Come spostare “L’accento” ti migliora la vita.

Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

In grammatica l’accento è un segno grafico che indica la sillaba di una parola pronunciata con maggiore intensità e può cambiare il significato di una parola.

Dal senso grammaticale mi sposto ora al senso nella vita, ovvero agli accenti verbali che usiamo nel comunicare di noi. Approfondimenti possibili: Su cosa mettiamo l’accento? Ci valorizziamo o ci svalutiamo? Prevale la fiducia o la sfiducia nelle nostre tonalità comunicative?

L’accento, ovvero la maggiore o minore enfasi su un aspetto è un indicatore importante del clima nel nostro mondo interiore.

La proposta che vi faccio  è di dedicare – intimamente – attenzione amorevole alle parole che utilizziamo. Tutti, chi più chi meno, usiamo parole, immagini ed esempi che ci sono familiari. Magari sono immagini vecchie? Chissà!, Potrebbe essere arrivato il tempo di rinnovarle. Accade tutto molto velocemente, a volte nemmeno ci facciamo caso.

Vi porto un esempio dalla mia esperienza professionale.

All’inizio della mia formazione e professione di counselor si percepiva, da parte di altri professionisti, un clima di giudizio negativo e di aperta opposizione. Scorrendo in rete, a proposito dei “Counselor”, vi sarà facile trovare argomentazioni sia a favore che contro questa figura professionale. Alcuni ordini si sentivano minacciati al punto da muovere azioni per impedire che i counselor potessero operare e portare utilità a molte persone (cosa che all’estero accade, e pacificamente, da molti decenni ormai). Ora il clima è decisamente migliorato.

Agli inizi della mia professione quindi, notavo che, sia io sia tanti miei colleghi, nelle presentazioni ponevamo l’accento principalmente su ciò che non eravamo, ed in buonafede, per evitare di generare fraintendimenti nella nostra attività. A quel tempo ogni comunicazione iniziava sempre con il rosario delle cose che non eravamo: non siamo psicologi … non siamo psicoterapeuti … non ci occupiamo di patologie … non siamo medici ecc ecc. Poi anche basta!

Ero io, e lo era anche la professione, abbastanza giovane. Poi abbiamo fatto parecchia strada. Senza giudizio alcuno e con tenerezza oggi affermo, e riconosco, come l’accento su ciò che non eravamo avesse anche una funzione evolutiva, nel senso che serviva per tutelarci in quel contesto in cui muovevano i primi passi con grande passione, certamente, ma anche con paure e timori.

Prima di salutarvi voglio invitarvi a fare questo tipo di riflessione. Su cosa metto l’accento quando mi presento? Questo esercizio vi permetterà di mettere a fuoco degli aspetti di voi e del vostro clima interiore. Beninteso, teniamo fuori io giudizio. E’ un esplorazione speciale e, parere mio, potentissima.

L’invito che vi faccio è di capitalizzare le emozioni che potreste contattare, paura, giudizio, timore, svalutazione ecc ecc (ammesso che ci siano). Con questo l coraggioso esercizio (magari prendete degli appunti) voi vi riprendete la libertà e potete aggiornare la vostra posizione interiore, adeguarla alle aspettative ed ai risultati che volete raggiungere. Se riusciamo a spostare l’accento da ciò che non si è, non si è più o non si è ancora a ciò che invece siamo si sbloccherà un patrimonio di forza pazzesca e una rinnovata fiducia in voi stessi

Dove metto io l’accento oggi?

Io sono un counselor professionista avanzato competente e con esperienza. I clienti con cui lavoro sono persone stupende e coraggiose che hanno migliorato, grazie anche al mio lavoro, la qualità della loro vita. Come docente sono orgoglioso degli allievi che ho avuto negli anni, sono grato a tutti loro per tutte le volte che insieme abbiamo percorso, e lo facciamo ancora, le vie della crescita personale per divenire sempre più persone libere ed artisti della nostra vita.

E voi?

Che accento volete spostare?

