Att(R)acchi da Panico. Dal Blackout all’Amore

terremoto“(…)…E poi tutto si è fatto confuso ed ho iniziato a sentire un crescente melessere, ho avuto paura di morire”.

Forse non è corretto aprire con un virgolettato, o forse si. Sinceramente non lo so, non sono mai stato bravo in grammatica :-). ORA però mi serve; da qualche parte devo pur iniziare e se mi aiuta partire dalla fine di un esperienza beh allora “che sia benvenuta la fine, il virgolettato e il corsivo”.

A molti capitano dei blackout, meglio noti come attacchi di panico. Ormai sono di moda.

Chi ne fa la conoscenza non la scorda più, è come il primo bacio 🙂 … stessi tremori, solo di segno opposto.

Con chi ero, dove stavo, cosa facevo e cosa dicevo… tutto viene registrato come in una istantanea che si imprime a fuoco sull’anima. E’ il battesimo del fuoco. Poi si va alla ricerca di una soluzione, qualsiasi purchè risponda a questi 2 punti: 1) che sia veloce 2) che funzioni.

All’inizio della ricerca si cerca di tenere un certo distacco dalla complessità, percepita, del problema. Si perchè è un problema, e lo sappiamo bene… ma facciamo finta che non sia e cerchiamo soluzioni che giustifichino l’origine, diciamo, fisiologica della cosa. Ci può stare che perp farci coraggio assumiamo specie di spocchioso atteggiamento di superiorità del tipo: “Dottore delle sue chiacchiere non mi frega niente, mi dia una soluzione e pure subito…che ho cose importanti da fare :-)”.

Molti sia medici che non dicono:” Ma non è niente, fregatene…non ci pensare più”…e altre cavolate su questo tono.

Ma chi è stato a battesimo sa che non è vero che “non è niente”.

E’ un fatto importante invece!

Notizie positive: Le soluzioni ci sono, ci sono farmaci che ti tolgono il problema e… bye bye e ci sono soluzioni psicoterapeutiche.  La prima è veloce, la seconda prende naturalmente più tempo.

Io credo che a molti la soluzione sbrigativa interessa poco, forse all’inizio può andare bene per tamponare l’emergenza…poi cresce il desiderio di capirci qualcosa. Ognuno percepisce che il “suo” blackout ha in se un messaggio… e vuole capire…indagare.  Si inizia a cercare da soli, e spesso ci si incasina. Ma questo è solo un mio pensiero, forse molti hanno risolto il problema con l’uso dei farmaci e semplicemente se ne fergano del contenuto di un simile disagio. Di queste esperienze non so dire tanto,  io facci parte di quelli che con i farmaco non hanno feeling.

Consiglio pratico:Da soli è dura, consiglio di farsi aiutare e di non farsi fregare dalla presunzione e dall’orgoglio. Fatevi aiutare, non è il momento di fare gli eroi.

Dopo un pò si è già esperti, avete letto libri e cercato soluzioni in rete. E le descrizioni sul “cosa succede” sono tutte fatte molto bene, avete notato? Insomma chi ha esperienza sà descriverla, insomma la cosa lascia il segno.

Una volta che avete capito che è un problema ci può stare di approdare ad una domanda tipo: “Perchè cavolo è successo proprio a me!”

Rabbia legittima, e tutto il resto. Ma dopo un pò dovete distaccarvene sapete? Si perchè vi distrae e non aiuta, in essa spesso si arrocca la pretesa e l’orgoglio e questi elementi fanno perdere tempo e non risolvono un bel niente, lo come dice pure Vasco Rossi: ” Corri e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui che il petrolio!”.

Essere arrabbiati non è una colpa, sia chiaro. Stateci pure un pò ok… ma poi indirizzate la prua verso la meta.

Io consiglio di iniziare a fare delle ipotesi e magari trovare quella che più parla al vostro cuore.

Io ho la mia ipotesi pazza ... passatemela: “L’attacco di panico è un atto di supremo amore per se“.

Nel blackout c’è un messaggio che arriva – in modo doloroso – dal nostro corpo e da tutta la nostra vita. Probabilmente da tempo qualcosa dentro di noi (ognuno la intenda come vuole e gli dia il nome che vuole – anima, Sè, amore, vita ecc ecc -),  cercava un canale di comunicazione per dirci che eravamo fuori strada. Chissà quante volte uil nostro corpo ha lanciato messaggi ma noi non abbiamo ascoltato, chissà che forse forse ha trovato – solo in questo modo – la strada per catturare la nostra attenzione.

Sul piano narrativo ci può stare.

Forse ci eravamo infilati in una situazione rischiosa, di abitudini e di stili di vita che mettevano a rischio la realizzazzione di noi stessi.  E’ un idea, un ipotesi, come tante. Ma se fosse vera? Beh allora non sarebbe solo un gioco di parole chiamarli Att(r)acchi da Panico. Ed attracchi a cosa?  Intanto all’isola della consapevolezza che dobbiamo volerci più bene e prenderci maggiornante cura di noi, sia nel fisico che nell’anima ( Amarsi ).

atolloSono convinto che per molti è stato un punto Zero e sono convinto che molti si sono messi a lavorare/ e stanno lavorando per decodificare il proprio messaggio.

A tutti gli appanicati auguro di decodificare il proprio messaggio, metterlo sul trono della propria esistenza e non farlo scendere più. Non è una passeggiata, ma chi ha fatto questa esperienza ha dentro oltre ad un grande terrore anche un grande coraggio e tanto amore da usare al meglio.

daZeroaInfinito.

PS: Se passare da qui non mancate di salutarmi e magari raccontare del vostro blackout, del vostro viaggio, del messaggio che vi avete scorto dentro, delle paure e del coraggio, del vostro att(r)acco da panico.

PPS: Lo so che la parola Amore appare una smielata e a molti fa venire l’orticaria per eccesso di sdolcineria … beh non avete alternative tocca che vi adattate, se volete guarire ( perchè di questo si tratta) dovete lavorare molto sul cuore e imparare l’arte di amare, in primis se stessi.

Scrivetemi a:  approdo@dazeroainfinito.com

non fate i pirla 🙂

Informazioni su da Zero a Infinito

Amo scrivere di ciò che vedo e che sento e penso, non sono obiettivo e non racconto i fatti in se ma li uso come spunti per dire cose
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