Il gran consiglio del Bar

Siamo quasi a fine agosto e per molti, me incluso, le ferie sono terminate. C’è desiderio di raccontare/condividere cosa si è fatto e cosa si è visto.

Tra una cosa e l’altra ci sono state parole che sono riecheggiate con maggior frequenza nelle chiacchierate. Un ipotetico podio vedrebbe al primo posto il caldo, poi l’importanza delle creme protettive e infine il tempo che passa le guerre ed il caro vita ex equo.

Sono questi tre “temoni” rispetto a quali ho percepito diffuso il sentimento di impotenza e rassegnazione: “E che ci possiamo fare noi!”.

Il surriscaldamento del nostro pianeta ed i cambiamenti climatici sono evidenti: “E che ci possiamo fare noi!?”.

La matassa dei conflitti bellici pare ingarbugliarsi sempre più: “E che ci possiamo fare noi!?”

Già! Che ci possiamo fare noi?

Per dirvi la mia parto dal racconto del “gran consiglio del Bar”.

Una mattina ero ad un bar del mi paese in puglia con degli amici. La comitiva era “allargata” con amici e amici dei miei amici. Tra una birra e due patatine si è fatto il punto della situazione. Gli animi, di alcuni, erano piuttosto caldi. Un signore, il più grande del gruppo, lamentava a voce alta e con corredo di invocazioni a santi di ogni confessione l’insopportabile arroganza dei venditori di frutta e verdura. Questi, a suo dire, arbitrariamente perseverano nell’atteggiamento di vendere la loro merce senza esporre il cartello del prezzo costringendolo quindi a chiedere: “quant’è al kilo?”. Questo loro atteggiamento, a suo dire, è insensato ed ingiusto verso i clienti. Genera nel compratore quel senso di imbarazzo del dover chiedere e, aggiunge anche, non di poter fare le valutazioni di acquisto in modo autonomo e libero.

Ho trovato la irritazione “sensata” e ben argomentata, anche. Tra una imprecazione e l’altra era chiaro a tutti noi del “consiglio del bar” che la mancata indicazione del prezzo che non si fa! Il consiglio ha empatizzato e annuito.

Forte del consenso il signore ha alzato il tiro e dalle dinamiche di paese siamo passate a quelle mondiali arrivando, sconvolto secondo me dalla sua rabbia e forse dal caldo e dalla birra, ad invocare e osannare Trump affinché facesse, finalmente, una benedetta terza guerra mondiale che mettesse finalmente fine – secondo lui – al disordine. Da questa invocazione in poi il consiglio ha ritenuto di prendere le distanze a modo proprio, ovvero abbiamo fatto un altro giro di birra e patatine. Il personalmente mi sono intrattenuto con il mio amico più vicino e non ho più prestato attenzione. Come sapete sono temi (Trump e le guerre) che mal digerisco.

Ho pensato alle guerre.

Le guerre, che è un conflitto armato, paradossalmente genera in tante persole l’illusione che possa essere “risolutiva” dei conflitti dell’animo umano. La si invoca, senza confessarlo apertamente, quando nei momenti di forti tensioni esistenziali. Quando ci si sente stretti all’angolo e non si vuole prendere decisioni difficili ecco che la follia “creativa” umana vede nella guerra quell’evento imprevedibile capace di tanto di sparigliare le carte a tutti tanto di riavviare il sistema.

Stiamo parlando chiaramente di illusioni frutto della mente. Se non è l’idea di guerra può essere di altro evento imprevisto, diffuso e che comunque abbia l’effetto “illusorio” di ripristinare la propria visione di giustizia.

Siamo umani e abbiamo un cervello che elabora tanto, e che lo fa senza limiti e confini. Sono fantasie.

Come ben sappiamo tutti, le guerre non hanno risolto mai nulla. I conflitti “risolvono” le vite delle persone, soprattutto le più deboli ed indifese. Le guerre non realizzano nessun tipo di uguaglianza e giustizia. Al contrario garantiscono miseria, mutilazioni e morti.

Quel signore dunque, a mio sentire, ha un bel carico di tensione dentro ed un desiderio di pace. Il fruttivendolo, comunque, e siamo tutti d’accordo, è giusto che esponga i prezzi.

La follia dei conflitti e la cecità verso le emergenze climatiche sembrano aver rapito e ingarbugliato le menti dei leader nazionali e mondiali.

Serve, è evidente ed urgente, il tanto desiderato cambio di passo. Vogliamo tutti un mondo migliore più rispettoso del pianeta e di chi ci vive.

Io non ci credo che non possiamo proprio fare nulla. Credo, e sento piuttosto, che si stia depositando nell’animo umano un strato di paura. Credo che a questa “quota di paura” ci siamo abituati. Tocca fare qualcosa per “disabituarci” ed arginare il corteo delle emozioni partner della paura, come la disillusione ed il senso di sfiducia e rassegnazione.

Anche singolarmente io credo che possiamo fare tanto.

Nello spazio delle nostre vite possiamo:

  • riconoscere le nostre emozioni e riprenderci le “proiezioni” che facciamo sugli altri ( ad es: il fruttivendolo sarà anche arrogante e str..zo ma la rabbia del signore del bar è un vissuto che gli appartiene e che ben si esprime in quella specifica situazione). Quindi tanto il fruttivendolo quanto ciascuno di noi dobbiamo apprendere a conoscerci per gestire meglio le provocazioni e le risposte ad esse;
  • fondare i rapporti sociali con i “tu” che incontriamo quotidianamente su valori di reciprocità e rispetto. Impegnativo ma necessario.
  • seminare modi di essere che possono far crescere e sviluppare valori sani, come il rispetto per se stessi e per gli altri.
  • passare dalla reattività alla creatività, trasformare e armonizzare l’amore e l’odio, cooperare e accrescere sinergie di progettualità corali ed approdare alla dimensione del “noi”;
  • allearci per la creazione di bellezza e favorire l’incontro ed il sostegno reciproco per trasformare dolori e ferite;
  • accrescendo il coraggio e la protezione sociale, accrescere l’alleanza evolutiva organica tra persone e con il pianeta;
  • condividere la ricchezza del travaglio creativo, essere presenti e sostenersi nelle fatiche del travaglio creativo;
  • valorizzare la consapevolezza e condividerne i frutti-

La fucina di ogni cambiamento rivoluzionario è l’animo umano, tutto passa da qui e tutto muove da qui.

Dunque “possiamo” fare qualcosa.

Per il nostro pianeta ad esempio c’è una tendenza che mi piace tantissimo. Mi riferisco alla moda sempre più diffusa anche sui social delle persone ed i gruppi che si sono dati il progetto di “ripulire”.

Nel mio piccolo quest’anno ho portato via dalle spiagge cose che erano fuori luogo (mozziconi di sigarette e buste di plastica).

Ho fatto una piiiicccccolissssima cosa, nulla di ecclatante.

Da piccole positive azioni defluiscono la disillusione e la sfiducia ed entra realtà di nuova speranza.

Auspico che nuove prospettive si uniscano per accrescere la massa critica di senso positivo, nuove realtà culturali e valoriali egualitarie e crescita e benessere.

Si…possiamo fare tanto. Garantito.

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