La giacchetta sgualcita dei maestri

Gli autori di opere, i maestri saggi, hanno questa sventura: sono tirati spesso per la giacchetta. Tutti vogliono possedere il loro “sapere” – possedere l’opera ed il suo significato- tenerlo, custodirlo e conservarlo per “i momenti del bisogno”. Il sapere qui è assunto come strumento al servizio della volontà di potere. E’ impegnativo stare nel flusso del “prendere – assimiliare e – lasciare andare.

Siamo tentati di interpretare, e possedere, il senso delle cose che accadono. Lo facciamo perché ci serve, ne abbiamo bisogno per rispondere alle paure che ci attanagliano. Abbiamo bisogno di “senso”, e quanto lo percepiamo non vogliamo che perisca, vogliamo e pretendiamo con ogni mezzo che permanga nella nostra quotidianità.

Dalla mia esperienza e dal lavoro con le persone ho scovato un ambito in cui la frenesia del possesso del “sapere” emerge molto frequentemente. Succede spesso questo: ” State leggendo un libro. Ne siete affascinati e vi sentite nel “pieno”. Tra il contenuto del libro e voi si crea una sintonia, una particolare frequenza allinea mente-cuore-e pancia. In quella fase siete pienamente recettivi. Ad un certo punto “da qualche punto della persona” arriva un input che dice pressappoco:” prendi appunti…prendi appunti…sennò poi ti dimentichi tutto e questa ricchezza che senti ora non la perderaiiii”. In quel momento è entrato nel vostro momento magico il nemico, ovvero la paura con il suo corteo di compagni, primo tra tutti la “volontà di controllo”. Per carità non c’è nulla di sbagliato nel prendere appunti e sottolineare o appuntarsi le cose. Succede però che quella sintonia viene interrotta. L’armonia di presenza di mente-cuore e pancia ha dovuto far posto ad un altro bisogno, quello del controllo e del possesso appunto.

Questo nuovo ospite ha la caratteristica di essere invadente. Ha la sua priorità e di tutto il resto non ha alcun interesse. Se vogliamo è come il prepotente che salta la fila. E’ un vampiro energetico. Come detto non vi è nulla di male nel volersi appuntare le cose. Qui però l’azione della volontà di controllo e possesso è divisiva e si esprime con una finalità che è disarmonica. La volontà di controllo ha come obiettivo il “potere su”. In questa posizione interiore ecco il sapere perde la sua connotazione sana per divenire semplicemente uno strumento di saccenza da sfoggiare per orgoglio e per primeggiare sull’altro ostentando saperi che si posseggono ma che non si “comprendono”.

Le opere d’arte hanno il grande merito di essere, oltre che attrattive esteticamente, anche molto evocative.

L’energia di un opera d’arte è anch’essa forma di comunicazione (anche se sotto forma di un linguaggio che ancora non abbiamo codificato in una convenzione).

In attesa della codifica l’energia comunicativa dell’opera d’arte possiamo individuarla nel richiamato potere evocativo, essa comunica su frequenza emozionali. Assolve la stessa funzione della levatrice, per la partoriente, ovvero essere di aiuto a far venir fuori.

Si urla ai concerti si impazzisce di gioia, si piange di commozione, tutti insieme. La stessa energia si contatta con la visione di un film, al cinema ad esempio.

Proprio queste attitudini del film, del buio della sala cinematografica e della disponibilità a “sentire” è un energia che la Cinematerapia ben sa organizzare per farne, anche, un occasione di crescita.

Gli autori, poverini 😊, li tiriamo per la giacchetta e ce li mettiamo addosso per come ci servono, prendiamo brandelli di pensiero o pensieri interi e ci andiamo a spasso nella vita. Ci dialoghiamo, intimamente gli chiediamo:” Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con quanto sto notando e sentendo io oppure ritieni io sia in errore? E loro non ci chiedono nulla…sono sempre lì disponibili.

Quante volte vi è capitato, e vi auguro che continui a capitare (anzi che facciate il modo che capiti), di andare in giro pieni come un uovo delle emozioni emerse dal contatto intimo con un opera d’arte, un film anche certamente, e una poesia, una rappresentazione teatrare, un concerto musicale, un romanzo, un saggio ecc ecc.

In questi giorni penso ad Omero.

Chi segue le mie pagine e chi è formato come me al pensiero di Antonio Mercurio sicuramente ha letto, e riletto, l’Odissea. Io l’ho fatto e ho trasferito la passione anche a mia figlia Emma🥰.

Stasera andiamo a vedere l’Odissea. E questa mattina ho ripreso tra le mani Ipotesi su Ulisse di Antonio Mercurio. Antonio gli voglio un bene infinito e l’ammirazione per il suo pensiero è sconfinato. Anche Antonio ha saputo creare un mito (Il mito della Cosmo-Art), il ritorno di Ulisse, come abito sartoriale, ha amplificato la bellezza del suo pensiero.

Ma pensavo al povero Omero, dicevo, ed a chissà quanti hanno detto in ordine alle sue opere. Mi ha fatto tenerezza. Le sue opere sapienziali, Illiade e Odissea, probabilmente non smetteranno mai di essere tirare per la giacchetta, in senso buono. Chissà che direbbe Omero.

Forse la risposta buona del perché continuamente interpretiamo, usiamo e ci vestiamo delle emozioni delle opere d’arte …è perché ci serve. E allora dico grazie a tutti i maestri … e scusate per la giacchetta che continuamente vi tiriamo e si sgualcisce. Capiteci, voi siete maestri, siamo ricercatori, e bisognosi, di senso.

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