Dal commento di Eros nel mio post ” conoscere Antonio Mercurio ” e da una condivisione con una cara compagna, fuori dal blog, mi sono giunti 2 stimoli riflessivi. Ringrazio entrambi.
Ho messo insieme i due spunti, in uno si citava la smania di supremazia ed in un altro si parlava dell'”incontro con l’altro”.
Grato a loro, come detto, poi ho riflettuto sul tema del potere e del controllo. “Il potere logora chi non ce l’ha” è una famosa frase di Giulio Andreotti. Tra non averlo ed averlo, molti, propendono per “averlo” … e li capisco. Ma il potere è anche un pesante fardello quando ci si propone di usarlo come “servizio” per un progetto, ad esempio.
Nel libro “gli Ulissidi“, Antonio Mercurio, a proposito degli ostacoli ( tra i vari) che l’individuo incontra nel progetto di voler fare della propria Vita un Opera d’Arte parla della difficoltà umana a gestire l’angoscia di morte. A destrutturare il linguaggio dico che “angoscia di morte” è quella matassa di emozioni che ci bloccano/spaventano quando, la vita o gli eventi, ci chiedono di lasciar “morire” simbolicamente delle parti di noi ormai obsolete. L’essere umano, ci dice l’autore, è perennemente stimolato a risolvere tale ostacolo (comprensibile ma con cui dobbiamo farci i conti se vogliamo evolvere) ma la soluzione che, parrebbe, essere stata trovata, e che non è funzionale ad una trasformazione sana ed evolutiva della questione, è quella che chiama creazione di una “Identità Fallica”.
Questa identità ha 2 caratteristiche essenziali:
1- l’amore come possesso
2- accrescere il potere sull’altro
Senza pretesa di esaurirne la vastità della proposta ed al solo scopo di esemplificare per portarci a casa un qualcosa di pronto all’uso vi invito a vedere ciò che accade in vari ambiti della vita: il luogo di lavoro ed il rapporto di coppia per rimanere vicini, oppure si pensi ai conflitti in corso.
Sono entrambi laboratori intensivi in cui le emozioni emergono, spesso, senza preavviso e ci trovano impreparati lasciandoci spesso un senso di impotenza.
Ad esemplificare ancora lasciamo in pace “la coppia” per un momento e vediamo i rapporti di lavoro. Quanto è diffusa le volontà di “far fuori l’altro” quando c’è una criticità che richiede un ai vari livelli un “azione di gestione dell’angoscia?”. Nei conflitti in corso quanto è forte l’identità fallica di chi ritiene di avere il potere di dare la morte a chiunque pur di non dover cambiare nulla nel suo mondo.
Questa soluzione trovata dall’uomo, della identità fallica, non risolve la questione, illude solo. E’ molto seducente perché trasferisce su chi la agisce l’illusione di aver allontanato da se l’angoscia di morte dandola ad un altro.
Il potere sano si connatura invece come servizio per il progetto. Pur nel riconoscimento delle specificità di ruolo un potere sano conosce i propri limiti e sceglie, invece di arroccarsi, di aprirsi alla ricerca di soluzioni evolutive che, potrebbero in ipotesi, richiedere la morte di parti a cui il potere stesso è molto legato.
Ogni passaggio di morte e rinascita è un passaggio ad una identità nuova. Siamo tutti espressione vivente di una morte rinascita. Un ovulo ed uno spermatozoo muoiono alla loro identità individuale e fondano un Noi che li contiene, certamente, ma che è l’inizio di “una nuova storia” ed un opportunità per fare della vita un autentica opera d’arte.
