Cosa succede nella nostra vita quando ci sentiamo minacciati, non apprezzati o rifiutati? Succede che ne soffriamo e ci arrabbiamo.
Ogni persona ha i propri punti speciali di sensibilità. Può capitare che quando si vive una fase acuta di conflittualità ci si senta “incompresi” dagli altri, e questo fa aumentare l’incavolatura 😁.
Succede. E capita, credo, perché abbiamo una bassa formazione all’empatia ed una spiccata tendenza all’egocentrismo. Laddove, invece, l’empatia entra nel rapporto con un tu permette l’incontro, la comprensione.
Nel tempo remoto delle prime esperienze emozionali umane, che Antonio Mercurio nel sul lavoro sulla vita prenatale fa risalire già alla dimensione intrauterina, abbiamo sperimentato gioie e dolori.
Ma possibile che già nella vita intrauterina si abbia “consapevolezza” di queste emozioni? Io come voi non ho ricordo e siamo pertanto nell’ambito delle ipotesi. La datazione del tempo della nascita della “consapevolezza” ha avuto continue retrodatazioni. Antonio Mercurio con le proprie ricerche ed in linea con molti altri ricercatori del mondo scientifico fa risalire “il tempo delle esperienze emozionali” alla vita prenatale, ovvero dal concepimento in poi.
Uno dei più improntanti contributi di queste proposte, personalmente, penso sia da ascriversi al riconoscimento già all’embrione prima ed al feto poi della capacità di rispondere (in modo adeguato alla propria evoluzione e sviluppo) agli stimoli che gli arrivano “nel utero”.
I piccoli, ho sentito dire spesso, “non capisce!!” Non so se anche a voi è capitato di sentire questo concetto.
Forse da piccoli “non si capisce” con la modalità e gli strumenti di “comprensione” dell’età adulta. Certo, da grandi argomentiamo con più dettagli che da piccoli. Ma se mettiamo da parte il “capire” e ci spostiamo invece sul “sentire” allora diviene più facile comprendere come si “sente” in ogni fase del nostro sviluppo. Ed Antonio Mercurio aggiunge che così come si “sente” allo stesso modo a tale stimolo si “reagisce”. A modo suo l’Io adeguato alla fase dello specifico sviluppo embrionale e fetale poi quando riceve dal legame simbiotico con la madre emozioni-accoglienza piuttosto che emozioni-ostacolo reagisce con rilassamento piuttosto che con rigidità.
Alla comprensione di tale visione più con la rigida razionalità propongo di accostarsi con approccio più morbido e, se vogliamo, narrativo. Il riscontro potrebbe essere nella permanenza in ciascuno di noi di particolari emozioni che percepiamo come essere con noi ” da sempre”.
Se sono riuscito a passarvi il concetto allora ora posso spingermi alle presentazioni. Si perché alla parte di noi che si è sviluppata sulla scorta degli stimoli-risposta Antonio Mercurio ha dedicato molto impegno di ricerca e di analisi delle caratteristiche operative nella vita. Ma prima faccio le presentazioni: Antonio Mercurio ce lo propone con il nome di “Io Fetale”.
Ad essere sintetici per non dilungarmi oltre dico che essa esprime la nostra parte reattiva, ovvero quella identità profonda che si è sviluppata in risposta agli stimoli ricevuti. Una delle caratteristiche diffuse praticamente universalmente è quella della volontà di rivalsa. L’Io Fetale esprime la parte di noi che, in risposta ad una ferita, subisce il dolore e sviluppa una volontà di rivalsa. A questa volontà di rivalsa, sempre Antonio Mercurio, da il nome di Progetto Vendicativo.
Alzi la mano chi non ha mai elucubrato un progettino di questo tipo per qualcosa da far pagare a qualcosa, qualcuno, o a non si bene cosa ma in generale alla vita😎.
Per ora mi fermo perché è un tema impegnativo. Ma la conoscenza è fondamentale per essere persone libere piuttosto vite sotto scacco.
2 risposte a "Cos’è l’Io Fetale?"