Il valore dell’umiltà nel messaggio di Antonio Mercurio (su www.solaris.it)

Sono grato all’Istituto Solaris ed ai suoi direttori, con loro e con tante persone straordinarie portiamo avanti il progetto di creare Bellezza e divenire sempre più artisti della nostra vita. Sul magazine on line http://www.solaris.it di questo mese c’è anche un mio contributo che ho piacere di riportare anche qui. Insieme al mio ci sono tanti altri articoli che approfondiscono temi di utilità per la nostra vita. Grazie Solaris

Cosmo-Art e il senso della Vita

Antonio_MercurioIl pensiero del prof Antonio Mercurio è una meraviglia di proposte ed intuizioni illuminanti. Il valore dell’umiltà è ben descritto in diverse pubblicazioni. Con l’umiltà si può contrastare l’azione distruttiva, nelle nostre vite, dei veleni emozionali quali la superbia, la rabbia, il senso di impotenza.

Una virtù è definita come la “Disposizione naturale a fuggire il male e fare il bene“. Nel messaggio del prof Antonio Mercurio il valore dell’umiltà ha una funzione costruttiva e salvifica nelle nostre vite.

Nel suo libro “Ipotesi su Ulisse“, attraverso una rilettura simbolica dell’Odissea di Omero, ci propone il valore dell’umiltà come una competenza per quanti desiderano divenire artisti e signori della propria vita. Come  capita a tanti di incontrare ostacoli nel cammino della vita, e di essere catturati e imprigionati in reazioni rabbiose. L’opera di Antonio Mercuri e la sua prospettiva Cosmoartistica ci rendono possibile porci rispetto all’ odissea del vivere quotidiano in modo nuovo, con forza e fiducia. Accrescere la consapevolezza di noi e l’alleanza con il nostro Sè Personale ci permette di superare gli ostacoli e liberare in nostro potere creativo e trasformativo.

Il valore dell’umiltà è antidoto contro i veleni emozionali: il senso di l’impotenza

Sin dal momento del nostro concepimento, e poi durante la gravidanza, possiamo aver sperimentato il senso di impotenza. Nella prima relazione con la , biologica ed emozionale, l’embrione prima ed il feto poi vive le emozioni che gli arrivano. Emozioni legate alla , le gioie e le paure, i cambiamenti di stati d’animo. Insieme alle emozioni belle arrivano anche quelle legate ai momenti di stress e di tensione, rispetto ad esse è possibile immaginare come ci si possa essere sentiti nell’impotenza. Mandando avanti la macchina del tempo possiamo ritrovare lo stesso sentimento, con il suo seguito di disperazione e rabbia, anche nella quotidianità. Accade quando ci sentiamo sovrastati da un potere esterno, ovvero quando viviamo delle conflittualità ad elevato tasso di emotività. Accade a scuola verso i professori ed i compagni, può accadere a lavoro, può accadere nel rapporto di coppia e nel rapporto tra genitori e figli.

In questi frangenti sono tante le emozioni che si affollano in noi, forte spinge la voglia di riscatto per riprenderci il potere sulla nostra vita, e sentiamo forte il bisogno superare questo disagio.

Il valore dell’umiltà è la via per la libertà

In Ipotesi su Ulisse, Antonio Mercurio accende un faro sul valore dell’umiltà, ne mette evidenza proprio la qualità liberatoria e la forza trasformativa. Ulisse nel suo viaggio di ritorno a Itaca si ritrova più volte in questa condizione di impotenza. La vive dentro la grotta di Polifemo dove, impotente, assiste al divoramento di sei suoi compagni, accade anche con i  e con Calipso, solo per citarne alcuni.

E nelle nostre vite? Pensiamo solo a questo momento storico di pandemia, alle limitazione che abbiamo dovuto accettare. Nel nostro mondo interiore si alternano emozioni di paura, rabbia, e il desiderio di rivalsa verso la vita per riprenderci il potere e tornare ad essere liberi di poter fare tutto.

