Il lavoro come mezzo e non come fine

Liberiamoci dall’odio commerciale mi viene da dire oggi, vale a dire di quella speciale forma di modalità di fare attività economica che divora tutto incluse le persone.
Oggi ho scambiato due parole con una commessa in un centro commerciale di Roma. Come si lavora in questi negozi? Pressappoco così:
Chiusure nell’anno 5 giorni (Natale, Santo Stefano, Capodanno, Primo Maggio, Ferragosto) e per il resto si lavora tutti i giorni su turni, non ci sono sabato e domenica liberi e quando sei libero è solo quando sei in ferie.
Tempo fa il ministro Di Maio aveva palesato una proposta di chiusura domenicale obbligatoria per le attività commerciali. Ci vedo del buono in questa proposta, non saprei dire bene cosa perché non credo si possa bloccare tutto eppure io sono sicuro che tutte le persone che lavorano la domenica “sempre” un pò si sono rotti le scatole. Certo il lavoro è importante e molti, anche i lavoratori, avevano criticato la proposta per paura delle ricadute in termini occupazionali che ne sarebbero derivate, paure legittime e che rispetto.
A tratti il tema del tanto tempo passato a lavoro ritorna. Credo che passiamo troppo tempo a lavoro che sotto i fumi dell’odio commerciale diviene una vera e propria prigione che divora tanta parte delle nostra capacità creative che in parte si esprimono attraverso il lavoro ma che hanno bisogno anche di altri ambiti applicativi. Quando il lavoro divorante allora è tempo di fare qualcosa per trasformare e ricondurre questa esperienza della vita umana in una dimensione di utilità e non di fine.
Il mio pensiero di oggi va a tutte le persone che lavorano e che lavorano nei centri commerciali ogni giorno e che hanno ciclicità del cavolo.

2 risposte a "Il lavoro come mezzo e non come fine"

  1. Sacrosanto il diritto al riposo domenicale; il lavoro divorante schiavizza gli uomini! Non si deve essere costretti a vivere per lavorare ma a lavorare per poter vivere!! Conosco una giovane coppia con due bambini. Entrambi lavorano in centri commerciali con orari devastanti. La domenica non si incontrano mai e i loro due bambini vivono praticamente con la nonna. E’ vita questa?

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