Preghiera al SE’_ di Antonio Mercurio

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Leggevo qualche sera fa nel libro “La nascita della cosmo art” di Antonio Mercurio” che Ulisse nel suo viaggio di ritorno è sostenuto sempre dall’intervento di Atena, e la dea opera anche quando l’eroe dai mille patimenti non ne è a conoscenza. Questi, anzi, in più occasioni si “incavola” e pensa e dice (secondo me): “Ma dove cavolo ti sei nascosta mia dea protettrice?! Perché non intervieni, perché non ti mostri e perché non ascolti le mie preghiere?!”. E così il nostro eroe un poco si incavola e a volte è scoraggiato, ma non smette mai di pregare.

Atena, ci dice Antonio Mercurio, nel suo immenso lavoro di lettura dell’odissea in chiave CosmoArtistica , simboleggia il Sé di Ulisse e simbolicamente ci consente di vedere anche il Sé presente in ognuno di noi. Il Sé è la nostra parte saggia, fonte di amore immodificabile per noi e che sempre opera per la nostra crescita e per la realizzazione del nostro progetto esistenziale. Il Sé ha ben chiaro quale è il nostro progetto, non perde di vista la meta come può accadere invece a noi quando siamo smarriti nelle nebbie della rabbia, dello sconforto o seguiamo miraggi e seducenti sirene che falsamente si presentano come “la vera meta”. Quando ci smarriamo e ci sentiamo dentro un malessere, questi proprio sono i modi attraverso i quali il nostro Sé ci fa capire che dobbiamo cambiare rotta.

Io, quindi, e tutti noi e ciascuno con il nostro Sé è bene che iniziamo a dialogarci e a conoscerci. Intanto mettiamo un punto fermo sulla qualità di questa parte di noi, E’ UNA PARTE POSITIVA, FONTE DI AMORE E DI CORAGGIO, SEDE DEL NOSTRO PROGETTO ESISTENZIALE UNICO AUTENTICO E IMMODIFICABILE. In sintesi il nostro alleato buono, onnipresente.

Anche mentre ne ignoriamo la presenza, esso opera per noi. Anche quando dopo averlo conosciuto poi ci smarriamo, esso opera per noi.

 Dalla “Preghiera degli Ulissidi” vi propongo il passaggio della Preghiera al Sé”.

O mio SE’,
Signore della mia vita
E figlio del mio amore
E del mio coraggio,
Quel che Tu vuoi
E’ giusto che accada
E dove Tu vuoi
Io voglio andare.

Aiutami solo a capire:
Perché mi hai messo
In questa situazione?
E che vuoi da me
Che Io faccia?

Quando Tu vuoi
Allora è tempo
E quando Tu vorrai
Io arriverò all’isola
Della bellezza seconda.

Anche se pare
Una sventura
Quel che Tu vuoi
Per me è guadagno.

Ma dimmi:
Che vuoi che io crei
Da tanto dolore?

E che c’è di sbagliato
In me
Che io devo
Trasformare?

Anche se a volte
Mi sento precipitare
Negli abissi
Se Tu lo vuoi
Per me è bene
E per questo
Ho coraggio.

Prima che Io sia Te
E Tu sia me,
Mentre muoio e
Rinasco
Per realizzare i miei sogni
E i tuoi sogni
Nelle tue braccia
Trovo il mio riposo.

Un caro saluto a tutti.

Le chiavi del benessere sono l’amore e il perdono

20190223_004955292188928.jpgAvete nel vostro mazzo di chiavi una, o più chiavi, che non sapete più cosa aprono?
Io si, ed in ben 2 mazzi di chiavi!
Recentemente condividevo con una persona questa cosa e ci siamo fatti 4 risate… e ci sta ed è bene anche prenderci un pò in giro.
Per qualche giorno però sono andato in giro con questa immagine e una bozza di riflessione che ha preso a lievitare in me solleticando il mio pensiero e desiderio di esplorare.

Le chiavi, quindi, dicevo. Nei casi più frequenti capita che c’è un cambio di serratura e noi non ci siamo aggiornati.

Le chiavi è chiaro servono per “aprire” e se non aprono nulla allora non servono a nulla e devono essere riciclate, cambiate! .
Eppure le conserviamo! Ma perché le conserviamo?

Provo a spiegarmelo e per farlo ho bisogno di spostarmi dal regno delle chiavi e del loro rapporto con le serrature a quello delle persone.

Simbolicamente la chiave che non serve più ma che conserviamo la vedo che ben rappresenta le nostre abitudini ormai obsolete .

