Tratta da: Antonio Mercurio – La Sophia Analisi e il Principio della Gioia – Cap XIII – La vita come dono.
Una favola che non è una favola sospesa a metà tra utopia e realtà.
C’era una volta un re e questo re era grande e potente, grande per l’ingegno e potente per la forza. Il suo regno era molto esteso e i suoi sudditi erano sparsi per il mondo intero.
Questo re aveva un cuore grande grande ma il cuore aveva un buco e tutto quello che il re ci metteva dentro usciva fuori dal buco e così il cuore restava sempre vuoto. E poiché il cuore era grande grande era il vuoto che si creava e grande era la solitudine che il re soffriva. Tutti i sudditi che il re aveva riempivano la sua mente ma, non riempivano il suo cuore, e il re restava solo, terribilmente solo.
Un giorno, uno dei suoi sudditi più importanti, prese il coraggio a due mani e disse al re: “Maestà, noi siamo afflitti e dolenti e pensiamo giorno e notte come fare per riempire il suo cuore. Abbiamo pensato che, forse una soluzione c’è. Se Sua Maestà potesse trovare un amico,-ma un amico che non sia un suo suddito-forse, un amico, un amico vero e sincero, potrebbe colmare il buco del suo cuore e Sua Maestà non sarebbe più solo e non sarebbe più così triste”. Il re si stupì, e non disse subito no.
Si mise a pensare e pensare e capì che era giusto quello che gli diceva il suo suddito, buono e fedele. E, poi, rispose:”“Ma come fare? Dove trovare un amico?”
Oggi, al mercato tutto si può comprare, ma un amico non si compra e non si trova da nessuna parte: nè in Germania, nè in Svizzera e nè in America”. “Giusto, Maestà-rispose il suddito, bravo e fedele-un amico non si compra ma si fa e per farlo ci vuole la reciprocità”.
“LA RECIPROCITA’?” disse il re “Che cos’è la reciprocità?” Il re aveva passato giorni e notti della sua vita a studiare e a pensare e a discutere coi dotti del suo regno e aveva scoperto tante cose, utili, intelligenti e geniali, ma la reciprocità, non l’aveva scoperta ancora. Mai nessuno gliene aveva parlato. Mai nessuno gli aveva detto cosa fosse e mai nessuno aveva osato chiedergliela. Dunque, non solo lui, ma nessuno, proprio nessuno, sapeva cosa fosse nè sapeva che esistesse la reciprocità.
Wilfred, disse il re al suo suddito, chi ti ha parlato della reciprocità?”
Maestà, nel paese del sole, nella bella Italia, dove spesso vado come ambasciatore, c’è un uomo, che Sua Maestà conosce da molti e molti anni, che ha nome Antonio Mercurio: lui mi ha parlato della reciprocità.
Lui dice che ogni uomo è re e non è vero che ci sono sudditi e re. Lui è re e non ha nessun suddito ma ha tanti amici e tutti sono re, non perché tutti sono uguali o perché tutti siano pari agli altri: no, no, sono tutti diversi e c’è chi è più grande e c’è chi è più piccolo o per intelligenza o per bravura e qualità.” Ma, per tutti, vige la stesa legge della reciprocità.
Dal più piccolo al più grande tutti devono imparare a conoscere e a rispettare questa legge. Non è una cosa facile, anzi, è tanto difficile, si sa; ma nessuno si scoraggia mai se sbaglia, e sa che, provando e riprovando, ogni giorno, l’imparerà un pochino di più. E’ così, solo così, che l’amicizia cresce e la solitudine diminuisce. Ed è solo così che la vita di tutti cresce, forte, rigogliosa e bella!
Antonio Mercurio dice: che la reciprocità è come una cattedrale. Una cattedrale nuova, come non se n’è vista mai, una così, fino ad ora, per disegno, per stile, per ampiezza e per profondità. Non è una cattedrale fatta di pietre, fatta di archi rampanti e di vetrate dagli splendidi colori, E’ una cattedrale che non si vede con gli occhi e che non si fa con le mani.
