2. Le Intuizioni. La sintesi possibile tra “essere” e “dover essere”

Ne parlavo qualche giorno fa, introducendole come la forma con cui captiamo messaggi chiari, precisi e luminosi, partiti direttamente dal profondo della nostra anima.

E’ facile seguire un intuizione? Diciamo che non è difficile.

Ci vuole impegno? Beh si come tutto del resto nella vita.

All’impegno deve far seguito una precisa “azione” di valorizzazione.

Si ad esse possiamo dare un valore. Vanno accolte, custodite e alimentate. Il mondo delle 1000 altre cose – dicevo la volta scorsa – deve, se necessario, essere messo in pausa, tanto quanto basta.

Una volta che una intuizione è impressa nella consapevolezza approdiamo alla seconda fase, ovvero quella che si può tradurre nella domanda: ” E mo che faccio? “.

Qui il tema, se vogliamo, si muove in parallelo con quello molto diffuso della fatica del cambiamento (o meglio resistenze al cambiamento) e della uscita dalle famose aree di comfort zone.

Le intuizioni sono una cosa seria, richiedono un approccio adulto. Esse ci fanno contattare parti di noi a cui magari non prestiamo molta attenzione, ovvero a parti di noi a cui abbiamo dato un ruolo marginale rispetto alle impellenti necessità del vivere quotidiano, necessità a cui abbiamo/ovvero cerchiamo di far fronte con una identità fatta di compromessi.

Invito a non avere paura, oltre al necessario almeno, e a non trascurarle. Facciamoci il dono del tempo e con la nostra specificità per poter entrare in confidenza con queste parti e con queste tipologie di messaggi dell’animo profondo.

L’arte del compromesso è un arte complessa e chissà che da questi messaggi non possano arrivare preziosi spunti affinché si possa, magari, approdare ad una sintesi identitaria più vicina al nostro essere autentico, più gratificante e che sicuramente arricchisca la nostra esperienza di vita di un senso nuovo.

Sento che devo continuare questo tema esplorando quelle che possono essere le principali paure. Ma faccio subito spoiler dicendovi che secondo me le paure quando vengono individuate e riconosciute, poi, sono meno spaventose di quanto pensavamo.

Buon we

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