Tra i grandi poteri della persona la gratitudine ha un posto di primo piano. Essa, se vogliamo, è la chiave di lettura con cui scegliamo di leggere le esperienze della vita. Come energia saprà accrescere la qualità positiva delle nostre relazioni con le persone e con la vita nel suo complesso. Più che rincorrere quindi le tendenze social verrebbe da pensare che ogni individuo dovrebbe battere tute le vie della ricerca e della crescita personale per liberare spazio alla gratitudine.
Eppure così non è, e osserviamo invece che, il sentimento della gratitudine langue. Sotto il peso insopportabile delle pretese fetali, la gratitudine, fa fatica ed emergere perché ecclissata e declassata a sentimento secondario. Nella quotidianità iper reattiva l’ascolto e la conoscenza di sé trovano poco spazio e sono costantemente incalzate dalle emozioni reattive del linguaggio della rabbia ed il rancori per le cose che non vanno come vorremmo noi. Il senso di ingiustizie si lega con il desiderio di rivalsa verso una vita percepita come ingiusta.
La gratitudine è ostacolata nella propria operatività proprio dalla virulenza e permanenza, sotterranea, di posizioni rancorose da cui non riusciamo, e non vogliamo, separarci.
Il rancore inquina e intossica l’esistenza umana.
Se la gratitudine è una visione di libertà il rancore è, invece, una posizione di prigione.
La posizione di gratitudine per la vita non è da associare alla perfezione della stessa. No, la vita non è perfetta e non sempre va come vorremmo noi. Il rancore è un sentimento figlio del dolore che si alimenta proprio delle imperfezioni che hanno come effetto quello di farci rivivere dolori e ferite.
Nella posizione rancorosa l’individuo ritrova quel “senso” che fa fatica a trovare nella vita. Dalle alture del dolore patito la posizione rancorosa ci investe del nobile senso di depositari della giustizia e della verità. Dalle alture della pretesa figlia del dolore il rancore pontifica e ci masturba i cervello con progettualità di rivalsa a cui Antonio Mercurio da il nome di Progetto Vendicativo. Se vogliamo divenire liberi e migliorare la qualità della nostra vita dobbiamo imparare a riconoscere tali parti (sono trasversali e presenti in ognuno di noi, è un fatto umano) e smettere di farci l’amore.
La gratitudine è un sentimento tutt’altro che moscio, è una posizione tenace e coraggiosa anche. Non confondiamolo con candida ingenuità. La gratitudine è la forza di chi conosce perfettamente il lato oscuro ed ha scelto di liberarsene.
La gratitudine è una il golden ticket per sedere alla tavola imbandita della propria vita; la vita di tutti i talenti e delle capacità creative e trasformative. Per sedersi e goderne bisogna svegliarsi veramente. Tutto cambia solo se “tutto cambia”.
Quando sentire alzarsi il mood del rancore andate in bagno e svegliatevi con abbondante acqua gelata, guardatevi allo specchio e ripetete che siete una persona nuova e che compiacetevi dell’amore e della bellezza che vi abita in ogni cellula.
Buona giornata miei cari