collettivo “loro” ed esserci posti nella volontà di cambiare “epoca esistenziale” il prossimo passo è fare gli artisti con la nostra vita.

La prigione della reattività e dell’orgoglio ha sbarre robuste e richiede altrettante robuste azioni.

La prima azione è l’accettare che “Loro”, nel bene e nel male, ci sono stati, ci sono e ci saranno.  Accettiamo anche che possiamo fare tanto per cambiare Noi.

La seconda Azione che sento importante è “Amarsi in modo folle”. Si follemente, essere pronti a tutto per il nostro bene.

La terza azione ha le radici nell’amore ed i muscoli alimentati a capacità perdonare (tutti, noi inclusi) ! Non ragionateci sopra, fatelo ebbasta! Fatevene “dono” per voi, qualsiasi cosa “loro” possono aver fatto e qualsiasi cosa “noi” possiamo aver fatto ora è tempo di andare avanti.

La quarta è riparare; non c’è un modo buono o sbagliato di farlo. Riparare, ricucire, ricostruire, e ogni cosa che in sintesi dia dignità di prosecuzione a noi.

La quinta è godere di Sè. Qualsiasi cosa sia accaduta godiamo di noi, avanziamo verso il centro della pista della vita e lasciamo che gli altri si chiedano anche “che cosa ancora possiamo avere da ballare”.

Già vedo sbarre sgretolarsi.

Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE II. Iniziare una nuova vita.

Meritiamo di godere della pienezza del nostro essere e di attuare l’opportunità di costruirsi una vita all’insegna di valori altri, nuovi, godere della pienezza dell’essere. 

Bentrovati, e spero abbiate letto il post dal titolo  “Come uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I” se non avete ancora fatto beh…fatelo ok?

Siamo in un tempo epocale, stanno accadendo nel mondo eventi che segnano un epoca.  Passano sopra le nostre teste trasformazioni sociali radicali, le parole stanno scolorendo e le passioni sbadigliano. In questo momento storico di conflitti l’uso della parola “atomica” avviene con una tale frequenza che se dovesse (ci auguriamo di no) ricomparire il fungo mortale in qualche parte del mondo “forse” ci troverebbe già pronti e assuefatti.

watch-dealers-g25635f5db_1920E’ tempo di far suonare la sveglia, svegliarci. Le nebbie della posizione rabbiosa ci imprigionano e ci fanno naufragare.

Se abbiamo fatto – e continuiamo a fare – i conti con il tema del rancore allora la domanda che vi pongo è : “Vogliamo fare un passaggio epocale nella nostra vita? ”

Si “epocale” perché si uscire dal medioevo delle nostre rabbie e vivere il rinascimento della vita libera.

Oggi è un giorno nuovo. E’ oggi la nuova epoca in cui possiamo e dobbiamo entrare, vogliamo tutti legittimamente  stare bene ed essere felici. Fissiamo questo punto di cambiamento da “voglio avere ragione” al “voglio essere felice”. No, non sto chiedendo a nessuno di svilirsi e non è nemmeno un atto di resa passiva e vigliacca, nulla di tutto questo. Vi sto chiedendo solo di spostare il baricentro da un obiettivo all’altro. Il dolore che ciascuno di noi ha provato – e prova – merita rispetto, l’ho già detto ma è utile ripeterlo. Allo stesso modo però merita rispetto la nostra vita tutta, la pienezza di noi che non può e non deve essere legata al palo della rabbia.

“La pienezza dell’essere è una novità continua di essere.(..) Appare ritmicamente, come il giorno e la notte, e si accresce all’infinito. Non ci può essere esperienza della pienezza dell’essere per chi non ha ancora deciso di lasciare l’utero e di nascere pienamente al mondo della realtà”. ( Le leggi delle vita di Antonio Mercurio)

Per fare questo passaggio dal mondo della rabbia e dell’attesa di rivalsa all’epoca nuova dobbiamo metterci ben saldi ok? Non è un giochetto, ho parlato non a caso di cambiamento epocale e bellissimo. Siete pronti?

