Conosci te stesso, la scelta. Io Fetale # Parte 3

Dom – Chi deve cambiare?

Risp  – Noi, Io, Tu, tutti. Se lo desideriamo, altrimenti va bene anche “stare”.

D – Per forza?

R – Ma neanche per sogno. Io dico di farlo per convenienza.  Perché il farlo – secondo me – arricchisce.  Giustamente per scegliere è bene avere delle informazioni, ma io consiglio di puntare molto sulle info “anche” dell’esperienza più che su quelle della ns “sola” esplorazione mentale.

Ognuno di noi si ritiene libero, e fa bene a farlo…e legittimamente ognuno la intende come più gli è di aiuto nella crescita. Per me la libertà non è il risultato “solo” di un affermazione, le affermazioni sono importanti perchè aiutano l’assimilazione di un concetto e permettono a noi di non dimenticare di essere presenti a noi stessi (leggasi consapevolezza) ma ho esplorato anche il piano pratico ed ho inteso e sperimentato che la libertà è un processo, una conquista, un azione di “liberazione” appunto.

D –  E da chi dobbiamo liberarci?

R –  Domanda azzeccata, semplice e diretta, per un’altrettanta semplice e diretta risposta: dal riproporre nella nostra vita “attuale” le ragioni di incavolatura del nostro “Io Fetale”.

Se immaginiamo la libertà come soluzione di una condizione di prigionia, un evasione, una fuga per la vittoria o la sconfitta definitiva di un nemico non esploriamo il tema nella sua pienezza. E’ vero che la parola evoca subito una lotta di liberazione, ma io voglio impegnare risorse sull’immagine di libertà come risultato di un potenziamento qualitativo di qualità umane … a partire dall’accrescere la conoscenza di noi e conseguentemente di saper sempre più e sempre meglio scegliere in forza della nostra vera identità.

L’Io fetale, i suoi motivi di scontento, ed i suoi “stabili” propositi per il futuro sono depositati nel profondo di noi e radicati, consideriamo che tutto questo ambaradan è una delle nostre prime passioni umane, noi e il nostro utero! Antonio Mercurio a tal riguardo e con riferimento ad una delle sue manifestazioni più diffuse, il progetto vendicativo, ci dice che “non è mai sconfitto a sufficienza”… insomma detto da profano tutto questo vissuto riciccia!

D – E cosa c’è di male? Scusa ma se uno viene ferito ha ben diritto no ad essere legittimato a sentirsi tale e non per questo deve sentirsi oltremodo sbagliato o nel torto.

R – Cosa c’è di male? Nulla, a priori il termine male è colpevolizzante e quindi lo levo volutamente.
Non è una questione di cosa è giusto e cosa non lo è. Io pongo la questione sul piano di convenienza oggi e quindi parlo in termini di opportunità. Quanto accaduto all’epoca del nostro concepimento e quanto sperimentato nel corso della vita intrauterina assumono oggi una valenza che è anacronistica dal punto di vista della nostra crescita. Vi sembra conveniente cercare di scalare una montagna con legato al piede una zavorra da 100Kg, io non credo. Eppure lo facciamo. E lo facciamo perché disinnescare l’azione dell’Io Fetale non è un gioco.

D – Beh allora se non c’è niente da fare che senso ha parlarne?

R – C’è da fare, cavolo se c’è da fare. Ed anzi dobbiamo farlo se vogliamo renderci liberi.

Il nostro io fetale fa la sua parte, ok. E’ parte della nostra storia, ci dice più o meno che abbiamo sofferto.  Siccome è una cosa molto diffusa affermiamo che arriviamo alla vita attraverso una fase romantica, passionale e creativa e che offre protezione e cura al meglio delle possibilità. Tutto questo però non impedisce e non ha impedito a ognuno di noi di fare esperienza con frustrazioni e dolori.  Sembra che a livello sistema ( economia, ambiente, sociale) sia compromessa la possibilità di mettere a disposizione un “utero” che protegga e non permetta il contatto con il dolore e la frustrazione già a livello fetale.

D – Quale è la proposta?

R – Il nostro Io Fetale esprime un forte radicamento con la nostra parte Psichica. Freud su questo è stato forte ed ha esplorato come la nostra psiche è alla costante ricerca di piacere ( la vendetta è un piatto che va servito freddo… si dice),  e di evitamento del dolore. La Sophia Analisi (una delle discipline messe appunto da Antonio Mercurio) ci propone un lavoro fondato sulla analisi della saggezza in noi. Vuol dire tanto ma principalmente vuol dire apprendere l’arte della capacità di armonizzarci. E questo ci apre alla speranza e introduce la soluzione.

imagesOgni Persona ha – oltre ad una componente Corporea e Psichica – una dimensione spirituale, ci dice l’antropologia Personalistica Esistenziale.

Niente a che vedere con la religione, Antonio Mercurio usa il termine spirituale in chiave esistenziale ed esperenziale. Spiritualità è la capacità della persona di scegliere, ad esempio se sfruttare o meno un altra persona. Spiritualità è la capacità dell’uomo di decidere, ad esempio di perdonare. Spiritualità è la scelta definirsi Peprsona come fine e non come mezzo. Spiritualità come qualità dell’uomo di amare se stesso e gli altri, ed essere riamato.

