La giacchetta sgualcita dei maestri

Gli autori di opere di ogni tipo hanno questa sventura, sono tirati frequentemente per la giacchetta e tutti la vogliono possedere -l’opera d’arte ed il suo significato- con la frenesia della vera interpretazione.

Interpretiamo le cose perché ci serve, ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di “senso”, lo cerchiamo ed abbiamo l’ambizione che permanga nei rapporti personali e sociali. Anche le persone che sembrano vagare senza una menta, anche loro si, stanno cercando un senso e si barcamenano.

Le opere d’arte hanno il grande merito di essere, oltre che attrattive esteticamente, molto evocative. L’arte come forma di linguaggio e di azione agisce per l’animo umano la stessa funzione che, per la partoriente ad esempio, svolge la levatrice. L’Arte aiuta a far venir fuori da ciascuna persona ciò che sta dentro e che non vuole stare più al suo posto, il nascituro ne è un esempio chiaro ma considerate anche le emozioni.

Si urla ai concerti, o si piange, oppure si piange e si urla insieme. Lo stesso accade al cinema e questa forza evocatrice e di stimolazione alla emersione emozionale è una delle componenti che rendono la Cinematerapia una disciplina, bella, e utile a chi vuole conoscersi meglio.

Gli autori, quindi, li tiriamo per la giacchetta e ce li mettiamo addosso per come ci servono, prendiamo brandelli di pensiero o pensieri interi e ci andiamo a spasso nella vita. Ci dialoghiamo, intimamente gli chiediamo :” Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con quanto sto notando e sentendo io oppure ritieni io sia in errore? Ecc ecc.”

Quante volte vi è capitato, e vi auguro che continui a capitare (anzi che facciate il modo che capiti), di andare in giro pieni come un uovo delle emozioni emerse dal contatto intimo con un opera d’arte, un film anche certamente, e una poesia, una rappresentazione teatrare, un concerto musicale, un romanzo, un saggio ecc ecc. Vi è capitato di percepire la pienezza a la ricchezza? A me si, capita spesso. E poi vai in giro, incontri gente e parli con loro “in compagnia e con” l’energia emozionale della tua esperienza che ti sta addosso e dentro come un abito sartoriale.

In questi giorni penso ad Omero.

Chi segue le mie pagine e chi è formato come me al pensiero di Antonio Mercurio, come ho detto, ha letto e riletto l’Odissea un sacco di volte. Io almeno 4 volte di sicuro, ed ho trasferito la passione anche a mia figlia Emma🥰.

Stasera andiamo a vedere l’Odissea. E questa mattina ho ripreso tra le mani Ipotesi su Ulisse di Antonio Mercurio. Antonio gli voglio un bene infinito e l’ammirazione per il suo pensiero è sconfinato. Anche Antonio ha saputo creare un mito e le vicende dell’Odissea e di Ulisse sono l’arte che, come abito sartoriale, ha amplificato la bellezza del suo pensiero e del mito stesso in una sinergia che è, davvero, essa stessa un opera d’arte.

Ma pensavo al povero Omero, dicevo, ed a chissà quanti hanno detto in ordine alle sue opere. Mi ha fatto tenerezza. Le sue opere sapienziali, Illiade e Odissea, probabilmente non smetteranno mai di essere tirare per la giacchetta, in senso buono. Chissà che direbbe Omero.

Forse la risposta buona del perché continuamente interpretiamo, usiamo e ci vestiamo delle emozioni delle opere d’arte …è perché ci serve. E allora dico grazie a tutti i maestri … e scusate per la giacchetta che continuamente vi tiriamo e si sgualcisce. Capiteci, voi siete maestri, siamo ricercatori, e bisognosi, di senso.

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