L’ingrediente del Successo

Il senso di “successo” è leggibile come il risultato – positivo o negativo – che deriva dalla sommatoria algebrica delle nostre esperienze. Un risultato con il segno positivo genererà il senso di successo e la soddisfazione.

Non dico nulla di originale nell’affermare che un ingrediente prezioso per il successo esistenziale è la “fame di superamento” . Il senso di fame ha radici nella nostra esperienza con “le cose della vita”, così come le abbiamo interiorizzate dal nostro ambiente familiare e sociale. Le cose della vita hanno natura sia materiale che non. il primo gruppo è quello del bisogno di cibo, acqua e protezione e sono la prima cosa a cui siamo chiamati a trovare una soluzione ( sensato e ben espresso da .Maslow, nella sua famosa piramide dei bisogni).  Il secondo gruppo delle cose della vita sono il bisogno di realizzazione di sé, ovvero di quell’alimento per l’anima più che per lo stomaco.  

Dicevo della fame!

L’emergenza di soddisfazione di questo bisogno spinge alla evoluzione, ovvero ci costringe a “fare” qualcosa per non soccombere.

Non possiamo vivere senza cibo, acqua e protezione – in senso fisico – così come non possiamo sopravvivere alla negazione della affermazione di noi. Non avanzare dallo stato di bisogno è mortale per il nostro corpo come per la nostra anima.

La fame di cose dell’anima morde a prescindere dallo stato sociale e dalla quantità di cose materiali che si dispone.

Non è un assoluto, beninteso, ma credo che l’abbondanza di cose materiali se non gestite in modo saggio possono facilmente accrescere gli ostacoli alla realizzazione di Se. Pigrizia, superbia e capricci sono paludi in cui è facile impantanarsi; queste forze ipotecano i talenti, li sequestrano e sacrificano sull’altare della ricerca del piacere psichico più che esistenziale.

Quando la fame, sana, morde una cosa è certa…ci si deve dare da fare. Riconoscere questo tipo di “morsi” è lo stesso che saper riconoscere la stella polare per sapersi orientare verso la meta che si vuole raggiungere.

Ed il successo, come è noto, è l’arte di fare, disfare, rimediare, rilanciare, riparare, riprogrammare, ripartire e …poi ancora fare, disfare, riparare…ecce cc.

Il misuratore del successo non è la “fama e l’ammirazione dagli altri” (che non sono comunque un reato, beninteso)  quanto piuttosto lo stato di gioia che abita nella nostra casa, del corpo e dell’anima.

Buona giornata e buon appetito a tutti.

Momento pontifex, affermo che: “Tutto ciò che facciamo ha uno scopo”

Accetto la sfida. Trovatemi una sola cosa che una persona fa e che non ha uno scopo. Certo qualcuno potrebbe dire: “io faccio questo e quello e non ho nessuno scopo”. Certo a pensarci bene sarebbe difficile per me confutare tale risposta. Ma la difficoltà non è tanto nella dimostrazione dell’assunto del titolo quanto piuttosto nel fatto che non posso – e nemmeno voglio – entrare nella testa di una persona e confutare una propria posizione, che rispetto, ma che faccio fatica a non vedere come un “arrocco”.

Non vi è nulla in quello che facciamo che non abbia anche uno scopo. Potrebbe capitare che non ne abbiamo consapevolezza ( speso fingiamo di cadere dal pero) ma non per questo uno scopo non c’è.

Pensate alle fotografie.

Riporto dalla rete i seguenti dati:

  • Totale giornaliero: Circa 5,3 miliardi di foto.
  • Totale al secondo: Circa 61.400 foto.
  • Totale annuale (stima 2024): Circa 1,93 trilioni di foto

Non perdiamo il sonno nè ci strappiamo i capelli di fronte a queste cifrone. Abbiamo percezione della grande quantità anche senza conoscere i numeri.

Torno al mio assunto e alla fotografia.

Affermo che non c’è una foto, che dico una, che non venga scattata senza uno scopo.

Ogni foto è una comunicazione. Con ogni foto noi vogliamo comunicare, ricordare, mostrare. Ogni foto è vettore di un emozione.

Vogliamo essere tutti speciali, credo che siamo invece – anche speciali – ma anche molto molto uguali.

Ogni foto che pubblichiamo è un nostro speciale messaggero. Vogliamo tutti apparire “interessanti”, e non c’è nulla di male, beninteso. Magari interessanti lo siamo anche e allora se uno scatto ci permette di contattare questa “aspirazione” non è il caso di dare a tale scopo maggior riguardo, tempo, premura e impegno? Io direi di si.