La profezia che si autoavvera

Parlavo l’altra sera con mia figlia Emma di come capita, è capitato e chissà, forse ricapiterà, di trovarci in una situazione nella quale, come nuvole, ci si può sentire avviluppati in un senso di predestinazione e pensare che “tutto è stabilito”. La mia condivisione con lei è nata dalla curiosità che ha saputo stimolare in me il tema del titolo e di cui, tra le tante altre cose, ho sentito parlare recentemente seguendo una masterclass di Mindfullness.

Forte è la tendenza – umana – di incasellare persone ed eventi. Se non adeguatamente svegli, automaticamente, tendiamo a selezioniamo, tra i mille stimoli e le mille opzioni che la vita ci pone davanti, prevalentemente quelle che giustificano le nostre aspettative ( ovvero come siamo abituati a vedere le cose ). Un giorno, sono certo, si potranno misurare questi tipi di effetti, ora siamo un po carenti di strumenti di misurazione, anche se gli effetti li vediamo eccome. Chissà magari un giorno, come accaduto per i batteri con il microscopio, avremo modo di misurare l’energia dei pensieri, autodiretti ed eterodiretti, e vedere i cambiamenti che operano. A volte gli imprevisti sono come docce fredde improvvise. Spaventano e determinano reazioni varie. Tra le tante vi è anche quella di “svegliarci”, ed in quel caso più che un danno è una benedizione. Stimolato dal tema ho iniziato a ricercare ed approfondire. Mi sono imbattuto in questo video e ho piacere di condividerlo.

Rimaniamo più svegli…e più vigili. Noi possiamo!

Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.

Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.

Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:

  • È un bluff
  • Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
  • Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
  • Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
  • Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
  • Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
  1. Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
  2. Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
  3. Non potranno essere padroni a casa loro
  4. Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
  5. L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”

Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.

L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.

L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.

Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.

Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)

L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.

Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)

Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.

Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo  o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?

E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.

E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.

Come scovare il veleno dell’odio e rendersi liberi

Quando c’è un conflitto o un problema andiamo subito alla ricerca del colpevole. Fa così la nostra mente per dare un senso a ciò che appare senza senso e minaccioso.

Il sentimento dell’Odio è spesso tenuto nascosto. Io Odiare?! Ma quando mai – ci diciamo – io sono un angioletto, semmai gli altri sono stronzi ecc ecc .

Il sentimento dell’odio ha di frequente radici nel “non sentirsi amati, rispettati e riconoscimenti”. In quest’area emozionale molti sono fermi con le 4 frecce in attesa che arrivi risarcimento.

L’ho detto un sacco di volte e lo ripeto: “non ci sarà mai risarcimento e l’unico a pagare siamo noi che, drogati di fumi di mirabolanti rivincite, abbiamo costruito su questa attesa di giusto risarcimento “il senso del vivere”. Non sentitevi nudi e coglioni se lo avete fatto, è un fatto umano e capita a tutti, è solo che non tutti lo dicono perché è difficile aprire gli occhi e vedere la realtà.

Il mio consiglio è di prestare attenzione a questi mood di risentimento ricorrenti. La via della libertà inizia dal “vedere”.

Rendiamo gli onori al nostro passato e deponiamo quelle armi.

Se mi avete seguito fin qui allora ecco che dobbiamo accettare che anche noi, pur angioletti, siamo capaci di provare incazzature molto ampie.

Cosa fare quindi? Ecco alcune cose che penso siano utili:

  1. Prendetevi il tempo per familiarizzare con queste emozioni che la società rimuove o vede solo nell’altro in una continua ricerca del colpevole da condannare e imprigionare;
  2. Non condannatevi se le trovate in voi, non siete sbagliati e non siete colpevoli di provare emozioni;
  3. Rinforzatevi nella capacità di ascolto di voi stessi e alimentate il dialogo interiore con le vostre emozioni;
  4. Apprendete l’arte coraggiosa di scegliere voi;
  5. Riconoscete il vostro potere di decidere;
  6. Assumetevi le responsabilità delle vostre azioni;
  7. Siate disponibili sempre a perdonarvi per tutte le volte che avete odiato altri e voi stessi con giudizi feroci;
  8. Provate e riprovate alimentandovi a fiducia e speranza
  9. Non siete soli
  10. Daje

Noi siamo creature bellissime e speciali.

“Ognuno di noi é speciale nel far bene qualcuna o più cose. Che sia scrivere o cantare, che sia ascoltare o raccontare, camminare, sorridere, cucinare, amare, andare in bici, strizzare l’occhio, abbracciare, parlare, soffiare, sognare, danzare, passeggiare, disegnare, dire, incontrare, dare, credere, sperare  ma anche semplicemente pensare di sé di essere speciale sentendosi dentro un qualcosa che non si sa ancora ben descrivere… ma c’è. 

IL PARADOSSO DI EASTERLIN (1974). Ricchezza e Felicità

IL PARADOSSO DI EASTERLIN* (1974)
indexSe è vero e ragionevole supporre che l’effetto complessivo del reddito contribuisce direttamente alla felicità soprattutto per bassi livelli di reddito , bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo può diventare negativo.
Poiché l’impegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) può produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualità e quantità delle nostre relazioni (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare l’effetto totale diminuendo la felicità.
(fonte: tratto dalla I lezione del corso di Atelier Video della Scuola di Counseling dell’Istituto Solaris. Anno Accademico 2018/2019 Dr. Giampiero Ciappina)

 

*Richard Easterlin
Professore di Economia all’Università

della California meridionale e membro
dell’Accademia Nazionale delle
Scienze