Al prossimo articolo quindi, e scrivetemi…che mi fa sempre tanto piacere. Grazie a tutti e uno speciale a Raffa per il commento ed il contributo al precedente post.

Musica per questa fase… Learn to Fly dei Foo Fighters

Noi e “Loro”: Uscire dalla prigione della rabbia e del rancore. PARTE I

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Quante volte, ispirati da incazzature abbiamo detto, o pensato, : … Siccome loro NON!. Beh allora Io… !”.

Mi occupo di benessere da oltre 20 anni e, sia per esperienza personale che di lavoro con i clienti, conosco bene questa posizione esistenziale.

Una fetta importante di nostre energie la dedichiamo alle seghe mentali sul “collettivo loro”.

Chi sono “loro”? L’elenco è lungo, possono essere: genitori, iinsegnanti, partner, fratelli, datori di lavori, amici, i governanti, l’agenzia delle entrate, i vigili urbani, i tifosi dell’altra squadra di calcio, il meccanico, l’idraulico, il sacerdote, parrucchiere ecc ecc. Insomma “Loro”!

Con il “collettivo loro” ci relazioniamo e, a volte, facciamo esperienza di incavolature (giuste o sbagliate qui non interessa). Alcuni, poi, pare hanno un talento particolare a tirar fuori da noi certi speciali loop di pensieri.

Reattivamente pensiamo (o potremmo aver pensato) :”Beh allora Io …!” , faccio come mi pare, non vi credo più, non vi ascolto più, non ci vengo più, cambio città, cambio vita, meccanico, lavoro, dentista, partner, ecc ecc“.

Antropologia Personalistica Esistenziale, disciplina elaborata dal prof Antonio Mercurio, ci da sempre una mano. Ci dice, in molti casi, che ciò che proviamo nel tempo presente non è, in qualche modo, proprio nuovo e originale. Spesso sperimentiamo con i vari “loro” di turno un tipo di emozione già familiare e di cui abbiamo poca memoria. Se ci mettiamo a spulciare nelle nostre vite con la meticolosità degli archeologi magari troviamo tracce di remote esperienze.

Chiusa la parentesi dei riferimenti disciplinari ed all’archeologia torniamo ora al tempo presente.

Oggi, e questo lo dobbiamo ben sapere, se rimaniamo bloccati, affezionati direi, ai motivi di malumore ed alle famose “questioni di principio” dalle radici remote, siamo belli che fregati!

Non ci dobbiamo cascare ok! Ne va della salvezza della nostra vita.

Le questioni di principio, ed i progetti di rivalsa, ammanettano il nostro presente ed ipotecano il futuro. Non ne vale la pena!

Beninteso non voglio banalizzare il dolore che ciascuno di noi ha provato, merita rispetto e serietà. Ciò posto non dobbiamo darci fregare da:

  • l’orgoglio. Ci frega se non lo conosciamo bene e non lo disinneschiamo subito .
  • il lamento. Se non lo riconosciamo autenticamente e non decidiamo di farla finita.

Dobbiamo uscire da simili prigioni. Conoscere queste cose è una delle chiavi verso la libertà. Il prossimo passo di cui vi dirò è “Come liberarci”.

Come scovare il veleno dell’odio e rendersi liberi

Quando c’è un conflitto o un problema andiamo subito alla ricerca del colpevole. Fa così la nostra mente per dare un senso a ciò che appare senza senso e minaccioso.

Il sentimento dell’Odio è spesso tenuto nascosto. Io Odiare?! Ma quando mai – ci diciamo – io sono un angioletto, semmai gli altri sono stronzi ecc ecc .

Il sentimento dell’odio ha di frequente radici nel “non sentirsi amati, rispettati e riconoscimenti”. In quest’area emozionale molti sono fermi con le 4 frecce in attesa che arrivi risarcimento.

L’ho detto un sacco di volte e lo ripeto: “non ci sarà mai risarcimento e l’unico a pagare siamo noi che, drogati di fumi di mirabolanti rivincite, abbiamo costruito su questa attesa di giusto risarcimento “il senso del vivere”. Non sentitevi nudi e coglioni se lo avete fatto, è un fatto umano e capita a tutti, è solo che non tutti lo dicono perché è difficile aprire gli occhi e vedere la realtà.

