L’ispirazione di questo post ha trovato un alleato per prendere forma da una cosa che ho letto in passato e che come un dono è tornata a dare un opportunità ( il famoso LA) ad una mia ispirazione. Il dono cui mi riferisco è una frase attribuita a Madre Teresa di Calcutta. Lei, rispetto alla preziosità di ogni singola parte ed alla saggezza di saperla riconoscere, afferma che “la vastità dell’oceano sa il valore di ogni singola goccia e che quando questa mancasse, all’oceano, mancherebbe”.
La mia pillola di oggi è sulla preziosità del tempo, di ogni singolo secondo.
Del “tempo” esistono oceani di pensieri, teorie e ricerche scientifiche. Io mi unisco al coro dei ricercatori e arricchisco con la mia piccola goccia, consapevole che alla “vita” fa piacere leggermi, anche se a volte dice : ” madonna Leonaaa che palle perooooo 🤣🤣🤣. Io e la vita ci vogliamo un bene pazzesco e ci divertiamo un sacco😂😘.
Vabbè dopo questa sviolinata ai piani alti vengo a me.
La percezione del tempo a livello emozionale è – frequentemente – relativa. A volte ci sembra finito quando siamo, ad esempio, nell’urgenza di “immediatezza” e sentiamo di dover fare, o dire, tutto e subito. Altre volte ci sembra si fermi.
Errore! Il tempo non ha velocità relative e comunque non se ne vede la fine. E rispetto al senso di urgenza che a volte ci fa fare, e dire, delle grandi cazzate non giudichiamoci per carità, è un fatto “umano” e, come tale, appartiene anche a me. Facciamo comunque tesoro di consapevolezza pro futuro…questo si possiamo farlo.
Vi sarà capitato di osservare i bambini quando fremono e non riescono a stare fermi scalpitando sul posto in attesa di correre verso un bisogno o un desiderio di avere non riescono a trattenere? In loro lo possiamo vedere ma non è una loro esclusiva. Con gli anni il nostro scalpitare si fa solo meno visibile, diventa più strategico. La strategia però non è garanzia di successo dato che crescendo il mondo si spopola di aspiranti persone che accrescono la consapevolezza come aspiranti artisti della vita e si popola di aspiranti “strateghi” dell’arte di fregare il prossimo o comunque di scaricare sul prossimo le colpe (sport nazionale trasversale ad ogni nazione).
A me l’essere – ed il lavorare per essere- “persona” piace molto e mi ci alleno costantemente visto come migliora la qualità della mia vita; pur essendo io anche un grande elaboratore di strategie appassionato di autoerotismo mentale conservo e coltivo l’attrazione vintage per l’essere e divenire sempre una persona migliore.
In questo sono grato al lavoro fatto negli anni con l’Istituto Solaris ed all’immersione battesimale nella fonte del pensiero di Antonio Mercurio che mi ha svegliato, alimenta e stimola la mia curiosità e passione nella ricerca di bellezza.
Vabbè…chiacchiere di antipasto a parte vengo al tema.
Il tempo dicevo.
Nell’ultimo convegno internazionale sulla bellezza tenutosi lo scorso 16 maggio ho preso un appunto dall’intervento della relatrice Anna Elisabetta Costa.
Il mio taccuino riporta questa frase dello psichiatra austriaco Vicktor Frankl : “Tra stimolo e risposta c’è uno spazio”.
Sul mio taccuino dei pensieri è partita poi la bambola della mia mente appetitosa di riflessioni. Ecco il mio assolo tratto da quel giorno:
“Dal tipo di decisione che prendiamo in quello “spazio” consegue direttamente la qualità della nostra vita.
Per riduzione di complessità ed esemplificazione possiamo accorpare le scelte umane in 2 macro categorie.
- le scelte d’amore
- le scelte di odio
Per accorpamento ulteriore, masticare i termini, al fine di elaborare la complessità e rendere l’alimento digeribile ho fatto un ulteriore accorpamento.
