Dal Contratto Politico al Contratto d’Amore

Negli anni della mia vita universitari ho amato molto studiare i saggi soprattutto afferenti il pensiero politico. I cosiddetti contrattualisti, Hobbes – Locke e Rousseau, mi hanno sempre catturato con le loro ricostruzioni a partire dal teorizzare – ognuno a modo suo – come era la vita dell’uomo nello “stato di natura”.

Partire da com’era la vita nello stato di natura gli serviva per la loro ricerca e per capire le caratteristiche, o problematiche principali, da cui è scaturita – poi – tra gli uomini un graduale allontanamento, dallo stato di natura, e la conseguente esigenza di stringere un accordo, un contratto appunto, che definisse le regole della comune convivenza.

Ci si metteva insieme, prevalentemente, per garantirsi la sicurezza – seppur a caro prezzo di libertà – da quelle attitudini umane disgregative, diffidenti e di volontà di dominio sull’altro. Meglio un brutto accordo quindi che la minaccia ella propria sopravvivenza.

Sono passati 5 secoli, le loro teorizzazioni e proposte hanno ispirato tanti altri pensatori ed ispirato tanti movimenti di popoli e di valori. Hanno offerto piattaforme di programmi e visioni del come “sarebbe giusto che fosse”. Molti movimenti di popoli hanno poi – in fase di fondazione – provato a tradurre in organizzazione di poteri e gestione dell’equilibrio tra diritti e doveri dei cittadini, quelle visioni.

I contrattualisti si rivolgono all’umano anche loro, cercavano di far emergere i punti di luce e quelli oscuri che abitano nell’animo delle persone per capire e per pensare a come le opposte tendenze potessero essere organizzate affinché prevalesse – per il bene – la miglio armonia possibile.

Uno stato è la rappresentazione di un progetto, e tutti siamo interessati e coinvolti in progetti, famiglia, scuola, lavoro, società, partito politico, ecc ecc. Anche chi si esclude da tutto ha in se un “progetto” di esclusione.

I progetti nascono da tutti da una scelta. Nei secoli ci si è fatti guidare dallo stato di necessità.

Ma come sarebbe se a guidare le scelte aggregative e progettuali fosse il bisogno di liberare l’amore? E quindi si scelga di sancire un bel contratto d’amore?

Tema interessante. E per stasera mi fermo alla domanda.

Se avete qualche spunto intervenite pure. Non so dove andremo a parare, ma sarà un gran bel cercare.

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