Il mio consiglio è di prestare attenzione a questi mood di risentimento ricorrenti. La via della libertà inizia dal “vedere”.

Rendiamo gli onori al nostro passato e deponiamo quelle armi.

Se mi avete seguito fin qui allora ecco che dobbiamo accettare che anche noi, pur angioletti, siamo capaci di provare incazzature molto ampie.

Cosa fare quindi? Ecco alcune cose che penso siano utili:

  1. Prendetevi il tempo per familiarizzare con queste emozioni che la società rimuove o vede solo nell’altro in una continua ricerca del colpevole da condannare e imprigionare;
  2. Non condannatevi se le trovate in voi, non siete sbagliati e non siete colpevoli di provare emozioni;
  3. Rinforzatevi nella capacità di ascolto di voi stessi e alimentate il dialogo interiore con le vostre emozioni;
  4. Apprendete l’arte coraggiosa di scegliere voi;
  5. Riconoscete il vostro potere di decidere;
  6. Assumetevi le responsabilità delle vostre azioni;
  7. Siate disponibili sempre a perdonarvi per tutte le volte che avete odiato altri e voi stessi con giudizi feroci;
  8. Provate e riprovate alimentandovi a fiducia e speranza
  9. Non siete soli
  10. Daje

Superare le Paure per Crescere ( P.Coelho)

All inizio di un cammino di ricerca (e di crescita) siamo agevolati dalla fortuna del principiante ma poi alla fine ci vuole la prova del conquistatore.

Buongiorno a tutti.

E’ dura la consapevolezza di essere più bravi di come siamo abituati a vederci. Vi ci trovate? Ci facciamo un mazzo per crescere e poi ad un tratto arrivano i dubbi. Questo accade perché siamo avviluppati nelle paure e nella svalutazione. Possiamo sfondare questa membrana che ci avvolge. Non guardiamoci indietro, che è un attimo ritrovarsi imbrigliati di nuovo. Andiamo avanti, piangiamo se ci scappa ma andiamo avanti. Nascere è doloroso, rinascere anche. Ma anche non nascere, lo è. Mostriamo il nostro valore, ce lo meritiamo.

Cit liberamente ispirata da “l’Alchimista di Coelho”: All’inizio di un cammino di ricerca (e di crescita) siamo agevolati dalla fortuna del principiante ma poi alla fine ci vuole la prova del conquistatore.

Buona giornata a tutti e buone conquiste.

Cosa imparare dal lockdown

L’era della pandemia moderna e dei lockdown cosa ci ha lasciato?  Questo tempo “sospeso” ci ha fatto percepire una dimensione diversa e ci ha fatto percepire le rigidità con cui conviviamo. In quei mesi la musica è stata ( ed ancora lo è) uno degli ambiti da cui ho tratto una piacevole sensazione di positività e di creatività. Molti artisti hanno superato i limiti fisici riuscendo ad essere band, una coralità, anche a distanza. Quello che ne è derivato sono i tanti progetti musicali in cui i diversi elementi della band pur essendo lontani erano uniti e la loro fusione poi ha creato una speciale forma nuova di arte musicale. Ci leggo in questo un messaggio di passione oltre che per la musica anche per la vita e tanta tenacia nella ricerca di un superamento creativo, e con gioia.  Ispiriamoci a questi esempi,  usiamoli quei limiti, ritagliamoli e facciamone splendidi aquiloni.  Buona visione  e buona vita a tutti.

Il perdono è buono perchè…

  1. Perché ci serve
  2. Perché ci libera
  3. Perché ci aiuta
  4. Perché è necessario
  5. perché è una vittoria
  6. Perché è importante
  7. Perché libera il nostro cuore
  8. Perché siamo grandi persone
  9. Perché sappiamo farlo
  10. Perché è “prendersi il potere nella propria vita”
  11. Perché è una specialità umana
  12. Perché ci rende sorridenti
  13. Perché ci fa sorridere in modo speciale
  14. Perché ci fa belli
  15. Perché ci fa splendere
  16. Perché ci aiuta a evolvere spiritualmente ( da: https://rivaombrosa.wordpress.com/. che ringrazio)
  17. (…)

E tante altre cose sono sicuro potrete aggiungere anche voi. Potete inserirle nei commenti e io allungherò la lista anche con la vostra forza.