Di questi sentimenti, comprensibili e umani, dobbiamo averne consapevolezza e imparare a governarli con saggezza e fermezza, cosi potremo impedire che inquinino il nostro animo. Nel racconto di  vediamo ben descritte le conseguenze dell’ira e della superbia di Ulisse allorché, finalmente fuori dalla grotta di Polifemo, sceglie di risolvere il senso di impotenza con l’illusione del recupero rabbioso della sua potenza. Ulisse cede alla sua superbia ed infierisce sul ciclope, ormai accecato, rivelando e affermando con superbia la propria identità di Re e di distruttore di Troia. Contro di lui si scatenerà poi la vendetta di Poseidone e sarà proprio questo l’inizio della sua Odissea.

Con umiltà impariamo a governare la nostra vita

La rabbia, il senso di rivalsa e la superbia non possono – e non devono – guidare la nostra vita. Con la conoscenza, ed il coraggio, possiamo accettare nostri dolori, e togliere linfa ai nostri veleni emozionali. Centrati in modo saggio sull’umiltà, non per paura, ma per  possiamo recuperare e trasformare le energie rabbiose in forza creativa per il nostro benessere. Come Ulisse in dialogo con Atena, anche noi possiamo rinsaldare ogni giorno il patto per la  con il nostro Sè Personale.

Può essere d’aiuto anche iniziare un percorso di crescita individuale e di gruppo, un modo concreto per rinforzare e sostenere la decisione realizzarci.

Il valore dell’umiltà: Dall’impotenza alla potenza.

Forti delle decisioni di crescita, in dialogo con il nostro Sè Personale, finalmente liberi possiamo sentire il nostro potere reale.

Dopo tanti patimenti Ulisse si assume la responsabilità dei propri veleni e, finalmente ad Itaca, umile e mendicante, può entrare nella sua reggia e dare la morti ai Proci, i rappresentanti simbolici delle sue pretese, che divoravano la propria ricchezza e del suo . Forti dell’alleanza per la crescita ed in dialogo con il nostro Sè Personale anche noi possiamo liberare la nostra vita da questi ospiti indesiderati.

Dall’impotenza alla potenza, quindi,  il passaggio è possibile. Così possiamo finalmente creare la vita che desideriamo. Possiamo scegliere in armonia con la nostra vera identità di coltivare e far crescere i nostri talenti, valorizzare le nostre sensibilità. Come Ulisse così ognuno di noi può darsi un animo che sa accettare con coraggio i propri veleni per liberarsene e far emergere le belle persone che siamo. Così sapremo ogni giorno trasformare gli ostacoli, e divenire pienamente artisti e sovrani della nostra vita.

Il senso perduto del tempo – Keep calm

Con piacere riporto l’articolo del Dr. Giampiero Ciappina ( Direttore dell’Istituto Solaris) pubblicato sulla rivista on line solaris.it

L’attimo presente: una specie in via di estinzione

Siamo da poco approdati al 2020: giusto un rapido istante per riflettere sull’anno che si è concluso, e lo sguardo è già rivolto in avanti, alle mille cose da fare. Perché alla fine, ciò che facciamo è cercare di stare al passo, inseguire il tempo. Lungi dall’aver veramente più tempo, la modernità se da una parte ha offerto più tempo cronologico, contemporaneamente ne ha però ristretto la sua disponibilità, rendendolo fondamentalmente un tempo sfuggente. La promessa scientista presagiva che con la tecnologia avremmo lavorato tutti meno e avremmo avuto più tempo libero. I dati dimostrano che nella maggioranza dei casi, si lavora molte più ore e molto più velocemente, nell’ansia di rendersi sempre più multitasking, come le macchine. “Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi” – ci conferma Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex Direttore dell’Istituto di Neuroscienza del CNR – “a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione” (Elogio della lentezza, 2014).

Dopo più di un secolo, come nel Manifesto futurista di Marinetti del 1909, la velocità è ancora un mito. Mentre la lentezza è un difetto, una perdita di tempo, un errore e perfino una colpa. Il risultato è che siamo costantemente proiettati in avanti, nell’istante immediatamente successivo, in un altrove che ancora non c’è. L’era digitale ha velocemente sgretolato l’istante, rimodellando la nostra percezione del tempo e accelerandolo vorticosamente.

