Ostinazione. Io Fetale # Parte 2

Dunque anche i piccoli “nel loro piccolo” si incavolano, eccome! Basta osservarli per capire.  Già dai primi momenti siamo in grado di manifestare con urla, calci, morsi e pianti quando viviamo un disagio. I primi mesi dal parto richiedono al genitore maggior attenzione – osservazione e d empatia; tutti elementi e capacità  che se ben accresciute ed investite sapranno fornire ai papà ed alle mamme di turno dei validi indicatori dello stato fisico ed emozionale dei baby nel corso delle tante fasi della crescita (da piccoli il canale di comunicazione primaria è visiva, emozionale e fisica più che verbale). Dunque ogni individuo è – in armonia con il proprio stadio di crescita e di evoluzione – in grado di agire e reagire sia in forme e modi adeguati che in forme e modi spropositati agli stimoli – sia positivi e negativi – che lo interessano (sul punto si può ALCapprofondire leggendo “Amore Libertà e Colpa di A. Mercurio” – testo che a breve lo presenterò nel blog ma intanto se siete impazienti potete reperirlo attraverso il sito www.sur.it). Allora quand’ è che si inizia a percepire – ad esempio una paura – e si inizia a decidere -ad esempio di vendicarsi?. La risposta che propongo in questo lavoro è: ” Subito”.

Ma attenzione che sul piano dello sviluppo del tema io parlo di Decisione che non è lo stesso che Attuazione ( valer a dire il fare, l’agire ). In questo momento vi invito a considerare la decisione come “proposito” che assumiamo. Ognuno di noi ha dei valori in cui crede, ed essi – correggetemi se sbaglio – sono degli elementi sia interiori ed originali che esterni e derivati dalla società e dalla famiglia.  Sulla base di questi valori ciascuno di noi pone in essere le sue scelte, fonda la sua realtà. Fiducia e speranza agevoleranno una percezione della realtà più accogliente e ospitale, paura e di rabbia – al contrario – agevoleranno una percezione della realtà più minacciosa ed ostile. Siamo noi stessi a ordinare la realtà, in base ai valori che ci diamo.

CDMEmond Dantes lo avete presente? Beh proviamo ad assumerlo a simbolo della capacità umana di saper scegliere l’intensità e la qualità della risposta ad un trauma causato da altri. Nel Romanzo di A. Dumas “Il conte i Montecristo” il protagonista è vittima di un complotto ai suoi danni ordito dai suoi compagni e che hanno come effetto quello di farlo condannare ingiustamente, imprigionarlo per oltre 20 anni in una prigione, e derubarlo sia della sua donna che del suo patrimonio…per non parlare della sua vita e della libertà. Edmond Dantes è un immagine romanzata che esprime bene una delle forme universalmente più diffuse di risposta umana ad un trauma, ad un offesa, minaccia o frustrazione… mi riferisco alla risposta fondata sul progetto di vendetta, il farsi giustizia.

Noi come reagiamo alle sofferenze, frustazioni e dolori? Io credo che nella volontà profonda sia molto diffuso lo stile Edmond Dantes e nella volontà cosciente esprimiamo la capacità di “lasciar correre”. Insomma esprimiamo una componente visibile che “pare” comprensiva e in grado di saper andare oltre ed una parte nascosta che invece “col cavolo” che lascia correre! Manifestiamo e viviamo una sostanziale ambivalenza. Questo passaggio è importante e quindi vi invito a considerare come noi adulti a fronte di una sofferenza che ci perviene da “qualcun’altro” sappiamo anche lasciar correre veramente accogliendo i nostri limiti e quelli degli altri; ma sappiamo anche serbare rancore, ingoiare il rospo e rimandare a tempi migliori il riscatto. pendoloVoi dove vi posizionate? Siete fermi o come me oscillate ora di qua e ora di la? Siamo umani, lo facciamo. Possiamo anche non ammetterlo, ma sta di fatto che lo facciamo.

Ma questa è una storia di oggi, dunque, oppure è una storia che si ripete? Rispondetevi con onestà e se rispondete con un :” Beh…cavolo però un pò … effettivamente … questi atteggiamenti si ripetono” allora avete dato la risposta esatta.

I principali pilastri dottrinali del comportamento umano a partire da Freud ( o almeno io parto da lui, che se non è stato il primo di certo ha avuto il merito di aver dato al concetto una enorme amplificazione con i suoi studi) hanno assunto a verità il fatto che l’individuo tra le infinite manifestazioni e capacità creative di cui è dotato ha anche una spiccata tendenza alla coazione a ripetere i comportamenti ( soprattutto quelli che lo fanno soffrire). E’ – diciamo – fissato!