Un abbraccio a tutti

8 regole d’oro per vincere la Rabbia.

Io non ho ancora trovato una sola persona “arrabbiata” e che – in base al suo racconto – non avesse poi ragione ad essere arrabbiata. Corrisponde al ero quindi il fatto che quando ci hanno ferito noi poi abbiamo provato rabbia. La ferita c’è stata e quindi anche la rabbia è reale. E quanti romanzi abbiamo scritto nella nostra mente alimentati da quella rabbia!!

 Ma ad un certo punto anche STOP, direi!!. Ed ecco il perché.

Anche Stop perché la rabbia lasciata “pura” avvelena la nostra vita. Ad un certo punto la vita ci presenta il conto di tanto “veleno” e necessariamente siamo chiamati a scegliere che fare.  Come fa a chiedercelo? Spesso arriva attraverso il disagio ed il malessere, spesso ci incasiniamo la vita con le nostre mani. Richiama in questo modo la nostra attenzione, ci mette davanti allo specchio e ci chiede: ” Questa rabbia ti aiuta a star bene ed essere felice? E’ questo che vuoi?

Se la risposta è “Si” allora continuate pure. Se invece è “NO” beh…allora mettiamo un “punto” al nostro racconto ed andiamo a capo.

Che farne della rabbia.

La rabbia ha una parte utile, è energia. Energia che può essere incanalata per alimentare ( invece che i segono mentali di rivalse mitiche) la nostra tenacia e perseveranza ad esempio, ch e Dio solo sa quanta ne occorre nella vita!!

La rabbia dunque è un veleno da trasformare, non va assunta “pura” .

Che fare allora? Ecco dei miei semplici e potenti consigli:

1- Prima cosa “non raccontiamocela più“. Tutti intimamente sentiamo quando la narrazione è diventata lunga e ripetitiva, sterile e mortifica. Ecco quando ci arriva questa percezione diamogli valore,  è il momento di “finirla”.

2 – Seconda cosa “diamo valore alla vostra decisione”. Ergiamo la decisione di “farla finita” a totem del nostro progetto d’amore, a onore della nostra grandezza. Rendiamo visibile e diciamolo al mondo intero ” Oggi è il giorno glorioso dell’avvento dell’amore nella mia vita”.

3- Terza cosa “siamo grati”. Si,  siamo grati a noi stessi per aver ascoltato e dato un senso a quel senso di malessere che ci ha nauseato in modo insopportabile. Siano grati per esserci resi disponibili ad ascoltarci seriamente. Siamo grati per aver scelto di parlarne con qualcuno e/o di esserci farci aiutare. Siamo grati perché ci siamo scelti come protagonisti, finalmente.

4 – Quarta cosa “siamo gentili”. Si, pratichiamo la gentilezza con noi stessi quando ci riparte il loop. Siamo gentili sempre!

5 – Quinta cosa ” siate amorevoli”. Non siamo perfetti, pratichiamo accoglienza verso di noi e le nostre debolezze  fragilità. Andiamo bene così come siamo, stiamo costruendo.

6 – Sesta cosa ” Siamo innamorati pazzi di noi stessi”. Perdoniamoci gli errori, facciamoci sempre il dono della possibilità di riparare, abbracciamoci, sorridiamoci allo specchio, siamo leggeri e morbidi. Voltiamo le spalle al corteo della rabbia quando lo sentiamo arrivare, siate signori della nostra vita e possiamo farlo.  Ce lo meritiamo.

7- Settima cosa ” Facciamoci un mondo di complimenti”. Si, ogni giorno. Ogni volta che notiamo la rabbia insinuarsi in parole e pensieri e scegliamo di essere, invece, gentili e amorevoli con noi e gli altri. Facciamoci tanti complimenti perché abbiamo tenuto bene il comando.   Perdonatevi, riparate, ricominciate.