Il senso perduto del tempo e la superficialità

I guru del Marketing sentenziano che – per essere seguiti dal pubblico assuefatto – i video non possono durare più di 60 secondi, gli spot pubblicitari scendere sotto i 30 secondi e le radio trasmettere solo brandelli delle nuove canzoni da promuovere. Oracolari algoritmi di Google profetizzano che soltanto il 5% dei lettori che avevano cominciato a leggere questo articolo, sono arrivati fin qui. Il restante 95% aveva di meglio da fare. Oppure semplicemente, si è spazientito perché … se non arrivo al punto entro 5 secondi allora trattasi di … lettura impegnativa per intellettuali e quindi … lo leggo dopo, quando ho tempo. In verità questo tempo futuro non esiste. È un tempo soltanto ipotetico e astratto, gettato alla rinfusa in quel futuribile e magmatico caos di … mille libri che avrei voluto leggere, delle tante ricette di dolci che avrei voluto cucinare, dei tanti viaggi e delle tante cose che avrei voluto fare e che non ho mai tempo di fare. La modernità pretende risposte semplici e rapide, anche per realtà complesse. Non importa se poi le risposte semplici e rapide rischiano di essere superficiali – o peggio – perfino deleterie.

Se la retorica dei Social ci mitraglia con le esortazioni al Carpe Diem (variamente declinate) è perché in verità, il qui ed ora rischia di sciogliersi velocemente quanto i ghiacciai della Groenlandia. L’attimo presente è in via di estinzione. Sempre più premuto, compresso e appiattito tra passato e futuro, il presente è ridotto ad un brevissimo istante che resiste sempre meno: e sempre meno è abitato e vissuto. Inesorabilmente siamo ossessionati e rapiti dall’attimo successivo: quello che anestetizza il presente e si allontana, talvolta nella speranza o – molto più spesso – nell’illusione.

Il senso perduto del tempo e le sue conseguenze

Questa alterazione del nostro orologio interno, ha tre principali conseguenze.

La prima è che siamo costantemente impazienti, inquieti, stranieri al nostro tempo interno, sempre fuori posto e in ansiosa attesa di trovarci in un luogo diverso e in un tempo diverso. Come se quello presente in fin dei conti fosse un tempo inaccessibile, carico di angoscia e – fondamentalmente – insopportabile. Meglio allora vivere alienati e in costante accelerazione: nel prossimo post, nell’email che deve arrivare o nel prossimo messaggio What’sUp. Una sorta di bulimia del futuro prossimo.

La seconda è la perdita della libertà. Perdendo la coscienza del presente, siamo costretti a vivere nei rimpianti del passato o nella paura del futuro. Non siamo più liberi di vivere la nostra vita – quella di adesso – l’unica veramente esistente. Al di fuori del presente, barattiamo la libertà in cambio della schiavitù delle ossessioni: di ciò che è già accaduto o di ciò che deve ancora accadere.

La terza inevitabile conseguenza è la disperazione. La guarigione, la gioia, la trasformazione e la felicità dimorano certamente soltanto nell’attimo presente. Se perdiamo il contatto con il nostro , e siamo assenti a noi stessi, immancabilmente siamo anche disperati.

Altre cosmologie

La concezione del Tempo, tipica dell’antica Grecia, ma anche della cosmologia buddista e induista è quella di un Tempo ciclico. Simile all’alternarsi delle stagioni, la grande Ruota del Tempo ritmicamente scandisce i cicli del lavoro nei campi e i cicli della vita: nascita, crescita e morte, in un infinito ripetersi. In occidente invece prevale una concezione lineare del Tempo, tipica della tradizione giudaico-cristiana. Al passato, segue sempre il presente e poi il futuro, come una freccia in un avanzare continuo. Dio crea il mondo, e il mondo – come causa ed effetto – procede dritto verso il Giudizio Universale e l’Apocalisse. Dice Andrea Colombo citando il grande filosofo (recentemente scomparso) Emanuele Severino (1929-2020): “L’Occidente è nichilista, perchè lega irrimediabilmente l’Essere al Nulla. E il cattolicesimo condivide questo tragico destino, così come tutte le forme di nichilismo che dominano la terra del tramonto, dal comunismo al capitalismo, fino al trionfo incontrastato della tecnica“. L’idea di un Tempo lineare conduce inevitabilmente al nichilismo – secondo Severino – perchè è fondata sull’illusione che tutto ciò che esiste, prima non ci fosse e poi non ci sarà. Ciò riduce la vita semplicemente ad una corsa verso la morte.

