Il tempo giusto per fare le cose suggerisco di non calcolarlo con l’orologio del nostro cervello, impostato sulle regole dei “doveri quotidiani” e studio del calendario per rubare uno ” spazio libero”. No, così non funziona.
Un progetto, come il frutto maturo su un albero, non aspetta i nostri tempi del quotidiano per essere colto e mangiato.
Quando è il tempo buono noi lo sappiamo eccome: lo sa la nostra anima e, dentro, scalpita il cuore.
Capita, tuttavia, frequentemente di perdere il tempo buono e le motivazioni possono essere molte.
Quando capita si genera spesso un sentimento di tristezza e risentimento. A questo sentimento una delle prime risposte, reattive, che percepiamo è la voglia di riscatto.
Se vi capita di percepire una simile reazione suggerisco di stare attenti. Spesso essa è motivata più dal bisogno di sedare il peso della responsabilità ed il dolore che dà una rinforzata consapevolezza.
Quel dolore, invece, ben ascoltato, accolto e lavorato con amore e progettualità, vi renderà ricchi di quell’ “essere” e di “quel sapere” che alla prossima occasione il giusto tempo, col cavolo, che ve lo lasciate scappare😄.
Il dolore è una forza “cosmica” (come dice Antonio Mercurio).
Usiamolo con arte, saggezza e creatività, e non per giudicarci.
Un progetto non muore per sempre: come un frutto appassito ritorna con la nuova stagione. Ciò accade quando continuiamo, con amore e dedizione, a coltivare il terreno dell’amore in noi.
Sbocceranno progetti bellissimi e autenticamente vostri.
Un buon progetto non si butta via solo perché ha qualche piccolo difetto.
I frutti più saporiti non sono quelli esteticamente perfetti.