8- Ottava cosa ” Sentiamoci grandi”. Si, perché lo siamo! Gonfiamo il vostro petto d’amore per voi, ogni momento. Siamo fieri di noi per le nostre scelte e decisioni.  Godiamo della Nostra grandezza che è bella e luminosa.

Un grande abbraccio a tutti.

Il valore dell’umiltà nel messaggio di Antonio Mercurio (su www.solaris.it)

Sono grato all’Istituto Solaris ed ai suoi direttori, con loro e con tante persone straordinarie portiamo avanti il progetto di creare Bellezza e divenire sempre più artisti della nostra vita. Sul magazine on line http://www.solaris.it di questo mese c’è anche un mio contributo che ho piacere di riportare anche qui. Insieme al mio ci sono tanti altri articoli che approfondiscono temi di utilità per la nostra vita. Grazie Solaris

Cosmo-Art e il senso della Vita

Antonio_MercurioIl pensiero del prof Antonio Mercurio è una meraviglia di proposte ed intuizioni illuminanti. Il valore dell’umiltà è ben descritto in diverse pubblicazioni. Con l’umiltà si può contrastare l’azione distruttiva, nelle nostre vite, dei veleni emozionali quali la superbia, la rabbia, il senso di impotenza.

Una virtù è definita come la “Disposizione naturale a fuggire il male e fare il bene“. Nel messaggio del prof Antonio Mercurio il valore dell’umiltà ha una funzione costruttiva e salvifica nelle nostre vite.

Nel suo libro “Ipotesi su Ulisse“, attraverso una rilettura simbolica dell’Odissea di Omero, ci propone il valore dell’umiltà come una competenza per quanti desiderano divenire artisti e signori della propria vita. Come  capita a tanti di incontrare ostacoli nel cammino della vita, e di essere catturati e imprigionati in reazioni rabbiose. L’opera di Antonio Mercuri e la sua prospettiva Cosmoartistica ci rendono possibile porci rispetto all’ odissea del vivere quotidiano in modo nuovo, con forza e fiducia. Accrescere la consapevolezza di noi e l’alleanza con il nostro Sè Personale ci permette di superare gli ostacoli e liberare in nostro potere creativo e trasformativo.

Il valore dell’umiltà è antidoto contro i veleni emozionali: il senso di l’impotenza

Sin dal momento del nostro concepimento, e poi durante la gravidanza, possiamo aver sperimentato il senso di impotenza. Nella prima relazione con la , biologica ed emozionale, l’embrione prima ed il feto poi vive le emozioni che gli arrivano. Emozioni legate alla , le gioie e le paure, i cambiamenti di stati d’animo. Insieme alle emozioni belle arrivano anche quelle legate ai momenti di stress e di tensione, rispetto ad esse è possibile immaginare come ci si possa essere sentiti nell’impotenza. Mandando avanti la macchina del tempo possiamo ritrovare lo stesso sentimento, con il suo seguito di disperazione e rabbia, anche nella quotidianità. Accade quando ci sentiamo sovrastati da un potere esterno, ovvero quando viviamo delle conflittualità ad elevato tasso di emotività. Accade a scuola verso i professori ed i compagni, può accadere a lavoro, può accadere nel rapporto di coppia e nel rapporto tra genitori e figli.

In questi frangenti sono tante le emozioni che si affollano in noi, forte spinge la voglia di riscatto per riprenderci il potere sulla nostra vita, e sentiamo forte il bisogno superare questo disagio.

Il valore dell’umiltà è la via per la libertà

In Ipotesi su Ulisse, Antonio Mercurio accende un faro sul valore dell’umiltà, ne mette evidenza proprio la qualità liberatoria e la forza trasformativa. Ulisse nel suo viaggio di ritorno a Itaca si ritrova più volte in questa condizione di impotenza. La vive dentro la grotta di Polifemo dove, impotente, assiste al divoramento di sei suoi compagni, accade anche con i  e con Calipso, solo per citarne alcuni.