In entrambi i casi, sia nella concezione del Tempo ciclico che in quello lineare, i tempi sono sempre separati.

Diversa – ed interessante – è invece la concezione degli antichi Incas, dove il Tempo è un tutto unico: passato, presente e futuro sono contemporaneamente presenti, come linee del tempo che corrono parallele. Similmente a quanto raccontato nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), dove Cooper e la figlia Murph pur abitando tempi diversi, tentano di comunicare tramite i libri e la sabbia. Gli antichi Incas vivevano insieme agli avi e insieme agli spiriti delle generazioni future: ogni decisione importante della Comunità coinvolgeva inevitabilmente tutti. Gli sciamani potevano spostarsi fra le diverse linee del tempo, e tutti venivano consultati per decidere del bene della società. Gli avi contribuivano con la saggezza, e i discendenti futuri con la speranza: ai presenti era quindi richiesto il massimo rispetto e una alta considerazione per le opinioni di tutti. Non era possibile sfuggire, accelerare o rifugiarsi altrove, perché tutto il tempo importante era lì, simultaneamente presente.

Il tempo della coscienza: un presente di senso

Oggi, abitare il nostro tempo è diventata una sfida semantica. Non si tratta di fermare il progresso, ma di resettare il nostro fuso orario interiore per sintonizzarlo nuovamente su un presente di senso, degno di essere vissuto. Oltre al tempo che fugge nei cronometri, esiste un tempo della coscienza che esige invece di essere conquistato con una presenza consapevole. Il tempo presente può riscoprire il suo significato soltanto entro un orizzonte spirituale. Ecco allora che l’attimo non fugge più quando ci ascoltiamo profondamente. Il qui ed ora si dilata – ad esempio – nella meditazione, nella preghiera, nell’amore verso un Tu, nella coralità, nella realizzazione di un progetto esistenziale. Tutti istanti che invece di fuggire, si eternalizzano nel nostro tempo interiore, perché ricchi di significato. Istanti senza tempo, perché permettono di conoscerci e di comprenderci, armonizzando e orientando il caos interno attraverso continue sintesi degli opposti. È questo il compito di chi vuole recuperare il senso perduto del Tempo. È questo il compito dell’Artista dell’esistenza, che vuole realizzare la propria Vita come un’Opera d’Arte.

Fermarsi per ritrovare il presente, abitarlo in modo consapevole, ci fa contattare un profondo senso di unità e di pienezza. Ecco il carpe diem! Non siamo separati: siamo uniti in una coralità a-temporale all’amore dei nostri avi e agli spiriti dei nostri discendenti. Assumere la realtà significare riscoprire il senso dell’esistenza. Possiamo allora guardare al presente con la necessaria saggezza e la necessaria speranza, recuperando il valore della memoria e la vera natura del coraggio. Un po’ come facevano gli antichi Incas.

40° Seminario di Cinematerapia

Si è tenuto questo fine settimana il 40° Seminario di Cimematerapia. Un bel traguardo per gli eventi di benessere dell’istituto solaris. È stato un seminario molto ricco e si è creata una bella energia e tanti approfondimenti e riflessioni da oggi arricchiscono la vita dei partecipanti.

Verso il 39° Seminario di Cinematerapia, In buona compagnia.

Sto lavorando alla preparazione del 39° Seminario di Cinematerapia che si terrà presso Istituto Solaris nel week end del 6 e 7 Aprile 2019. Titolo del prossimo seminario è  “IL SOGNO COME PROGETTO D’AMORE” e lavoreremo a partire dalla visione del film “I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY (un film di Ben Stiller – 2013)…poi vi dirò di più e se siete curiosi chiedete pure nei commenti che sapete mi fa molto piacere eh.