Immersione rapidaaaaa!!! Penso alle pretese ora e alla rabbia ed a tutta l’allegra brigata di emozioni che proviamo quando contattiamo dolore. Pressappoco dicono questo:
Il dolore : Tu non mi hai dato questo? Tu non hai fatto questo?
La rabbia: “Bene allora, io resto come sono e non cambio fino a che tu non mi darai quello che voglio e che mi spetta di diritto.

La permanenza nella reazione rabbiosa alimenta quello che l’antropologia personalistica esistenziale chiama “il progetto vendicativo”.

Il progetto vendicativo dice pressappoco: “Tu mi hai fatto del male e quindi ho diritto ad essere ripagato per l’ingiustizia subita”.

La mia esperienza personale e professionale mi dice che la permanenza di questo assunto non fa che inquinare la nostra esistenza.

Ci sono dolori che ci portiamo dentro e che ricontattiamo in certi momenti della vita. Pensiamo al rapporto con l’ambiente di lavoro, al rapporto con i professori a scuola, al rapporto con il partner. Sono solo un piccolo elenco di situazioni in cui
– opportunamente preparati magari facendo un percorso di crescita e di consapevolezza – possiamo fare passaggi evolutivi e di potenziamento. Se vogliamo possiamo assumere questi ambiti per quella parte che ci fa rivivere nostre esperienze familiari (magari). Detto questo allora quella situazione “disgrazia” può essere un opportunità. Ad esempio a diventare sempre più bravi a non cascare nel trappolone delle proiezione sull’altro di nostri vissuti storico. Insomma ciò che è nostro ( le proiezioni) ce le prendiamo noi. E se l’altro poi è obiettivamente stronzo gli rispondiamo per questa parte “la stronzaggine”.
Si lo so che è faticoso!

Lo so che vi propongo temi impegnativi e impopolari. Ma abbiate fiducia in me ed in voi soprattutto. Tutto questo lavoro, capite bene, lo potete fare per voi. Scegliere di rinunciare a forme obsolete di risposte è un atto d’amore per voi. Non dovete avere nessun “via libera” da fuori.

Emersione quota periscopioooo. 

Ritorno alle chiavi. Beninteso quindi che quella della pretesa, della rabbia e del  progetto vendicativo non aprono nulla e non hanno mai aperto nulla?
E se stanno ancora nel nostro mazzo? Forse perché abbiamo paura? Strano…dopo tutto quelle belle parole!! No amici miei. Non è strano affatto. E’ che con quelle chiavi ci siamo cresciuti e decidere di spogliarsi di quella “familiarità” richiede tempo e fa male. Datevi tempo, senza colpevolizzarsi.,

Messaggio di fiducia: Non succede nulla di tutto ciò che vi spaventa, quelli sono solo pensieri neri, la verità è che una volta sfondato il muro della paura voi siete sempre voi e siete migliori e lo percepite bene che siete migliori e vi sentite bene.
Sono le chiavi dell’amore e dell’accettazione, quelle del perdono e del riconoscimento di valore che vogliamo e possiamo potare con noi sempre, esse aprono le porte nuove che attendono solo di essere spalancate. Porte di maggior benessere e serenità.

Odissea_Ulisse_mendicanteE’ tardi e per fortuna domani non si lavora, penso ad Ulisse prima di mettermi a dormire, al suo ritorno a casa da mendicante. Aveva la casa piena di pretendenti, giovani e forti che divoravano le sue ricchezze ed ambivano alla sua sposa. A lui la sua saggezza – attraverso la dea Atena – fa vestire i panni di un mendicante, un mendicante a casa propria, un Re mendicante a casa propria vi rendete conto?.
Tutti quei Proci ci dice Antonio Mercurio nel suo capolavoro Ipotesi su Ulisse , sono le rappresentazioni esteriori delle pretese che ancora vivono in lui e che sono l’ultima parte che deve morire prima che si compia appieno la sua trasformazione in artista della vita.

Ad Ulisse le chiavi le fornisce Atena, la sua saggezza interiore.

Anche noi mettiamoci in contatto con la nostra saggezza interiore, il nostro Sè, e troveremo le chiavi giuste per noi.

Libri: Gli Ulissidi di Antonio Mercurio

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Perché voi passando volutamente o per sbaglio dal mio blog ed imbattendoti in questo articolo dovreste leggere questo libro? La risposta è che non lo so perché dovreste farlo, io l’ho fatto in passato e lo sto rileggendo in questo periodo traendone piacere. Per chi è a digiuno del pensiero e del sogno di Antonio Mercurio potrà apparire anche folle. Forse non è un libro per tutti. provo a dirvi 2 cose.

