La tristezza è cattiva suggeritrice

Attenti al sentimento della tristezza.

Quando si attiva e si insinua tra pensieri ed emozioni ha l’attitudine ad accrescere se stessa chiamando a raccolta altre emozioni (recriminazioni, fantasie, lamento e vittimismo anche).

Pur rispettandola perché anch’essa è nostra compagna nel viaggio della vita, invito a stare molto attenti.

La tristezza è revisionistica, riscrive la storia in modo diverso. Tende a dipingere bello quello che in realtà non lo era ( o almeno non lo era come lo vediamo, o vorremmo vedere, oggi ); mantiene giovani forti e belle le persone, cancella i loro difetti e la loro realtà, rende le cose e le persone irreali.

Ci appartiene, beninteso e non dico di censurarla. E’ quell’area di noi che tiriamo fuori quando, ad esempio, ci sono gli anniversari, festività e ricorrenze. quando vediamo ciò che altri anno con invidia e ne proviamo dolore che cerchiamo di risolvere mettendoci sopra del miele lenitivo magico (come la tristezza ad esempio).

Attenti a questo sentimento, se lo dobbiamo proprio rievocare facciamolo con cautela e con grande rispetto per noi, per non affogare nelle sabbie mobili di una banale rievocazione di ciò che c’è stato (che riscriviamo e narriamo come perfetto ma che non lo era), di ciò che sarebbe oggi (che è impossibile sapere, pura sega mentale) e di ciò che avremmo potuto, saputo, dire fare o essere ( pura illusione mentale, segone anch’esso).

Attenti quindi, quando arriva a bussare teniamoci forte alla nostra saggezza e, se proprio il dolore arriva facciamone un uso costruttivo ringraziando il passato tutto, per ciò che ha saputo dare alla nostra storia, e ringraziando noi che ancora invece siamo qui a scrivere ed a costruire … nella consapevolezza che abbiamo tante cose da fare.

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