Nuovi rivoluzionari cercasi: “O Bellezza o muerte”.

Il mondo ha bisogno di “rivoluzionari”.

Il rivoluzionario è la persona che ha deciso di “rompere” i blocchi che lo ostacolano nella sua piena realizzazione di talenti e potenzialità. Tutti abbiamo talenti e potenzialità; il passaggio all’azione è un trend in crescita e sono sempre più le persone che hanno scelto di sciogliere i propri nodi.

I rivoluzionari, di ieri e di oggi, mettono in campo un bel quantum di “forza”.

Andando al secolo scorso troviamo diverse figure di rivoluzionari. Sono state persone dotate di grande consapevolezza, forza, carisma, capacità di visione e di “senso” coraggiose.

Sospendendo i giudizi sui loro indirizzi di azione e rimanendo al piano simbolico narrativo affermo che: “essi sono riusciti ad essere aggregatori e sintetizzatori di istanze tra loro, solo apparentemente, scollegate. Come artisti hanno saputo armonizzare e trasformare energie scisse in iniziativa sociale e politica capace di contribuire a rimuovere gli ostacoli ed i blocchi che impedivano la piena realizzazione della visione e della speranza di un mondo “migliore”.

I rivoluzionari sono persone in contatto profondo con il proprio progetto di vita, ed in forza di questa alleanza che la scintilla di una intuizione e di un progetto è perseguita con determinazione inarrestabile…”costi quel che costi”.

Il rivoluzionario non è un alieno: è persona che ha fuso, con fatica saggezza e arte, in se “progetto di vita, e progetto politico, sociale, di libertà ecc”.

La posizione rivoluzionaria permette di uscire dall’impotenza, dissolve le paure, proprie e degli altri, e fa emergere energie di coralità traducibili in decisioni di cooperazione e reciprocità.

Ce ne sono tanti al mondo. Mi riconosco in loro ed il mio invito è: “perseverare”.

Le vicende nazionali e internazionali sono un invito all’azione politica per accrescere la massa critica.

Leggendo lo scenario politico attuale, con occhio antropologico esistenziale, mi viene il dubbio che gli scontri e le proteste – Italia ed Europee – stiano incontrando degli ostacoli. L’ostacolo che io vedo, prima che di sordità delle istituzioni, è che le istanze sono intrappolate nella rete della ricerca di soddisfazione a “bisogni legittimi, per carità, e meritevoli di tutele e soluzioni, ma settoriali. Ciò non favorisce la coralità di fine.

I leader politici, allevati nei laboratori partitici, non mi pare che abbiamo deciso di sviluppare le attitudini all’ascolto ed ai cambiamento, rivoluzionari. Sono, piuttosto, amministratori di condominio, conservatori, arroccati in strategie, sedotti ed intrappolati, forse, nel reticolato di interdipendenze malsane, ricatti e strategie di potere.

Le necessarie rivoluzioni/trasformazioni, pertanto, oggi non possono venire da loro.

I leader politici sono reattivi e capricciosi. Vivono le proteste e le opposizioni alla loro visione in modo dinamico, quasi come un fatto personale. In maniera cervellotica attuano strategie per disperdere le energie di protesta per impedire la convergenza verso una coscienza comune.

Non vogliono vedere, schiacciati dal senso di inadeguatezza, e rifuggono il travaglio del doversi trasformare. In questo bene esprimono le difficoltà proprie di ogni persona quando si oppone al cambiamento arroccandosi su soluzioni “seppur inadeguate allo scopo” pur di allontanare la fatica di scelte profonde.

Loro, i politici, abilmente supportati, ostentano sicurezza e controllo, mettono in campo azioni manipolatorie che – unite al controllo dell’informazione – spostano il focus ogni volta su una causa “un nemico” di cui loro stessi – si dichiarano – “vittime” incolpevoli generando malsane e diseducative dinamiche “sadomasichistiche”, ostacoli evolutivi.

I “nemici”, nel loro copione, sono i responsabili delle emergenze : e loro sono la cura.