Io condurrò insieme con alte colleghe fantastiche un gruppo di lavoro e mi sto preparando…e non sono da solo, sono in ottima compagnia, insieme e curiosi mi seguono i cari Panda, Amanda, Neve, Billi, Willy,  Mister love e Princess…. e Emma naturalmente.fotor_154910454687842-11385478557.jpg

 

Sopravvissuti e Artisti. 38°Seminario di Cinematerapia

In questo periodo sto lavorando a questo evento🤗 e ho piacere di parlarvene. Il prossimo 20 e 21 Ottobre presso l’IStituto Solaris di Roma si terrà il 38°

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seminario di Cinematerapia. Si lavorerà con la visione del film The Martian (Sopravvissuto) un film del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott.

La proposta di crescita di questo seminario questa è sul potenziamento del nostro Io Artista.

Possibili domande: Chi? Io Artista? Ma io? Ma mica sono un artista io…io faccio l’impiegato😁?

Risposta: Tutti mettiamo mano alla ns vita elaboriamo emozioni e gestiamo situazioni. Combiniamo emozioni e le trasformiamo come fanno gli artisti classici ad esempio con i colori, noi e loro allo stesso modo operiamo scelte e creiamo😎😎. Ecco quindi che anche noi abbiamo un Io Artista già bello e pronto, e che lavora da tanto tempo silenziosamente.

In che senso🤔🤔? Ok Seguitemi.

Nel film c’è un giovane astronauta biologo che fa parte di un progetto di ricerca spaziale ed un bel giorno la vita e le sue scelte lo portano ad approdano su Marte. Una brutta tempesta però si catena sul pianeta ed ecco che la missione viene abortita e tutto l’equipaggio scappare via. Nel corri corri il giovane Mark (interpretato da Mat Demon) ha un incidente e il suo sensore vitale smette di funzionare al punto che il resto dell’equipaggio lo ritiene morto, ripartono senza di lui. Al risveglio dopo la tempesta ed un pò stordito il nostro giovane biologo si ritrova solo, su un pianeta inadatto alla vita umana per lunghi periodi e con risorse alimentari per max 30 gg. Insomma un gran bel casino a cui deve trovare una soluzione…e la trova e sopravvive. Ma non vi racconto i particolari del film che – se non lo conoscete – vi invito a vedere.

Veniamo invece a noi😋.

Tutti noi, se vogliamo, siamo dei sopravvissuti. A ciascuno di noi è capitato di trovarci in situazioni ostili e/o minacciose. Forse non ne abbiamo memoria ma la storia della vita di ognuno di noi è farcita anche di queste esperienze. Una prima fase di contatto di difficoltà può essere stato anche la nostra vita intrauterina. Eravamo attesi, o no? Eravamo desiderati maschi o femmina? Era il momento opportuno per arrivare? Com’era il clima che viveva la madre e quello del suo ambiente familiare e comunque com’era il suo mondo allora? Era felice? Era spaventata? Ha avuto paura?

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A noi piace – e permane in noi – l’immagine del tempo del nostro approdo (concepimento e gravidanza) alla vita come a una fase di totale beatitudine cullati e sostenuti nel comodo ambiente intrauterino. Forse il ricordo permane perché tanto tantp tempo fa era così, ipotizzo.

Nello sviluppo del mio intervento però devo introdurre delle variabili storiche ed esistenziali, in estrema sintesi: ” Anche in quel periodo succedono tanti casini e non tutto va come vorremmo. I genitori sono persone del nostro tempo e oggi vi pare davvero che alla gioia per l’arrivo di un figlio non si accompagnino anche tante paure. Vi pare che tutte le gravidanze sono desiderate?”, ecco insomma anche quell’esperienza ha i suoi casini…

Nel mio articolo mi ispiro al contributo ed al grande patrimonio disciplinare dell’antropologia personalistica esistenziale ideato dal prof Antonio Mercurio è più precisamente al lavoro fatto dall’autore proprio sulla tema della vita intrauterina. Laviro avvalorato e universalmente riconosciuta e confermata anche a livello scientifico. Gli studi e l’esperienza di lavoro oltraventennale ci dicono che la vita intrauterina pur nella sua magnificenza non è però privo di sofferenze e di traumi, e di paure.

