Rimaniamo più svegli…e più vigili. Noi possiamo!

Rispetto alla tregua in corso a Gaza ho sentito citare spesso questa massima: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

L’ottimismo è un sentimento impegnativo al quale siamo (o mi auguro di esserlo solo io per il bene del mondo) poco avvezzi; Il pessimismo viene facile dai…diciamocelo.

Come detto mi auguro non sia così per tutti. Io per esperienza esistenziale vorrei tanto essere dalla parte dell’ottimismo naturale ma non mi riesce proprio facile facile, diversamente invece a vedere “le cose che non vanno” sono bravissimo, e so che in quest’arte non sono solo. Comunque ci lavoro, mi faccio un culo pazzesco per lavarmi i panni sporchi delle mie visioni obsolete. Ma veniamo all’attualità delle dinamiche geopolitiche di quest’ultima settimana riguardanti l’area di Gaza.

Sin dal primo momento ho pensato in sequenza:

  • È un bluff
  • Appena riconsegnano gli ostaggi troveranno un pretesto per ricominciare come prima se non peggio (Beninteso sono felicissimo che quelle persone sono state liberate….ma il pensiero razionale sa, anche, essere cinico e visto il discorso rozzo e assurdo di Trump alla Knesset mi sento libero di usare intelligenza senza risparmio)
  • Non fidatevi perché mai come ora il mondo è attento a voi, la causa dei “due stati” è – come mai ora – “attenzionata” dall’opinione pubblica mondiale
  • Non fidatevi perché anche chi ancora si oppone a riconoscimento dello stato palestinese è destinato a rivedere la propria posizione sotto la spinta delle manifestazioni che in tutto il mondo si stanno facendo sempre più numerose e affollate.
  • Beninteso a personaggi come Trump, Meloni ed altri come loro non frega di quelle persone ( lo hanno dimostrato con le loro azioni e non azioni). Tengono molto, invece, al consenso ed al potere e per loro egoistica opportunità politica saranno costretti ad accettare, quindi non bisogna mollare ora.
  • Con questo disegno quella gente sarà ancora in guerra e verrà “eliminata” in forme e modi nuovi, precisamente:
  1. Diventeranno manodopera a bassissimo costo per gli speculatori immobiliari che sbavano su quell’area per farne Business
  2. Non avranno alcuna libertà e saranno discriminati
  3. Non potranno essere padroni a casa loro
  4. Avranno solo la possibilità di sottomettersi o di andarsene
  5. L’area intera sarà territorio di Israele “di fatto”

Insomma tutto questo mi è venuto spontaneo, e so di non essere l’unico ad averlo pensato quindi non mi riconosco alcuna esclusività in questo.

L’ottimismo invece, che sia della ragione o di altro, è più difficile farlo emergere e poi è difficile a mantenerlo in vita e operante.

L’ottimismo della ragione è costantemente minato dalla seduzione della spinta “realistica” depositata nell’esperienza umana trasversalmente figlia della paura.

Il terreno su cui vuole edificare l’ottimismo è un terreno molle e paludoso.

Penso alle opere lungo le coste (il prolungamento di un molo, ad esempio), in quei lavori dapprima si deposita materiale (rocce e chissà cos’altro) per creare sul fondare uno strato di materiale solido fino a farlo emergere e poi costruirci sopra (non vogliatemene cari ingegneri, mi serviva solo un esempio e mi è venuto questo che – una volta – ho visto fare)

L’ottimismo della ragione ha bisogno di tanto materiale decisionale e motivazionale, continuo investimento, quotidiano e deciso per erigersi sulle paludi della nostra paura.

Dei potenti in questo momento storico riesce difficile fidarsi, ce ne sono di rozzi e arroganti guerrafondai che dio solo sa cosa possono provocare (ed hanno già provocato)

Questi potenti edificano sulle paludi dell’inerzia dilagante. Inerzia partecipativa, nel caso italiano espresso benissimo anche dalla continua emorragia partecipativa alle elezioni, ed inerzia di pensiero critico e di assunzioni di responsabilità verso noi stessi e la nostra coscienza.

Ignoranza, menzogne, arroganza e disumanità sono sotto i nostri occhi e – come lobotomizzati nella reazione – noi ci annichiliamo sniffando droghe moderne ad alto contenuto tecnologico. Ci rifugiamo velocemente nel “prossimo reel” per ridere come “scemi” di cose create ad arte che, come droghe appunto, ci attivano illusioni e ci fanno rifugiare in uno spazio di illusione personale (uguale per tutti) in cui tutto è leggero ed innocuo. Meglio scrollare che pensare, che mettersi a riflettere, fare ricerca, porsi delle domante esistenziali tipo: Io che posizione ho? Io cosa posso fare? Io sono d’accordo  o meno su quello che ho sentito o visto? Io come voglio che vada il mondo? Io esisto in questo cazzo di mondo o devo solo essere un mesto consumatore alla ricerca – o in attesa – della prossima promozione di stupefacenti rincoglionimenti – più o meno digitali – per il pensiero?

E’ un gran casino cari miei. E’ un gran casino.

E risposte non ne ho…ma ci penso. Intanto mi rendo disponibile a rimanere più sveglio e più vigile per la mia vita personale e come contributo alla vita che ha bisogno certamente anche di me.

Libri_La peste_ di A. Camus

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Ero indeciso, come non accade spesso quando sono in una libreria. Quel giorno non avevo grande ispirazione ma avevo desiderio di leggere qualcosa. Pensavo di buttarmi su qualcosa sul banco “novità”. Gira che ti rigira mia figlia sceglie il suo di “Geronimo Stilton” ed io? Come cose lasciate indietro nel tempo mi ritrovo di nuovo a incrociare gli occhi su questo libro. Camus…di lui ancora ho un libro da leggere e con cui devo fare i conti. Intanto però “La peste”…e ok, vieni con me è arrivato il momento di fare un giro insieme io nelle tue pagine e tu – come sempre accade – nella mia vita.

Un narratore si prende la briga di raccontare quello che accade nella città di Orano, sulla costa Algerina. E quello che accade non è una cosa di quelle “mordi e fuggi”, non un evento veloci. Un flagello lento, cosi lo chiama il narratore, insinuante e minaccioso e statisticamente molto mortale, la peste.

Un paese si chiude, e viene chiuso. Che il contagio deve rimanere lì e va contenuto il più possibile. E contro la peste che ci fai? Le pagine sono piene di narrazioni di persone che a modo loro fanno la loro parte, che un qualcosa va fatto di sicuro perché da quel posto non si può andare via con un semplice: “Scusate, io vado via”.

Ma cavolo a volte accadono cose che ci mettono nella più totale impotenza, e come gli abitanti di Orano a tutti un po scatta il desiderio di fuggire via lontano. C’è un dottore coraggioso? Mah, neanche tanto. C’è un dottore e fa il suo lavoro. Tanti si impegnano per arginare ed organizzare i soccorsi … anche loro non sono eroi, non c’è nulla di eroico in un recinto con la peste dentro e si fa qualcosa.

Qualcuno era felice, e solo in quella prospettiva di morte universale si sentiva a suo agio e non credo fosse l’unico…che in molti si sentono a loro agio quando saltano gli schemi e la paura viene vista e vissuta anche dagli altri. Quelli lì si sentono a loro agio perché forse nella paura e nella confusione ci sono da sempre e quindi ecco che di fronte alla peste che minaccia di uccidere…non si sente minimamente confuso e spaventato…anzi sereno e sollevato sussurra “era ora!”.