Definiamo scelte d’amore (elenco non esaustivo beninteso):
- decisioni di trasformazione. Ovvero quelle decisioni che – seppur indigeste nel breve periodo come, l’accettazione, la riparazione ed il perdono – determinano nei fatti un miglioramento della rapporto che abbiamo con noi stessi e con gli altri;
Allo stesso modo definisco scelte di Odio (anche qui senza pretesa):
- decisioni di mantenimento e di amplificazione della risposta reattiva al dolore. Una risposta diffusa è quella della permanenza nella progettualità (l’autoerotismo mentale) di rivalsa attraverso quello che Antonio Mercurio chiama “il progetto vendicativo”. Al buffet delle decisioni di odio non mancano poi il giudizio verso se stessi e gli altri, l’opposizione al cambiamento, il lamento e la rabbia.
Da professionista, quel giorno, chiudo il mio appunto sul taccuino sull’utilità di fare un lavoro di ricerca intraprendendo anche i famosi “cammini di crescita” come va di moda chiamarli ora. Le guide per questi cammini sono tanti, ognuno scelga quello che sente più affine al proprio interesse, lo provi e se si sente a proprio agio e ispirato suggerisco di lavorarci. Che sia un counselor o psicoterapeuta è del tutto indifferente, i secondi in genere costano di più😮 .
Se avete questo tipo di desiderio di lavoro siete a pieno titolo iscritti alla bellissima scuola della vita e dell’arte di essere e divenire “ricervatori di senso e di bellezza”. No, non siete sbagliati o affetti da patologia mi dispiace deludervi…siete semplicemente vivi e sperimentate una delle cose proprio della “vita”. Se proprio vi volete vedere una categoria, provate a vedervi come artisti. La vostra vita è la vostra tela e tutto il vostro essere sono gli strumenti. Provate a farci qualcosa.
Il professionista è l’alleato per andare a scovare il meglio di voi e dela vostra visione esistenziale, così da poterlo mettere in quel famoso “spazio” di cui dice Viktor Frankl.
Vi dicevo del tempo, e di come l’urgenza è una fascinazione umana. Vi dico di me da una mia recente esperienza.
Da un po di giorni mi stanno arrivando molti stimoli. Non escludo che l’origine di questi stimoli abbia radici in una risposta reattiva ad un dolore da parte dello stimolatore.
Ho scalpitato, come i bambini e come gli adulti che sono avvampati dal senso di giustizia improcrastinabile, ero molto sedotto anch’io dalle sirene reattive. Avrei voluto e potuto subito replicare ed argomentare lungamente e con abbondanza di contenuti. Sapete quanto sono bravo nell’autoerotismo di pensiero e di argomentazioni che come le ciliegie succose vengono una dietro l’altra. Mi intendo molto dolore sapete, e conosco bene la reattività.
Così ho scritto tanto, ieri, proprio qui sul blog ma …udite udite…non ho pubblicato.
In quello spazio di cui parla Frankl…voglio portare in dono la mia esperienza ed il senso di libertà che ne è scaturito. Cosa ho fatto di speciale? Nulla…e tanto al tempo stesso. Mi sono dato del tempo. Ho fatto una passeggiata, ascoltato musica, fatto una corsa al parco, respirato, meditato, pregato anche. In sintesi sono rimasto in ascolto di tutto quello che passava. Mi sono aiutato con la mindfulness quando la mente era sovrastata dai pensieri ed ho dormito poco.
Dopo la piena ho sentito diffondersi dalla periferia di ogni mia cellula fisica ed emozionali un piacevole sussurro: “hai fatto bene, bravo hai scelto saggiamente ” .
Tra lo stimolo e la risposta ci siamo “noi”. Se scegliamo di entrarci in quel piccolo pertugio scopriremo la pienezza di noi e percepiremo che quello che credevamo piccolo e scomodo è invece vasto.
La vita ha un suo progetto e sono tante le teorie al riguardo. Da più parti si dice che la vita stessa ha bisogno di noi. E se il modo di gestire quello “spazio” tra stimolo e risposta fosse la chiave d’accesso ad un livello successivo? Chissà!
In senso più antropologico esistenziale e senza scomodare la vita che ha anch’essa tante cose a cui pensare vi saluto con questa riflessione finale utile per me e che comunque non fa male a nessuno.
“Quando ci distacchiamo dalla dimensione “capricci da bambini” rinasciamo alla dimensione “età adulta”. Al buffet di questa nuova dimensione ci si può approcciare strateghi per camuffare i capricci e continuare così a pontificare oppure ci si può avvicinare con la centratura di voler essere, e divenire, quel particolare tipo di persona che si pone come artista, che conosce il dolore, che ha scelto la creatività in luogo della reattività.
Buona giornata a tutti