Ho già detto in altra occasione di come diabolicamente abili, cavalcano le emergenze e (temo) le alimentino nel vivaio della trascuratezza per usarle poi a scopi propagandistici.

Questo, purtroppo, è uno schema d’azione trasversale ai governi di ogni colore perché, sul palcoscenico politico sono la rappresentazione di forme reattive e volontà di controllo tipiche umane. L’attuale governo italiano, che in questo momento impegna la scena, ci permette solo di vederle bene ma, ripeto, ma non è una loro esclusiva.

La soluzione tampone di emergenze diventa essa stessa un problema se l’emergenza diviene “prassi”; impediscono pianificazioni progettuali, analisi, condivisioni e sintesi complesse.

Troppe emergenze sono il segnale che qualcosa non va.

I temi globali sono tanti, impensabile inutile perseverare in visioni “di paese”. Ci sono sfide che sono piattaforme per nuove rivoluzioni di senso e di sostanza. Per dirne qualcuna:

  • Concentrazione di potere economico e politico
  • Sfruttamento delle risorse del pianeta
  • Transizione ecologica
  • Intelligenza Artificiale
  • Rapporti umani, nuovi valori

Ad oggi si sono preferite strategie falliche e reattive, come: l’ uso della forza, la creazione del capro espiatorio (nemico), la generazione di conflitti …e non ultimo le dipendenze tecnologiche che anestetizza il pensiero critico.

Il mondo sopravviverà ad ogni cambiamento, dicono gli studiosi. Noi dobbiamo scegliere che ruolo avere in questa transizione così da poter essere protagonisti nella determinazione delle scelte e delle decisioni.

Rivoluzionari cercasi, quindi, e capaci di aggregare le istanze globali di un nuovo mondo migliore.

“Patria o Muerte” è stato il proclama di Ernesto Che Guevara all’assemblea dell’ONU del 1964.

E noi?

Non servono cadaveri nella mia visione di mondo, ne conflitti armati.

La “muerte” proclamata dal Comandante Guevara oggi è il corrispettivo del rischio, nell’inerzia, di perire lentamente sotto l’asfissiante bruttezza di un clima di paure, scontri tra persone ed emergenze sempre nuove.

Eppure per il cambiamento qualcosa deve pur cambiare. In chiave antropologica ogni cambiamento richiede che delle “parti” – degli abitanti del mondo – devono profondamente trasformarsi e – simbolicamente – morire, a citane alcune: “La pretesa orgogliosa, la volontà di dominio e lo sfruttamento di pianeta e risorse e persone”, solo per dirne qualcuna.

I nuovi rivoluzionari sono in giro, si cercano e si osservano. Sono un pò intimoriti e non sanno ancora bene da dove iniziare la loro opera rivoluzionaria.

Il mio invito è di iniziare dalla prima cosa che vi ostacola! E’ lei la vostra prima importantissima rivoluzione. La prima grande azione ve la suggerisco io:”La scelta”.

Se fate fatica ad individuare e mettere a fuoco il vostro ostacolo, e la scelta, chiedete aiuto ad una guida, affidatevi ad un percorso e se avete bisogno di informazioni contattatemi e sarò ben lieti di conoscervi (Messaggio promozionale😎.

I nuovi rivoluzionari sono persone creatori di Bellezza. Persone che con coraggio, impegno ma anche passione ed amore, scelgono di fondere mente, cuore e pancia aderendo ad un ideale nuovo di “creazione” di bellezza nel rapporto con se stessi, con gli altri e con il pianeta.

Non sono supereroi ma artisti del quotidiano che a scuola dell’arte di scegliere e rinforzare l’alleanza con le proprie parti costruttive perseguendo la propria realizzazione con determinazione inarrestabile

Hanno scelto di passare dalla posizione vittimistica a quella trasformativa, essere protagonisti e artisti della propria vita, e della vita stessa.

Vi dico un piccolo segreto: A loro, i rivoluzionari della belleza, la vita da sostegno con ogni mezzo, “miracoli” inclusi: “Bellezza o Muerte! “

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