Immaginiamo un giovane “noi” piccolo piccolo che si trova un pò come Mark su Marte e deve trovare una soluzione per portare a casa il proprio progetto di vita ( a ciascuno il suo).

E quindi 😎dato che siamo qui, io a scrivere e voi coraggiosi a leggemi spero😀 c’è è un dato di fatto ed è che noi siamo stati Artisti ed abbiamo trovato soluzioni.

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Abbiamo un bell’artista dentro di noi e con questo seminario vogliamo andarlo a conoscere meglio😍.

Noi consapevoli del ns potere artistico “possiamo” crescere e far fruttare i nostri talenti e la nostra capacità artistica e fare salti esistenziale importanti passando da quell’universo di quotidianità in cui si “sopravvive” ad una nuova era autentici artisti e figli della vita ” vivi e viventi…e creatori di bellezza nella ns vita e di ogni cosa buona per noi”.

Si può fare e ce lo meritiamo. Io ci sarò, orgogliosamente a lavoro per preparare questo bellissimo evento e se vi va di partecipare contattatemi pure, oppure contattate istituto Solaris a questo link. Buon we e se siete arrivati a leggere fin qua sotto beh, vi meritate uno speciale ringraziamento e se me lo fate sapere nei commenti sarà anche lieto di leggervi e di ringraziarvi uno a uno😀

XXXI° SEMINARIO DI CINEMATERAPIA, Roma 21 e 22 Marzo 2015

Il mio primo Seminario di Cinematerapia fu nel 2005, era la 13° Edizione. Che botta che fu il mio battesimo! Laura mi fu molto vicina in quell’ occasione e mi sorrideva spesso. A proposito del seminario mi disse: “Questa è un esperienza a rilascio graduale”. Laura aveva ragione :-). Consiglio a tutti di prendervi parte, così…perchè è una cosa buona. Sono grato al Dott. Giampiero Ciappina perchè mi ha sempre invitato ai seminari, e quando io non partecipavo non si è mai perso d’animo e così ogni volta e tutte le volte mi ha rinnovato l’invito e donato la preziosa chiave di lettura realizzata insieme con la Dott.sa Paola Capriani. Il Dott Ciappina e la Dott.sa  Capriani sono i Direttori dell’istituto Solaris e i conduttori dei Seminari.

A seguire info sull’evento. Le iscrizioni entro il 21 Febbraio ricevono uno sconto del 20%.

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XXXI° SEMINARIO DI CINEMATERAPIA

Laboratorio creativo di Arti-Terapie. Con il metodo della Cosmo-Art e della Sophia- Art Cinema, Teatro, Arti grafiche, Danza, Giochi, Scrittura, Poesia
21 e 22 marzo 2015 – Roma, Via Rovereto 4b

“Ad occhi aperti”
Usiamo il perdono e la riparazione per accedere ad una
nuova visione.

Con la visione del film “Rapunzel”, di Nathan Greno, Byron Howard

 BREVE ESTRATTO DALLA CHIAVE DI LETTURA.
Tra Dubbi e Veleni
Possiamo riassumere con questo semplice titolo tante nostre difficoltà. Questa favola ci parla di una visione offuscata. E’ tutto lì, sotto i nostri occhi, ma non lo vediamo. Non riusciamo a contattare le nostre verità interiori perchè è troppo doloroso vedere le menzogne di anni. Il dubbio è spesso un  cattivo consigliere. L’ascolto profondo però ci dice la nostra verità, ci indica la direzione e il disegno del nostro futuro. Ma il dubbio si intromette e – come nuvole nere – offusca la limpidezza della visione profonda, dell’occhio interiore. Il dubbio ci fa rimanere intrappolati con la sfiducia e, quindi, con la “madre negativa”. Siamo malfidati e depressi perchè veniamo da esperienze piene di
visioni negative. Nessuno ci ha insegnato invece a considerare i fatti dolorosi come delle guide, delle indicazioni di crescita. Immaginate il dolore come una freccia pungente che indica la strada da seguire. Al contrario, ci hanno insegnato invece a lamentarci o a pretendere. Questi atteggiamenti avvelenano la nostra vita. Il rapporto con noi stessi e con gli altri è filtrato da questi veleni e dubbi, proprio come Rapunzel che è prigioniera della parte negativa della madre e della sua esperienza intrauterina di morte. E’ arroccata lì nella sua Torre, nascosta nel nulla e lì cresce lunghi anni (…).