Ma chi è che è rimasto fissato, o meglio quale parte di noi è rimasta e rimane pervicacemente fissata al suo motivo di incavolatura al punto da averlo assunto a valore esistenziale che pure il motto dei carabinieri “nei secoli fedele” gli fa un baffo? L’umanità intera può essere grata ad Antonio Mercurio che con i suoi studi ha anticipato la capacità umana di decidede sin dalla vita intrauterina. E’ già in queste prime fasi dello sviluppo della persona che è presente in fieri  la capacità umana di rispondere qualitativamente e quantitativamente ad un offesa, quella di lasciar correre – di rimandare, e quella di agire. Al “cosa è”, o meglio al “quale è la parte di noi” che rimane impuntata Antonio Mercurio da il nome di IO FETALE. Vediamo se riesco a definirlo, credetemi però che la cosa può apparire complessa ma non lo è. Sono io che la spiego male. Di recente a proposito dell’io fetale ho scritto questo passaggio e voglio riproporlo qui:

Sotto il profilo esistenziale il feto è un individuo dotato di una struttura psichica, biologica e spirituale. Seppure è una struttura in divenire nella crescita essa è perfettamente adeguata al suo tempo ed al suo spazio.

Intorno alle decisioni reattive del feto si struttuta una sua identitò di IO, cui diamo il nome di IO Fetale. Questa struttura è per sua natura assoluta, fragile e rigida.

L’Io fetale è una componente dell’individuo che si sviluppa reattivamente in relazione agli stimoli che riceve. Esso è assoluto perchè nel mondo intrauterino l’embrione prima e il feto poi si colloca al centro di “tutto” e si identifica con il “tutto”.

Ed è proprio questa parte, ancora viva in ognuno di noi, ad essere rimasta fissata e di fargli cambiare idea non se ne parla proprio. Non ne vuole sapere, sapete?

Domanda: E perchè dovrebbe cambiare idea? Risposta: Rispondo alla terza parte :-).

Ora, onestamente, se intimamente vi mettete in ascolto voi potete percepite questo nucleo decisionale e caratteriale di voi, se non lo sentite provate a scovarlo nella ostinazione a rimanere legato ad un motivo di conflitto e/o di insanabile frustazione che mai niente e nessuno potranno farvi cambiare idea che quella offesa ( e solo quella vostra e non quella degli altri) è degna di essere assunta come tale e quindi risarcita a dovere “fin che morte non vi separi”. Ecco se spesso vi sentite così ipotizzate che (forse) si sta manifestando non il vostro Io adulto ma il vostro Io fetale, provateci. imagesFondatore dell’Antropologia Personalistica Esistenziale, Antonio Mercurio a sviluppato tale ipotesi a partire dal suo lavoro sia personale che con clienti e studiosi in oltre quarant’anni di attività come psicoterapeuta, formatore, ricercatore. L’autore analizza la costanza di relazioni tra la quotidianità emozionale delle esperienze delle persone ed il loro corrispettivo (ipotetico) al tempo della vita intrauterina – così come lo si può ricostuire a partire dei racconti delle persone stesse e soprattutto grazie alle informazioni relative all’ambiente familiare e soprattutto all’esperienza emozionale della madre dal concepimento in poi.

Quale sarà l’ambiente intrauterino in caso di concepimento non desiderato? Se ipotizziamo il terrore e la paura di una donna possiamo anche ipotizzare ( ma ormai si può dare anche per certo grazie alle moderne tecniche di analisi mediche) che sin da quel momento – l’embrione prima ed il feto a seguire – percepiscono questo ambiente come ostile, anaccogliente o apertamente rifiutante e che a tale input risponderà. Certo non una risposta verbale o un arringa difensiva ma risponderà in forma di tensione, lo confermeranno le analisi sul flusso sanguigno del feto e l’osservazione della sua irrequietezza. Altro che fermo e “non capisce”, il piccolo capisce tutto e nel suo piccolo si muove, reagisce come i grandi … e allora ipotizziamo che prende anche delle decisioni … tale e quale come i grandi. Intervistare il feto e l’embrione che siamo stati non è possibile ma se abbiamo notizia del nostro ambiente intrauterino proviamo a fare dei test a partire dal tempo presente.

Usiamo lo strumento della similitudine e ascoltiamoci profondamente quando ci troviamo a rivivere situazioni del quotidiano che sono simili a quelle che conosciamo – o ipotizziamo sia successo –  “allora”, o che evocano comunque qualche elemento doloroso oggi ma che in primis lo è già stato “allora”.

Domanda: Ok, faccio dei test e vedo che si… ci può anche stare. E che me ne faccio? Risposta: anche a questa rispondo nell’ultima parte che pubblicherò tra qualche gg.

… to be continued…

daZeroaInfinito.com … con il mio IO Fetale di traverso a fare capricci.

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Amo scrivere di ciò che vedo e che sento e penso, non sono obiettivo e non racconto i fatti in se ma li uso come spunti per dire cose
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