Si fa con la mente e col cuore, si fa con la gioia e col dolore, il dolore di morire e la gioia di rinascere. Una cattedrale a spirale, con dieci, con cento, con mille persone: come una galassia a spirale, con dieci, con cento, con mille miliardi di stelle. E’ la cattedrale della vita, èla cattedrale dell’Universo, dove ognuno ère e tutti sono servitori delle leggi della vita e delle leggi dell’Universo. Nell’Universo vige la legge della reciprocità, ma gli scienziati-che sono strani si sa–la chiamano entropia: quello che si perde di qua si accumula di là e tutto si trasforma in egualità.”
Il suo opposto è l’avidità ma mentre, sulla terra, ognuno sa cos’è l’avidità, nello spazio ancora non si sa.
Tra gli scienziati c’è un gran parlare. Si dice: c’è la legge delle catastrofi e c’è quella del “buco nero” e c’è la legge gravitazionale.
Il buco nero che cos’è? E’ come una botte che inghiotte, che inghiotte, che inghiotte materia in quantità. E poi, a un certo punto, esplode e fa: Big-bang! Big-bang!
Tutti muoiono e la vita, di nuovo, ricomincerà. Che gran mistero! Ma noi qui, sulla terra, intanto che si fa? Ci diamo all’avidità? O scopriamo la reciprocità?
La reciprocità, come legge che si oppone all’avidità, può trasformare l’umanità.
O noi vogliamo che ogni uomo sia un “buco nero”, cioè una madre avida che divora il suo bambino, o un bambino avido che divora la sua madre strega, e la vita si distruggerà; o noi vogliamo che ogni uomo sia un amico in mezzo ad altri amici, e la vita si salverà.
Maestà, l’amicizia basata sulla reciprocità, come legge principale che regola i rapporti umani, eccola qua: Ogni uomo dice ad ogni altro uomo: Io sono re, tu sei re, Io ti faccio re, tu mi fai re, Io ti stimo, tu mi stimi, Io sono libero, tu sei libero.
Io ti rendo libero, tu mi rendi libero. Io rispetto la tua libertà, tu rispetti la mia libertà. Perché entrambi, tu ed io e non una cosa. Io ti amo, tu mi ami. Io ti chiedo di amarmi, tu mi chiedi di amarti.
Tu mi dai un aiuto vicendevole, Io ti dò un aiuto vicendevole. Io ho i miei limiti e tu hai i tuoi limiti, parliamone insieme e riconosciamoli come fa un re con un altro re.
Se accade che io ti imponga la mia volontà e tu la tua io ti chiederò perdono e tu mi chiederai per-dono. Io sono un dono per te, tu sei un dono per me. La vita è un dono, per me e per te. Godiamola e serviamola insieme, insieme cantando e danzando; insieme piangendo e soffrendo, quando la morte o il dolore bussano alla mia porta.
Se io sono terapeuta e tu sei paziente, io sono re e tu sei re; ti prego, non dimentichiamolo, né tu né io.
Se io ti dò il mio sapere e la mia saggezza, tu mi dai il tuo sapere e la tua saggezza. Se tu mi dai il tuo male per curarlo, tu cura pure il mio; non posso dire che non ne ho più bisogno. Non sarebbe vero. Non ci sarebbe reciprocità. E tu ed io saremmo un buco nero e non conosceremmo la vita e non conosceremmo la gioia.
Ti prego, facciamo morire in noi l’avidità, lasciamola ai mercanti di guerra, e lavoriamo insieme per costruire la vita e per conoscere la gioia. •
Questa favola èstata letta all’apertura del 2 ° Congresso Mondiale della World Associationof DynamicPsychiatry (WADP) l’ 11 dicembre 1983, a Monaco di Baviera