CONTATTI PER ISCRIVERSI – WEB: http://www.istituto.solaris.it – EMAIL: contatti@solaris.it Tel. 0690289797 – Fax. 0662209629

Libri: “Teoria della Persona”, di Antonio Mercurio

E’ il primo libro di questo autore che ho letto (correva l’anno 2005), altri ne sono seguiti poi. Antonio Mercurio è un autore che cito spesso nei miei articoli. Ho avuto la fortuna di poterlo incontrare nell’ambito di preziose occasioni formative cui partecipo con la scuola di counseling dell’Istituto Solaris di Roma. Un grande studioso, un uomo coraggioso e tenace che ha donato e che dona all’umanità un patrimonio disciplinare di grande valore, dall’Antropologia Personalistica Esistenziale, la sophia Analisi, la Sophia Art e giungendo fino alla Cosmo Art (scusate il pippone dell’elencazione ma sono notizie).

Al curioso di passaggio sul mio blog consiglio vivamente di mettere in pausa la vita per una giornata e leggere Teoria della Persona. Non è palloso, anzi sono certo che vi piacerà.   Certo ci vuole un po di attenzione ma ne vale la pena. Ok, andiamo!

TEoria della PersonaCos’è la Persona, si chiede l’autore, e quante dimensioni ha? Di certo vi è una mente, di certo vi è un corpo e di certo vi è uno spirito. Su questo ultimo aspetto AM richiama l’attenzione del lettore. In modo semplice e nella forma del dialogo domanda/risposta con gli studenti esplora quelle manifestazioni dell’agire della persona nelle quali si esprime la dimensione spirituale. Questa sfera spirituale della persona è un fatto esistenziale e non ha niente a che vedere con la spiritualità della religione… e voi sapete quanto è difficile usare la parola spirituale senza sconfinare nell’ambito religioso!

Le manifestazioni dell’agire della dimensione spirituale della persona sono ravvisabili in due aspetti fondamentali, la capacità dell’uomo di perdonare e la capacità di decidere nella libertà (ad esempio di non sfruttare un altro uomo).

L’agire nella vita di queste decisioni di libertà e di perdono, secondo l’autore, non sono spiegabili nel perimetro della nostra dimensione psichica. Essa, diceva, Freud è governata a bacchetta dal principio del piacere e quindi il perdono di chi mi ha offeso è inconcepibile. All’azione corrisponde una reazione, all’offesa una rivalsa ecc.

Eppure però l’uomo perdona! Esprime così la pienezza della libertà di decidere in rottura dell’automatismo azione -reazione. Nel testo troverete anche esempi.

Teoria della Persona si legge bene, tra i tanti valori dell’autore vi è anche quello di comunicare in modo semplice e chiaro. Il lettore è preso per mano e condotto lungo concetti anche complessi ma, se vi capiterà di leggerlo, probabilmente capiterà anche a voi di dire alla fine:”Però detto così mi è stato facile comprendere!”

A prescindere dal titolo e dalle innegabili immagini di “tematiche da strizzacervelli che può suscitare” io ravviso che è un bel libro e contiene un messaggio forte di speranza e lo consiglio.

Se siamo liberi di scegliere allora non siamo in prigione. E se agiamo la nostra forza allora non siamo determinati dal passato … e l’oggi ed il futuro ce lo possiamo creare così come lo desideriamo profondamente.

Buona lettura