La felicità e la gioia sono sentimenti che vorremmo risiedessero stabilmente dalle nostre parti. Frequentemente, sedotti dal marketing, ci accomodiamo su proposte di felicità a km 0, promesse di felicità da banco, pronte all’uso ma, purtroppo di breve durata. Una nuova casa, una nuova macchina, un nuovo partner, dei figli ecc sono tutti progetti speciali e viene facile comprendere come per la loro realizzazione di vuole un pò di più di uno slogan pubblicitario. Al mercato della felicità fast, e dopo l’ebbrezza di una abbuffata sprint, poi capita di trovarsi nuovamente vuoti, stralunati, insoddisfatti, affannati e nuovamente affamati alla ricerca di nuove proposte miracolose.
Una delle umane aspirazioni sul tema della felicità e della gioia è quella di riuscire a conservarle, per goderne, permanentemente. La bella notizia è che “è possibile”, impegnativo ma possibile. L’approdo a questa dimensione non si compra ma si costruisce.
Quando siamo infelici reattivamente ci chiediamo: “Perché?”. A questa domanda una delle risposte più diffuse è:”se siamo infelici è colpa di qualcuno o di qualcosa”. Spiace dirlo ma togliamoci subito il dente: ” questa risposta non è soddisfacente a risolvere il dilemma del perchè la felicità tarda a risiedere a casa nostra”.
Felicità e gioia sono una dimensione esistenziale cui approdiamo come risultato del lavoro interiore e delle continue scelte, e trasformazioni, riposizionamenti rispetto alle cose della vita. La “permanenza” della felicità e della gioia hanno bisogno di un continuo allenamento e nutrimento. Nessun Dorma quindi perché essa non è una dimensione “statica” ma è un equilibrio ed una sintesi dinamica.
Il nutrimento duraturo ha la sua preparazione . Un ingrediente che non può mancare è la consapevolezza. Dosata bene, la consapevolezza, permette di porsi la domanda vincente: “Ma com’è che mi ritrovo di nuovo insoddisfatto, infelice pur avendo un sacco di cose?”.
Già! Com’è?
Una prima risposta a questa domanda può venire dalla conoscenza della nostra storia personale e familiare. Conoscerla è l’opposto che “fuggire”. Conoscerla vuol dire sapere quale è stata la storia della famiglia da cui veniamo, l’ orizzonte sociale e culturale in cui siamo cresciuti ecc ecc. Conoscendola avrete il pieno controllo per capire qual’è la fase della vita in cui vi trovate e qual’è l’identità delle emozioni che state provando. A volte certi vissuti si ripropongono come certi cibi. Quando accade prendiamoci il tempo per sentire pienamente il sound delle nostre emozioni e cogliamo l’occasione per riconfermare, invece, il nostro ruolo di capitani (artisti) della nostra vita. Cosa c’è ancora da cambiare? Per passare al livello successivo qualcosa deve entrare in noi, qualcos’altro deve essere lasciato andare.
Per conquistare la duratura felicità può servire, quindi, “tornare a casa”, ovvero ritornare in noi stessi e cercare di riconoscere e abbracciare il nostro dolore.
Ritrovare, ricontattare e riabbracciare per lasciare andare.
Io, ad esempio, vengo da una tradizione sociale in cui a proposito della felicità ho sempre sentito dire che: “chi è contento è pazzo”. Non so se lo avete sentito dire anche dalle parti della vostra esperienza di vita.
Il senso di questo assunto è palesemente difensivo. Un modo per difendesi, almemo a parole, dalle oscillazioni delle vicende umane che alternano fasi di luce e fasi di ombra, di gioia e di dolore. Una sorta di superfilosofia per cui per evitare di essere tristi basta evitare di essere felici.
La ricerca della felicità, permanente, è un azione di conquista e di riappropriazione di libertà, senza compromessi con le nostre parti storiche che vorrebbero avere la certezza ed il controllo su tutto affinché nessun imprevisto accada. E un grande tranello della mente, comprendete.
Quando siete nella tempesta non cedete è fondamentale non cedere al canto seduttivo delle sirene del marketing che solleticano la nostra psiche e ci pettinano le angosce proponendo soluzioni immediate a portata di ogni carta di credito e di finanziamento.
Quando siete nella tempesta emozionale chiedetevi cosa state “rivivendo” del vostro passato familiare. Poi lasciate andare, liberatevene in modo profondo e introducete altri ingredienti come il perdono per tutti (compresi voi stessi). La nostra famiglia, il luogo da cui veniamo non erano perfetti, è tempo di donare loro la libertà di poter essere semplicemente loro stessi e di dare a noi la libertà di essere altrettanto. Ripetete questo allenamento tutte le volte che serve, senza risparmio ed abbondate nelle dosi.
Vi saluto e vi auguro una buona giornata ricercatori di felicità e riconquistatori della libertà. Siate liberi di rilanciare, anche dopo un fallimento, con folle entusiasmo. La felicità non è una colpa (Brunori Sas)