Antonio Mercurio è un autore prolifico, i suoi libri sono un condensato di conoscenza, forza e saggezza.

Gli Ulissidi è un bel libro che consiglio di leggere senza soffermarsi troppo al concettuale, il suo sviluppo è dialettico e costruttivo. L’autore espone nelle sue pagine i fondamenti di alcuni suoi pilastri disciplinari che vanno dalla Sophia Analisi alla Sophia Art e fino alla più recente Cosmo Art.

Lascio a voi, se deciderete di leggere il libro, di penetrare il piano delle definizioni…dedicategli un minimo sindacale di tempo e poi ritornate a farvi prendere per mano dall’autore. Se qualcosa non la capite non vi preoccupate, nel corso della lettura l’autore saprà più volte riconnettervi con lo spirito ed il messaggio della sua opera. Se posso permettermi vi consigli di leggere questo libro con l’anima rivolta verso le stelle. Pensate a voi mentre lo leggete e lasciate che il livello della presenza cognitiva sia limitata alla necessità di lettura. Fate scendere i concetti ed il racconto nel vostro animo, sentite che sviluppi hanno. Antonio Mercurio propone una visione dell’uomo fondata su una sostanziale interconnessione tra uomo e vita, tra uomo e cosmo. .

Perché Ulissidi? L’autore offre in questo testo una sua interpretazione del mito di Ulisse, una visione nuova sia dell’Illiade che dell’Odissea. Ci fa conoscere Ulisse come artista della vita e della vita dell’universo. Ulissidi sono tutti coloro che nel vivere l’odissea della propria vita, dice l’autore,  si ispirano al mito di Ulisse come da lui proposto.

Vi invito a leggerlo, non ad impararlo. Probabilmente scorrendo le pagine vi potrò capitare di sentire che …tutto sommato …il suo punto di vista e la sua visione cosmologica della vita è sostanzialmente bella e piena di grazia.

Io non aggiungo altro…che io mica sono Antonio Mercurio :-) !

Nel video qui sotto potete ascoltare direttamente dalla voce dell’autore il suo teorema della cosmo art, proposto nel libro. Buona visione e buona lettura.

L’artista rende possibile l’impossibile

images(Brano tratto da “Gli Ulissidi” di Antonio Mercurio).
(…) Più’ di ogni altro, l’artista e’ colui che rende possibile l’impossibile.
Egli compie il miracolo di estrarre
l’unita’ dalla frammentarietà’
l’armonia dal caos
la bellezza dal nulla
la gioia dal dolore
la forza dalla debolezza
il positivo dal negativo
il bene dal male
l’amore dall’odio
la vita dalla morte
la poesia e la grazia dalla drammaticità’ del vivere quotidiano.

Egli crea l’unita’ e l’armonia operando la sintesi degli opposti e stabilendo il giusto equilibrio tra le parti (…).

Da Omero ad Antonio Mercurio_Dal Mito all’Infinito

Di Ulisse non si hanno prove circa la reale esistenza. Ad Itaca c’è un insediamento dimostrato da reperti archeologici, ma nulla parla dell’eroe dalle mille astuzie, nessuna incisione. La mancanza di prove, tuttavia, non ha impedito la planeraria diffusione del mito di Ulisse .

Ulisse, le sue avventure narrate nell’Odissea, i suoi patimenti e la sua capacità di trovare soluzioni in situazioni pazzesche è un’ opera sapienziale; nelle sue pagine c’è rappresentazione simbolica di dinamiche umane.

Ed è questo filone simbolico delle dinamiche umane che Antonio Mercurio ha messo a fuoco nelle sua opera “Ipotesi su Ulisse”.  E’ penetrato nel racconto omerico e ne ha portato in superficie il contenuto sapienziale.

Antonio Mercurio ha fondato un corpus disciplinare potente ed innovativo ( l’Antropologia Personalistica Esistenziale – la Sophia Analisi – la Sophia Art e la Cosmo Art).

In “Ipotesi su Ulisse”, Antonio Mercurio prende per mano il lettore in un viaggio alla scoperta del contenuto sapienziale dell’Odissea come storia dell’uomo che compie un cammino di crescita e che vuole diventare artista della propria vita.

In questa sezione mi ispirerò al lavoro di Antonio Mercurio ed a quello di Omero, con umiltà e consapevolezza.

In molte mie riflessioni qui sul blog sicuramente mi avvarrò del lavoro di Antonio Mercurio.

A lui rivolgo il mio sentimento di gratitudine perché la sua opera più volte mi ha dato una mano, e ad essa attingo tutte le volte che serve.