Non è una filosofia o chissà quale forma di pensiero campato in aria, sono semplicemente osservazioni di ciò che l’uomo ANCHE sa fare. E nel farlo, dice l’autore, l’essere umano esprime una qualità che non ha niente a che vedere con la nostra dimensione psichica; Che invece rimane pervicacemente legata alle ragioni spesso espresse dal suo luogotenente Io Fetale.

C’è l’uno e c’è l’altro. C’è la libertà.

C’è una parte di noi che decide, e lo fa sia quando si allea con le ragioni dell’io Fetale che quando si allea con le ragioni della sua componente spirituale ( con il nostro Sé personale).

D – Ok ma l’una vale l’altra no?

R – Neanche per sogno. Nell’una c’è la fissazione. Vi sembra sensato stare nel deserto e scavare ostinatamente in un punto per trovare acqua nonostante da anni ed anni quell’azione non produce che ulteriore “sete” intesa qui come rabbia e frustrzioni che alimentano l’insoddisfazione, il senso di essere vittima di ingiustizia e quindi di tutto il pippone sulla vendetta? Vi sembra sensato? A me no. Eppure tutti lo facciamo, incluso lo scrivente naturalmente. (l’immagine del deserto è di Antonio Mercurio 🙂 espressa nel corso del laboratorio corale di Cosmo Art del 12/13 febbraio 2011. “Dall’impotenza alla potenza”)

Se nell’una c’è la fissazione nell’altra alleanza c’è invece per la gioia. Nella Dimensione spirituale della libertà e della scelta c’è la possibilità di realizzarci e realizzare quello che profondamente sentiamo di essere e di voler divenire. Ecco perchè ci vuole lavoro per accrescere questo muscolo umano atrofizzato, la nostra parte spirituale ed il nostro essere in grado di armonizzarci. Ammesso che questo sia un nostro interesse.

D – Dici che vale la pena?

R – Io dico di fare delle prove, se la cosa vi da dei benefici e vedete che la vostra vita migliora allora convenite con me che occorre affermare che in questa strada c’è del buono per la vostra vita

D – Da cosa possiamo partire nella esplorazione?

R – Intanto partiamo dall’ascoltarci profondamente. E quando ci sentiamo rigidi, fissati e percepiamo un malessere chiediamoci se ci stiamo con l’amore per noi o con “l’arrabbiato che è in noi”. Se deriviamo verso questa posizione (perchè credetemi si scivola facilmente) ecco cosa consiglio di fare, imparare a perdonarsi ed a perdonare sia se stessi che l’utero ( la vita di oggi) che non è stato perfetto, e se abbiamo ferito allora mettiamoci in una posizione attiva di riparazione. . E’ necessario perdonare noi se percepiamo di non poterci dare una possibilità di darci una prospettiva nuova. E’ necessario darsi del tempo per conoscersi ed accrescere il proprio potere decisionale. E’ necessario riappropriarsi della capacità di riparare.

benhur_01Antonio Mercurio propone nelle sue opere di guardare la fomosa gara della corsa con i cavalli nel film Ben Hur. Ecco ognuno di noi è l’auriga ( Io persona) e la gara è la nostra vita, a noi compete di saper goverare la forza di cavalli che per loro natura rirano in direzioni opposte. Si può fare, e già lo facciamo… sostanzialmente.

C’è speranza di riuscire a costruire un mondo nuovo dentro e fuori di noi.

Quando nel modo vediamo manifestarsi aggressioni, anche nella forma di una serie di bottiglie lasciate a malo modo su un muro, possiamo vedere a questi comportamenti come ad espressione di una volontà di ferire un utero altro che è la vita, la natura, la socialità. Chiediamoci noi a che punto siamo ed in che modo e con quali forme siamo ancora legati al progetto centrato sull’esperienza fetale.

Pensate che l’essere umano abbia deciso definitivamente di rinunciare alle proprie follie fetali? Interpellato sul punto Antonio Mercurio dice che ancora non vi abbiamo rinunciato.

Rendiamoci liberi, non abbiamo la pretesa di sconfiggere l’io fetale che è in noi ma impariamo a conoscerlo sempre più, impariamo a governarlo ed a indirizzarlo accrescendo il potere di armonizzare, il potere e capacità di amare, potere di decidere, potere di scegliere, il potere di riparare.

Perchè possiamo divenire e creare la vita che vogliamo solo se costantemente … costantemente decidiamo di porre in essere scelte che vanno nella giusta direzione… diversamente restiamo a scavare nel deserto nella pretesa di trovare finalmente “l’acqua che meritiamo, che ci è dovuta” e la “santa riparazione” alla nostra sofferenza, l’utero perfetto. A proposito: “qualcuno lo ha trovato?”

Liberi di scegliere, in un modo e nell’altro.

Buon lavoro e… e con questa terza – parte vi saluto.

DaZeroaInfinito.com … sperando di non avervi annoiato troppo con le mie elugubrazioni ( parte 1 e parte 2 )  tematiche, ma vedete io racconto quello che sperimento di tappa in tappa, di porto in porto viaggiando con la mia umile zattera.

Informazioni su da Zero a Infinito

Ancora in cerca di informazioni su di me che mi soddisfino.
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