Siamo Bravi😊 e non fortunati

Non capita anche a voi di dire quasi senza pensarci  – quando abbiamo fatto cose buone –  di essere stati “solo” fortunati? E’ come un automatismo…ed è bene, lo dico subito, che impariamo riconoscerlo e disattivarlo per riappropriarci invece della preziosità del nostro essere “bravi”.

Dire che siamo fortunati è un modo per non assumersi la responsabilità…di essere bravi.

La dea bendata aiuta chi “fa cose”.

Oggi me lo ha ricordato mia figlia Emma dopo un match con una imprevista manutenzione idraulica. Alla fine l’ho fatta ed anch’io ho detto: “Per fortuna ho risolto!”.  Emma, che è forte, mi ha puntato il dito ed ha detto ” no Papà non sei stato fortunato sei stato bravo”.

Il tema è stato approfondito recentemente anche nell’art del Dr. Giampiero Ciappina, direttore dell’istituto Solaris dal titolo ” La sindrome dell’impostore”, io vi ho portato la sintesi e l’approfondimento potete leggerlo cliccando qui.

Grazie a Emma, che è molto Brava.

Mettere a tacere il giudice interiore con fermezza.

h 08:04- Lo scatto di oggi è un atto rivoluzionario. Ora mi fermo per la colazione e poi verso le 10 vi dico di più. Intanto buona giornata a tutti

h 10:20 ( scusate il ritardo 😊). Vista la foto? Il giudice interiore diceva pressappoco: ” E basta con le foto dei fiori!!! Hai già fatto quella usate per altri post!!! Tutti mettono foto di fiori!!! Devi essere più originale!!! Se non fai foto da premio Pulizar meglio non farle!!!

Ho ascoltato tutto in silenzio e guardavo il fiore. La mia saggezza mi ha sussurrato la parola “Amore” e così ho preso il mio telefono ed ho fatto la foto che a quel punto era già molto più della sua bellezza naturale, era divenuta in me un progetto comunicativo e aveva attivato un travaglio ed una contrapposizione tra forze di amore e libertà da una parte e giudizio negativo dall’altra.

Ho trovato nel mi progetto attraverso il blog il giusto aggancio per rinnovare la forza  che ci vuole ogni giorno – e più volte al giorno – per sceglierci e rinnovarci nelle decisioni di l’amore e la libertà di essere noi stessi.

Io oggi ho fatto la mia capriola interiore per passare dal “non posso” al “si posso! Non ho la pretesa di aver eliminato per sempre questo aspetto della esistenza umana dalla mia vita, ma  riconosco come dice l’antropologia cosmoartistica che con l’arte (fare sintesi tra opposti “posso e non posso”),  un progetto (il desiderio di comunicativo),  la saggezza ( ascolto profondo ) e la decisione si può creare bellezza nella ns vita. Oggi è capitato con questo bellissimo e freschissimo fiore.

Il potere delle “buone azioni”.

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Le buone azioni ci fanno bene.  Sono mattoni di positività e punti luminosi del nostro vivere.  Tutti abbiamo fatto cose buone, a allora condividiamole. Non c’è un voto, sono tutte grandi e importanti.

Se riusciamo a farlo senza supponenza o bisogno di metterci in mostra allora…Raccontiamole in giro, scriviamo un racconto breve e la vita ringrazierà. Facciamoci i complimenti, abbiamo fatto una cosa buona e siamo stati bravi! Non retrocediamo davanti alla possibilità di fare buone azioni. E nel dubbio quando non sappiamo cosa fare, piuttosto che non fare niente è meglio fare “piuttosto qualcosa” anche se appare goffa.

Ve ne racconto intanto io una che frequentemente mi ritorna in mente:

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Ho 20 anni e faccio il barista in un chiosco bar in un villaggio turistico. C’è un signore anziano che frequentemente viene a sedersi al bar e racconta la sua vita. Io lo sapete amo i racconti e so ascoltare. Lui ora è in pensione e di lavoro aveva fatto il direttore in un centro per l’impiego. Ricordo che si muoveva a fatica ed aveva un braccio paralizzato per via di un ictus. Una mattina lo vedo arrivare dal vialetto vestito a malo modo e mi chiede di dargli una mano a sistemarsi. Era agosto e dal vialetto era un gran via vai di gente che andava al mare e io un po mi sentivo in imbarazzo a quella richiesta. Poi però mi sono reso disponibile e gli ho dato una mano a sistemarsi i pantaloni e camicia tra i bagnanti. Poi siamo tornati a sederci al bar e abbiamo preso a parlare e lui mi ha detto che mi era molto grato per quello che avevo fatto. Io quel momento ancora me lo ricordo e frequentemente penso a quel vecchietto e cosa sarà poi stato il seguito della sua vita. E ogni volta che ci penso mi sento felice perché ho fatto una cosa buona. Si lo so che lo avrebbero fatto in molti e infatti non è mio fine pavoneggiarmi. Dico solo che quella volta è capitato a me. 

Da quel giorno sono passati moltissimi anni e so che la mia buona azione ha fatto bene a lui ed anche a me.

La triste ricerca del colpevole.

Quando accade qualcosa di brutto e ci assale l’angoscia e l’impotenza ci parte la ricerca del colpevole “fuori”. Perché una persona muore all’improvviso? Perché il tuo amico a 4 zampe rischia di morire? Di chi è la colpa. Tendiamo a cercare una soluzione ed una giustificazione “comunque” per non contattare il dolore freddo dell’impotenza. E se un colpevole fuori non lo troviamo allora forse i colpevoli siamo noi, perche non siamo stati attenti, bravi ecc! Che fare allora? Dobbiamo imparare a “starci” ed a accettare che certe cose succedono e fanno male come se ci schiacciamo le dita ad una porta…fa un dolore bestiale. Accettiamo che non siamo perfetti ed onnipotenti e se vi accettiamo a fondo seminiamo terreno fertile per il perdono e ulteriore amore da far crescere in noi, da usare e da mostrare per insegnare ad altri ed ai bambini che accadono incidenti nella vita e che si chiamano incidenti proprio perché non è colpa di nessuno…ma non per questo quando accade fa meno male.

Libri: La parola a Louise Hay

Mio fratello me ne parlo’ per la prima volta nel 1995. Pensa positivo, mi diceva. Da allora sono passati 20 anni e sono diventato grandicello eppure quei gg con mio fratello non me li dimentico. Ansie ed attacchi di panico mi rendevano l’esistenza difficile. Non è quantificabile l’aiuto di mio fratello, gli devo molto più’ dell’avermi indicato un testo e/o una serie di affermazioni. Gli devo di avermi dato speranza quando ero disperato. L’ho seguito allora, ne ho fatto tesoro.
I testi di L Hay Li consiglio a tutti, che siate nel bisogno o meno. E’ il testo da tenere aperto ed a portata di mano … Sempre.
L’ho riaperto stamattina ed e’ venuta fuori la pagina del perdono.
Lascio la parola a Louise Hay ma prima ancora un grazie di cuore a Nicola, mio fratello.

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Con riconoscenza.