
Oggi ho sentito una persona. L’ho sentita un po incavolata. Mi ha suscitato una riflessione sul tema del bisogno di riconoscimento.
Ogni persona ha, legittimamente, delle aspettative. L’hanno i genitori verso i figli, gli insegnanti verso gli allievi ed i partner l’uno verso l’altro.
Sia che pensiamo di noi di essere i migliori in assoluto, sia che pensiamo di noi di valere poco e di sfiorare l’irrilevanza, con buona probabilità sperimenteremo la frustrazione.
Il mancato riconoscimento condiziona i rapporti interpersonali, frequentemente genera incazzature atomiche.
Come sono? Sono Bravo? Vado bene così? Sono adatto a questo ruolo? So far bene il mio lavoro? Sono un bravo genitore? Sono un bravo compagno/a? Sono un bravo figlio/a ecc ecc.
Come pellegrini lungo le vie della fede ecco che ognuno lungo le vie della esistenza cerca il sentiero verso l’ “essere apprezzati” e percorre, quasi istintivamente, anche sentieri e le scorciatoie che rimanda a trovare la soluzione “fuori”.
Come i sommergibili “vedono” attraverso gli impulsi sonar similarmente le persone cercano di “darsi una immagine di se nel mondo” attraverso gli input che arrivano dall’esterno.
Accade così che, in ipotesi, molti di quelli che svolgono un attività commerciale attendono famelici recensioni di conferma di merito; i genitori, gli insegnanti, i figli tutti sono in attesa le risposte alla domanda cruciale, sono bravo/a io o sono solo Str..zi loro?
Vogliamo tutti essere bravi, elogiati, rispettati e riconosciuti per il valore che crediamo di avere o per le stupende persone che sentiamo di essere. Non è un reato, detto tra noi a me fa molto piacere 😍💕👌.
Ma la vita non va come vorremmo noi ed ecco allora che la non facile soddisfazione del bisogno di riconoscimento è una delle principali aree di sofferenza dell’uomo contemporaneo sia nel rapporto con se stessi che con gli altri. Da questo mood si generano frenetiche azioni di recupero e conferme che plachino questa angoscia aumentando il numero di like, abbracci e baci.
Secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale ogni persona sperimenta sin dalla vita intrauterina delle frustrazioni. La vita porta con se il miele ed il sale. Quest’ultimo poco gradito al nostro ideale di magnificenza. Da parecchio tempo, ci invita a riflettere Antonio Mercurio, l’ambiente sia fisico che relazionale si è discostato dallo stato di natura fatto di pace e amore. Qualcosa è cambiato e, di fatti, nelle relazioni emotive ed in quelle con il mondo esterno si è infuso il germe della paura, del sospetto, della reattività e del conflitto. Quella pace naturale è divenuta una “pace” meno naturale, una pace sospesa in un segmento temporale tra un conflitto e l’altro. Viviamo scissi tra il senso di beatitudine e di pienezza abita la nostra memoria cellulare e la constatazione che qualcosa ha violato questo nostro diritto alla felicità perenne.
Che fare allora? Da cosa partire? Quali alleanze sancire per arrivare a meta?
Un primo punto di utilità è quello di “svegliarsi”. Basta dormire rispetto agli accadimenti della vita e basta voler spegnere gli incendi climatici interiori attraverso la ricerca di colpevoli fuori. Spiace, non serve a niente e comunque non funziona. Si avete ragione, gli altri sono anche Str..Zi, ci credo, ma non vi aiuta questo.
Quindi ora che siamo svegli e che abbiamo lasciato in pace gli altri possiamo riprenderci la nostra storia. Osservatela bene! Se non siete soddisfatti lavorate su di voi.
Quando non sapete che fare, l’ho detto tante volte, pregate in modo religioso o in modo laico, recitate le preghiere fatte o fatele voi di nuove.
La preghiera è azione attiva di riorganizzazione dello spazio sacro dentro di voi. Quando non sapete da dove iniziare chiedete al vostro referente di aiutarvi, parlarvi e guidarvi.
Lavorate con altri che hanno i vostri stessi interessi. I gruppi di crescita personale, ad esempio, sono spazi di ricerca e condivisione che agevolano la consapevolezza di Sé e rinforzano l’arte del coraggio di prendere decisioni nuove. Trovate quello che fa per voi, se volete qualche suggerimento sarò ben lieto di potervene indicare alcuni che conosco e che funzionano molto bene.
Quel malessere del cavolo che spesso viene a scompigliare le carte dei nostri piani, come ho più volte detto, potrebbe essere il vostro personale bianconiglio. Mettete sul comodino questa idea. Il malessere è sempre un invito a crescere. Non prendetevela con me se la vita ha trovato questo modo per stimolarci. Io ho trovato tutto già organizzato così 😍😍.
Ho tentato di lamentarmi spesso sapete, e l’ho fatto un sacco di volte e ancora ci casco.
Poi ho conosciuto Antonio Mercurio e quando lui ha detto: “La vita non sempre va come vogliamo noi e c’è sempre un identità nuova da acquisire. Non dite che non ne siete capaci, voi fate di tutto per rendere possibile l’impossibile. Fate gli artisti e non fate le vittime, vi si apriranno occhi nuovi”.
Insomma dopo averlo conosciuto come facevo più a lamentarmi? Che poi, detto tra noi, anche il lamento…non funziona.