E nelle nostre vite? Pensiamo solo a questo momento storico di pandemia, alle limitazione che abbiamo dovuto accettare. Nel nostro mondo interiore si alternano emozioni di paura, rabbia, e il desiderio di rivalsa verso la vita per riprenderci il potere e tornare ad essere liberi di poter fare tutto.

Di questi sentimenti, comprensibili e umani, dobbiamo averne consapevolezza e imparare a governarli con saggezza e fermezza, cosi potremo impedire che inquinino il nostro animo. Nel racconto di  vediamo ben descritte le conseguenze dell’ira e della superbia di Ulisse allorché, finalmente fuori dalla grotta di Polifemo, sceglie di risolvere il senso di impotenza con l’illusione del recupero rabbioso della sua potenza. Ulisse cede alla sua superbia ed infierisce sul ciclope, ormai accecato, rivelando e affermando con superbia la propria identità di Re e di distruttore di Troia. Contro di lui si scatenerà poi la vendetta di Poseidone e sarà proprio questo l’inizio della sua Odissea.

Con umiltà impariamo a governare la nostra vita

La rabbia, il senso di rivalsa e la superbia non possono – e non devono – guidare la nostra vita. Con la conoscenza, ed il coraggio, possiamo accettare nostri dolori, e togliere linfa ai nostri veleni emozionali. Centrati in modo saggio sull’umiltà, non per paura, ma per  possiamo recuperare e trasformare le energie rabbiose in forza creativa per il nostro benessere. Come Ulisse in dialogo con Atena, anche noi possiamo rinsaldare ogni giorno il patto per la  con il nostro Sè Personale.

Può essere d’aiuto anche iniziare un percorso di crescita individuale e di gruppo, un modo concreto per rinforzare e sostenere la decisione realizzarci.

Il valore dell’umiltà: Dall’impotenza alla potenza.

Forti delle decisioni di crescita, in dialogo con il nostro Sè Personale, finalmente liberi possiamo sentire il nostro potere reale.

Dopo tanti patimenti Ulisse si assume la responsabilità dei propri veleni e, finalmente ad Itaca, umile e mendicante, può entrare nella sua reggia e dare la morti ai Proci, i rappresentanti simbolici delle sue pretese, che divoravano la propria ricchezza e del suo . Forti dell’alleanza per la crescita ed in dialogo con il nostro Sè Personale anche noi possiamo liberare la nostra vita da questi ospiti indesiderati.

Dall’impotenza alla potenza, quindi,  il passaggio è possibile. Così possiamo finalmente creare la vita che desideriamo. Possiamo scegliere in armonia con la nostra vera identità di coltivare e far crescere i nostri talenti, valorizzare le nostre sensibilità. Come Ulisse così ognuno di noi può darsi un animo che sa accettare con coraggio i propri veleni per liberarsene e far emergere le belle persone che siamo. Così sapremo ogni giorno trasformare gli ostacoli, e divenire pienamente artisti e sovrani della nostra vita.

La sensibilità è faro nella nebbia

Recentemente mi sono trovato per ben due volte a dover prendere una decisione. Dentro avevo un gomitoli di emozioni difficili da districare e mi confondevano nello scegliere. Ho seguito una sensazione, poi il groviglio si è risolto, sono passati dei giorni ed ancora mi nutro della gratificazione di sapere che ho scelto la cosa buona per me.  

La sensibilità è un valore, un faro nella nebbia, imparando a conoscerla essa ci guida saggiamente. Attraverso di essa la nostra natura profonda si sente e ci guida.

La sensibilità per noi è come il sonar per i sottomarini, ci guida e ci fa percepire il clima delle situazioni ed il clima nelle relazioni con le persone. La sensibilità è una forza!

La sensibilità è un dono, una dotazione di tutti. Se l’abbiamo chiusa in qualche luogo nascosto della nostra anima, è il momento di tirarla fuori. Con fiducia, assoluta fiducia, che ci suggerirà solo cose buone .

Ciao, alla prossima😀